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Il Coordinamento “No Inc” presenta un nuovo ricorso. Ieri il Tar ha preso tempo.

L’udienza dei primi due ricorsi al Tar presentati dal Coordinamento No Inceneritore Albano è stata rinviata al 24 marzo. Raggiunto telefonicamente da Castellinews.it, un portavoce del gruppo che lotta contro la realizzazione del impianto di Roncigliano si è dichiarato «piuttosto soddisfatto perché in questo modo si presentano due possibili scenari. Il primo è che fino a quella data se il Coema iniziasse l’opera possiamo chiedere un’udienza urgente, questo porta all’immediata sospensione dei lavori. In secondo luogo la data del 24 marzo cade proprio a ridosso delle elezioni regionali e amministrative. Sarebbe interessante capire chi in quel periodo sarà pronto ad assumere una posizione pro-inceneritore e come lo giustificherà di fronte alla gente». Fonte articolo, qui.

Il Coordinamento No Inc ha depositato anche un terzo ricorso al Tar. Stavolta gli argomenti trattati scendono molto nel tecnico e ruotano in gran parte intorno alla questione del raffreddamento. Daniele Castri, dello studio legale, ci chiarisce anche quest’altro aspetto. «Il terzo ricorso è stato depositato sia come ricorso autonomo sia come motivi aggiunti ai primi due ricorsi. Nel caso in cui, per una serie di meccanismi burocratici e legali dovesse essere ritenuto pretestuoso, perché finalizzato, che so, ad allungare troppo i tempi e a tenere sospeso il cantiere, potrebbe essere bocciato. Potrebbero obiettare che ce ne sono già due e quindi impedirci di presentarne un terzo. A questo proposito l’abbiamo presentato anche come motivi aggiunti al primo e al secondo ricorso che sono già stati accettati». Con questa sorta di escamotage il Coordinamento si è assicurato che in un modo o nell’altro il ricorso verrà preso in considerazione. Ma di che cosa parla nello specifico? «Verte prevalentemente sulla questione relativa al fatto che l’impianto di cui parliamo è un prototipo industriale che non è riconducibile in alcun modo al brevetto internazionale depositato e registrato, perché il progetto iniziale prevedeva un raffreddamento ad acqua». Non è più così. «Questo è un raffreddamento ad aria del tutto innovativo, che cambia in maniera sostanziale la natura del progetto, e lo snatura in dodici punti fondamentali, di cui sei riguardano esclusivamente la camera di combustione che è il cuore della tecnologia di gassificazione». Ed ecco qui la base del ricorso che «batte in maniera importante sulla natura tecnologica. Non essendo più riconducibile al progetto originale, perché vengono cambiati aspetti fondamentali, questo nuovo disegno andrebbe ridepositato, riregistrato a livello internazionale e risperimentato». Da questo discende un altro aspetto: «come fa la Regione a garantire che questo impianto industriale emetterà al camino una quantità di inquinanti che è pari a quella dell’impianto raffreddato ad acqua? Questo non lo può fare nessuno». Infatti le fasi di sperimentazione e di collaudo dei prototipi sono proprio finalizzate ad acquisire elementi per capire a quanto ammonta l’inquinamento prodotto. «Noi però già sappiamo che il passaggio da acqua ad aria declassa la capacità industriale dell’impianto, perché l’aria non ha la stessa capacità di raffreddamento dell’acqua». Con ogni probabilità l’udienza sarà fissata all’incirca alla metà della prossima settimana. Fonte articolo, qui.


Gassificatore Castelli Romani, domani i primi ricorsi al TAR

Il Tar del Lazio si esprimerà domani, 11 novembre, sui due ricorsi presentati dal Coordinamento No Inc per bloccare l’inizio dei lavori del gassificatore di Roncigliano. Per addentrarci meglio nelle tematiche legali che stanno dietro al lavoro del Tribunale Amministrativo Regionale, Castellinews.it ha intervistato Daniele Castri del gruppo legale del Coordinamento che lotta contro la realizzazione dell’impianto. «L’11 ci sono due udienze di merito, entrambe in mattinata. Sono rispettivamente la prima udienza del primo ricorso, verso le 9, e la prima udienza per il secondo ricorso, verso le 10. Il primo verte sulla questione della prima e seconda valutazione d’impatto ambientale e sull’intervento di Di Carlo, ex Assessore ai rifiuti, e il secondo invece riguarda il decreto di pubblica utilità di Marrazzo che è venuto prima della conferenza dei servizi». Quindi non è stata rispettata la procedura. «Prima di sentire i competenti a livello igenico-sanitario territoriale dell’Asl RmH, il Governatore ha inteso forzare la mano a livello istituzionale, approvando un decreto per scavalcare una serie di limiti come quelli paesaggistici e urbanistici». A questo proposito Castri ci illustra brevemente quali sono i punti d’appoggio dei due ricorsi, cioè le motivazioni e i contenuti secondo i quali il lavoro di realizzazione della struttura per il trattamento dei cdr dovrebbe fermarsi. «Ci sono due elementi fondamentali: un parere contrario dell’Asl RmH di maggio 2009 e il parere di sei tecnici che hanno smontato punto per punto tutti gli elementi su cui si basano le certezze di Regione e Coema». Entriamo nel merito delle due motivazioni. «La prima ci dice che Messineo e Cicogna, i due direttori del dipartimento ambiente dell’Asl RmH, che è l’unica competente a livello territoriale per le questioni igenico-sanitarie, sottoscrivono che questo impianto è di tecnologia assolutamente innovativa e che non ha uguali al mondo. Né la Regione, né il Coema possono dimostrare che produrrà un livello di inquinamento alcalino pari a quello raffreddato ad acqua». La seconda è che «il Coordinamento in questi mesi ha affidato ad un gruppo di sei tecnici, due ingegneri, due chimici e due fisici, il compito di valutare le schede tecniche dell’impianto di cui parliamo. Questi hanno emesso un parere negativo. Per questo abbiamo incentrato il terzo ricorso sull’aspetto tecnico dell’impianto». Che cosa si aspetta il Coordinamento da questa “giornata in tribunale”, c’è ottimismo? «Abbastanza, abbiamo smontato tutto il percorso amministrativo dell’impianto. Secondo noi ci sono buone probabilità, anche perché la procedura viola le norme nazionali quadro in materia di gara d’appalto. Non ce n’è una in nessuna fase. Inoltre non hanno tenuto conto di quattro pareri scientifici contrarti dell’Asl RmH che, ricordiamo, è l’unico che ha competenze in tematiche ignico-sanitarie». Proprio su quest’ultimo aspetto Castri ci tiene a precisare un aspetto che potremmo definire politico: «bisogna anche tenere conto che i due direttori sono di nomina regionale, quindi, fra virgolette, questi si sono giocati il posto dando il no definitivo all’impianto. Eppure l’hanno fatto, perché evidentemente lo ritengono un’assurdità». Fonte articolo, qui.