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Giuseppe Pecoraro: «Il Comune vuole ancora Cerroni? Faccia pure. Io vado fino in fondo»

07_(Fonte articolo, Il Tempo, clicca qui) «Noi faremo ricorso al Consiglio di Stato, se nel frattempo il Comune di Roma, che ricordo si è costituito parte civile, ritiene di poter stipulare un contratto con chi – qualora venissero accertate le accuse – potrebbe averlo truffato diventa una questione politica, non più di mia competenza». Il prefetto di Roma Giuseppe Pecoraro, ex commissario straordinario all’emergenza rifiuti, non si aspettava la pronuncia del Tar che, l’altro giorno, ha annullato «per difetto di istruttoria e motivazione» le sue intedittive antimafia che avrebbero potuto condurre, in tempi molto stretti, alla requisizione degli impianti del Colari di Manlio Cerroni, finito agli arresti il 9 gennaio scorso nell’ambito dell’inchiesta sul ciclo dei rifiuti coordinata dal procuratore capo Giuseppe Pignatone. Signor Prefetto, come valuta la decisione dei giudici che hanno accolto in pieno le motivazioni del Colari? «Sono sorpreso». Sorpreso non in positivo, immagino. «Tenuto conto che le motivazioni alla base delle due interdittive si fondano proprio sulle tipologie di reati per cui si prevede l’interdittiva, il fatto assurdo sarebbe stato aver peccato di omissione. Io ero tenuto a firmare quei provvedimenti». I giudici della sezione prima ter del Tar del Lazio hanno invece eccepito anche sui contenuti, scrivendo tra gli altri punti che «non può disporsi l’interdittiva sulla base di sole congetture» e smontando così le ipotesi di infiltrazioni mafiose. Come se lo spiega? «Noi abbiamo lavorato partendo dai reati contestati dall’autorità giudiziaria in seguito agli accertamenti delle forze dell’ordine, nulla nasce da una presunzione». Dunque avete intenzione di proporre ricorso al Consiglio di Stato? «Certamente, proponiamo ricorso perché considero fondati i contenuti delle interdittive e anche per rispetto dell’operato delle forze di polizia e dell’autorità giudiziaria». Non è la prima volta che il Consiglio di Stato è chiamato a pronunciarsi tra le «sue» ragioni e quelle di Cerroni. Lei ha dichiarato di essersi reso conto del potere dell’imprenditore nel 2011, quando i giudici di fatto «sospesero» il suo incarico di commissario straordinario dichiarando che a Roma non c’era nessuna emergenza rifiuti. Conferma? «Ho grande rispetto per il lavoro dei giudici, fui sorpreso allora come lo sono oggi. In quel caso il Governo confermò comunque il mio ruolo con provvedimento di urgenza, e poi anche il Consiglio di Stato nel merito fece altre valutazioni». Cerroni da tempo ormai parla di complotto ai suoi danni, dice di averle chiesto cosa avrebbe dovuto fare per evitare l’emergenza e che la risposta è arrivata, indirettamente, il giorno dell’arresto. «Ma quale complotto, quando l’ho incontrato la prima volta non lo conoscevo nemmeno, gli ho detto che al pari di tutti gli altri avrebbe potuto partecipare alla gara pubblica. Io ero stato incaricato di trovare una discarica in modo chiaro e trasparente, avrei provveduto ad un esproprio e poi a una gara che non escludeva nessuno, non c’era alcun pregiudizio». Dunque non ci sarebbe nessuna sorta di «contesa» irrisolta tra voi? «Se dovessimo andare a ricercare tutte le accuse contro di me, si potrebbe dire che ho fatto una guerra. A me sembra di continuare solamente a svolgere il mio dovere puntando alla legalità». Successivamente, però, ha ammesso di aver tentato di spezzare un monopolio. «A causa di tutto quello che si è instaurato nei miei confronti e dei miei collaboratori dopo, si diceva che volevo mettere i rifiuti dentro Villa Adriana, che avrei voluto portare a Roma persone di comodo, una serie di segnali che suggerivano che tutto si voleva fare tranne che una gara pubblica, ciò che ha trovato conferma nella gestione successiva». Sempre l’avvocato, dalle pagine de Il Tempo, scrive di aspettarsi almeno le scuse da parte sua alla luce di questa decisione del Tar. Cosa risponde? «I reati di cui è accusato non sono decaduti, sarà poi la magistratura a giudicare». Ha commentato gli ultimi sviluppi col sindaco di Roma Marino? «No, ci siamo sentiti ma abbiamo parlato di altro». L’intenzione dell’amministrazione, in ogni caso, sembra quella di ripristinare i rapporti con Cerroni per la gestione dei suoi impianti, lei da ex commissario cosa avrebbe suggerito? «Ci sono tanti imprenditori, a Roma e fuori Roma, che possono presentare un piano industriale e progetti alternativi validi, come li incontrai io nell’intenzione di fare una gara, lo stesso potrebbe avvenire oggi». Il Comune dovrebbe tagliare i ponti con Colari? «Il problema è politico, non di mia pertinenza, se l’amministrazione ritiene di poter instaurare un contratto con un’impresa che, qualora fossero verificate le accuse, potrebbe averla truffata, che nel processo la vede come parte civile, sono opinioni. Io continuo ad operare sulla strada della legge, con serenità».


Rifiuti Lazio, commissione parlamentare boccia i due siti indicati dal Prefetto Pecoraro

_Verrebbe da chiedersi su che basi il Prefetto ha scelto questi due siti visto che poi sono ancora di Cerroni (uno se non altro è sicuro).

_(Fonte articolo, clicca qui). Rifiuti, emergenza vicina a Roma. Lo dice il nuovo ministro dell’Ambiente Corrado Clini che, parlando del caso Campania, ha aggiunto: «Potrebbe diventare delicata la situazione anche in Calabria e nel Lazio e questo non è possibile perché le soluzioni le abbiamo». In serata ha ribattuto il presidente della Regione, Renata Polverini: «Roma in emergenza come Napoli? Per la prima volta questa Regione si è assunta la responsabilità di mettere in campo un Piano rifiuti. Il prefetto Pecoraro sta procedendo ai passaggi vitali per evitare l’emergenza. Io auspico un maggiore senso di responsabilità da parte di tutte le forze politiche, di tutte le istituzioni del territorio».

Ma non è solo il nuovo governo ad essere preoccupato. Ieri c’è stata l’ispezione della commissione parlamentare su rifiuti ed ecomafie a Quadro Alto (Riano) e San Vittorino-Corcolle (VIII Municipio) nei due siti dove dovrebbero sorgere le due discariche provvisorie che – è l’obiettivo del prefetto Giuseppe Pecoraro, commissario straordinario – consentiranno la chiusura di Malagrotta.

Giorno di stop per la discarica più grande d’Europa: il 31 dicembre. Scontata la proroga, almeno fino a marzo. Ma per Gaetano Pecorella, Pdl, presidente della Commissione, i tempi non tornano: «A prescindere dall’idoneità dei siti, l’ipotesi di discariche provvisorie all’inizio del prossimo anno è fantascienza: non c’è ancora alcuna predisposizione delle aree e servono mesi». Se è vero quanto dice Pecorella, anche l’ipotesi di una proroga fino a marzo sarebbe insufficiente. Ultimo tassello che può fare saltare il puzzle: oggi il tribunale amministrativo regionale esaminerà il ricorso presentato da Colari (la società a cui fa capo Malagrotta) e Federlazio contro il decreto del Governo che stabiliva lo stato di emergenza per Malagrotta e nominava Pecoraro commissario. Se sarà accolto, si rischierà davvero una fase di stallo molto pericolosa, anche alla luce dell’indagine su Testa di Cane. I carabinieri del Noe (nucleo operativo ecologico) hanno sequestrato l’area, a ridosso di Malagrotta, in cui si stavano realizzando due grandi vasche per i rifiuti, secondo alcuni utili ad allargare la discarica (tesi fermamente smentita da E.Giovi, altra società a cui fa capo Malagrotta). Ieri Rossodivita e Berardo (consiglieri regionali Lista Bonino-Pannella) hanno osservato: «La differenza sostanziale che c’è tra Malagrotta e il progetto degli invasi temporanei di Riano e Corcolle è che nella prima esiste il «polder», cioè una vasca di cemento armato che dovrebbe teoricamente fermare l’inquinamento delle falde; invece, per le due discariche individuate da Pecoraro, si parla di una semplice impermeabilizzazione».

Ma torniamo all’ispezione della commissione parlamentare di ieri. Il giudizio di Pecorella (Pdl) è molto pesante. Ha sottolineato le «criticità dei siti»: «A Riano c’è la vicinanza con alcune case. Inoltre la cava di tufo è a diretto contatto con le falde acquifere che potrebbero essere contaminate dai rifiuti. A Corcolle c’è un castello del Mille sopra la discarica, ci sono case a distanza difficilmente compatibile, reperti archeologici e, soprattutto, a 800-1000 metri c’è Villa Adriana che riceverebbe il vento e gli odori della discarica. Non sta a noi stabilire l’idoneità dei siti ma abbiamo preso atto dei problemi e faremo una relazione». Simile l’opinione di un altro parlamentare della commissione, capogruppo del Pd, Alessandro Bratti: «Non spetta a noi decidere, ma abbiamo verificato incongruenze notevoli sulla scelta del sito di Riano. Ne avevamo già individuate nel corso delle audizioni. Prendiamo lo studio fatto dalla Regione sui sette siti e poi ripreso dal commissario Giuseppe Pecoraro: si tratta di proposte fatte dai privati su cui, motu proprio, la Regione non pare abbia fatto analisi particolari. Abbiamo verificato che le cave di Quadro Alto sono attive, le abitazioni distano 800-1.000 metri e la viabilità non è idonea».

Intanto, per quanto riguarda la discarica di Corcolle, va all’attacco il sindaco di Tivoli, Sandro Gallotti (centro destra): «Se apriranno la discarica vicino Tivoli, minaccio di chiudere tutte le strade di accesso a Villa Adriana, Villa d’Este e Villa Gregoriana. Non posso tollerare che la reputazione di una città che ospita due siti Unesco Patrimonio dell’Umanità e che viene visitata da centinaia di migliaia di turisti ogni anno venga sfregiata dalla presenza dei rifiuti».