Rocca di Papa

_Rocca di Papa (chiamata semplicemente ‘a Rocca in molti dialetti dei Castelli Romani) è un comune italiano di 15.722 abitanti, della provincia di Roma, ai Castelli Romani in Lazio. Il comune fa parte della Comunità Montana Castelli Romani e Prenestini, ed ospita la sede del Parco regionale dei Castelli Romani.

Anche se l’abitato moderno nacque solo nel Medioevo, il territorio rocchigiano era già stato abitato fin dal I millennio a.C.: Monte Cavo era infatti l’antico Mons Albanus sacro ai Latini, sulla cui vetta sorgeva il tempio di Giove Laziale, e alcuni storici suppongono che sulla sponda orientale del Lago Albano, in buona parte ricadente in territorio rocchigiano, sorgesse la leggendaria capitale latina di Alba Longa.

Nel periodo medioevale, Rocca di Papa fu infeudata ai Conti di Tuscolo, agli Annibaldi, agli Orsini ed infine, tra il 1427 ed il 1870, ai Colonna. Nel 1855, i cittadini rocchigiani si ribellarono ai Colonna e proclamarono l’effimera Repubblica di Rocca di Papa.

Nel corso dell’Ottocento e del Novecento il paese è stato residenza di importanti personalità della politica e dello spettacolo, grazie alla sua vicinanza a Roma ed all’alta quota che fa di Rocca di Papa una località montana a tutti gli effetti.

Età antica

Secondo alcuni studiosi, l’antica Alba Longa, leggendaria capitale latina fondata da Ascanio figlio di Enea, sarebbe stata collocata lungo il versante orientale del Lago Albano, in territorio di Rocca di Papa, proprio ai piedi di Monte Cavo. Tale ipotesi sarebbe confermata, secondo lo studioso locale Girolamo Torquati, dalla presenza in località Prato della Corte, ai confini col Comune di Marino, del Locus Ferentinus, luogo d’adunanza della Lega Latina identificato col foro di Alba Longa.

Sicuramente, sulla sommità dell’attuale Monte Cavo, allora denominato Mons Albanus, sorgeva il tempio di Iuppiter Latialis, Giove Laziale, che era il santuario confederale della Lega Latina nonché uno dei più importanti del Latium vetus: al santuario terminavano, in età romana, le ovationes, cioè le versioni minori dei trionfi, che si snodavano lungo la Via Sacra. Inoltre, alle pendici meridionali di Monte Cavo, sorgeva probabilmente l’abitato latino di Cabum.

Durante la seconda guerra punica, il condottiero cartaginese Annibale marciò su Roma (circostanza da cui il noto detto “Hannibal ad portas, per indicare un’incombenza) accampandosi a meno di venti miglia dall’Urbe, nella località ai piedi di monte Cavo, denominata ancora oggi Campi d’Annibale. Da questa postazione, Annibale assediò anche la vicina Tusculum, senza però riuscire ad espugnare la cittadella latina.

Il Medioevo

Dopo la caduta dell’Impero romano d’Occidente, il territorio rocchigiano diventò probabilmente una proprietà della Chiesa cattolica, come la maggior parte dei territori circostanti, che furono organizzati tra l’VIII ed il IX secolo im “patrimonia” e “massae”. In seguito, a partire dal X secolo, l’intera area dei Colli Albani e dei Monti Prenestini entrò nell’orbita della potente famiglia baronale romana dei Conti di Tuscolo: questa famiglia , che aveva la propria roccaforte nella vicina Tusculum, esercitò il proprio strapotere su Roma tra il 999 ed il 1179 attraverso il malcostume del “papato di famiglia”. Ad ogni modo, è probabile che furono essi i primi a fortificare la nascente Rocca di Papa, come già fecero anche a Marino e Nemi.

La prima menzione del paese risale al 1181 (o secondo altri al 1183), durante il pontificato di papa Lucio III, quando questo papa occupò militarmente il castello togliendolo alla proprietà del Comune di Roma (cui era pervenuto per vie misteriose) ed incamerandolo ai beni della Camera Apostolica. Nel Chronicon Sublacense, la cronaca anonima del monastero benedettino del Sacro Speco di Subiaco, Rocca di Papa viene nuovamente citata nel 1090: nel passo si parla di un matrimonio tra le due figlie di Agapito dei Conti di Tuscolo e due esponenti della nuova nobiltà romana di estrazione borghese, Oddone Frangipane ed Annibaldo Annibaldi. Come dote, una figlia portò ai Frangipane i feudi di Marino, Rocca di Papa e Monte Compatri, l’altra invece diede agli Annibaldi i feudi di Rocca Priora, Monte Porzio Catone e Molara. A tutti gli effetti comunque questa informazione potrebbe essere falsa ed il passo del Chronicon interpolato successivamente, almeno secondo l’illustre opinione dello storico Giuseppe Tomassetti, allo scopo di dare una validità legale ad un’occupazione indebita dei predetti feudi eseguita manu militari dai Frangipane e dagli Annibaldi dopo la decadenza dei Conti di Tuscolo e la distruzione della loro roccaforte (1191).

Nel 1235 la Camera Apostolica concesse al Comune di Roma il feudo di Rocca di Papa, in pegno di 5000 provisini: tuttavia già negli anni cinquanta del Duecento il castello passò tra le proprietà del cardinale Riccardo Annibaldi, che ne risulta signore nel 1266 e certamente nel 1272. Il cardinale Annibaldi si adoperò per consolidare i dominii della propria famiglia sui Colli Albani, acquisendo diversi castelli dislocati lungo la Valle Latina come il Borghetto di Grottaferrata, Molara, “Gerusalemme”, e sul lago Albano Malaffitto, acquistato nel 1277.

L’anno 1328 viene ricordato per l’assedio dell’imperatore Ludovico IV del Sacro Romano Impero, le cui tracce rimangono tuttora nei colori del gonfalone cittadino (bianco e azzurro).

All’epoca dell’inizio dello Scisma d’Occidente (1378-1417) Rocca di Papa risulta appartenere agli Orsini, mentre nel 1391 e nel 1411 sono gli Annibaldi a tornare in possesso del feudo. Nel 1427 tuttavia la proprietà del castello viene acquistata dai Colonna, che spalleggiati da papa Martino V (al secolo Oddone Colonna) estenderanno il proprio dominio sui Colli Albani acquistando Marino (1419), Frascati (1422), Genzano di Roma e Nemi (1425), Molara (1427), e facendosi concedere la commenda dell’abbazia di Santa Maria di Grottaferrata (1428).

Età contemporanea

Il 14 luglio 1869 fu eseguita nella piazza di Rocca di Papa la penultima condanna a morte decisa dal Papa-Re, che all’epoca era papa Pio IX. Non fu però Mastro Titta ad eseguirla, bensì il suo successore Vincenzo Calducci, che giustiziò tale Francesco Martini. Durante gli ultimi anni del 1800 ed i primi decenni del 1900 la città ospitò personaggi del cinema mondiale e della cultura; in passato fu anche meta di viaggi di scrittori come Johann Wolfgang von Goethe e Hans Christian Andersen.

Nell’antico edificio della Colonia, ora demolito, negli anni venti del XX secolo venne installato uno dei primi ascensori elettrici europei. Su quella che veniva anticamente chiamata “La Fortezza” (il rifugio di papa Eugenio III) nel 1889 fu costruito l’Osservatorio Geodinamico Reale, che dal 1922 al 1935 ospitò gli esperimenti scientifici sulle trasmissioni radiofoniche di Guglielmo Marconi.

Il fascismo fece la sua comparsa ai Castelli Romani il 27 aprile 1921, quando alcuni squadristi fecero un giro di propaganda che toccò Frascati, Marino ed Albano Laziale. Benché a Rocca di Papa ci furono ben presto fascisti locali, la maggioranza della popolazione non digerì facilmente il fascismo: nel settembre 1922 il popolo reagì in malo modo alle violenze esercitate da una ventina di fascisti romani ai danni dei socialisti e dei popolari, e nel mese successivo i fascisti risposero con un’incursione di massa nel paese per intimidire popolari e socialisti. Già il 3 ottobre 1922, dunque prima della marcia su Roma (28 ottobre) i comunque scarsi fascisti rocchigiani chiesero le dimissioni dell’amministrazione comunale popolare, rassegnate dopo numerose intimidazioni ad assessori e consiglieri solo il 1º novembre, quando ormai la violenza squadrista si era impadronita anche dei comuni di Albano Laziale ed Ariccia e minacciava costantemente le altre amministrazioni, di lì ad un anno tutte costrette alle dimissioni. Si aprì dunque nel fascio rocchigiano una lotta tra la “vecchia guardia” ed i nuovi arrivati, tutti transfughi dal Partito Socialista Italiano (come Luigi Sciamplicotti) o dal Partito Popolare Italiano (come Filippo Santovetti).

Nel 1930 fu costruito l’ultimo nucleo urbano del paese, denominato Ribelli, in quanto teatro di furti e rapine ad opera dei farabutti del tempo, detti proprio ribelli. Durante l’epoca fascista Benito Mussolini fu più volte ospite nella cittadina. Nel corso del secondo conflitto mondiale, il paese fu duramente colpito da tre bombardamenti, che danneggiarono molte case e ridussero in macerie la chiesa parrocchiale, oltre a provocare la morte di circa 70 persone.

L’ex-presidente del Consiglio dei ministri della Repubblica Italiana il democristiano Alcide De Gasperi nel 1953 prese in affitto una villa in territorio rocchigiano, lungo la strada statale 217 Via dei Laghi: il Comune di Rocca di Papa si offrì di fornire l’allacciamento idrico gratuitamente all’ex-presidente, ma egli con una lettera declinò l’offerta sostenendo di dover contribuire anch’egli al mantenimento del suo nuovo comune di residenza. Il 10 e 11 dicembre 2001 si tenne nella cittadina l’assemblea costituente che sancì la nascita del partito de Democrazia è Libertà – La Margherita.

Siti archeologici

I reperti archeologici più antichi rinvenuti nel territorio di Rocca di Papa consistono in alcune tombe preistoriche datate attorno al VII secolo a.C., presso San Lorenzo Vecchio. Più o meno a questa epoca sono riconducibili i rinvenimenti -collegati alla mitica Alba Longa- effettuati tra la località di Palazzolo e la località di Tofelli in comune di Ariccia, risalenti al periodo laziale II B (830 a.C. – 770 a.C.).

Tra Ottocento e Novecento sono stati effettuati scavi archeologici a più riprese (1876, 1912, 1914 1929) sulla vetta di Monte Cavo, per individuare i resti del tempio di Giove Laziale. Gli unici risultati ottenuti da questi scavi furono il rinvenimento di alcune tarde tombe a cappuccina sulla pendice sud dell’altura, e il rinvenimento di una struttura complessa sulla sommità del monte, probabilmente un’abitazione o comunque un edificio non religioso: ad ogni modo, non fu rinvenuta traccia del tempio.

Aree naturali

La vetta di Monte Cavo assieme alle sponde del lago Albano, sono considerate dal Parco regionale dei Castelli Romani zone in cui la flora originaria dei Colli Albani -rappresentata dal cosiddetto bosco Q.T.A., quercie, tigli ed aceri- è resistita all’avanzare del castagno, introdotto per ragioni economiche tra Cinquecento e Seicento e che oggi popola l’80% del territorio del Parco.

Economia

Nel comune risultano impiegate 1675 persone, pari al 12,87% dell’intera popolazione urbana, e che si suddividono nei seguenti settori:

Confrontando i livelli di occupazione dei comuni dei Castelli Romani, inoltre, si nota che il livello rocchigiano si attesta ben al di sotto della media del 21,55%.

Agricoltura

La coltivazione più diffusa sul territorio rocchigiano è quella della vite, coltivata nei vigneti posti nella parte nord-ovest del territorio comunale, più a bassa quota, a ridosso con i comuni di Grottaferrata, Frascati e Marino, zone di produzione rispettivamente del Frascati e del Marino, entrambi vini bianchi a denominazione di origine controllata.

Più successo incontrano nel territorio rocchigiano la pastorizia e la caccia, favorita dalla presenza di un ambiente boscoso e montano: notevole l’allevamento di cavalli che si svolge in località Pratoni del Vivaro.

Artigianato ed industria

L’artigianato non è molto sviluppato nel territorio rocchigiano, anche se continua a produrre, mentre l’industria è quasi del tutto assente, se si eccettuano alcuni impianti medio-grandi come il cementificio (dismesso) in via Vecchia di Grottaferrata ed alcuni piccole industrie: nel 1995 le unità locali dell’industria a Rocca di Papa risultavano impegnate soprattutto nell’edilizia (118 unità locali) e poi nelle attività manifatturiere (51 unità), quindi in misura minima nell’estrazione di minerali e nell’erogazione di acqua ed elettricità (1 unità locale).

Inoltre, un importante voce nell’economia secondaria rocchigiana è rappresentata dal taglio e dalla lavorazione del legno nelle vaste aree boschive non tutelate dal Parco regionale dei Castelli Romani. Emblematica una veduta satellitare dei boschi rocchigiani: specialmente lungo la strada statale 217 Via dei Laghi sono visibili vasti buchi nella vegetazione causati dallo sfruttamento delle risorse boschive.

Turismo

Rocca di Papa è una località turistica frequentata sia in estate che in inverno. Storicamente, è possibile affermare che i primi villeggianti nel territorio rocchigiano furono forse i monaci cistercensi dell’abbazia delle Tre Fontane, che fin dal 1225 ottenero la possibilità di trasferirsi in estate nel loro più salubre feudo di Nemi e presso il convento di Santa Maria ad Nives di Palazzolo sul lago Albano, loro dipendenza dal 1237. Tra i motivi che spingono ad una visita nel paese c’è il paesaggio sull’Agro Romano, il richiamo della quota relativamente alta, la celebrata cucina casareccia dei Castelli Romani e, in misura minore, la devozione mariana per il santuario del Tufo.

Tra Settecento ed Ottocento anche Rocca di Papa fu una delle tappe degli incuriositi viaggiatori del “Grand Tour” che provenivano da tutta Europa: letterati, pittori, politici, che furono ispirati dalla bellezza di questi luoghi a tal punto di dedicarvi opere intere. George Sand vi trascorse un periodo durante il 1855. Hans Christian Andersen, considerato tra i maggiori favolisti della storia, soggiornò a Rocca di Papa nel 1833, e visitando la Macchia della Fajola prese l’ispirazione per le sue favole. Stendhal, celebre scrittore francese, descrisse Monte Cavo nel racconto La Badessa di Castro (1839). Achille Campanile descrisse il suo Viaggio a Rocca di Papa in un capitolo di Ma che cosa è questo amore? (1927). Oltre al già citato Massimo d’Azeglio, soggiornarono nel piccolo comune molti artisti: Vincenzo Cabianca (1827-1902), Gino Severini ed infine Ettore Tito.

Fu tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento che iniziò il turismo “di massa”, testimoniato dalle numerose ville in stile liberty situate nell’omonima località. Con la costruzione delle tranvie dei Castelli Romani e l’apertura della funicolare Squarciarelli-Valle Oscura-Rocca di Papa si aprì per i romani la possibilità della “gita fuori porta”, cantata da Ettore Petrolini nella famosa canzone ‘Na gita a li Castelli (scritta da Franco Silvestri nel 1926). Dopo un certo ridimensionamento turistico subito nel secondo dopoguerra, attualmente si stanno mettendo in cantiere iniziative per incentivare gli arrivi turistici in paese, specie con feste, sagre ed eventi (si vedano ad esempio la sagra delle castagne e la Contea della Birra).

Nel 1993 le strutture di soggiorno turistico contavano a Rocca di Papa 598 posti letto per una media di 37 giorni di presenza a turista, mentre le seconda case per vacanze contavano 2659 posti letto con una media i 210 giorni annui di presenza ad abitante: entrambi i dati sono tra i più alti considerando i comuni dei Castelli Romani, segno dell’indiscutibile vocazione turistica del paese.

Fonte: Vikipedia.


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