Ariccia

_Anticamente chiamata Riccia o La Riccia, semplicemente ‘a Riccia nei dialetti dei Castelli Romani) è un comune italiano di 18.381 abitanti della provincia di Roma nel Lazio. Il territorio ariccino fu abitato sin dall’antichità: qui sorgeva infatti la città di Aricia, prima tra le più importanti esponenti della Lega Latina e poi frequentato municipium posto sulla via Appia Antica alla distanza di una giornata da Roma. Nell’alto Medioevo la città decadde ed andò progressivamente scomparendo, per rinascere solo alla fine del Quattrocento sotto il dominio della famiglia Savelli: nel 1661 Ariccia diventò feudo dei Chigi, che realizzarono il complesso monumentale di piazza di Corte (palazzo e parco Chigi, collegiata di Santa Maria Assunta) commissionandolo a Gian Lorenzo Bernini. Nel 1854 papa Pio IX inaugurò il ponte di Ariccia, il viadotto stradale monumentale della strada statale 7 via Appia Nuova alto una sessantina di metri, tristemente famoso come teatro di molti suicidii. Oggi Ariccia è una delle località più conosciute e popolari dei Castelli Romani, sia per la rilevanza turistica del complesso monumentale chigiano e per l’importanza storica ed architettonica delle opere del Bernini che per l’importanza religiosa del santuario di Santa Maria di Galloro, e, nell’epoca delle “gite fuori porta” per le caratteristiche fraschette dove è possibile mangiare la tradizionale porchetta, simbolo gastronomico del comune.

Territorio

Il territorio comunale di Ariccia, con un’estensione di 18.36 km2, è il decimo comune più vasto dei Castelli Romani. Una prima misurazione del territorio ariccino venne eseguita su commissione dei Chigi non appena essi entrarono in possesso del feudo, nel febbraio 1662. Nel catasto Gregoriano (1835) il territorio di Ariccia era calcolato in 914 rubbia, una quarta e tre scorzi, che, calcolando 1.848438 ettari. Il territorio ariccino, come quello dell’intera area dei Colli Albani, è stata soggetto tra i 600.000 ed i 20.000 anni fa circa all’attività vulcanica del Vulcano Laziale. Il suolo è dunque composto in massima parte di materiale vulcanico, ed abbondano minerali caratteristici come il peperino, la pietra sperone del Tuscolo ed il tufo. Il vasto cratere ovale di Vallericcia, che occupa la maggior parte del territorio comunale, secondo la “Carta Geologica d’Italia” redatta dal Servizio Geologico d’Italia è classificata come zona av (“tufiti alluvio-lacustri; […] arenarie straterellate entro depressioni crateriche (Prata Porci, Ariccia) con Bos taurus L., Cervus elaphus L. e avifauna Gyps a Valle Marciana; prodotti del dilavamento entro valli radiali, provenienti dalle formazioni vulcaniche del Vulcano Laziale”. Le alture del centro storico e di Colle Pardo ai confini con Genzano di Roma sono classificate come sc (“scorie solidificate senza stratificazione, in ammassi e tumuli; lapilli più o meno stratificati nella parte superiore dei coni; “Sperone” Auct.: scorie caotiche in grossi banchi” con inserimenti di β7(“agglomerati lavici, intercalati in ammassi polimorfici, fino a colate leucitiche”). I due profondi valloni che corrono ai lati dell’abitato storico sono classificati come dt, “detriti di falda, conoidi”. I bordi del cratere di Vallericcia sono invece composti da v1, ovvero “manifestazioni eruttive finali. Brecce piroclastiche d’esplosione con lapilli, proiettili leucocrati, ultrafenici, pirosseniti biotiche, più enoliti di cave leucitiche e del substrato, facies cineritiche superiormente straterellate, in strati e banchi più o meno consolidati (“Peperino” Auct.) rapidamente assottigliatosi allontanandosi dai centri d’emissione”, quindi da peperini emessi dallo stesso cratere di Vallericcia. Infine, c’è da notare come la porzione di Vallericcia adiacente alle alture di Galloro sia zona se (“scorie e lapilli giallastri sciolti, talora agglomerati, scoriette e lapilli stratificati”). Il resto del territorio è, come la maggior parte dell’area nord-occidentale dei Colli Albani, composto da terreni classificati come v2, ovvero peperini emessi dal cratere formato dall’attuale Lago Albano.

·      Classificazione sismica: zona 2 (sismicità medio-alta).

Idrografia

Anticamente la depressione di Vallericcia era occupata, almeno parzialmente, da un lago vulcanico, simile ai due vicini laghi vulcanici Albano e di Nemi. L’ipotesi sarebbe confermata dalla periodica ricomparsa di un bacino lacustre nella parte più depressa della valle, nella località dall’emblematico nome di Pantanelle: un lago o pantano compare menzionato in diversi atti notarili del 1223, del 1462 e del 1630, mentre lo storico e canonico settecentesco Emanuele Lucidi afferma che il 17 gennaio 1793 con grande sorpresa degli ariccini comparve un laghetto in Vallericcia, originato dall’intasamento di alcuni canali di scolo e sgombrato il 4 febbraio dello stesso anno. Per evitare l’allagamento della valle, già in età antica fu scavato un sistema di canali di scolo nella valle che portavano tutti ad un emissario posto in località Ginestreto, che liberava le acque verso il mar Tirreno in direzione sud-ovest: alcuni eruditi sei e settecenteschi sostennero che queste acque formavano il leggendario fiume Numico, che bagnava Lavinium, antica capitale latina fondata da Enea ed identificata comunemente con Pratica di Mare. In Vallericcia sfocia anche l’emissario del lago di Nemi, scavato anch’esso in età antica ma non accomunabile con la perfetta tecnica costruttiva dell’emissario del lago Albano. In territorio ariccino non scorrono corsi d’acqua notevoli, ma ai margini settentrionali ai confini con Rocca di Papa ed Albano Laziale, presso l’antico castello di Malafitto, si trovano le omonime sorgenti (565 m s.l.m.), che alimentano storicamente Ariccia dal 1614 ed Albano Laziale dal 1607 fin dall’età romana, inoltre, queste sorgenti erano note e l’acqua captata per l’approvvigionamento della villa di Domiziano a Castel Gandolfo e, successivamente, dei Castra Albana.

Orografia

La località Montagnanello, ai margini meridionali del territorio comunale ai confini con Aprilia, si trova a 131 m s.l.m., altitudine minima del territorio ariccino, mentre Fontana di Papa è a 190 m s.l.m.: proseguendo in direzione nord, Ginestreto è a 290 m s.l.m. e Vallericcia è ad un’altitudine minima di 284 m s.l.m. e massima di 318 m s.l.m. (lo sbocco dell’emissario del lago di Nemi è a 290 m s.l.m.). Il centro storico è posto a 412 m s.l.m. (altitudine di palazzo Chigi), mentre il santuario di Santa Maria di Galloro è a 429 m s.l.m. e la parte più alta di parco Chigi è a 490 m s.l.m., ai confini con la località Selvotta di Albano Laziale.[16] Monte Gentile è a 580 m s.l.m., cima più elevata del territorio ariccino: l’altura di Malafitto, ai confini settentrionali con Rocca di Papa, infatti non supera i 565 m s.l.m..

Clima

Dal punto di vista climatico il territorio rientra nel dominio del clima temperato mediterraneo con inverni miti, temperature autunnali superiori a quelle primaverili, estati ventilate. Nell’area dei Colli Albani, dunque anche ad Ariccia, si presenta il fenomeno detto stau, che consiste nella riduzione del vapore acqueo nelle nuvole man mano che il terreno si alza. Perciò la piovosità maggiore si avrà sulle prime alture dei colli, rivolte verso il mare, verso sud sud-ovest, e la minore verso nord. Ariccia, trovandosi sulla traiettoria delle correnti umide tirreniche, risulta discretamente piovosa con 900mm annui di precipitazioni. I venti spirano prevalentemente da sud e da ovest, più raramente da nord e da est. Normalmente la zona è battuta da venti di scirocco e libeccio, ma talvolta compare anche il ponentino, vento caratteristico della zona di Roma. Durante l’inverno invece si ha la presenza di tramontana e grecale, il primo proveniente dalla vasta pianura dell’Agro Romano. L’estate è calda e asciutta, l’inverno mite e piovoso senza, in genere, che vengano raggiunte temperatura eccessivamente basse. Ad Ariccia nevica piuttosto raramente e solo in presenza di un freddo generalizzato marcato. In estate le temperature possono raggiungere i 35 °C con punte di 37 °C in casi rari. La temperatura non ha mai raggiunto i 40 °C. I dati seguenti si riferiscono all’anno 2008 e sono stati rilevati presso la stazione meteorologica di Genzano di Roma situata nella frazione di Landi, a quota 210 m s.l.m.

Storia

Aricia venne fondata in epoca imprecisata, senz’altro prima di Roma: l’erudito seicentesco Filippo Cluverio ipotizza (non si sa con quali fondamenti) la data del 2752 a.C.,[22] mentre la tradizione antica ha fatto risalire la fondazione della città al figlio del mitico fondatore di Atene Teseo, Ippolito detto Virbio,[19] o al comandante siculo Archiloco.[21] In seguito Aricia fu un’importante città della Lega Latina, teatro nel 505 a.C. della battaglia di Aricia;[22][23] nel 338 a.C., infine, disciolta definitivamente la Lega Latina, Aricia ottenne la cittadinanza romana. Il territorio aricino fu attraversato a partire dal 312 a.C. dalla via Appia Antica, ed Aricia era la prima mansio (“stazione di sosta”) lungo la via Appia provenendo da Roma. La decadenza della città è probababilmente da collocare dopo il sacco di Roma del 410 da parte dei Visigoti di Alarico, anche se la vita cittadina continuò fino alla metà del V secolo. Con il progressivo abbandono di Aricia andò consolidandosi il nuovo abitato posto sul colle dell’antica acropoli aricina, e del moderno centro storico: alla fine del X secolo l’abitato risulta sotto il dominio dei Conti di Tuscolo, come gran parte dei Colli Albani. Dopo la caduta in disgrazia dei Conti di Tuscolo e la distruzione della loro roccaforte, Tusculum, nel 1191, il feudo di Ariccia fu governato dalla famiglia Malabranca, che era probabilmente un ramo della famiglia dei Conti di Tuscolo originario di Velletri. Ad ogni modo, nel 1223 i Malabranca vendettero il feudo a papa Onorio III per 2000 provisini, ed Ariccia rimase probabilmente sotto il possesso della Camera Apostolica benché sia stata occupata brevemente manu militari dalla famiglia Savelli, che per legittimare il proprio possesso sul feudo millantarono una donazione del 964 fatta dall’imperatore Ottone I del Sacro Romano Impero in favore di Virginio Savelli. Nel Trecento Ariccia fu praticamente spopolata, e nel 1399 il “tenimentum Ritiae” risulta annesso alla castellanìa di Genzano di Roma, anch’essa possedimento della Camera Apostolica. Nel Quattrocento si perdono le tracce del feudo, che nel 1463 risulta sotto il “pieno dominio” dell’abbazia di Santa Maria di Grottaferrata. Il cardinale Giuliano della Rovere, eletto nel 1503 papa Giulio II, abate commendatario dell’abbazia criptense, nel 1473 siglò con Mariano Savelli la permuta del “castrum dirutum” di “Ritiae” con le case in rovina, Vallericcia e tutte le attinenze e dipendenze in cambio del Borghetto di Grottaferrata: iniziava così la dominazione feudale dei Savelli su Ariccia. Mariano Savelli, nell’atto di permuta, si impegnò “ad costruendum [castrum Ritiae], aedificandum, reparandum” (“alla costruzione [del castello di Ariccia], edificazione, riparazione”): ed in effetti nel corso del Cinquecento la popolazione di Ariccia aumentò fino a poco meno di 800 unità, superando addirittura la popolazione della vicina Albano Laziale,[31] sede vescovile suburbicaria. Nel 1610 Paolo e Caterina Savelli firmarono e si impegnarono a rispettare gli “Statuti” della Comunità ariccina. Il 15 maggio 1633 venne solennemente consacrato il santuario di Santa Maria di Galloro,  retto dal 1631 dalla Congregazione Vallombrosana, ad oltre dieci anni dal ritrovamento della miracolosa immagine della Madonna di Galloro. I Savelli, che si trovavano in cattive condizione economiche, furono costretti a vendere il feudo ariccino ai Chigi nella persona del cardinale Flavio Chigi, che agiva anche a nome dei fratelli Agostino e Mario e dello zio papa Alessandro VII: la vendita fu conclusa il 20 luglio 1661 per la somma di 358.000 scudi pontifici. L’antica casata dei Savelli si estinse con lo sfortunato Giulio Savelli, che oberato dai debiti fu costretto a vendere il feudo di Albano Laziale alla Camera Apostolica nel 1697. I Chigi non tardarono a beneficare Ariccia con la loro munificenza: nel 1662 Alessandro VII autorizzò la fiera di Galloro,e tra il 1661 ed il 1665 fu completata la costruzione della collegiata di Santa Maria Assunta, di palazzo Chigi e degli altri edifici del complesso monumentale chigiano di piazza di Corte. Inoltre, i Chigi si impegnarono nella costruzione della chiesa sconsacrata di San Nicola di Bari con l’attiguo collegio dei padri dottrinari (già presenti ad Ariccia per l’istruzione superiore dei fanciulli dal 1638) e nell’ampliamento del parco Chigi e del santuario di Santa Maria di Galloro, con la costruzione dell’ultima campata e della cupola rivestita di piombo. Molti di questi lavori di abbellimento del feudo ariccino furono eseguiti da Gian Lorenzo Bernini, e la collegiata costituisce un esempio paradigmatico dell’architettura barocca: altre opere minori, come la chiesa sconsacrata di San Nicola ed il parco Chigi, furono eseguite rispettivamente dal fratello di Gian Lorenzo, Luigi Bernini, e da Carlo Fontana. Dopo la turbolenta parentesi della Repubblica Romana (1798-1799) e dell’occupazione napoleonica, nel 1816 i Chigi rinunciarono al dominio feudale su Ariccia, pur conservandovi tutte le loro proprietà. Papa Pio VI si era interessato al ripristino della via Appia, ed aveva avviato la bonifica delle Paludi Pontine fino a Terracina a questo scopo: l’opera, incominciata da papa Pio VI nel 1777,  fuportata a termine entro il 1780: alla medioevale via postale corriera tra Roma e Napoli passante per Marino, Nemi e Velletri si sostituì nuovamente la più rettilinea via Appia. L’evento pose le basi per lo sviluppo commerciale di Albano Laziale, Ariccia e Genzano di Roma, a scapito di Marino che finora era stata la stazione di posta privilegiata sulla via postale. Il tracciato originario della strada, tuttavia, per arrivare da Albano a Genzano evitava Ariccia con un lungo giro attorno a Vallericcia, per evitare i forti dislivelli in entrata ed in uscita. Fu papa Gregorio XVI che, per ovviare all’inconveniente, incominciò la costruzione dei ponti di San Rocco e di Galloro e pose le basi per la costruzione del ponte di Ariccia, iniziato nel 1847 e completato nel 1854 sotto il regno di papa Pio IX. Nel 1897 i contadini di Albano Laziale ed Ariccia organizzarono una delle prime invasioni di terre del Lazio, occupando alcuni terreni a Santa Palomba e Cancelliera: nell’aprile dello stesso anno la lega contadina ariccina sollevò il problema delle case, che a dire delle stesse autorità locali esisteva, poiché c’era una sproporzione di rapporto tra le case abitate e gli abitatori: sicché si registrarono occupazioni delle seconde case e dei villini utilizzati dalla media borghesia per le vacanze estive, così numerosi ad Ariccia e nei dintorni. Il fascismo ebbe difficoltà ad insediarsi ai Castelli Romani, e spesso dovette valersi di personaggi “riciclati” dal partito socialista, popolare o repubblicano: in reazione alle violenze fasciste a Genzano, Ariccia e Rocca di Papa si costituirono nuclei di “Arditi del Popolo”, ben presto sciolti dall’inettitudine delle stesse forze anti-fasciste. Dopo la marcia su Roma (28 ottobre 1922) i fascisti presero baldanza, ed il 1º novembre assaltarono simultaneamente i municipi di Ariccia, Frascati, Monte Compatri e Rocca di Papa, ma riuscirono ad ottenere subito solo le dimissioni della giunta repubblicana di Ariccia guidata da Ubaldo Mancini. Benché i fascisti avessero dato pessima prova di sè con l’occupazione volenta del municipio, della palestra comunale e addirittura del cinema parrocchiale, i repubblicani ariccini pensarono di allearsi con loro: in seguito tuttavia i repubblicani ariccini si pentirono della scelta, e Vezio Mancini, figlio dell’ex-sindaco Ubaldo, fu iscritto al casellario politico centrale come “antifascista irriducibile”. Il “gagliardetto” di Ariccia venne inaugurato solo il 21 gennaio 1923. Durante la seconda guerra mondiale, il centro storico fu bombardato per la prima volta il 1º febbraio 1944: durante la guerra i tedeschi fecero saltare il ponte di Ariccia e fu distrutto l’adiacente torrione dell’aggiunta settecentesca di palazzo Chigi. Conseguentemente alla distruzione del ponte venne realizzato un ponte provvisorio parallelo che attraversò, scempiandolo, il parco Chigi per quasi tutta la sua lunghezza. Il ponte fu ricostruito dopo la seconda guerra mondiale, ma è crollato nuovamente nel 1967: ricostruito, nel 2009 l’amministrazione comunale ha lanciato l’allarme per la stabilità del viadotto, gravato dal traffico pesante in transito sulla via Appia Nuova, ed ha promosso la pedonalizzazione del ponte e di piazza di Corte creando una tangenziale alternativa, proposta che ha scatenato vivaci polemiche tra i residenti nell’area proposta per il passaggio della tangenziale.

Aree naturali

Una piccola parte del territorio comunale di Ariccia è inclusa nel perimetro del Parco Regionale dei Castelli Romani, ente di tutela ambientale regionale istituito nel 1984 dalla Regione Lazio nell’area dei Colli Albani. In origine, l’intero territorio comunale era situato all’interno del parco (legge regionale n° 2 del 13 gennaio 1984), ma già il 28 settembre 1984 le aree assegnate al parco furono drasticamente ridotte, per ovvi motivi legati all’espansione edilizia futura dei centri abitati inclusi. Gli attuali confini del parco, stabiliti nel 1998, sono più vasti dei confini precedenti. La principale area di verde pubblico è il parco Chigi, la tenuta di caccia dei Chigi attigua a palazzo Chigi dal 1988 acquisita dal Comune di Ariccia. L’estensione attuale dell’area verde è di ventotto ettari, ma all’inizio dell’Ottocento aveva raggiunto l’estensione massima di 274 ettari. La particolarità del parco Chigi è che la scrupolosa tutela esercitata dai Chigi ha evitato (fino al secondo dopoguerra) la contaminazione tra l’originaria flora dei Colli Albani (formata da quercie, tigli ed aceri) ed il castagno, introdotto per ragioni economiche tra il Seicento ed il Settecento. Attualmente, il parco si presenta caratterizzato in gran parte come un bosco di lecci e latifoglie.

Fonte: Wikipedia.

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