Articoli con tag “Maria Lanciotti

Snobbati dalle istituzioni i cittadini si ritrovano ad Albano Laziale (pagando) per parlare di rifiuti

convegno1_ARTICOLO 32 COSTITUZIONE DELLA REPUBBLICA ITALIANA (STRALCIO): “LA REPUBBLICA TUTELA LA SALUTE COME FONDAMENTALE DIRITTO DELL’INDIVIDUO E INTERESSE DELLA COLLETTIVITA’…

_(Fonte articolo, Castelli Notizie, autrice articolo, Maria Lanciotti, foto Castelli Notizie e Maria Lanciotti). Sintesi ampia e dettagliata sull’assemblea cittadina indetta dal “Coordinamento contro l’inceneritore di Albano” a seguito delle vicende che stanno riguardando il mondo dei rifiuti ai Castelli Romani, a Roma e nel Lazio. Buona lettura, per leggere l’articolo a firma di Maria Lanciotti clicca qui.


Reportage “rifiuti Lazio”, la terra dei fuochi spenti

gabbiani_ARTICOLO 32 COSTITUZIONE DELLA REPUBBLICA ITALIANA (STRALCIO): “LA REPUBBLICA TUTELA LA SALUTE COME FONDAMENTALE DIRITTO DELL’INDIVIDUO E INTERESSE DELLA COLLETTIVITA’…

_(Fonte articolo, Castelli Notizie, autrice articolo, Maria Lanciotti). Un profondo, appassionato e, al tempo stesso, doloroso articolo sulla situazione rifiuti-salute-ambiente-economia-politica nel Lazio ed in particolare modo a Roma ed ai Castelli Romani. Reportage “Rifiuti Lazio”, la terra dei fuochi spenti. Buona lettura, per leggere l’articolo a firma di Maria Lanciotti, clicca qui.


Lo scoramento dei cittadini sulla discarica: “stiamo freschi! Meglio morire subito d’un colpo…”

75067_10151394281310862_2098784142_n_(Fonte articolo, Maria Lanciotti, Castelli Notizie, clicca qui) Ancora voci raccolte sabato scorso alla manifestazione nei pressi della discarica di Roncigliano, diventata da venerdì 25 la pattumiera di Roma. Mentre si teme che con tale andazzo e libertà di azione (ascrivibile in gran parte all’inerzia di chi ne dovrebbe contrastare l’illecita gestione dei rifiuti) il Cerroni possa partire pure per la costruzione dell’inceneritore, a coronamento di una carriera in continua discesa verso gli inferi. “Ho figli e nipoti e vorrei sopravvivere. Stiamo ai piedi della discarica, in una casa fatta con tanti sacrifici che adesso non vale niente, con tutti i fossi inquinati, senza acqua potabile, senza niente. Stamattina stiamo qui a prendere aria, fumo e freddo. Ci proviamo. La povera gente può fare solo questo”. Chi parla è Luciano, del Villaggio Ardeatino, che sabato scorso in mattinata si trovava insieme a tanta gente – fra cui diversi rappresentanti istituzionali del territorio – davanti ai cancelli della discarica di Roncigliano, chiusa per la manifestazione indetta dal No Inc e presidiata dalle forze dell’ordine. “Tutti a fare i pavoncelli, sembra una festa e invece è un mortorio. Ma si può sapere che hanno fatto fino a adesso i sindaci per non farci arrivare a questo punto?” si chiede Milvia di Genzano. “Senti che bei discorsi a cose fatte, ma non si vergognano? Che aspettano, che le cose si risolvono da sole? E questi sono quelli che dovrebbero tutelare la salute dei cittadini? Stiamo freschi! Meglio morire subito d’un colpo!” un’altra voce che si aggiunge alzando i toni e viene da Marco, pensionato di Albano. “I contributi per la raccolta differenziata i comuni se li sono presi, hanno fatto un po’ di propaganda, hanno piazzato un po’ di cassonetti e poi discorso morto, nessuno sa come procede. I meno interessati sono loro, che dovrebbero applicare e far rispettare le regole” dice Giovanni, di Pavona. “Dicono che oggi è un punto di partenza e che la battaglia sarà vinta se siamo uniti. Discarica chiusa, inceneritore discorso chiuso, insomma tutto a posto. Magari fosse, intanto però qui ci stiamo a beccare pure la porcheria di Roma e tutto fila liscio, altro che catena umana e blocco dei camion!” sbotta Angela, di Ardea. “Io qui ci sono nata, ho 33 anni, la stessa età della discarica. Che la discarica fosse un problema me ne sono accorta cinque o sei anni fa, quando ho saputo dai media dell’iniziativa di questo movimento contro l’inceneritore di Albano. Non sono ottimista, si troverà un compromesso ma la discarica non chiude. I cittadini si lamentano ma ognuno si deve assumere le proprie responsabilità. È un problema culturale, da lì si deve partire ma ci vuole tempo” dice Isotta, del Villaggio Ardeatino. “Se non ci fosse stata casa mia costruita con una vita di risparmi e adesso buttata qua in mezzo, la discarica poteva arrivare pure fino al mare. Ma guarda come mi hanno conciata!” dice quasi piangendo Solidea del Villaggio Ardeatino, proprietaria della seconda abitazione più prossima alla discarica. Più in là i Sindaci o loro rappresentanti rilasciano dichiarazioni ponderate e molto ragionevoli, la stampa di adopera come può per documentare il tutto, gli interventi si susseguono ripetendo la litania degli accidenti che perseguitano il territorio dei Castelli Romani, la gente sbatte i denti dal freddo, qualcuno mantiene acceso il fuoco nel bidone e c’è qualche provvista alimentare di aspetto casereccio a disposizione di tutti. Ma stranamente tutto sembra un dèjà vu, un ricordo lontano e insieme una premonizione, tutto rallentato e incerto, anche rabbia e rivendicazioni, paure e speranze. Forse faceva davvero troppo freddo, sabato 26 mattina a Roncigliano, un freddo da far accapponare la pelle, e non solo per le condizioni meteo. Ricorda Peppe all’inizio del suo intervento: “L’ultima volta che ci siamo trovati qui (a fare blocco all’alba per la questione del secondo sub-lotto del settimo invaso della discarica, collaudato in sordina in anticipo sui tempi concordati, ndr) era il 3 febbraio scorso e pioveva”. E si stava preparando la grande nevicata. Tutto si ripete e sempre con qualche aggravante aggiunta. Stavolta davvero inaccettabile. Qualcuno ha detto: “È una cosa indecente”. Come quando nella Roma papalina si sversava il proprio orinale dalla finestra, sulla testa di chi si trovava a passare.


‘Discamping No Inc’ alla vigna di fronte alla ‘collina degli oleandri’

_(Fonte articolo, Maria Lanciotti, clicca qui) Eravamo tutti lì, chi più cresciuto, chi invecchiato e chi appena nato. Eravamo lì per una tre giorni da passare insieme e si voleva creare un’aria di festa, ma sembrava di stare a vegliare un catafalco enorme ricoperto di arbusti disposti geometricamente come piante d’insalata in un orto. Ma non si tratta d’insalata e non si tratta di un orto. Stiamo parlando della collina degli oleandri, così ormai viene chiamato il VII invaso della discarica di Roncigliano nel comune di Albano. Alta 15 metri, come un palazzo di sette piani, e in continua crescita in altezza e in lunghezza, nasconde quello che c’è dentro e dietro e una bella porzione di cielo. Ma i fiori grandi e vistosi dell’oleandro che cominciano a colorare la ‘collina’ con tonalità che vanno dal bianco al rosa al rosso carminio – e che come tutte le varietà coltivate dovrebbero essere quasi tutti profumati – sono una vista più orrenda dello stesso catafalco. Fra poco i ‘filari’ di una delle piante più tossiche che si conoscono ricopriranno il posto di una ricca fioritura e sarà la morte per qualsiasi specie animale che lì transiterà. Foglie, corteccia e semi di questa pianta mortale, che conserva i suoi principi tossici anche dopo l’essiccamento, sarà il cibo avvelenato per equini, bovini e i piccoli carnivori come lepri ricci e volpi, ma anche (e qui sta il motivo ispiratore di piantar fiori sopra a un cadavere in decomposizione) ratti, topi, pantegane e zoccole, troveranno la morte per collasso cardio-respiratorio e non andranno in giro a fare la spia sui grandi segreti della discarica per la raccolta indifferenziata dei rifiuti, in cui si può trovare anche quello che non cerchi e nemmeno uno si vuole immaginare. E mica tutti possono avere lo stomaco di ferro di certi struzzi, sebbene a sembianze mostruosamente umane! Così, si diceva, eravamo tutti lì al Villaggio Ardeatino – da venerdì 3 a domenica 5 agosto – per il 3° discamping contro la discarica e l’inceneritore, e si voleva essere festosi se non altro perché ancora si stava lì a protestare e l’inceneritore non svetta ancora a trafiggere il cuore dei Castelli, e poi in una casa nei pressi è appena nata Sofia ed è il segno che la vita continua e prospera, ma un’amarezza di fondo, una preoccupazione consapevole e motivata, uno sconforto duro da tenere a bada, rendevano quello stare insieme quasi un commovente abbraccio di solidarietà fra persone in pericolo non tanto e non solo per la propria vita, ma per il vivere stesso dell’Umanità e del Pianeta. Sì, il discorso parte da Roncigliano ma si allarga a tutta la Penisola, a tutto il mondo, a tutte le genti. Come sempre si registra nella storia, una mente folle e perversa può decretare la sorte di popoli interi, salvo stabilire a posteriori che il folle di turno andava semplicemente rinchiuso dentro una gabbia dotata di tutti i confort, ma anche di cancelli di sicurezza. E invece i folli di turno, la storia insegna, riescono a trascinare nella loro stessa rovina i fedelissimi e chi tenta di tener loro testa. Ma forse la Storia è stanca di ripetersi e cerca nuovi sviluppi, nuove possibilità. Forse la Storia, ormai matura e pensante, non vuole più avvilire se stessa ma riscattare i suoi errori con un atto di lealtà e di coraggio che rimetta tutto in discussione e consideri nuove e rispettabili alternative. Dove sorge la collina degli oleandri a coprire il catafalco e a nascondere ciò che avviene nel retro, c’era prima un vigneto uguale a quello che ospita il discamping 2012 del Coordinamento NoInc. È questa considerazione, è questa mancanza di bellezza proprio lì di fronte, è quell’alito di morte che da lì proviene e paralizza l’espressione più alta del vivere che impedisce la gioia vera di stare insieme per uno scopo comune, perché in realtà la collina degli oleandri è più che una discarica a cielo aperto, è il simbolo della pazzia e della corruzione che si fa sistema e contagia tutto ciò che sfiora. E laddove non attacca scatena l’amarezza di sentirsi preda di speculatori a tuttotondo, ampiamente protetti dai loro superprotetti.