Manifestazione

Comunicato stampa “No Inc” – Processo rifiuti, ordinanza storica, il tribunale dice si alle intercettazioni “raccolte”

02_Avviso per la cittadinanza: per tutti i prossimi appuntamenti in programma sul territorio castellano per ciò che concerne la questione rifiuti andare alla pagina delle “news” di questo sito. Buona lettura e partecipazione!

_(Fonte articolo dai seguenti giornali: Il Mamilio, clicca qui, Le Città, clicca qui e Osservatore Italia, clicca qui) Si è tenuta mercoledì scorso 22 ottobre alle ore 9,30 in punto, al piano-terra della palazzina A del Tribunale penale di piazzale Clodio di Roma, la sesta udienza del “processo (a rito immediato) Cerroni”. Ad Albano, certi politici aspiranti amministratori straparlano, accecati dal riflesso della propria immagine. Gli amministratori pubblici tacciono di fronte ad evidenze gravi ed allarmanti per la salute dei cittadini. E i pennivendoli scrivono, a mezzo stampa e sui social network, davvero di tutto, fuorché la realtà dei fatti. Ma in realtà, la prima sezione del collegio penale di Roma, presieduta dal dott. Giuseppe Mezzofiore, ha emesso alle ore 17,00 in punto, dopo oltre 6 ore di camera di consiglio, una ordinanza storica che ha decretato che tutte le intercettazione telefoniche e registrazioni ambientali effettuate dalle procure di Velletri e Roma dal 2008 al 2013, relative all’inceneritore di Albano ed al VII invaso della discarica di Roncigliano, rispettano i termini di legge e potranno essere utilizzate nel “processo (a rito immediato) Cerroni”, in pieno e veloce corso di svolgimento. Finalmente, tutti i cittadini potranno ascoltare, con dovizia di particolari, cosa dicevano al telefono e di persona gli amministratori e funzionari pubblici che flirtavano col “sistema Cerroni”. A cominciare, certo, dall’ormai celeberrima intercettazione in cui (secondo il P.M. Alberto Galanti e il G.I.P. Alessandro Battistini) l’avvocato del Gruppo Cerroni, Avilio Presutti, avrebbe letteralmente “dettato” all’ex Presidente della Regione Lazio Piero Marrazzo l’ordinanza fuorilegge n. Z-0003 del 22 ottobre 2008, poi bocciata sia dal Tar Lazio sia dal Consiglio di Stato. Ordinanza necessaria a garantire, costi quel che costi, il mezzo miliardo di euro di soldi pubblici CIP 6 necessari al Coema – targato Cerroni, Acea ed Ama – per costruire l’Inceneritore più grande d’Europa a spese dell’erario pubblico. In buona sostanza, il lavoro portato avanti dagli inquirenti ed investigatori delle Procure di Velletri e Roma era ed è tutto assolutamente corretto. Bravi, mille volte bravi. A tutti loro, va il plauso dell’intera comunità dei Castelli. Prossimo appuntamento del “processo Cerroni” per martedì 25 novembre ore 09,30, aula 3 palazzina B, per la settima udienza. Tutta la cittadinanza è invitata a partecipare.

_(Fonte articolo, Roma Report, Al processo Cerroni ammessa gran parte delle intercettazioni telefoniche, clicca qui) Scontro tra accusa e difesa al processo Cerroni. I pm incassano il sì del Tribunale sull’ammissibilità di gran parte delle intercettazioni telefoniche. Sono state così respinte le richieste della difesa di Manlio Cerroni di inutilizzabilità o annullamento delle intercettazioni per il mancato deposito da parte del pm dei verbali e del brogliaccio alla fine delle indagini preliminari. Il collegio ha respinto anche altre eccezioni sollevate sempre dalle difese, come quelle (avanzate dai legali di Luca Fegatelli e Raniero De Filippis, alti dirigenti della Regione Lazio a processo) sulla tempistica delle iscrizioni nel registro degli indagati e sugli eccessivi oneri economici che andrebbero sostenuti per estrarre dai supporti informatici copie delle intercettazioni.

Annunci

Benissimo, i rifiuti non si bruciano. Per noi vale anche per gli inceneritori!

rogo_ARTICOLO 32 COSTITUZIONE DELLA REPUBBLICA ITALIANA (STRALCIO): “LA REPUBBLICA TUTELA LA SALUTE COME FONDAMENTALE DIRITTO DELL’INDIVIDUO E INTERESSE DELLA COLLETTIVITA’…”

_(Fonte articolo, News Republic, clicca qui) Inasprimento delle sanzioni per chi brucia i rifiuti, comunicazione più agevole tra magistratura e amministrazioni, classificazione e caratterizzazione delle aree agricole contaminate. Sono gli aspetti principali del decreto sulla cosiddetta Terra dei fuochi, che il ministro dell’Ambiente Andrea Orlando e il ministro dell’Agricoltura Nunzia De Girolamo presenteranno martedì 3 dicembre in Consiglio di Ministri. Alcuni punti sono stati illustrati dal ministro Orlando parlando con i giornalisti a Napoli, dove ha partecipato a un’iniziativa del consorzio Ecopneus. Nel decreto, ha detto Orlando, saranno presenti “norme che consentiranno una comunicazione più agevole tra magistratura inquirente e amministrazioni chiamate poi a interventi di risanamento e di bonifica”. Un canale di comunicazione che si attiverà automaticamente in caso di reati che possono avere effetti sul territorio dal punto di vista della contaminazione ambientale, “per assicurare un meccanismo non occasionale o eventuale nella trasmissione di queste informazioni”. Poi la classificazione e la caratterizzazione delle aree agricole contaminate: le norme serviranno, ha spiegato Orlando, “anche per indicare le aree che non hanno avuto danni e non pregiudicare una filiera che, dal punto di vista economico, è importantissima per la Campania e per l’Italia”. Nel decreto non si parlerà di risorse che “per individuare i siti all’analisi delle istituzioni nel corso di questi anni ci sono. Ora si tratta di sbloccarle e utilizzarle adeguatamente”. Novità anche sul fronte della repressione dei roghi di rifiuti tossici: “Legheremo la situazione emergenziale e di crisi ambientale a un inasprimento per comportamenti che, in altre realtà, possono essere anche sanzionate in modo meno grave”, ha spiegato Orlando. In breve, “andare in quell’area e abbandonare un inerte o un ingombrante non ha stessa valenza” in termini di “effetti che produrrebbe in un’altra realtà con una gestione dei rifiuti ordinata e senza attività criminali”. “Non credo che l’inasprimento dei reati di per sè risolva un fenomeno così drammatico -ha aggiunto Orlando- ma in questo caso un inasprimento della sanzione consente anche alle forze dell’ordine di dare un segnale alle organizzazioni criminali e ai molti che, per incuria o inciviltà, hanno contribuito a fare di quella zona uno tra gli impianti inquinanti più grandi d’Italia”. Per risanare ai danni provocati in Terra dei fuochi “saranno necessari molti anni – ha concluso il ministro – ma penso si possa parlare di una reazione efficace delle istituzioni, per un fenomeno per molto tempo non solo trascurato, ma neanche raccontato”.


Italia a rischio sanzioni, ma l’Ue punta a risolvere il problema discariche

45

_NOTA BENE: La battaglia per la non costruzione dell’inceneritore dei Castelli Romani e per la chiusura e la bonifica della discarica di Albano Laziale è prima di tutto una questione di civiltà. Interrare e bruciare rifiuti nel 2013 significa abbandonarsi ancora a logiche sostanzialmente preistoriche o spesso speculative nel trattamento dei rifiuti solidi urbani. I cittadini dei Castelli Romani si battono da anni a 360° in modo assolutamente civile (come è giusto e doveroso che sia) per far avviare nel loro comprensorio un ciclo virtuoso dei rifiuti basato su raccolta differenziata porta a porta e riciclo a freddo con recupero di materia. Cose assolutamente possibili ed economicamente convenienti per molti, in primis per amministratori e cittadini. Una battaglia durissima e spinosa condotta per la legalità, per la salute pubblica e, soprattutto, nel vero ed unico interesse della comunità. Ogni vita umana ha un valore estremo e alta dignità, va pertanto protetta la sua salute e va protetto, quindi, l’ambiente nel quale essa vive. Sviluppo si, quello vero però!

_(Fonte articolo, News Republic, clicca qui) Sulle discariche abusive l’Italia è a rischio sanzioni da parte dell’Unione Europea. Ma l’iter che conduce alla sanzione applicata è lungo e l’obiettivo dell’Unione Europea non è tanto quello di riscuotere le ammende quanto la soluzione dle problema. Soluzione che, per l’Italia, sembra essere ancora lontana. Sono 218 le discariche da bonificare, sparse in 18 diverse regioni, 16 delle quali contengono rifiuti pericolosi. E per la bonifica degli 84 siti segnalati nelle regioni Abruzzo, Calabria, Campania, Emilia Romagna, Liguria, Piemonte, Puglia, Umbria e Veneto, servono – secondo le stime del ministero dell’Ambiente – 142 milioni di euro. Un’intervento necessario, non solo perché ne beniferebbe l’ambiente, ma anche perché, dopo aver deferito l’Italia alla Corte di Giustizia il 24 ottobre 2012, la Commissione europea ha quantificato le sanzioni pecuniarie: un’ammenda forfettaria pari a 56 milioni di euro e una giornaliera di 256.819,20 euro per ogni giorno successivo alla sentenza e fino alla risoluzione definitiva del caso. La parola ‘sanzione’ spaventa, ma nonostante i procedimenti di infrazione Ue a carico dell’Italia, il nostro Paese ancora non paga nessuna multa. “Siamo però a rischio multa per Malagrotta e per la qualità dell’aria, perché su questi due temi la Commisione non fa sconti – spiega all’Adnkronos Mauro Albrizio, direttore dell’ufficio europeo di Legambiente – Quello dei rifiuti è infatti un tema caldo, considerato la grande emergenza: la Commisione ha infatti calcolato che la piena attuazione, a livello Ue, della normativa di settore consentirebbe di far risparmiare all’Unione 72 miliardi di euro l’anno, incrementare di 42 miliardi il fatturato di settore e creare 400mila posti di lavoro entro il 2020”. Nessuna multa da pagare direttamente per l’Italia, che però è già incappata in ‘misure preventive’ che la Commissione Ue ha messo a punto con il caso dei rifiuti di Napoli e con l’inquinamento di nitrati, nel tentativo di risolvere velocemente la situazione: il blocco dei fondi strutturali per le Regioni del Mezzogiorno e di quelli agricoli. “Obiettivo della commissione non è la multa ma la soluzione del problema – aggiunge Albrizio – e vista la lunghezza dei tempi burocratici, si preferisce un approccio personalizzato, anche utilizzando mezzi non previsti, ma neanche vietati ,come il blocco dei fondi. Nel caso dei rifiuti di Napoli, non si è arrivati alla sentenza, che è stata applicata in maniera indiretta con il blocco, deciso dalla Commissione, di circa 140 milioni di euro che spettavano alla Regione campania. In questo modo, la Commissione ha indirettamente comminato la multa accelerando i tempi e passando da 54 a 19 mesi”. La situazione italiana, però, “non va letta solo nelle cifre – continua Albrizio – i dati parlano di un Paese alla deriva che non è in grado di gestire l’attuazione della normativa comunitaria, e che si trova in grave ritardo nell’attuazione delle politiche concordate a Bruxelles. Tant’è che nel settimo programma di azione in campo ambientale in via di discussione e che dovrebbe essere adottato entro fine giugno è prevista la realizzazione di contratti di partenariato per avviare un approccio personalizzato ai problemi dei singoli Paesi e risolverli”. Secondo i dati della Commissione Europea di marzo 2013, sono 135 i procedimenti di infrazione Ue per l’Italia sui 1775 a livello dei 27 Stati membri (la Spagna ne conta 99, Francia e Polonia 95, Germania a e Regno Unito 76). A livello europeo, su 1775 procedure, 299 riguardano l’ambiente (ovvero il 17% del totale), e anche in questo l’Italia resta in testa per numero di procedimenti aperti su tematiche ambientali: 33 sulle 135 complessive, di cui due procedure chiuse nel frattempo. Si va dalla non corretta attuazione della direttiva relativa sul rumore ambientale al non corretto recepimento della direttiva relativa a valutazione e gestione dei rischi di alluvioni; dalla non corretta trasposizione della direttiva sulla gestione della qualità delle acque balneabili, alla cattiva applicazione di quella sul trattamento delle acque reflue urbane. Ma è lungo l’iter che va dalla messa in mora alla Corte di giustizia e alla sentenza definitiva (circa 54 mesi) e a quest’ultimo step l’Italia non è ancora giunta e quindi non paga ancora alcuna multa.


Nuove iniziative del “Coordinamento No Inc” in attesa dell’udienza al Consiglio di Stato

 page_discamping_(Fonte articolo, clicca qui) “Una nuova serie di iniziative del comitato No Inc, in attesa della prossima udienza al Consiglio di Stato relativa all’Inceneritore dei Castelli Romani prevista per martedì mattina 7 maggio.” “In una vigna all’ingresso di Villaggio Ardeatino, proprio davanti al VII invaso, da sabato pomeriggio 4 maggio, a martedì sera 7 maggio, sarà allestito dal comitato No Inc uno spazio informativo di confronto, di incontro e discussione con la cittadinanza dei Castelli Romani. Inoltre, chiederemo a tutti i residenti di Villaggio Ardeatino, Cancelliera, Cecchina e Roncigliano, di portarci un campione d’acqua dei propri pozzi per monitorare lo stato d’inquinamento delle falde acquifere ESTERNE al noto sito di smaltimento rifiuti. In attesa, certo, di conoscere dall’Amministrazione Marini lo stato di inquinamento delle falde acquifere INTERNE all’area della discarica di Roncigliano.” “Non mancheranno momenti di relax: musica, proiezioni, punto ristoro, banchetti informativi ed altro ancora.” Il monopolista dei rifiuti Manlio Cerroni ha inviato, nei giorni scorsi, una “diffida” ai danni dei Comuni del bacino dei Castelli Romani. Richiede, entro lunedì 6 maggio, ossia guarda caso il giorno prima dell’udienza al Consiglio di Stato in programma per martedì 7 maggio, il pagamento dei debiti pregressi relativi allo smaltimento dei rifiuti. Minacciano che, in caso contrario, bloccherà l’ingresso in discarica degli auto-compattatori comunali. Una nuova e inaccettabile pressione e ingerenza ai danni di libere ed autonome Istituzioni Pubbliche. Tra l’altro nessuno di noi, ancora oggi, sa se l’Amministrazione Marini abbia convocato o meno, come richiesto dalla regione Lazio il 29 gennaio scorso (doc. 5), le conferenze dei servizi relative alla più volte invocata “caratterizzazione geologica ed idrogeologica” INTERNA alla discarica dei Castelli Romani . Né, tanto meno, se il sindaco di Albano, Nicola Marini, abbia dato incarico ad un Ente Pubblico (ad esempio il CNR) di effettuare ciò che, in realtà, non è niente di più che un’analisi molto approfondita e dettagliata della qualità delle acque e dei terreni sottostanti l’area INTERNA della discarica.

Eppure, a tal proposito, la stessa Pontina ambiente di Cerroni ha sostenuto appena poche settimane fa: “l’accertamento di specifici valori (ndr, di inquinamento delle falde acquifere sottostanti la discarica)… comporta indagini sull’area vasta che solo codesto Comune, in forza dei poteri pubblicistici di cui dispone, può consentire.” (Doc. 6) Come noto, difatti, dal lontano 18 novembre 2011 (Doc. n. 1) nessuno, neanche il Comune (Doc. n. 4) di Albano – su cui grava, secondo la legge, la competenza amministrativa (art. 250 legge n. 152 del 2006) – conosce lo stato reale di inquinamento delle falde acquifere e dei terreni sottostanti la discarica di Roncigliano. Come se non bastasse, inoltre, secondo indiscrezioni giornalistiche fin’ora mai smentite, il Direttore dell’Arpa Lazio, Servizio Suolo-Rifiuti e Bonifiche della Provincia di Roma, Ing. Fabio Ermolli, risulta indagato per abuso d’ufficio. (Doc. n. 2) Come ben sappiamo, le analisi delle acque dei pozzi-spia e dei terreni INTERNI alla discarica (Caratterizzazione geologica ed idrogeologica), sono necessarie per argomentare e sostenere, correttamente, la tesi relativa allo stato di inquinamento dell’area di Roncigliano sia al Tar del Lazio sia, è il caso di ricordarlo, proprio al Consiglio di Stato. Ma anche per richiedere quanto prima, alla Regione Lazio guidata da Nicola Zingaretti, la REVISIONE e l’ANNULLAMENTO della procedura di Autorizzazione Ambientale. Ovvero, per richiedere l’annullamento dell’atto amministrativo che permette il via libera all’avvio del cantiere per la costruzione dell’Inceneritore dei Castelli Romani. Fin’ora l’Amministrazione Marini, viceversa, si è limitata a sottoscrivere una convenzione (stipulata il 7 dicembre scorso, Doc. 3) con il CNR al fine di effettuare una caratterizzazione geologica ed idrogeologica SOLO ESTERNA all’area della discarica. L’iniziativa del comitato No Inc, che durerà tre giorni interi, avrà l’obiettivo di far analizzare gratuitamente, da un chimico abilitato, tutti i campioni da mezzo litro o un litro d’acqua ( in bottiglia pulita di plastica o vetro) che ci verranno consegnati da domenica 5 a martedì 7 maggio. Verrà garantito l’anonimato. Non mancheranno momenti di relax: musica, proiezioni, punto ristoro, banchetti informativi ed altro ancora. Tutta la cittadinanza dei Castelli Romani è invitata a partecipare. Non mancate.


Inceneritore Albano – il Consiglio di Stato sospende tutto, il cantiere non può partire

KONICA MINOLTA DIGITAL CAMERA_(Fonte articolo, clicca qui) La notizia tanto attesa è arrivata. Dopo anni e anni di proteste e manifestazioni, non ultima quella che sabato pomeriggio ha calamitato oltre 2mila persone, unite dal fermo proposito di combattere contro il ‘cancrovalorizzatore dei Castelli’, il Consiglio di Stato ha sospeso l’ordinanza del Tar del Lazio che il 29 marzo scorso aveva rigettato il ricorso presentato dall’Amministrazione comunale di Albano contro il nuovo programma per la costruzione del vituperato Inceneritore di Roncigliano. Un colpo di scena in piena regola che di fatto blocca tutto, quantomeno fino a quando non verrà appurato con totale certezza che non vi sia un effettivo rischio ambientale. Di fronte ad una prospettiva del genere se prima la via per la costruzione dell’Inceneritore poteva sembrare in discesa ora si complica maledettamente e si fa piena zeppa di ostacoli, con veri e propri tornanti d’alta montagna. Una salita di fronte alla quale si spera qualcuno possa definitivamente desistere, sebbene gli interessi in ballo siano tanti e tali che chi, a suo tempo, ha fiutato l’affare difficilmente si farà da parte senza ‘colpo ferire’. “Il Consiglio di Stato – ha dichiarato il Sindaco Nicola Marini – accoglie di fatto le nostre ragioni, quelle che da tempo, con tenacia e fermezza, portiamo avanti: un territorio già così sofferente in termini igienico-sanitari e ambientali non può sostenere la presenza di questo impianto. Anche il Consiglio di Stato mette in luce le contraddizioni con cui ha agito la Regione Lazio, e che il nostro Comune ha legittimamente evidenziato. La Regione da una parte firma un nuovo cronoprogramma e dall’altra chiede a Pontina Ambiente una caratterizzazione dell’area, che poi il Comune dovrà valutare in sede di conferenza di servizi, tra l’altro già convocata dalla nostra Amministrazione. Siamo ovviamente molto soddisfatti di questa pronuncia, ma la nostra azione di certo non si ferma e continueremo ad opporci alla costruzione dell’inceneritore con atti concreti, amministrativi, legali e politici. Le nostre ragioni evidentemente valgono”. Entusiasti i ‘No Inc’, che vedono finalmente la luce in fondo al tunnel, e sperano che nuove politiche ambientali si affaccino all’orizzonte, rendendo fattibile un nuovo modo di intendere il ciclo dei rifiuti, con un via libera definitivo alle politiche di riciclo e riuso.

_(Fonte articolo, clicca qui) Colpo di scena nella battaglia giuridica e di piazza contro la costruzione dell’inceneritore di Roncigliano: il Consiglio di Stato, tramite decreto monocratico, ha sospeso l’ordinanza del Tar del Lazio che il 29 marzo scorso aveva rigettato la richiesta di sospensiva del cronoprogramma della Regione Lazio che detta le tempistiche per la costruzione dell’impianto. Il consigliere delegato Antonio Amicuzzi ha ritenuto prevalenti le ragioni di tutela e integrità del territorio e della salute: “Il Comune appellante ha evidenziato che la richiesta di tutela cautelare è tesa ad evitare l’aggravamento dell’inquinamento dell’aria su cui sorgerà l’inceneritore, anche se non è ancora in esercizio, perché i lavori relativi dovrebbero iniziare a giorni interferendo con le attività di caratterizzazione del territorio e di bonifica sollecitate dalla Regione”, si legge nel decreto. Insomma finché non sarà appurato con certezza che non vi è alcun rischio ambientale è tutto fermo. La camera di consiglio collegiale è convocato per il prossimo 7 maggio. Soddisfatto il sindaco di Albano Nicola Marini che comunica con queste parole l’esito della decisione dei giudici di Palazzo Spada: “Il nostro Comune con tenacia e fermezza sta portando avanti una linea di netta contrarietà alla costruzione dell’impianto. Le nostre ragioni evidentemente valgono”.


Castelli Romani 6 aprile 2013 – Moto perpetuo contro inceneritori e discariche

_Dodicesimo corteo. Moto perpetuo. Dopo sei anni di lunghissima battaglia un’intera comunità in cammino, fresca, come fosse il primo giorno. I Castelli Romani rifiutano in massa la nefasta logica fatta di discariche e bruciatori sulla pelle dei cittadini e sulle spalle del territorio. Chiedono, per l’ennesima volta, a tutti gli attori competenti, raccolta differenziata porta a porta associata a riduzione, riuso e riciclo con trattamento a freddo dei rifiuti. (Foto, Marco Di Agostino)

08

09


Comunicato sul parere del TAR circa l’inceneritore – Sabato prossimo corteo cittadino

09_SABATO 6 APRILE ORE 15:00 DA PIAZZA MAZZINI CORTEO CITTADINO CONTRO L’INCENERITORE E LA DISCARICA DEI CASTELLI ROMANI. Per una politica del riuso del riciclo e della raccolta differenziata ai Castelli Romani. Moto perpetuo, non arretriamo di un centimetro, passaparola!

ATTENZIONE, PROSSIMI ED IMMEDIATI APPUNTAMENTI “NO INC”:

  • MERCOLEDÌ 3 APRILE, ore 17,30, Piazza San Pietro, Albano, Assemblea Pubblica.
  • SABATO 6 APRILE, ore 15,00 piazza Mazzini, Albano, Corteo “No Inc”.

_(Fonte articolo, Coordinamento Contro l’inceneritore di Albano, clicca qui) I santi in paradiso, sindaco di Albano, Nicola Marini, non bastano. Le porgiamo pubblicamente, per l’ennesima volta, un invito: conferisca incarico ad un ente pubblico per avviare la caratterizzazione geologica ed idrogeologica interna all’area della discarica! Il ricorso al Tar Lazio contro il nuovo CRONO-PROGRAMMA della Regione Lazio che scandisce i tempi di realizzazione dell’Inceneritore dei Castelli Romani è ancora pendente. Questa è la vera notizia. Nulla, quindi, è ancora irrimediabilmente compromesso o perduto. Il resto è noto: la 1a sezione Ter del Tribunale Amministrativo ha respinto SOLO ED ESCLUSIVAMENTE la richiesta di “sospensiva cautelare” del crono-programma. Ricordate i tre ricorsi al Tar del No Inc contro l’Inceneritore? Anche in quel caso i giudici amministrativi negarono la “sospensiva cautelare”. Ma quel diniego non compromise in alcun modo lo svolgimento del resto del processo. Nelle settimane successive il No Inc depositò in Tribunale una super-relazione tecnica che smontò, punto per punto, il progetto dell’Inceneritore. Ed alla fine, come noto, ottenemmo la “storica vittoria”. Queste, invece, le dichiarazioni del sindaco di Albano Nicola Marini e del delegato ai rifiuti Luca Andreassi: “Il TAR del Lazio ha rigettato il ricorso presentato dall’Amministrazione di Albano Laziale. Speravamo che le ragioni del diritto valessero più di qualsiasi altro interesse e invece siamo di fronte ad una sentenza del Tribunale Amministrativo che rigetta ogni argomentazione sul reale stato ambientale di un territorio in grande sofferenza.” I giudici, in realtà, dicono altro: l’inquinamento dell’area della discarica non è stato ancora OPPORTUNAMENTE DIMOSTRATO: “l’inquinamento del sito … invocato dall’amministrazione comunale … (dei pozzi C e D) non appare essere più sussistente …” Ed infatti, sindaco Marini, è proprio così. La diffida della Provincia di Roma del 19 gennaio 2012, relativa agli inquinanti presenti nei pozzi C e D, interni all’area della discarica, è venuta meno. Sono i dati dell’Arpa Lazio del 19 dicembre 2012 che certificano il rientro nei limiti di legge. Ma in discarica, però, ci sono altri pozzi. Si tratta dei piezometri: A, B, D bis, E, F, G, H, I, L. Qual è la reale situazione di quei nove pozzi, Le chiedo? Nessuno lo sa. L’Arpa Lazio, il 18 novembre 2011, ha chiesto una CARATTERIZZAZIONE geologica ed idrogeologica INTERNA al sito, avendo trovato questi pozzi gravemente inquinati. La caratterizzazione consiste in un’analisi molto approfondita della qualità delle acque e dei terreni. Questi dati potrebbero certificare l’esistenza di un grave peggioramento dello stato ambientale dell’area. Analisi da depositare, quanto prima, al Tar Lazio, certo, ma ASSOLUTAMENTE NECESSARIE anche per chiedere e discutere la revisione e l’annullamento della procedura di Autorizzazione Ambientale davanti ai funzionari dell’Area Rifiuti della Regione Lazio. I Santi in paradiso non bastano … Al di là delle incomprensioni personali e politiche, le porgiamo pubblicamente, per l’ennesima volta, un invito: conferisca quanto prima incarico ad un ente pubblico per avviare la caratterizzazione geologica ed idrogeologica interna all’area della discarica di Albano!