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Il Lazio non ha Cdr ma stranamente si chiedono altri impianti

Lo scenario che ruota intorno alla possibile costruzione del nuovo impianto di gassificazione di Roncigliano si arricchisce di un nuovo capitolo. Questa volta è Esterino Montino, Vicepresidente della Regione Lazio, a prendere la parola e a replicare alle dichiarazioni di Gianni Alemanno, Sindaco di Roma, sul fatto che ci voglia o meno un quarto e addirittura un quinto impianto. Secondo il facente funzioni della Pisana «gli impianti di selezione e trattamento del Comune non funzionano». E porta gli esempi di Rocca Cencia, che non produce Cdr dal mese di marzo e ovviamente menziona anche Colleferro che è rimasto fermo per la mancanza di Cdr. Un tempo non sarebbe successo: prima in quell’impianto non si era così selettivi e si bruciava di tutto, per il piacere degli abitanti della zona. Ma questa è un’altra storia.
Quindi manca il Cdr e ritorna così attuale il problema sollevato già ai primi di novembre dall’onorevole Antonio Rugghia, deputato del Partito Democratico. Il combustibile da rifiuto del Lazio non basta neanche per alimentare gli attuali impianti esistenti, figuriamoci per i nuovi. Diceva Rugghia nel suo intervento: «Il piano, a giustificazione dei nuovi impianti, compreso Albano, prevede nella nostra regione una produzione di Cdr pari a 500mila tonnellate per l’anno 2009 e di 700mila tonnellate per l’anno 2011. C’è però un però ed è grande come una casa: nel 2008 la quantità di Cdr prodotto nel Lazio, e idoneo per essere bruciato, è stata di circa 60 mila tonnellate e per il 2009 non è prevedibile una variazione significativa di questo dato».
L’analisi di Montino però offre anche un altro notevole spaccato, dove ritorna centrale il rapporto fra Roma, la differenziata e la gestione dei rifiuti. «La metà dei rifiuti differenziati della capitale viene inviata direttamente a impianti industriali fuori della provincia di Roma». Non si capisce quindi perché ancora una volta Roma scarichi i suoi problemi “fuori dal raccordo”. A suffragare ulteriormente le parole di Montino ci sono poi i dati sulla raccolta differenziata dove Roma nonostante la grande elargizione di fondi non ha raggiunto neanche il 20%, preferendo puntare su «scenari di cui non si capisce bene il senso, come voler costruire un termovalorizzatore per distruggervi i rifiuti che i cittadini hanno differenziato». Attualmente, ritiene il vicepresidente «non c’è un’emergenza rifiuti» e se mai ci sarà la colpa andrà ricercata nella mancanza di collaborazione proprio da parte della capitale. (Fonte articolo, qui)

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“ecoBALLE & ecoMAFIE”, anche DIFFERENZIA-TI contro il gassificatore

“Ecoballe e Ecomafie – Smaltire i rifiuti è una necessità, bruciarli è una speculazione”. Questo è il titolo dell’incontro che avrebbe dovuto tenersi presso l’Aula magna del Tribunale di Velletri, ma che all’ultimo momento è stato spostato a Marino, al museo civico, non senza una discreta coda di polemiche. L’incontro è stato aperto dai rappresentanti di “Differenzia-ti”, l’associazione promotrice, che come scopo ha quello di «fare sistema sul territorio e coltivare la cultura del dubbio, ovvero quella cultura che vuole conoscere e che non dà niente per scontato», come hanno ricordato Renato Sabelli e Luca Tittoni. Dopo l’intervento dell’avvocato dei No Inc, Daniele Castri, che ha ripercorso le vicende legali legate alla costruzione dell’impianto di Roncigliano, è stata la volta di un saluto da parte del sindaco Palozzi e dell’intervento del deputato Antonio Rugghia. Il primo cittadino marinese ha ribadito la ferrea necessità di porre prima d’ogni altra cosa la differenziata, poi ha chiuso dicendo: «si cerchi una soluzione che rispetti la vita dei cittadini». Dopo di che ha dato la sua disponibilità a firmare la richiesta di sospensiva dell’AIA, come hanno già fatto alcuni altri suoi colleghi. L’intervento di Antonio Rugghia (Membro Commissione Bicamerale Rifiuti e anche lui fra i firmatari del documento di cui sopra) è stato molto articolato e, basandosi anche sul lavoro in Commissione rifiuti, il deputato ha parlato della situazione del Lazio partendo dall’emergenza del 1999 e ricordando che la Giunta Storace, nel suo piano, prevedeva l’esistenza alla fine dei lavori di sette impianti per la termovalorizzazione. Il politico ha poi espresso il suo punto di vista sui rapporti fra istituzioni «non è possibile imporre con la forza le scelte alle popolazioni, non si può ricorrere sistematicamente a decreti o dichiarare emergenze. Si deve parlare invece con le istituzioni locali, si deve rispettare chi fa politica sul territorio». Ma Rugghia ha anche parlato del concetto di valutazione ambientale, che a suo avviso dev’essere «di tipo strategico» e deve tenere conto di molti fattori. L’intervento si è chiuso con il racconto, una sorta di messa in guardia, sulle vicende legate all’impianto di Colleferro e alle differenze fra come sembrava che le cose stessero andando e come andavano davvero. Conclusosi il turno di Antonio Rugghia hanno preso la parola Patrizia Gentilini (Isde, International society of doctors for the environment), Massimo Morigi (Ispra, Istituto superiore per la protezione e ricerca ambientale), che ha contestato i valori di alcune analisi date fino ad oggi per buone, Massimo Gargano (Presidente Coldiretti Federazione Regionale e Vicepresidente nazionale), il cui intervento ha destato non poche polemiche, visto che il numero uno di Coldiretti si è scagliato contro i politici che hanno cambiato bandiera e si è tirato fuori dalla lotta e Veronica Trasmondi, Responsabile Eno-Turismo di un’Azienda vitivinicola del territorio. (Fonte:  Castellinews, per l’articolo clicca qui)