Policlinico Castelli Romani

Discarica di Roncigliano – Albano Laziale, c’è preoccupazione

3 (2)_Avviso per la cittadinanza: per tutti i prossimi appuntamenti in programma sul territorio castellano per ciò che concerne la questione rifiuti andare alla pagina “news” di questo sito. Buona lettura e partecipazione!

_Ogni persona dotata di responsabilità, spirito civico, amore per il territorio, senso di alcuni problemi sanitari e di lungimiranza non può non essere preoccupata per la situazione che vive questo comprensorio da più punti di vista. Articoli sotto tratti dal giornale “Il Caffè” dei Castelli Romani. Buona lettura.

  • Il Caffè dei Castelli. Albano, la discarica è fuori controllo. Clicca qui.
  • Il Caffè dei Castelli. Lo “Studio Eras” conferma, più morti e tumori dove si trattano i rifiuti. Clicca qui.
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Roma, iniziato il processo, tutti contro l’ex ras della monnezza

07_(Fonte articolo, Osservatore Laziale e Castelli Notizie, clicca qui e qui).  ATTENZIONE, RASSEGNA STAMPA COMPLETA DI IERI 5 GIUGNO 2014 A QUESTO LINK. BUONA LETTURA. Il Comune di Genzano ha chiesto la restituzione integrale delle somme versate nel periodo 2006-2012 alla soc. Pontina Ambiente, per un totale di circa 10 milioni di euro più interessi. Si apre un altro capitolo di una storia dal cupo rimbombo kafkiano, che si auspica non resti incompiuta. Giovedì 5 luglio, prima udienza del processo a Manlio Cerroni patron di Malagrotta e ad altri cinque suoi fidi impegnati nella gestione dei rifiuti, e Bruno Landi ex presidente della Regione Lazio. In questa prima fase sono state raccolte dai giudici della prima sezione penale del Tribunale di Roma – presieduta da Piero De Crescenzo – una valanga di richieste di costituzione civile, presentate da istituzioni, comuni, associazioni e semplici cittadini, mentre pare non sia stata fatta analoga richiesta da parte della Provincia di Roma, ma si sia costituito per essa Paolo Izzo, patrocinato dall’avvocato Rossodivita. I difensori hanno chiesto per i loro assistiti la revoca delle misure cautelari, così che gli imputati non si trovino costretti al soggiorno obbligato o a doversi recare a firmare il registro dei sorvegliati. Il processo riprenderà il 23 giugno, per la valutazione delle richieste di costituzione di parte civile e l’ammissione delle prove, poi ci sarà l’interruzione per le vacanze e si riprenderà a settembre, e di udienza in udienza si arriverà a Natale e a Capodanno e per l’anno nuovo Dio provvede. Riferito il più o meno risaputo, riportiamo quanto ci è stato rilasciato da un cittadino facente parte del Coordinamento No Inc, presente alla prima udienza: «Giovedì 5 giugno 2014 alle ore nove alla prima sezione del tribunale di Roma c’è stata la prima udienza contro Cerroni ed i suoi “fedelissimi” e Fegatelli e De Filippis per la parte pubblica, in quanto ex dirigenti della Regione Lazio, coinvolta nell’ “affare monnezza”. C’ è stata la costituzione di parte civile come parte lesa di un nutrito gruppo di cittadini residenti nelle immediate vicinanze della discarica di Roncigliano e che sono coloro che direttamente da oltre 30 anni subiscono gli effetti mortiferi della stessa. Si sono costituiti alcuni comuni, in particolare Ariccia, Genzano, Albano insieme a Castel Gandolfo, poi sono iniziate le sorprese: si sono costituiti altri comuni come Marino, Ciampino, Nemi, Velletri, Rocca di Papa, e associazioni come Legambiente e il WWF, la Regione Lazio (!), il Comune di Roma, un singolo cittadino come rappresentante della Provincia di Roma e una miriade di altri, motivo per cui il Pm del procedimento ha chiesto un rinvio per lo studio delle carte processuali. Ma dov’era tutta questa gente, queste Amministrazioni ed Enti, questi ecologisti di professione che da sempre pescano nel torbido, mentre Cerroni e la sua banda da 30 anni a questa parte facevano il bello e il cattivo tempo sullo smaltimento dei rifiuti, devastando ed inquinando territori e falde acquifere, facendo pagare prezzi salatissimi in termini di salute e di condizioni igenico-sanitarie e di tariffe applicate ai comuni e di conseguenza ai cittadini, visto che i comuni stessi (Albano Laziale ne è l’esempio eclatante) hanno pagato o si sono indebitati zitti e buoni, rifacendosi sulle tariffe applicate ai cittadini, in ossequio al patron Cerroni? Noi la maggior parte di tutti questi non li abbiamo mai visti nei tanti anni di lotta e di battaglia anche legale che ci hanno visto protagonisti, con decine di manifestazioni, centinaia di assemblee, presidi e iniziative di vario genere, decine di azioni legali compiute tutte a nostre spese. Oggi spuntano come funghi a reclamare un risarcimento e una visibilità che non gli appartiene. Per ritornare all’udienza gli imputati, attraverso i loro avvocati, hanno chiesto che venga chiuso il procedimento a loro carico perché, sintetizzando, dicono che vista l’età avanzata della maggior parte di loro, ciò impedirebbe a priori la reiterazione del reato! Ma hanno proprio una bella faccia tosta! Quello che hanno messo su è un vero e proprio impero di tipo dinastico che ha mille tentacoli e mille addentellati con la compiacenza trasversale di troppa fetta di politici ed amministratori ed ora tentano di buttarla sul patetico! Per concludere, la prossima udienza è convocata per il 23 giugno (poi è stato fatto un calendario da settembre a gennaio) e il giudice ha detto che vista la quantità di persone interessate presto tenterà laddove possibile, di farsi concedere l’aula Occorsio per le prossime udienze». Si riporta inoltre qui di seguito anche il comunicato del Comune di Genzano di Roma, costituitosi parte civile:
Nel corso della prima udienza del procedimento penale nei confronti di Manlio Cerroni, il Comune di Genzano di Roma ha depositato questa mattina presso il Tribunale penale di Roma l’atto di Costituzione di parte civile al fine di difendere i diritti lesi dei cittadini e di ottenere un risarcimento sia per i danni patrimoniali subiti dall’Amministrazione comunale che per i danni non patrimoniali. Il Comune di Genzano ha chiesto infatti la restituzione integrale delle somme versate nel periodo 2006-2012 alla soc. Pontina Ambiente, per un totale di circa 10 milioni di euro più interessi. Agli imputati viene infatti contestato il reato di frode nelle pubbliche forniture in quanto nell’esecuzione dell’appalto per lo smaltimento dei rifiuti, avviando a termo valorizzazione un quantitativo annuo di CDR inferiore a quello dichiarato ed incrementando unilateralmente la tariffa per la termo distruzione anche sul quantitativo di CDR mai prodotto o comunque mai combusto, avrebbero commesso frode nell’esecuzione dell’appalto, conseguendo nel periodo 2006-2012 una indebita percezione di oltre 10 milioni di euro. «A questo – spiega il Sindaco Flavio Gabbarini – vanno poi aggiunti i danni non patrimoniali subiti dalla città e dai cittadini di Genzano, quantificati in circa un milione di euro: parliamo di danni di carattere ambientale, danni igienico-sanitari accertati dalla Asl e dal rapporto ‘Epidemiologia, rifiuti, ambiente, salute nel Lazio – Eras Lazio’ nel raggio di 5 km dall’impianto di Roncigliano, senza contare il gravissimo danno all’immagine della città e delle istituzioni».


Processo rifiuti Lazio, si parte col “botto”, valanga di richieste di parti civili – rassegna stampa completa

_Rassegna stampa completa su quanto accaduto ieri 5 giugno 2014 a Roma circa il processo riguardante lo scandalo rifiuti Lazio. La rassegna stampa sarà aggiornata nei prossimi giorni con eventuali sviluppi e nuovi articoli. “Buona” lettura.

  • Comunicato stampa “Coordinamento contro l’inceneritore di Albano” inizio processo rifiuti Lazio. 5 giugno aperto il processo a Cerroni & soci. Clicca qui.
  • Processo Cerroni. Il Comune di Genzano di Roma parte civile. Dal 2006 al 2012, chiede 10 milioni di Euro più gli interessi. Clicca qui.
  • I complici del “Supremo” contro il dirigente della Asl. Clicca qui.
  • Il mistero della discarica, iniziano le misurazioni. Clicca qui.
  • Cerroni libero di tornare a Roma. Clicca qui.
  • Rifiuti. Minacce e pressioni ad Albano Laziale. Processo a Cerroni. Clicca qui.
  • La carica delle 150 parti offese contro il “Supremo” dei rifiuti. Clicca qui.
  • Cerroni, 7 sindaci chiedono i danni. Clicca qui.
  • Rifiuti. Minacce al dirigente della Asl. Clicca qui.
  • Parte processo Cerronopoli. Cittadini dei Castelli Romani e Latina chiedono i danni. Clicca qui.
  • Processo sullo scandalo rifiuti. 17 cittadini di Borgo Bainsizza si costituiscono parte civile. Clicca qui.
  • Processo rifiuti d’oro: 150 parti offese contro il “Supremo” delle discariche. Clicca qui.
  • Processo Cerroni. Il Comune di Rocca di Papa parte civile. Clicca qui.
  • Processo rifiuti. Cittadini di Montello e Bainsizza parte civile nel processo. Clicca qui.
  • Processo scandalo rifiuti Lazio. Il Comune di Ciampino parte civile. Danni d’immagine dai rifiuti. Clicca qui.
  • Processo Cerroni & Co. Valanga di parti civili. Clicca qui.
  • Prima udienza del “Processo Cerroni”, in tanti si costituiscono parti civili. Ma prima dov’erano? Clicca qui.
  • Processo Cerroni. Tutti parte civile. I comuni vanno all’arrembaggio. Clicca qui.
  • Processo Cerroni. I comuni, noi parti lese. Clicca qui.
  • Processo a Cerroni. Decine di richieste di costituzione parte civile. Clicca qui.
  • Si avvicina il processo. Manlio Cerroni: “E’ la battaglia della mia vita”. Clicca qui.
  • Processo a Cerroni. 150 richieste di costituzione parte civile. Clicca qui.
  • Donato Robilotta, basta demonizzare Cerroni. Clicca qui.
  • Rifiuti. Roma caput immundi. Clicca qui.
  • Processo a Cerroni dopo Albano Laziale anche Genzano di Roma si costituisce parte civile. Clicca qui.
  • Cerroni, sarà processo show. Ogni mercoledi ci sarà udienza. Clicca qui.
  • Iniziato oggi il processo al signore delle discariche Manlio Cerroni. Clicca qui.
  • Manlio Cerroni, iniziato il processo: tutti contro l’ex ras della monnezza (di Maria Lanciotti). Clicca qui.
  • Processo Cerroni, molte le costituzioni di parte civile. Clicca qui.
  • Sistema Cerroni, parte il processo, assente la politica pontina. Clicca qui.

0111_(Fonte articolo, Il Caffè, clicca qui) Al via lo “storico” processo al Gruppo Cerroni. Nessuno degli imputati presente in aula. Cittadini e Comuni di Anzio, Albano, Genzano, Ariccia e Rocca di Papa chiedono i danni come parte civile. Sotto la lente d’ingrandimento l’Inceneritore di Albano e il 7° invaso di Roncigliano Stamattina, alle nove in punto, nella palazzina A del Tribunale penale di piazzale Clodio, a Roma, ha preso avvio lo “storico” processo al patron dell’immondizia Manlio Cerroni. Alla sbarra, insieme a lui, dopo ben sette anni di indagini, sono finiti anche suoi uoni di fiducia. A cominciare dal suo braccio destro, Bruno Landi, presidente socialista della Regione Lazio a fine anni ’80, poi deputato con il Psi (travolto dallo scandalo della Tangentopoli regionale, reati prescritti), poi passato a fare il manager di Cerroni (amministratore delegato di Ecoambiente Srl, società controllata dal Comune di Latina, che gestisce una delle due discariche di Borgo Montello, Latina, al confine con Nettuno ed Aprilia sud). Landi l’anno scorso è stato nominato amministratore delegato della Latina Ambiente, municipalizzata del capoluogo, ruolo dal quale è stato sospeso a seguito del suo arresto lo scorso 9 gennaio. Sotto processo, poi, anche il direttore tecnico della discarica di Roncigliano, a Cecchina (tra Albano, Ardea e Pomezia), Giuseppe Sicignano; l’ex amministratore della società Pontina Ambiente del Gruppo Cerroni, proprietaria del sito di Roncigliano, Francesco Rando; e, soprattutto, i due ex dirigenti della Regione Lazio, Luca Fegatelli e Raniero De Filippis. Nessuno di loro, però, si è presentato in aula. Pesanti come macigni, per tutti, i capi di imputazione: associazione a delinquere, truffa aggravata, frode, traffico di rifiuti, interramento non autorizzato di rifiuti, sovrafatturazione, falso ideologico, eccetera eccetera. Viceversa, “presidiavano” l’ingresso del Tribunale, già dalle prime ore del mattino, i 40 residenti di Albano ed Ardea che vivono a poche centinaia di metri dalla discarica di Roncigliano, ad Albano Laziale, che si sono anche costituti parte civile, insieme alle 3 storiche Associazioni territoriali note col nome di “Comitato No Inc”. In sostanza, si presentano come “vittime” della presunta associazione a delinquere, chiedendo la condanna degli imputati ed il risarcimento dei danni. Chiedono che gli imputati risarciscano alle associazioni, ai residenti ed ai Comuni clienti di Cerroni i danni patrimoniali causati dalle presunte fatture gonfiate per l’interramento e trattamento dei rifiuti. Inoltre, chiedono i danni igienico-sanitari ed ambientali. Sono gli stessi cittadini che hanno presentato, nel lontano 2008, la prima denuncia penale al Tribunale di Velletri il cui numero di protocollo dà il nome all’intero processo (R.G. 7449/2008). Accanto a loro, in aula e nel procedimento giudiziario, almeno una ventina di cittadini-residenti nei pressi della discarica di Borgo Montello, a Latina. Anch’essi hanno depositato la richiesta di costituzione di parte civile. E poi, per finire, anche alcune amministrazioni comunali, a vario titolo interessate al procedimento penale. In particolare, i Comuni di Albano, Genzano, Ariccia, Rocca di Papa ed Anzio, che hanno annunciato la loro costituzione di parte civile.
È il primo passo di un processo quasi interamente dedicato alle note vicende dell’inceneritore di Albano e del 7° invaso della discarica di Roncigliano (4 su 6 capi d’imputazione), che si annuncia lungo e complesso, ma che cittadini, associazioni e comitati promettono che porteranno avanti, passo dopo passo, con forza e determinazione. Nella speranza di ottenere la condanna degli imputati, il risarcimento dei danni subiti e, soprattutto, l’avvio d’un ciclo dei rifiuti rispettoso della salute umana e dell’ambiente. Prossimo appuntamento per l’udienza di lunedì 23 giugno ore 14.


Ancora Taranto, “nel latte materno diossine fino al 1500%”

07_(Fonte articolo, Il Fatto Quotidiano, clicca qui) Nei campioni di latte materno della città dell’Ilva, Taranto, “sono stati rilevati superamenti dei valori di azione di diossine Pcdd e Pcdf (policlorodibenzodiossine e policlorodibenzofurani) e di Pcb Dioxine like (Policlorobifenili, diossine e simili), su materia grassa, a partire dal 700% fino al 1500% stabiliti per latte crudo e prodotti lattiero caseari”. Il presidente del Fondo Antidiossina Fabio Matacchiera introduce così le conclusioni dell’analisi da parte di centri accreditati di una decina di campioni di latte di mamme “con età superiore ai 33 anni”. Sui dati dell’associazioni e sul metodo con cui l’indagine è stata condotta, però, interviene il presidente della Società italiana di igiene e medicina preventiva nonché direttore del dipartimento di prevenzione della Asl di Taranto, Michele Conversano che giudica “sconvolgente” fare un “confronto tra latte materno, latte crudo e prodotti lattiero-caseari” perché “il latte materno non è un alimento come il latte di capra o il formaggio“. Non solo: “Il latte materno – prosegue – ha un valore per cui l’Oms e tutte le organizzazioni mondiali hanno sempre raccomandato che l’allattamento al seno è sempre da preferire a qualsiasi altra alimentazione, qualunque sia il livello di contaminazione del latte materno”. “Noi – aggiunge – abbiamo proposto all’Istituto superiore della sanità, che lo ha approvato, uno studio scientifico sulla ricerca di diossina nel latte materno di 300 donne per valutare la contaminazione nel tempo”. “Il lavoro fatto dalle associazioni – conclude – è meraviglioso nel denunciare il caso ma bisogna essere molto cauti perché sull’allattamento al seno si va a toccare un tasto molto delicato. Il problema è psicologico: non si può toccare la mamma in quel momento”. Matacchiera rileva che ”anche i tenori massimi sono stati tutti abbondantemente superati fino al 660%. In tutti i campioni di latte delle neomamme di Taranto fatti analizzare dalla Onlus Fondo Antidiossina, sono state riscontrate significative concentrazioni” delle diossine citate, tutte “con valori molto al di sopra dei 6 picogrammi per grammo“, che è il “limite per il latte per adulti”. La media che riscontriamo, infatti, si attesta su valori superiori ai 20-22 picogrammi e fino a valori di 39,992 picogrammi”. Matacchiera ha poi precisato che “la normativa prevede il divieto di commercializzazione e la distruzione di quell’alimento poiché considerato pericoloso per la salute”. Ma secondo il presidente della Società italiana di igiene e medicina preventiva, che è stato anche consulente della procura di Taranto in indagini sull’Ilva, ”anche a coloro che hanno allattato sotto Chernobyl o dopo l’incidente di Bophal, l’Oms ha detto che si deve sempre allattare al seno qualunque sia la contaminazione. Che ci sia a Taranto una contaminazione lo denunciamo noi da 20 anni e, purtroppo, lo sappiamo tutti, ma che si possano provocare delle reazioni naturali nelle donne tarantine che stanno allattando e che stanno ora pensando di avvelenare i loro bambini non è possibile, nessuno se lo può permettere”. A una delle mamme di Taranto che si è sottoposta all’indagine pilota, spiega Matacchiera, “alcuni mesi dopo il parto è stata diagnosticata una forma grave di tumore che ha reso necessario un intervento chirurgico invasivo al seno”. Il latte analizzato era di una donna di 42 anni che presentava valori molto prossimi a 40 picogrammi su grammo di policlorodibenzodiossine, policlorodibenzofurani, pcb e diossine. “Anche alla neonata – ha aggiunto Matacchiera – venivano riscontrati problemi di salute molto gravi. Attribuire le cause di quanto sopra descritto alla presenza significativa di quei congeneri nell’organismo umano, può essere sicuramente un po’ azzardato. Rimane tuttavia la certezza che per un adulto consumare del latte con concentrazioni dei congeneri indicati superiori a 6 picogrammi su materia grassa risulta pericoloso per la sua salute”. E’ normale adesso che “ci si chieda – ha concluso l’ambientalista – che pericolo possa rappresentare per una piccola creatura bere il latte della mamma con concentrazioni di 40 picogrammi. Inoltre, è consequenziale che la preoccupazione cresca al pensiero che il latte per il neonato (a differenza dell’adulto che ne consuma molto poco), rappresenta l’unica fonte di alimentazione intensiva per molti mesi”.


La componente organica ai Castelli Romani, proposte per una diversa gestione dell’umido che tuteli salute e ambiente

01_”Comitato Poggio Ameno” e “Associazione Officina delle Idee” organizzano un fondamentale incontro pubblico sulla tematica inerente il trattamento della frazione organica. Appuntamento il 13 marzo ore 18:30 via Nettunense 60, angolo via Rocca di Papa. LA CITTADINANZA E’ INVITATA A PARTECIPARE IN MANIERA NUMEROSA ED ATTIVA. Sotto la presentazione dell’incontro.

  • Dati incontro, relatori, interventi ed evento Facebook. Cliccare qui.

La questione organica. A qualcuno può sembrare l’inizio di chissà quale saggio, dispensa universitaria, o manuale ma non lo è. Sarà il punto su cui riflettere, l’argomento di discussione durante il prossimo Incontro che, l’Associazione Officina delle Idee e Il Comitato Poggio Ameno di Cecchina, hanno organizzato per 13 Febbraio a Cecchina di Albano laziale. La questione organica nei rifiuti: il 30% dei 600 Kg che mediamente l’uomo produce annualmente, sono composti da materia organica: umido. Dato certo ormai che la strada da intraprendere sia quella della raccolta differenziata spinta su tutto il territorio dei Castelli Romani, le Associazioni organizzatrici dell’evento vogliono focalizzare l’attenzione proprio su quel 30% di componente. Carta, plastica, legno e metalli sono risorse e pertanto la loro combustione, o sversamento in discarica, rappresentano una pazzia che politica e interessi di turno hanno portato avanti per decenni. Il riciclo a freddo delle materie prime seconde sopra indicate è un sistema virtuoso verso cui tutti Castelli Romani dovranno far fornte. Centri di riciciclo, recupero e riuso della materia significano anche lavoro. Tornando alla componente organica, derivante sopratutto da una raccolta differenziata porta a porta, da qualche tempo nella rispettiva gestione c’è una divisione di pareri tra chi predilige il sistema anaerobico tramite fermentazione e combustione del derivato biogas ( o filtraggio per uso domestico o autotrazione) e chi invece insiste su processi aerobici del tutto naturali, per arrivare ad un compost veramente utile all’agricoltura. Per approfondire meglio la questione, durante l’assembla, interverranno: Giancarlo Ceci dei Comitati NoBiogas di Gallicano e Genazzano, Aldo Garofolo chimico del NOINC ed Ex docente della Tuscia, Carlo Cingolani dell’Associazione Salviamo i Castelli Romani, Emiliano Bombardieri Associazione Officina delle Idee e Alberto Zolezzi Deputato del Movimento 5 stelle (Commissione Ambiente). Sarà un momento di confronto in cui emergeranno proposte per il territorio, nel pieno rispetto della tutela ambientale, della salute e del territorio.


Ancora aria irrespirabile dalla discarica di Albano Laziale. Cittadini in strada per una protesta spontanea

Eco 16_”No Inc”, Albano e Ardea ancora invase dalla puzza della discarica di Roncigliano. Clicca qui.

_Nuova notte di tensioni alla discarica, la puzza di monnezza si propaga nei “Castelli”. Clicca qui.

_Albano di nuovo invasa dalla puzza della discarica, la gente si sente ancora male. Clicca qui.

_Ancora miasmi dalla discarica, sit in notturno. Clicca qui.

_I Castelli invasi di nuovo dalla puzza del TMB e del VII invaso di Roncigliano. Clicca qui.

_La discarica torna purtroppo di attualità. Clicca qui.

_Albano e Ardea invase di nuovo dalla puzza proveniente dall’impianto TMB di Roncigliano. Clicca qui.

_Albano, la discarica torna a puzzare. Clicca qui.

_IN EVIDENZA ANCHE:

  • Discariche, soldi e assunzioni, trema la politica. Clicca qui.
  • Hermanin in Procura per il “Sistema Cerroni”, ho chiarito tutto. Clicca qui.

_(Fonte articolo, Eco 16, redazione, clicca qui per l’articolo originale) Ieri sera un odore nauseabondo ha iniziato a sprigionarsi dalla discarica di Roncigliano rendendo l’aria irrespirabile. In pochi minuti il tam tam dei cittadini ha portato molte persone davanti i cancelli dell’impianto per una protesta spontanea. È stato chiamato anche il sindaco Marini, che si è presentato. Ma ora ci vogliono risposte, fatti concreti, soluzioni. Saprà rispondere l’amministrazione a quest’emergenza che dura ormai dall’estate con punte di criticità sempre più gravi? Occorrono fatti. Le persone sono stanche e hanno il diritto di respirare aria pulita. Occorre una risposta forte! Subito. “Albano ed Ardea invase di nuovo dalla puzza proveniente dall’impianto TMB e dal VII invaso della discarica. “ “Il tanfo, in questi giorni, raggiunge i centri storici dei Comuni dei Castelli Romani.” La discarica di Albano è tornata di nuovo a puzzare in modo violento, in particolare negli ultimi giorni, probabilmente da quando nel cimitero dei rifiuti dei Castelli Romani arriva anche la “monnezza” di Civitavecchia e Monterotondo (11 febbraio). E’ per questo che ieri sera martedì 25 febbraio, intorno alle 21,00, circa 100 persone si sono radunate spontaneamente fuori i cancelli d’ingresso del sito, lungo la via Ardeatina al km 24,650. Ad arrivare per primi, subito dopo la chiamata di alcuni cittadini, la Polizia ed i Carabinieri di Albano. Dopo mezz’ora, sono giunti sul posto anche due ispettori del Dipartimento di Prevenzione, Servizio Igiene e Sanità Pubblica, della Asl Rm-H, dott.ssa Rita Abbatini e dott. Enzo Abbatini, che hanno potuto apprezzare l’olezzo insopportabile proveniente dall’impianto TMB e dal VII invaso della discarica. Nella giornata odierna stenderanno un verbale di intervento in cui, molto probabilmente, come già avvenuto nel recente passato, chiederanno all’Arpa Lazio (Agenzia Regionale di protezione ambientale), alla Provincia di Roma ed al Comune di Albano di intervenire prontamente per eseguire i controlli prescritti dalla legge. A quell’ora, tra l’altro, era in pieno corso di svolgimento ad Albano, nell’aula consiliare di Palazzo Savelli, un consiglio comunale. Appena chiusa la seduta, intorno a mezzanotte, il sindaco Nicola Marini, il vice-sindaco e Assessore ai lavori pubblici Maurizio Sementilli, il delegato ai rifiuti Luca Andreassi ed i consiglieri Tedone ed Oroccini, dopo essere stati avvertiti telefonicamente da alcuni cittadini, e dopo l’accorato intervento in aula del consigliere Nabil Cassabgi, si sono recati sul posto. Certo che la discarica di Roncigliano dall’11 febbraio scorso, oltre alle 300 tonnellate di rifiuti indifferenziati al giorno prodotte dai 10 comuni dei Castelli Romani (Albano, Ariccia, Marino, Rocca di Papa, Pomezia, Ardea, Castel Gandolfo, Genzano, Lanuvio e Nemi.) riceve anche circa “200 tonnellate” al giorno da Civitavecchia e Monterotondo, come dichiarato ieri sera dal delegato ai rifiuti Luca Andreassi. Per un totale di circa 500 tonnellate al giorno. Dopo questa ennesima emergenza igienico-sanitaria, ancora in corso di svolgimento, restano tante le competenze amministrative a carico dell’Amministrazione di Albano, guidata dal sindaco Nicola Marini, che sono e restano da tempo totalmente inevase. E’ necessario difatti, prima di tutto, portare avanti la cosiddetta Caratterizzazione Esterna ed Interna della discarica. Si tratta di analisi molto approfondite dei terreni tutto intorno e delle falde acquifere sottostanti il sito di Roncigliano. Per conoscere il livello reale d’inquinamento dell’intera area ed eseguire, subito dopo, come previsto dalla legge, una bonifica adeguata. La Giunta comunale, tra l’altro, il 7 dicembre 2012, sottoscrisse con l’Ente di Ricerca CNR una convenzione, che è costata al Comune di Albano 30 mila euro, per eseguire in soli 4 mesi, quindi entro Aprile 2013, la caratterizzazione esterna della discarica che, però, ad oggi ancora non è stata portata a termine. E’ importante, in secondo luogo, capire se l’impianto TMB della discarica di Albano – dove tutta la spazzatura in arrivo viene trattata e suddivisa in “frazioni” minori – funzioni correttamente, con un’apposita ispezione della durata di almeno due settimane, visto e considerato, non bastasse la puzza che sprigiona dall’impianto TMB e dalla vicina discarica, che il Nucleo Operativo Ecologico dei Carabinieri, N.O.E., ha sollevato nella recente inchiesta sui rifiuti forti perplessità in merito. Ma serve anche, infine, procedere ad una “mappatura” volumetrica del VII invaso, per capire se al suo interno siano stati interrati – come ipotizzato dagli inquirenti delle Procure di Roma e Velletri – anche rifiuti non autorizzati. Per prevenire fenomeni di puzza violenta, come quelli che si stanno verificando in questi ultimi giorni, che creano danni alla salute umana ed all’ambiente ma, soprattutto, per evitare che con l’esaurimento precoce del VII invaso – che avrebbe dovuto durare almeno 8 anni ed è invece quasi esaurito in appena 2 e mezzo – si arrivi, presto, alla costruzione dell’VIII invaso, a distanze dalle case ancora inferiori agli attuali 175 metri. Nella speranza che, presto, tutte le dieci Amministrazioni Comunali riescano a far partire e consolidare l’unica vera alternativa al business mortale delle discariche e degli inceneritori: la Raccolta Differenziata Porta A Porta.


Analisi e contaminazione acque sottostanti e limitrofe alla discarica di Albano Laziale (Roncigliano)

Arpa_AVVISI/APPUNTAMENTI PER LA CITTADINANZA INERENTI LA VERTENZA INCENERITORE E DISCARICA ALBANO LAZIALE – CASTELLI ROMANI.

  • Giovedi 13 febbraio ore 21:00, assemblea pubblica alla Rosa Scarlatta, Villaggio Ardeatino.
  • Sabato 22 febbraio dalle ore 8:00 presidio cittadino di fronte ai cancelli della discarica di Albano Laziale.

Uniti si può! Il momento è particolare, la cittadinanza è invitata alla partecipazione serena e numerosa!

_(Fonte articolo, Coordinamento Contro l’inceneritore di Albano, clicca qui) Commentiamo i dati pubblicati dall’ARPA riguardanti la concentrazione degli inquinanti nelle falde acquifere sotto la discarica, dimostrando come sia inequivocabile che gli sforamenti ai limiti di legge siano causati dai percolati filtrati in profondità  nel terreno.

Premessa.

Con nota prot. 92747 del 18/11/11 Arpa Lazio aveva comunicato alle autorità competenti, tra cui la Provincia di Roma, il superamento delle CSC (concentrazioni soglia di contaminazione) di elementi organici e inorganici nei nuovi pozzi spia della discarica di Roncigliano di Albano Laziale (piezometri C,E,F,G,H,I), rapporti di prova del 6/09/11, 8/09/11, 5/10/11. La Provincia di Roma, sulla base della citata nota informativa dell’Arpa Lazio, ha inviato, il 18 gennaio 2012, una diffida alla Pontina Ambiente (prot. 7203/12 PT A2.7), solo in relazione ai superamenti delle CSC di sostanze organiche nei piezometri C (tribromometano e dibromoclorometano) e D (benzene), ritenendo di non poter procedere per quelle inorganiche (ferro etc.) in assenza di una caratterizzazione dei valori di fondo del sottosuolo e delle acque sotterranee. Sta di fatto che superamenti delle CSC di sostanze organiche erano stati già riscontrati nel 2010. In quel caso nei pozzi A,B,D erano state accertate concentrazioni eccessive di cloroformio (CSC 0.15 microg/L), noto idrocarburo clorurato cancerogeno (rapporti di prova: Arpa Lazio del 08/09/10 pozzo D: 0.90 microg/L; Ecocontrol del 27/10/10 pozzo A: 0.23 microg/L; Ecocontrol del 27/10/10 pozzo B: 0.23 microg/L; Ecocontrol del 27/10/10 pozzo D: 0.23 microg/L). In questo caso il superamento dei limiti del cloroformio in ben tre pozzi è stato confermato anche dal laboratorio di fiducia della Pontina Ambiente (Ecocontrol srl di Pomezia), senza che, tuttavia, nulla accadesse. A seguito di questi accertamenti, nel biennio successivo (sett.2011-sett.2013) Arpa Lazio ha ritenuto sufficiente verificare l’evoluzione delle sole criticità organiche emerse nel 2011 e dunque di limitare i controlli ai soli pozzi spia C,D. Con ciò l’Agenzia regionale ha valutato che l’inquinamento organico dell’anno precedente in altri due piezometri (A,B), interessando peraltro un idrocarburo diverso da quelli trovati l’anno dopo, non fosse un segnale della necessità di monitorare attentamente e periodicamente tutti i piezometri della discarica. Questa scelta appare ad oggi scarsamente motivata, visto il carattere spesso discontinuo della comparsa di contaminanti organici ed inorganici nelle acque sotterranee interagenti con la discarica in oggetto, con ciò perdendo il quadro d’insieme delle possibili contaminazioni e della loro evoluzione e diffusione, soprattutto a valle degli invasi. Non a caso nel corso del 2012, mentre Arpa Lazio monitorava intensivamente ed esclusivamente i pozzi C e D, l’Ecocontrol accertava nuove contaminazioni organiche di benzene (CSC 1microg/L) nel pozzo B (rapporto di prova del 19/01/12: 1.4microg/L) e di 1,2-dicloropropano (CSC 0.15 microg/L) nel pozzo D (rapporto di prova del 19/01/12: 0.28 microg/L) e pozzo F1B (rapporto di prova del 19/01/12: 0.28 microg/L). Inoltre, la Asl RMH accertava la presenza di bromodiclorometano (CSC 0.17 microg/L), analogo all’alometano riscontrato nel pozzo C, in un pozzo privato (PV05) a valle della discarica (rapporto di prova del 6/11/12: 0.20 microg/L). Per finire a leggere l’articolo, cliccare qui.