Piano Rifiuti Regione Lazio

Situazione rifiuti Castelli Romani e Roma, rassegna stampa completa circa gli ultimi “accadimenti”

Immagine_Da Albano Laziale a Velletri passando per Roma, la situazione rifiuti nel Lazio (o di porzioni del suo territorio) lascia i cittadini in ansia e non prevede ancora, nel 2014, politiche coraggiose e veramente virtuose che possano segnare un cambio di passo netto se non per il presente almeno per il prossimo futuro. Con enorme abnegazione i movimenti dei cittadini proseguono a tamponare situazioni bizzarre cercando di tutelare salute, economia pubblica e territori, il tutto proponendo e promuovendo. Istituzioni che hanno un ruolo primario e ancora davvero assenti. Sotto i principali articoli di questi giorni, buona lettura.

  • Roncigliano, discarica di Albano Laziale – Castelli Romani. Pontina Ambiente (societa che gestisce il sito): “Nessun percolato sparito”. Fonte articolo, Castellinews, clicca qui per leggere.
  • Discarica di Albano Laziale – Castelli Romani, presidio cittadino di sabato scorso. Ancora un presidio nel cimitero dei veleni di Roncigliano. Articolo di Castelli Notizie, clicca qui per leggere. Autrice Maria Lanciotti.
  • Ieri presidio cittadino sotto gli uffici della Regione Lazio contro questa politica dei rifiuti. Comunicato del Coordinamento contro l’inceneritore di Albano Laziale, clicca qui per leggere.
  • Discarica e “bio”gas a Velletri. De Felice sull’impianto “bio”gas: “Il sindaco sospenda quel progetto scellerato”. Articolo di Castelli Notizie, clicca qui per leggere.
  • Discarica di Albano Laziale, presidio cittadino di sabato scorso. No Inc ognissanti, Flavio Gabbarini unico sindaco presente. Articolo di Osservatore Italia, clicca qui per leggere. Autrice Maria Lanciotti.
  • Discarica di Albano Laziale. Sul disastro ambientale di Roncigliano ora i sindaci fanno la voce grossa. Articolo di Castelli Notizie, clicca qui.
  • Roma, scandalo rifiiuti Rocca Cencia, sotterrati migliaia di farmaci, tra cui vaccini e antibiotici. Articolo di Osservatore Italia, clicca qui.
  • Rifiuti, la Corte Europea boccia il Lazio, smaltimento dei rifiuti illegale fino al 2012. Fonte articolo, Il Messaggero, clicca qui.
  • Sit in di protesta di fronte i cancelli della discarica di Albano Laziale. Fonte articolo, Eco 16, clicca qui.

Comunicato stampa “No Inc” – Processo rifiuti, ordinanza storica, il tribunale dice si alle intercettazioni “raccolte”

02_Avviso per la cittadinanza: per tutti i prossimi appuntamenti in programma sul territorio castellano per ciò che concerne la questione rifiuti andare alla pagina delle “news” di questo sito. Buona lettura e partecipazione!

_(Fonte articolo dai seguenti giornali: Il Mamilio, clicca qui, Le Città, clicca qui e Osservatore Italia, clicca qui) Si è tenuta mercoledì scorso 22 ottobre alle ore 9,30 in punto, al piano-terra della palazzina A del Tribunale penale di piazzale Clodio di Roma, la sesta udienza del “processo (a rito immediato) Cerroni”. Ad Albano, certi politici aspiranti amministratori straparlano, accecati dal riflesso della propria immagine. Gli amministratori pubblici tacciono di fronte ad evidenze gravi ed allarmanti per la salute dei cittadini. E i pennivendoli scrivono, a mezzo stampa e sui social network, davvero di tutto, fuorché la realtà dei fatti. Ma in realtà, la prima sezione del collegio penale di Roma, presieduta dal dott. Giuseppe Mezzofiore, ha emesso alle ore 17,00 in punto, dopo oltre 6 ore di camera di consiglio, una ordinanza storica che ha decretato che tutte le intercettazione telefoniche e registrazioni ambientali effettuate dalle procure di Velletri e Roma dal 2008 al 2013, relative all’inceneritore di Albano ed al VII invaso della discarica di Roncigliano, rispettano i termini di legge e potranno essere utilizzate nel “processo (a rito immediato) Cerroni”, in pieno e veloce corso di svolgimento. Finalmente, tutti i cittadini potranno ascoltare, con dovizia di particolari, cosa dicevano al telefono e di persona gli amministratori e funzionari pubblici che flirtavano col “sistema Cerroni”. A cominciare, certo, dall’ormai celeberrima intercettazione in cui (secondo il P.M. Alberto Galanti e il G.I.P. Alessandro Battistini) l’avvocato del Gruppo Cerroni, Avilio Presutti, avrebbe letteralmente “dettato” all’ex Presidente della Regione Lazio Piero Marrazzo l’ordinanza fuorilegge n. Z-0003 del 22 ottobre 2008, poi bocciata sia dal Tar Lazio sia dal Consiglio di Stato. Ordinanza necessaria a garantire, costi quel che costi, il mezzo miliardo di euro di soldi pubblici CIP 6 necessari al Coema – targato Cerroni, Acea ed Ama – per costruire l’Inceneritore più grande d’Europa a spese dell’erario pubblico. In buona sostanza, il lavoro portato avanti dagli inquirenti ed investigatori delle Procure di Velletri e Roma era ed è tutto assolutamente corretto. Bravi, mille volte bravi. A tutti loro, va il plauso dell’intera comunità dei Castelli. Prossimo appuntamento del “processo Cerroni” per martedì 25 novembre ore 09,30, aula 3 palazzina B, per la settima udienza. Tutta la cittadinanza è invitata a partecipare.

_(Fonte articolo, Roma Report, Al processo Cerroni ammessa gran parte delle intercettazioni telefoniche, clicca qui) Scontro tra accusa e difesa al processo Cerroni. I pm incassano il sì del Tribunale sull’ammissibilità di gran parte delle intercettazioni telefoniche. Sono state così respinte le richieste della difesa di Manlio Cerroni di inutilizzabilità o annullamento delle intercettazioni per il mancato deposito da parte del pm dei verbali e del brogliaccio alla fine delle indagini preliminari. Il collegio ha respinto anche altre eccezioni sollevate sempre dalle difese, come quelle (avanzate dai legali di Luca Fegatelli e Raniero De Filippis, alti dirigenti della Regione Lazio a processo) sulla tempistica delle iscrizioni nel registro degli indagati e sugli eccessivi oneri economici che andrebbero sostenuti per estrarre dai supporti informatici copie delle intercettazioni.


Discarica di Roncigliano – Albano Laziale, c’è preoccupazione

3 (2)_Avviso per la cittadinanza: per tutti i prossimi appuntamenti in programma sul territorio castellano per ciò che concerne la questione rifiuti andare alla pagina “news” di questo sito. Buona lettura e partecipazione!

_Ogni persona dotata di responsabilità, spirito civico, amore per il territorio, senso di alcuni problemi sanitari e di lungimiranza non può non essere preoccupata per la situazione che vive questo comprensorio da più punti di vista. Articoli sotto tratti dal giornale “Il Caffè” dei Castelli Romani. Buona lettura.

  • Il Caffè dei Castelli. Albano, la discarica è fuori controllo. Clicca qui.
  • Il Caffè dei Castelli. Lo “Studio Eras” conferma, più morti e tumori dove si trattano i rifiuti. Clicca qui.

«I rifiuti di Roma diventeranno combustibile per cementifici»

07_(Fonte articolo, Il Corriere della Sera, clicca qui) I rifiuti della Capitale ? Finiranno bruciati in cementifici e centrali termo-elettriche. Lo rivela il direttore pianificazione strategica di Ama, Leopoldo D’Amico: si tratta, per la precisione di rifiuti già trattati negli impianti della Capitale e trasformati in «frazione combustibile». Nell’ecodistretto di Rocca Cencia, ha spiegato D’Amico durante un’audizione alla Commissione capitolina Garanzia e Trasparenza, «è prevista anche una linea di valorizzazione della parte residuale indifferenziata dei rifiuti che può essere ricondotta in un ciclo di lavorazione e ci permette di produrre la frazione combustibile». Tra i prodotti in uscita dagli ecodistretti ci sarà dunque « anche il combustibile solido secondario, l’evoluzione dell’attuale combustibile derivato dal rifiuto bruciato negli inceneritori e prodotto dai Tmb», ha precisato D’Amico, «solo che il primo – a differenza del secondo – è un prodotto e non un rifiuto». Da mesi si sta definendo «a livello europeo la direttiva sull’end of waste del css, cioè sulla frazione secca a valle del processo di trattamento dei rifiuti fortemente arricchita da materiali che ne nobilitano il potere calorifico: un combustibile per centrale termoelettriche esistenti o cementifici, che hanno la stessa fisica e potere calorifico del polverino di carbone». «Nella nostra ipotesi su Rocca Cencia – aggiunge D’Amico- stiamo avviando un unità di progettazione particolareggiata, con una visione di assieme che ci permette di dire che ognuna di queste filiere di rifiuti saranno all’interno di edifici ben immaginati, ognuno per ogni tipologia: carta, vetro plastica, metalli, ingombranti ed elettrodomestici in cui c’è tutta la lavorazione».


Velletri, Castelli Romani, in centinaia all’incontro pubblico al “Velidance” contro i due “ecomostri” (discarica e biogas)

07_Articolo tratto da “Castelli Notizie” (fonte redazione) attinente l’assemblea pubblica cittadina contro i due progetti riguardanti discarica, impianto anaerobico e a favore della raccolta differenziata porta a porta e riciclo. Affluenza elevata e contenuti importanti, qui l’articolo descrittivo dell’incontro pubblico. Buona lettura.


Inquinamento e spazzatura, a Colleferro la situazione è esplosiva

07_(Fonte articolo, L’Espresso, clicca qui) E’ una sensazione sottile quella che ti prende quando superi il cartello “Benvenuti a Colleferro”. Un senso di controllo millimetrico. Invisibile, quasi un pulviscolo che entra nei pori. Qualcosa lo intuisci subito: quei capannoni bianchi e anonimi, le colline evidentemente artificiali, il buster di un missile sulla rotonda, a dare il benvenuto nella città della chimica e dei veleni. Non è un luogo qualsiasi. Colleferro non lo è mai stato, fin dal 1912, quando l’ex zuccherificio Valsacco si trasformò in una delle prime fabbriche di esplosivi del Regno. Luogo strategico, con una città parallela nel sottosuolo, fatta di rifugi a prova di esplosioni, costruiti per accogliere l’intera popolazione durante l’ultima guerra, quando gli alleati puntavano a distruggere il cuore dell’armamento italiano. Città dei veleni, che ha prodotto – e ancora produce – molecole tremende. Come il β-esaclorocicloesano, la formula diventata un incubo da queste parti. Destinazione che Zingaretti avrebbe scelto per accogliere la monnezza di Roma. Veleni su veleni. Per capire Colleferro occorre un primo sommario inventario. C’è la Simmel, fabbrica di esplosivi per uso militare, oggi controllata da un gruppo inglese. Poco distante la Avio – già gruppo Fiat – sforna il propellente per i missili Arianne 5 e Vega, testati nell’area chiamata “3C”. A duecento metri in linea d’area della centrale piazza Italia l’Italcementi appare come una imponente macchina grigia, che da tempo chiede di poter ingoiare anche rifiuti. Oltre la ferrovia due inceneritori si offrono come soluzione per la monnezza romana, cercando di dimenticare la pesante inchiesta della procura di Velletri, che sequestrò tutto nel 2009. Un sistema che si completa con la gigantesca discarica di Colle Fagiolara – la seconda del Lazio, ad un paio di chilometri dalla città – che ha resistito ad un incendio scoppiato con il primissimo caldo dell’inizio dell’estate. Un invaso che fino a pochissimo fa accoglieva rifiuti non trattati, violando le norme europee. All’origine di tutto c’era un colosso della chimica, la Caffaro. Produceva Ddt, usando la molecola del Lindano, ormai vietata da decenni. Sostanza che gli abitanti della città hanno imparato a conoscere con il nome impronunciabile di β-esaclorocicloesano. I fusti con i residui fino agli anni ’80 sono stati interrati alle porte della città, nei tre siti Arpa 1, Arpa 2 e Cava di pozzolana, a pochi metri da dove oggi funzionano gli inceneritori. Nel 1992 la Pretura di Velletri aveva condannato a pochi mesi di reclusione una parte della dirigenza. Nessuno, però, pensò alla bonifica mentre quei veleni continuavano a contaminare l’intera valle del fiume Sacco, da Colleferro fino a Ceccano, nel cuore della Ciociaria. Una sessantina di chilometri di terra avvelenata, migliaia di capi di bestiame abbattuti e un incubo che segnerà per sempre la popolazione. Dal 2006 le autorità sanitarie hanno iniziato a cercare i resti del Ddt nel sangue degli abitanti, trovando – in centinaia di casi – valori oltre ogni limite di sicurezza. “So che non potrò mai più allattare mio figlio”, racconta una contadina di Morolo, che – come altre decine di aziende – ha prima perso il bestiame, per poi avere la vita segnata. Oggi Colleferro si prepara ad assistere Roma. Per anni ha fornito latte al Lindano alla capitale – fino al 2005, quando scattò l’allarme per la Valle del Sacco – e oggi è pronta a ricevere in cambio la monnezza che rischia di coprire le strade attorno al Colosseo. L’assessore regionale ai rifiuti Michele Civita ha in mente un piano per offrire ad Ama quei due camini – alle porte di Colleferro – per l’incenerimento dei rifiuti romani. L’impianto da un paio d’anni è di proprietà della Regione Lazio, con una piccola partecipazione della municipalizzata romana. E da qui, dalla città dei veleni, ripartirebbe il vecchio sogno di Mario Di Carlo, ovvero l’unione tra Ama e Acea per gestire l’oro della capitale, le migliaia di tonnellate di rifiuti prodotti ogni giorno. Il vecchio progetto, che vedeva coinvolto Manlio Cerroni, dell’impianto di Albano Laziale verrebbe così sostituito da Colleferro. Acea punta apertamente ad espandere il business nel campo dei rifiuti, gestendo, da diversi anni, un inceneritore a San Vittore, l’impianto per il trattamento dell’umido Kyklos di Aprilia (appena sequestrato dalla Procura di Latina, dopo la morte dei operai per esalazioni) e un deposito di combustibile da rifiuti a Paliano, a pochi chilometri da Colleferro. Il principale azionista, il gruppo Caltagirone, da tempo sta investendo proprio sul ciclo “waste-energy”, modello che la società romana cerca di imporre sul mercato laziale. La città degli esplosivi e della chimica è in fondo abituata. I comitati – agguerriti e preparati – locali sanno che davanti a loro c’è da sempre un muro di gomma e quel senso di controllo che forse soffoca più dei veleni. Capita di girare a fare interviste con i giornalisti e di essere fermati per “semplici controlli” in una strada deserta dalle forze dell’ordine. Per una città strategica che sforna esplosivi e propellenti militari in fondo è normale. Meno spiegabile è quel senso di impunità che avvolge chi a Colleferro ha avvelenato le acque, l’aria e la terra. Il processo contro i dirigenti dell’inceneritore, accusati di aver bruciato di tutto e di aver falsificato i dati, è praticamente fermo. Dopo cinque anni le udienze di primo grado stentano a partire, con rinvii di mesi e mancate notifiche. Nessuna condanna è mai arrivata per la devastazione della Valle del Sacco, come in nulla sono finite le inchieste degli anni ’90 sullo stoccaggio dei rifiuti pericolosi. Un povero pastore che aveva cercato di denunciare i veleni che trovava sul pascolo alla fine si è trovato addosso l’etichetta di pazzo e qualche guaio amministrativo. Alla fine quei veleni non hanno un colpevole. La nebbia che difendeva la città dai bombardamenti della seconda guerra mondiale oggi è solo simbolica, ma pesante come non mai. E i rifugi servono a poco, anche se continuano a rimanere segnati sui cartelli stradali.


Dramma Italia: Terra dei Fuochi, Iss: “Mortalità aumentata fino a 13%. A Taranto +21% di decessi infantili”

07_Sito “La Terra dei Fuochi”, clicca qui. Dal sito: “LA VERA “EMERGENZA” RIFIUTI ANCORA IN CORSO CAMPANIA. Il PIÙ GRANDE AVVELENAMENTO DI MASSA IN UN PAESE OCCIDENTALE. LA PIÙ GRANDE CATASTROFE AMBIENTALE A “PARTECIPAZIONE PUBBLICA”.

_(Fonte articolo, La Repubblica, clicca qui) Nella Terra dei Fuochi si muore di più. Lo afferma l’aggiornamento dello studio epidemiologico “Sentieri” condotto dall’Iss in 55 comuni nelle province di Napoli e Caserta confermando ufficialmente dati troppo spesso messi in discussione (LEGGI Il rapporto del Ministero). L’eccesso di mortalità per l’esposizione a un insieme di inquinanti rispetto al resto della regione è del 10% per gli uomini e del 13% per le donne nei comuni in provincia di Napoli, mentre per quelli in provincia di Caserta del 4 e del 6%. Si muore di tumore maligno, specialmente dello stomaco, del fegato, del polmone, della vescica, del pancreas, della laringe, del rene, linfoma non hodgkin e tumore della mammella. Questo gruppo di patologie è il rischio che accomuna entrambi i generi per tutti i tre indicatori utilizzati (mortalità, ricoveri, incidenza tumorale, quest’ultima, disponibile per la sola provincia di Napoli), mentre in provincia di Caserta eccessi in entrambi i generi per i due esiti disponibili (mortalità e ricoveri ospedalieri) riguardano i tumori maligni dello stomaco e del fegato. Cancro del polmone, della vescica e della laringe risultano in eccesso tra i soli uomini. “Il quadro epidemiologico della popolazione residente nei 55 comuni della Terra dei Fuochi è caratterizzato da una serie di eccessi della mortalità e dell’ospedalizzazione per diverse patologie a eziologia multifattoriale, che ammettono fra i loro fattori di rischio accertati o sospetti l’esposizione a un insieme di inquinanti ambientali che possono essere emessi o rilasciati da siti di smaltimento illegale di rifiuti pericolosi o di combustione incontrollata di rifiuti sia pericolosi, sia solidi urbani”, si legge nella sintesi pubblicata dall’Iss. I bambini nascono malati. Nella Terra dei Fuochi “non si osservano eccessi di mortalità”, ma secondo lo studio “resta meritevole di attenzione il quadro che emerge dai dati di ospedalizzazione che segnalano un eccesso di bambini ricoverati nel primo anno di vita per tutti i tumori: nella provincia di Napoli un eccesso del 51% e nella provincia di Caserta e del 68% rispetto al “rapporto standardizzato di ospedalizzazione”. Nella provincia di Napoli, servita dal registro tumori, si è osservato un eccesso di incidenza per tumori del sistema nervoso centrale nel primo anno di vita, dove il rapporto standardizzato di incidenza sir, è 228 (indici che sono espressi in percentuale dove 100 è il valore di riferimento), e nelle classi d’età 0-14, sir 142. I tumori del sistema nervoso centrale ono aumentati nella provincia di Caserta dell’89% rispetto all’indice. Qui la fascia di età 0-14 anni è afflitta da leucemie. Grave la situazione anche a Taranto. L’aggiornamento dello studio Sentieri “conferma le criticità del profilo sanitario della popolazione di Taranto emerse in precedenti indagini”. E “le analisi effettuate utilizzando i tre indicatori sanitari sono coerenti nel segnalare eccessi di rischio per le patologie per le quali è verosimile presupporre un contributo eziologico delle contaminazioni ambientali che caratterizzano l’area in esame, come causa o concausa, quali: tumore del polmone, mesotelioma della pleura, malattie dell’apparato respiratorio nel loro complesso, malattie respiratorie acute, malattie respiratorie croniche”. Inoltre, “il quadro di eccessi in entrambi i generi riguarda anche molte altre patologie, rafforzando l’ipotesi di un contributo eziologico ambientale in un’area come quella di taranto ove è predominante la presenza maschile nelle attività lavorative legate al settore industriale”. A Taranto la mortalità infantile registrata per tutte le cause è maggiore del 21% rispetto alla media regionale. Per quanto riguarda la fascia d’età pediatrica (0-14 anni ) “si osserva un eccesso di mortalità per tutte le cause, il rapporto standardizzato di mortalità è 121, ovvero un eccesso del 21%, e di ospedalizzazione per le malattie respiratorie acute, inoltre, per tutti i tumori si osserva un eccesso di incidenza (dove l’indice sir, rapporto standardizzato di incidenza, è 154)”. E “nel corso del primo anno di vita si osserva un eccesso di mortalità per tutte le cause (smr 120) ascrivibile all’eccesso di mortalità per alcune condizioni morbose di origine perinatale (smr 145).