Rifiuti Zero

Velletri, Castelli Romani, in centinaia all’incontro pubblico al “Velidance” contro i due “ecomostri” (discarica e biogas)

07_Articolo tratto da “Castelli Notizie” (fonte redazione) attinente l’assemblea pubblica cittadina contro i due progetti riguardanti discarica, impianto anaerobico e a favore della raccolta differenziata porta a porta e riciclo. Affluenza elevata e contenuti importanti, qui l’articolo descrittivo dell’incontro pubblico. Buona lettura.


L’Italia divisa tra Rifiuti Zero e inceneritori

07_(Fonte articolo, I Mille, clicca qui) I rifiuti e la loro gestione sono uno degli enormi problemi con i quali si confronta lo sviluppo, ormai da decenni. Nelle aree dove per prime il consumo di beni è cresciuto in maniera esponenziale, lo smaltimento degli scarti, di produzione e soprattutto del consumo è un problema di vecchia data. Le soluzioni prospettate si sono evolute nel corso degli anni, con la progressiva e lenta presa di coscienza che l’inquinamento ambientale conduce ad un avvelenamento del territorio tale da comprometterne gli equilibri naturali e da porre gravi rischi per la salute umana: gli abbandoni di rifiuti e i roghi incontrollati sono stati sostituiti dalle discariche, poi dai sistemi di incenerimento, infine da pratiche di differenziazione degli scarti per tipologia di materiale, ai fini del loro recupero e reimmissione nei cicli produttivi. Anche in Italia, pur con molte difficoltà e con ritardo, si è sviluppata una certa sensibilità ambientale che ha permesso negli ultimi anni di compiere alcuni passi in avanti, complice la crisi e la necessità di razionalizzare le risorse. Eppure, non si è trattato di un processo lineare, né territorialmente omogeneo: in merito alla gestione dei rifiuti, esistono nel nostro paese delle realtà enormemente varie, alcune così avanzate da essere considerate all’avanguardia in Europa, altre così disastrose che non hanno uguali nel mondo occidentale, ma sono paragonabili ai metodi di smaltimento in uso nei paesi in via di sviluppo. Secondo uno studio appena pubblicato del National Center for Atmospheric Research, un centro di ricerca statunitense, nel mondo il 40% dei rifiuti prodotti viene smaltito attraverso roghi incontrollati: enormi quantità di materie di ogni genere, ma prevalentemente plastiche e derivati e componenti elettronici, vengono bruciati all’aperto, nelle bidonville indiane come nelle periferie delle città africane, nelle campagne turche come in milioni e milioni di abitazioni rurali in Asia. Si tratta di un’emergenza ambientale e sanitaria di dimensioni gigantesche, causata dall’espandersi di abitudini di consumo non accompagnate né dalla creazione di adeguate strutture di raccolta e trattamento dei rifiuti da parte degli Stati, né dalla nascita di una sensibilità ambientale che, in contesti che vivono spesso problemi di stabilità sociale, povertà e violenza, stenta ad essere percepita come priorità. Tuttavia, anche in paesi non particolarmente poveri come il Marocco, che non figura, nello studio, fra i Paesi in cui maggiormente si verificano fenomeni di combustioni spontanee o roghi incontrollati di rifiuti, è la regola osservare nei pressi di ogni agglomerato urbano, piccolo o grande che sia, colonne di fumo nero levarsi dai cumuli di immondizie, e si avverte spesso l’odore di plastica bruciata, perfino nelle zone rurali; le case, nelle campagne, hanno la loro discarica, uno spiazzo qualsiasi dove si vedono anche i bambini provvedere alla combustione dei rifiuti domestici. Chiazze nere di plastica fusa, sono quello che rimane: la diossina si disperde nell’aria con il fumo, e i tumori e le malattie compaiono dopo anni e anni. Ecco, in che cosa è diversa la nostra maledetta Terra dei Fuochi, come è stata soprannominata quella striscia di terra campana dove la camorra controlla interamente il traffico di rifiuti, e le notti sono illuminate dai roghi delle combustioni illegali a cielo aperto, rifiuti di ogni genere bruciati sui letti di vecchi copertoni? In che cosa sono diversi gli interramenti di rifiuti ospedalieri nei letti dei fiumi o nei campi coltivati, gli occultamenti di bidoni radioattivi nelle cave dismesse, l’affondamento di un numero imprecisato di navi cariche di rifiuti tossici nel Mediterraneo, ad opera della ‘ndrangheta? In che cosa sono diversi gli smaltimenti abusivi in discarica di rifiuti speciali e pericolosi, di fanghi contaminati, di prodotti chimici, di amianto, operato da gruppi criminali con la complicità più o meno consapevole di interi distretti industriali italiani, di settori delle istituzioni, di tanti amministratori che hanno chiuso entrambi gli occhi? A prima vista, verrebbe da concludere che non esiste differenza. Invece ne esiste una, fondamentale: l’Italia è un paese dove i livelli di consumo dei beni sono cresciuti esponenzialmente ormai da molti decenni, che ha vissuto un periodo eccezionale di crescita economica, portatore di stili di vita nuovi improntati sul consumo di massa, che è nei libri di storia. Conosciamo da generazioni i danni dell’inquinamento ambientale, i rischi per la salute, i comportamenti da adottare e le soluzioni tecnologiche: noi, davvero, non abbiamo alcuna attenuante.
Eppure, l’Italia è anche il Paese dove, in alcune zone, ha inaspettatamente preso piede una certa cultura ambientale, una consapevolezza che la tutela e la salubrità del territorio non sono scelte opzionali, ma necessità non negoziabili: una visione che ha il merito di mettere in dubbio l’idea classica dello sviluppo come pura crescita dei consumi, sostituendola con il concetto complesso di qualità della vita. La gestione dei rifiuti è un ottimo indicatore di come una società consideri lo sviluppo: una gestione lineare, in cui il rifiuto è l’ultima tappa di un bene che ha terminato la sua vita utile, presuppone un’idea di sviluppo non condizionato dalle risorse, per cui automaticamente non sensibile al tema della riduzione dei rifiuti. Una gestione circolare, in cui lo scarto è considerato potenziale nuova risorsa, si preoccupa della sostenibilità nel lungo periodo di un sistema produttivo, inserito in un ambiente che ha determinate soglie di tolleranza. Proprio la promozione di un sistema di gestione circolare dei rifiuti è l’obiettivo della strategia Rifiuti Zero, il cui maggior teorico al livello internazionale è Paul Connett, docente della St. Lawrence University, che ha conosciuto un particolare impulso in Italia grazie al lavoro tenace e decennale di Rossano Ercolini, premiato da Obama (si, il Presidente statunitense) con il Goldman Environmental Prize 2013, l’equivalente del premio Nobel per l’ambiente. La storia di Rossano Ercolini è esemplare per comprendere come, nel nostro Paese, l’assenza di un chiaro indirizzo politico e di una strategia coerente al livello nazionale può essere compensata, dal basso, dall’impegno di pochi tenaci attivisti, e di buoni amministratori locali. Ercolini è un maestro elementare, che si è mobilitato a metà degli anni ’90 contro il progetto di costruzione di un inceneritore a Capannori, in Toscana, iniziando a sensibilizzare i concittadini sull’opportunità di sostituire l’incenerimento dei rifiuti con la separazione e il recupero delle materie prime. Il risultato di quella battaglia, oggi, è che l’inceneritore non venne mai costruito e Capannori è diventata un modello perfino all’estero, per il sistema di gestione dei rifiuti fondato sul riciclaggio spinto. I livelli di raccolta differenziata, basati sul porta a porta perché -sottolinea Ercolini- è dalle mani dei consumatori che passano tutti i rifiuti, sono superiori all’83%, a fronte di una media italiana, nel 2013, del 38,7% (dati ISPRA). E’ stato introdotto un sistema di tariffazione puntuale dei rifiuti indifferenziati prodotti basato su sacchi dotati di chip, cosicché i cittadini pagano in proporzione, e i costi del sistema di raccolta porta a porta sono compensati dalla vendita delle materie prime raccolte, in modo tale che le tasse sui rifiuti sono, oggi, fra le più basse della regione.
La strategia Rifiuti Zero prende il nome dall’obiettivo, nel medio-lungo periodo, di superare e rendere residuale sia il conferimento in discarica che l’incenerimento attraverso l’abbattimento del rifiuto, sostituito dal concetto di risorsa: significa non solo avere piena coscienza del fatto che le materie prime sono risorse e come tali vanno raccolte e reimmesse nel ciclo produttivo, ma anche ripensare la progettazione e produzione dei beni di consumo in funzione di questo obiettivo. Nonostante che tutto questo sia parso per anni fantascienza e nonostante l’inerzia delle istituzioni nazionali, la rete dei Comuni che hanno adottato la strategia Rifiuti Zero e che si stanno muovendo sulle orme di Capannori comprende ad oggi centinaia di amministrazioni locali. Questa rete rappresenta oggi una di quelle belle esperienze che ci dice che si, anche l’Italia può cambiare ed essere un esempio per altri, ma ci dice anche che sono le piccole realtà locali, i comitati, i movimenti di cittadini, a rappresentare l’avanguardia. E che, spesso, nulla si devono aspettare dalle istituzioni maggiori, Regioni e Governo, che continuano a sostenere, quando ne hanno, strategie obsolete e superate da decenni. Ultimo caso, proprio in questi giorni: il tanto strombazzato decreto “Sblocca Italia” stabilisce la necessità di un sistema integrato di impianti di “termotrattamento»(inceneritori) ritenuti di importanza strategica nazionale, la cui costruzione potrà pertanto essere imposta dal Governo alle istituzioni locali. All’art. 35, comma 1: “gli impianti di recupero di energia e di smaltimento dei rifiuti urbani e speciali […] concorrono allo sviluppo della raccolta differenziata e al riciclaggio mentre deprimono il fabbisogno di discariche. Tali impianti di termotrattamento costituiscono infrastrutture e insediamenti strategici di preminente interesse nazionale ai fini della tutela della salute e dell’ambiente“. Insomma, mentre gli Stati Uniti riconoscono l’esperienza di Rossano Ercolini e della rete Rifiuti Zero come esemplare, mentre l’Europa sottolinea che la soluzione del problema rifiuti e il futuro dei sistemi produttivi è nel ripensamento del prodotto in funzione del suo fine vita, il che rende obsoleto il concetto stesso di smaltimento, il nostro Governo punta al superamento delle discariche attraverso il potenziamento degli inceneritori, abbelliti dalla definizione di impianti di termotrattamento strategici per la sicurezza nazionale, la tutela della salute e dell’ambiente. Un ottimo esempio di distorsione dei significati operata dal linguaggio. E un esempio di come il “preminente interesse nazionale”, nel caso specifico individuato nella necessità di reagire alle procedure di infrazione UE contro l’Italia, aperte proprio per la pessima gestione dei rifiuti, sia usato a pretesto per riversare altri soldi pubblici nelle mani dei grandi consorzi gestori degli impianti, che sono 44 in totale in Italia secondo i dati ISPRA e bruciano quasi il 20% dei rifiuti prodotti. A quando la promozione delle nostre eccellenze, quella strategia Rifiuti Zero che fa della Capannori di Rossano Ercolini una meta di pellegrinaggio di amministratori stranieri?


Report Ispra 2014 sui rifiuti urbani: quel compostaggio che non s’ha da fare

01_(Fonte articolo, Il Fatto Qutodiano, clicca qui) Il Report Ispra 2014 appena presentato in data 25 luglio 2014, apre a definitive certezze su cause, motivazioni e soluzioni dell’olocausto della Campania, nato e determinato dai rifiuti speciali, industriali e tossici e che aveva bisogno, per essere realizzato, della “copertura” della malagestione dei rifiuti urbani con conseguente “senso di colpa” indotto nella popolazione, per evitarne la dovuta ribellione civile. La Campania non aveva, e non ha bisogno di altri maxi inceneritori (la sola Acerra garantisce ormai il 26% di incenerito sul totale di rsu con 670.000 tonn/anno vs 2.545.445 = 26%, rispetto al 18 % nazionale e 23% europeo!) ma di impianti di compostaggio (38.000 tonn/ anno vs 2.545.445.= 1.5% rispetto al 15% di media nazionale!) E sono gli impianti di compostaggio che non si devono fare in Campania, per continuare a mal gestire non solo i rifiuti urbani ma soprattutto quelli tossici, sovrapponendo i flussi sia del rifiuto indifferenziato che di quello umido, appunto il tipo di rsu che dovrebbe essere trattato negli impianti di compostaggio! Nel 2008 la produzione di rsu in Campania è stata di 2.800.000 tonnellate nel 2008, mentre la produzione di rifiuti speciali, industriali e tossici era pari a 4.800.000 (dati Arpac), per un totale quindi di 7.600.000 tonn/anno. Nel 2013 i rsu in Campania sono diminuiti a 2.545.445 tonn /anno e ancora nulla sappiamo dei rifiuti speciali, industriali e tossici che però già nel 2012 (dati Ispra), in costante incremento hanno raggiunto quota 7.200.000 tonn/anno per un totale quindi di ben 9.745.445 tonn/anno! Rispetto al 2008 appare quindi un incremento netto complessivo di circa 2.145.445 tonn/anno. Questo incremento è pari a circa l’85% di tutti i rifiuti urbani prodotti in Campania per l’intero 2013, ma è dovuto esclusivamente ai rifiuti speciali, industriali e tossici, dei quali però gli stessi ambientalisti parlano poco o nulla, concentrandosi a propagandare le buone pratiche di trattamento dei rsu verso rifiuti zero, e non facendo rilevare come, senza alcun intervento impiantistico particolare, ma solo per la grave crisi economica, la quota di rsu si sta ormai significativamente riducendo ogni anno di più. Per lo stesso motivo però, (la crisi economica globalizzata), la quota di rifiuti speciali, industriali e tossici appare in continuo e costante incremento, in Campania e in Italia, sempre senza alcun controllo satellitare efficace dei flussi internazionali e nazionali, avendo raggiunto nel 2010 la significativa quota nazionale di 138 milioni di tonn/anno probabilmente superando la quota di 150 milioni di tonn/anno per il 2013, ma ancora l’Ispra non ce lo fa sapere! Infatti, questa quota di rifiuti (speciali, industriali e tossici), ormai costituisce i 4/5 del totale dei rifiuti prodotti, ma ancora non costituisce né per lo Stato e per i suoi organi di controllo (Ispra e Iss), e purtroppo neanche per tutti i movimenti politici e ambientalisti, il primo problema da monitorare, affrontare e risolvere per evitare non solo il mantenimento, ma soprattutto la diffusione verso altri territori del tragico fenomeno di Terra dei Fuochi e dei Veleni, sempre meno localizzato ormai nella sola regione Campania, e che scopriamo, ogni giorno di più, diffondersi e non limitarsi all’interno delle altre regioni specie del Sud dell’Italia. E’ questa categoria di rifiuti che caratterizza la apparentemente invincibile Terra dei Fuochi e dei Veleni, specie nelle province di Napoli e Caserta, caratterizzata dalla maggiore quota di attività produttive e manifatturiere in regime di evasione fiscale! In sintesi quindi, rispetto al totale di 2.545.445 tonn/anno di rsu, il solo maxi inceneritore di Acerra garantisce, ad un costo veramente iperbolico (circa 300 euro/tonn) con un incasso garantito al gestore superiore ai 200mila euro/al giorno e neanche un euro di ristoro per il comune di Acerra, circa il 26 % complessivo di incenerimento del totale di rsu. Posta una raccolta differenziata ormai al 44 % a livello regionale, si raggiunge quindi un buon 70% di trattamento di tutti i rsu prodotti. Se la Campania disponesse della necessaria quota di impianti di compostaggio, che palesemente non si vogliono fare e neanche aprire se fatti (vedi caso S. Maria La Fossa, Ce) nella media nazionale del 15% (pari a circa 380mila tonn/anno) e non certo solo la misera quota attuale del 1.5% (circa 38mila tonn/anno, dati Ispra 2013), la quota di rifiuti destinata a discarica scenderebbe a un misero 15% complessivo (circa 374mila tonn/anno) destinata ulteriormente a scendere ad un misero 150.mila tonn/euro di stampo europeo a questo punto soltanto con un possibile e neanche troppo drammatico o diminuzione di altri punti percentuali della produzione di rsu o di aumento della raccolta differenziata dagli attuali 44 al minimo del 50% complessivo. Appare quindi ormai in modo solare che la Campania necessita non già di altri impianti di maxincenerimento, che indispensabili invece per smaltire, in maniera legale o sovrapposta, quella quota di rifiuti speciali assimilabili agli urbani in costante incremento in Italia e in Campania e in quota significativa, non inferiore al 30%, prodotti in regime di evasione fiscale, destinando all’incenerimento “legale” quello che oggi brucia ogni giorno come roghi tossici illegali. E ombre veramente sinistre sul controllo regionale ancora forte da parte di lobby pericolose nel governo dei rifiuti speciali e urbani calano dalla considerazione finale: gli impianti di compostaggio per i rsu non si vogliono e non di debbono fare, ma sono in corso, nel silenzio estivo, procedure di autorizzazione regionali per consentire l’avvio delle attività di impianti di trattamento di percolati industriali e tossici, come quelli che la regione Veneto non ha mai voluto sul proprio territorio regionale, determinando lo sversamento nella nostra regione persino dei fanghi tossici di Porto Marghera. Tali pericolosissimi impianti lo diventano ancora di più nella perdurante assenza di impianti controllati di compostaggio per il rifiuto umido urbano, ancora più se affidati, come pare, alle stesse ditte già condannate in primo grado per sversamento di rifiuti tossici nel territorio di Acerra, la terra più fertile e oggi più massacrata dai rifiuti di Europa! Ma il popolo di Acerra, come quello di Terra dei Fuochi, grazie al lavoro incessante di cittadini e tecnici non venduti alle lobby di potere e di massacro del territorio, ha ormai capito il trucco e i meccanismi dell’olocausto campano, e non parlano già da tempo più di soli rifiuti urbani ma innanzitutto di rifiuti speciali, e tossico nocivi e sono ben attenti anche in questo caso a riunirsi sotto l’unica bandiera di tutela del Creato, della propria Terra e della salute dei propri figli e impedirà di certo questo ennesimo, ormai prossimo, massacro. Non con “rifiuti zero urbani” prioritario, ma con “rifiuti km zero industriali e tossici” prioritario, inizieremo veramente il percorso verso la salvezza di Terra dei Fuochi e dei Veleni, e non solo in Campania, me nell’Italia intera.


Dramma Italia: Terra dei Fuochi, Iss: “Mortalità aumentata fino a 13%. A Taranto +21% di decessi infantili”

07_Sito “La Terra dei Fuochi”, clicca qui. Dal sito: “LA VERA “EMERGENZA” RIFIUTI ANCORA IN CORSO CAMPANIA. Il PIÙ GRANDE AVVELENAMENTO DI MASSA IN UN PAESE OCCIDENTALE. LA PIÙ GRANDE CATASTROFE AMBIENTALE A “PARTECIPAZIONE PUBBLICA”.

_(Fonte articolo, La Repubblica, clicca qui) Nella Terra dei Fuochi si muore di più. Lo afferma l’aggiornamento dello studio epidemiologico “Sentieri” condotto dall’Iss in 55 comuni nelle province di Napoli e Caserta confermando ufficialmente dati troppo spesso messi in discussione (LEGGI Il rapporto del Ministero). L’eccesso di mortalità per l’esposizione a un insieme di inquinanti rispetto al resto della regione è del 10% per gli uomini e del 13% per le donne nei comuni in provincia di Napoli, mentre per quelli in provincia di Caserta del 4 e del 6%. Si muore di tumore maligno, specialmente dello stomaco, del fegato, del polmone, della vescica, del pancreas, della laringe, del rene, linfoma non hodgkin e tumore della mammella. Questo gruppo di patologie è il rischio che accomuna entrambi i generi per tutti i tre indicatori utilizzati (mortalità, ricoveri, incidenza tumorale, quest’ultima, disponibile per la sola provincia di Napoli), mentre in provincia di Caserta eccessi in entrambi i generi per i due esiti disponibili (mortalità e ricoveri ospedalieri) riguardano i tumori maligni dello stomaco e del fegato. Cancro del polmone, della vescica e della laringe risultano in eccesso tra i soli uomini. “Il quadro epidemiologico della popolazione residente nei 55 comuni della Terra dei Fuochi è caratterizzato da una serie di eccessi della mortalità e dell’ospedalizzazione per diverse patologie a eziologia multifattoriale, che ammettono fra i loro fattori di rischio accertati o sospetti l’esposizione a un insieme di inquinanti ambientali che possono essere emessi o rilasciati da siti di smaltimento illegale di rifiuti pericolosi o di combustione incontrollata di rifiuti sia pericolosi, sia solidi urbani”, si legge nella sintesi pubblicata dall’Iss. I bambini nascono malati. Nella Terra dei Fuochi “non si osservano eccessi di mortalità”, ma secondo lo studio “resta meritevole di attenzione il quadro che emerge dai dati di ospedalizzazione che segnalano un eccesso di bambini ricoverati nel primo anno di vita per tutti i tumori: nella provincia di Napoli un eccesso del 51% e nella provincia di Caserta e del 68% rispetto al “rapporto standardizzato di ospedalizzazione”. Nella provincia di Napoli, servita dal registro tumori, si è osservato un eccesso di incidenza per tumori del sistema nervoso centrale nel primo anno di vita, dove il rapporto standardizzato di incidenza sir, è 228 (indici che sono espressi in percentuale dove 100 è il valore di riferimento), e nelle classi d’età 0-14, sir 142. I tumori del sistema nervoso centrale ono aumentati nella provincia di Caserta dell’89% rispetto all’indice. Qui la fascia di età 0-14 anni è afflitta da leucemie. Grave la situazione anche a Taranto. L’aggiornamento dello studio Sentieri “conferma le criticità del profilo sanitario della popolazione di Taranto emerse in precedenti indagini”. E “le analisi effettuate utilizzando i tre indicatori sanitari sono coerenti nel segnalare eccessi di rischio per le patologie per le quali è verosimile presupporre un contributo eziologico delle contaminazioni ambientali che caratterizzano l’area in esame, come causa o concausa, quali: tumore del polmone, mesotelioma della pleura, malattie dell’apparato respiratorio nel loro complesso, malattie respiratorie acute, malattie respiratorie croniche”. Inoltre, “il quadro di eccessi in entrambi i generi riguarda anche molte altre patologie, rafforzando l’ipotesi di un contributo eziologico ambientale in un’area come quella di taranto ove è predominante la presenza maschile nelle attività lavorative legate al settore industriale”. A Taranto la mortalità infantile registrata per tutte le cause è maggiore del 21% rispetto alla media regionale. Per quanto riguarda la fascia d’età pediatrica (0-14 anni ) “si osserva un eccesso di mortalità per tutte le cause, il rapporto standardizzato di mortalità è 121, ovvero un eccesso del 21%, e di ospedalizzazione per le malattie respiratorie acute, inoltre, per tutti i tumori si osserva un eccesso di incidenza (dove l’indice sir, rapporto standardizzato di incidenza, è 154)”. E “nel corso del primo anno di vita si osserva un eccesso di mortalità per tutte le cause (smr 120) ascrivibile all’eccesso di mortalità per alcune condizioni morbose di origine perinatale (smr 145).


A Cisterna di Latina i “riciclatori incentivanti” di plastica e alluminio

07_(Fonte articolo, News Republic, clicca qui) Differenziare fa bene all’ambiente e al portafoglio. A Cisterna di Latina sono stati installati quattro “riciclatori incentivanti”, per raccolta e compattazione di plastica e alluminio. I cittadini che faranno raccolta differenziata riceveranno in cambio un bonus di 2 centesimi di euro per ogni pezzo conferito, mentre le attività commerciali che avvieranno la convenzione, accettando i bonus, avranno uno sgravio sulla tassa sui rifiuti. Plastica e alluminio, in fase di raccolta differenziata, sono considerati una coppia perfetta: hanno il massimo di compatibilità trattandosi di imballaggi leggeri. Per questo, la loro raccolta congiunta viene spesso consigliata. Tuttavia, se da un lato le percentuali di raccolta dei due materiali fanno registrare livelli sempre più elevati (768.000 tonnellate di plastica nel 2013, con un aumento dell’11% rispetto al 2012 secondo i dati Corepla), dall’altro le performance dei due materiali differiscono molto in termini di riciclo. All’aumento delle quantità raccolte, infatti, non sempre corrisponde un aumento della qualità del materiale, se non viene selezionato adeguatamente. Le parole d’ordine per una buona raccolta differenziata sono quindi selettività e qualità. I riciclatori, ideati e prodotti dalla veneta Eurven, sono stati scelti da Cisterna Ambiente, in collaborazione con l’amministrazione comunale di Cisterna di Latina ed Ecorinnova. I riciclatori sono sistemi per la raccolta differenziata e la compattazione di materiali facilmente riciclabili che offrono diversi vantaggi: sono predisposti per riconoscere la tipologia di rifiuto e differenziarlo anche automaticamente, possono pesare il materiale conferito ed avvisare, via email o per sms, quando il sistema è pieno. Si tratta di sistemi incentivanti in quanto invogliano a conferire i rifiuti: i riciclatori avvicinano i cittadini alle buone pratiche di raccolta differenziata premiandoli con un ecobonus, che può essere utilizzato nelle attività convenzionate. Inoltre, il circolo virtuoso che viene innescato porta ad un grande vantaggio per l’ambiente: il materiale raccolto in modo selettivo viene direttamente inviato alla fase di riciclo, permettendo un consistente abbattimento delle emissioni di Co2 derivanti dalla movimentazione dei rifiuti.


Ambiente: Conai presenta il primo Rapporto di sostenibilita’

07_(Fonte articolo, News Republic, clicca qui) E’ stato presentato il primo Rapprto di sostenibilita’ del Conai-Consorzio Nazionale Imballaggi, che applica lo standard internazionale ‘global reporting initiative’ di ultima generazione (GRI-G4): attraverso il coinvolgimento diretto degli stakeholder sono stati identificati sei indicatori ritenuti chiave per definire le performance ambientali, sociali ed economiche di Conai. Il Rapporto, inoltre, e’ stato elaborato rendicontando le performance a tre diversi livelli funzionali: a livello di organizzazione (impatto delle attivita’, degli uffici e dei dipendenti), a livello di sistema (attivita’ connesse al sistema dei consorzi Comieco, Cial, Corepla, Coreve, Rilegno, Ricrea) e, infine, a livello di industria del riciclo (gli attori impegnati nel settore riciclo degli imballaggi, compresi i gestori indipendenti). Elaborato in collaborazione con la Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile, e’ nato cosi’ il primo “Green Economy Report” targato Conai, il piu’ grande consorzio in Europa con 1,1 milione di aziende iscritte. Per quanto riguarda i contenuti statistici del Rapporto: in 15 anni di attivita’, la quota di imballaggi conferiti in discarica e’ passata da oltre due terzi a meno di un quarto; quella recuperata e’ passata dal 33% al 76,4%, evitando la costruzione di almeno di 100 discariche. Le tonnellate di rifiuti di imballaggio avviati a recupero nel 2012 sono state 8,6 milioni. Conai ha superato, fin dal 2004, l’obiettivo fissato dalla normativa europea in materia di recupero e, grazie alla filiera del riciclo, nel 2012 sono stati re-immessi nel ciclo produttivo 7,5 milioni di tonnellate di materie prime derivanti da rifiuti di imballaggio. Il target del 55% di riciclo, previsto per il 2008, e’ stato raggiunto nel 2005 e si e’ attestato al 67% nel 2012. In termini di percentuale di riciclo, gli imballaggi in plastica hanno raggiunto il 37%, quelli in legno il 55%, quelli in alluminio il 59%, il vetro supera il 70%, l’acciaio il 75% e la carta l’85%. Il Rapporto e’ stato presentato dal presidente Conai, Roberto De Santis e da Edo Ronchi, presidente della Fondazione per lo sviluppo sostenibile. All’incontro hanno partecipato Barbara Degani, sottosegretario al Ministero dell’Ambiente e Aldo Di Biagio, vice presidente Commissione Territorio, ambiente, del Senato della Repubblica.


Raccolta differenziata della plastica in aumento nel 2013, registrato +11%

07_Cliccare qui per tutti i prossimi appuntamenti cittadini inerenti la questione inceneritore e discarica Castelli Romani. Clicca qui.

_(Fonte articolo, News Republic, clicca qui) Quella del riciclo della plastica è un’industria in crescita che sfida la crisi. Lo rileva il bilancio 2013 di Corepla, il Consorzio nazionale senza scopo di lucro per la raccolta, il riciclo e il recupero degli imballaggi in plastica, secondo il quale aumentano la raccolta e il riciclo malgrado la diminuzione dell’immesso al consumo e l’andamento recessivo dell’economia italiana. È aumentata la raccolta differenziata. Nonostante la contrazione del quantitativo di imballaggi immessi al consumo, nel 2013 sono state raccolte oltre 768.000 tonnellate di imballaggi in plastica (+11% rispetto al 2012). Un primato notevole sia per il comparto che per i 7.325 Comuni che hanno avviato il servizio di raccolta, da attribuirsi soprattutto a due fattori: il decollo della raccolta in zone storicamente difficili come il Mezzogiorno e l’ulteriore aumento anche tra ”i primi della classe” (ad esempio, il Veneto è passato da 18 a 20 kg circa per abitante). Il dato medio nazionale di raccolta pro capite passa da 11,6 a 12,9 kg annui per abitante. Nel Nordest si registra la raccolta più alta di tutta Italia (in testa il Veneto con 20,1 kg l’anno per abitante); seguono il Nord-ovest (Piemonte e Lombardia tra i 16 e i 16,3 kg) e il Centro (Marche 16,3 kg) e poi Sud e Isole, guidate dalla Campania con 14 kg annui per abitante. Fanalini di coda Calabria e Sicilia. È sempre più capillare il servizio di raccolta. Sono 7.325 i Comuni serviti e oltre 57 milioni i cittadini coinvolti, pari al 96% del totale. Nel 2013 sono stati 197 milioni di euro riconosciuti dal Consorzio ai Comuni o ai loro operatori delegati, a copertura dei maggiori oneri sostenuti per l’effettuazione dei servizi di raccolta differenziata degli imballaggi in plastica. L’immesso al consumo 2013 degli imballaggi in plastica è risultato pari a 2.043 Kt (51% imballaggi rigidi, 41% imballaggi flessibili e 8% imballaggi di protezione/accessori). Tra i polimeri più utilizzati: il polietilene (Pe), il Pet, il polipropilene (Pp). Cresce il riciclo. Sono 430.000 le tonnellate di rifiuti di imballaggio in plastica provenienti dalla raccolta differenziata riciclate nel 2013. A questa cifra vanno aggiunti i quantitativi di imballaggi in plastica riciclati da operatori industriali indipendenti provenienti dalle attività commerciali e industriali pari a 360.000 tonnellate, per un riciclo complessivo di circa 790.000 tonnellate. Una crescita per l’intero settore dunque, che vede coinvolte 300 imprese ed oltre 2.000 lavoratori. Sono stati recuperati anche quegli imballaggi che ancora faticano a trovare sbocchi industriali verso il riciclo meccanico e il mercato delle plastiche riciclate. Circa 322.000 tonnellate sono state utilizzate come materie prime energetiche al posto di combustibili fossili. Migliora l’efficienza complessiva di riciclo e recupero nel 2013. Solo il 2% del materiale raccolto è stato avviato a discarica. Grazie a Corepla, infatti, è stato possibile evitare l’immissione in discarica di 22 milioni di metri cubi di rifiuti. È importante anche il contributo al bilancio energetico del Paese: grazie al riciclo degli imballaggi in plastica provenienti dalle raccolte differenziate, nel 2013 sono stati risparmiati oltre 7 miliardi di chilowattora di energia. Corepla ha collaborato alla creazione di nuove imprese e nuova occupazione che, secondo un recente studio Althesys commissionato dal Consorzio, ha prodotto un beneficio per la collettività stimabile in 2,1 miliardi in dieci anni, pari al fatturato annuo dell’intera industria di intermediazione immobiliare o della produzione cinematografica, video e Tv. ”Desideriamo migliorarci ancora, innalzando gli obiettivi di raccolta, esplorando nuove opportunità di riciclo e recupero, individuando nuove applicazioni e nuovi sbocchi di mercato per il materiale riciclato e infine, ottimizzando i costi del sistema – dichiara il presidente Corepla, Giorgio Quagliuolo – Mi piace aggiungere che nel solo 2013 abbiamo evitato emissioni di Co2 per 800.000 ton (+4,5% rispetto al 2012) equivalenti alle emissioni di circa 505.000 automobili, abbiamo evitato costi di smaltimento per 38,4 milioni di euro (+3,5 rispetto al 2012) e infine abbiamo generato 105,7 milioni di euro di materie prime seconde”.