Albano Laziale

_Conosciuto semplicemente come Albano, Albanum in latino, Arbano in dialetto romanesco) è un comune italiano di 39.449 abitanti, della provincia di Roma, situato nell’area dei Castelli Romani, nel Lazio. Albano è uno dei comuni più importanti dei Castelli Romani, e il centro più animato commercialmente. Sede vescovile suburbicaria fin dal V secolo, storico principato della famiglia Savelli e dal 1699 al 1798 possesso inalienabile della Santa Sede, ospita attualmente, tra le altre cose, la sezione distaccata del tribunale circondariale di Velletri. Il territorio di Albano è in parte incluso nel Parco Regionale dei Castelli Romani. Popolose sono le frazioni di Cecchina e Pavona. Il territorio di Albano Laziale è con la sua estensione di 23.80 km2 uno dei più grandi dei Colli Albani, precisamente il sesto dopo Velletri (112.21 km2), Lanuvio (43.912), Rocca di Papa (40.182), Rocca Priora (28.07 km2) e Marino (26.102). Secondo la classificazione data dal Servizio Geologico d’Italia la maggior parte del territorio albanense è composta, similmente alle altre zone dei Colli Albani, da terreni classificati come v2. L’area di Castel Savello invece è divisa geologicamente in due parti: le pendici del colle sono zona v7, ovvero prodotto di un antico centro d’emissione di lava del Vulcano Laziale, la sommit

à invece è zona sc, scorie caotiche in grossi banchi. Il bacino di Valle Pozzo o del laghetto di Giuturna, sotto Castel Savello, risulta zona av. Sia nella zona della moderna espansione edilizia di Albano, tra Villa Doria, Cecchina e Vallericcia, che nell’altura del Colle dei Cappuccini è presente un terreno di tipo scp. La zona della località Roncigliano si differenzia dal contesto circostante in quanto zona sp a Cecchina sono riconosciuti invece i peperini di Cecchina, che compongono un particolare tipo di suolo classificato come v’1. La principale risorsa idrografica del territorio albanense è il Lago Albano, spesso chiamato impropriamente Lago di Albano, il cui nome completo è in realtà Lago Albano o di Castel Gandolfo. Infatti la maggior parte delle coste lacustri sono di pertinenza del comune di Castel Gandolfo, mentre le restanti sono in territorio albanense: il bacino lacustre è invece gestito dalla provincia di Roma. Un piccolo bacino lacustre, prosciugato nel corso dei secoli in parte per mano dell’uomo in parte per circostanze naturali, era il laghetto di Giuturna, situato in località Valle Pozzo sotto Castel Savello in prossimità di un altro lago vulcanico prosciugato, il laghetto di Turno a Pavona, in comune di Castel Gandolfo. Nel territorio comunale scorrono alcuni piccoli corsi d’acqua, spesso in secca, denominati fossi. Sono almeno quattro, esattamente partendo da nord:

·      Fosso di Santa Palomba; si origina da vene d’acqua provenienti dalle alture dei Colli Albani nell’area del centro storico, e scorre in direzione ovest verso la località Santa Palomba, in comune di Roma e Pomezia.

·      Fosso di Cancelliera; si origina da vene d’acqua provenienti dalla località Cancelliera, in comune di Ariccia, a 118 m s.l.m., e continua a scorrere in direzione sud-sud-ovest verso il mar Tirreno.

·      Fosso di Valle Caia; si origina dalla località Quarto Negroni, ai limiti con il comune di Ariccia, presso il chilometro 7 della Strada Statale 207 Nettunens

e, e continua il suo percorso verso il mar Tirreno in direzione ovest.

·      Fosso di Montagnano; si origina da tre canali di scolo di acque che vengono raccolte nella località Montagnano, tra i comuni di Albano, Ariccia e Ardea, e continua in un braccio in direzione ovest per il mar Tirreno.

Orografia

Un paesaggio della campagna collinare presso Poggio ameno Cecchina. La cima più elevata del comune di Albano è il Colle dei Cappuccini, posto a 615 m s.l.m.. Dal colle, che ospita una pineta pubblica adiacente il Convento dei Cappuccini, si ha una notevole panoramica sul Lago Albano, l’Agro Romano e Monte Cavo. Il centro storico di Albano è uno degli abitati dei Castelli Romani con la maggiore pendenza: l’11%, cioè 47 metri su 435, prendendo in considerazione la distanza in linea d’aria tra la cattedrale di San Pancrazio (384 m s.l.m.) e la chiesa di San Paolo (431 m s.l.m.).[13] Altre altitudini disponibli per il centro storico sono quella di Villa Altieri, al chilometro 25 della Strada Statale 7 Via Appia (363 m s.l.m.), e della chiesa della Stella (391 m s.l.m.). L’altura della località Castel Savello è invece di 280 m s.l.m., mentre la sottostante frazione di Pavona è edificata a 110 m s.l.m.. La frazione di Cecchina all’altezza della stazione ferroviaria è posta a 212 m s.l.m..

Clima

Vedu

ta di Monte Cavo e Castel Savello dalla zona di Cancelliera (frazione di Cecchina). Dal punto di vista climatico il territorio rientra nel dominio del clima temperato mediterraneo con inverni miti, temperature autunnali superiori a quelle primaverili, estati ventilate. Nell’area dei Colli Albani, dunque anche ad Albano, si presenta il fenomeno detto stau, che consiste nella riduzione del vapore acqueo nelle nuvole man mano che il terreno si alza. Perciò la piovosità maggiore si avrà sulle prime alture dei colli, rivolte verso il mare, verso sud sud-ovest, e la minore verso nord. Albano, trovandosi sulla traiettoria delle correnti umide tirreniche, risulta discretamente piovosa con 900-1000 mm annui di precipitazioni.. I venti spirano prevalentemente da sud e da ovest, più raramente da nord e da est. Normalmente la zona è battuta da venti di scirocco e libeccio, ma talvolta compare anche il ponentino, vento caratteristico della zona di Roma. Durante l’inverno invece si ha la presenza di tramontana e grecale, il primo proveniente dalla vasta pianura dell’Agro Romano. L’estate è calda e asciutta, l’inverno mite e piovoso senza, in genere, che vengano raggiunte temperatura eccessivamente basse. Ad Albano nevica piuttosto raramente e solo in presenza di un freddo generalizzato marcato. In estate le temperature possono raggiungere i 35°C con punte di 37°C in casi rari. La temperatura non ha mai raggiunto i 40°C. Le prime testimonianze di Albano risalgono al periodo Laziale I A, all’inizio del I millennio a.C.: infatti a quell’epoca risalgono i resti degli abitati delle località Tor Paluzzi, Castel Savello e Colle dei Cappuccini.[17] La presenza umana in questi siti, seppur con segnali di spopolamento, si mantiene anche nelle epoche successive, mentre a partire dal periodo Laziale II B (830 a.C.-730 a.C.) iniziano a comparire tracce riconducibili alla fondazi

one della mitica capitale latina di Alba Longa. La maggior parte degli storici moderni sembra orientata a collocare il sito dell’antica Alba Longa a cavallo tra i comuni di Marino, Rocca di Papa ed Ariccia, sul versante orientale del Lago Albano, ovvero dal lato opposto all’attuale città di Albano. Nel territorio albanense, all’epoca sottoposto in buona parte alla giurisdizione della ricca città di Aricia, sorsero diverse ville suburbane edificate dai più importanti esponenti del patriziato romano. Gneo Pompeo Magno aveva una villa, l’ Albanum Pompeii, i cui ruderi sono stati rinvenuti all’interno dell’attuale Villa Doria-Pamphilj. Una villa appartenente a Lucio Anneo Seneca sarebbe identificabile con i ruderi rinvenuti sul crinale meridionale del Lago Albano, ai confini con il comune di Ariccia. Tutte queste residenze, al tempo dell’imperatore Domiziano vennero riunite in un unico fondo di proprietà imperiale, l’ Albanum Cesaris, all’interno del quale il sovranno fece erigere una monumentale residenza imperiale, i cui ruderi sono in buona parte contenuti nell’attuale Villa Barberini a Castel Gandolfo. L’imperatore Settimio Severo attorno al 202 fece installare nel luogo dell’attuale centro storico di Albano, ai margini della tenuta imperiale domizianea, la Legio II Parthica: nacquero così i Castra Albana, gli imponenti accampamenti che rimasero in funzione fino alla fine del III secolo.

Medioevo (476 – 1699)

Nel 326 l’imperatore Costantino I, secondo una tradizione consolidata[21], ordinò la fondazione della cattedrale albanense dedicata a San Giovanni Battista. Secondo le fonti, Costantino donò alla neonata cattedrale vari arredi sacri per un valore complessivo di 65 libbre, e varie tenute e fondi nell’Ager Albanus. Durante la Guerra gotica Albano si ridusse, da municipium come veniva attestato ancora nel V secolo, ad oppidulum, piccola città fortificata. Nel 964 l’imperatore Ottone I conferisce l’investitura su Albano, Ariccia e altri tre castelli posti lì intorno a Virginio Savelli, suo capitano a Roma. Nel 1116 si ha la prima citazione dell’eremo di Sant’Angelo in Lacu, situato sotto Malafitto, sul versante meridionale del Lago Albano. Papa Pasquale II nel 1118 si rifugiò in Albano poiché i Colonna ostili a lui occupavano Roma, e riscontrò tale fedeltà negli albanensi da concedere ad essi l’esenzione perpetua dalle tassi di molitura del grano. Durante lo scisma dell’antipapa Anacleto I con il papa Innoc

enzo II, nel 1137 l’antipapa marciò su Albano e su altre località laziali per estendervi il suo dominio, ma subito questi territori vennero ripresi da Innocenzo II. Correndo l’anno 1142, Albano venne saccheggiata dai Saraceni. Dopo la battaglia di Prata Porci, nel 1168, il popolo romano pensò bene di vendicarsi su Albano, città che aveva parteggiato per l’imperatore Federico Barbarossa contro Roma, e così la città venne saccheggiata e rasa al suolo. Dato lo stato d’abbandono in cui versava Albano, papa Innocenzo III donò al monastero di San Paolo fuori le mura il Palatium con le chiese di Santa Maria Minore e San Nicola con le loro dipendenze. Papa Onorio III nel 1217 concesse Albano in possesso ai suoi vescovi, come in effetti era già dal 1137, con una bolla che venne riconfermata nel 1278 da Niccolò III. Nel 1436 venne rasa al suolo assieme a Castel Savello dal cardinal Giovanni Maria Vitelleschi, per ordine di papa Eugenio IV. Nel 1697 Albano passò al dominio diretto della Santa Sede.

Età moderna (1699 – 1798)

Per volontà prima del cardinale vescovo Francesco d’Adda (1715-1719), poi del suo successore Fabrizio Paolucci (1719-1724), tra il 1719 ed il 1722 vennero eseguiti alcuni lavori nella Cattedrale di San Pancrazio, che inclusero la realizzazione dell’attuale facciata in peperino e travertino. La direzione dei lavori fu affidata all’architetto Carlo Buratti. Papa Pio VI nel 1780 diede il via alla risistemazione della via Appia, con lo scopo di realizzare un collegamento rapido tra Roma e Terracina, dove fervevano i lavori per la bonifica delle Paludi Pontine. Il primo tracciato della nuova “strada n

azionale” arrivava ad Albano seguendo quasi fedelmente la via Appia Antica, salvo poi deviare dal tracciato antico percorrendo il crinale di Vallericcia per arrivare a Genzano, evitando il forte dislivello per raggiungere Ariccia. Solo con la costruzione del ponte di Ariccia sotto i pontificati di papa Gregorio XVI e papa Pio IX (1839-1849) verrà delineato l’attuale tracciato della Strada Statale 7 Via Appia. L’apertura del nuovo percorso della via Appia portò indubbi benefici ad Albano e alle località situate lungo il suo percorso: basti pensare che la Comunità di Velletri pregò il Papa di allungare il tracciato facendolo passare per la loro città. L’altra faccia della medaglia fu che località situate lungo l’antica “via postale per Napoli”, prima importanti centri di scambio, come Marino e Nemi, persero molto dal cambiamento del tracciato. Durante la prima occupazione francese e le vicende legate alla Rivoluzione francese nello Stato Pontificio, il 18 febbraio 1798 anche Albano, assieme a Frascati, Velletri e più tardi Marino, si proclamò “Repubblica sorella” della nascente Repubblica Romana. In seguito alla sommossa dei trasteverini però anche gli albanensi si ribellarono ai francesi, e il 28 febbraio Albano venne occupata e saccheggiati dalle truppe di Gioacchino Murat.[

28] L’anno seguente, invece, ad Albano si istallò fra Diavolo, al comando di una colonna napoletana.

Età contemporanea (1798 – 1944)

Con il motu proprio del 6 luglio 1816, papa Pio VI rientrato nello Stato Pontificio con la Restaurazione elevò Albano a sede di Governo. Nel 1870 Albano entrò a far parte del Regno d’Italia. Divenne sede di pretura, che dagli anni trenta del XX secolo accorpò anche gli uffici di Marino. Il 1º febbraio 1944 Albano ed Ariccia vennero bombardate dagli alleati. Furono colpiti il convento delle Clarisse di clausura in piazza Pia, annesso al complesso della Villa Pontificia e numerose abitazioni civili. Le vittime furono alcune centinaia, anche perché un altro bombardamento colpì il 10 febbraio il collegio di Propaganda Fide nella vicina Castel Gandolfo, dove erano raccolti molti sfollati.

Il secondo dopoguerra

Il centro di Albano e sulla sinistra il palazzo pontificio di Castel Gandolfo. Subito dopo la seconda guerra mondiale, la città iniziò a risorgere dai disastri provocati dalla dittatura e delle bombe. La vita culturale e commerciale si fece sempre più intensa. Nel 1961 vennero fondati le due principali scuole secondarie di secondo grado statali che ancora oggi hanno sede in città: il Liceo Ginnasio Statale Ugo Foscolo e l’Istituto Professionale di Stato Nicola Garrone. Negli anni settanta venne aperta la discarica in località Roncigliano, con una capacità massima prevista di sei fosse. Oggi si sta esaurendo la settima fossa e la chiusura dell’impianto sembra assai lontana: anzi, per ovviare all’incombente crisi dei rifiuti della regione Lazio è partita una proposta per costruire a Roncigliano un gassificatore. I cittadini hanno costituito subito un comitato di opposizione. Nel 2000 sono iniziati i lavori per la costruzione della Tangenziale, una nuova strada che dalla località Villetta “dribblerà” il centro storico servendo come al

ternativa per il traffico non locale che transita sulla trafficatissima -ed oggi impraticabile- Strada Statale 7 Via Appia in direzione Ariccia e Velletri. Dal 2006 il Comune di Albano organizza ogni anno, l’ultimo sabato di settembre, una notte bianca. Nella mattinata di domenica 21 settembre 2008 papa Benedetto XVI si è recato ad Albano in visita pastorale, partendo dalla Villa Pontificia di Castel Gandolfo, con l’occasione di riconsacrare la Basilica Cattedrale di San Pancrazio dopo gli ultimi restauri del 2008. La visita del Papa ad Albano sarà la sua ottava uscita pubblica in visita ad una diocesi dall’inizio del suo pontificato.