Monti dell’Ortaccio

Roma, iniziato il processo, tutti contro l’ex ras della monnezza

07_(Fonte articolo, Osservatore Laziale e Castelli Notizie, clicca qui e qui).  ATTENZIONE, RASSEGNA STAMPA COMPLETA DI IERI 5 GIUGNO 2014 A QUESTO LINK. BUONA LETTURA. Il Comune di Genzano ha chiesto la restituzione integrale delle somme versate nel periodo 2006-2012 alla soc. Pontina Ambiente, per un totale di circa 10 milioni di euro più interessi. Si apre un altro capitolo di una storia dal cupo rimbombo kafkiano, che si auspica non resti incompiuta. Giovedì 5 luglio, prima udienza del processo a Manlio Cerroni patron di Malagrotta e ad altri cinque suoi fidi impegnati nella gestione dei rifiuti, e Bruno Landi ex presidente della Regione Lazio. In questa prima fase sono state raccolte dai giudici della prima sezione penale del Tribunale di Roma – presieduta da Piero De Crescenzo – una valanga di richieste di costituzione civile, presentate da istituzioni, comuni, associazioni e semplici cittadini, mentre pare non sia stata fatta analoga richiesta da parte della Provincia di Roma, ma si sia costituito per essa Paolo Izzo, patrocinato dall’avvocato Rossodivita. I difensori hanno chiesto per i loro assistiti la revoca delle misure cautelari, così che gli imputati non si trovino costretti al soggiorno obbligato o a doversi recare a firmare il registro dei sorvegliati. Il processo riprenderà il 23 giugno, per la valutazione delle richieste di costituzione di parte civile e l’ammissione delle prove, poi ci sarà l’interruzione per le vacanze e si riprenderà a settembre, e di udienza in udienza si arriverà a Natale e a Capodanno e per l’anno nuovo Dio provvede. Riferito il più o meno risaputo, riportiamo quanto ci è stato rilasciato da un cittadino facente parte del Coordinamento No Inc, presente alla prima udienza: «Giovedì 5 giugno 2014 alle ore nove alla prima sezione del tribunale di Roma c’è stata la prima udienza contro Cerroni ed i suoi “fedelissimi” e Fegatelli e De Filippis per la parte pubblica, in quanto ex dirigenti della Regione Lazio, coinvolta nell’ “affare monnezza”. C’ è stata la costituzione di parte civile come parte lesa di un nutrito gruppo di cittadini residenti nelle immediate vicinanze della discarica di Roncigliano e che sono coloro che direttamente da oltre 30 anni subiscono gli effetti mortiferi della stessa. Si sono costituiti alcuni comuni, in particolare Ariccia, Genzano, Albano insieme a Castel Gandolfo, poi sono iniziate le sorprese: si sono costituiti altri comuni come Marino, Ciampino, Nemi, Velletri, Rocca di Papa, e associazioni come Legambiente e il WWF, la Regione Lazio (!), il Comune di Roma, un singolo cittadino come rappresentante della Provincia di Roma e una miriade di altri, motivo per cui il Pm del procedimento ha chiesto un rinvio per lo studio delle carte processuali. Ma dov’era tutta questa gente, queste Amministrazioni ed Enti, questi ecologisti di professione che da sempre pescano nel torbido, mentre Cerroni e la sua banda da 30 anni a questa parte facevano il bello e il cattivo tempo sullo smaltimento dei rifiuti, devastando ed inquinando territori e falde acquifere, facendo pagare prezzi salatissimi in termini di salute e di condizioni igenico-sanitarie e di tariffe applicate ai comuni e di conseguenza ai cittadini, visto che i comuni stessi (Albano Laziale ne è l’esempio eclatante) hanno pagato o si sono indebitati zitti e buoni, rifacendosi sulle tariffe applicate ai cittadini, in ossequio al patron Cerroni? Noi la maggior parte di tutti questi non li abbiamo mai visti nei tanti anni di lotta e di battaglia anche legale che ci hanno visto protagonisti, con decine di manifestazioni, centinaia di assemblee, presidi e iniziative di vario genere, decine di azioni legali compiute tutte a nostre spese. Oggi spuntano come funghi a reclamare un risarcimento e una visibilità che non gli appartiene. Per ritornare all’udienza gli imputati, attraverso i loro avvocati, hanno chiesto che venga chiuso il procedimento a loro carico perché, sintetizzando, dicono che vista l’età avanzata della maggior parte di loro, ciò impedirebbe a priori la reiterazione del reato! Ma hanno proprio una bella faccia tosta! Quello che hanno messo su è un vero e proprio impero di tipo dinastico che ha mille tentacoli e mille addentellati con la compiacenza trasversale di troppa fetta di politici ed amministratori ed ora tentano di buttarla sul patetico! Per concludere, la prossima udienza è convocata per il 23 giugno (poi è stato fatto un calendario da settembre a gennaio) e il giudice ha detto che vista la quantità di persone interessate presto tenterà laddove possibile, di farsi concedere l’aula Occorsio per le prossime udienze». Si riporta inoltre qui di seguito anche il comunicato del Comune di Genzano di Roma, costituitosi parte civile:
Nel corso della prima udienza del procedimento penale nei confronti di Manlio Cerroni, il Comune di Genzano di Roma ha depositato questa mattina presso il Tribunale penale di Roma l’atto di Costituzione di parte civile al fine di difendere i diritti lesi dei cittadini e di ottenere un risarcimento sia per i danni patrimoniali subiti dall’Amministrazione comunale che per i danni non patrimoniali. Il Comune di Genzano ha chiesto infatti la restituzione integrale delle somme versate nel periodo 2006-2012 alla soc. Pontina Ambiente, per un totale di circa 10 milioni di euro più interessi. Agli imputati viene infatti contestato il reato di frode nelle pubbliche forniture in quanto nell’esecuzione dell’appalto per lo smaltimento dei rifiuti, avviando a termo valorizzazione un quantitativo annuo di CDR inferiore a quello dichiarato ed incrementando unilateralmente la tariffa per la termo distruzione anche sul quantitativo di CDR mai prodotto o comunque mai combusto, avrebbero commesso frode nell’esecuzione dell’appalto, conseguendo nel periodo 2006-2012 una indebita percezione di oltre 10 milioni di euro. «A questo – spiega il Sindaco Flavio Gabbarini – vanno poi aggiunti i danni non patrimoniali subiti dalla città e dai cittadini di Genzano, quantificati in circa un milione di euro: parliamo di danni di carattere ambientale, danni igienico-sanitari accertati dalla Asl e dal rapporto ‘Epidemiologia, rifiuti, ambiente, salute nel Lazio – Eras Lazio’ nel raggio di 5 km dall’impianto di Roncigliano, senza contare il gravissimo danno all’immagine della città e delle istituzioni».


Processo rifiuti Lazio, si parte col “botto”, valanga di richieste di parti civili – rassegna stampa completa

_Rassegna stampa completa su quanto accaduto ieri 5 giugno 2014 a Roma circa il processo riguardante lo scandalo rifiuti Lazio. La rassegna stampa sarà aggiornata nei prossimi giorni con eventuali sviluppi e nuovi articoli. “Buona” lettura.

  • Comunicato stampa “Coordinamento contro l’inceneritore di Albano” inizio processo rifiuti Lazio. 5 giugno aperto il processo a Cerroni & soci. Clicca qui.
  • Processo Cerroni. Il Comune di Genzano di Roma parte civile. Dal 2006 al 2012, chiede 10 milioni di Euro più gli interessi. Clicca qui.
  • I complici del “Supremo” contro il dirigente della Asl. Clicca qui.
  • Il mistero della discarica, iniziano le misurazioni. Clicca qui.
  • Cerroni libero di tornare a Roma. Clicca qui.
  • Rifiuti. Minacce e pressioni ad Albano Laziale. Processo a Cerroni. Clicca qui.
  • La carica delle 150 parti offese contro il “Supremo” dei rifiuti. Clicca qui.
  • Cerroni, 7 sindaci chiedono i danni. Clicca qui.
  • Rifiuti. Minacce al dirigente della Asl. Clicca qui.
  • Parte processo Cerronopoli. Cittadini dei Castelli Romani e Latina chiedono i danni. Clicca qui.
  • Processo sullo scandalo rifiuti. 17 cittadini di Borgo Bainsizza si costituiscono parte civile. Clicca qui.
  • Processo rifiuti d’oro: 150 parti offese contro il “Supremo” delle discariche. Clicca qui.
  • Processo Cerroni. Il Comune di Rocca di Papa parte civile. Clicca qui.
  • Processo rifiuti. Cittadini di Montello e Bainsizza parte civile nel processo. Clicca qui.
  • Processo scandalo rifiuti Lazio. Il Comune di Ciampino parte civile. Danni d’immagine dai rifiuti. Clicca qui.
  • Processo Cerroni & Co. Valanga di parti civili. Clicca qui.
  • Prima udienza del “Processo Cerroni”, in tanti si costituiscono parti civili. Ma prima dov’erano? Clicca qui.
  • Processo Cerroni. Tutti parte civile. I comuni vanno all’arrembaggio. Clicca qui.
  • Processo Cerroni. I comuni, noi parti lese. Clicca qui.
  • Processo a Cerroni. Decine di richieste di costituzione parte civile. Clicca qui.
  • Si avvicina il processo. Manlio Cerroni: “E’ la battaglia della mia vita”. Clicca qui.
  • Processo a Cerroni. 150 richieste di costituzione parte civile. Clicca qui.
  • Donato Robilotta, basta demonizzare Cerroni. Clicca qui.
  • Rifiuti. Roma caput immundi. Clicca qui.
  • Processo a Cerroni dopo Albano Laziale anche Genzano di Roma si costituisce parte civile. Clicca qui.
  • Cerroni, sarà processo show. Ogni mercoledi ci sarà udienza. Clicca qui.
  • Iniziato oggi il processo al signore delle discariche Manlio Cerroni. Clicca qui.
  • Manlio Cerroni, iniziato il processo: tutti contro l’ex ras della monnezza (di Maria Lanciotti). Clicca qui.
  • Processo Cerroni, molte le costituzioni di parte civile. Clicca qui.
  • Sistema Cerroni, parte il processo, assente la politica pontina. Clicca qui.

0111_(Fonte articolo, Il Caffè, clicca qui) Al via lo “storico” processo al Gruppo Cerroni. Nessuno degli imputati presente in aula. Cittadini e Comuni di Anzio, Albano, Genzano, Ariccia e Rocca di Papa chiedono i danni come parte civile. Sotto la lente d’ingrandimento l’Inceneritore di Albano e il 7° invaso di Roncigliano Stamattina, alle nove in punto, nella palazzina A del Tribunale penale di piazzale Clodio, a Roma, ha preso avvio lo “storico” processo al patron dell’immondizia Manlio Cerroni. Alla sbarra, insieme a lui, dopo ben sette anni di indagini, sono finiti anche suoi uoni di fiducia. A cominciare dal suo braccio destro, Bruno Landi, presidente socialista della Regione Lazio a fine anni ’80, poi deputato con il Psi (travolto dallo scandalo della Tangentopoli regionale, reati prescritti), poi passato a fare il manager di Cerroni (amministratore delegato di Ecoambiente Srl, società controllata dal Comune di Latina, che gestisce una delle due discariche di Borgo Montello, Latina, al confine con Nettuno ed Aprilia sud). Landi l’anno scorso è stato nominato amministratore delegato della Latina Ambiente, municipalizzata del capoluogo, ruolo dal quale è stato sospeso a seguito del suo arresto lo scorso 9 gennaio. Sotto processo, poi, anche il direttore tecnico della discarica di Roncigliano, a Cecchina (tra Albano, Ardea e Pomezia), Giuseppe Sicignano; l’ex amministratore della società Pontina Ambiente del Gruppo Cerroni, proprietaria del sito di Roncigliano, Francesco Rando; e, soprattutto, i due ex dirigenti della Regione Lazio, Luca Fegatelli e Raniero De Filippis. Nessuno di loro, però, si è presentato in aula. Pesanti come macigni, per tutti, i capi di imputazione: associazione a delinquere, truffa aggravata, frode, traffico di rifiuti, interramento non autorizzato di rifiuti, sovrafatturazione, falso ideologico, eccetera eccetera. Viceversa, “presidiavano” l’ingresso del Tribunale, già dalle prime ore del mattino, i 40 residenti di Albano ed Ardea che vivono a poche centinaia di metri dalla discarica di Roncigliano, ad Albano Laziale, che si sono anche costituti parte civile, insieme alle 3 storiche Associazioni territoriali note col nome di “Comitato No Inc”. In sostanza, si presentano come “vittime” della presunta associazione a delinquere, chiedendo la condanna degli imputati ed il risarcimento dei danni. Chiedono che gli imputati risarciscano alle associazioni, ai residenti ed ai Comuni clienti di Cerroni i danni patrimoniali causati dalle presunte fatture gonfiate per l’interramento e trattamento dei rifiuti. Inoltre, chiedono i danni igienico-sanitari ed ambientali. Sono gli stessi cittadini che hanno presentato, nel lontano 2008, la prima denuncia penale al Tribunale di Velletri il cui numero di protocollo dà il nome all’intero processo (R.G. 7449/2008). Accanto a loro, in aula e nel procedimento giudiziario, almeno una ventina di cittadini-residenti nei pressi della discarica di Borgo Montello, a Latina. Anch’essi hanno depositato la richiesta di costituzione di parte civile. E poi, per finire, anche alcune amministrazioni comunali, a vario titolo interessate al procedimento penale. In particolare, i Comuni di Albano, Genzano, Ariccia, Rocca di Papa ed Anzio, che hanno annunciato la loro costituzione di parte civile.
È il primo passo di un processo quasi interamente dedicato alle note vicende dell’inceneritore di Albano e del 7° invaso della discarica di Roncigliano (4 su 6 capi d’imputazione), che si annuncia lungo e complesso, ma che cittadini, associazioni e comitati promettono che porteranno avanti, passo dopo passo, con forza e determinazione. Nella speranza di ottenere la condanna degli imputati, il risarcimento dei danni subiti e, soprattutto, l’avvio d’un ciclo dei rifiuti rispettoso della salute umana e dell’ambiente. Prossimo appuntamento per l’udienza di lunedì 23 giugno ore 14.


Scandalo rifiuti, con il fotoritocco sparivano anche i laghi

Roma - Monti dell'Ortaccio_(Fonte articolo, L’Unità, clicca qui) Senti invece prima m’ha chiamato Alemanno: “c’è un casino”. Dico: “in che senso?”. E lui: “Il commissario m’ha detto che allora andiamo all’Ortaccio”». «Bravo, eh!». «Buongiorno! Buongiorno, dico. “Benvenuto”». «Sei l’unico che non l’aveva capito Alemanno». «Ben venuto nel mondo dei vivi». Al telefono, il 18 giugno del 2012, ci sono il dirigente della Regione Lazio Mario Marotta, indagato, e l’allora assessore alle Attività produttive Pietro Di Paolantonio della giunta Polverini. Il nuovo Commissario straordinario all’emergenza rifiuti, il prefetto Goffredo Sottile, ha appena dato il via libera per la nuova discarica di Roma a Monti dell’Ortaccio, in sostituzione di Malagrotta, soddifacendo così le antiche pressioni e le continue richieste del gruppo di Manlio Cerroni. Che alla fine sarebbe andata così, una volta dimessosi il precedente Commissario Giuseppe Pecoraro contrario a questa soluzione, lo sanno tutti da tempo. E non poteva andare in altro modo, azzardano gli inquirenti, perché la vicenda di Monti dell’Ortaccio è emblematica di quanto potente sia il gruppo Cerroni e di quanto le sue entrature in Regione possano condizionare decisioni e atti amministrativi tagliando le gambe agli avversari e rimuovendo chi non è in linea con il sistema. Ha dell’incredibile, leggendo le carte dell’inchiesta del Noe dei Carabinieri, anche la storia del termovalorizzatore che nel 2008 il gruppo Cerroni puntava a realizzare nei pressi di una delle sue discariche ad Albano Laziale. «Appare incomprensibile il motivo per cui la Regione Lazio avrebbe dovuto approvare l’impianto, visto che in quella zona c’erano già due termovalorizzatori, rispettivamente a Colleferro e a San Vittore», scrive il gip Battistini nella sua ordinanza. Il progetto, però, è vitale per il gruppo Cerroni che mette così in campo tutte le sue entrature in Regione anche perché, in ballo, ci sono milioni di euro di finanziamenti Cip6. Che riguardarebbero soltanto la Campania, a dire il vero, ma che dopo molti contatti «anche personali con parlamentari (Beppe Fioroni, Ermete Realacci ed Edo Ronchi) e un generoso contributo di 20.000 euro alla fondazione “Sviluppo Sostenibile” (gestita dal terzo)» nel novembre 2008 verrano estesi anche all’impianto di Cerroni. Il progetto, però, sembra arenarsi nei vincoli burocratici e sulla valutazione di impatto ambientale, una empasse che si sblocca, sostengono gli inquirenti, grazie agli auspici e al lavoro sotterraneo del «circuito relazionale» di cui farebbero parte «Arcangelo Spagnoli, Manlio Cerroni, Luciano Piacenti, Andrea Mangoni, Giovanni Hermanin ed infine Mario Di Carlo». Quest’ultimo, secondo gli inquirenti, rappresenterebbe «il soggetto politico di riferimento di Manlio Cerroni per ciò che atteneva gli interessi all’interno della Regione Lazio». Di fronte alle lungaggini burocratiche e agli stop per l’assenza della valutazione di impatto ambientale, Cerroni minaccia ricorsi e richieste di risarcimento milionarie. C’è da fare in fretta, invece, perché a fine 2008 scadrà la finestra per avere accesso ai fondi Cip6 e a risolvere la questione ci penserà una ordinanza presidenziale dell’allora governatore Piero Marrazzo «partorita – scrive il gip – praticamente sotto dettatura da parte dei destinatari del provvedimento». Un atto che, secondo gli inquirenti, non rispetta i presupposti normativi per la sua emanazione. «Ma la circostanza più incredibile è che Marrazzo – si legge nell’ordinanza – firma l’ordinanza come se fosse ancora il Commissario delegato, laddove il suo incarico era cessato il 30 giugno 2006. Ed infatti, tale ordinanza sarà l’unico atto la cui illegittimità sarà confermata sia dal Tar Lazio che dal Consiglio di Stato, per difetto totale di competenza dell’organo emanante». Secondo il gip Battistini, infatti, quella di Marrazzo è una adesione piena al progetto del gruppo Cerroni: «Nonostante le incombenze pratiche e di dettaglio per rimodulare la valutazione venivano lasciate ai c.d. addetti ai lavori – si legge infatti nell’ordinanza – le strategie di massima venivano indicate da Piero Marrazzo. Era sottinteso, come già affermato, che in questo senso v’era un’unità d’intenti tra la parte politica e quella imprenditoriale. Il presidente e commissario Piero Marrazzo, attraverso gli atti compiuti in precedenza, aveva dato un chiaro segnale in tal senso aprendo la strada e spianandola a quelle procedure finalizzate a far piovere gli incentivi CIP 6 sull’impianto di Albano. Parallelamente Cerroni sosteneva che senza tali fondi il termovalorizzatore non si sarebbe realizzato». La discarica di Malagrotta è la cassaforte dell’impero Cerroni e lo strumento attraverso il quale l’imprenditore tiene in scacco le amministrazioni capitoline e laziali minacciando nuove emergenze e chiusure improvvise. L’apertura si protrae di anno in anno in deroga, ma è ormai evidente che serva un nuovo sito di stoccaggio. Nel 2012 il commissario all’emergenza Pecoraro preme per il sito di Corcolle («uno dei pochi non di proprietà di Cerroni», nota il gip) ma è costretto ad arrendersi davanti alle sconfessioni dell’allora ministro dell’Ambiente Clini e in seguito alle proteste dei comitati a cui il gruppo Cerroni, ricostruisce il Noe, non fa mancare il suo appoggio. Pecoraro, allora, il 25 maggio 2012 si dimette «affermando polemicamente di avere tentato di scardinare il monopolio esistente in tema di gestione dei rifiuti» con evidente riferimento alla lettera aperta inviata sul tema il giorno prima da Cerroni all’allora premier Mario Monti. Gli subentra il prefetto Sottile e «al cambiamento della figura del commissaro delegato – scrive il gip – corrisponde una radicale modifica delle modalità d interlocuzione con il Cerroni». Tanto che la scelta del nuovo sito ricade su Monti dell’Ortaccio, terreno di proprietà dell’industriale su cui il gruppo Cerroni ha da tempo dato il via ad enormi lavori di ampliamento del bacino di una ex cava: «nessuna autorizzazione però – si legge nell’ordinanza – è mai stata rilasciata per la realizzazione dell’invaso di circa 3milioni di metri cubi». Il gruppo Cerroni spiega che il materiale asportato è servito per le operazioni di «chiusura» dell’invaso di Malagrotta («capping», in gergo) ma per la procura quei lavori non sono mai iniziati. In più c’è un problema: nello scavo a Monti dell’Ortaccio si è raggiunta una falda acquifera che ha creato un laghetto naturale. Nessun problema, perché i tecnici della Cerroni lo «cancellano» con un programma di fotoritocco dalle foto allegate alla documentazione da consegnare («un falso evidente e grossolano», scrive il gip). Poi ci sarebbe il problema gabbiani: la nuova discarica ne attirerebbe molti in una zona troppo vicina all’aeroporto di Fiumicino e per questo il sito violerebbe le norme Enac, che infatti si oppone. Anche in questo caso, però, nessuno sembra vedere. «Cerroni e i suoi accoliti hanno posto in essere tutta una serie di condotte fraudolente volte a indurre in errore gli enti preposti al controllo e all’istruttoria sulla discarica di Monti dell’Ortaccio al fine di ottenere l’autorizzazione», scrive il gip. Che infatti il commissario Sottile («come sembrava scritto fin dall’inizio», nota il gip) concederà il 27 dicembre 2012. Un atto su cui la magistratura adesso vuol vederci chiaro: «I contenuti del provvedimento, così come l’eventuale sussistenza di profili di illiceità diretta o derivata dello stesso – si legge nell’ordinanza – sono attualmente al vaglio di questa Autorità giudiziaria».


Discarica sull’Ardeatina, i comitati dal sindaco Ignazio Marino

Roma - Protesta contro la discarica Ardeatina_NOTA BENE: La battaglia per la non costruzione dell’inceneritore dei Castelli Romani e per la chiusura e la bonifica della discarica di Albano Laziale è prima di tutto una questione di civiltà. Interrare e bruciare rifiuti nel 2013 significa abbandonarsi ancora a logiche sostanzialmente preistoriche o spesso speculative nel trattamento dei rifiuti solidi urbani. I cittadini dei Castelli Romani si battono da anni a 360° in modo assolutamente civile (come è giusto e doveroso che sia) per far avviare nel loro comprensorio un ciclo virtuoso dei rifiuti basato su raccolta differenziata porta a porta e riciclo a freddo con recupero di materia. Cose assolutamente possibili ed economicamente convenienti per molti, in primis per amministratori e cittadini. Una battaglia durissima e spinosa condotta per la legalità, per la salute pubblica e, soprattutto, nel vero ed unico interesse della comunità. Ogni vita umana ha un valore estremo e alta dignità, va pertanto protetta la sua salute e va protetto, quindi, l’ambiente nel quale essa vive. Sviluppo si, quello vero però! Fuori inceneritori e discariche dai Castelli Romani.

_(Fonte articolo, Eco dalle Città, clicca qui) I comitati che si battono contro la nuova discarica di Roma sono a colloquio provato con il Sindaco Ignazio Marino, che ha voluto riceverli per spiegare nei dettagli il progetto presentato pochi giorni fa dal commissario ai Rifiuti Goffredo Sottile. Progetto che ha già scatenato numerose polemiche e sfociato in più manifestazioni di protesta: l’ultima, quella di sabato notte, nel mezzo delle celebrazioni per la pedonalizzazione dei Fori. Centinaia di persone si sono radunate in un sit in sfociato poi in corteo nel centro della Capitale.
Magliette e cappellini bianchi per dire al sindaco Marino “la notte bianca te la diamo noi”, striscioni, lo stendardo del Divino Amore. Sono ancora in piazza, questa volta nel centro di Roma, i residenti del IX Municipio e le associazioni e i comitati di quartiere che si battono contro l’ipotesi di fare di Falcognana, a pochi chilometri dal santuario del Divino Amore, la nuova discarica di servizio della Capitale al posto di Malagrotta, la cui chiusura e’ prevista per fine settembre. Tra i manifestanti anche molti esponenti del Pdl, dall’ex sindaco Gianni Alemanno a Vincenzo Piso, Andrea Augello, Roberta Angelilli, oltre al Presidente dell’Associazione Cuore Tricolore e Vice presidente del Comitato per la Difesa del Territorio del Divino Amore, Stefano Ambrosetti, e al parroco del Santuario, don Fernando. Dopo essersi radunati alla Bocca della Verità, dove hanno portato anche alcuni trattori, i manifestanti, che ancora non sono stati contattati dal Campidoglio nonostante i diversi giorni di proteste, si sono diretti verso i Fori imperiali: in un primo momento la maggior parte di loro si è fermata a piazza Venezia, mentre altri si sono fermati sotto la scalinata del Campidoglio. Poi i due tronconi del corteo sono riusciti a riunirsi e ad arrivare all’imbocco di via dei Fori Imperiali, dove alle 21.30 parte la Notte dei Fori organizzata da Marino per celebrare l’avvio della pedonalizzazione: “Almeno la notte bianca a Marino gliela abbiamo rovinata – commenta Ambrosetti – come lui l’ha rovinata a noi…”.


Inceneritore Albano, i termini per costruire l’impianto a spese dell’erario pubblico sono scaduti

194829032-63c88718-4aaa-4b20-9262-a3f836b298bc_ATTENZIONE, INVITO ALLA PARTECIPAZIONE PER TUTTA LA CITTADINANZA CASTELLANA: 12 LUGLIO DALLE ORE 9:00 ALLE ORE 12:00 MINISTERO DELLO SVILUPPO ECONOMICO/INDUSTRIA, VIA MOLISE N.2 ROMA, PRESIDIO CITTADINO CONTRO LA COSTRUZIONE DELL’INCENERITORE DEI CASTELLI ROMANI – ALBANO. I CITTADINI CON LA LORO PRESENZA CHIEDERANNO AL MINISTRO DELLO SVILUPPO ECONOMICO FLAVIO ZANONATO DI NEGARE I SOLDI PUBBLICI (DEI CITTADINI) PER LA COSTRUZIONE DELL’INCENERITORE DI ALBANO LAZIALE.

_Questa la proposta di lettera che il “No Inc” ha presentato questa mattina ai dieci sindaci di bacino. Clicca qui.

_(Fonte articolo, Osservatore Laziale, clicca qui) Il Comitato No Inc ha chiesto al sindaco di Albano di convocare una nuova conferenza dei sindaci e scrivere al Ministro Zanonato, al tempo stesso il “NO INC” ha organizzato un Sit-In per venerdì mattina 12 luglio 2013, dalle ore 09,00 alle ore 12,00, sotto la sede del Ministero per lo Sviluppo Economico, a Roma, in Via Molise n. 2. In vista del prossimo SIT-IN in programma sotto la sede del Ministero per lo Sviluppo Economico per venerdì 12 luglio, il comitato No Inc, rappresentato legalmente da Daniele Castri, ha richiesto stamattina al sindaco di Albano, Nicola Marini, di farsi promotore, con urgenza, della convocazione d’una nuova conferenza dei sindaci di bacino – pubblica, da tenersi presso l’aula consiliare di Palazzo Savelli – in cui tutti e dieci gli attuali amministratori di bacino sottoscrivano una lettera al Ministro Flavio Zanonato per rimarcare ciò che è, da tempo, sotto gli occhi di tutti i cittadini. Ovvero che i termini per costruire l’Inceneritore dei Castelli Romani a spese dell’erario pubblico sono ampiamente scaduti. Mostrando una precisa volontà politica non così lontana dalla società civile. Il comitato No Inc ha anche messo a disposizione dei dieci sindaci di bacino una proposta/bozza di lettera allegata all’articolo. Sarebbe un modo, questo, per sanare un grave errore politico che rischia, ancora oggi, di costare caro all’intera comunità dei Castelli Romani. Ovvero quello d’aver firmato, nel lontano luglio 2007, un documento in cui gli allora “primi cittadini” richiedevano al Commissario Marrazzo di dare il via-libera alla costruzione dell’Inceneritore di Albano. In questo modo, i sindaci di bacino potrebbero chiedere al Ministro Zanonato, ufficialmente e collegialmente, di non concedere, nel pieno rispetto della normativa europea e nazionale, ed in continuità con le sentenze n. 36740 del 15.12.2010 del Tar del Lazio e n. 1640 del 22.03.2012 del Consiglio di Stato, i fondi pubblici per costruire e poi gestire l’Inceneritore i Albano. Un modo per auspicare che tutti questi fondi invece vengano dirottati verso la diffusione ed il radicamento dei processi di raccolta differenziata porta a porta, riduzione, riciclo “a freddo” e riuso dei rifiuti urbani. Certo che lo stato della vertenza in fieri contro l’Inceneritore dei Castelli Romani mostra ora, senza alcun dubbio, che la “battaglia civile” contro il folle progetto s’è spostata, almeno per il momento, dalle aule dei Tribunali amministrativi al “campo politico”. Non è un caso, difatti, se le “pressioni” del consorzio Co.E.Ma. per ottenere dal governo, ancora oggi, i soldi pubblici e costruire il contestatissimo forno brucia-rifiuti, continuano senza sosta. E sono dirette ora, attraverso alti dirigenti del G.S.E., niente meno che nei confronti del Ministro per lo Sviluppo Economico, Flavio Zanonato e della direttrice generale per le energie rinnovabili per conto del Ministero, Dott. ssa Rosaria Fausta Romano. Proprio a proposito dell’Inceneritore dei Castelli Romani, difatti, alti dirigenti del G.S.E., hanno recentemente inviato al Ministro per lo Sviluppo Economico Flavio Zanonato, una lettera (doc. n. 3) con richiesta tanto chiara quanto esplicita: “… il consorzio Co.E.Ma. ha richiesto al G.S.E., più volte, l’aggiornamento della convenzione preliminare Co.E.Ma. – GSE di giugno 2009 … in relazione a quanto successo sino ad ora (ndr, circa l’Inceneritore di Albano), si richiede a codesto Ministero se considerare ancora operativa o meno, con riferimento alla Convenzione stessa, la deroga di cui al combinato disposto di legge … (ndr, relativa sia ai termini di avvio del cantiere entro e non oltre il 31 dicembre 2008 sia alla prospettata conclusione del cantiere e avvio dell’impianto entro e non oltre il mese di febbraio 2011) … visto in particolare l’ulteriore procrastinarsi del termine di conclusione dei lavori. E se, conseguentemente, il GSE possa procedere o meno all’aggiornamento della Convenzione Preliminare così come richiesto dal consorzio CO.E.Ma.” Il Ministro Flavio Zanonato, però, ancora non ha risposto ai dirigenti del G.S.E. né, tantomeno, alla richiesta d’incontro dei cittadini dei Castelli Romani, formalizzata con raccomandata A/R ben due settimane fa. Proprio per questo stamattina Federica Daga, responsabile ambiente per il 5-Stelle presso la Camera dei Deputati, ha depositato un’interrogazione urgente (e una domanda diretta nello spazio “question time”), a risposta orale (ndr, direttamente in aula) e scritta, indirizzata al Ministro per lo Sviluppo Economico Flavio Zanonato. L’Interrogazione riguarda, in modo particolare, la ormai ben nota vicenda dei fondi pubblici CIP-6 e Certificati Verdi per la costruzione e gestione del’Inceneritore di Albano. I termini per accedere a questa pioggia di contributi statali, come noto, erano legati a due vincoli: 1) l’avvio delle attività di cantierizzazione del sito entro e non oltre il termine del 31 dicembre 2008; 2) l’ultimazione del cantiere ed il collaudo/messa in esercizio dell’impianto entro e non oltre il mese di febbraio 2011. Entrambi questi termini, come verbalizzato e certificato da ben due verbali della Polizia Municipale di Albano, sono venuti meno, facendo sfumare la possibilità per il Co.E.Ma. di accedere, legittimamente, agli aiuti di Stato. In ogni caso, il comitato NO INC ha organizzato un Sit-In per venerdì mattina 12 luglio 2013, dalle ore 09,00 alle ore 12,00, sotto la sede del Ministero per lo Sviluppo Economico, a Roma, in Via Molise n. 2. Tutta la cittadinanza è invitata a partecipare.


Ancora Malagrotta, Nicola Zingaretti nega l’evidenza dell’immondizia illegale

l43-nicola-zingaretti-130109175141_big_(Fonte articolo, La Notizia Giornale, clicca qui) Zingaretti canta vittoria per Malagrotta. Ma checché ne dica nella discarica più gande d’Europa vengono ancora riversati rifiuti non trattati. La Notizia ha pubblicato foto incontestabili (e un video su lanotiziagiornale.it) che dimostrano lo scarico illegale di rifiuti non trattati. Eppure il governatore nega l’evidenza, proprio nel giorno il cui il sindaco di Roma, Ignazio Marino, smaschera alcuni dipendenti dell’Ama che versavano il vetro nei contenitori dei rifiuti indifferenziati. E’ evidente che qualcosa nella gestione della spazzatura non va. Lo dicono i numeri. Lo dicono quelle mille e duecento tonnellate di immondizia indifferenziata che non si sa che fine facciano. Lo dice quel 30 per cento (almeno) di scarto dei quattro impianti di Tmb (Trattamento meccanico-biologico) di Roma: novecento tonnellate di tal quale che da qualche parte vengono scaricate. Lo scrivono nel loro rapporto i carabinieri del Nucleo Operativo Ecologico dei Carabinieri (Noe) che sottolineano come ci siano “450mila tonnellate in eccesso rispetto alla capacità dei TMB della provincia di Roma”. Il sospetto che la destinazione sia Malagrotta è più che fondato. Anche perché sembra certa l’ennesima proroga. Del resto è successo per 15 anni e accadrà ancora. La sua chiusura definitiva era prevista per il 30 giugno ma ormai appare inevitabile uno slittamento dei termini in attesa che la Regione Lazio, il Comune di Roma ed il commissario straordinario all’emergenza rifiuti Goffredo Sottile trovino una soluzione su come applicare il decreto Clini. Intanto i residenti della Valle Galeria che hanno fornito le prove dello scarico abusivo sono stati insultati, mentre lo stesso commissario Sottile a detta dei Comitati, ha più volte mostrato qualche difficoltà di orientamento nella zona di Malagrotta. Una cosa è certa in alcune zone della discarica si stanno edificando delle barriere anti paparazzi composte da materiale di risulta per impedire ai ficcanaso di riprendere le attività all’interno della discarica. E chissà come reagiranno quelli della commissione europea.


“Tal quale” a Malagrotta, i cittadini: “Perchè quel muro a coprire i rifiuti?”

malagrotta (13)_(Fonte articolo, Roma Today, clicca qui) ‘Tal quale’ Malagrotta, i cittadini avanzano una nuova denuncia. Nuove immagini scattate il 13 giugno mostrano un muro di argilla “che non ci permette fare foto”. Intanto è quasi pronto un esposto da presentare in Procura“.

Dopo l’allarme lanciato nei giorni scorsi sul versamento di rifiuti non trattati a Malagrotta, i cittadini della Valle Galeria avanzano una nuova denuncia. Materiale fotografico alla mano, testimoniano come, “dopo i primi articoli usciti sulla stampa, e dopo che è stata presentata anche un’interrogazione parlamentare, a Malagrotta è comparso una sorta di muro fatto di argilla, ghiaia e scarti di lavorazione”.  Secondo i cittadini realizzato per “impedire di effettuare foto e video e verificare il contenuto dei camion” spiegano. Le prime immagini scattate dai cittadini, pubblicate anche da Romatoday, erano state effettuate dal 18 maggio al 7 giugno. Quelle che pubblichiamo oggi sono del 13 giugno e sono state scattate dalla parte della raffineria, a circa 500 metri di distanza. ‘Tal quale’ Malagrotta, i cittadini avanzano una nuova denuncia. Nei giorni giorni scorsi, secondo quanto riporta Il Messaggero di lunedì 17 giugno in un articolo dal titolo “Rifiuti, ispezione a Malagrotta”, il commissario Goffredo Sottile ha effettuato un’ispezione (non viene però riportata la data) per verificare la veridicità delle affermazioni dei cittadini. Risultato del sopralluogo: nessun rifiuto non trattato finisce negli invasi del sito di smaltimento romano. Si tratterebbe invece di Fos, frazione organica stabilizzata, ovvero parte di ciò che fuoriesce dagli impianti di Trattamento meccanico biologico. I cittadini però, continuano a vigilare e proprio in queste ore stanno ultimando un esposto da presentare in Procura. Per loro, nelle immagini sono due gli elementi che fanno permanere il dubbio che dentro a Malagrotta si versino ancora rifiuti non trattati: “Il primo è la presenza dei gabbiani che sono indicatori della presenza di una componente organica non essiccata e quindi non trattata”. Mentre il secondo è un’altra verifica sul campo: “In una delle immagini il cassone del camion è girato verso la macchina fotografica. Al suo interno si vede del materiale grossolano bianco e giallo”.