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Storia di un fallimento

_Qualcuno può dire all’ Ad di Ama Panzironi che la gara d’appalto c’è già stata visto che l’impianto veniva assegnato mesi e mesi fa per mezzo di CONTRATTAZIONE PRIVATA (sic!)? La realtà è che l’inceneritore ad Albano rappresenta il fallimento totale di chi credeva di venire ai Castelli Romani e creare una speculazione rifiuti sulla pelle e sulle tasche degli onesti cittadini, il tutto a suo tempo e piacimento.

_SABATO 23 OTTOBRE, ORE 15:00 CORTEO CONTRO L’INCENERITORE DEI CASTELLI ROMANI. ALBANO LAZIALE, P.ZZA GIUSEPPE MAZZINI. PERCORSO: ALBANO LAZIALE, ARICCIA, GENZANO DI ROMA.

_L’amministratore delegato di Ama, Franco Panzironi, al termine della conferenza stampa sulla raccolta dei rifiuti ingombranti tenutasi stamane in Campidoglio, ha parlato del nuovo gassificatore di Albano la cui costruzione dovrebbe partire dopo che il Tar darà il via libera.”Se il Tar darà via libera per la costruzione del gassificatore di Albano, Ama, insieme ad Acea e Pontina Ambiente di Cerroni, è pronta per la gara – ha dichiarato Panzironi – Abbiamo già pronto il progetto il cui costo complessivo per la realizzazione è di 200 milioni di euro” (Fonte: clicca qui)

_Lui non lo dice, ma potrebbe essere benissimo questo vecchio adagio il motto di Franco Panzironi. L’amministratore delegato dell’Ama ha le idee ben chiare, infatti, quando parla dello sviluppo della municipalizzata, che potrebbe passare anche attraverso Malagrotta, il gassificatore di Albano e il Consorzio Gaia. Tre partite in cui Ama «ha tutte le carte in regola» per giocarsela anche con i privati. Anche perché i conti dell’azienda sono a posto. «Quando siamo arrivati il capitale non esisteva più. L’aumento di capitale è servito per garantire con le banche il prestito da 700 milioni di euro da restituire entro il 2021 e necessario per ripianare il debito. Oggi tutta l’attività corrente è coperta con le entrate dell’azienda», spiega Panzironi, che aggiunge: «La gestione dell’intero ciclo dei rifiuti consentirebbe di avere ulteriori entrate anche da soggetti terzi a fronte di un investimento che finirebbe per tradursi in un servizio migliore per i cittadini». Investimento che le banche garantirebbero. L’idea di Panzironi è nota da sempre ed è pronta a trasformarsi in un piano industriale vero e proprio: fare di Ama un’azienda in grado di gestire completamente e in maniera autonoma l’intero ciclo dei rifiuti. Per migliorare il servizio ai cittadini, far pagare loro una tariffa magari più bassa e, al contempo, produrre utili da clienti terzi, come altri Comuni ad esempio. Capitolo Malagrotta: la chiusura della discarica, prorogata in deroga dal 2005, è prevista per dicembre. Ma Panzironi frena: «È chiaro che entro dicembre bisogna decidere, ma prima serve un indirizzo politico. Spero che, in questo senso, il sindaco Alemanno e la governatrice Polverini facciano chiarezza. In ogni caso si attende il Piano regionale dei rifiuti della Regione Lazio, atteso prossimamente, che dovrà definire i tempi di chiusura della discarica e le alternative a Malagrotta». Sul gassificatore di Albano, invece, Panzironi si dice pronto a partire anche subito: «Se il Tar dà l’ok, siamo pronti a partire con la realizzazione del gassificatore di Albano». La pronuncia dei giudici amministrativi sui vari ricorsi contro la costruzione dell’impianto presentati dai comitati di quartiere che ne contestavano l’elevato impatto ambientale è prevista entro la fine del mese. Dopodiché, se il Tar stabilirà l’effettiva realizzabilità del gassificatore, si potrà procedere alla pubblicazione della gara d’appalto per la sua realizzazione. L’impianto ha un costo di circa 200 milioni di euro. «Ama ha tutte le carte in regola per partecipare alla gara e aggiudicarsela», garantisce Panzironi. Le dichiarazioni di Panzironi trovano il consenso di Donato Robilotta (Pdl): «Già si è perso molto tempo. Abbiamo carenza d’impianti. Per quanto riguarda gli impianti di Tmb, che trasformano i rifiuti in Cdr, rispetto a quelli in funzione di Viterbo, Malagrotta 1 e 2, Albano, Salaria e Rocca Cencia, mancano quelli autorizzati con decreto del commissariale n. 24 del 2008 di Bracciano, Guidonia, Colleferro e Latina per arrivare a trasformare circa 2.265.000 tonnellate di rifiuti in oltre 700.000 tonnellate di Cdr. A regime avremo oltre 900.000 tonnellate di Cdr da smaltire e da cui ricavare energia. Mentre gli impianti attualmente in funzione, quelli di San Vittore (2 linee), Colleferro (2 linee) e Malagrotta (1 linea), arrivano appena a smaltirne circa 390.000: i rifiuti finiscono ancora per il 75% in discarica. Bisogna accelerare le gare per la costruzione degli impianti di Tmb autorizzati e iniziare immediatamente la costruzione dell’impianto di Albano e la costruzione delle altre due linee del gassificatore di Malagrotta. Solo così si scongiurerà in maniera definitiva l’emergenza rifiuti». Sul Consorzio Gaia, invece, il discorso è più complicato. Tanti Comuni che ne fanno parte sono morosi; altri minacciano da anni di uscirne; due inchieste giudiziarie (una sullo smaltimento dei rifiuti e una sulla distrazione di fondi) sono ancora pendenti; in cassa non c’è più un centesimo; le due gare già espletate sono andate deserte. In ogni caso Comune di Roma e Ama sono pronti a tuffarsi in quest’avventura che per la municipalizzata potrebbe costituire un ottimo investimento. Ad alcune condizioni però. «Le gare così come sono state concepite sono sbagliate. Non si può far pagare dieci una cosa che vale uno. Gli impianti vanno ammodernati, tutto funziona a singhiozzo. Come Ama siamo interessati, come del resto lo sono anche il Campidoglio e la Regione. Speriamo si faccia chiarezza» (Fonte articolo, clicca qui)


L’Ama spreca la differenziata!

_Sono le 13.05 di lunedì 8 marzo quando un Tir di colore rosso fa il suo ingresso dentro l’impianto Ama che produce il compost, a Maccarese. Lo vediamo entrare nella costruzione in legno lamellare dove sono ammassati i rifiuti organici, frutta e verdura che i romani hanno diligentemente affidato alla raccolta porta a porta perché non finiscano in discarica, ma vengano trasformati in fertilizzante di qualità. Si avvicina una ruspa che comincia a pescare nel mucchio e a caricare sul Tir i sacchetti gialli dell’umido. L’operazione dura circa una mezz’ora, poi, alle 13.38, il tir, che reca scritto “Boccato Ghiaia srl. Salgareda, Treviso”, riprende la strada da dove è venuto fino a imboccare l’A1 direzione nord.

“La scena si ripete già da un po’ di giorni, quei rifiuti vengono portati all’azienda Sesa a Padova, specializzata nella produzione del compost”, denuncia il consigliere comunale del Pd Massimiliano Valeriani. Chiamato al telefono, l’amministratore delegato della Sesa, l’ingegner Angelo Mandato, conferma: l’Ama ha chiesto aiuto all’azienda padovana per caricare e trattare l’umido e paga la Sesa per il servizio.
“La nostra azienda, che è composta al 51% da capitale pubblico – spiega Mandato – ha una capacità di trattamento di 300 mila tonnellate all’anno e si è trovata spesso a fare da impianto di supporto a stabilimenti in emergenza, soprattutto in Veneto, ma anche a Torino, in Brianza e in questi giorni a Roma”. Dunque, parte della frutta e verdura che i romani smaltiscono separatamente non viene lavorata a Maccarese, impianto pubblico esclusivamente realizzato per la produzione del compost, ma prende la strada di Padova, naturalmente con un surplus di spesa.

Perché? Come si può leggere dal sito della stessa Ama, l’impianto di Maccarese, situato in via dell’Olmazzeto, a due passi dalla spiaggia di Fregene, ha una capacità di trattamento di 88 tonnellate al giorno. E forse ora, con l’estensione del porta a porta a varie zone di Roma, quello stabilimento non basta più. In altre parole, ai comportamenti più virtuosi dei romani, non ha corrisposto un adeguamento dell’impiantisca. Ai 30mila abitanti di Decima, Colli Aniene e Massimina coinvolti nel porta a porta negli anni 2007-2008, si sono aggiunti gli oltre 100mila del Villaggio Olimpico, del centro storico, del Torrino Sud, dell’Aventino, di San Saba e Testaccio, ai quali nel 2009 è stata estesa la nuova modalità di raccolta. Un’immensa macchina di produzione dell’umido che però non può concludere il suo ciclo interamente nella capitale, passando dalla raccolta differenziata al recupero, perché lo stabilimento scoppia. Proprio come è capitato a volte per l’impianto di selezione del multimateriale a Rocca Cencia, sempre dell’Ama. Qui, alte pareti di plastica, vetro e alluminio hanno stazionato per giorni fuori dello stabilimento in attesa di essere lavorate.

Ma potrebbe essere anche un altro il motivo per cui una parte dell’umido dei romani se ne va a Padova. Maccarese è entrata in funzione alla fine del 2002 per produrre unicamente compost di qualità, utilizzato per l’agricoltura e la florovivaistica. Il compost di qualità richiede solo tre componenti: frutta, verdura e legno. Forse i rifiuti organici conferiti dai romani e poi raccolti dagli operatori dell’Ama non sono così pregiati. Cos’è che non ha funzionato? (Fonte articolo, qui)