Velletri

_Velletri (in latino Velitrae) è un comune italiano, di 52.841 abitanti del Lazio, in provincia di Roma. Inclusa – ma solo da alcuni- nell’area dei Castelli Romani nonostante la sua lunga e gloriosa tradizione di libero comune, Velletri è uno dei centri più importanti della provincia. È inoltre il primo tra i quindici comuni dei Castelli Romani, sia per numero di abitanti che per estensione territoriale. Antichissima città dei Volsci, già autorevole al tempo di Anco Marzio, tanto da poter trattare alla pari con Roma, lo storico Dionigi d’Alicarnasso la definisce ἐπιφανής (epiphanés), “illustre”. È sede della Sede suburbicaria di Velletri-Segni, ed è stato teatro di due storiche battaglie: nel 1744 e nel 1849. Velletri fu nel Medioevo uno dei pochi liberi comuni del Lazio e dell’Italia centrale, e una delle pochissime città a conservare una propria vita cittadina. Oggi Velletri ospita un tribunale circondariale e un carcere, oltre a numerosi istituti superiori e licei. Capolinea della ferrovia Roma-Velletri, inaugurata da Pio IX nel 1863, la città è uno dei centri attraversati dalla via Appia Nuova. La vita culturale, effervescente fin dal XVII secolo con la nascita di numerose Accademie, è oggi piuttosto interessante, grazie a teatri, musei, cinema, biblioteche ed archivi. Grazie alle aree di particolare pregio naturalistico (Monte Artemisio e Vivaro), fa parte dell’area tutelata del Parco dei Castelli Romani.

Territorio

Il territorio di Velletri si estende a cavallo tra due zone ben distinte: la parte settentrionale è posta sulle propaggini meridionali del sistema dei Colli Albani, formatosi geologicamente circa 150.000 anni fa, dopo il collasso della caldera del Vulcano Laziale; la parte meridionale è invece ai margini dell’Agro Pontino, la cui bonifica, iniziata già al tempo di papa Pio VI, si compì solo con il Fascismo.

Storia

All’epoca del leggendario Anco Marzio, Roma venne per la prima volta in conflitto con i Volsci. A causa di alcune violazioni del confine da parte dei Volsci, Anco Marzio si sentì in dovere di entrare manu militari nel territorio volsco ed assediare Velitrae, che venne a patti con Roma siglando anche un’alleanza. In forza di questa alleanza, la Gens Octavia, originaria di Velitrae, al momento del suo trasferimento a Roma all’epoca di Tarquinio Prisco, ottenne immediatamente il riconoscimento della cittadinanza romana e dei diritti politici Quando, circa nel 510 a.C., cadde la monarchia di Roma, la Lega Latina assieme agli Etruschi di Porsenna si allearono per rimettere Tarquinio il Superbo sul trono. Anche i Volsci di Velitrae parteciparono a questa alleanza, ma quando nella battaglia del Lago Regillo (499 a.C. o 496 a.C.) i Latini vennero sbaragliati dai Romani, i Volsci continuarono ad essere ostili a Roma. Nel 494 a.c, infatti, il Senato inviò il console Aulo Virginio Tricosto Celiomontano a sconfiggere i Volsci: si tenne una battaglia campale in prossimità di Velitrae, al termine della quale i Volsci, sconfitti, fuggirono in città inseguiti dai Romani, che saccheggiarono e conquistarono la città, nella quale fu installata una colonia romana. Forse è proprio a questa battaglia a cui fa riferimento Bonaventutra Theuli nel suo Theatro Historico di Velletri, quando riferisce: Questo ponte Menello, anche denominato Minelli o Miniello in dialetto velletrano avrebbe dunque servito egregiamente per circa duemilacinquecento anni i velletrani, prima di venire recentemente sostituito da un nuovo viadotto.

Nel 443 a.C. però i coloni romani di Velitrae si schierarono insieme ai Volsci contro Roma, attirandosi contro l’ostilità romana sotto forma prima dei tribuni Lucio e Spurio Papirio che, nel 381 a.C., sconfissero veliterni e prenestini in una battaglia campale ai piedi delle mura cittadine, poi nel 379 a.C. di Marco Furio Camillo e quindi nel 377 a.C. di Lucio Quinzio Cincinnato, che espugnò Velitrae ancora una volta. Tuttavia, ancora nel 365 a.C. i Romani dovettero assediare Velitrae, finché nel 338 a.C. i Romani non presero seri e definitivi provvedimenti contro il perenne ribellismo di Velitrae:

Con la perdita della libertà politica, Velitrae iniziò a decadere: priva di mura e isolata dalla grandi vie di comunicazione – la via Appia allora passava per Lanuvio – venne colonizzata ai sensi della Lex Sempronia di Caio Sempronio Gracco.

Ottaviano Augusto, nato Caio Ottavio Turino, primo imperatore di Roma, era di famiglia veliterna da tempo stanziatasi a Roma, la gens Ottavia già nominata. Non nacque, quindi, a Velitrae, ma a Roma. Tuttavia, i veliterni ebbero diversi decenni prima della sua nascita una famosa premonizione della fortuna del bambino che sarebbe nato, premonizione raccontata da Svetonio e immortalata negli affreschi settecenteschi nel Palazzo Comunale.

Medioevo

La prima informazione su Velletri nel Medioevo è datata 465: si tratta delle menzione di un tale Adeodato, vescovo cittadino. Tra V e VI secolo la diocesi veliterna andò sempre più acquisendo importanza: nel 592 infatti papa Gregorio I accorpò a Velletri la diocesi decaduta di Tres Tabernae, sulla via Appia. Nello stesso tempo, numerosi Pontefici menzionano fondi e beni ecclesiastici situati in Velitris.

Nel X secolo Velletri cadde verosimilmente sotto la signoria dei Conti di Tuscolo: infatti risulta menzionato, nel 981, un tale Stefano dux di Ariccia, Velletri e Tuscolo. Del resto, l’intera area dei Colli Albani e dei Monti Prenestini era dominata dai Conti di Tuscolo, inclusa la rocca di Lariano prossima a Velletri.

Nel 1184 Roberto il Guiscardo marciò contro Roma e, transitando per Velletri, incontrò la resistenza degli abitanti, che furono ricompensati per questo dal Papa, nel 1101, con un Breve che assegnò amplissimi confini alla Comunità veliterna.

Nel XIII secolo Velletri era amministrata in forma di repubblica: ci erano il Consiglio Maggiore, formato dai consules, poi rimpiazzati da una consulta di novemviri; un Sindaco, con compito di vigilanza; i Connestabili, con funzioni di guide militari; e un Podestà per i compiti giudiziari. Papa Alessandro IV (1254 – 1261), già vescovo di Velletri, ordinò durante il suo pontificato di portare in Velletri le reliquie dei santi martiri Ponziano ed Eleuterio, conservate da allora nella cripta sottostante la Cattedrale. Nel 1268 venne confermata la concordia tra la Comunità di Velletri e la castellania di Lariano, soggetta alla Camera Apostolica, ai sensi della quale i velletrani dovettero riconquistare il castello occupato in quel periodo da Riccardo Annibaldi. Nel 1298 papa Bonifacio VIII, che prima di divenire Papa era forse stato Podestà di Velletri per sei mesi, con tre bolle alienò la città da ogni soggezione al governo provinciale della Marittima e Campagna, rendendo di fatto la città praticamente indipendente. Nel 1328 l’esercito di Ludovico il Bavaro si accampò a Velletri, prima di entrarvi; ma in seguito alla distruzione di Cisterna, i velletrani si rifiutarono di far entrare di nuovo l’imperatore in città. Nel 1342, Nicola Caetani, signore di Fondi, assediò Velletri per impadronirsene: la città tuttavia resistette valorosamente fino all’arrivo di rinforzi da Roma, anche se, dopo la scacciata del Caetani, le autorità cittadine, per l’aiuto ricevuto, dovettero subire la nomina di un Podestà nominato da Roma. Questo tipo di vassallaggio durò fino al 1374, quando, a seguito di polemiche alimentate dai velletrani, si arrivò a un accordo secondo il quale il Podestà sarebbe stato eletto ogni sei mesi: le prime quattro volte la scelta sarebbe toccata direttamente a Roma, mentre per tutte le altre scelte a venire sarebbe bastata la sol ratifica da parte romana. Tuttavia i Caetani rinunceranno definitivamente ad ogni pretesa su Velletri solo nel 1385. Nel 1353 venne inaugurata la Torre del Trivio, simbolo della città di Velletri e del suo prestigio: era il 15 aprile, secondo quanto ricordato da una lapide in caratteri gotici apposta su un muro ad perpetuam rei memoriam. Nel 1408 Ladislao I di Napoli, durante il suo tentativo di conquistare lo Stato Pontificio, occupò Velletri che gli aveva resistito. Tuttavia confermò magnanimamente gli Statuti cittadini e l’indipendenza. Ladislao tornò una seconda volta a Velletri nel 1413.

Nel 1434, durante la lotta contro i Colonna ed i Savelli, Papa Eugenio IV rase al suolo il castello di Lariano con l’aiuto di 800 soldati velletrani, ragion per cui il territorio della castellania venne concesso alla Comunità di Velletri, rimanendo accorpato a Velletri fino al 1967.

Il 21 aprile 1482, durante la Guerra del Sale tra papa Sisto IV e Ferdinando I d’Aragona, 500 soldati velletrani, fra cui 250 balestrieri considerati tra i migliori militi italiani, combatterono assieme alle truppe pontificie di Roberto Malatesta nella battaglia di Campomorto, in una zona paludosa prossima al territorio velletrano, oggi in comune di Aprilia. La vittoria arrise ai pontifici, e i velletrani vennero ricompensati per la fedeltà alla Santa Sede.

Età moderna

Nel 1512 è attestato che Velletri è ancora libera, e che il governo della città è tenuto dai Priori, sostituti dei novemviri, in numero di nove, eletti ogni sei mesi; da un Sindaco, eletto ogni anno, e da altre figure come i Grascieri, i Maestri di Strada, il Procuratore dei Poveri, ed altre. Nel novembre 1526 un contingente velletrano inviato da papa Clemente VII contribuì a radere al suolo il castello di Marino, feudo dei Colonna nemici del Papa e alleati della Spagna. In seguito a questo fatto, Ascanio Colonna, signore di Marino, dopo il sacco di Roma del 7 maggio 1527, quando il Papa è recluso in Castel Sant’Angelo, costringe la Comunità di Velletri ad refectionem, reedificationem et restaurationem terrae Mareni: i velletrani cioè dovranno fornire 15.000 scudi in terreni comunali, oltre a 12.600 scudi con pagamento rateizzato, e più di 6000 rubbia di calce e 15.000 coppi per la riparazione dei danni compiuti. Inoltre, i lanzichenecchi giungeranno fino a mettere a sacco Velletri.

Dopo questo episodio, si può considerare cessato il periodo dell’indipendenza politica di Velletri: nel 1559 infatti il Papa impose a Velletri il governo anche civile del cardinale vescovo, il primo dei quali fu Giovanni Pietro Carafa, poi papa Paolo IV

Nel 1589 papa Sisto V sciolse il governo civile da quello temporale del vescovo, restituendo libertà al Comune: ma papa Gregorio XIV nel 1591 ordinò la riunificazione dei due poteri, sigillando così la fine definitiva del libero comune. Nel 1744 a Velletri si combatté una battaglia della guerra di successione austriaca tra le truppe austriache del principe Cristiano di Lobkowitz e quelle ispano-napoletane del re Carlo di Borbone. La vittoria arrise a questi ultimi. Nel territorio veliterno rimasero i segni della guerra, oltre che nelle strade scavate dal genio militare napoletano sul monte Artemisio, anche in vari edifici bombardati.

Il 18 febbraio 1798 Velletri proclamò la repubblica unitamente ad Albano e Frascati, seguita dopo poco da Marino, ad imitazione di Roma che aveva proclamato la Repubblica Romana (1798-1799). Il 1º febbraio 1832, dopo il ritorno del Papa nello Stato Pontificio, Gregorio XVI istituì la Delegazione di Velletri con il motu proprio Luminose prove, istituzione riconfermata nel 1850 da Pio IX con l’aggiunta dei territori della Delegazione di Frosinone. Di fatto, così Velletri era un capoluogo di provincia. Nel 1848, durante la Repubblica Romana, Giuseppe Garibaldi affrontò Ferdinando II di Borbone in una battaglia campale presso Velletri, ottenendo una clamorosa vittoria. (Vedi Battaglia di Velletri (1848) In seguito Garibaldi, rimasto affezionato a Velletri, scriverà alcune parole dedicate alla battaglia ora scolpite su una parete del cascinale su via Ariana che ospitò il quartier generale garibaldino: Per quanto riguarda la comunicazioni, nel 1856 arrivò a Velletri il telegrafo e nel 1866 Pio IX inaugurò la ferrovia Roma-Velletri, la terza linea ferroviaria dello Stato Pontificio e una delle prime in Italia. (Vedi Ferrovia Roma-Velletri) Questo giovò non poco alla crescita della cittadina, anche dopo il passaggio al Regno d’Italia nel settembre 1870 e l’accorpamento alla provincia di Roma: infatti nel 1885 sorse il primo istituto bancario in senso moderno, la Cassa di Risparmio di Velletri; nel 1882 si tenne a Velletri una Fiera Enologica e in questi stessi anni nasceva la nota Cantina Sperimentale.

Il XX secolo.

Nel 1913 arrivarono a Velletri le Tramvie dei Castelli Romani, che collegavano la cittadina direttamente a Roma e agli altri Castelli Romani e che rimasero in funzione su questa tratta fino al 1953. (Vedi Tramvie dei Castelli Romani). Nel 1927 l’OND (Opera Nazionale Dopolavoro), per volere del regime fascista, istituì la Festa dell’Uva e del Vino, che si celebra tutt’oggi ad ottobre. Nel 1927 viene inaugurato alla presenza del Re il Monumento ai Caduti in piazza Giuseppe Garibaldi, è il 4 giugno. Durante la seconda guerra mondiale, dopo lo sbarco anglo-americano ad Anzio (22 gennaio 1944), Velletri fu al centro del conflitto: negli ultimi giorni del maggio 1944, mentre cadevano sia la linea Gustav a Cassino che la linea Hitler a Pontecorvo, i tedeschi crearono una terza linea fortificata, chiamata linea Caesar, che si estendeva fra Torvaianica, Lanuvio, Velletri, Artena e Valmontone. A Velletri era di stanza la I divisione paracadutisti della Wehrmacht, Il generale statunitense Mark Wayne Clark ordinò il 25 maggio un’offensiva contro la linea Caesar, che tuttavia resistette duramente; sennonché la 36° divisione di fanteria americana comandata dal general Walker individuò una falla nello schieramento tedesco sul Monte Artemisio, tra Velletri e Valmontone: così tra il 30 ed il 31 maggio 1944 il 142° ed il 143° reggimento penetravano attraverso lo schieramento tedesco da Monte Artemisio, mentre il 141° attaccava Velletri per copertura; l’operazione riuscì con successo, e il 1º giugno Velletri cadde, seguita il giorno dopo da Valmontone ed il 3 giugno da Lanuvio e dagli altri Castelli Romani. Tuttavia, dalla guerra Velletri uscì praticamente distrutta: erano stati danneggiati i suoi monumenti più importanti, dalla Torre del Trivio al Palazzo Comunale e a Palazzo Ginnetti, quest’ultimo distrutto e mai più ricostruito; numerose erano state anche le vittime umane, nonostante lo sfollamento ordinato dalle autorità militari tedesche. (Vedi I Castelli Romani durante la seconda guerra mondiale). La rinascita recente di Velletri è stata tuttavia rapida ed evidente; nonostante lo smembramento nel 1967 sia a livello amministrativo, con la concessione di indipendenza al comune di Lariano, sia a livello religioso, con lo scorporo della Diocesi di Latina e la successiva creazione della Sede suburbicaria di Velletri-Segni, la città si è ripresa ottimamente, con il sorgere di scuole superiori e di centri culturali, della nuova sede del Tribunale e del Battaglione Allievi Sottufficiali dei Carabinieri, poi I Reggimento Allievi Marescialli e Brigadieri dei Carabinieri e del carcere.

Siti archeologici

Dell’antica Velitrae, città dei Volsci e poi colonia romana, restano diversi reperti, raccolti parte in sito nel Museo Civico Archeologico e nel Museo Diocesano, parte in vari musei italiani ed esteri. In età romana esistevano a Velitrae templi pagani dedicati ad Apollo, Ercole, Marte. Il Nibby ipotizza anche la presenza di una basilica civile, attestata da un brandello di iscrizione murata in una casa sull’attuale piazza Caduti del Lavoro. È stata attestata l’esistenza in Velitrae di un anfiteatro romano, la cui presenza oltre che in un’iscrizione rinvenuta nel 1565 è provata da una curva nel tessuto viario nell’area adiacente il Palazzo Comunale. Nel 1784, nell’ambito di lavori nella Chiesa delle SS. Stimmati di San Francesco, venne rinvenuta scavando la nota lamina bronzea di Velletri, di fabbricazione volsca, e 16 lastre di rivestimento, di provenienza etrusca, appartenenti ad un tempio etrusco-italico del VI secolo a.C. Tutto il materiale è conservato al Museo Nazionale Archeologico di Napoli.

Fuori l’abitato, nella campagne in località San Cesareo è stato identificato il sito della Villa degli Ottavi, residenza sub-urbana della gens Ottavia e di Ottaviano Augusto, nonché unica villa romana del territorio veliterno. Scavata accuratamente di recente, se ne sono trovate ben poche tracce: una cisterna di età repubblicana a tre navate della dimensione di 15.05×13.20, unica nel suo genere per l’utilizzo di archi ogivali, e un mosaico sul quale è stato collocato un palo dell’ENEL. L’area, attualmente lottizzata, appartiene a privati. Vi è stato rinvenuto nel 1930 un battistero cristiano per opera dell’archeologo Giuseppe Lugli. Un’altra cisterna romana esiste in località Capanna Murata, e prende nome di Cisterna di Centocolonne. Rinvenuta nel 1982 lungo l’antico tracciato della via Appia, è stata coinvolta nell’area di una lottizzazione. Ancora una cisterna romana delle dimensioni di 25.80×11.60 è stata trovata in località Civitana, su un terrazzo artificiale di dimensioni 120×120 a ridosso dell’antica via Appia.

Aree naturali

La principale area verde urbana è il Giardino Comunale di via Orti Ginnetti, la cui superficie era anticamente occupata appunto dagli Orti Ginnetti, complesso verde dal grande fascino annesso all’omonimo Palazzo (Villa Ginnetti). Vi sono comunque altre aree verdi: i Giardini di S.Maria dell’Orto, recentemente ristrutturati, appena in periferia sulla provinciale per Nettuno, sono muniti di una pista di pattinaggio, fontane ed un bar. Il Parco Muratori, uno dei polmoni verdi più significativi della città, è invece attualmente chiuso al pubblico per la realizzazione di un Camelieto al suo interno. Ville minori sono quella del Ponte Rosso, quella di viale Marconi, anch’essa munita di una pista di pattinaggio pubblica, e quella di via Metabo, non lontana dalla cattedrale di S. Clemente.

Economia

Agricoltura

Il settore primario a Velletri si basa prevalentemente sulla produzione di vino e sul commercio dei prodotti della circostante regione agricola. Nel 1851 la produzione vinicola del territorio si aggirava sulle 14.000 botti, smerciate soprattutto a Roma.

Nel territorio di Velletri e in quello adiacente di Lariano si producono i seguenti vini DOC:

  • Velletri bianco
  • Velletri bianco superiore
  • Velletri rosso
  • Velletri rosso riserva

Alla fine dell’Ottocento, a Velletri venne aperta una Cantina Sperimentale, che rappresentò un punto importante per lo sviluppo della città, che oggi ospita la facoltà di Agraria dell’Università della Tuscia.

Industria

Nel XIX secolo l’industria veliterna consisteva in una ricca ed eccellente fabbrica di cera, una fabbrica di sapone, cinque speziarie, alcuni droghieri e mercanti di panni, nove mulini da olio, e un opificio a vapore per il grano. Oggi, il settore industriale è piuttosto vivace e l’area industriale ed artigianale si concentra lungo la via Appia Nuova, principale arteria di collegamento con le grandi industrie dell’Agro Pontino.

Fonte Vikipedia

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