Genzano di Roma

Genzano di Roma è un comune di 23.912 abitanti della provincia di Roma. Distante circa 29 km dal capoluogo di provincia, è situata sul versante esterno del cratere del lago di Nemi.

Storia

Età medievale

Il più antico documento in cui si rinviene il toponimo “Genzano” è una bolla di Lucio III datata 2 aprile 1183. L’origine del nome “Genzano” è tuttora fonte di discussione. Per alcuni il poggio su cui sorge il paese, posto sul bordo esterno del Lago di Nemi, proseguimento del “Nemus Aricinum”, era dedicato alla dea Cinzia (“Cynthia Fanum”), il cui culto era unito a quello di Diana nemorense. Per Nicola Ratti, invece, l’etimologia deriverebbe da fundus Gentiani, cioè dal terreno di proprietà della famiglia romana Gentia. Nelle età precedenti il territorio dell’odierna Genzano ricadeva sotto la giurisdizione di Lanuvium e Aricia, ma verosimilmente non è stato mai sede di alcun centro abitato, sia pur piccolo. Ciononostante, nel territorio genzanese sono stati ritrovati numerosi reperti archeologici latini e romani. È stato ipotizzata anche la presenza, attorno al X secolo, di un piccolo insediamento saraceno al quale sarebbe legata l’introduzione della coltura della canapa. Nel 1153 il territorio, dove già nel XII secolo era stata eretta una torre da parte dei Gandolfi (torre abbattuta nel 1188), venne dato in possesso, dal Papa Anastasio IV, ai cistercensi dell’Abbazia di Sant’Anastasio alle Acque Salvie. Nel 1255, i cistercensi vi edificarono un grande Castello fortificato attorno al quale crebbe poi lentamente il paese (Genzano Vecchio)

Periodo Cesariniano

Nel 1563 il castello fu ceduto, per 150.000 scudi, da Marcantonio Colonna, il futuro vincitore di Lepanto (1571), a Fabrizio Massimi e da questi, il 2 ottobre del 1564 a Giuliano Cesarini, marchese di Civitanova Marche. Iniziò in questa data il periodo Cesariniano, un periodo di sviluppo economico, demografico e urbanistico per Genzano. Il 10 agosto 1565 Giuliano Cesarini emanò lo “Statuto”. Nel 1643 Giuliano III Cesarini tracciò le olmate, degli stradoni ombreggiati da quattro filari di olmi, e ristrutturò il palazzo baronale. Scrive Gaetano Moroni: “Gli stradoni olmati partono da un punto centrico, e divergendo, quello a destra è la strada corriera che guida alla città, quello di mezzo il più lungo e piano conduce al palazzo Cesarini, e l’altro a manca porta al convento de’ cappuccini”. Lo stesso duca, nel 1636, aveva iniziato la ricostruzione della chiesa di Santa Maria della Cima, con dipinti di Francesco Cozza. Nel 1696 la figliuola di Giuliano III, Livia, ultima erede dei Cesarini, vi farà porre i corpi delle martiri Sante Tigri e Vincenza, protettrici di Genzano con S. Tommaso di Villanova. Giuliano III, nel testamento del 1667 lasciava al figlio Giovanni Giorgio, oltre a Genzano, anche i possedimenti di Ardea, Rocca Sinibalda e Civita Lavinia. Tuttavia quattro anni dopo, alla morte del duca (1671), non vi erano più eredi diretti: erano già deceduti anche i due figli maschi, le due figlie maggiori erano in convento e l’unica figlia libera era ancora bambina. Genzano venne retto dal fratello di Giuliano III, l’ecclesiastico Filippo Cesarini, il quale intendeva far sposare la figlia terzogenita di Giuliano III, Clelia, con Filippo Colonna principe di Sonnino. La secondogenita di Giuliano III, Livia, suora oblata, lasciò convento e sposò Federico II Sforza dando origine alla famiglia Sforza Cesarini. Donna Livia contribuì in maniera decisiva al piano urbanistico della cittadina, portando a termine nel 1708 la costruzione di Genzano Nuova, impiantata su un sistema di triangolazioni, secondo il piano del 1643 dal padre Giuliano III. Tra la prima metà del XVII e l’inizio del XVIII secolo venne innestato un secondo tridente, più interno del primo (quello delle Olmate), costituito dalla via Livia (1680 circa), la strada dove si svolge nella ricorrenza del Corpus Domini la tradizionale Infiorata, dalla via Sforza (1708), e dalla via che conduce al convento dei Cappuccini. Questo particolare impianto urbanistico, coordinato da alcuni noti architetti romani del periodoTommaso Mattei e Ludovico Gregorini, estremamente innovativo per l’epoca, caratterizzato da un duplice trivio (tridente olmato e tridente edificato), suscitò l’ammirazione di molti artisti del tempo, tra i quali Carlo Maratta, che qui si stabilì e risiedette per diversi anni. Nel 1677 l’ultimo dei Cesarini, Filippo Cesarini, aveva fatto costruire, lungo la strada corriera di Genzano Nuova, la Chiesa di San Sebastiano affiancata dal Conservatorio delle Maestre Pie; queste due opere saranno sciaguratamente distrutte nel 1916 dall’amministrazione comunale dell’epoca. L’incremento demografico nei secoli XVI e XVII determinerà l’espansione di Genzano verso la pianura sottostante (Genzano Nuova). La rottura dell’isolamento geografico di Genzano comportò, oltre a notevoli vantaggi economici, il coinvolgimento in eventi bellici. Genzano fu infatti coinvolta nella Guerra di successione austriaca: dal maggio al novembre 1744 Genzano fu infatti occupata dalle truppe austriache, guidate dal principe Johann Lobkowitz, il quale fronteggiava le truppe ispano-napoletane, guidate dal re di Napoli Carlo di Borbone, accampate a Velletri e sul monte Artemisio. L’attacco del Lobkowitz, nella notte fra il 10 e l’11 agosto 1744 (“Battaglia di Velletri”) venne respinto dalle truppe ispano-napoletane permettendo così la sopravvivenza del giovane Regno delle Due Sicilie. Dal 1781 al 1808 si procede alla costruzione della chiesa neoclassica della Santissima Trinità, su disegno di Giulio e Giuseppe Camporese, figli di Pietro. Anche Genzano ebbe una sua parte nei fatti del 1798. Con la Restaurazione, e la fine della feudalità, Genzano entrò sotto le dipendenze dirette della Santa Sede che lo elesse a capoluogo; nella sua giurisdizione erano comprese anche Nemi, Civita Lavinia (ora Lanuvio) e Ardea. il 23 settembre 1828 ebbe il titolo di città da parte del papa Gregorio XVI.

Periodo Post-Unitario

Con la presa di Roma e la fine del Potere temporale, Genzano entrò a far parte dello Stato italiano. Il Consiglio comunale propose la modifica del nome in Genzano di Roma per evitare confusione con Genzano di Lucania, approvata con Regio decreto legge 5 gennaio 1873.

Tra la fine dell’800 e l’avvento del fascismo, Genzano è stata spesso teatro di battaglie sociali, soprattutto di lotte contadine per la distribuzione delle terre. Durante il Ventennio centinaia sono stati i cittadini arrestati e condannati al carcere o al confino, o addirittura assassinati dai fascisti (Salvatore Buttaroni, Germano Previtali). Gravissimi furono inoltre i danni subiti dalla cittadina durante la Seconda guerra mondiale, soprattutto in conseguenza dei bombardamenti aerei nel periodo successivo allo sbarco di Anzio. Tra il 31 gennai 1944 e 14 aprile 1944 sono stati uccisi 109 cittadini genzanesi; Genzano fu quasi rasa al suolo, avendo avuto più dell’80% delle case distrutte o fortemente danneggiate.

L’Infiorata

La festa viene fatta risalire al 1778, anno in cui fu preparato un tappeto floreale, in occasione della festività del Corpus Domini, lungo la via Sforza (oggi Via Bruno Buozzi). Attualmente l’infiorata si svolge in via Italo Belardi, già via Livia, la via che congiunge la piazza principale del paese (Piazza IV Novembre) alla Chiesa di Santa Maria della Cima. La strada viene ricoperta totalmente da un tappeto floreale di circa 2000 metri quadri, composto generalmente di 13 quadri, oltre alla decorazione della scalinata posta in cima alla salita. Ogni quadro misura generalmente 7 m x 14 m e i soggetti, scelti da una apposita Commissione che presiede anche all’organizzazione della manifestazione, sono generalmente soggetti di argomento religioso o civile, riproduzioni di note opere d’arte o motivi geometrici. La deposizione dei fiori sulla sede stradale avviene lo stesso giorno della festa, o la notte precedente, sui contorni dei quadri disegnati con il gesso e con la calce in base al bozzetto originale. La sera della domenica il tappeto viene percorso dalla processione religiosa che reca il Santissimo Sacramento da Santa Maria della Cima alla non lontana Collegiata. Il tappeto viene mantenuto, sostituendo i petali appassiti, fino alla sera del lunedì, quando ha luogo la distruzione dell’infiorata da parte dei bambini (il cosiddetto spallamento). La tradizionale Festa del Pane Casareccio di Genzano, che si tiene ogni anno nel mese di settembre, richiama numerosi visitatori e turisti da Roma e dai Comuni limitrofi. L’obiettivo della festa, nata nel 1989 organizzata dal Comune di Genzano di Roma insieme al Consorzio Tutela Pane Casareccio di Genzano, è quello di promuovere uno dei prodotti maggiormente rappresentativi del proprio ricco patrimonio produttivo e di qualità non solo a livello locale ma anche nazionale. La città di Genzano di Roma fa infatti parte dell’Associazione Nazionale Città del Pane ed il Pane Casareccio di Genzano è stato il primo pane italiano ad essere insignito del marchio I. G. P (Indicazione geografica protetta), dall’Unione Europea. Tale concessione del marchio I. G. P. , ha comportato per i panettieri della zona l’osservanza di un Disciplinare molto ristretto che va a garantire le caratteristiche delle pagnotte e dei filoni, lo spessore della crosta, il colore bianco- avorio della parte interna, il profumo del cereale, il sapore sapido, l’umidità e il peso specifico.

Lavorazione pane

La tecnica di lavorazione del pane richiede grande professionalità. Il panettiere deve impastare la farina con il lievito. La farina viene impastata con il lievito stemperato in acqua tiepida e sale, lasciando lievitare per un’ora circa. Dopodiché si rimpasta ancora e si formano delle pagnotte e dei filoni dal peso variabile da 0.5 a 2.5Kg, che vengono messi in cassoni di legno con teli di canapa spolverati di cruschello. Si lascia in riposo per la seconda alzata in ambienta caldo per altri 40 minuti.Si inforna nel forno a legna caldo. Un onore, quindi, ma anche l’assunzione di specifiche responsabilità. Durante la Festa del Pane, una delle vie principali del paese Via Italo Belardi, viene imbandita con tavoli pieni di bruschetta, ai quali tutti i visitatori posso accedere per poter assaggiare il prodotto. Nell’edizione del 1998 è stata preparata una gigantesca bruschetta di filoni lunga 1.200 metri e di 2.100 chilogrammi di peso; tra i filoni un filone da record: 16 metri e 112 chilogrammi. La Festa del Pane ha una durata di tre giorni, duranti i quali i visitatori possono non solo assaggiare i prodotti tipici, ma posso partecipare a visite guidate organizzate dal Comune di Genzano di Roma, presso il Palazzo Sforza-Cesarini (Genzano di Roma), il lago di Nemi e nel Borgo Antico del paese. Inoltre la presenza dei visitatori è allietata ulteriormente da spettacoli, danza e musica.

Economia

Nel settore Agricoltura, la principale attività del paese è, da tempo immemorabile, la Viticoltura. Genzano e Lanuvio si trovano infatti al centro del comprensorio di produzione del vino DOC Colli Lanuvini e Colli Lanuvini superiore. Molto importanti sono inoltre le attività nell’ambito dell’Olivicoltura, della Floricoltura, della Frutticoltura e della produzione di ortaggi.Come testimonia Marco Tullio Cicerone, che peraltro qui possedeva una villa, questi territori erano considerati fra i più fertili nell’età dell’antica Repubblica Romana:Fra le circa 400 aziende artigiane che operano nel territorio di Genzano si trovano aziende attive nella lavorazione della pelle, dei vimini, del vetro e della ceramica. Ma la più importante attività nel settore “Artigianato”, è la panificazione. Genzano ha una grande tradizione nella fabbricazione di pane lievitato naturalmente e cotto a legna. Il Pane Casareccio di Genzano è stato pertanto il primo pane italiano ad aver ottenuto nel 1997 l’IGP, e pertanto la sua produzione è vincolata alla sua completa preparazione in loco. Molto numerose e qualificate sono inoltre le attività alberghiere e quelle operanti nell’ambito della ristorazione (trattoria, ristoranti nonché le fraschette, un particolare tipo di osterie caratteristiche dei Castelli romani. Le attività industriali sono relativamente recenti, attive in particolare nei settori alimentare, delle macchine agricole, del legno, dell’edilizia e della carta.

Fonte Wikipedia