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Rifiuti Lazio, commissione parlamentare boccia i due siti indicati dal Prefetto Pecoraro

_Verrebbe da chiedersi su che basi il Prefetto ha scelto questi due siti visto che poi sono ancora di Cerroni (uno se non altro è sicuro).

_(Fonte articolo, clicca qui). Rifiuti, emergenza vicina a Roma. Lo dice il nuovo ministro dell’Ambiente Corrado Clini che, parlando del caso Campania, ha aggiunto: «Potrebbe diventare delicata la situazione anche in Calabria e nel Lazio e questo non è possibile perché le soluzioni le abbiamo». In serata ha ribattuto il presidente della Regione, Renata Polverini: «Roma in emergenza come Napoli? Per la prima volta questa Regione si è assunta la responsabilità di mettere in campo un Piano rifiuti. Il prefetto Pecoraro sta procedendo ai passaggi vitali per evitare l’emergenza. Io auspico un maggiore senso di responsabilità da parte di tutte le forze politiche, di tutte le istituzioni del territorio».

Ma non è solo il nuovo governo ad essere preoccupato. Ieri c’è stata l’ispezione della commissione parlamentare su rifiuti ed ecomafie a Quadro Alto (Riano) e San Vittorino-Corcolle (VIII Municipio) nei due siti dove dovrebbero sorgere le due discariche provvisorie che – è l’obiettivo del prefetto Giuseppe Pecoraro, commissario straordinario – consentiranno la chiusura di Malagrotta.

Giorno di stop per la discarica più grande d’Europa: il 31 dicembre. Scontata la proroga, almeno fino a marzo. Ma per Gaetano Pecorella, Pdl, presidente della Commissione, i tempi non tornano: «A prescindere dall’idoneità dei siti, l’ipotesi di discariche provvisorie all’inizio del prossimo anno è fantascienza: non c’è ancora alcuna predisposizione delle aree e servono mesi». Se è vero quanto dice Pecorella, anche l’ipotesi di una proroga fino a marzo sarebbe insufficiente. Ultimo tassello che può fare saltare il puzzle: oggi il tribunale amministrativo regionale esaminerà il ricorso presentato da Colari (la società a cui fa capo Malagrotta) e Federlazio contro il decreto del Governo che stabiliva lo stato di emergenza per Malagrotta e nominava Pecoraro commissario. Se sarà accolto, si rischierà davvero una fase di stallo molto pericolosa, anche alla luce dell’indagine su Testa di Cane. I carabinieri del Noe (nucleo operativo ecologico) hanno sequestrato l’area, a ridosso di Malagrotta, in cui si stavano realizzando due grandi vasche per i rifiuti, secondo alcuni utili ad allargare la discarica (tesi fermamente smentita da E.Giovi, altra società a cui fa capo Malagrotta). Ieri Rossodivita e Berardo (consiglieri regionali Lista Bonino-Pannella) hanno osservato: «La differenza sostanziale che c’è tra Malagrotta e il progetto degli invasi temporanei di Riano e Corcolle è che nella prima esiste il «polder», cioè una vasca di cemento armato che dovrebbe teoricamente fermare l’inquinamento delle falde; invece, per le due discariche individuate da Pecoraro, si parla di una semplice impermeabilizzazione».

Ma torniamo all’ispezione della commissione parlamentare di ieri. Il giudizio di Pecorella (Pdl) è molto pesante. Ha sottolineato le «criticità dei siti»: «A Riano c’è la vicinanza con alcune case. Inoltre la cava di tufo è a diretto contatto con le falde acquifere che potrebbero essere contaminate dai rifiuti. A Corcolle c’è un castello del Mille sopra la discarica, ci sono case a distanza difficilmente compatibile, reperti archeologici e, soprattutto, a 800-1000 metri c’è Villa Adriana che riceverebbe il vento e gli odori della discarica. Non sta a noi stabilire l’idoneità dei siti ma abbiamo preso atto dei problemi e faremo una relazione». Simile l’opinione di un altro parlamentare della commissione, capogruppo del Pd, Alessandro Bratti: «Non spetta a noi decidere, ma abbiamo verificato incongruenze notevoli sulla scelta del sito di Riano. Ne avevamo già individuate nel corso delle audizioni. Prendiamo lo studio fatto dalla Regione sui sette siti e poi ripreso dal commissario Giuseppe Pecoraro: si tratta di proposte fatte dai privati su cui, motu proprio, la Regione non pare abbia fatto analisi particolari. Abbiamo verificato che le cave di Quadro Alto sono attive, le abitazioni distano 800-1.000 metri e la viabilità non è idonea».

Intanto, per quanto riguarda la discarica di Corcolle, va all’attacco il sindaco di Tivoli, Sandro Gallotti (centro destra): «Se apriranno la discarica vicino Tivoli, minaccio di chiudere tutte le strade di accesso a Villa Adriana, Villa d’Este e Villa Gregoriana. Non posso tollerare che la reputazione di una città che ospita due siti Unesco Patrimonio dell’Umanità e che viene visitata da centinaia di migliaia di turisti ogni anno venga sfregiata dalla presenza dei rifiuti».


Polverini, il regalo copia incolla

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_(Fonte articolo, clicca qui). Un’area vincolata. Che il re dei rifiuti Manlio Cerroni vuole trasformare in una discarica. E dalla regione arriva il permesso. Che ricopia frase per frase proprio quello che scriveva Cerroni. L’ultima gaffe – chiamiamola così – della governatrice. Un regalo al re dei rifiuti romani Manlio Cerroni? L’esposto non lo dice esplicitamente, ma la documentazione spedita da Angelo Bonelli, leader dei Verdi e consigliere regionale del Lazio, alla Procura di Roma è un atto di accusa contro la governatrice Renata Polverini. Nel Lazio, a causa della saturazione della discarica di Malagrotta, proprietario Cerroni, si stanno cercando alternative. Tra le aree individuate dal prefetto Giuseppe Pecoraro, nominato dal governo commissario straordinario per i rifiuti del Lazio, una si trova a Riano e appartiene allo stesso Cerroni. Proprio su quest’area si è aperto un giallo. Nel 2009 Cerroni la propose alla Regione come nuova discarica con uno studio della sua società Colari, ma la Regione bocciò l’idea perché la zona era vincolata. Dopo due anni ecco un sorprendente lasciapassare, proprio grazie al parere positivo fornito da uno studio uscito dagli uffici della Polverini. Che però, contesta Bonelli, riprende «ampie parti dello studio Colari» di Cerroni, «facendo un copia-incolla di frasi e paragrafi con gli stessi errori di battitura». I dettagli della scopiazzatura sono elencati nell’interpellanza che lo stesso Bonelli ha presentato alla presidente Polverini e che ha poi trasmesso alla procura della Repubblica. Qualche perla tra i tanti copia-incolla denunciati da l leader dei Verdi: a pagina 24 dello studio della Regione e a pagina 9 dello studio Colari, «si indicano le stesse distanze sbagliate dalle abitazioni: 2,5 km che in realtà sono 700 metri»; a pagina 24 dello studio della Regione e a pagina 9 dello studio Colari si ritrovano gli stessi errori di battitura; sempre a pagina 24 del documenta regionale e a pagina 131 del documento Colari si ritrova lo stesso paragrafo. I sospetti di Bonelli sono pesanti. E senza tanti giri di parole li mette nero su bianco nella stessa interpellanza alla Polverini, nella quale, non senza una punta di ironia, chiede alla governatrice se non ritiene che «la procedura adottata per la redazione dello studio preliminare della Regione «possa aver procurato vantaggi economici a società riconducibili a determinati imprtenditori operanti nel settore dello smaltimento dei rifiuti». Cioè, Cerroni.