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Inceneritore Albano: allarme rosso

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_Coordinamento contro l’inceneritore di Albano, discamping 2012, clicca qui.

 

_(Fonte articolo, clicca qui) Grazie alla breve nota informativa divulgata recentemente dal sindaco di Albano Nicola Marini sulla richiesta ufficiale per la caratterizzazione idrogeologica dell’area della discarica di Roncigliano presentata al Centro Nazionale Ricerca (Cnr) e la richiesta per l’aggiornamento dell’analisi epidemiologica alle Asl Rm H e Rm E, ci siamo imbattuti nell’Associazione ‘Vita al Microscopio’ e di rimbalzo in una storia torbida e allucinante. “Io so ma non ho le prove documentali” – nulla a che spartire con Pasolini se non la stessa ambientazione ambigua fra thriller fantapolitico e crasso noir – l’asserzione del dott. Stefano Montanari, titolare con la moglie dr.ssa Antonietta Morena Gatti del Laboratorio Nanodiagnostics di Modena. Tanto per cominciare occorre far presente che si deve ai dottori Gatti e Montanari la scoperta della nanopatologia, che ha dato il via alla nuova disciplina medica che si occupa delle malattie provocate dalle polveri sottili e ultrasottili, inorganiche e non biodegradabili, che vanno dalle patologie cardiovascolari e neurologiche all’infarto alla tromboembolia polmonare e a numerose forme di cancro, fino ad aborti e malformazioni fetali. Una scoperta scientifica che come si può ben arguire andava a toccare interessi forti, dai più banali lavori odontoiatrici fino al business dei rifiuti e armi letali come quelle all’uranio impoverito. Pertanto il microscopio elettronico di cui disponevano i due ricercatori fu loro tolto, entra a quel punto in scena il personaggio Grillo (Beppe) che si offre per promuovere una raccolta fondi per l’acquisto di un nuovo apparecchio e lancia l’iniziativa a Modena durante il suo spettacolo. Il dott. Montanari opta per una onlus o fondazione alla quale affidare i fondi e alla quale, una volta acquistato, sarebbe stata intestata la proprietà dell’apparecchio, e si fa avanti un certo Carlo Bartolani che di sua iniziativa apre un conto dedicato presso la Banca Etica. Gli spettacoli di Grillo si arricchiscono delle incursioni dello scienziato che porta avanti inoltre conferenze divulgative a offerta, e tutto quanto arriva in cassa viene consegnato alla onlus di Bortolani senza che i diretti interessati – in totale buona fede – vengano messi al corrente dei movimenti bancari relativi. Finché, dopo un’accertata donazione di 50.000 euro arrivata da parte di un privato, la signora Marina Bortolani – avvocato e presidente della onlus – non poté fare a meno di dichiarare che la cifra raccolta era sufficiente per l’acquisto dell’apparecchio. Una volta saldato il debito del microscopio – che il costruttore aveva consegnato in anticipo sul pagamento, fidandosi della garanzia personale del dott. Montanari mentre la Bortolani che ne sarebbe divenuta proprietaria aveva rifiutato di aggiungere la sua – sembrò che le ricerche potessero riprendere e invece no. Terminata la proficua raccolta fondi lo scienziato non interessava più a nessuno, anzi rappresentava una presenza scomoda. E qui andiamo nel terreno sdrucciolevole degli schieramenti politici in vista delle elezioni nel febbraio del 2008, capitolo che saltiamo a piè pari, salvo dire che anche Stefano Montanari vi fece la sua parte, un po’ sollecitato e certo allettato dalla possibilità di poter aver parola sui temi di Giustizia e salvaguardia dell’Ambiente, ma la sua discesa in campo (benché razionalmente senza alcuna possibilità di successo) a qualcuno e a molti non piacque, e stando alle affermazioni di Montanari a causa del problema ‘politico’ che rappresentava venne inserito in una certa lista nera. Nella primavera del 2008 i grillini fiorentini tentano una raccolta fondi per venire in soccorso ai due scienziati rimasti senza strumenti, si racimola qualche migliaio di euro, ma arriva una diffida e tutto ripiomba a quota zero. Intanto i due ricercatori, poveri in canna ma non arresi, continuavano a sfornare risultati notevoli dal punto di vista scientifico quanto mai imbarazzanti per il business sempre più gigantesco degli inceneritori e di quelle centrali dette ‘a biomassa’ che nonostante il termine altisonante sono e restano per legge comunissimi inceneritori di rifiuti che, grazie ad incentivi pubblici, stavano appestando tutta la nazione. A questi impianti mortiferi si andavano ad aggiungere i cementifici che bruciano monnezza le cui ceneri residue finiscono mescolate al cemento. Un giro pazzesco di decine di miliardi l’anno per questa ‘fabbriche di veleni’ che diventano il miele da succhiare per tanti pseudo imprenditori di stomaco buono e senza scrupoli. Analisi taroccate o eluse da parte degli enti che dovrebbero occuparsi della tutela dell’ambiente, sono un fattore che poco emerge e avvolto nelle nebbie complici. E fu così che ai nostri due eroi venne ancora tolto l’uso del microscopio, e fortuna che non si poteva togliere loro l’uso della vista e della ragione. A giugno del 2009 la signora Bortolani, la cui onlus era legalmente proprietaria del microscopio, informa con una raccomandata i dottori Montanari e Gatti di aver ‘donato’ l’apparecchio all’Università di Urbino, con il beneplacito di Grillo che avrebbe dato il dovuto risalto all’operazione. Il 22 gennaio del 2010, dopo tante battaglie perdute, i due scienziati si videro portar via l’apparecchio e chi s’è visto s’è visto. D’allora l’Università di Urbino portò avanti tanti proclami di ‘ricerche epocali’ fra cui la più importante risulta essere quella sugli Armadilli. Poi, dopo mesi di abbandono, il microscopio fu concesso dall’Università di Urbino in comodato d’uso gratuito all’ARPAM di Pesaro, a patto che non fosse utilizzato dagli scienziati del Nanodiagnostics. Una postilla veramente inquietante. Non potendo accedere allo strumento indispensabile per le loro ricerche, cosa resta da fare ai due scienziati? Informano, prima di tutto, e non è poco scontrarsi con la disinformazione organizzata e un popolo addomesticato e acritico. Hanno redatto il libro Nanopathology pressoché sconosciuto in Italia ma presente nelle biblioteche delle maggiori Università del mondo; scrivono articoli scientifici pubblicati da riviste internazionali; sono stati a capo di progetti di ricerca della Comunità Europea; sono stati relatori a Londra alla Camera dei Lord, alla NATO, alla FAO, all’OCSE, all’ISO e ad altri enti scientifici e tecnici a livello mondiale. Ora anche il dipartimento di Stato Americano e la CIA si stanno interessando ai loro risultati. Mentre qui le domande incalzano, logiche e spaventose: a chi sarà affidato il compito di eseguire le analisi richieste dal sindaco Marini su delega dei sindaci di bacino dei comuni che sversano i rifiuti indifferenziati nella discarica di Roncigliano nel comune di Albano Laziale? Perché gli scienziati Stefano Montanari e Morena Gatti non hanno accesso al microscopio, pur essendo titolari del laboratorio Nanodiagnostics di Modena? Perché ‘gli unici scienziati che forniscono dati veri su queste problematiche’ non sono stati i primi a essere interpellati? Perché Nicola Marini prima parte sparato per una direzione e poi fa altre pensate? suggerite da chi? E via discorrendo, in un crescendo di tensione che sta toccando ormai i picchi massimi, mentre cresce l’allerta.


Intervista al dott. Stefano Montanari

Un potenziale gassificatore nel quadrante sud-ovest dei Castelli Romani instilla, com’è ovvio che sia, una qualche riflessione. Data la “caratura” invasiva del possibile impianto è giusto considerare le ulteriori esternalità negative di un comprensorio già di per sè altamente gravato. Risorse idriche, vicinanza con i numerosi paesi limitrofi e con quel che sarà il futuro Policlinico dei Castelli Romani. Il tema porta fisiologicamente alla questione delle nanopolveri. Per saperne di più abbiamo intervistato il dott. Stefano Montanari, nanopatologo di fama internazionale, dal 2004 direttore scientifico del laboratorio Nanodiagnostics di Modena.
Dott. Montanari spesso in Italia sentiamo parlare di termovalorizzatori, gassificatori e inceneritori. In termini pratici vi sono differenze strutturali atte a motivare questa diversa terminologia? “L’inceneritore si limita a bruciare i rifiuti, il ‘termovalorizzatore’ ricava un minimo di energia dalla combustione dei rifiuti e il gassificatore ne ricava gas combustibili”. Gli impianti che bruciano Cdr sono visti con sospetto da una parte della comunità scientifica per via delle loro emissioni gassose: le nanoparticelle. Cosa sono esattamente e che differenze ci sono con le altre polveri emesse dalla combustione? “Sono polveri inorganiche di diametro inferiore al micron e con un volume che può arrivare ad essere anche centinaia di milioni di volte più piccolo di quello delle particelle da 10 micron che costituiscono il grosso delle PM10. La composizione è estremamente varia perché tra i rifiuti si trovano in pratica tutti gli elementi chimici e, dunque, ciò che ne esce sono entità quasi impossibili da pronosticare. La combustione dei rifiuti genera anche altre particelle sia più grossolane sia di natura organica, ma, quanto a computo numerico, sono le nanoparticelle ad essere soverchianti”. C’è una relazione tra la dimensione delle nanopolveri e la temperatura di combustione nell’impianto? ”A grandi linee, più alta è la temperatura di combustione, più piccole sono le particelle generate. Gli inceneritori moderni funzionano a temperature relativamente elevate per produrre meno diossine ma, d’altro canto, le polveri che ne escono sono più sottili e più aggressive. Dott. Montanari esistono ‘filtri’ in grado di poterle bloccare? ”No, i filtri non hanno attività sulle nanopolveri. Quando ci dicono che un filtro cattura il 99,9% delle polveri che escono da un camino, non ci viene detto che si tratta solo di una quota chiamata ‘polveri primarie filtrabili’ e che ciò che è catturato si valuta in peso e non per numero di particelle. Dunque, dal filtro sfuggiranno migliaia di volte più particelle di quanto non vengano bloccate. Ma l’altro problema è: che ne faremo di queste polveri che stanno sul filtro? Nei fatti tutta questa roba finisce nell’ambiente. Ma, poi, c’è il problema delle ceneri che costituiscono circa un terzo in massa del rifiuto che viene bruciato. Queste, classificate bizzarramente come ‘inerti’ sono in realtà quanto mai aggressive e finiscono nelle discariche che, dunque, non solo non spariscono con l’incenerimento dei rifiuti, ma diventano molto più pericolose di quelle ‘che puzzano’.
Queste nanopolveri si degradano poi in natura? “Queste polveri sono eterne e, generate, restano per sempre nell’ambiente. Anzi, le nanopolveri possono galleggiare in aria per decenni e viaggiare su percorsi lunghissimi. Dunque, impossibile confinarle sul serio da qualche parte”. A lungo termine possono causare effetti sull’uomo? “Più piccola è la particella, più facilmente questa riesce a penetrare nell’organismo, passando rapidamente dal polmone o dall’apparato digerente al sangue e da qui a tutti gli organi. Le più piccole sanno entrare fin nel nucleo delle cellule disturbando il DNA. Le malattie che produce sono una lista pressoché infinita: ictus, infarto, tromboembolia polmonare, varie forme di cancro, malattie neurologiche che vanno dall’insonnia alla perdita di memoria a breve, dal morbo di Parkinson a quello di Alzheimer. Poi c’è la cosiddetta stanchezza cronica, ci sono malattie del sistema endocrino come alcune della tiroide o come il diabete. Drammatiche, poi, sono le malformazioni fetali che vediamo sempre più spesso”. Qual è secondo lei la via da seguire in tema di rifiuti e in che direzione si muove l’Europa? Il problema dei rifiuti ha un’origine antica ed è ridicolo pensare di risolverlo con la bacchetta magica. Figurarsi con gli inceneritori che sono una vera e propria follia. L’educazione è il primo rimedio: produrre molti meno rifiuti, per esempio eliminando sacchetti di plastica e imballi che sono metà abbondante del nostro pattume, trasformare in terriccio fertile tutto ciò che è biodegradabile, riusare, riciclare e non sprecare materiali. L’industria fabbricherà solo prodotti compatibili con l’ambiente, cosa tecnologicamente più che possibile, e i politici dovranno rassegnarsi a non speculare sulla malagestione dei rifiuti. (Fonte articolo, clicca qui)


Ringraziamenti all’associazione “We have a Dream”

COMUNICATO STAMPA | 03

Oggetto: ringraziamenti associazione “We have a dream” a seguito dell’evento denominato “Sconcerto per l’Ambiente”

Carissimi Amici di “We have a Dream”, vorremmo ringraziarVi ufficialmente dell’opportuntita’ offertaci per approfondire il tema (a noi molto caro) dell’inquinamento da nanopolveri grazie al fondamentale contributo fornito dal Dott. Stefano Montanari. Inoltre le brochures distribuite a tutti gli invitati sono chiare, ben fatte ed estremamente utili a sensibilizzare i nostri “distratti” concittadini sui pericoli determinati dagli inceneritori.

Unitamente a quanto sopra ci e’ sembrata eccellente la sensibilizzazione sul rispetto dei diritti individuali, civili e anche riguardo alla vivisezione sugli animali.

Il rispetto per l’ambiente ci accomuna e ci accomunera’ sempre come valore fondante del convivere civile. La manifestazione e’ stata quindi un perfetto connubio tra argomentazioni scientifiche e  spettacolo musicale tout court, con l’esibizione di due cover band veramente talentuose e divertenti. Grati e ammirati da tanto sforzo organizzativo, porgiamo i nostri piu’ calorosi ed affettuosi saluti, certi che anche Voi possiate partecipare alle nostre future iniziative.