Articoli con tag “Renata Polverini

No inceneritore Albano – I Castelli Romani resistono

_Oltre 100.000 visite al sito. Grazie a tutta la cittadinanza.

_Come direbbero Giovanni Falcone e Paolo Borsellino: “La gente fa il tifo per noi”.

 


Ecomafie Lazio: emergenza rifiuti ancora in atto ma nessuna connessione con criminalità

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(Fonte articolo, Corriere Informazione, clicca qui). La Commissione Parlamentare di Inchiesta sulle attività illecite connesse al Ciclo dei Rifiuti del territorio regionale del Lazio ha reso pubblica la relazione conclusiva, approvata all’unanimità, del lavoro svolto dall’organismo bicamerale trasmessa all’esame dell’assemblea di Montecitorio.

Fenomeni di corruzione senza connivenze malavitose – Dalla relazione emergono molti aspetti negativi come fenomeni di corruzione della pubblica amministrazione ma nessuna connivenza con organizzazioni criminali. La gestione dei rifiuti nel Lazio ha contravvenuto le direttive Cee “andando nel verso opposto a quello della gestione integrata. La decennale durata dell’emergenza rifiuti ha dimostrato il fallimento dei poteri di urgenza e la difficoltà di riportare ad una gestione ordinaria la raccolta.

Emergenza Rifiuti – La formale cessazione dell’emergenza rifiuti nel Lazio sembra rispondere più a decisioni politiche che al superamento della criticità della gestione del ciclo, a causa dello scarso sviluppo della raccolta differenziata e alla commistione tra parte politica e parte gestionale”.Secondo la commissione di inchiesta l’errore principale si è rivelato “il ricorso privilegiato allo smaltimento in discarica e non la separazione secco-umido”. Il documento descrive anche il “fallimento degli obiettivi fissati nel 1997 con il decreto legislativo n.22 e della stessa programmazione regionale”.

Procedura infrazione UE – Evidenziate anche “le inadempienze del governo regionale che hanno indotto l’Unione Europea, ad attivare una procedura di infrazione. La bicamerale approva la Regione Lazio per l’attivazione degli strumenti necessari contro l’infrazione, ma li ha ritenuti “irrealizzabili” poiché il 60% della raccolta differenziata non potrà completarsi entro il 2011. Sul piano dell’infiltrazione della criminalità organizzata nel ciclo dei rifiuti del Lazio, la relazione è sufficientemente tranquillizzante: “l’ipotesi di filiere criminali non hanno avuto particolare riscontro nei procedimenti penali attivati nel distretto giudiziario del Lazio. Al contrario sono state riscontrate connessioni tra attività imprenditoriali e fenomeni di corruzione della pubblica amministrazione”.


Il Consiglio Regionale dice no all’ipotesi “Malagrotta Bis” ad Allumiere

Inceneritore Albano:

  • Inceneritore Albano, al Consiglio di Stato dieci comuni con i cittadini e contro l’inceneritore, clicca qui

Discarica ad Allumiere:

  • Consiglio Regionale dice no ad Allumiere, clicca qui.
  • Alemanno: “La decisione spetta alla Regione”, clicca qui.
  • Alemanno: “Allumiere apparteneva ad un altro momento”, clicca qui.

Il Consiglio regionale del Lazio ha stabilito che la Giunta, il Comune e la Provincia di Roma dovranno individuare soluzioni alternative all’ipotesi di discarica nel Comune di Allumiere. Il Consiglio così facendo ha approvato una mozione presentata da membri di Sel, federazione della Sinistra, Verdi e Lista Bonino-Pannella, secondo cui il terrreno individuato per il nuovo polo di smaltimento dei rifiuti “è situato in una zona sottoposta a vincoli ambientali e riconosciuta dalla legislazione europea di enorme valore paesaggistico”. Anche il comune di Allumiere e la stessa provincia di Roma avevano più volte rimarcato la loro contrarietà all’eventuale discarica, alternativa a Malagrotta.

La divergenza di opionioni sulla questione aveva coinvolto anche tra Renata Polverini, presidente della Regione Lazio, e Gianni Alemanno, primo cittadino della Capitale. A monte c’era il protocollo firmato a metà dicembre dal sindaco di Roma e dal ministero della Difesa che individuava una nuova collocazione per un’eventuale discarica nel sito militare di Allumiere per proporre un’alternativa a quella di Malagrotta. Lo scontro tra Polverini e Alemanno si fondava proprio su questo punto. Il governatore della regione Lazio aveva perciò affermato la sua contrarietà al progetto: “non ci sarà alcuna alcuna cittadella dei rifiuti nel comune di Allumiere”. Dall’altro lato Alemanno invitava la regione a chiarire “le sue scelte”, precisando che si trattava ”solo un’ipotesi”.


Rifiuti zero entro il 2020: non un’utopia, ma una necessità

GRAZIE ALL’ESTENUANTE OPERATO (LEGALE, DI INFORMAZIONE ECONOMICO/SCIENTIFICA, DI MOBILITAZIONE CIVILE E DI ALTERNATIVE PROPOSTE) DEI MOVIMENTI CITTADINI, L’INCENERITORE DEI CASTELLI ROMANI E’ STATO BOCCIATO DAL TAR DEL LAZIO.

(Fonte articolo, Città Futura, clicca qui) «Rifiuti zero non è più un’utopia, anzi è un’estrema necessità»: a pronunciare queste parole è Alessio Ciacci, Assessore all’ambiente del Comune di Capannori, provincia di Lucca, il primo Comune in Italia a mettere in atto la strategia “rifiuti zero”, il primo ad adottare una delibera, nel 2007, per raggiungere l’obiettivo entro il 2020. Il percorso però è iniziato ancor prima, ormai sei anni fa, nel febbraio del 2005, quando 600 degli oltre 40mila residenti hanno iniziato a sperimentare il sistema di raccolta differenziata porta a porta. Quello che da noi stenta ancora a partire, a Capannori è dunque già decollato da un pezzo facendo raggiungere dei risultati strabilianti, ad essere precisi oltre l’80% di rifiuti differenziati. Un risultato di gran lunga maggiore anche rispetto a quello che la stessa amministrazione comunale aveva prospettato nel 2007, quando venne additata come utopica avendo fissato l’obiettivo del 75% entro il 2011.

Il percorso, si diceva, è stato lungo e graduale e non si è limitato esclusivamente all’introduzione del porta a porta che oltre al vantaggio ambientale ha portato anche ad un risparmio economico, ad un vantaggio di tipo occupazionale (oltre 50 persone lavorano nel settore) e ad un risparmio per i cittadini, grazie alla notevole riduzione della Tarsu. Non solo porta a porta però. Le iniziative messe in campo dal Comune di Capannori sono le più svariate, volte ad incentivare il riciclaggio ma anche una riduzione sensibile della produzione di rifiuti. Impossibile? No. È possibile se l’acqua nelle mense scolastiche viene servita sfusa nelle brocche, anziché imbottigliata (ma ai Castelli questo è un passo che non possiamo ancora azzardare); è possibile se l’amministrazione installa distributori di latte alla spina, se acquista i dispenser da donare ai supermercati per incentivare la vendita dei detersivi alla spina, se si incentiva il compostaggio domestico. E ancora. Rifi uti zero entro il 2020 non è un’utopia quando il Comune ti arriva direttamente a casa, pur disponendo di tre isole ecologiche, per ritirare a domicilio, su richiesta e prenotazione, ingombranti, olii esausti, potature, sfalci erbacei e pannolini (ma solo se si tratta di igienisti “incalliti”, perché l’amministrazione ha incentivato anche l’uso di pannolini e assorbenti ecologici, che significa lavabili).

Poi c’è il mercatino dello scambio e del riuso, con garanzia per la cittadinanza di poter vendere o scambiare qualsiasi cosa porti in piazza, e l’Osservatorio verso Rifiuti zero che ha il compito di monitorare costantemente la situazione, rilevando eventuali criticità e proponendo soluzioni. Un percorso integrato fatto di tantissime iniziative diverse, un percorso che ha previsto una grande opera di sensibilizzazione e coinvolgimento della cittadinanza, un percorso che rende inutile qualsiasi impianto di incenerimento. In circa 15 anni la provincia di Lucca ha “sconfitto” ben cinque inceneritori, è bene ricordarli per non dare l’idea che queste siano parole al vento: 1996, chiuso l’inceneritore Sca-Italcarta di Porcari; 1997, sconfi tta del progetto dell’impianto a Casal del Lupo, Capannori; 2009, sconfitto il progetto di Diecimo Borgo a Mozzano; 2010, chiusura dell’inceneritore di Castelnuovo Garfagnana; 2010, chiusura e sequestro dell’impianto di Pietrasanta. Gran bel risultato… ormai in provincia non servono più!


23 novembre 2010, Paul Connett a Salerno

_Troppa efficienza, troppo risparmio in salute e soldi dei cittadini. Teorie che per il politico medio italiano, sono del 2060 (se tutto va bene).


Regione Lazio, piano rifiuti modestissimo e tensioni Pisana – Campidoglio

_La Regione Lazio ha prodotto un piano rifiuti modestissimo. Finto obiettivo per la differenziata, scusa per dire che non funzionerà. Avanti con buche e bruciatori per i prossimi decenni.

_Rifiuti, discariche e termovalorizzatori: in questo triangolo si è giocato il “batti e ribatti” intorno al piano rifiuti del Lazio, alla deroga per Alemanno e a tutti quegli aspetti, come la differenziata che non decolla o i nuovi 28 mila cassonetti, connessi al problema dei rifiuti nella capitale. Renata Polverini dichiara: “Noi abbiamo illustrato il nostro piano rifiuti che prevede a norma di legge di arrivare entro il 2011 al 60% di raccolta differenziata. Siccome siamo realisti, abbiamo anche previsto l’opzione ‘b’ nel caso in cui non fosse centrato: in quel caso prenderemo provvedimenti, e decideremo quando sarà il momento opportuno.” Parole che arrivano a margine della visita al centro Elis di Casal Bruciato, a chi le chiedeva un commento sulla richiesta del sindaco di Roma Gianni Alemanno di una deroga per la realizzazione di un nuovo termovalorizzatore, essendo gli obiettivi della differenziata di difficile raggiungimento nei tempi previsti. A chi le faceva notare come, rispetto ai tempi di verifica del piano (prevista tra il 2011 e il 2012) sembrasse arrivare dal sindaco la richiesta di una accelerazione, Polverini ha risposto: “Il piano prevede una tempistica, sarà nostra cura fare in modo che in nessun caso si vada in emergenza, sia per quanto riguarda Malagrotta sia per i termovalorizzatori. La tempistica risponde alle esigenze legislative – ha concluso Polverini – e poi sulla base delle condizioni reali prenderemo le decisioni man mano che il tempo passa”. Diversa l’opinione del capogruppo Pd del Lazio Esterino Montino: “Nel Lazio il problema non è il Piano Rifiuti ma Alemanno. Qualunque sia la firma, prima Marrazzo e oggi Polverini, non va bene. Per Alemanno ci vuole una deroga, uno statuto speciale, un piano ad hoc.” “E’ la conferma – aggiunge – della sua incapacità a governare con gli strumenti ordinari. Invece di chiedere un nuovo termovalorizzatore dovrebbe iniziare a lavorare perché a Roma decolli la differenziata. Ha presentato ai cittadini 28 mila nuovi cassonetti da distribuire nelle strade. Peccato che più della metà – ricorda Montino – serviranno per i rifiuti indifferenziati. Il piano Polverini ha molti limiti perché spiana la strada al sindaco aprendo la possibilità di scaricare i rifiuti di Roma per esempio all’Inviolata di Guidonia, ma ora Alemanno chiede un nuovo impianto. Non fa l’unica cosa che avrebbe dovuto fare da tre anni: indicare dove fare la nuova discarica”. “Alemanno alimenta un clima di scontro che non aiuterà a trovare soluzioni condivise. Perché la deroga dovrebbe valere solo per lui? Perché i Comuni della provincia – conclude Montino – dovrebbero essere solidali con un sindaco che ritiene di essere speciale e che invece è solo arrogante?”. Alemanno risponde a Montino: “In due anni e mezzo abbiamo fatto di più che in quindici anni di sinistra”. Lo afferma il sindaco di Roma, Gianni Alemanno replicando al capogruppo del Pd al Consiglio regionale del Lazio, Esterino Montino per il quale “nel Lazio il problema non è il Piano Rifiuti ma Alemanno”. “Dopo 15 anni di governo ininterrotto della sinistra – spiega Alemanno – abbiamo ereditato la raccolta differenziata al 17% e l’abbiamo portata al 22%, abbiamo ereditato la più grande discarica d’Europa senza nessuna indicazione su un sito alternativo per lo smaltimento dei rifiuti. Non vedo con quale faccia Montino attribuisca a noi la responsabilità di dover chiedere la costruzione di un quinto termovalorizzatore a Roma”.
Per Alemanno “con questi atteggiamenti demagogici e demenziali si rischia di portare la nostra città o a vivere in eterno con il conferimento in discarica oppure ad andare verso il triste calvario cui la stessa sinistra ha già portato la Campania per quanto riguarda lo smaltimento dei rifiuti. Ci vuole serietà, realismo e concretezza per affrontare i problemi di Roma e Montino sarà ricordato – conclude Alemanno – come il vicepresidente di una Giunta Regionale che sui rifiuti ha solo fatto pessima demagogia e anche per questo è stata condannata dagli elettori”. Quindi Alemanno, torna a parlare di Malagrotta e dell’alternativa: “Innanzitutto bisogna individuare una alternativa a Malagrotta, perché entro fine anno dobbiamo dare risposte precise. E poi sul quinto termovalorizzatore non è una questione di opinioni, ma di cifre”. Così il sindaco di Roma, Gianni Alemanno, risponde a chi gli fa notare che questa mattina la presidente della regione Lazio, Renata Polverini, ha detto che una deroga al piano rifiuti che preveda il quinto termovalorizzatore auspicato da Alemanno sarà valutata solo dopo una prima fase, “quando sarà il momento opportuno”. Alemanno si mostra però ancora convinto della assoluta necessità di un impianto: “Le cifre parlano chiaro. Se non vogliamo continuare per molti anni a conferire in discarica, dobbiamo dotare Roma e il territorio di un quinto termovalorizzatore. Questo – ribadisce – è descritto chiaramente dai numeri”. (Fonte articolo clicca qui)

_Una corsa per evitare di pagare le sanzioni della Corte di Giustizia Europea, che sulle inadempienze del Lazio ha aperto una procedura di infrazione. Forse sarà per questo che nel tanto atteso piano regionale rifiuti adottato ieri in giunta non c’è scritto quanti saranno i gassificatori nel Lazio, quante le discariche residue, quanti gli impianti di trattamento e quelli di compostaggio.
L’unica cosa chiara è che Roma potrà aprire la discarica alternativa a Malagrotta nel territorio della Provincia e che, in caso di emergenza, per la capitale sarà a disposizione l’intera regione. Il piano non piace affatto al sindaco Pdl di Guidonia, Eligio Rubeis: “Non mi fido di nessuno – dichiara – mi auguro che i sub ambiti di pertinenza che individuano nella provincia di Roma l’approdo dei rifiuti capitolini escludano Guidonia. Portarci la “monnezza” romana sarebbe l’ultimo, intollerabile affronto”. Dopo le anticipazioni di “Repubblica”, l’assessore regionale ai Rifiuti, Pietro Di Paolo, entra nei dettagli del piano: all’interno dell’Ato (Ambito territoriale ottimale) regionale, il progetto individua cinque sub Ato, che corrispondono alle cinque province, entro le quali si dovrà organizzare il servizio di raccolta e trattamento rifiuti. “Il Comune di Roma non può individuare il sito della discarica nel territorio di un altro comune, lo vieta la legge”, sottolinea il presidente Renata Polverini. Che però aggiunge: “Se il Campidoglio ci dirà che nel suo territorio non c’è posto interverremo noi”. Obbligata a recepire le nuove prescrizioni nazionali sulla differenziata, che fissano al 60% la percentuale da raggiungere nel 2011, la Regione prefigura nel piano due scenari: quello con il raggiungimento del 60% ed un secondo, che definisce “di controllo”, nel caso, assai realistico, che questo obiettivo non venga raggiunto. Per ridurre la produzione di rifiuti, il piano prevede in futuro per la capitale il porta a porta per l’organico, il verde, la carta, la plastica degli imballaggi, i beni durevoli. I cassonetti rimarranno solo per il vetro. “Nel corso del 2011 effettueremo una prima verifica – dice Di Paolo – nel caso dello scenario di controllo, sarà necessario un quinto termovalorizzatore, perché ci saranno in più 300mila tonnellate all’anno di cdr da trattare”. “Adesso la priorità è presentare il piano a Bruxelles”, dichiara la Polverini. Ancora: “L’Ato regionale è una scelta politica per evitare il disastro Campania. Spero che adesso non si scatenino le polemiche come è successo per il piano sanitario”. Ma è solo un’illusione. Già in questo fine settimana l’Italia dei Valori avvierà una raccolta di firme per chiedere il ritiro del piano. (Fonte articolo clicca qui)


Marini: “Sulla discarica la Regione ignora le autorità territoriali”

_Articolo tratto da Castellinews, clicca qui per l’articolo.

_«La Regione Lazio ancora una volta prende decisioni senza sentire le autorità territoriali e senza aprire alcun tavolo di concertazione». È una critica netta quella che arriva dal sindaco Nicola Marini riguardo alla determina con cui la Regione avrebbe autorizzato, lo scorso 28 ottobre, l’innalzamento del quarto e quinto invaso e l’apertura del settimo nella discarica di Roncigliano. «Quando la società gestore (Pontina Ambiante) ha mandato un’informativa riguardo la possibile chiusura della discarica a fine ottobre – continua Marini – abbiamo immediatamente convocato una riunione dei sindaci di bacino da cui è scaturita una lettera di preoccupazione al Prefetto di Roma, e dove abbiamo anche sottolineato una tempistica decisamente strumentale vista la vicinanza al pronunciamento del Tribunale Amministrativo Regionale sulla costruzione dell’inceneritore. Allo stesso tempo abbiamo richiesto un incontro con la presidente Renata Polverini. In risposta, anziché essere chiamati, abbiamo ottenuto un’autorizzazione all’innalzamento di due invasi e l’apertura di uno nuovo, senza essere informati per alcun canale ufficiale. È vero che le decisioni rispetto al piano rifiuti sono di competenza della Regione, ma la forma in cui la giunta laziale sta operando fa trasparire una totale mancanza di rispetto nei confronti del territorio e dei sindaci che lo rappresentano, in particolare del Comune di Albano Laziale sito di discarica. L’amministrazione comunale fa presente che ad oggi non è arrivata ancora alcuna comunicazione ufficiale da parte della Regione Lazio per quel che riguarda l’innalzamento del IV e V invaso, né della possibile apertura di un VII invaso. Richiede, quindi, che sia accolta l’istanza fatta dai sindaci di bacino per un incontro urgente con la presidente Polverini per confrontarsi sulla situazione della discarica e dell’inceneritore, su cui i giudici del Tar ancora non si sono espressi.