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Rifiuti, i conti non tornano. Sotto inchiesta la discarica di Albano Laziale

_GRAZIE ALL’ESTENUANTE OPERATO (LEGALE, DI INFORMAZIONE ECONOMICO/SCIENTIFICA, DI MOBILITAZIONE CIVILE E DI ALTERNATIVE PROPOSTE) DEI MOVIMENTI CITTADINI, L’INCENERITORE DEI CASTELLI ROMANI E’ STATO BOCCIATO DAL TAR DEL LAZIO.

_Venerdi 21 gennaio ASSEMBLEA PUBBLICA SULL’AMPLIAMENTO DELLA DISCARICA di Roncigliano (ALBANO LAZIALE). Appuntamento a CANCELLIERA presso l’ OK CLUB via PANTANELLA ore 21:00. La cittadinanza è invitata alla partecipazione consistente.

_Sotto inchiesta la discarica di Albano. La Procura di Velletri ha acceso i riflettori sulla “contabilità” dell’invaso. I magistrati vogliono verificare se l’immondizia scaricata coincide coi soldi pagati dai Comuni per la quantità di rifiuti che producono e portano in discarica. Gli accertamenti sono affidati ai carabinieri del Nucleo operativo ecologico di Roma. Richieste di documentazione sono state inviate ai Comuni di Albano, Ardea, Ariccia, Castel Gandolfo, Genzano, Lanuvio, Marino, Nemi, Pomezia e Rocca di Papa. I militari vogliono avere le fatture emesse a favore della società che gestisce la discarica – la Pontina Ambiente – dal 1° gennaio 2005 a oggi, «avendo cura di precisare quali di queste sono state liquidate».

Le curiosità dei magistrati vanno oltre. Riguardano anche le condizioni ambientali della discarica. I pm hanno chiesto «i verbali di ispezione di sopralluogo dell’Arpa, dal 1° gennaio 2008 a oggi. E i rapporti di prova relativi ai controlli effettuati sulle diverse matrici ambientali», sempre nello stesso arco di tempo. Non vengono tralasciate neppure le carte regionali. Cioè: «Elaborati progettuali dell’impianto di discarica per rifiuti non pericolosi, con particolare riferimento a 4°, 5° e 6° livello dell’invaso. Relazioni tecniche e descrittive delle indagini geologiche e idrogeologiche e di quelle riferite agli impianti tecnologici (antincendio, di captazione biogas, raccolta percolato e altri)».

A fine 2010, per evitare che Albano non ricevesse più rifiuti perché stracolma e scongiurare un’emergenza modello Napoli, la presidente del Lazio Renata Polverini ha firmato un’ordinanza che alza i limiti della discarica. Di due invasi su sei in totale. «Le quote degli invasi IV e V risultano essere ancora inferiori rispetto a quelle del VI di circa 10 metri – scrive la Polverini – e le verifiche confermano geotecniche dimostrano che un’eventuale sopraelevazione di circa 10 metri non produrrà alcun danno». (Fonte articolo: Il Tempo, clicca qui)


Pontina Ambiente, ultimatum al Comune di Pomezia

_Quando ascolteremo un ente amministrativo od un’autorità sanitaria monitorare la corretta (o meno) gestione della discarica dei Castelli Romani vivremo, come cittadini, in una condizione di normale democrazia. Di fatto, oggi, la situazione è soltanto (o quasi) questa.

_Mentre il Lazio scopre di essere la regione italiana che fa il maggiore utilizzo delle discariche, sul litorale romano sta per esplodere un’emergenza rifiuti dalle conseguenze ancora imprevedibili. Succede a Pomezia, dove la giunta comunale ha ricevuto dall’amministratore unico di Pontina Ambiente (la società che gestisce la discarica di Albano) Francesco Rando un pesante ultimatum: «Pagate i 13 milioni di euro di spettanze arretrate che ci dovete oppure non accoglieremo più la spazzatura della vostra città». Quella del 17 maggio è la scadenza oltre la quale, se non arriveranno i pagamenti, i cancelli dell’impianto di smaltimento sulla via Ardeatina verranno chiusi all’arrivo dei camion della nettezza urbana di Pomezia. Per risolvere il problema sia Pontina Ambiente che il sindaco Enrico De Fusco hanno richiesto un incontro al prefetto di Roma.

Secondo Rando, il Comune deve all’azienda «13 milioni e 38mila euro mentre gli ultimi pagamenti effettuati – si legge nella lettera – a nostro favore risalgono al 23 ottobre 2008 e al 10 agosto 2009 come acconto di fatture relative al 2007». Somme versate per evitare che Pomezia si ritrovasse con i rifiuti per strada, esattamente come in Campania. Ma a scombussolare il pagamento delle rate sono state le conseguenze dello scandalo Aser, l’azienda che – come in decine di altri comuni, soprattutto nel Basso Lazio – deteneva dal 2000 il monopolio della riscossione dei tributi. Che però sono letteralmente spariti. E le cause civili che numerosi sindaci hanno intentato nei confronti degli ex amministratori della società – De Fusco è stato il primo a proporre un’azione legale «pilota» – alcuni dei quali arrestati, di fatto non stanno ancora portando risarcimenti nelle dissestate casse dei comuni.

Pontina Ambiente non si lascia comunque impietosire, anche perché lo smaltimento dei rifiuti costa molto. «Non è nostra intenzione rinnovare il contratto – scrive ancora Rando al sindaco – a questa amministrazione. Diamo notizia della grave situazione debitoria alla Regione Lazio, al prefetto di Roma e alla Corte dei Conti, chiedendo provvedimenti urgenti – conclude l’amministratore – e ci riserviamo di rivalerci nei confronti dei singoli amministratori comunali».

Quel che sta succedendo a Pomezia potrebbe ripetersi in altre località. Tra i Castelli e il litorale ci sarebbero infatti altre amministrazioni cittadine in difficoltà con i pagamenti riguardanti lo smaltimento. Del resto il Lazio, secondo il rapporto reso noto da mercoledì dall’Ispra (istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale) è la regione italiana che porta in discarica la maggior quantità di rifiuti: oltre 2 milioni e 800 mila tonnellate corrispondenti all’86 per cento. Soltanto il Comune di Roma ne invia quasi 1,5 milioni. Mentre con il 12,9 per cento, la nostra regione ottiene il peggior risultato, relativamente alla raccolta differenziata, di tutto il centro Italia. (Fonte articolo, Il Corriere della Sera, qui)