Articoli con tag “Inceneritore Acerra

La beffa dello Stato ai cittadini di Acerra

07_(Fonte articolo, Corriere della Sera, clicca qui) Il Termovalorizzatore, così preferisce chiamarlo la politica da quando è stato inaugurato sotto il governo Berlusconi, è stato presentato come la soluzione all’emergenza rifiuti ed è stato imposto per mano militare alla comunità locale con la promessa di alcune compensazioni, siglate in un protocollo d’intesa. L’accordo, firmato nel 2009 con il Comune di Acerra, garantiva ai residenti locali un piano occupazionale, il risparmio sulla bolletta elettrica e sull’imposta di smaltimento dei rifiuti. Prevedeva anche 16 milioni di euro per opere compensative – quali ad esempio il restauro conservativo del Castello Baronale ed il consolidamento di una scuola – e 9 milioni di euro per ristori ambientali. Ma, ad oggi, la città di Acerra non ha incassato un solo centesimo. Il primo cittadino, Raffaele Lettieri, è stato costretto ad inviare due messe in mora: una alla Regione Campania ed una alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, all’epoca guidata da Mario Monti, chiedendo di rispettare gli impegni intrapresi, partendo dalla mancata bonifica di tutte le aree di sosta delle ecoballe che, dal 2007, sono depositate sotto ad un tendone nero. Solo tre settimane fa, con circa sette anni di ritardo, la Sapna (Sistema Ambiente Provincia di Napoli), la società che gestisce il servizio di raccolta e trattamento dei rifiuti nella provincia di Napoli, ha iniziato a liberare le aree davanti al Termovalorizzatore dalle ecoballe. Inoltre, i titolari del Termovalorizzatore che si sono succeduti non hanno mai pagato l’Imu. Il sindaco Lettieri ha quindi aperto un contenzioso sia con la Fibe Spa – chiedendogli 14 milioni di euro previsti secondo l’amministrazione comunale dal 2009 al 2011 – sia con la Regione Campania, a cui dal 2012 è passata la proprietà dell’inceneritore (oltre alle quote del 2013, la Regione deve ancora versare due milioni di euro per il periodo di competenza marzo-dicembre 2012). Oltre a questo, la Regione Campania tra poco dovrà anche emettere l’Autorizzazione Integrata Ambientale, vale a dire la certificazione che garantisce che l’impianto non inquini. Insomma, il controllore che controlla sé stesso. L’inceneritore, situato nel bel mezzo dei campi agricoli, ogni giorno brucia tonnellate di rifiuti. Oltre al danno quindi, i cittadini di Acerra si ritrovano la beffa di non aver ricevuto nulla di quanto gli era stato promesso.


Acerra, marzo 2009. Vuoi lo stesso futuro?

_”Buona” visione. Acerra, marzo 2009, inaugurazione del tanto discusso inceneritore campano. Mobilitazione straordinaria contro l’inceneritore di Albano, se non vuoi lo stesso futuro, è necessario il tuo impegno. Il territorio chiama la cittadinanza dei Castelli Romani.

Clicca qui per vedere tutti gli appuntamenti in programma nei mesi di febbraio e marzo messi in piedi dai movimenti dei cittadini. OGGI, ORE 18:00, ASSEMBLEA PUBBLICA CONTRO L’INCENERITORE DI ALBANO, CIRCOSCRIZIONE di PAVONA, Via del Mare. Verso il corteo straordinario di aprile 2013.

Cosa sta accadendo ai Castelli Romani:

  • La Regione Lazio autorizza il cantiere dell’inceneritore dei Castelli Romani. Clicca qui.
  • I movimenti dei cittadini denunciano i nuovi dirigenti dell’area rifiuti della Regione Lazio. Clicca qui.
  • Febbraio – marzo 2013, mobilitazione straordinaria. Qui tutti gli appuntamenti.
  • Se non siete pronti a questo futuro, un inceneritore nel tuo territorio. Clicca qui.

_Ultima parte del film – documentario “Una montagna di balle” che ha ben evidenziato le origini della crisi dei rifiuti in Campania, i soldi pubblici inutilmente spesi, il businness innescato ed i provvedimenti impropri con i quali si è cercato di arginarla a danno dei cittadini e del territorio.

 


Se non siete pronti…

…psicologicamente (e non solo) a vedere (guarda il video sotto) scene come questa o simili a questa ai Castelli Romani, unitevi a noi. MOBILITAZIONE STRAORDINARIA, clicca qui per visionare tutti gli appuntamenti di febbraio e marzo messi in piedi dai movimenti cittadini per sviluppare e proteggere il nostro territorio dalla speculazione “brucia rifiuti”. “Buona” visione.

 


Inceneritore in fiamme, in fumo tremila balle ad Acerra

_(Fonte articolo, clicca qui) Incendio all’interno dell’impianto Cdr di Acerra (Napoli): in fiamme tremila balle di rifiuti tritovagliati che dovevano essere trasferiti all’adiacente termovalorizzatore. Indagini dei carabinieri sono in corso ma dai primi accertamenti sembra essere un incendio di natura dolosa. Le fiamme sono scoppiate, la scorsa notte, poco prima della mezzanotte: ancora in corso l’intervento dei vigili del fuoco. “E’ impensabile che un sito, in fase di svuotamento, che contiene ecoballe, dal quale il Comune molte volte ha chiesto alla Provincia la rimozione del contenuto, possa essere oggetto, più volte durante l’anno, di incendi scoppiati e propagatasi in questo modo”. Lo sottolinea, in una nota, il sindaco di Acerra, Raffaele Lettieri, che chiede “rispetto per la salute dei cittadini”. “E’ anche impensabile che per velocizzare le operazioni di spegnimento dell’incendio non basti l’impianto antincendio autonomo presente ma debbano essere utilizzate auto-cisterne dei vigili del fuoco, già tanto impegnati in questi giorni a spegnere altri roghi – aggiunge – Un luogo così vasto, con un contenuto così pericoloso, dovrebbe essere dotato di un migliore sistema antincendio autonomo, dovrebbero esserci dei sistemi più efficienti e degli uomini preposti ad evitare emergenze come quella che stiamo vivendo. Abbiamo riscontrato che così non è, e per questo è stato necessario l’intervento delle squadre dei vigili del fuoco. Inoltre, in attesa dell’esito delle indagini che accertino le responsabilità, ci chiediamo perché non venga adeguato il sistema di sorveglianza di tutta l’area”. “Evidentemente, non è sufficiente l’attuale configurazione, serve più sicurezza, servono apparati e uomini che possano rilevare ogni minimo movimento nell’ambiente – continua – Il Comune e l’Amministrazione comunale non intendono più sottostare ad una logica di servilismo istituzionale, la dignità dei cittadini di Acerra e, soprattutto la loro salute, meritano rispetto da parte di tutte le istituzioni sovracomunali che fino ad ora sono rimaste sorde rispetto alle continue e ripetute richieste”.


Il banchetto sull’opera pubblica

_Discamping 2012, Coordinamento Contro l’inceneritore di Albano. Per info sulla manifestazione clicca qui.

_Oltre 102.000 visite al sito. Grazie a tutta la cittadinanza.

_Video, i Castelli Romani resistono. Clicca qui.

_(Fonte articolo, clicca qui) Nel 2009, quando fu inaugurato, Berlusconi lo definì «un dono di Dio», «un prototipo da ricostruire in almeno quattro regioni italiane». L’inceneritore di Acerra, in provincia di Napoli, nato per risolvere l’emergenza rifiuti in Campania, è diventato il tesoretto per affaristi locali, capitani coraggiosi, multinazionali, ma anche per la camorra. Come emerge dal racconto del pentito Pasquale Di Fiore, killer e boss di vertice dell’omonimo clan. Il collaboratore, interrogato dagli inquirenti, ha messo a verbale il pizzo pagato dalla ditta che ha fornito il calcestruzzo per edificare il mega impianto: «In un’occasione in cui ero anche io presente unitamente ad altri, si quantificò la somma che l’imprenditore Caricchio avrebbe dovuto pagare in 180mila euro, poi ridotta a 150mila per le difficoltà manifestate dall’imprenditore». Su Acerra, la più grande opera pubblica dell’era Berlusconi, costata oltre 300 milioni di euro, hanno mangiato tutti. Camorristi e grandi imprese del Nord. Il conto lo pagano i cittadini di Napoli, costretti a versare la più alta tassa sui rifiuti d’Italia.
La prima grande impresa a guadagnare è stata Impregilo spa, che ha realizzato l’impianto commissionato dalla Protezione civile che gestiva l’emergenza rifiuti in Campania. Gli ex manager della multinazionale italiana sono sotto processo davanti al tribunale di Napoli per il disastro rifiuti e le irregolarità nella gestione del ciclo. Eppure il governo Monti ha disposto il pagamento di 355 milioni di euro a Impregilo per la cessione alla Regione del mega impianto, oggi gestito dalla multiutility lombarda A2a. I soldi sono quelli dei Fas, risorse destinate alle aree sottoutilizzate, ma che andranno ad alimentare le casse del gigante del Nord. La decisione ha scatenato l’ira dei parlamentari campani che hanno ottenuto un ammorbidimento del decreto legge. La cifra, almeno, non dovrebbe pesare sul patto di stabilità regionale. Impregilo non è stata l’unica impresa a beneficiare della costruzione del mega forno. Al tavolo della spartizione dei soldi pubblici si sono seduti anche i camorristi. Ovviamente a modo loro: in silenzio e senza disturbare. Il racconto di Pasquale Di Fiore è al vaglio dei magistrati e degli inquirenti che lo ritengono un pentito attendibile. Il collaboratore spiega gli interessi della camorra nella costruzione del forno: «In quello stesso periodo – mi riferisco agli anni tra il 2000 e il 2002 – il mio gruppo cercava di imporre il controllo delle attività estorsive e in generale il controllo delle attività lecite per la realizzazione dell’inceneritore di Acerra». A lucrare sull’impianto, in competizione con il clan di Pasquale Di Fiore, c’era anche il gruppo criminale di  Alfonso Nino, a capo dell’omonimo sodalizio, egemone nel nolano, recentemente raggiunto in carcere da una ordinanza cautelare firmata dal gip Antonella Terzi, proprio in seguito all’interrogatorio del pentito, datato novembre 2011. Il collaboratore spiega il business nei dettagli: «In quello stesso arco di tempo, Nino Alfonso intendeva controllare le attività complessivamente inerenti alla realizzazione dell’inceneritore di Acerra, alleandosi con i casalesi e consentendo a loro ditte di realizzare i lavori necessari. Ricordo in particolare che per la fornitura del calcestruzzo Nino Alfonso aveva imposto sulla zona la ditta di Caricchio Claudio, anche approfittando di un momentaneo momento di nostra debolezza». Insomma la ditta che fornì il calcestruzzo era espressione della volontà del capo clan di un gruppo criminale diverso. Per risolvere il “contezioso” i camorristi di zona applicano ai concorrenti la loro la tangente estorsiva: «Nel 2006, a fornitura finita per ciò che riguardava la realizzazione dell’inceneritore di Acerra, mio suocero Ciro De Falco che era stato da poco scarcerato, impose a Caricchio il pagamento di una tangente estorsiva: 3 euro per ogni metro cubo di cemento scaricato». In tutto 150mila euro. Un pizzo della camorra sulla camorra.
Le dichiarazioni del pentito si vanno ad aggiungere al dato, già acquisito, dell’impiego di ditte vicine ai clan nella costruzione dell’impianto come la Edilcar, poi raggiunta da interdittiva antimafia e impegnata anche nella realizzazione della discarica di Chiaiano.
Ma non è finita. Attualmente il trasporto dei rifiuti prodotti dall’impianto è affidato a un’Ati, Associazione temporanea di imprese.  La Protezione civile, contattata da left, ha chiarito che le ditte continuano a operare fino a quando la nuova gara, già indetta, non sarà assegnata. Il contratto prevede un corrispettivo di 85 euro a tonnellata per il trasporto delle scorie e di 185 euro a tonnellata per le polveri prodotte dall’impianto. Un buon guadagno per l’Ati (formata da Rmb, Veca Sud e Systema ambiente) che dal 2010 si occupa del trasporto. Ma anche qui non mancano problemi. I Nas, nel luglio 2010, denunciarono 21 autotrasportatori della società Veca sud. Secondo i carabinieri all’andata in direzione Brescia i camion venivano riempite di ceneri velenose, mentre al ritorno, di mais destinato agli allevamenti dei bovini. Uno sfarinato contaminato dal metallo pesante. Finito, attraverso la catena alimentare, sulle tavole dei cittadini campani. A Brescia la società che riceve i rifiuti è la Systema ambiente srl, il presidente del Consiglio di amministrazione è Manlio Cerroni, il re dei rifiuti di Roma, proprietario della mega discarica di Malagrotta, che fa affari anche sul pattume di Napoli. Tra le ditte di trasporto dei rifiuti prodotti dall’impianto c’è anche la Progest spa, nel luglio 2010 coinvolta in una inchiesta sul traffico illecito di rifiuti, condotta dalla procura di Santa Maria Capua Vetere. L’attuale gestione dell’impianto è, invece, affidata all’A2a, la grande multiutiliy di Milano e Brescia. L’energia prodotta dal forno gode, per 8 anni, degli incentivi Cip6, i contributi pubblici che dovrebbero finanziare la produzione di energia da fonti rinnovabili, ma che premia economicamente anche i bruciatori di rifiuti. Nel 2010 i ricavi dell’impianto per A2a hanno sfiorato i 60 milioni di euro. Cerroni, A2a, Impregilo, le imprese locali e sullo sfondo le ditte di camorra. Acerra è, davvero, un dono di Dio. Aveva ragione Berlusconi.