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Gassificatore Castelli Romani, domani i primi ricorsi al TAR

Il Tar del Lazio si esprimerà domani, 11 novembre, sui due ricorsi presentati dal Coordinamento No Inc per bloccare l’inizio dei lavori del gassificatore di Roncigliano. Per addentrarci meglio nelle tematiche legali che stanno dietro al lavoro del Tribunale Amministrativo Regionale, Castellinews.it ha intervistato Daniele Castri del gruppo legale del Coordinamento che lotta contro la realizzazione dell’impianto. «L’11 ci sono due udienze di merito, entrambe in mattinata. Sono rispettivamente la prima udienza del primo ricorso, verso le 9, e la prima udienza per il secondo ricorso, verso le 10. Il primo verte sulla questione della prima e seconda valutazione d’impatto ambientale e sull’intervento di Di Carlo, ex Assessore ai rifiuti, e il secondo invece riguarda il decreto di pubblica utilità di Marrazzo che è venuto prima della conferenza dei servizi». Quindi non è stata rispettata la procedura. «Prima di sentire i competenti a livello igenico-sanitario territoriale dell’Asl RmH, il Governatore ha inteso forzare la mano a livello istituzionale, approvando un decreto per scavalcare una serie di limiti come quelli paesaggistici e urbanistici». A questo proposito Castri ci illustra brevemente quali sono i punti d’appoggio dei due ricorsi, cioè le motivazioni e i contenuti secondo i quali il lavoro di realizzazione della struttura per il trattamento dei cdr dovrebbe fermarsi. «Ci sono due elementi fondamentali: un parere contrario dell’Asl RmH di maggio 2009 e il parere di sei tecnici che hanno smontato punto per punto tutti gli elementi su cui si basano le certezze di Regione e Coema». Entriamo nel merito delle due motivazioni. «La prima ci dice che Messineo e Cicogna, i due direttori del dipartimento ambiente dell’Asl RmH, che è l’unica competente a livello territoriale per le questioni igenico-sanitarie, sottoscrivono che questo impianto è di tecnologia assolutamente innovativa e che non ha uguali al mondo. Né la Regione, né il Coema possono dimostrare che produrrà un livello di inquinamento alcalino pari a quello raffreddato ad acqua». La seconda è che «il Coordinamento in questi mesi ha affidato ad un gruppo di sei tecnici, due ingegneri, due chimici e due fisici, il compito di valutare le schede tecniche dell’impianto di cui parliamo. Questi hanno emesso un parere negativo. Per questo abbiamo incentrato il terzo ricorso sull’aspetto tecnico dell’impianto». Che cosa si aspetta il Coordinamento da questa “giornata in tribunale”, c’è ottimismo? «Abbastanza, abbiamo smontato tutto il percorso amministrativo dell’impianto. Secondo noi ci sono buone probabilità, anche perché la procedura viola le norme nazionali quadro in materia di gara d’appalto. Non ce n’è una in nessuna fase. Inoltre non hanno tenuto conto di quattro pareri scientifici contrarti dell’Asl RmH che, ricordiamo, è l’unico che ha competenze in tematiche ignico-sanitarie». Proprio su quest’ultimo aspetto Castri ci tiene a precisare un aspetto che potremmo definire politico: «bisogna anche tenere conto che i due direttori sono di nomina regionale, quindi, fra virgolette, questi si sono giocati il posto dando il no definitivo all’impianto. Eppure l’hanno fatto, perché evidentemente lo ritengono un’assurdità». Fonte articolo, qui.


Gassificatore Albano, Rugghia: “Ripensarci è doveroso, giusto e responsabile”

RUGGHIADopo la sospensione dell’autorizzazione dell’impianto avanzata da Astorre e Ponzo e le dichiarazioni di Gasbarra, parla il deputato del Partito Democratico sull’inceneritore di Roncigliano: Antonio Rugghia. “La produzione regionale è appena sufficiente per tenere in esercizio una sola delle due linee di Colleferro. È sensato dire che nel Lazio proprio non servono nuovi impianti.” Finora le contestazioni al gassificatore di Albano sono state motivate da ragioni d’impatto ambientale e dalle preoccupazioni per la salute dei cittadini. Dopo quello che è accaduto a Colleferro nessun politico, nessun uomo delle Istituzioni, può permettersi di sottovalutare tali legittime preoccupazioni. Per questo è molto apprezzabile la richiesta di sospensione dell’autorizzazione dell’impianto avanzata da Bruno Astorre e da Carlo Ponzo. Allo stesso modo sono condivisibili le opinioni espresse da Enrico Gasbarra e il suo invito ad accogliere le rivendicazioni dei comitati e degli amministratori locali. Vorrei però motivare con altri argomenti la mia contrarietà alla costruzione del gassificatore, partendo proprio dal piano regionale dei rifiuti, dai dati e dalle previsioni in esso contenuti che supportano la scelta di incrementare, portandole a nove, le linee di termovalorizzazione (o gassificazione) dei rifiuti.  Attualmente, a regime, gli impianti di Colleferro, Malagrotta e San Vittore, hanno bisogno di circa 500 mila tonnellate di Cdr (combustibile da rifiuto) per generare energia elettrica e ridurre, nel contempo, il conferimento in discarica. Quando andranno in funzione tutti i nove impianti previsti dal piano, serviranno 700 mila tonnellate/anno di Cdr. Insomma, secondo le finalità del piano regionale approvato nel 2008, per chiudere il ciclo dei rifiuti limitando progressivamente il conferimento in discarica, c’è bisogno di portare la raccolta differenziata ai livelli previsti dalla legge e di alimentare gli impianti trasformando l’immondizia in Cdr. Il piano, a giustificazione dei nuovi impianti, compreso Albano, prevede nella nostra regione una produzione di Cdr pari a 500 mila tonnellate per l’anno 2009 e di 700 mila tonnellate per l’anno 2011. C’è però un però ed è grande come una casa: nel 2008 la quantità di Cdr prodotto nel Lazio, e idoneo per essere bruciato, è stata di circa 60 mila tonnellate e per il 2009 non è prevedibile una variazione significativa di questo dato. Come abbiamo visto servirebbero 500 mila tonnellate di combustibile da rifiuto per gli impianti attualmente in funzione di Malagrotta, Colleferro e San Vittore, mentre la produzione regionale è appena sufficiente per tenere in esercizio una sola delle due linee di Colleferro. È sensato dire in questa situazione che nel Lazio proprio non servono nuovi impianti. In audizione alla commissione bicamerale sui rifiuti il comandante del nucleo operativo ecologico dei carabinieri di Roma ha dichiarato: «Gli impianti di termovalorizzazione nel Lazio sono sufficienti, vi sono molte linee: tre a Malagrotta, una delle quali è partita e due sono in fase di avvio, due a Colleferro, tre a San Vittore e si parla di Albano, anche se non è certo che l’impianto verrà realizzato, tenuto conto che questi impianti bruciano centinaia di migliaia di tonnellate di Cdr l’anno, che il Lazio, tra l’altro, non produce». Il gassificatore di Albano una volta acceso dovrà funzionare 24 ore su 24 e se non sarà disponibile il Cdr potrebbe ripetersi ciò che è avvenuto a Colleferro, dove l’indagine della magistratura ha accertato che nel termovalorizzatore veniva bruciato di tutto. Ripensarci è giusto, doveroso, responsabile. Fonte articolo: Castellinews


“Sospendere l’AIA su Albano”

«Chiediamo che venga sospeso l’iter autorizzativo del gassificatore di Albano». È l’appello di Bruno Astorre, Presidente del Consiglio regionale del Lazio e Carlo Ponzo, Presidente della Commissione Bilancio, che in una nota hanno spiegato i motivi del loro no: «Riteniamo che la richiesta che avanziamo al Presidente Piero Marrazzo sia equilibrata e che, a fronte di una scelta strategica di grande rilievo, meriti tutte le dovute attenzioni e non deve provocare accelerazioni poco ponderate. Come emerso dalla recente audizione in Commissione Ambiente del Consiglio, presenti i comitati e le associazioni locali, contrari al gassificatore, si è stabilito l’avvio di un’indagine conoscitiva di tutte le questioni sollevate dai comitati, attraverso una richiesta di documentazione e audizioni con le strutture tecniche regionali, che hanno seguito sin qui la fase procedurale per l’autorizzazione all’impianto».  «È evidente a questo punto che, visti anche i ricorsi pendenti al Tar – si legge nella nota – sia opportuna una sospensiva dell’iter autorizzativo sino alle sentenze, un atto che certamente aiuterebbe il confronto con le comunità locali, come richiesto dai Sindaci del territorio. Al contempo, appare chiaro che debbano essere definiti la chiusura della discarica di Roncigliano e l’avvio di investimenti straordinari sul quadrante Albano, Pomezia e Ardea, sì da migliorare servizi, infrastrutture qualità della vita. La scelta strategica della Regione Lazio è inequivocabile: aumentare la raccolta differenziata attraverso un impegno finanziario per 210 milioni di euro, finanziamento di portata straordinaria, mai accaduto in passato».  «A ciò si aggiunga che la Provincia di Roma ha già finanziato decine di Comuni, per aumentare la raccolta differenziata, raggiungendo risultati importanti. Grazie alle politiche del centrosinistra, della Regione Lazio e della Provincia di Roma, oggi i cittadini possono contare su scelte strategiche serie, su una politica dei rifiuti concreta, non populistica e demagogica, ma volta a far uscire il Lazio da una fase emergenziale e commissariale». (Fonte articolo: Castellinews)