Nicola Zingaretti

Situazione rifiuti Castelli Romani e Roma, rassegna stampa completa circa gli ultimi “accadimenti”

Immagine_Da Albano Laziale a Velletri passando per Roma, la situazione rifiuti nel Lazio (o di porzioni del suo territorio) lascia i cittadini in ansia e non prevede ancora, nel 2014, politiche coraggiose e veramente virtuose che possano segnare un cambio di passo netto se non per il presente almeno per il prossimo futuro. Con enorme abnegazione i movimenti dei cittadini proseguono a tamponare situazioni bizzarre cercando di tutelare salute, economia pubblica e territori, il tutto proponendo e promuovendo. Istituzioni che hanno un ruolo primario e ancora davvero assenti. Sotto i principali articoli di questi giorni, buona lettura.

  • Roncigliano, discarica di Albano Laziale – Castelli Romani. Pontina Ambiente (societa che gestisce il sito): “Nessun percolato sparito”. Fonte articolo, Castellinews, clicca qui per leggere.
  • Discarica di Albano Laziale – Castelli Romani, presidio cittadino di sabato scorso. Ancora un presidio nel cimitero dei veleni di Roncigliano. Articolo di Castelli Notizie, clicca qui per leggere. Autrice Maria Lanciotti.
  • Ieri presidio cittadino sotto gli uffici della Regione Lazio contro questa politica dei rifiuti. Comunicato del Coordinamento contro l’inceneritore di Albano Laziale, clicca qui per leggere.
  • Discarica e “bio”gas a Velletri. De Felice sull’impianto “bio”gas: “Il sindaco sospenda quel progetto scellerato”. Articolo di Castelli Notizie, clicca qui per leggere.
  • Discarica di Albano Laziale, presidio cittadino di sabato scorso. No Inc ognissanti, Flavio Gabbarini unico sindaco presente. Articolo di Osservatore Italia, clicca qui per leggere. Autrice Maria Lanciotti.
  • Discarica di Albano Laziale. Sul disastro ambientale di Roncigliano ora i sindaci fanno la voce grossa. Articolo di Castelli Notizie, clicca qui.
  • Roma, scandalo rifiiuti Rocca Cencia, sotterrati migliaia di farmaci, tra cui vaccini e antibiotici. Articolo di Osservatore Italia, clicca qui.
  • Rifiuti, la Corte Europea boccia il Lazio, smaltimento dei rifiuti illegale fino al 2012. Fonte articolo, Il Messaggero, clicca qui.
  • Sit in di protesta di fronte i cancelli della discarica di Albano Laziale. Fonte articolo, Eco 16, clicca qui.

Comunicato stampa “No Inc” – Processo rifiuti, ordinanza storica, il tribunale dice si alle intercettazioni “raccolte”

02_Avviso per la cittadinanza: per tutti i prossimi appuntamenti in programma sul territorio castellano per ciò che concerne la questione rifiuti andare alla pagina delle “news” di questo sito. Buona lettura e partecipazione!

_(Fonte articolo dai seguenti giornali: Il Mamilio, clicca qui, Le Città, clicca qui e Osservatore Italia, clicca qui) Si è tenuta mercoledì scorso 22 ottobre alle ore 9,30 in punto, al piano-terra della palazzina A del Tribunale penale di piazzale Clodio di Roma, la sesta udienza del “processo (a rito immediato) Cerroni”. Ad Albano, certi politici aspiranti amministratori straparlano, accecati dal riflesso della propria immagine. Gli amministratori pubblici tacciono di fronte ad evidenze gravi ed allarmanti per la salute dei cittadini. E i pennivendoli scrivono, a mezzo stampa e sui social network, davvero di tutto, fuorché la realtà dei fatti. Ma in realtà, la prima sezione del collegio penale di Roma, presieduta dal dott. Giuseppe Mezzofiore, ha emesso alle ore 17,00 in punto, dopo oltre 6 ore di camera di consiglio, una ordinanza storica che ha decretato che tutte le intercettazione telefoniche e registrazioni ambientali effettuate dalle procure di Velletri e Roma dal 2008 al 2013, relative all’inceneritore di Albano ed al VII invaso della discarica di Roncigliano, rispettano i termini di legge e potranno essere utilizzate nel “processo (a rito immediato) Cerroni”, in pieno e veloce corso di svolgimento. Finalmente, tutti i cittadini potranno ascoltare, con dovizia di particolari, cosa dicevano al telefono e di persona gli amministratori e funzionari pubblici che flirtavano col “sistema Cerroni”. A cominciare, certo, dall’ormai celeberrima intercettazione in cui (secondo il P.M. Alberto Galanti e il G.I.P. Alessandro Battistini) l’avvocato del Gruppo Cerroni, Avilio Presutti, avrebbe letteralmente “dettato” all’ex Presidente della Regione Lazio Piero Marrazzo l’ordinanza fuorilegge n. Z-0003 del 22 ottobre 2008, poi bocciata sia dal Tar Lazio sia dal Consiglio di Stato. Ordinanza necessaria a garantire, costi quel che costi, il mezzo miliardo di euro di soldi pubblici CIP 6 necessari al Coema – targato Cerroni, Acea ed Ama – per costruire l’Inceneritore più grande d’Europa a spese dell’erario pubblico. In buona sostanza, il lavoro portato avanti dagli inquirenti ed investigatori delle Procure di Velletri e Roma era ed è tutto assolutamente corretto. Bravi, mille volte bravi. A tutti loro, va il plauso dell’intera comunità dei Castelli. Prossimo appuntamento del “processo Cerroni” per martedì 25 novembre ore 09,30, aula 3 palazzina B, per la settima udienza. Tutta la cittadinanza è invitata a partecipare.

_(Fonte articolo, Roma Report, Al processo Cerroni ammessa gran parte delle intercettazioni telefoniche, clicca qui) Scontro tra accusa e difesa al processo Cerroni. I pm incassano il sì del Tribunale sull’ammissibilità di gran parte delle intercettazioni telefoniche. Sono state così respinte le richieste della difesa di Manlio Cerroni di inutilizzabilità o annullamento delle intercettazioni per il mancato deposito da parte del pm dei verbali e del brogliaccio alla fine delle indagini preliminari. Il collegio ha respinto anche altre eccezioni sollevate sempre dalle difese, come quelle (avanzate dai legali di Luca Fegatelli e Raniero De Filippis, alti dirigenti della Regione Lazio a processo) sulla tempistica delle iscrizioni nel registro degli indagati e sugli eccessivi oneri economici che andrebbero sostenuti per estrarre dai supporti informatici copie delle intercettazioni.


Discarica di Roncigliano – Albano Laziale, c’è preoccupazione

3 (2)_Avviso per la cittadinanza: per tutti i prossimi appuntamenti in programma sul territorio castellano per ciò che concerne la questione rifiuti andare alla pagina “news” di questo sito. Buona lettura e partecipazione!

_Ogni persona dotata di responsabilità, spirito civico, amore per il territorio, senso di alcuni problemi sanitari e di lungimiranza non può non essere preoccupata per la situazione che vive questo comprensorio da più punti di vista. Articoli sotto tratti dal giornale “Il Caffè” dei Castelli Romani. Buona lettura.

  • Il Caffè dei Castelli. Albano, la discarica è fuori controllo. Clicca qui.
  • Il Caffè dei Castelli. Lo “Studio Eras” conferma, più morti e tumori dove si trattano i rifiuti. Clicca qui.

Inquinamento e spazzatura, a Colleferro la situazione è esplosiva

07_(Fonte articolo, L’Espresso, clicca qui) E’ una sensazione sottile quella che ti prende quando superi il cartello “Benvenuti a Colleferro”. Un senso di controllo millimetrico. Invisibile, quasi un pulviscolo che entra nei pori. Qualcosa lo intuisci subito: quei capannoni bianchi e anonimi, le colline evidentemente artificiali, il buster di un missile sulla rotonda, a dare il benvenuto nella città della chimica e dei veleni. Non è un luogo qualsiasi. Colleferro non lo è mai stato, fin dal 1912, quando l’ex zuccherificio Valsacco si trasformò in una delle prime fabbriche di esplosivi del Regno. Luogo strategico, con una città parallela nel sottosuolo, fatta di rifugi a prova di esplosioni, costruiti per accogliere l’intera popolazione durante l’ultima guerra, quando gli alleati puntavano a distruggere il cuore dell’armamento italiano. Città dei veleni, che ha prodotto – e ancora produce – molecole tremende. Come il β-esaclorocicloesano, la formula diventata un incubo da queste parti. Destinazione che Zingaretti avrebbe scelto per accogliere la monnezza di Roma. Veleni su veleni. Per capire Colleferro occorre un primo sommario inventario. C’è la Simmel, fabbrica di esplosivi per uso militare, oggi controllata da un gruppo inglese. Poco distante la Avio – già gruppo Fiat – sforna il propellente per i missili Arianne 5 e Vega, testati nell’area chiamata “3C”. A duecento metri in linea d’area della centrale piazza Italia l’Italcementi appare come una imponente macchina grigia, che da tempo chiede di poter ingoiare anche rifiuti. Oltre la ferrovia due inceneritori si offrono come soluzione per la monnezza romana, cercando di dimenticare la pesante inchiesta della procura di Velletri, che sequestrò tutto nel 2009. Un sistema che si completa con la gigantesca discarica di Colle Fagiolara – la seconda del Lazio, ad un paio di chilometri dalla città – che ha resistito ad un incendio scoppiato con il primissimo caldo dell’inizio dell’estate. Un invaso che fino a pochissimo fa accoglieva rifiuti non trattati, violando le norme europee. All’origine di tutto c’era un colosso della chimica, la Caffaro. Produceva Ddt, usando la molecola del Lindano, ormai vietata da decenni. Sostanza che gli abitanti della città hanno imparato a conoscere con il nome impronunciabile di β-esaclorocicloesano. I fusti con i residui fino agli anni ’80 sono stati interrati alle porte della città, nei tre siti Arpa 1, Arpa 2 e Cava di pozzolana, a pochi metri da dove oggi funzionano gli inceneritori. Nel 1992 la Pretura di Velletri aveva condannato a pochi mesi di reclusione una parte della dirigenza. Nessuno, però, pensò alla bonifica mentre quei veleni continuavano a contaminare l’intera valle del fiume Sacco, da Colleferro fino a Ceccano, nel cuore della Ciociaria. Una sessantina di chilometri di terra avvelenata, migliaia di capi di bestiame abbattuti e un incubo che segnerà per sempre la popolazione. Dal 2006 le autorità sanitarie hanno iniziato a cercare i resti del Ddt nel sangue degli abitanti, trovando – in centinaia di casi – valori oltre ogni limite di sicurezza. “So che non potrò mai più allattare mio figlio”, racconta una contadina di Morolo, che – come altre decine di aziende – ha prima perso il bestiame, per poi avere la vita segnata. Oggi Colleferro si prepara ad assistere Roma. Per anni ha fornito latte al Lindano alla capitale – fino al 2005, quando scattò l’allarme per la Valle del Sacco – e oggi è pronta a ricevere in cambio la monnezza che rischia di coprire le strade attorno al Colosseo. L’assessore regionale ai rifiuti Michele Civita ha in mente un piano per offrire ad Ama quei due camini – alle porte di Colleferro – per l’incenerimento dei rifiuti romani. L’impianto da un paio d’anni è di proprietà della Regione Lazio, con una piccola partecipazione della municipalizzata romana. E da qui, dalla città dei veleni, ripartirebbe il vecchio sogno di Mario Di Carlo, ovvero l’unione tra Ama e Acea per gestire l’oro della capitale, le migliaia di tonnellate di rifiuti prodotti ogni giorno. Il vecchio progetto, che vedeva coinvolto Manlio Cerroni, dell’impianto di Albano Laziale verrebbe così sostituito da Colleferro. Acea punta apertamente ad espandere il business nel campo dei rifiuti, gestendo, da diversi anni, un inceneritore a San Vittore, l’impianto per il trattamento dell’umido Kyklos di Aprilia (appena sequestrato dalla Procura di Latina, dopo la morte dei operai per esalazioni) e un deposito di combustibile da rifiuti a Paliano, a pochi chilometri da Colleferro. Il principale azionista, il gruppo Caltagirone, da tempo sta investendo proprio sul ciclo “waste-energy”, modello che la società romana cerca di imporre sul mercato laziale. La città degli esplosivi e della chimica è in fondo abituata. I comitati – agguerriti e preparati – locali sanno che davanti a loro c’è da sempre un muro di gomma e quel senso di controllo che forse soffoca più dei veleni. Capita di girare a fare interviste con i giornalisti e di essere fermati per “semplici controlli” in una strada deserta dalle forze dell’ordine. Per una città strategica che sforna esplosivi e propellenti militari in fondo è normale. Meno spiegabile è quel senso di impunità che avvolge chi a Colleferro ha avvelenato le acque, l’aria e la terra. Il processo contro i dirigenti dell’inceneritore, accusati di aver bruciato di tutto e di aver falsificato i dati, è praticamente fermo. Dopo cinque anni le udienze di primo grado stentano a partire, con rinvii di mesi e mancate notifiche. Nessuna condanna è mai arrivata per la devastazione della Valle del Sacco, come in nulla sono finite le inchieste degli anni ’90 sullo stoccaggio dei rifiuti pericolosi. Un povero pastore che aveva cercato di denunciare i veleni che trovava sul pascolo alla fine si è trovato addosso l’etichetta di pazzo e qualche guaio amministrativo. Alla fine quei veleni non hanno un colpevole. La nebbia che difendeva la città dai bombardamenti della seconda guerra mondiale oggi è solo simbolica, ma pesante come non mai. E i rifugi servono a poco, anche se continuano a rimanere segnati sui cartelli stradali.


Ex ministri, governatori e sindaci. Processo Cerroni, tutti a deporre

07_5 giugno, aperto il processo a Cerroni & soci. Comunicato “Coordinamento contro l’inceneritore di Albano”, clicca qui.

_Manlio Cerroni sbarca sul web (sito). “Non sono capace di stare fermo”. Roma Today, clicca qui.

_(Fonte articolo, Affaritaliani, clicca qui) Al processo a “trent’anni di monnezza romana” sfileranno gli ex ministri Matteoli, Ronchi, Pecoraro, Clini, Fioroni e Ornaghi; i parlamentari Milana e Pecorella. I presidenti della Regione Lazio dagli Anni ’80 sino ad oggi Proietti, Pasetto, Marrazzo, Storace, Montino e Polverini. E poi i sindaci di Roma Rutelli, Veltroni e Alemanno con gli assessori comunali De Petris, De Lillo e Visconti gli ex assessori regionali Pietro di Paolo, Saraceni Verzaschi, Zaratti e Delle Fratte, inseme a Carlo Ripa di Meana. Ma anche i due prefetti Pecoraro e Sottile, in veste di commissari straordinari per l’emergenza rifiuti. Infine, a sorpresa, potrebbe entrare in aula anche Stavios Dimas, il Commissario Europeo che nel 2008 aprì la procedura d’infrazione comunitaria per lo smaltimento dei rifiuti senza trattamento all’interno della discarica di Malagrotta.
La lista dei testimoni è un elenco incredibile di cariche pubbliche e manager che, a diverso titolo, hanno avuto contatti con Manlio Cerroni e i suoi manager, accusati di associazione a delinquere finalizzata alla frode in forniture pubbliche. Gli accusati, Cerroni, Giovi, Sicignano Landi e Rando per il gruppo di imprese private e i tecnici regionali De Filippis e Fegatelli, tramite i loro avvocati nei giorni scorsi hanno depositato la lista testi e consulenti presso la Prima Sezione del Tribunale di Roma. Stesso atto da parte dell’accusa che ha chiamato ovviamente come primi testimoni i carabinieri del Nucleo Tutela Ambientale, guidati dal tenente colonnello, Sergio Di Caprio (il capitano Ultimo) che hanno eseguito le indagini e gli arresti del gennaio scorso. Due generazioni di politici saranno chiamati a diverso titolo a salire sul banco dei testi per spiegare relazioni e rapporti, ma anche decisioni comuni per la gestione corrente e le diverse emergenze “commissariali” con il Gruppo Cerroni impegnato sin dagli Anni ’60 nella gestione dello smaltimento dei rifiuti e con loro anche i manager di Ama e Acea, tra cui il direttore dell’azienda dei rifiuti Giovanni Fiscon, l’ex presidente Biagio Eramo e l’attuale presidente Daniele Fortini, mentre per la società di energia e acqua andranno a testimoniare l’ex presidente Giancarlo Cremonesi e l’ex Dg Paolo Gallo. Un processo show la cui durata, indipendentemente dalla volontà della Procura e del Tribunale di arrivare a conclusione in certi tempi, sarà certamente condizionata dalla sfilata di testi. Perché oltre ai politici, l’elenco si allunga a dismisura con i tecnici regionali di settore e poi i periti, alcuni dei quali veri esperti internazionali del settore provenienti dalle diverse Università italiane. Tra accusa e difesa, si preannuncia una prima battaglia già da lunedì prossimo 23 giugno, in occasione della seconda udienza, durante la quale verrà discussa l’ammissibilità delle parti civili, oltre alla possibilità che altri soggetti a diverso titolo, presentino last minute la richiesta di ammissione. La prima udienza già in 150 hanno inoltrato istanza di ammissione, generando così una platea enorme di soggetti che a vario titolo avrebbero subito danni dalla “cupola che per trent’anni circa avrebbe governato il sistema”.
Dunque, un vero processo alla storia e alla città che per decenni si è affidata a Malagrotta. Ora che la “buca più grande d’Europa” è stata chiusa, Roma è piombata in uno stato di emergenza continua. Non c’è settimana in cui gli impianti di trattamento non dimostrino la loro fragilità, mentre la collettività sta pagando un prezzo altissimo per trasportare i rifiuti trattati nelle discariche di altre regioni. E all’orizzonte si preannuncia una nuova organizzazione con l’Acea chiamata dal sindaco Ignazio Marino a dare una soluzione alla monnezza. L’interrogativo però è d’obbligo: se si voleva smantellare un monopolio, come agli atti del processo dichiarato dalla presidente Polverini, perché si passa da un privato ad un’azienda mista pubblico-privato e non si dà tutto all’Ama, controllata al 100 per cento dal Comune di Roma?


Roma, iniziato il processo, tutti contro l’ex ras della monnezza

07_(Fonte articolo, Osservatore Laziale e Castelli Notizie, clicca qui e qui).  ATTENZIONE, RASSEGNA STAMPA COMPLETA DI IERI 5 GIUGNO 2014 A QUESTO LINK. BUONA LETTURA. Il Comune di Genzano ha chiesto la restituzione integrale delle somme versate nel periodo 2006-2012 alla soc. Pontina Ambiente, per un totale di circa 10 milioni di euro più interessi. Si apre un altro capitolo di una storia dal cupo rimbombo kafkiano, che si auspica non resti incompiuta. Giovedì 5 luglio, prima udienza del processo a Manlio Cerroni patron di Malagrotta e ad altri cinque suoi fidi impegnati nella gestione dei rifiuti, e Bruno Landi ex presidente della Regione Lazio. In questa prima fase sono state raccolte dai giudici della prima sezione penale del Tribunale di Roma – presieduta da Piero De Crescenzo – una valanga di richieste di costituzione civile, presentate da istituzioni, comuni, associazioni e semplici cittadini, mentre pare non sia stata fatta analoga richiesta da parte della Provincia di Roma, ma si sia costituito per essa Paolo Izzo, patrocinato dall’avvocato Rossodivita. I difensori hanno chiesto per i loro assistiti la revoca delle misure cautelari, così che gli imputati non si trovino costretti al soggiorno obbligato o a doversi recare a firmare il registro dei sorvegliati. Il processo riprenderà il 23 giugno, per la valutazione delle richieste di costituzione di parte civile e l’ammissione delle prove, poi ci sarà l’interruzione per le vacanze e si riprenderà a settembre, e di udienza in udienza si arriverà a Natale e a Capodanno e per l’anno nuovo Dio provvede. Riferito il più o meno risaputo, riportiamo quanto ci è stato rilasciato da un cittadino facente parte del Coordinamento No Inc, presente alla prima udienza: «Giovedì 5 giugno 2014 alle ore nove alla prima sezione del tribunale di Roma c’è stata la prima udienza contro Cerroni ed i suoi “fedelissimi” e Fegatelli e De Filippis per la parte pubblica, in quanto ex dirigenti della Regione Lazio, coinvolta nell’ “affare monnezza”. C’ è stata la costituzione di parte civile come parte lesa di un nutrito gruppo di cittadini residenti nelle immediate vicinanze della discarica di Roncigliano e che sono coloro che direttamente da oltre 30 anni subiscono gli effetti mortiferi della stessa. Si sono costituiti alcuni comuni, in particolare Ariccia, Genzano, Albano insieme a Castel Gandolfo, poi sono iniziate le sorprese: si sono costituiti altri comuni come Marino, Ciampino, Nemi, Velletri, Rocca di Papa, e associazioni come Legambiente e il WWF, la Regione Lazio (!), il Comune di Roma, un singolo cittadino come rappresentante della Provincia di Roma e una miriade di altri, motivo per cui il Pm del procedimento ha chiesto un rinvio per lo studio delle carte processuali. Ma dov’era tutta questa gente, queste Amministrazioni ed Enti, questi ecologisti di professione che da sempre pescano nel torbido, mentre Cerroni e la sua banda da 30 anni a questa parte facevano il bello e il cattivo tempo sullo smaltimento dei rifiuti, devastando ed inquinando territori e falde acquifere, facendo pagare prezzi salatissimi in termini di salute e di condizioni igenico-sanitarie e di tariffe applicate ai comuni e di conseguenza ai cittadini, visto che i comuni stessi (Albano Laziale ne è l’esempio eclatante) hanno pagato o si sono indebitati zitti e buoni, rifacendosi sulle tariffe applicate ai cittadini, in ossequio al patron Cerroni? Noi la maggior parte di tutti questi non li abbiamo mai visti nei tanti anni di lotta e di battaglia anche legale che ci hanno visto protagonisti, con decine di manifestazioni, centinaia di assemblee, presidi e iniziative di vario genere, decine di azioni legali compiute tutte a nostre spese. Oggi spuntano come funghi a reclamare un risarcimento e una visibilità che non gli appartiene. Per ritornare all’udienza gli imputati, attraverso i loro avvocati, hanno chiesto che venga chiuso il procedimento a loro carico perché, sintetizzando, dicono che vista l’età avanzata della maggior parte di loro, ciò impedirebbe a priori la reiterazione del reato! Ma hanno proprio una bella faccia tosta! Quello che hanno messo su è un vero e proprio impero di tipo dinastico che ha mille tentacoli e mille addentellati con la compiacenza trasversale di troppa fetta di politici ed amministratori ed ora tentano di buttarla sul patetico! Per concludere, la prossima udienza è convocata per il 23 giugno (poi è stato fatto un calendario da settembre a gennaio) e il giudice ha detto che vista la quantità di persone interessate presto tenterà laddove possibile, di farsi concedere l’aula Occorsio per le prossime udienze». Si riporta inoltre qui di seguito anche il comunicato del Comune di Genzano di Roma, costituitosi parte civile:
Nel corso della prima udienza del procedimento penale nei confronti di Manlio Cerroni, il Comune di Genzano di Roma ha depositato questa mattina presso il Tribunale penale di Roma l’atto di Costituzione di parte civile al fine di difendere i diritti lesi dei cittadini e di ottenere un risarcimento sia per i danni patrimoniali subiti dall’Amministrazione comunale che per i danni non patrimoniali. Il Comune di Genzano ha chiesto infatti la restituzione integrale delle somme versate nel periodo 2006-2012 alla soc. Pontina Ambiente, per un totale di circa 10 milioni di euro più interessi. Agli imputati viene infatti contestato il reato di frode nelle pubbliche forniture in quanto nell’esecuzione dell’appalto per lo smaltimento dei rifiuti, avviando a termo valorizzazione un quantitativo annuo di CDR inferiore a quello dichiarato ed incrementando unilateralmente la tariffa per la termo distruzione anche sul quantitativo di CDR mai prodotto o comunque mai combusto, avrebbero commesso frode nell’esecuzione dell’appalto, conseguendo nel periodo 2006-2012 una indebita percezione di oltre 10 milioni di euro. «A questo – spiega il Sindaco Flavio Gabbarini – vanno poi aggiunti i danni non patrimoniali subiti dalla città e dai cittadini di Genzano, quantificati in circa un milione di euro: parliamo di danni di carattere ambientale, danni igienico-sanitari accertati dalla Asl e dal rapporto ‘Epidemiologia, rifiuti, ambiente, salute nel Lazio – Eras Lazio’ nel raggio di 5 km dall’impianto di Roncigliano, senza contare il gravissimo danno all’immagine della città e delle istituzioni».


Processo rifiuti Lazio, si parte col “botto”, valanga di richieste di parti civili – rassegna stampa completa

_Rassegna stampa completa su quanto accaduto ieri 5 giugno 2014 a Roma circa il processo riguardante lo scandalo rifiuti Lazio. La rassegna stampa sarà aggiornata nei prossimi giorni con eventuali sviluppi e nuovi articoli. “Buona” lettura.

  • Comunicato stampa “Coordinamento contro l’inceneritore di Albano” inizio processo rifiuti Lazio. 5 giugno aperto il processo a Cerroni & soci. Clicca qui.
  • Processo Cerroni. Il Comune di Genzano di Roma parte civile. Dal 2006 al 2012, chiede 10 milioni di Euro più gli interessi. Clicca qui.
  • I complici del “Supremo” contro il dirigente della Asl. Clicca qui.
  • Il mistero della discarica, iniziano le misurazioni. Clicca qui.
  • Cerroni libero di tornare a Roma. Clicca qui.
  • Rifiuti. Minacce e pressioni ad Albano Laziale. Processo a Cerroni. Clicca qui.
  • La carica delle 150 parti offese contro il “Supremo” dei rifiuti. Clicca qui.
  • Cerroni, 7 sindaci chiedono i danni. Clicca qui.
  • Rifiuti. Minacce al dirigente della Asl. Clicca qui.
  • Parte processo Cerronopoli. Cittadini dei Castelli Romani e Latina chiedono i danni. Clicca qui.
  • Processo sullo scandalo rifiuti. 17 cittadini di Borgo Bainsizza si costituiscono parte civile. Clicca qui.
  • Processo rifiuti d’oro: 150 parti offese contro il “Supremo” delle discariche. Clicca qui.
  • Processo Cerroni. Il Comune di Rocca di Papa parte civile. Clicca qui.
  • Processo rifiuti. Cittadini di Montello e Bainsizza parte civile nel processo. Clicca qui.
  • Processo scandalo rifiuti Lazio. Il Comune di Ciampino parte civile. Danni d’immagine dai rifiuti. Clicca qui.
  • Processo Cerroni & Co. Valanga di parti civili. Clicca qui.
  • Prima udienza del “Processo Cerroni”, in tanti si costituiscono parti civili. Ma prima dov’erano? Clicca qui.
  • Processo Cerroni. Tutti parte civile. I comuni vanno all’arrembaggio. Clicca qui.
  • Processo Cerroni. I comuni, noi parti lese. Clicca qui.
  • Processo a Cerroni. Decine di richieste di costituzione parte civile. Clicca qui.
  • Si avvicina il processo. Manlio Cerroni: “E’ la battaglia della mia vita”. Clicca qui.
  • Processo a Cerroni. 150 richieste di costituzione parte civile. Clicca qui.
  • Donato Robilotta, basta demonizzare Cerroni. Clicca qui.
  • Rifiuti. Roma caput immundi. Clicca qui.
  • Processo a Cerroni dopo Albano Laziale anche Genzano di Roma si costituisce parte civile. Clicca qui.
  • Cerroni, sarà processo show. Ogni mercoledi ci sarà udienza. Clicca qui.
  • Iniziato oggi il processo al signore delle discariche Manlio Cerroni. Clicca qui.
  • Manlio Cerroni, iniziato il processo: tutti contro l’ex ras della monnezza (di Maria Lanciotti). Clicca qui.
  • Processo Cerroni, molte le costituzioni di parte civile. Clicca qui.
  • Sistema Cerroni, parte il processo, assente la politica pontina. Clicca qui.

0111_(Fonte articolo, Il Caffè, clicca qui) Al via lo “storico” processo al Gruppo Cerroni. Nessuno degli imputati presente in aula. Cittadini e Comuni di Anzio, Albano, Genzano, Ariccia e Rocca di Papa chiedono i danni come parte civile. Sotto la lente d’ingrandimento l’Inceneritore di Albano e il 7° invaso di Roncigliano Stamattina, alle nove in punto, nella palazzina A del Tribunale penale di piazzale Clodio, a Roma, ha preso avvio lo “storico” processo al patron dell’immondizia Manlio Cerroni. Alla sbarra, insieme a lui, dopo ben sette anni di indagini, sono finiti anche suoi uoni di fiducia. A cominciare dal suo braccio destro, Bruno Landi, presidente socialista della Regione Lazio a fine anni ’80, poi deputato con il Psi (travolto dallo scandalo della Tangentopoli regionale, reati prescritti), poi passato a fare il manager di Cerroni (amministratore delegato di Ecoambiente Srl, società controllata dal Comune di Latina, che gestisce una delle due discariche di Borgo Montello, Latina, al confine con Nettuno ed Aprilia sud). Landi l’anno scorso è stato nominato amministratore delegato della Latina Ambiente, municipalizzata del capoluogo, ruolo dal quale è stato sospeso a seguito del suo arresto lo scorso 9 gennaio. Sotto processo, poi, anche il direttore tecnico della discarica di Roncigliano, a Cecchina (tra Albano, Ardea e Pomezia), Giuseppe Sicignano; l’ex amministratore della società Pontina Ambiente del Gruppo Cerroni, proprietaria del sito di Roncigliano, Francesco Rando; e, soprattutto, i due ex dirigenti della Regione Lazio, Luca Fegatelli e Raniero De Filippis. Nessuno di loro, però, si è presentato in aula. Pesanti come macigni, per tutti, i capi di imputazione: associazione a delinquere, truffa aggravata, frode, traffico di rifiuti, interramento non autorizzato di rifiuti, sovrafatturazione, falso ideologico, eccetera eccetera. Viceversa, “presidiavano” l’ingresso del Tribunale, già dalle prime ore del mattino, i 40 residenti di Albano ed Ardea che vivono a poche centinaia di metri dalla discarica di Roncigliano, ad Albano Laziale, che si sono anche costituti parte civile, insieme alle 3 storiche Associazioni territoriali note col nome di “Comitato No Inc”. In sostanza, si presentano come “vittime” della presunta associazione a delinquere, chiedendo la condanna degli imputati ed il risarcimento dei danni. Chiedono che gli imputati risarciscano alle associazioni, ai residenti ed ai Comuni clienti di Cerroni i danni patrimoniali causati dalle presunte fatture gonfiate per l’interramento e trattamento dei rifiuti. Inoltre, chiedono i danni igienico-sanitari ed ambientali. Sono gli stessi cittadini che hanno presentato, nel lontano 2008, la prima denuncia penale al Tribunale di Velletri il cui numero di protocollo dà il nome all’intero processo (R.G. 7449/2008). Accanto a loro, in aula e nel procedimento giudiziario, almeno una ventina di cittadini-residenti nei pressi della discarica di Borgo Montello, a Latina. Anch’essi hanno depositato la richiesta di costituzione di parte civile. E poi, per finire, anche alcune amministrazioni comunali, a vario titolo interessate al procedimento penale. In particolare, i Comuni di Albano, Genzano, Ariccia, Rocca di Papa ed Anzio, che hanno annunciato la loro costituzione di parte civile.
È il primo passo di un processo quasi interamente dedicato alle note vicende dell’inceneritore di Albano e del 7° invaso della discarica di Roncigliano (4 su 6 capi d’imputazione), che si annuncia lungo e complesso, ma che cittadini, associazioni e comitati promettono che porteranno avanti, passo dopo passo, con forza e determinazione. Nella speranza di ottenere la condanna degli imputati, il risarcimento dei danni subiti e, soprattutto, l’avvio d’un ciclo dei rifiuti rispettoso della salute umana e dell’ambiente. Prossimo appuntamento per l’udienza di lunedì 23 giugno ore 14.