Grottaferrata

Grottaferrata  è un comune italiano di 20.555 abitanti, della provincia di Roma, nella Regione Lazio. Grottaferrata, che ha ottenuto l’autonomia amministrativa nel 1848, è attualmente uno dei luoghi di villeggiatura e residenziali più eleganti e frequentati dei Castelli Romani, grazie al rapido collegamento con Roma assicurato dalla strada statale 511 via Anagnina, che attraversa il territorio criptense per tutta la sua estensione. E’ considerata una delle zone più “in” della provincia di Roma, senza dubbio paragonabile in quanto a prestigio ed eleganza ai migliori ambienti capitolini, come i Parioli o Collina Flaming; proprio ciò rende il valore dei beni immobiliari molto alto, ed acquistare una casa qui non è certo accessibile a tutti. Non a caso infatti hanno qui la loro residenza diversi volti noti del mondo dello spettacolo e del calcio. Il comune è conosciuto soprattutto perché ospita l’abbazia di Santa Maria di Grottaferrata, fondata nel 1004 da san Nilo da Rossano e costituita attualmente in abbazia territoriale retta dall’Ordine Basiliano Italiano di Grottaferrata.

Territorio

Il territorio comunale di Grottaferrata, attualmente decimo comune più vasto dei Castelli Romani con un’estensione di 18.36 km2, è stato soggetto tra i 600.000 ed i 20.000 anni fa circa all’attività vulcanica del Vulcano Laziale. Il suolo è dunque composto in massima parte di materiale vulcanico, ed abbondano minerali caratteristici come il peperino, la pietra sperone del Tuscolo ed il tufo.

Storia

L’età antica

Il Vulcano Laziale fu attivo tra i 600.000 ed i 20.000 anni fa: tuttavia, l’uomo era già arrivato nel Lazio almeno 50.000 anni fa, come testimoniano i resti di scheletri appartenenti all’uomo di Neanderthal rinvenuti nel 1939 presso la Grotta Guattari al Circeo. Nel territorio dei Colli Albani, la civilità si andrà sviluppando a partire dal I millennio a.C.; in particolare, la prima presenza umana nel territorio di Grottaferrata è riferibile alle necropoli di Boschetto, Villa Cavalletti e Villa Giusti, risalenti al periodo laziale I e II A (1000 a.C. – 830 a.C.): la necropoli di Villa Cavalletti è anche una delle più vaste dell’epoca, con una cinquantina di tombe. Nella necropoli di vigna Giusti invece sono presenti strutture più sofisticate, che presentano delle pseudo-cupole ed un ricco corredo funerario con rozze figurine votive umane. In età romana il territorio criptense non venne toccato da insediamenti importanti, tranne alcune ville suburbane di ricchi cittadini romani come Marco Tullio Cicerone (probabilmente presso l’attuale abbazia di Santa Maria di Grottaferrata) e la famiglia degli Scriboni-Libones a Castel de’ Paolis, ai confini con Marino. Il sito di Grottaferrata inoltre, per la sua vicinanza con l’importante città di Tusculum e per la presenza della via Latina, venne probabilmente evangelizzato da san Paolo di Tarso e da san Pietro apostolo, che secondo una tradizione avvalorata da più fonti diffusero il Cristianesimo nell’area dei Colli Albani. Il cristianesimo del resto nel III secolo era già ben organizzato nell’area tuscolana, a giudicare dall’esistenza delle catacombe di Ad Decimum rinvenute al X miglio della via Latina, presso l’attuale Borghetto di Grottaferrata: ed un altro sepolcreto cristiano doveva sorgere attorno al XII miglio della via Latina, presso l’attuale Bivio. Nel 370 Giovanni di Cappadocia, allievo di san Basilio Magno, fondò un monastero basiliano al XV miglio della via Latina, presso l’antica Roboraria e l’attuale Molara: la presenza di religiosi orientali nel Lazio e nel Mezzogiorno d’Italia era all’epoca molto forte, basti pensare che nell’XI secolo si calcolavano circa 540 monasteri basiliani nelle sole regioni peninsulari meridionali più il Lazio meridionale e la Sicilia.

Il Medioevo

Nel corso del VII, dell’VIII e del IX secolo i papi estesero il proprio potere temporale su Roma e sul Lazio approfittando del vuoto del potere politico: in quest’epoca nacque l’organizzazione del territorio in patrimonia e massae rurali, latifondi gestiti da diaconi direttamente soggetti al papa. Attorno al XII miglio della via Latina ed a Valle Marciana sarebbe stata collocata una massa, la Massa Marulis, presso la quale sorgevano almeno due chiese menzionate in numerosi passi del Liber Pontificalis. Nell’846 un’incursione saracena seminò terrore e distruzione in molti luoghi dell’Agro Romano, fino ad Ariccia, Frascati ed agli Appennini: la minaccia saracena gravò sul Lazio meridionale fino al 926, quando i maomettani furono definitivamente scacciati dalla Ciociaria. Nell 1004 san Nilo da Rossano raggiunse il Lazio dalla Calabria dopo il suo lungo peregrinare per varie località del Sud Italia, e si sistemò con i suoi seguaci presso il summenzionato cenobio basiliano di Sant’Agnese alle pendici del Tuscolo. Gregorio I dei Conti di Tuscolo, esponente di spicco della potente casata romana dei Conti di Tuscolo, donò allora al monaco calabrese un terreno prossimo al XII miglio della via Latina occupato da resti di strutture romane: nacque così l’abbazia di Santa Maria di Grottaferrata. San Nilo morì pochi mesi dopo aver fondato il monastero, al tramonto del 25 settembre 1004. I suoi compagni proseguirono i lavori ed in breve la chiesa abbaziale venne completata e poté essere consacrata da papa Giovanni XIX, figlio di Giovanni I dei Conti di Tuscolo, il 17 dicembre 1024, sotto l’intitolazione della Madonna di Grottaferrata. I primi archimandriti dell’abbazia dopo san Nilo furono Paolo, Cirillo e san Bartolomeo il Giovane: l’abbazia inoltre ottenne da molti papi il riconoscimento della propria autonomia rispetto ai cardinali vescovi della diocesi suburbicaria di Frascati. La tradizione racconta che papa Benedetto IX, per fare ammenda della propria vita scandalosa, nel 1048 si fece monaco basiliano presso l’abbazia criptense, dove morì nel 1065. Il suo sepolcro è probabilmente stato ritrovato durante alcuni scavi ottocenteschi sotto al pavimento della chiesa abbaziale. Nel 1155 Guglielmo I “il Malo” di Sicilia saccheggiò le terre dell’abbazia, imitato nel 1163 da Federico I “Barbarossa” del Sacro Romano Impero: i monaci di conseguenza fuggirono dall’abbazia e ripararono a Subiaco presso i monaci benedettini, portando con sè grandi ricchezze. Pochi anni dopo, nel 1241, l’imperatore Federico II “di Svevia” del Sacro Romano Impero saccheggiò nuovamente l’abbazia, portando via pregevoli opere in bronzo di età romana.

Durante le guerre tra papa Urbano VI e l’antipapa Clemente VII combattute all’inizio dello Scisma d’Occidente (1378-1417), nell’aprile 1379 l’archimandrita Girolamo diede ospitalità all’esercito antipapalino formato da mercenari francesi e bretoni che il 21 aprile affrontò l’esercito papalino comandato dal capitano di ventura italiano Alberico da Barbiano nella battaglia di Marino, svoltasi nell’attuale Valle dei Morti tra Marino e Castel de’ Paolis.

Età moderna

Il decoro urbano e l’impianto fognario di corso del Popolo venne deciso dall’intervento dell’architetto Agostino Mercandetti del 1872; nel frattempo il paese si espande in direzione di Frascati e Squarciarelli, lungo la direttrice della strada statale 216 via Maremmana III. Vengono edificate le nuove chiese periferiche del Sacro Cuore (1918-1928) e di San Giuseppe (1889). Si moltiplicano i villini eclettici e liberty della medio-alta borghesia romana, mentre a Squarciarelli nel 1921 sorge la celebre fabbrica di ceramiche artistiche dei fratelli Tidei.

Dalla seconda guerra mondiale al Duemila

Se il centro abitato di Grottaferrata non è stato sconvolto dalle incursioni aeree anglo-americane, il territorio criptense è stato colpito marginalmente con il bombardamento della sorgente dell’acquedotto di Squarciarelli l’8 settembre 1943 e con la distruzione dell’aeroporto militare tedesco in località Molara il 30 gennaio 1944. Proprio in comune di Grottaferrata, nella galleria di Colle Oliva della ferrovia Roma-Frascati, presso Villa Senni, i tedeschi avevano nascosto due cannoni ferroviari Krupp K5 da 238 mm capaci di bombardare la testa di ponte anglo-americana di Anzio: mentre tutte le altre postazioni simili nascoste in varii luoghi dei Castelli Romani furono individuate ed annientate con i bombardamenti aerei, i due “cannonissimi” rimasero indenni ed oggi uno di essi, soprannominato dagli americani “Anzio Annie”, è esposto ad Aberdeen, Maryland, negli Stati Uniti, presso il Proving Grounds Museum. Nella notte tra il 3 ed il 4 giugno 1944 i primi reparti anglo-americani raggiunsero Grottaferrata dopo gli ultimi scontri con i tedeschi sul Tuscolo, e si dirigono rapidamente verso Marino dove alcuni tedeschi oppongono resistenza presso la località San Rocco.

Monumenti e luoghi d’interesse

Architetture religiose

L’abbazia fu fondata nel 1004 da san Nilo da Rossano, ed in breve diventò un notevole centro culturale e di potere: istituita in commenda dal 1428 al 1824, attualmente è un’abbazia territoriale retta dall’Ordine Basiliano Italiano di Grottaferrata. All’interno dell’imponente cerchia muraria, voluta dall’abate commendatario cardinale Giuliano della Rovere, poi papa Giulio II, si trovano il cinquecentesco palazzo dell’abate commendatario e la chiesa conventuale, di origine medioevale ma rifatta in stile barocco con l’intervento di Baldassarre Peruzzi, Taddeo e Federico Zuccari Domenichino, Luigi Capponi, Antonio da Sangallo il Giovane, e, forse, di Gian Lorenzo Bernini.

Chiesa del Sacro Cuore

La chiesa fu edificata per volontà di Maria Santovetti Tanlongo su circa 3000 metri quadrati di terreno di sua proprietà nel 1918-1928, ed affidata ai padri salesiani fino al 1963, anno dell’istituzione in parrocchia della chiesa. Lo stile della chiesa è il neo-gotico, ed il campanile fu aggiunto solo negli anni sessanta: l’ampio interno a pianta basilicale è decorato da un mosaico nel catino absidale e da vetrate policrome, dono del marchese Alfredo Dusmet. Presso la chiesa esistono una scuola paritaria, un campo da calcio ed un teatro.

Chiesa di San Giuseppe

Questa chiesa, sita in località Squarciarelli, fu costruita per volontà del proprietario terriero Nicola Santovetti nel 1889, per un costo di costruzione di 15.000 lire italiane. Affidata ai monaci cisterciensi, fu tolta a questi per la scarsa volontà pastorale di alcuni monaci ed affidata attorno al 1905 ai monaci basiliani dell’abbazia criptense, che la tennero fino alla costituzione in parrocchia nel 1919. Fu parzialmente distrutta durante la seconda guerra mondiale e ricostruita più semplicemente, ed ulteriormente modificata negli anni sessanta. All’interno, a tre navate, si trovano una “Sacra Famiglia” di Silvestro Capparoni e la tomba di famiglia dei Santovetti.

Casa Santa Rosa

La Casa Santa Rosa delle Suore Francescane Missionarie di Maria, meglio note localmente come “Monache Francesi” (poiché l’ordine fu fondato da Hélène de Chappotin de Neuville a Nantes, in Francia, nel 1874), fu costruita nel sito di una proprietà della famiglia Santovetti tra il 1892 ed il 1914, con una sospensione dei lavori nel 1893 a causa del ritrovamento nell’area del convento di alcuni resti di età romana attribuiti ad una villa suburbana di Marco Tullio Cicerone. La chiesa conventuale venne completata nel 1931: le suore si resero attive nella vita civile criptense quando accolsero gli sfollati del terremoto di Messina (1908) e del terremoto della Marsica (1915), ed ancora quando aprirono una casa di convalescenza per i soldati feriti durante la prima guerra mondiale (1915-1918). Più di recente, le religiose hanno prestato servizio presso l’Ospedale Civile San Sebastiano di Frascati.

Architetture civili

Palazzo Santovetti

Il palazzo, già esistente nel Settecento tanto che nel 1741 ospitò papa Benedetto XIV, fu modificato nelle forme attuali a partire dal 1872 con l’acquisto da parte di Antonio Santovetti, che affidò il progetto all’architetto Enrico Celso Donnini. All’interno del palazzo è notevole la cappella, affrescata da Silvestro Capparoni. Fino agli anni cinquanta le grandi cantine del palazzo, oggi di proprietà dellka famiglia Ranchella, hanno ospitato le rinomate Cantine Santovetti, note a livello nazionale per la produzione di vini locali di ottima qualità.

Villa Cavalletti

La tenuta fu acquistata dal marchese Ermete Cavalletti nel 1596 dal cardinale Bartolomeo Cesi: la villa fu costruita ed arredata nel Settecento, e nel secondo dopoguerra appartenne alla Compagnia di Gesù: attualmente ospita una comunità cattolica d’integrazione e la prestigiosa Accademia per la Teologia del Popolo di Dio. Vi si trova una necropoli preistorica tra le più grandi dei Colli Albani.

Villa Rossellini-Dusmet

Villa Rossellini-Dusmet, meglio nota solo come villa Dusmet, fu costruita davanti a villa Arrigoni-Muti alla fine dell’Ottocento da Zeffiro Rossellini, nonno del celebre regista Roberto Rossellini, e venduta nel 1919 al marchese Alfredo Dusmet. In seguito diventò di proprietà della famiglia Campello, e nel 1940 fu requisita dalla Regia Aeronautica come proprio quartier generale, passato ai tedeschi nel 1943 (probabilmente in collegamento con l’effimero aeroporto militare operativo in località Molara). Negli anni cinquanta fu restituita ai Campello, che nel 1952-1953 vi ospitarono l’esule Faruq I d’Egitto, che in seguito visse ad Albano Laziale presso la villa che ospita l’attuale istituto professionale di stato Nicola Garrone. Nel 1966 fu acquistata dalle suore pallottine.

Villa Gavotti-Gioacchini

La villa, che nel Cinquecento era un casino di campagna sito in località Campovecchio di proprietà della famiglia Laghi, fu acquistata nel 1614 dal marchese Lorenzo Gavotti, che ampliò l’edificio e sistemò la tenuta. Nel 1798 un erede del marchese, Alessandro Gavotti, vendette la villa a Vincenzo Onelli al prezzo di 10.000 scudi pontifici. Tuttavia l’Onelli su suicidò nel 1815, forse in conseguenza della caduta di Napoleone Bonaparte che aveva reso nullo il valore delle [Azione (finanza)|azioni] da lui acquistate nel periodo napoleonico: i suoi discendenti mentennero la proprietà della villa solo per venderla ai Lugari-Spiga alla metà dell’Ottocento. Questi proprietari a loro volta vendettero la villa ai Gioacchini all’inizio del Novecento, che ne sono ancora proprietari.

Villa Bracciano-Montalto-Grazioli

Villa Bracciano-Montalto-Grazioli, chiamata confidenzialmente solo villa Grazioli, venne fondata nel 1580 dal cardinale Antonio Carafa, fondadola probabilmente su alcuni resti di età romana: il cardinale Carafa ebbe tra i suoi ospiti anche papa Gregorio XIII, che consacrò la cappella privata della villa. Nel 1591 la proprietà della villa passò in eredità al cardinale Ottavio Acquaviva d’Aragona, che nel 1606-1607 la affittò ai Borghese: fu proprio il cardinale Scipione Caffarelli-Borghese ad acquistare la villa nel 1613 per la somma di 20.000 scudi pontifici. Tuttavia l’anno seguente il cardinale Borghese pensò bene di permutare la villa criptense con il cardinale Ferdinando Taverna in cambio della più prestigiosa villa Mondragone in territorio di Monte Porzio Catone. Lo stesso cardinale Taverna vendette la villa al principe Michele Peretti, ed in seguito la proprietà dell’immobile e della sua tenuta passò ai Savelli e, dal 1638, agli Odescalchi, che la vendettero solo nel 1870 al duca Pio Grazioli. Durante la seconda guerra mondiale la villa ha ospitato un comando tedesco e dopo la guerra alcune famiglie di sfollati di guerra frascatani: attualmente l’edificio, riportato all’antico splendore dopo le devastazioni belliche, ospita il Park Hotel Villa Grazioli. Gli interni del piano nobile sono completamente affrescati con temi mitologici, storici e pastorali svolti da Agostino Ciampelli (ma alcuni hanno pensato ad Annibale Carracci o a Federico Zuccari) e da Giovanni Paolo Pannini, mentre l’ampliamento della villa compiuto tra il 1696 ed il 1698 per volere del principe Livio Odescalchi fu progettato dall’architetto Giovanni Battista Fontana.

Villa Arrigoni-Muti

Villa Arrigoni-Muti fu fondata nel 1579 da monsignor Luigi Cerasoli, che la vendette nel 1535 a monsignor Pompeo Arrigoni: questi a sua volta la trasmise ai suoi eredi e nel 1692 si arrivò alla suddivisione della villa e della tenuta tra due proprietari, i monsignori Diomede Varesi e Ciriaco Rocci. All’inizio dell’Ottocento i proprietari erano ben tre: il cardinale Angelo Cesarini, la famiglia Muti e la famiglia Amadei. Un secolo dopo, Achille Muti Bussi riuscì a riunificare tutta la villa sotto la sua proprietà. Attualmente la villa è di proprietà di una società che vorrebbe realizzarvi una cinquantina di appartementi privati, proposito contestato da cittadini ed associazioni di Grottaferrata.

Villa Rasponi

Nel Settecento la proprietà della tenuta appartenne alle famiglie Scarsella e Lema, e venne acquistata da Eugenio Rasponi nel 1821: egli costruì la villa, e la vendette per 8000 scudi pontifici al principe Camillo Aldobrandini. Durante la seconda guerra mondiale vi fu alloggiato un comando tedesco. Gli interni della villa sono stati affrescati da Domenico Crespri detto “il Passignano”, Pietro da Cortona e Ludovico Cardi detto “il Cigoli”.

Villa Senni

La villa fu edificata nel Seicento dal cardinale Giovanni Giustino Ciampini, che possedeva vaste proprietà nella zona sottostante, che da lui prese l’attuale denominazione di Ciampino. Originariamente chiamata villa Sant’Andrea, dalla vicina località di Gregna di Sant’Andrea, l’edificio diventò di proprietà della famiglia Senni alla metà dell’Ottocento. Fu sede di un comando tedesco durante la seconda guerra mondiale, in posizione strategica sopra la galleria ferroviaria della ferrovia Roma-Frascati nella quale erano nascosti i due cannoni ferroviari Krupp K5 da 238 mm capaci di bombardare la testa di ponte alleata di Anzio, tanto ricercati dagli anglo-americani nelle loro micidiali incursione aeree sui Castelli Romani. Attualmente, completamente ricostruita, ospita una casa di riposo per anziani retta dalle Suore Ospedaliere del Sacro Cuore di Gesù.

Siti archeologici

Il sito archeologico più importante del territorio criptense sono le catacombe di ad Decimum, rinvenute nel 1913 al X miglio della via Latina: all’interno vi si trovano oltre 800 sepolture databili fino al V secolo, alcuni affreschi del III o del IV secolo ed un arcosolio raffigurante la “Traditio Legis”, la trasmissione del messaggio evangelico. Assieme alle catacombe di San Senatore di Albano Laziale queste sono le uniche catacombe dei Colli Albani (pare che una terza catacomba fu rinvenuta casualmente in comune di Marino, lungo la via Appia Antica presso la località di Due Santi nel 1712 ma ad oggi se ne è persa l’ubicazione). Inoltre, una piccola parte degli scavi archeologici di Tusculum ricade nel territorio criptense, mentre la parte più importante dell’antico abitato si trova nel territorio di Monte Porzio Catone.Per quanto riguarda le memorie preistoriche del territorio criptense, le necropoli più importanti si trovano a villa Cavalletti (una delle più grandi dei Colli Albani) e nella ex-vigna Giusti: sepolture sparse furono individuate anche a Castel de’ Paolis nel 1903 ed in località Cipriana durante alcuni lavori di scassamento nel 1880.

Nel territorio criptense è stata collocata una delle due tenute tuscolane di Marco Tullio Cicerone: nel corso dei secoli, diversi studiosi hanno formulato svariate ipotesi sulla collocazione di queste ville, ma sembra ormai confermato che una sorgesse sul Tuscolo presso la città antica di Tusculum, e l’altra fosse posta in prossimità dell’abbazia di Santa Maria di Grottaferrata, e che magari si estendesse fino alle propaggini settentrionali del Tuscolo, o addirittura in località Poggio Tulliano, che prenderebbe nome proprio dall’arpinate. La collocazione presso l’attuale abbazia appare più probabile e confermata da diverse strutture romane, come l’imponente criptoportico con affaccio sul vallone della marana dell’Acqua Marciana, su cui san Nilo da Rossano ed i suoi compagni avrebbero costruito il monastero.

Aree naturali

Una piccola porzione del territorio di Grottaferrata è inclusa all’interno del perimetro del Parco Regionale dei Castelli Romani, ente di tutela ambientale istituito nel 1984 dalla Regione Lazio nell’area dei Colli Albani. In origine, l’intero territorio comunale era stato incluso all’interno dell’area protetta del parco (legge regionale n° 2 del 13 gennaio 1984), ma già il 28 settembre 1984 le aree assegnate al parco furono drasticamente ridotte, per ovvi motivi legati all’espansione edilizia ed industriale dei centri abitati inclusi. Gli attuali confini del parco sono più vasti dei confini precedenti, ed includono la parte criptense del Tuscolo e Molara, mentre l’area contigua si estende per gran parte del territorio comunale fino al Borghetto di Grottaferrata.

Arte

La chiesa abbaziale dell’abbazia di Santa Maria di Grottaferrata, scrigno delle maggiori opere d’arte conservate nel territorio criptense. L’abbazia di Santa Maria di Grottaferrata ospita alcune importanti opere d’arte, come gli affreschi di Francesco da Siena, pittore manierista allievo di Baldassarre Peruzzi, Taddeo e Federico Zuccari e del Domenichino ed altre realizzazioni di Luigi Capponi, Antonio da Sangallo il Giovane, Annibale Carracci, Giovanni Artusi, Gian Lorenzo Bernini, Tommaso Righi. Tante sono inoltre le testimonianze, più o meno anonime od antiche, di arte bizantina conservate nell’abbazia: l’abbondanza di materiale permise tra l’aprile 1905 ed il giugno 1906 l’organizzazione di una mostra d’arte sacra bizantina che riscosse un grandissimo successo di pubblico e di critica. Le ceramiche di Squarciarelli, pregiato prodotto artigianale dagli ornamenti liberty ed art decò in commercio solo per pochi anni, dal 1921 ai primi anni quaranta, sono oggi oggetto d’arte da collezione, tanto che il Comune di Grottaferrata ha allestito una mostra a riguardo. Tra le tante Ville Tuscolane situate nel territorio criptense alcune ospitano altre opere d’arte di pregio, come gli affreschi di Agostino Ciampelli e Giovanni Paolo Pannini a Villa Grazioli e la decorazione pittorica del Cigoli, del Passignano, di Pietro da Cortona e Giovanni Lanfranco a Villa Arrigoni-Muti.

Cucina

Grottaferrata e gli altri centri dei Colli Albani sono la meta privilegiata dai romani per la “gita fuori porta”, tradizione della domenica o dei fine-settimana primaverili ed estivi almeno fino agli anni del boom economico. Grottaferrata, in particolare, conserva ancora un gran numero di “fraschette” caratteristiche e ristoranti tradizionali, accanto alla nascente tipologia degli agriturismo. Il più famoso ristorante criptense è stato probabilmente “La Tranquillità”, a Squarciarelli, aperto nel 1937 dai fratelli Tidei dopo l’esperienza fallimentare della fabbrica di ceramiche, celebrato da Renato Rascel in Arrivederci Roma (1957) e rimasto in vita fino ad un incendio doloso che lo ha distrutto nel gennaio 1997. Federico Fellini e Giulietta Masina erano frequentatori abituali dell’osteria del Fico Vecchio, il cui proprietario Claudio Ciocca ebbe anche alcune piccole parti in qualche film del regista.

Economia

Il territorio di Grottaferrata, come del resto l’intera area dei Colli Albani, è storicamente votato all’agricoltura, specialmente alla viticoltura ed, in misura minore, all’olivicoltura. Il comune è situato a cavallo tra le zone di produzione del Marino e del Frascati, entrambi storici vini bianchi a denominazione di origine controllata: in particolare, Grottaferrata fa parte della zona di produzione del Frascati, come disposto dal relativo disciplinare di produzione.Il comune è anche incluso nell’area di produzione del Castelli Romani bianco e Castelli Romani rosso, un altro vino a denominazione controllata. Dal 1883 fino almeno agli anni cinquanta presso le grandi cantine di Palazzo Santovetti fu operativa la rinomata cantina sociale “Santovetti”, che produceva una grande varietà di vini laziali. Nel corso del Novecento, la viticoltura ha ceduto progressivamente il passo ad altre attività del settore secondario e terziario, tanto che solo tra il 1990 ed il 2000 le aziende vitivinicole nel territorio comunale criptense sono diminuite del 20%, in linea con i dati della maggior parte dei comuni vicini.Nel 1978 un sacerdote cattolico, don Franco Monterubbianesi, affiancato dalle Suore Francescane Missionarie di Maria, fondò presso la casa “Santa Rosa” un’azienda agricola gestita da disabili: nacque così “Capodarco”,che dal 2000 è diventata un’importante centro di produzione di agricoltura biologica.Un altro settore importante nel passato era l’allevamento, concentrato soprattutto nella Valle Latina, ai piedi del Tuscolo.

Industria

Fin dal Medioevo il profondo vallone boscoso della marana dell’Acqua Marciana è sede di mulini e ferriere, a causa della ricchezza di acque sorgive che vi pervengono: proprio dall’edificio di una ferriera in abbandono agli inizi del Seicento vennero fondate le cartiere, per iniziativa di un privato cittadino, tale Andrea Brugiotti, su un terreno concesso in enfiteusi dall’abbazia di Santa Maria di Grottaferrata. Alla morte di Brugiotti, nel 1648, la cartiera venne donata ai padri Oratoriani che per tutta la seconda metà del secolo furono in controversia giudiziaria con l’abate commendatario dell’abbazia di Santa Maria in merito alla proprietà della cartiera stessa, che infine nel Settecento tornò tra le proprietà dei monaci basiliani criptensi, che la concessero in uso alla famiglia Spada. Salvo le brevi parentesi delle occupazioni francesi (1798-1799 e 1807-1814), gli Spada mantennero la proprietà vendendola nel 1848 al marchese Fabio Cavalletti: questi vendette a cartiera a Luigi Passamonti nel 1867: sotto la gestione dei Passamonti le cartiere furono costituite in società anonima, si verifica un incendio doloso appiccato da un operaio licenziato e la produzione venne modernizzata dal direttore Paolo Francesco Rayner tanto che nel 1868 lo stabilimento iniziò a produrre la carta moneta per lo Stato Pontificio. Le cartiere di Grottaferrata furono definitivamente chiuse solo nel 1893, con il trasferimento di tutte le attrezzature presso lo stabilimento di Subiaco. L’11 agosto 1901 a Grottaferrata venne inaugurata una piccola centrale idroelettrica alimentata dalle acque della marana dell’Acqua Marciana, costruita allo scopo di fornire al paese l’illuminazione elettrica pubblica e privata. Dal 1908 anche le acque di Squarciarelli iniziarono ad alimentare delle turbine che alimentavano la rete tranviaria delle tranvie dei Castelli Romani.

Turismo

In passato l’abbazia di Santa Maria di Grottaferrata attirava un gran numero di pellegrini: emblematico quanto singolare è il caso di Faustina Terenzi, giovane ragazza proveniente da Nettuno che nel 1619 morì improvvisamente appena arrivata a Grottaferrata. Oggi, più che pellegrini l’abbazia continua ad attirare semplici turisti, incuriositi dalla ricchezza monumentale e culturale che il luogo sacro racchiude: di tanto in tanto vengono organizzate mostre, spettacoli ed altri eventi culturali (come gli eventi legati al millenario nel 2004) che attraggono visitatori da Roma e dagli altri centri castellani. Grottaferrata attira anche un turismo locale legato alla “gita fuori porta”, usanza che prende piede alla fine dell’Ottocento e raggiunge l’apice prima e dopo la seconda guerra mondiale: Renato Rascel nel 1958 canterà ancora i pranzi a Squarciarelli nella celebre canzone “Arrivederci Roma”.

Fonte: Wikipedia.