Paul Connet

Ciao Dalia. Noi non dimentichiamo.

images_ARTICOLO 32 COSTITUZIONE DELLA REPUBBLICA ITALIANA (STRALCIO): “LA REPUBBLICA TUTELA LA SALUTE COME FONDAMENTALE DIRITTO DELL’INDIVIDUO E INTERESSE DELLA COLLETTIVITA’…”.

_NOTA BENE: La battaglia per la non costruzione dell’inceneritore dei Castelli Romani e per la chiusura e la bonifica della discarica di Albano Laziale è prima di tutto una questione di civiltà. Interrare e bruciare rifiuti nel 2013 significa abbandonarsi ancora a logiche sostanzialmente preistoriche o spesso speculative nel trattamento dei rifiuti solidi urbani. I cittadini dei Castelli Romani si battono da anni a 360° in modo assolutamente civile (come è giusto e doveroso che sia) per far avviare nel loro comprensorio un ciclo virtuoso dei rifiuti basato su raccolta differenziata porta a porta e riciclo a freddo con recupero di materia. Cose assolutamente possibili ed economicamente convenienti per molti, in primis per amministratori e cittadini. Una battaglia durissima e spinosa condotta per la legalità, per la salute pubblica e, soprattutto, nel vero ed unico interesse della comunità. Ogni vita umana ha un valore estremo e alta dignità, va pertanto protetta la sua salute e va protetto, quindi, l’ambiente nel quale essa vive. Sviluppo si, quello vero però!

_(Fonte articolo, Rifiuti Zero Torino, clicca qui) Giovedì sarà passato un anno. Un anno da quando Concetta Zaccaria, giovane mamma che vive nella «terra dei roghi», ha dovuto dire addio alla sua piccola Dalia. «La mia bimba – dice – aveva solo undici anni, non meritava di soffrire così. Ha lottato, non ha mai perso il sorriso, ma alla fine non ce l’ha fatta». Sua figlia è morta per un linfoma, perché crede che ci sia una connessione con la questione dei rifiuti? «Quando si è ammalata i medici mi hanno detto che questa neoplasia è legata all’inquinamento. lo abito a Casalnuovo (comune nell’hinterland di Napoli, ndr) e l’inquinamento lo vedo tutti i giorni. Sento il fetore acre della plastica che brucia, vedo l’amianto sversato nelle campagne e nelle strade secondarie. E quello che riusciamo a vedere è solo la punta dell’iceberg. Come tutte le mamme davo a mia figlia verdure e frutta in quantità, solo ora ci parlano di metalli pesanti negli ortaggi. Del cadmio, del piombo e chissà quali altri veleni. Basta, non ci possono più a parlare di stili di vita e di abitudini alimentari sbagliate». Come ha scoperto della malattia di Dalia? «Eravamo in vacanza e lei era caduta dall’altalena. Aveva un dolore al fianco, così decidemmo di farle fare una radiografia. Naturalmente in pronto soccorso per una sciocchezza simile ci assegnarono il codice verde. Poi arrivarono le lastre e vidi la faccia del medico diventare improvvisamente seria». Cosa le disse? «Che mia figlia aveva un linfoma del mediastino, una massa di quattordici centimetri per nove. “Un pallone”. Sì, fu proprio questa l’espressione del medico. In quel momento ebbi l’impressione di morire. In pochi minuti le misero un drenaggio al polmone per consentirle di respirare. Non le poterono fare neanche l’anestesia». Da quel momento ebbe inizio il vostro calvario. «Calvario è la parola giusta. Dalia entrò in ospedale di mercoledì, venerdì ci fu l’esame istologico e il giovedì successivo eravamo già al Gaslini di Genova». Ed è lì che ha iniziato la chemio? «Sì, un protocollo molto duro e doloroso. Ma le cure sembravano avere effetto. Eravamo ottimisti, tanto che ad ottobre tornammo a casa, a Casalnuovo. A luglio facemmo l’ultima tac, la malattia risultava in remissione totale». Poi cosa è successo? «In due mesi la massa tumorale tornò alle stesse dimensioni di quando l’avevamo scoperta. Mia figlia è morta in soli sessanta giorni». Dopo Genova, le cure di mantenimento le avete fatte a Napoli? «Sì, all’ospedale di oncologia pediatrica. E lì ho avuto la conferma che il tumore di mia figlia è stato causato dai rifiuti tossici». In che senso? «Quell’ospedale è pieno di mamme come me, mamme della provincia che arrivano da Afragola, Acerra, Casalnuovo, Caivano e così via. Anche senza un registro tumori basta entrare in quei reparti per capire cosa stia realmente accadendo in Campania». Come mamme della “terra del roghi” avete cercato di ottenere dati attendibili? «Abbiamo consegnato a tutti i medici e ai primari una lettera, gli abbiamo chiesto di scendere in campo al nostro fianco e di rendere pubblici i dati in loro possesso. Siamo molto fiduciosi, e per ora restiamo in attesa di una risposta». Ha mal pensato di scappare? «Se scappassi da qui tradirei la memoria di mia figlia. Certo sono preoccupata per l’altro mio ragazzo, ma non me ne andrb. Molta gente del Nord ci accusa di aver consentito questo scempio, ma non è così. Noi mamme, noi genitori, siamo pronti a lottare. Non scapperemo dalla Campania, ci batteremo perché altre madri e altri padri non debbano seppellire i proprio figli». Giovedì sarà passato un anno dalla morte di Dalia, farete dire una messa? «Sì, ci sarà una messa ma non giovedì, la funzione si terrà domenica. In quell’occasione ci sarà anche una raccolta fondi per consentire ad un bambino ammalato di provare delle cure sperimentali. Non so se riusciremo a raggiungere la somma necessaria, ma ce la metteremo tutta». Ha un sogno per il suo futuro? «Sì, poter vivere qui, dove sono nata e non aver paura per la mia salute e per quella dei miei figli».

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Da Ricrea 3000 salvadanai in acciaio riciclato per ‘Mille Orti per l’Africa’

images_NOTA BENE: La battaglia per la non costruzione dell’inceneritore dei Castelli Romani e per la chiusura e la bonifica della discarica di Albano Laziale è prima di tutto una questione di civiltà. Interrare e bruciare rifiuti nel 2013 significa abbandonarsi ancora a logiche sostanzialmente preistoriche o spesso speculative nel trattamento dei rifiuti solidi urbani. I cittadini dei Castelli Romani si battono da anni a 360° in modo assolutamente civile (come è giusto e doveroso che sia) per far avviare nel loro comprensorio un ciclo virtuoso dei rifiuti basato su raccolta differenziata porta a porta e riciclo a freddo con recupero di materia. Cose assolutamente possibili ed economicamente convenienti per molti, in primis per amministratori e cittadini. Una battaglia durissima e spinosa condotta per la legalità, per la salute pubblica e, soprattutto, nel vero ed unico interesse della comunità. Ogni vita umana ha un valore estremo e alta dignità, va pertanto protetta la sua salute e va protetto, quindi, l’ambiente nel quale essa vive. Sviluppo si, quello vero però!

Ricavati dal riciclo delle scatolette, barattoli, tappi, fusti e bombolette provenienti dalla raccolta differenziata

_(Fonte articolo, News Republic, clicca qui) Migliaia di salvadanai in acciaio riciclato invaderanno Bra in occasione di Cheese, la manifestazione organizzata da Slow Food in programma dal 20 al 23 settembre, per il lancio ufficiale della campagna raccolta fondi per il progetto ”Mille orti in Africa”. Grazie ai salvadanai d’acciaio ricavati dal riciclo delle scatolette, barattoli, tappi, fusti e bombolette provenienti dalla raccolta differenziata messi a disposizione da Ricrea, il Consorzio nazionale per il riciclo e il recupero degli imballaggi in acciaio, Slow Food inviterà i visitatori di Cheese a donare qualche spicciolo in favore del progetto che cerca di creare in Africa modelli concreti di agricoltura sostenibile e facilmente replicabili. Due le taglie di salvadanai messe a disposizione dal Consorzio: Mega, oltre 100 fusti da 220 litri di capacità (tipo contenitore petrolio) disposti lungo le zone più importanti dell’area espositiva come la Piazza della pizza, la Gran sala dei formaggi, l’Osteria del Boccon Divino e la Casa della Biodiversità, e Small, oltre 3.000 di taglia più piccola (tipo barattolo di caffè), posizionati presso tutti gli espositori e gli esercizi commerciali di Bra. ”La collaborazione del consorzio Ricrea con Slow Food si arricchisce e diversifica ad ogni appuntamento proposto nel tempo dall’associazione – spiega Federico Fusari, direttore generale Ricrea – Siamo partiti con una semplice presenza al Salone del Gusto di tre edizioni fa, nel 2008, ed abbiamo intrapreso un cammino che ci ha portati ad essere non solo partner ambientali di manifestazioni come il Salone, Slow Fish e Cheese, ma anche di diventare sostenitori della Fondazione Slow Food per la Biodiversità e membri dell’Associazione Amici dell’Università di Scienze Gastronomiche”. ”La piena condivisione di Ricrea del motto di Slow Food ‘buono, pulito e giusto’ – prosegue Fusari – ovvero i tre aggettivi che definiscono in modo elementare le caratteristiche che deve avere il cibo, ha spinto il nostro consorzio a sostenere il progetto ‘Mille Orti in Africa’ che qui a Cheese vede il suo lancio della raccolta fondi con la realizzazione dei salvadanai. L’intenzione è quella di accompagnare Slow Food nella raccolta fondi per i ‘Mille Orti’ non solo a Cheese, ma in tutte le manifestazioni di Slow Food da qui al Salone del 2014”. A Cheese quest’anno Ricrea sarà presente anche nella Piazza della Pizza. Tutta l’area sarà personalizzata con arredi formati da sedie e da tavoli con piani ricavati da lamiere d’acciaio (lo stesso tipo da cui si ricavano le scatolette di tonno, i barattoli del pomodoro e di vegetali in genere), sulle quali verranno illustrate le principali caratteristiche che rendono questi imballaggi tra i più ecosostenibili al mondo. Gli imballaggi in acciaio sono infatti riciclabili al 100% e all’infinito e, inoltre, le fabbriche che li producono in Italia sono localizzate nelle due zone di maggior raccolta del pomodoro e cioè l’Emilia e la Campania, garantendo quindi una produzione a Km0. Infine, Ricrea sarà protagonista anche attraverso due trasmissioni radio, ”Decanter” di Radio 2 Rai e ”Non c’è duo senza te” di Radio Capital, in cui si alterneranno ospiti che dialogheranno con i conduttori sui temi del cibo e della sostenibilità, contenitore compreso. Argomento, quest’ultimo, in cui l’imballaggio in acciaio ha tutti i numeri per essere protagonista.


Quando ‘rifiuti’ fa rima con ‘risorsa’, in Sardegna si guadagna con la differenziata

images_NOTA BENE: La battaglia per la non costruzione dell’inceneritore dei Castelli Romani e per la chiusura e la bonifica della discarica di Albano Laziale è prima di tutto una questione di civiltà. Interrare e bruciare rifiuti nel 2013 significa abbandonarsi ancora a logiche sostanzialmente preistoriche o spesso speculative nel trattamento dei rifiuti solidi urbani. I cittadini dei Castelli Romani si battono da anni a 360° in modo assolutamente civile (come è giusto e doveroso che sia) per far avviare nel loro comprensorio un ciclo virtuoso dei rifiuti basato su raccolta differenziata porta a porta e riciclo a freddo con recupero di materia. Cose assolutamente possibili ed economicamente convenienti per molti, in primis per amministratori e cittadini. Una battaglia durissima e spinosa condotta per la legalità, per la salute pubblica e, soprattutto, nel vero ed unico interesse della comunità. Ogni vita umana ha un valore estremo e alta dignità, va pertanto protetta la sua salute e va protetto, quindi, l’ambiente nel quale essa vive. Sviluppo si, quello vero però!

_(Fonte articolo, News Republic, clicca qui) Fare la raccolta differenziata in Sardegna conviene: per ogni bottiglia di plastica in Pet conferita correttamente si guadagna un bonus 10 centesimi. E l’ambiente ringrazia. Il sistema si chiama FareRaccolta ed inaugura la sua prima postazione in Sardegna, nella cittadina di Guspini nel Medio Campidano. La postazione permettera’ non solo di incrementare la raccolta di qualita’ ma anche di poter accumulare bonus da poter spendere nel circuito FareRaccolta®, del quale fanno parte attivita’ commerciali, eccellenze artigianali ed enogastronomiche, teatri, musei e rievocazioni storiche. FareRaccolta® ha attualmente 14 postazioni attive su tutto il territorio nazionale, da Trento a Rimini, da Milano a San Benedetto del Tronto, che in un solo anno hanno raccolto 412.500 pezzi, per un totale di oltre 12 tonnellate di Pet, e redistribuito agli utenti 41.250 euro di bonus. Inoltre, il sistema permette di abbattere le emissioni di Co2 derivanti solitamente dalla movimentazione dei rifiuti. Il progetto e’ stato ideato da Omar Pivi e realizzato con i macchinari di Eurven. Il progetto, spiegano il sindaco di Guspini, Rossella Pinna e l’assessore all’Ambiente, Bruno Serpi, “ci consentira’ di migliorare ancora di piu’ i risultati della raccolta differenziata, che in un anno e’ passata dal 59 all’attuale 64%. Siamo orgogliosi di essere il primo comune in Sardegna a sostenere FareRaccolta® perche’ siamo convinti che dalle piccole azioni possano nascere grandi risultati”.


Paul Connett e la sua teoria “Rifiuti Zero”

_(Fonte articolo, clicca qui) Inceneritori. Pirogassificatori. Essiccatori. Strano quanti diversi modi ci siano per indicare lo stesso concetto: soldi, soldi e ancora soldi. Si sa infatti che questi sistemi non sono altro che un grosso affare, fatto tra l”altro sulla nostra pelle. Un business enorme che fa gola a molti, attira gli investimenti della criminalità organizzata, della politica e di imprenditori senza scrupoli. Ergo gli inceneritori si devono fare, ad ogni costo. Poco importa se emettono diossine e polveri sottili, contaminano i terreni circostanti, causano ovunque aumenti di tumori, linfomi e leucemie. E poco importa se per costruirlo si spendono soldi pubblici in processi e ricorsi al TAR come sta facendo Enrico Rossi in Toscana. Nell’oceano di marciume nel quale sguazzano questi signori, c’è però un signore americano che da anni propone una soluzione alternativa ed è da poco tornato in Italia per un ciclo di conferenze. Si chiama Paul Connett ed è l’ideatore della strategia “rifiuti zero”.In una intervista andata in onda su Radio Popolare nel 2006, raccontava così la sua esperienza: “21 anni fa hanno cercato di costruire un inceneritore nella nostra contea nel nord dello stato di New York vicino al confine con il Canada. All’inizio credevo fosse una buona idea, pensavo: ci sbarazziamo di tutte quelle orrende discariche e produciamo energia dai rifiuti in una struttura che può essere monitorata. Poi leggendo ho scoperto che bruciando i rifiuti domestici si producono le sostanze più tossiche che l’uomo abbia mai prodotto e inoltre, ogni 3 tonnellate di spazzatura, resta una tonnellata di cenere molto tossica che da qualche parte andrà pur messa; quindi ho capito che l’inceneritore era la strada sbagliata.” Da allora è cominciata la sua missione in giro per il mondo e Connett, professore emerito di chimica ambientale all’Università St Lawrence di Canton, New York, si è messo all’opera assieme ad una equipe di cittadini e ricercatori, per sviluppare e mettere in pratica la teoria del “zero waste”, rifiuti zero. Si tratta di un metodo che mira a raggiungere il riciclaggio del 100 per cento dei rifiuti, ritirando dal commercio tutti quei prodotti che non sono riciclabili. “È un metodo che ha come presupposto necessario la combinazione di tre livelli di responsabilità: quella della classe politica, che fa le leggi, quella della comunità, nella fase finale del processo, e quella industriale che invece avviene all’inizio del processo.” È un metodo, soprattutto, che funziona. E non, come in molti pensano, solo nei piccoli centri e nei paesi. Negli Stati Uniti infatti è stato applicato con successo in alcune delle maggiori città. A San Francisco si è superata in breve tempo la soglia del 75 per cento di differenziazione dei rifiuti. A San Diego si mira perfino al 90 per cento. Esperimenti simili sono stati fatti anche in Canada e Nuova Zelanda, mentre in Italia solo Capannori, un comune di quasi 50 mila abitanti in provincia di Lucca, ha adottato il metodo “rifiuti zero”. È un sistema, infine, che conviene anche da un punto di vista economico, come illustra lo stesso Connett. “Certo, si può nascondere il problema come fanno in Italia, parlando di termovalorizzatori invece di inceneritori, ma il problema resta: se bruci qualcosa poi devi ripartire da zero nel processo produttivo, devi sempre spendere nuovi soldi per l’estrazione delle materie prime, per la produzione e così via; se invece ricicli e riutilizzi non devi incominciare da capo e risparmi il quadruplo di energia.” Fino ad ora però, nonostante i ripetuti viaggi e gli sforzi evidenti, Connett si è sempre visto sbattere le porte in faccia da politici e imprenditori italiani. La filosofia dei rifiuti zero stenta a prendere piede in un Paese come il nostro dove il denaro e l’interesse del singolo vengono preferiti alla comunità. Addirittura ospite a Parma in una trasmissione televisiva, una volta si è preso perfino del “cretino” da Allodi, presidente di Enia, la ditta proprietaria dell’inceneritore proprio in quella città (a proposito, informarsi sulla questione, merita). E buona parte della classe politica, fra cui lo stesso Ministro dell’ambiente, Stefania Prestigiacomo, si spertica in lodi per quelli che loro chiamano “termovalorizzatori”. A quanto pare, insomma, due dei tre livelli indicati da Connett come necessari all’attuazione della sua strategia siano a questa piuttosto restii, per non dire contrari. Resta il terzo livello, noi cittadini. Solo noi, impegnandosi per primi, potremo provare a cambiare le cose in questo schifo di Paese.


IL TAR del LAZIO HA BOCCIATO L’INCENERITORE DEI CASTELLI ROMANI

_Con questa sentenza, testo integrale, il TAR del Lazio ha bocciato l’inceneritore dei Castelli Romani, accogliendo nella sua generalità quanto esperito dai movimenti cittadini unitariamente rappresentati nel Coordinamento Contro l’inceneritore di Albano. Conosciamo il nostro territorio, le sue criticità, le emergenze in atto (gravissime), i suoi punti di sviluppo (immensi) e siamo consapevoli di quello che abbiamo sempre sostenuto e che sosterremo. Come ordinario dovere civile abbiamo scelto di calarci in questa BATTAGLIA con umiltà, con il lavoro silenzioso e rispettoso verso ogni singola parte. Questa è una vittoria dei cittadini dei Castelli Romani e del suo territorio, un lembo di terra più antica di Roma stessa e con grandi risorse. L’associazione Differenzia-ti desidera ringraziare il Coordinamento Contro l’inceneritore di Albano per aver intrapreso questa vertenza territoriale e per non aver mai mollato su ogni fronte, movimento al fianco del quale ci siamo schierati con viva, sincera e positiva partecipazione/contributo. Come associazione ci sentiamo di ringraziare tutti coloro che hanno operato con noi e per noi (cittadini, tecnici e non solo di alcune precise parti d’Italia), nessuno escluso.

Quest’oggi, dopo due anni e mezzo di lotta, ci sentiamo di aver fatto qualcosa di valido per questo Paese e per questo territorio, oggi ci sentiamo Cittadini.

Quanto riportato dalla sentenza 36740 del 2010 dimostra in sintesi che avevamo ragione. L’impianto di gassificazione dei Castelli Romani è qualcosa che molti hanno definito sciagurato a livello economico e sanitario, un impianto ancestrale che risponde a logiche vecchie nel trattamento rifiuti, soprattutto, a logiche speculative che non risolverebbero in alcun modo la tematica in questione.

Un incoraggiamento sincero (ed anche un grazie) va anche a tutti quei sindaci dei Castelli Romani che avevano chiesto questo impianto nel lontano 2007 e che hanno scelto, dopo valida analisi e documentazione, di tornare sui loro passi, di ricredersi appoggiando ad adiuvandum i comitati cittadini in questa durissima battaglia. Adesso chiediamo con forza a questi primi cittadini di mostrare ulteriore coraggio, di affrancarsi da scelte obsolete come inceneritori, discariche e di portare il bacino dei Castelli Romani dentro una realtà virtuosa della gestione rifiuti. Chiediamo con forza e coraggio a questi sindaci di avviare i primi step di raccolta differenziata porta a porta in tutti i comuni e di migliorarla ulteriorimente dove sia stata già intrapresa con validi risultati.

La vertenza Albano andrà avanti. La palla torna al centro (ricorso al consiglio di stato) sebbene il punteggio sia pesante e, stavolta, a nostro completo favore. Non abbiamo ancora vinto del tutto, ci sarà da lottare duramente, DIFENDIAMO IL VOSTRO FUTURO, cittadini, unitevi a noi.

_Con la sentenza 76340/2010 la prima sezione del Tar del Lazio, presieduta dal giudice Giorgio Giovannini, ha accolto il ricorso principale presentato dal Coordinamentro contro l’inceneritore di Albano contro il gassificatore dei Castelli Romani. Il Tribunale amministrativo regionale annulla così la contestata VIA emessa dalla Regione Lazio nel marzo 2008, che esprimeva parere positivo sulla realizzazione dell’inceneritore. Accolti anche i ricorsi successivi, quello con cui i “No inc” si opponevano al secondo progetto di inceneritore presentato dalla Pontina Ambiente e al consumo di acqua dell’impianto, ritenuto eccessivo per il territorio. «Abbiamo saputo oggi del pronunciamento del Tar – dice al telefono con Castellinews.it Daniele Castri, referente legale del coordinamento “No inceneritore” –. Siamo contenti, dimostra che le nostre obiezioni contro l’impianto di incenerimento sono fondate. La relazione tecnica che presentammo al Tar è stata stesa con l’aiuto gratuito di tecnici, fisici, geologi… professionisti del settore che hanno detto la loro sull’inceneritore anche a costo di mettere a rischio i loro lavori nel settore. Evidentemente eravamo sicuri di quello che scrivevamo. Il Tar ci ha dato ragione». A sostegno dei “No inceneritore” si erano costituiti, con ricorsi ad adiuvandum, il Wwf e i comuni di Castel Gandolfo, Lanuvio, Ariccia, Ardea, Albano, Genzano, Rocca di Papa e Pomezia. In questo momento i “No inc” sono in piazza ad Albano per diffondere la notizia tra la cittadinanza. (Fonte, clicca qui)

_Il Tar del Lazio ha annullato la delibera della precedente giunta regionale sul gassificatore di Albano. A annunciare la notizia che “è di qualche giorno fa ma è rimasta coperta dalla fiducia” votata ieri alla Camera, è il sindaco di Roma, Gianni Alemanno, il quale ha annunciato che il Comune è pronto a ricorrere al Consiglio di Stato. Alemanno ha però ammesso che questa decisione del Tar “indebolisce fortemente l’ipotesi di Albano e rilancia il problema dell’individuazione di nuovi impianti”. Secondo Alemanno, che ha parlato a margine di un convegno della Uir, questi impianti “non dovranno per forza essere due, ma anche uno con una maggiore potenzialità. Il problema più immediato – ha concluso il sindaco – l’alternativa a Malagrotta”. (Fonte, clicca qui)

_Nella giornata di lunedì 13 il Tar del Lazio ha accolto i ricorsi presentati dal Comitato No inc contro la costruzione del contestato inceneritore di Albano. Il Tar ha annullato la Via, la valutazione di impatto ambientale, che dava l’inizio alla costruzione dell’impianto con non poche controversie politiche per il rilascio dell’autorizzazione da parte della giunta regionale allora guidata da Piero Marrazzo. La notizia del pronunciamento del Tar si è diffusa solo nella serata di oggi quando è stato avvertito il comitato No Inc del giudizio. Sono stati accolti oltre al ricorso principale anche quelli secondari che mettevano in discussione il progetto dell’inceneritore progettato con raffreddamento ad aria e non ad acqua, visto il grave deficit idrico della zona. Ricordiamo che insieme ai ricorsi dei comitati erano stati presentati ad adiuvandum i ricorsi delle amministrazione comunali coinvolte nell’impianto, primo fra tutti il comune di Albano che ha espresso tutta la sua soddisfazione per un vero lavoro di squadra. La notizia del No all’inceneritore da parte del Tar si è subito diffusa tramite il tam tam di facebook e le catene di sms in serata alle ore 22 comitati No Inceneritore e i cittadini sono scesi in piazza sotto il palazzo comunale per festeggiare e diffondere la notizia alla cittadinanza. (Fonte articolo, clicca qui)

_Il TAR del Lazio ha bocciato l’inceneritore più grande del mondo, l’inceneritore di Albano, l’inceneritore voluto da Cerroni e dai suoi boys, l’inceneritore della vergogna, l’inceneritore senza gara d’appalto, l’inceneritore voluto dai Sindaci dei Castelli Romani (Marco Mattei in testa, che da Sindaco di Albano è stato promosso da Cerroni e dalla Polverini ad Assessore all’Ambiente della Regione Lazio). Il TAR del Lazio accoglie il ricorso e annulla la valutazione di impatto ambientale, prot. n. 177177 dell’ 8.10.2008, l’autorizzazione integrata ambientale, prot. n. B3694 del 13.8.2009, l’ordinanza del Presidente della Regione Lazio n. 3 del 22.10.2008. Di fatto, il TAR del Lazio annulla tutti i provvedimenti di Marrazzo, il Presidente della Regione Lazio sotto ricatto per i noti filmati pornografici. Un’intera popolazione si è indignata per le gravissime irregolarità, sopprusi e scandali che hanno accompagnato questa bruttissima vicenda. Un sentito ringraziamento va all’impegno del Coordinamento contro l’inceneritore di Albano, dei comitati locali, dei numerosi cittadini che si sono battuti per la difesa del territorio e per dare una speranza al futuro dei Castelli Romani. Una menzione speciale va a Daniele Castri, che ha seguito in modo encomiabile il ricorso al TAR. (Fonte articolo, clicca qui)


23 novembre 2010, Paul Connett a Salerno

_Troppa efficienza, troppo risparmio in salute e soldi dei cittadini. Teorie che per il politico medio italiano, sono del 2060 (se tutto va bene).


Paul Connet: un mondo a rifiuti zero

_Gli inceneritori sono un grosso affare, si sa. Un business enorme che fa gola a molti, attira gli investimenti della criminalità organizzata – si veda il caso siciliano – e di imprenditori senza scrupoli. Ergo gli inceneritori si devono fare. Poco importa se emettono diossine e polveri sottili, contaminano i terreni circostanti, causano ovunque aumenti di tumori, linfomi e leucemie. In Italia, i prossimi due dovrebbero sorgere uno a Parma e l’altro nel sud di Milano.

C’è però un signore d’oltreoceano che da anni propone una soluzione alternativa ed è da poco tornato in Italia per un ciclo di conferenze. Si chiama Paul Connett ed è l’ideatore della strategia “rifiuti zero”.

Così raccontava la sua esperienza in una intervista andata in onda su Radio Popolare nel 2006: “21 anni fa hanno cercato di costruire un inceneritore nella nostra contea nel nord dello stato di New York vicino al confine con il Canada.”

“All’inizio credevo fosse una buona idea, pensavo: ci sbarazziamo di tutte quelle orrende discariche e produciamo energia dai rifiuti in una struttura che può essere monitorata. Poi leggendo ho scoperto che bruciando i rifiuti domestici si producono le sostanze più tossiche che l’uomo abbia mai prodotto e inoltre, ogni 3 tonnellate di spazzatura, resta una tonnellata di cenere molto tossica che da qualche parte andrà pur messa; quindi ho capito che l’inceneritore era la strada sbagliata.”

Da allora Connett, professore emerito di chimica ambientale all’Università St Lawrence di Canton, New York, si è messo all’opera assieme ad una equipe di cittadini e ricercatori, per sviluppare e mettere in pratica la teoria del “zero waste”, rifiuti zero. Si tratta di un metodo che mira a raggiungere il riciclaggio del 100 per cento dei rifiuti, ritirando dal commercio tutti quei prodotti che non sono riciclabili.

“È un metodo che ha come presupposto necessario la combinazione di tre livelli di responsabilità: quella della classe politica, che fa le leggi, quella della comunità, nella fase finale del processo, e quella industriale che invece avviene all’inizio del processo.”

È un metodo, soprattutto, che funziona. E non, come in molti pensano, solo nei piccoli centri e nei paesi. Negli Stati Uniti infatti è stato applicato con successo in alcune delle maggiori città. A San Francisco, come illustra il video qui di seguito, si è superata in breve tempo la soglia del 75 per cento di differenziazione dei rifiuti. (Fonte articolo, qui)