Articoli con tag “Acqua Albano

Castelli Romani, è emergenza acqua

_E’ palesemente sfociata da cinque anni sebbene di deroga in deroga abbiano semplicemente rinviato il tutto. Precauzione, prevenzione, pianificazione, parole sconosciute. In compenso,  in questo contesto di potabilità vorrebbero costruire un inceneritore che vaporizzerebbe 28.000 m3 di acqua al giorno. Magari pur di costruire l’impianto sputa diossina faranno anche venire l’acqua da fuori Roma, questo per l’inceneritore; per i cittadini, per cinque anni, no.
La Regione ha chiesto l’ennesima deroga in un bacino territoriale dove c’è la sagra dei metalli pesanti. Cinque anni di deroga… questa volta è stato troppo anche per l’UE.
_L’acqua è fondamentale per la salute di ogni persona ma in alcune zone del territorio italiano può invece rappresentare una fonte di pericolo soprattutto se chi deve gestire la risorsa idrica, a tutti livelli, non fa il suo dovere e si macchia di colpevoli inadempienze. E’ il caso della zona dei Castelli romani, ad una trentina di chilometri dalla capitale, e in particolar modo della cittadina di Velletri dove la qualità dell’acqua si va configurando come una vera e propria emergenza ambientale. La situazione più preoccupante è quella che riguardava l’arsenico per il quale erano state rilevate tracce ben 5 volte eccedenti il consentito (in alcune zone della città si è arrivati a 50 microgrammi contro i 10 stabiliti). Per ovviare a ciò si possono chiedere delle deroghe da parte del gestore del servizio idrico, in questo caso l’Acea. Per quest’anno però, la deroga è stata rifiutata da parte dell’Unione Europea, ma dopo tre settimane le autorità non hanno ancora informato i cittadini, Mirella Varone del Comitato Acqua Pubblica di Velletri, sottoponendoli a forti rischi. L’acqua è fondamentale per la salute di ogni persona ma in alcune zone del territorio italiano può invece rappresentare una fonte di pericolo soprattutto se chi deve gestire la risorsa idrica, a tutti livelli, non fa il suo dovere e si macchia di colpevoli inadempienze. E’ il caso della zona dei Castelli romani, ad una trentina di chilometri dalla capitale, e in particolar modo della cittadina di Velletri dove la qualità dell’acqua si va configurando come una vera e propria emergenza ambientale. Nel 2003 l’Oms (Organizzazione mondiale della Sanità) ha stabilito parametri molto rigidi sulla presenza di sostanze nocive, quando nel 2004 si cominciarono a fare le prime analisi si scoprì che l’acqua della cittadini dei Castelli romani conteneva livelli di Arsenico, Vanadio e Fluoro superiori ai limiti consentiti, questo perchè la zona è di origine vulcanica e le sostanze dopo una serie di combinazioni chimiche precipitano nell’acqua che viene pescata e poi condotta nelle tubature. La situazione più preoccupante è quella che riguardava l’arsenico per il quale erano state rilevate tracce ben 5 volte eccedenti il consentito (in alcune zone della città si è arrivati a 50 microgrammi contro i 10 stabiliti). Il valore massimo è il frutto del recepimento di una direttiva europea degli corsi anni. Per ovviare a ciò si possono chiedere delle deroghe da parte del gestore del servizio idrico, in questo caso l’Acea, ma solo dietro presentazione di un piano di rientro che deve avvenire in tempi brevi, e a condizione che ne venga informata la comunità di utenti. Questa la prassi che però non sembra essere stata rispetta, Mirella Varone del comitato acqua pubblica di Velletri racconta una storia caratterizzata da mancanza di trasparenza e di pericoli per i cittadini, «La deroga è stata concessa fino al 2009 – spiega Varone -, il gestore, l’Acea, aveva fatto una richiesta anche per il 2010, questa deroga doveva essere approvata dall’Unione Europea che però non ha dato parere favorevole». Che qualcosa non andasse lo si doveva già capire dal fatto che già ad Aprile una deroga era stata concessa per il vanadio e non per l’arsenico quindi già allora si immaginava che ci potessero essere dei problemi. «Tanto è vero che – continua Varone – con una lettera, a luglio, la Regione Lazio si rivolgeva all’Acea, all’Ato e ai Comuni, convocando un tavolo tecnico per la fine dello stesso mese visto che la richiesta di rinvio era stata negata»Alla fine, il 28 ottobre 2010 è arrivato il diniego definitivo solo che, dopo tre settimane, nessuno ha comunicato ai cittadini che continuano a bere un’ acqua fuori norma e pericolosissima, visto che l’arsenico e una cancerogeno di prima classe. A questo punto, come succede spesso, è iniziato il classico scaricabarile fra le autorit. L’esponente del comitato Acqua pubblica di Velletri dice che «le Asl affermano di non sapere nulla e non può essere così, i sindaci ugualmente hanno tenuta nascosta questa cosa, lo stesso l’Acea, e quindi esiste una colpevole omissione da parte di tutti questi soggetti per cui ora vale il limite di 10 mg litro che in molte parti del territorio è invalidato». (Fonte articolo, qui)
_Il «niet» giunto dall’Unione Europea è tassativo: niente deroga all’ innalzamento dei limiti chiesti dall’Italia sulla concentrazione di arsenico nelle acque a uso alimentare. Perchè in taluni casi possono provocare malattie, perfino l’insorgere del cancro. Scatta ora una guerra contro il tempo per evitare che a casa di migliaia di famiglie i rubinetti possano restare chiusi a seguito di una possibile raffica di ordinanze.
Sono ordinanze richieste da Bruxelles, che potrebbero proibire l’uso potabile dell’acqua. L’intimazione indirizzata il 28 ottobre al ministero della Salute dall’Ufficio Ambiente della Ue apre un pesantissimo problema sanitario in 128 comuni dello Stivale divisi tra 5 regioni.
In testa c’è il Lazio, con 91 città e borghi (sparsi tra le provincie di Roma, Latina e Viterbo) dove i sindaci, a meno di soluzioni miracolose dell’ultimo istante, potrebbero essere costretti a firmare un provvedimento per vietare di bere l’acqua. Nell’elenco segue la Toscana, con 16 località; altre 10 sono in Trentino, 8 in Lombardia e 3 in Umbria. Tutte con lo stesso problema: negli acquedotti c’è una concentrazione elevata di arsenico, talvolta con valori massimi di 50 microgrammi per litro mentre la legge ne consente al massimo 10. Quantitativi che sarebbero fuori norma – ha spiegato l’Italia in un dossier spedito alla Ue – per cause «naturali»: in qualche modo originati da stratificazioni geologiche di origine lavica, come nel caso dei Castelli Romani e del Viterbese.
Giustificazioni inascoltate però dall’Unione Europea che – accogliendo il ricorso solo per i meno preoccupanti borio e fluoruro – non vuole più, nelle acque potabili, quelle cifre superiori ai 10 microgrammi di arsenico per litro. Il motivo è che «valori di 30, 40 e 50 microgrammi» possono determinare «rischi sanitari, in particolare talune forme di cancro». Ecco perché le deroghe, soltanto per tempi limitati, possono essere richieste sino a concentrazioni di 20 microgrammi per litro.
A febbraio l’Italia – che ha recepito le direttive comunitarie in una legge sulle acque potabili in vigore dal 2001 – ha chiesto di innalzare i limiti consentiti temporaneamente, appunto, a 50. Ma la Ue ha bocciato la domanda facendo esplodere un problema che, stando al documento ufficiale indirizzato al ministero della Salute, riguarda i rubinetti di circa 250 mila famiglie.
Ad essere coinvolte sono grandi capoluoghi e paesi di poche decine di anime: per restare al Lazio, gli «utenti interessati» a Latina sono 115.490, ad Aprilia 66.624, a Viterbo 62.441 e poi ancora 10 mila ad Albano e 18 mila a Sabaudia. In Toscana acque a rischio in località vacanziere come Piombino, Cecina, Porto Azzurro e Porto Ferraio, ma anche Foiano della Chiana, Montevarchi, Campo nell’Elba, Rio Marina, San Vincenzo. Problemi anche a Orvieto in Umbria, mentre a Solda di Fuori, in Alto Adige, sono «solo» 25 gli abitanti che potrebbero ritrovarsi senz’acqua.
Acque non salubri vengono identificate nella tabella del documento Ue nelle province di Mantova (Marcaria, Roncoferraro, Viadana), Sondrio (Valdidentro e Valfurva) e Varese (Maccagno, Sesto Calende, Dumenza). Il comune di Cava Manara, in passato con problemi, ora ha acque «perfettamente potabili» grazie all’apertura di nuovi pozzi. In Trentino, risultano non a norma le acque di Laste/Cantanghel, Canal San Bovo, Fierrozzo, Frassilongo.
Quanto alla Campania, 14 comuni – non gravati dall’allarme arsenico – hanno ottenuto la deroga per ciò che riguarda il floruro: si tratta di Boscotrecase, Cercola, Ercolano, Ottaviano, Pollena Trocchia, Portici, S. Anastasia, San Giorgio a Cremano, S. Giuseppe Vesuviano, San Sebastiano al Vesuvio, Somma Vesuviana, Terzigno, Torre del Greco, Volla.
Quel che succederà adesso ancora non è chiaro. Contatti frenetici sono in corso tra il ministero della Salute e gli assessorati all’Ambiente delle Regioni coinvolte. Dove il problema è più sentito – appunto come nel Lazio – Asl e Comuni interessati al possibile divieto si sono incontrati per delineare una strategia comune, allertando anche le Prefetture. E’ stato chiesto un pronunciamento all’Istituto superiore di sanità per stabilire le linee guida cui dovranno attenersi le autorità mentre la Regione ha preparato una specie di vademecum che presto sarà distribuito presso scuole, uffici pubblici, ospedali, aziende.
In sostanza: dovrà essere data la massima informazione all’utenza riguardo la nuova regolamentazione. Poi la responsabilità passerà ai sindaci che dovranno valutare se firmare le ordinanze di divieto. Nel frattempo Acea, Regione e Commissariato alle acque potabili stanno sistemando delle specie di «filtri» per abbassare la presenza dell’ arsenico e miscelare acque provenienti dagli acquedotti come quello del Simbruino – prive di arsenico – con quelle raccolte dai pozzi, i principali accusati per i valori fuori norma. «Provvedimenti allo studio da tempo – è l’assicurazione giunta al termine della riunione –, ma che adesso devono essere accelerati per via della normativa Ue che nessuno si aspettava così immediata». In questa situazione convulsa non manca chi si arrangia da sé, tanto che nei dintorni di Frascati, a sud di Roma, un consorzio di cittadini ha pensato bene di comperare un depuratore per l’arsenico.(Fonte: Il Corriere della Sera, qui l’articolo)
_Adesso quei limiti imposti dalla Ue non sono un problema. Ma entro fine anno, se tre Asl e alcune decine di comuni del Lazio non riusciranno ad adeguarsi alle nuove prescrizioni, il rischio per migliaia di famiglie è quello di vedere proibito l’uso dell’acqua a fini domestici. Tutto nasce dal «tetto» fissato alla concentrazione dell’arsenico: l’Unione Europea non vuole più i quantitativi superiori ai 10 microgrammi per litro. Valori massimi che però, in certe località della regione, risultano «sforati», con punte di 50, anche per via di deroghe consentite. Per affrontare la questione ieri c’è stato un «summit» delle Asl interessate, quelle dei Castelli, Latina e Civitavecchia. I responsabili dei Dipartimenti di prevenzione hanno ricevuto dall’assessorato regionale all’Ambiente un «vademecum» riguardante ciò che sindaci e autorità sanitarie dovranno fare quando scatteranno i limiti, «presumibilmente a fine anno». In sostanza: dovrà essere data la massima informazione all’utenza – famiglie, scuole e aziende – riguardo la nuova regolamentazione. Nel frattempo Acea, Regione e Commissariato alle acque potabili stanno sistemando delle specie di «filtri» per abbassare la presenza dell’arsenico. «Provvedimenti allo studio da tempo – è l’assicurazione giunta al termine della riunione –, ma che adesso devono essere accelerati per via della normativa Ue che nessuno si aspettava così immediata». Dallo staff dell’assessore regionale all’Ambiente Marco Mattei assicurano un imminente «piano risolutivo. Ci sono contatti costanti – spiegano – con il ministero alla Salute». Il comitato «Acqua pubblica di Velletri» polemizza: «Della nuova regolamentazione Ue le autorità italiane sono state informate almeno dallo scorso 28 ottobre». (Fonte Il Corriere della Sera, qui per l’articolo)
Annunci

Analisi acque: aggiornamenti sugli inquinanti ai castelli romani.

_Come promesso durante l’estate, rendiamo note le analisi chimiche a campione sulle acque ad uso potabile dei castelli romani. Come potete notare in 6 degli 11 campioni analizzati sia l’arsenico che i fluoruri mostrano valori superiori ai limiti del DL 31/2001.

L’Acea continua con la sua indifferenza su tale gravoso problema e la gente continua, da anni, a bere ed utilizzare acqua resa potabile da scappatoie burocratiche. E anzichè proporre azioni di contrasto su tale situazione, continua insieme ad AMA e Cerroni con il folle progetto del gassificatore ad Albano, che, ricordiamo, consumerà ulteriore acqua e renderà la poca acqua rimanente ad essere ulteriormente gravata di elevate concentrazioni di inquinanti.

Analisi chimica1

acque ad uso potabile distribuite nei Comuni dei Castelli Romani

prelievo eseguito a cura e responsabilità dell’analista per conto del Coordinamento contro l’inceneritore di Albano

Località di prelievo data As g/L Mn g/L F mg/L Cl mg/L Br mg/L NO3 mg/L PO4 mg/L SO4 mg/L
Montagnano incrocio via Nettunense 8/10/10 12.8 43.8 1.77 21.5 0.07 21.4 0.37 35.3
Cecchina – Via Lazio giardini 8/10/10 13.8 3.1 1.72 12.9 0 9.6 0.24 18.6
Pavona – p.zza Berlinguer 8/10/10 10.5 3.1 1.62 29.3 0 30.6 0.26 36.5
Cancelliera – fontanella parrocchia 8/10/10 6.6 22.6 1.10 11.2 0 8.6 0 13.1
via Ardeatina km 26 8/10/10 11.8 41.4 1.86 23.0 0.08 24.5 0.36 40.6
Genzano – via Roma 11/10/10 3.7 1.24 6.5 0 <5 0.16 13.4
Genzano – via Landi 11/10/10 7.9 1.08 14.6 0 <5 0 6.4
Genzano – Monte Cagnoletto 11/10/10 18.9 2.30 12.2 0 <5 0 6.0
Lanuvio – Torre 11/10/10 14.7 1.83 16.6 0 10.2 0 8.8
Via Massimetta Roncigliano 11/10/10 5.9 1.16 33.8 0.16 24.4 0.25 30.0
Via Pantanelle Roncigliano 11/10/10 5.9 1.35 33.4 0.21 36.1 0.23 32.8

Il D. Legislativo n° 31 del 2/02/2001 indica nell’allegato 1, parte B un limite per l’arsenico di 10 microgrammi per litro.

I decreti in deroga alla legge, ultimo il 12 giugno 2009, valido fino al 31 dicembre 2009, hanno stabilito e poi prorogato le deroghe per alcuni elementi o sostanze contenute nelle acque potabili tra cui l’arsenico (As) portato a 50 microgrammi/L e i fluoruri (F) a 2.5 mg/L.

1 Analisi a titolo gratuito per conto di Associazioni senza fini di lucro.

13 ottobre 2010

Ricordiamo a tutti la data della grande manifestazione No Inceneritore del 23 ottobre 2010, con partenza da piazza Mazzini alle 15:00, ad Albano Laziale.

No Inceneritore Castelli Romani.