Articoli con tag “Acqua avvelenata

Riassunto della situazione acque “potabili” nei castelli romani

Come promesso tempo fa, continuiamo con l’informazione sulle acque “potabili” dei castelli romani.

Ringraziamo il Dott. Aldo Garofalo.

Alleghiamo un elenco delle acque a “codice rosso” distribuite da Acea nei Castelli e analizzate da Arpa Lazio tra il 2010 e i primi mesi del 2011.

Ariccia centro, superamento contemporaneo dei limiti di arsenico, fluoro e vanadio:

fontanella pubblica

As

F

Va

limiti legali

10g/L

1,5mg/L

50g/L

Corso Repubblica

31/05/2010

16

2,0

61

Lanuvio tra maggio 2010 e marzo 2011: sforamenti generalizzati dei limiti sia in centro che in zone periferiche, ma a piazza Ugo La Malfa per 9 mesi consecutivi l’acqua della fontanella pubblica conteneva valori altissimi di arsenico, fluoro e vanadio:

fontanella pubblica

As

F

Va

limiti legali

10g/L

1,5mg/L

50g/L

via Gramsci

31/05/2010

19

1,3

40

piazza U. Lamalfa

07/06/2010

22

2,3

64

via Gramsci

24/01/2011

12

1,1

32

piazza U. Lamalfa

24/01/2011

19

2,3

64

piazza U. Lamalfa

02/02/2011

19

2,2

64

piazza A. Moro

04/03/2011

18

1,5

41

via Laviniense

04/03/2011

16

1,5

39

Genzano, il controllo è stato limitato al pozzo Piagge e non comprendeva le zone Appia vecchia, Montecagnoletto e Landi, tuttavia segnala il superamento dei limiti dell’arsenico per 8 mesi consecutivi:

fontanella pubblica

As

F

Va

limiti legali

10g/L

1,5mg/L

50g/L

via Pedica, (da pozzo Piagge)

07/06/2010

14

1,1

35

via Pedica, (da pozzo Piagge)

02/02/2011

15

1,1

38

Marino è stata monitorata a fondo con oltre 100 controlli nel 2010 e formalmente tutte le acque rientravano nei limiti di arsenico e vanadio. In realtà, a differenza di altri comuni dei Castelli a Marino il vanadio è compreso tra 36 e 42 microgrammi/L nella quasi totalità delle acque.

A Velletri è stato accertato uno dei più gravi livelli di sforamento limiti dell’acqua distribuita alla cittadinanza:

fontanella pubblica

As

F

Va

limiti legali

10g/L

1,5mg/L

50g/L

via Le Corti, da pozzo Le Corti

24/05/2010

19

1,1

24

via del Paradiso

30/07/2010

37

1,7

32

via Le Corti, da pozzo Le Corti

17/08/2010

20

1

26

piazza Garibaldi

31/08/2010

53

2,2

41

via del Paradiso viaVelletrano

31/08/2010

51

2,1

41

via delle Mura, fontanella

01/09/2010

22

0,9

23

via Lata, fontanella

01/09/2010

57

2,4

43

via del Corso, fontanella

17/09/2010

44

1,9

37

via Lata, fontanella

17/09/2010

44

1,9

37

via Ottavia, fontanella

07/10/2010

57

2,3

39

Corso della Repubblica

07/10/2010

58

2,1

39

via Lata, fontanella

15/10/2010

31

1,7

26

via di Castello

18/10/2010

30

1,4

25

via di Castello

18/10/2010

39

1,8

32

Corso della Repubblica 277

18/10/2010

29

1,4

24

piazza Caduti del lavoro 19

18/10/2010

24

1,2

20

vicolo S. Francesco 15

18/10/2010

22

1,2

18

La fontanella pubblica angolo via Velletrano è adiacente ad una affollatissima scuola media che riapriva il giorno dopo e quella di piazza Garibaldi è usatissima sempre e si trova nella più grande e frequentata piazza del paese. Caso gravissimo e con pochi precedenti in cinque diverse zone nel periodo agosto-ottobre 2010 i valori di arsenico erano superiori a 50 g/L.

Ma il caso dell’Ospedale Colombo di Velletri è allucinante come certificato dalle analisi fatte a dicembre scorso. Per inciso la struttura Ospedaliera si avvale di due pozzi locali le cui acque contengono quantità incredibili di arsenico (72-96 g/L) e fluoro (3,2 mg/L) e quindi debbono essere trattate, si presume con osmosi inversa, prima di utilizzarle. E’ semplicemente folle la decisione di avvalersi di tali pozzi la cui depurazione per osmosi comporta uno scarto d’acqua del 25% che finisce al mare con livelli di arsenico intorno a 350 g/L.

L’Arpa ha accertato che nei giorni precedenti Natale l’impianto di trattamento non funzionava minimamente e l’acqua utilizzata anche in reparti delicatissimi come il neonatale era come quella che usciva dai pozzi e quindi pericolosissima:

Pozzi 1-2

As

F

Va

limiti legali

10g/L

1,5mg/L

50g/L

ospedale Velletri

21/12/2010

88

3,2

30

lavaggio stoviglie
ospedale Velletri

21/12/2010

90

3,2

31

medicheria neonatale

Dopo venti giorni passati a mettere pezze all’impianto per farlo funzionare, l’arsenico, anche se più basso, era ancora oltre il limite di legge:

ospedale Colombo

11/01/2011

13

6

dopo trattamento
ospedale Colombo

11/01/2011

13

7

lavaggio stoviglie
ospedale Colombo

11/01/2011

12

6

lavello medicheria

Lariano, ha avuto nel corso del 2010 livelli molto alti di arsenico, solo in parte rientrati nei primi mesi del 2011:

fontanella pubblica

As

F

Va

limiti legali

10g/L

1,5mg/L

50g/L

piazza Centogocce

03/03/2010

22

1,3

30

piazza L. Bross

03/03/2010

15

1

35

piazza Centogocce

16/07/2010

19

1,1

27

Un saluto a tutti e cercate di diffondere le informazioni, e ricordate delle date IMPORTANTISSIME a cui non dobbiamo mancare:

12/13 GIUGNO, VOTA 4 SI AL REFERENDUM SU ACQUA, NUCLEARE E LEGITTIMO IMPEDIMENTO.

18 GIUGNO ORE 15:30 PIAZZA MAZZINI, ALBANO LAZIALE, CORTEO CITTADINO CONTRO L’INCENERITORE E CONTRO L’AMPLIAMENTO DELL’ILLEGITTIMA DISCARICA DEI CASTELLI ROMANI.


Discarica di Albano, smaltire i rifiuti qui costa il doppio rispetto a tutto il Lazio

Aggiornamenti stampa inceneritore:

• 10 Comuni in lotta con i “No Inceneritore”. Clicca qui. (Cliccare sull’articolo per ingrandire)

• Inceneritore Albano, i sindaci uniti anche davanti al Consiglio di Stato. Clicca qui.

Aggiornamenti stampa emergenza acqua:

• Anche Ariccia chiude i rubinetti. Clicca qui. (Cliccare sull’articolo per ingrandire)

• Arsenico, si allarga la mappa dei divieti. Clicca qui. (Cliccare sull’articolo per ingrandire)

(Fonte articolo, Roma Today, clicca qui). Dai microfoni di Radio Libera Tutti, la web radio dei Castelli Romani, Daniele Castri rappresentante legale del Comitato No Inc che si oppone alla costruzione dell’inceneritore di Albano, ha denunciato come i costi della gestione dei rifiuti nei Castelli Romani abbiamo livelli altissimi, quasi il doppio rispetto al resto della Regione Lazio, il tutto per un decreto del 2006 che favorisce la Pontina Ambiente che gestisce la discarica in cui sversano i rfiuti dieci comuni. Durante un’intervista rilasciata lo scorso lunedì nella trasmissione di approfondimento “A passeggio con Melampo” Daniele Castri ha raccontato come nella preparazione dell’istruttoria per il ricorso al TAR contro la costruzione del termovalorizzatore si sia imbattuto insieme ai colleghi avvocati e commercialisti in una serie di fatture attestanti i costi della gestione dei rfiuti e lo sversamento dei rifiuti nella discarica di Roncigliano a partire da marzo 2006.

Il costo dello smaltimento dei rifiuti nelle discariche della Regione Lazio è regolato da alcuni decreti e per i Castelli Romani sono molto più alti rispetto alla media grazie ad un decreto straordinario emanato dall’ex Presidente Regionale Piero Marrazzo, il n. 4 del 3 marzo 2006. Un decreto che a differenza di tutti quelli straordinari non dura sei mesi, ma per chi gestisce la discarica ha una scadenza illimitata. I comuni del bacino della discarica di Roncigliano a fronte di un costo medio di 72 euro a tonnellata di rifiuti ne pagano 130 di euro, come attestano le fatture del 2010 di diversi comuni della zona. “La Pontina ambiente – ha spiegato Daniele Castri – continua ad avvalersi del decreto straordinario del 2006 non specificando che visto la straordinarietà per legge doveva scadere in sei mesi. Inoltre nel 2008 è stato emesso un ulteriore decreto ordinario per i costi dei rifiuti non rispettato. Il tutto con un tacito consenso dei dieci assessori al bilancio dei Comuni che conferiscono i rifiuti a Roncigliano” “Facendo un esempio se si guarda alla fattura del comune di Albano di aprile 2010, ottenuta con un regolare accesso agli atti, si nota che il comune di Albano ha prodotto circa 1900 tonnellate di rifiuti indifferenziati che oltre a costare 130 euro a tonnellata va aggiunto sul totale 7 euro a tonnellata per l’incenerimento del cdr. Peccato che la Pontina Ambiente stessa dichiara che il cdr ammonta a meno del 30% e solo una parte viene bruciata, ma il rincaro viene calcolato su il totale dei rifiuti. Questi costi ci hanno portato a presentare degli esposti al tribunale di Velletri”


Castelli Romani, è emergenza acqua

_E’ palesemente sfociata da cinque anni sebbene di deroga in deroga abbiano semplicemente rinviato il tutto. Precauzione, prevenzione, pianificazione, parole sconosciute. In compenso,  in questo contesto di potabilità vorrebbero costruire un inceneritore che vaporizzerebbe 28.000 m3 di acqua al giorno. Magari pur di costruire l’impianto sputa diossina faranno anche venire l’acqua da fuori Roma, questo per l’inceneritore; per i cittadini, per cinque anni, no.
La Regione ha chiesto l’ennesima deroga in un bacino territoriale dove c’è la sagra dei metalli pesanti. Cinque anni di deroga… questa volta è stato troppo anche per l’UE.
_L’acqua è fondamentale per la salute di ogni persona ma in alcune zone del territorio italiano può invece rappresentare una fonte di pericolo soprattutto se chi deve gestire la risorsa idrica, a tutti livelli, non fa il suo dovere e si macchia di colpevoli inadempienze. E’ il caso della zona dei Castelli romani, ad una trentina di chilometri dalla capitale, e in particolar modo della cittadina di Velletri dove la qualità dell’acqua si va configurando come una vera e propria emergenza ambientale. La situazione più preoccupante è quella che riguardava l’arsenico per il quale erano state rilevate tracce ben 5 volte eccedenti il consentito (in alcune zone della città si è arrivati a 50 microgrammi contro i 10 stabiliti). Per ovviare a ciò si possono chiedere delle deroghe da parte del gestore del servizio idrico, in questo caso l’Acea. Per quest’anno però, la deroga è stata rifiutata da parte dell’Unione Europea, ma dopo tre settimane le autorità non hanno ancora informato i cittadini, Mirella Varone del Comitato Acqua Pubblica di Velletri, sottoponendoli a forti rischi. L’acqua è fondamentale per la salute di ogni persona ma in alcune zone del territorio italiano può invece rappresentare una fonte di pericolo soprattutto se chi deve gestire la risorsa idrica, a tutti livelli, non fa il suo dovere e si macchia di colpevoli inadempienze. E’ il caso della zona dei Castelli romani, ad una trentina di chilometri dalla capitale, e in particolar modo della cittadina di Velletri dove la qualità dell’acqua si va configurando come una vera e propria emergenza ambientale. Nel 2003 l’Oms (Organizzazione mondiale della Sanità) ha stabilito parametri molto rigidi sulla presenza di sostanze nocive, quando nel 2004 si cominciarono a fare le prime analisi si scoprì che l’acqua della cittadini dei Castelli romani conteneva livelli di Arsenico, Vanadio e Fluoro superiori ai limiti consentiti, questo perchè la zona è di origine vulcanica e le sostanze dopo una serie di combinazioni chimiche precipitano nell’acqua che viene pescata e poi condotta nelle tubature. La situazione più preoccupante è quella che riguardava l’arsenico per il quale erano state rilevate tracce ben 5 volte eccedenti il consentito (in alcune zone della città si è arrivati a 50 microgrammi contro i 10 stabiliti). Il valore massimo è il frutto del recepimento di una direttiva europea degli corsi anni. Per ovviare a ciò si possono chiedere delle deroghe da parte del gestore del servizio idrico, in questo caso l’Acea, ma solo dietro presentazione di un piano di rientro che deve avvenire in tempi brevi, e a condizione che ne venga informata la comunità di utenti. Questa la prassi che però non sembra essere stata rispetta, Mirella Varone del comitato acqua pubblica di Velletri racconta una storia caratterizzata da mancanza di trasparenza e di pericoli per i cittadini, «La deroga è stata concessa fino al 2009 – spiega Varone -, il gestore, l’Acea, aveva fatto una richiesta anche per il 2010, questa deroga doveva essere approvata dall’Unione Europea che però non ha dato parere favorevole». Che qualcosa non andasse lo si doveva già capire dal fatto che già ad Aprile una deroga era stata concessa per il vanadio e non per l’arsenico quindi già allora si immaginava che ci potessero essere dei problemi. «Tanto è vero che – continua Varone – con una lettera, a luglio, la Regione Lazio si rivolgeva all’Acea, all’Ato e ai Comuni, convocando un tavolo tecnico per la fine dello stesso mese visto che la richiesta di rinvio era stata negata»Alla fine, il 28 ottobre 2010 è arrivato il diniego definitivo solo che, dopo tre settimane, nessuno ha comunicato ai cittadini che continuano a bere un’ acqua fuori norma e pericolosissima, visto che l’arsenico e una cancerogeno di prima classe. A questo punto, come succede spesso, è iniziato il classico scaricabarile fra le autorit. L’esponente del comitato Acqua pubblica di Velletri dice che «le Asl affermano di non sapere nulla e non può essere così, i sindaci ugualmente hanno tenuta nascosta questa cosa, lo stesso l’Acea, e quindi esiste una colpevole omissione da parte di tutti questi soggetti per cui ora vale il limite di 10 mg litro che in molte parti del territorio è invalidato». (Fonte articolo, qui)
_Il «niet» giunto dall’Unione Europea è tassativo: niente deroga all’ innalzamento dei limiti chiesti dall’Italia sulla concentrazione di arsenico nelle acque a uso alimentare. Perchè in taluni casi possono provocare malattie, perfino l’insorgere del cancro. Scatta ora una guerra contro il tempo per evitare che a casa di migliaia di famiglie i rubinetti possano restare chiusi a seguito di una possibile raffica di ordinanze.
Sono ordinanze richieste da Bruxelles, che potrebbero proibire l’uso potabile dell’acqua. L’intimazione indirizzata il 28 ottobre al ministero della Salute dall’Ufficio Ambiente della Ue apre un pesantissimo problema sanitario in 128 comuni dello Stivale divisi tra 5 regioni.
In testa c’è il Lazio, con 91 città e borghi (sparsi tra le provincie di Roma, Latina e Viterbo) dove i sindaci, a meno di soluzioni miracolose dell’ultimo istante, potrebbero essere costretti a firmare un provvedimento per vietare di bere l’acqua. Nell’elenco segue la Toscana, con 16 località; altre 10 sono in Trentino, 8 in Lombardia e 3 in Umbria. Tutte con lo stesso problema: negli acquedotti c’è una concentrazione elevata di arsenico, talvolta con valori massimi di 50 microgrammi per litro mentre la legge ne consente al massimo 10. Quantitativi che sarebbero fuori norma – ha spiegato l’Italia in un dossier spedito alla Ue – per cause «naturali»: in qualche modo originati da stratificazioni geologiche di origine lavica, come nel caso dei Castelli Romani e del Viterbese.
Giustificazioni inascoltate però dall’Unione Europea che – accogliendo il ricorso solo per i meno preoccupanti borio e fluoruro – non vuole più, nelle acque potabili, quelle cifre superiori ai 10 microgrammi di arsenico per litro. Il motivo è che «valori di 30, 40 e 50 microgrammi» possono determinare «rischi sanitari, in particolare talune forme di cancro». Ecco perché le deroghe, soltanto per tempi limitati, possono essere richieste sino a concentrazioni di 20 microgrammi per litro.
A febbraio l’Italia – che ha recepito le direttive comunitarie in una legge sulle acque potabili in vigore dal 2001 – ha chiesto di innalzare i limiti consentiti temporaneamente, appunto, a 50. Ma la Ue ha bocciato la domanda facendo esplodere un problema che, stando al documento ufficiale indirizzato al ministero della Salute, riguarda i rubinetti di circa 250 mila famiglie.
Ad essere coinvolte sono grandi capoluoghi e paesi di poche decine di anime: per restare al Lazio, gli «utenti interessati» a Latina sono 115.490, ad Aprilia 66.624, a Viterbo 62.441 e poi ancora 10 mila ad Albano e 18 mila a Sabaudia. In Toscana acque a rischio in località vacanziere come Piombino, Cecina, Porto Azzurro e Porto Ferraio, ma anche Foiano della Chiana, Montevarchi, Campo nell’Elba, Rio Marina, San Vincenzo. Problemi anche a Orvieto in Umbria, mentre a Solda di Fuori, in Alto Adige, sono «solo» 25 gli abitanti che potrebbero ritrovarsi senz’acqua.
Acque non salubri vengono identificate nella tabella del documento Ue nelle province di Mantova (Marcaria, Roncoferraro, Viadana), Sondrio (Valdidentro e Valfurva) e Varese (Maccagno, Sesto Calende, Dumenza). Il comune di Cava Manara, in passato con problemi, ora ha acque «perfettamente potabili» grazie all’apertura di nuovi pozzi. In Trentino, risultano non a norma le acque di Laste/Cantanghel, Canal San Bovo, Fierrozzo, Frassilongo.
Quanto alla Campania, 14 comuni – non gravati dall’allarme arsenico – hanno ottenuto la deroga per ciò che riguarda il floruro: si tratta di Boscotrecase, Cercola, Ercolano, Ottaviano, Pollena Trocchia, Portici, S. Anastasia, San Giorgio a Cremano, S. Giuseppe Vesuviano, San Sebastiano al Vesuvio, Somma Vesuviana, Terzigno, Torre del Greco, Volla.
Quel che succederà adesso ancora non è chiaro. Contatti frenetici sono in corso tra il ministero della Salute e gli assessorati all’Ambiente delle Regioni coinvolte. Dove il problema è più sentito – appunto come nel Lazio – Asl e Comuni interessati al possibile divieto si sono incontrati per delineare una strategia comune, allertando anche le Prefetture. E’ stato chiesto un pronunciamento all’Istituto superiore di sanità per stabilire le linee guida cui dovranno attenersi le autorità mentre la Regione ha preparato una specie di vademecum che presto sarà distribuito presso scuole, uffici pubblici, ospedali, aziende.
In sostanza: dovrà essere data la massima informazione all’utenza riguardo la nuova regolamentazione. Poi la responsabilità passerà ai sindaci che dovranno valutare se firmare le ordinanze di divieto. Nel frattempo Acea, Regione e Commissariato alle acque potabili stanno sistemando delle specie di «filtri» per abbassare la presenza dell’ arsenico e miscelare acque provenienti dagli acquedotti come quello del Simbruino – prive di arsenico – con quelle raccolte dai pozzi, i principali accusati per i valori fuori norma. «Provvedimenti allo studio da tempo – è l’assicurazione giunta al termine della riunione –, ma che adesso devono essere accelerati per via della normativa Ue che nessuno si aspettava così immediata». In questa situazione convulsa non manca chi si arrangia da sé, tanto che nei dintorni di Frascati, a sud di Roma, un consorzio di cittadini ha pensato bene di comperare un depuratore per l’arsenico.(Fonte: Il Corriere della Sera, qui l’articolo)
_Adesso quei limiti imposti dalla Ue non sono un problema. Ma entro fine anno, se tre Asl e alcune decine di comuni del Lazio non riusciranno ad adeguarsi alle nuove prescrizioni, il rischio per migliaia di famiglie è quello di vedere proibito l’uso dell’acqua a fini domestici. Tutto nasce dal «tetto» fissato alla concentrazione dell’arsenico: l’Unione Europea non vuole più i quantitativi superiori ai 10 microgrammi per litro. Valori massimi che però, in certe località della regione, risultano «sforati», con punte di 50, anche per via di deroghe consentite. Per affrontare la questione ieri c’è stato un «summit» delle Asl interessate, quelle dei Castelli, Latina e Civitavecchia. I responsabili dei Dipartimenti di prevenzione hanno ricevuto dall’assessorato regionale all’Ambiente un «vademecum» riguardante ciò che sindaci e autorità sanitarie dovranno fare quando scatteranno i limiti, «presumibilmente a fine anno». In sostanza: dovrà essere data la massima informazione all’utenza – famiglie, scuole e aziende – riguardo la nuova regolamentazione. Nel frattempo Acea, Regione e Commissariato alle acque potabili stanno sistemando delle specie di «filtri» per abbassare la presenza dell’arsenico. «Provvedimenti allo studio da tempo – è l’assicurazione giunta al termine della riunione –, ma che adesso devono essere accelerati per via della normativa Ue che nessuno si aspettava così immediata». Dallo staff dell’assessore regionale all’Ambiente Marco Mattei assicurano un imminente «piano risolutivo. Ci sono contatti costanti – spiegano – con il ministero alla Salute». Il comitato «Acqua pubblica di Velletri» polemizza: «Della nuova regolamentazione Ue le autorità italiane sono state informate almeno dallo scorso 28 ottobre». (Fonte Il Corriere della Sera, qui per l’articolo)

Analisi acque: aggiornamenti sugli inquinanti ai castelli romani.

_Come promesso durante l’estate, rendiamo note le analisi chimiche a campione sulle acque ad uso potabile dei castelli romani. Come potete notare in 6 degli 11 campioni analizzati sia l’arsenico che i fluoruri mostrano valori superiori ai limiti del DL 31/2001.

L’Acea continua con la sua indifferenza su tale gravoso problema e la gente continua, da anni, a bere ed utilizzare acqua resa potabile da scappatoie burocratiche. E anzichè proporre azioni di contrasto su tale situazione, continua insieme ad AMA e Cerroni con il folle progetto del gassificatore ad Albano, che, ricordiamo, consumerà ulteriore acqua e renderà la poca acqua rimanente ad essere ulteriormente gravata di elevate concentrazioni di inquinanti.

Analisi chimica1

acque ad uso potabile distribuite nei Comuni dei Castelli Romani

prelievo eseguito a cura e responsabilità dell’analista per conto del Coordinamento contro l’inceneritore di Albano

Località di prelievo data As g/L Mn g/L F mg/L Cl mg/L Br mg/L NO3 mg/L PO4 mg/L SO4 mg/L
Montagnano incrocio via Nettunense 8/10/10 12.8 43.8 1.77 21.5 0.07 21.4 0.37 35.3
Cecchina – Via Lazio giardini 8/10/10 13.8 3.1 1.72 12.9 0 9.6 0.24 18.6
Pavona – p.zza Berlinguer 8/10/10 10.5 3.1 1.62 29.3 0 30.6 0.26 36.5
Cancelliera – fontanella parrocchia 8/10/10 6.6 22.6 1.10 11.2 0 8.6 0 13.1
via Ardeatina km 26 8/10/10 11.8 41.4 1.86 23.0 0.08 24.5 0.36 40.6
Genzano – via Roma 11/10/10 3.7 1.24 6.5 0 <5 0.16 13.4
Genzano – via Landi 11/10/10 7.9 1.08 14.6 0 <5 0 6.4
Genzano – Monte Cagnoletto 11/10/10 18.9 2.30 12.2 0 <5 0 6.0
Lanuvio – Torre 11/10/10 14.7 1.83 16.6 0 10.2 0 8.8
Via Massimetta Roncigliano 11/10/10 5.9 1.16 33.8 0.16 24.4 0.25 30.0
Via Pantanelle Roncigliano 11/10/10 5.9 1.35 33.4 0.21 36.1 0.23 32.8

Il D. Legislativo n° 31 del 2/02/2001 indica nell’allegato 1, parte B un limite per l’arsenico di 10 microgrammi per litro.

I decreti in deroga alla legge, ultimo il 12 giugno 2009, valido fino al 31 dicembre 2009, hanno stabilito e poi prorogato le deroghe per alcuni elementi o sostanze contenute nelle acque potabili tra cui l’arsenico (As) portato a 50 microgrammi/L e i fluoruri (F) a 2.5 mg/L.

1 Analisi a titolo gratuito per conto di Associazioni senza fini di lucro.

13 ottobre 2010

Ricordiamo a tutti la data della grande manifestazione No Inceneritore del 23 ottobre 2010, con partenza da piazza Mazzini alle 15:00, ad Albano Laziale.

No Inceneritore Castelli Romani.


Castelli Romani, rubinetti avvelenati

_«La qualità dell’acqua che esce dai rubinetti delle nostre case peggiora di giorno in giorno, ma il gestore del servizio, anziché prendere provvedimenti seri, chiede di cambiare le normative e di ammettere come legali valori di concentrazioni di arsenico e altri pericolosi inquinanti sempre più elevati». È la denuncia dei cittadini dei Castelli romani, riuniti nel Coordinamento contro l’inceneritore di Albano che in un dettagliato dossier documentano la situazione di progressivo deterioramento delle falde acquifere del territorio, sottoposte a uno sfruttamento crescente.

L’aumento di arsenico, vanadio e altri metalli pesanti nelle acque potabili sarebbe dovuto, secondo i membri del comitato, ad un prelievo eccessivo, superiore alle capacità di ricarica della falda. L’incremento di queste sostanze avrebbe riguardato tutta l’area: «Nessuno dei Comuni dei Castelli romani – spiegano – si sottrae al disastro qualitativo delle risorse idriche. A Lanuvio, tra il 2008 e il 2009, su 11 controlli analitici da noi realizzati, l’arsenico era fuori limite in ben nove casi con punte di 34,4 microgrammi per litro. A Velletri – continuano – dove i valori sono aggiornati a giugno 2010, abbiamo riscontrato valori fuori limite di arsenico nelle rete pubblica di via Colle Zioni per 23,6 microgrammi per litro. A Roncigliano invece, specie nelle acque delle zone circostanti la discarica, in via Ardeatina, la concentrazione della sostanza è arrivata nel 2009 a 27,5 microgrammi per litro».

E per “risolvere” il problema Acea Ato 2 avrebbe richiesto e ottenuto dalla Regione Lazio ripetute deroghe. È così che la concentrazione di arsenico consentita sarebbe passata da 10 a 50 microgrammi per litro, i floruri da 1,5 a 2,5 e il vanadio da 50 a 160 microgrammi per litro. «Migliaia di pagine di letteratura scientifica dimostrano che la presenza di sostanze come l’arsenico nell’acqua potabile è direttamente correlata all’insorgenza di tumori», denunciano preoccupati dal Coordinamento, ricordando che la massima concentrazione di arsenico prevista dell’Organizzazione mondiale della sanità è di 10 microgrammi per litro. Una situazione, quella dei Castelli romani, che, avvertono dal comitato cittadino, non potrebbe che peggiorare se il tanto contestato progetto dell’inceneritore vedesse la luce.

«Se il mostro venisse realizzato – spiegano – oltre a degradare dal punto di vista ambientale il territorio, la qualità dell’acqua peggiorerebbe inevitabilmente». Per funzionare l’impianto necessita infatti di circa 150 metri cubi di acqua al giorno, pari a quasi 55 milioni di litri all’anno.

«Qualunque ulteriore sottrazione di acqua al territorio – sostiene il comitato cittadino -, che si tratti di estrazione dal sottosuolo o cementificazione della superficie, è un attentato alla nostra salute e a quella delle generazioni future. Dunque non solo per questo, ma anche per questo, l’inceneritore è una scelta criminale». (Fonte articolo, Terra, clicca qui)