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Rifiuti, scorie e inquinamento. Ca’ del Bue: ecco il progetto

_Il Corriere della Sera ormai allineato con rigore alla lobby dell’incenerimento spiega dettaglio per dettaglio il nuovo (obsoleto) inceneritore di Ca’ del Bue. Al Corriere anzichè sviscerare impianti moderni come Vedelago o come quelli del Consorzio Priula continuano a parlare di questi dinosauri nello smaltimento rifiuti. Con un’unica variante, i “termovalorizzatori” al contrario dei dinosauri non si sono ancora estinti.

_(Fonte articolo, clicca qui). Un impianto pensato per bruciare rifiuti 24 ore al giorno, sette giorni su sette (ad eccezione dei giorni di manutenzione programmata), per un totale di circa 190mila tonellate l’anno, non meno di 600 al giorno per mantenere i forni in temperatura: questo prevede il progetto preliminare (che il Corriere di Verona ha avuto modo di consultare) per la nuova sezione di incenerimento di Ca’ del Bue, che verrà illustrato questa mattina nella sede di Agsm, nella prima riunione della Conferenza dei servizi, dai tecnici di Urbaser, l’azienda spagnola che si è aggiudicata il bando per la progettazione, costruzione e gestione (per 25 anni). L’iter prevede che, solo al termine della Conferenza (cui partecipano Comune di Verona, Provincia, Vigili del fuoco, Enav e rappresentanti dei comuni confinanti), il progetto verrà sottoposto alla valutazione d’Impatto Ambientale (Via). Poi, potranno iniziare i lavori: a inizio 2013, secondo le stime di Agsm.

Che cosa brucerà Costruito nell’ormai lontano 1989 e chiuso dal 2006 senza mai aver funzionato davvero, Ca’ del Bue verrà rivoluzionato, anche se il nuovo impianto sarà «per quanto possibile autonomo e svincolato dall’esistente ». L’esistente sono i vecchi forni a «letto fluido», mentre il «nuovo impianto» prevede forni «a griglia mobile», raffreddati ad acqua. Al loro interno, verranno bruciati rifiuti solidi urbani e rifiuti speciali non pericolosi, ma non rifiuti chimici e/o ospedalieri. Al loro arrivo, i rifiuti verranno monitorati – anche attraverso controlli di radioattività -, pesati e conferiti in un’apposita sezione di stoccaggio, capace di ospitare circa 1.900 tonnellate. Bruciando rifiuti, Ca’ del Bue produrrà necessariamente una certa quantità di scorie: 18.300 tonnellate l’anno di «sottovaglio» (la frazione pesante) e 6.100 di «sopravaglio» (la frazione leggera), più 8.244 di ceneri leggere. La prima tipologia di scorie sarà inviata al centro di recupero inerti, la seconda in discarica; anche le ceneri saranno inviate all’inertizzazione, dopo essere state disperse in una matrice di idrossido di calcio. Ca’ del Bue non si limiterà a incenerire rifiuti, ma produrrà anche energia: solo così (e grazie a certificati «verdi» garantiti per 15 anni) sta in piedi il piano economico predisposto da Urbaser. Il vapore delle caldaie alimenterà una turbina da 24.400 KW al massimo carico continuo.

Quanto inquinerà Le possibili criticità del progetto sono state analizzate su un’area «vasta» con un raggio di 5 km, estesa anche ai centri dei comuni confinanti (San Giovanni Lupatoto e San Martino Buon Albergo). Per stessa ammissione dei tecnici, è la componente «Atmosfera» quella più influenzata dal nuovo intervento, in termini di impatto ambientale. Tutte le sostanze che, nonostante la doppia filtrazione, usciranno dai camini di Ca’ del Bue saranno in ogni caso, secondo i tecnici di Urbaser, largamente inferiori ai limiti di legge, non solo italiani: per le polveri, il valore medio previsto è un terzo del limite tedesco. Secondo i tecnici Urbaser, l’impatto più critico (ma comunque nei limiti) sarà quello dell’ossido di azoto: i valori più alti sarebbero comunque concentrati in prossimità dell’impianto (una concentrazione oraria massima di 20 microgrammi per metrocubo) e si ridurrebbero di quattro volte sui centri di San Giovanni Lupatoto e San Martino Buon Albergo. A tutto questo vanno aggiunti i 18mila viaggi ogni anno di automezzi diretti all’impianto, che avranno comunque un impatto definito «modesto » sulla viabibilità oggi esistente. I contrari all’impianto obietteranno che Ca’ del Bue si trova già in un’area altamente inquinata. Dal monitoraggio dei dati delle tre stazioni di qualità dell’aria della zona – uno a Ca’ del Bue, uno a Ca’ Sorio (distante un km), l’altro a Matozze (distante 2 km) – emergce che proprio a Ca’ del Bue, già oggi, ci sono i valori più alti di biossido di azoto. Mentre per le Pm10, pur ritenendo di non avere dati «confrontabili », i tecnici ammettono che «è probabile che questo parametro presenti concentrazioni critiche, come d’altra parte succede in tutta l’area della pianura padana». Allo stesso tempo, viene annotato che non c’è stata tuttavia alcuna variazione di rilievo dal primo semestre 2006, quando è stato spento il termovalorizzatore.

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Veneto è boom del riciclo, non ci sono rifiuti per l’inceneritore Ca’ del Bue

> Veneto è boom riciclo, discariche e inceneritori senza rifiuti. Clicca qui.

_(Fonte articolo, clicca qui) Il sindaco, dati alla mano, rilancia la sfida alla luce dei dubbi sollevati dall’assessore regionale Massimo Giorgetti. Zerman: «Chi garantirà 500 tonnellate al giorno quando già ora la potenzialità dei tre inceneritori veneti è sfruttata solo a metà? L’impianto è business, non una necessità». Un altro assessore regionale, Massimo Giorgetti, segnala la drastica riduzione nella produzione di rifiuti indifferenziati e pone il problema di quali saranno bruciati dai nuovi forni a griglia dell’inceneritore di Ca’ del Bue. Un interrogativo, quello posto dall’assessore, che conforta San Giovanni Lupatoto, da sempre ostile all’impianto. Giorgetti, parlando della discarica di Ca’ Filissine a Pescantina e di rifiuti sulle pagine de L’Arena, ha posto il problema della decrescente percentuale di rifiuti urbani raccolti e ha sottolineato la «necessità di chiarire la provenienza dei rifiuti trattati a Ca’ del Bue, considerato che il project financing deve garantire le quantità necessarie ad ammortizzare l’impianto».
Ricordiamo che il project financing in corso di approvazione prevede una spesa, a carico dei privati, di circa 120 milioni di euro per realizzare l’impianto in cambio della gestione per 25 anni.
Le dichiarazioni di Giorgetti, che ha confermato l’interrogativo su chi garantirà in questo scenario le 500 tonnellate al giorno che dovrebbero essere bruciate a Ca’ del Bue, vanno ad aggiungersi a quelle dell’assessore all’Ambiente Conte, che la settimana scorsa aveva reso noto che gli inceneritori veneti sono sottoutilizzati.
La presa di posizione dell’assessore regionale ai Lavori pubblici è stata valutata con interesse da Fabrizio Zerman, sindaco di San Giovanni e primo oppositore dell’inceneritore: «Probabilmente l’assessore Giorgetti ha letto il rapporto dell’Agenzia regionale per la prevenzione e protezione ambientale e si è resoconto di quanto sia inutile l’impianto in fase di appalto. Nel rapporto Arpav sui rifiuti traspare infatti con tutta evidenza che Ca’ del Bue non serve».
Zerman aggiunge: «La potenzialità dei tre inceneritori operativi in Veneto – Fusina, in provincia di Venezia, Padova, e Schio – è per circa metà da sfruttare. Nel 2010, a fronte di una capacità di incenerimento di 971 tonnellate al giorno per i tre impianti, i vari forni hanno bruciato mediamente 559 tonnellate giornaliere. Vuol dire che i tre inceneritori sono in grado di smaltire altre 412 tonnellate al giorno. In questo scenario qualcuno pensa di realizzare anche Ca’ del Bue, che brucerà 500 tonnellate al giorno».
I dati sono desunti dal rapporto Arpav che evidenzia come a fronte di una potenzialità di 354 mila tonnellate l’anno, nel 2010 i rifiuti urbani inceneriti siano stati soltanto 204 mila. E’ questo lo scenario al quale fa riferimento l’assessore Giorgetti. «Ponendo il tema della provenienza dei rifiuti che verranno bruciati a Ca’ del Bue, Giorgetti giustamente si chiede quali rifiuti verranno inceneriti alla basse di San Michele, dato che in Veneto gli inceneritori già oggi se li disputano l’uno con l’altro».
E prosegue: «Restiamo fermamente contrari all’inceneritore per ovvi e fondati motivi di tutela della salute ma ricordiamo che pochi giorni fa il direttore generale dell’Agsm, Giampietro Cigolini, ha affermato che i rifiuti trattati a Ca’ del Bue saranno solo quelli della provincia di Verona e di parte della provincia di Vicenza. Ora, in Regione ci sono due assessori, Giorgetti e Conte, dubbiosi sull’utilità di Ca’ del Bue. Spero che, coerentemente, si prenda atto della situazione e venga bloccato, fin che siamo in tempo, l’iter autorizzativo. Faremo una proposta di legge per modificare il piano rifiuti regionale. Il re è nudo: Ca’ del Bue è solo un’opportunità di business, non una necessità».
Rincara Daniele Turella, presidente del Consiglio comunale lupatotino: «Avviamo su questo un confronto pubblico serio, supportato da dati certi, che certifichino l’inutilità dell’impianto. La Regione sia inoltre coerente con le dichiarazioni dei suoi autorevoli esponenti e blocchi la riattivazione dell’ inceneritore».