Goffredo Sottile

Ex ministri, governatori e sindaci. Processo Cerroni, tutti a deporre

07_5 giugno, aperto il processo a Cerroni & soci. Comunicato “Coordinamento contro l’inceneritore di Albano”, clicca qui.

_Manlio Cerroni sbarca sul web (sito). “Non sono capace di stare fermo”. Roma Today, clicca qui.

_(Fonte articolo, Affaritaliani, clicca qui) Al processo a “trent’anni di monnezza romana” sfileranno gli ex ministri Matteoli, Ronchi, Pecoraro, Clini, Fioroni e Ornaghi; i parlamentari Milana e Pecorella. I presidenti della Regione Lazio dagli Anni ’80 sino ad oggi Proietti, Pasetto, Marrazzo, Storace, Montino e Polverini. E poi i sindaci di Roma Rutelli, Veltroni e Alemanno con gli assessori comunali De Petris, De Lillo e Visconti gli ex assessori regionali Pietro di Paolo, Saraceni Verzaschi, Zaratti e Delle Fratte, inseme a Carlo Ripa di Meana. Ma anche i due prefetti Pecoraro e Sottile, in veste di commissari straordinari per l’emergenza rifiuti. Infine, a sorpresa, potrebbe entrare in aula anche Stavios Dimas, il Commissario Europeo che nel 2008 aprì la procedura d’infrazione comunitaria per lo smaltimento dei rifiuti senza trattamento all’interno della discarica di Malagrotta.
La lista dei testimoni è un elenco incredibile di cariche pubbliche e manager che, a diverso titolo, hanno avuto contatti con Manlio Cerroni e i suoi manager, accusati di associazione a delinquere finalizzata alla frode in forniture pubbliche. Gli accusati, Cerroni, Giovi, Sicignano Landi e Rando per il gruppo di imprese private e i tecnici regionali De Filippis e Fegatelli, tramite i loro avvocati nei giorni scorsi hanno depositato la lista testi e consulenti presso la Prima Sezione del Tribunale di Roma. Stesso atto da parte dell’accusa che ha chiamato ovviamente come primi testimoni i carabinieri del Nucleo Tutela Ambientale, guidati dal tenente colonnello, Sergio Di Caprio (il capitano Ultimo) che hanno eseguito le indagini e gli arresti del gennaio scorso. Due generazioni di politici saranno chiamati a diverso titolo a salire sul banco dei testi per spiegare relazioni e rapporti, ma anche decisioni comuni per la gestione corrente e le diverse emergenze “commissariali” con il Gruppo Cerroni impegnato sin dagli Anni ’60 nella gestione dello smaltimento dei rifiuti e con loro anche i manager di Ama e Acea, tra cui il direttore dell’azienda dei rifiuti Giovanni Fiscon, l’ex presidente Biagio Eramo e l’attuale presidente Daniele Fortini, mentre per la società di energia e acqua andranno a testimoniare l’ex presidente Giancarlo Cremonesi e l’ex Dg Paolo Gallo. Un processo show la cui durata, indipendentemente dalla volontà della Procura e del Tribunale di arrivare a conclusione in certi tempi, sarà certamente condizionata dalla sfilata di testi. Perché oltre ai politici, l’elenco si allunga a dismisura con i tecnici regionali di settore e poi i periti, alcuni dei quali veri esperti internazionali del settore provenienti dalle diverse Università italiane. Tra accusa e difesa, si preannuncia una prima battaglia già da lunedì prossimo 23 giugno, in occasione della seconda udienza, durante la quale verrà discussa l’ammissibilità delle parti civili, oltre alla possibilità che altri soggetti a diverso titolo, presentino last minute la richiesta di ammissione. La prima udienza già in 150 hanno inoltrato istanza di ammissione, generando così una platea enorme di soggetti che a vario titolo avrebbero subito danni dalla “cupola che per trent’anni circa avrebbe governato il sistema”.
Dunque, un vero processo alla storia e alla città che per decenni si è affidata a Malagrotta. Ora che la “buca più grande d’Europa” è stata chiusa, Roma è piombata in uno stato di emergenza continua. Non c’è settimana in cui gli impianti di trattamento non dimostrino la loro fragilità, mentre la collettività sta pagando un prezzo altissimo per trasportare i rifiuti trattati nelle discariche di altre regioni. E all’orizzonte si preannuncia una nuova organizzazione con l’Acea chiamata dal sindaco Ignazio Marino a dare una soluzione alla monnezza. L’interrogativo però è d’obbligo: se si voleva smantellare un monopolio, come agli atti del processo dichiarato dalla presidente Polverini, perché si passa da un privato ad un’azienda mista pubblico-privato e non si dà tutto all’Ama, controllata al 100 per cento dal Comune di Roma?

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Roma, iniziato il processo, tutti contro l’ex ras della monnezza

07_(Fonte articolo, Osservatore Laziale e Castelli Notizie, clicca qui e qui).  ATTENZIONE, RASSEGNA STAMPA COMPLETA DI IERI 5 GIUGNO 2014 A QUESTO LINK. BUONA LETTURA. Il Comune di Genzano ha chiesto la restituzione integrale delle somme versate nel periodo 2006-2012 alla soc. Pontina Ambiente, per un totale di circa 10 milioni di euro più interessi. Si apre un altro capitolo di una storia dal cupo rimbombo kafkiano, che si auspica non resti incompiuta. Giovedì 5 luglio, prima udienza del processo a Manlio Cerroni patron di Malagrotta e ad altri cinque suoi fidi impegnati nella gestione dei rifiuti, e Bruno Landi ex presidente della Regione Lazio. In questa prima fase sono state raccolte dai giudici della prima sezione penale del Tribunale di Roma – presieduta da Piero De Crescenzo – una valanga di richieste di costituzione civile, presentate da istituzioni, comuni, associazioni e semplici cittadini, mentre pare non sia stata fatta analoga richiesta da parte della Provincia di Roma, ma si sia costituito per essa Paolo Izzo, patrocinato dall’avvocato Rossodivita. I difensori hanno chiesto per i loro assistiti la revoca delle misure cautelari, così che gli imputati non si trovino costretti al soggiorno obbligato o a doversi recare a firmare il registro dei sorvegliati. Il processo riprenderà il 23 giugno, per la valutazione delle richieste di costituzione di parte civile e l’ammissione delle prove, poi ci sarà l’interruzione per le vacanze e si riprenderà a settembre, e di udienza in udienza si arriverà a Natale e a Capodanno e per l’anno nuovo Dio provvede. Riferito il più o meno risaputo, riportiamo quanto ci è stato rilasciato da un cittadino facente parte del Coordinamento No Inc, presente alla prima udienza: «Giovedì 5 giugno 2014 alle ore nove alla prima sezione del tribunale di Roma c’è stata la prima udienza contro Cerroni ed i suoi “fedelissimi” e Fegatelli e De Filippis per la parte pubblica, in quanto ex dirigenti della Regione Lazio, coinvolta nell’ “affare monnezza”. C’ è stata la costituzione di parte civile come parte lesa di un nutrito gruppo di cittadini residenti nelle immediate vicinanze della discarica di Roncigliano e che sono coloro che direttamente da oltre 30 anni subiscono gli effetti mortiferi della stessa. Si sono costituiti alcuni comuni, in particolare Ariccia, Genzano, Albano insieme a Castel Gandolfo, poi sono iniziate le sorprese: si sono costituiti altri comuni come Marino, Ciampino, Nemi, Velletri, Rocca di Papa, e associazioni come Legambiente e il WWF, la Regione Lazio (!), il Comune di Roma, un singolo cittadino come rappresentante della Provincia di Roma e una miriade di altri, motivo per cui il Pm del procedimento ha chiesto un rinvio per lo studio delle carte processuali. Ma dov’era tutta questa gente, queste Amministrazioni ed Enti, questi ecologisti di professione che da sempre pescano nel torbido, mentre Cerroni e la sua banda da 30 anni a questa parte facevano il bello e il cattivo tempo sullo smaltimento dei rifiuti, devastando ed inquinando territori e falde acquifere, facendo pagare prezzi salatissimi in termini di salute e di condizioni igenico-sanitarie e di tariffe applicate ai comuni e di conseguenza ai cittadini, visto che i comuni stessi (Albano Laziale ne è l’esempio eclatante) hanno pagato o si sono indebitati zitti e buoni, rifacendosi sulle tariffe applicate ai cittadini, in ossequio al patron Cerroni? Noi la maggior parte di tutti questi non li abbiamo mai visti nei tanti anni di lotta e di battaglia anche legale che ci hanno visto protagonisti, con decine di manifestazioni, centinaia di assemblee, presidi e iniziative di vario genere, decine di azioni legali compiute tutte a nostre spese. Oggi spuntano come funghi a reclamare un risarcimento e una visibilità che non gli appartiene. Per ritornare all’udienza gli imputati, attraverso i loro avvocati, hanno chiesto che venga chiuso il procedimento a loro carico perché, sintetizzando, dicono che vista l’età avanzata della maggior parte di loro, ciò impedirebbe a priori la reiterazione del reato! Ma hanno proprio una bella faccia tosta! Quello che hanno messo su è un vero e proprio impero di tipo dinastico che ha mille tentacoli e mille addentellati con la compiacenza trasversale di troppa fetta di politici ed amministratori ed ora tentano di buttarla sul patetico! Per concludere, la prossima udienza è convocata per il 23 giugno (poi è stato fatto un calendario da settembre a gennaio) e il giudice ha detto che vista la quantità di persone interessate presto tenterà laddove possibile, di farsi concedere l’aula Occorsio per le prossime udienze». Si riporta inoltre qui di seguito anche il comunicato del Comune di Genzano di Roma, costituitosi parte civile:
Nel corso della prima udienza del procedimento penale nei confronti di Manlio Cerroni, il Comune di Genzano di Roma ha depositato questa mattina presso il Tribunale penale di Roma l’atto di Costituzione di parte civile al fine di difendere i diritti lesi dei cittadini e di ottenere un risarcimento sia per i danni patrimoniali subiti dall’Amministrazione comunale che per i danni non patrimoniali. Il Comune di Genzano ha chiesto infatti la restituzione integrale delle somme versate nel periodo 2006-2012 alla soc. Pontina Ambiente, per un totale di circa 10 milioni di euro più interessi. Agli imputati viene infatti contestato il reato di frode nelle pubbliche forniture in quanto nell’esecuzione dell’appalto per lo smaltimento dei rifiuti, avviando a termo valorizzazione un quantitativo annuo di CDR inferiore a quello dichiarato ed incrementando unilateralmente la tariffa per la termo distruzione anche sul quantitativo di CDR mai prodotto o comunque mai combusto, avrebbero commesso frode nell’esecuzione dell’appalto, conseguendo nel periodo 2006-2012 una indebita percezione di oltre 10 milioni di euro. «A questo – spiega il Sindaco Flavio Gabbarini – vanno poi aggiunti i danni non patrimoniali subiti dalla città e dai cittadini di Genzano, quantificati in circa un milione di euro: parliamo di danni di carattere ambientale, danni igienico-sanitari accertati dalla Asl e dal rapporto ‘Epidemiologia, rifiuti, ambiente, salute nel Lazio – Eras Lazio’ nel raggio di 5 km dall’impianto di Roncigliano, senza contare il gravissimo danno all’immagine della città e delle istituzioni».


Processo rifiuti Lazio, si parte col “botto”, valanga di richieste di parti civili – rassegna stampa completa

_Rassegna stampa completa su quanto accaduto ieri 5 giugno 2014 a Roma circa il processo riguardante lo scandalo rifiuti Lazio. La rassegna stampa sarà aggiornata nei prossimi giorni con eventuali sviluppi e nuovi articoli. “Buona” lettura.

  • Comunicato stampa “Coordinamento contro l’inceneritore di Albano” inizio processo rifiuti Lazio. 5 giugno aperto il processo a Cerroni & soci. Clicca qui.
  • Processo Cerroni. Il Comune di Genzano di Roma parte civile. Dal 2006 al 2012, chiede 10 milioni di Euro più gli interessi. Clicca qui.
  • I complici del “Supremo” contro il dirigente della Asl. Clicca qui.
  • Il mistero della discarica, iniziano le misurazioni. Clicca qui.
  • Cerroni libero di tornare a Roma. Clicca qui.
  • Rifiuti. Minacce e pressioni ad Albano Laziale. Processo a Cerroni. Clicca qui.
  • La carica delle 150 parti offese contro il “Supremo” dei rifiuti. Clicca qui.
  • Cerroni, 7 sindaci chiedono i danni. Clicca qui.
  • Rifiuti. Minacce al dirigente della Asl. Clicca qui.
  • Parte processo Cerronopoli. Cittadini dei Castelli Romani e Latina chiedono i danni. Clicca qui.
  • Processo sullo scandalo rifiuti. 17 cittadini di Borgo Bainsizza si costituiscono parte civile. Clicca qui.
  • Processo rifiuti d’oro: 150 parti offese contro il “Supremo” delle discariche. Clicca qui.
  • Processo Cerroni. Il Comune di Rocca di Papa parte civile. Clicca qui.
  • Processo rifiuti. Cittadini di Montello e Bainsizza parte civile nel processo. Clicca qui.
  • Processo scandalo rifiuti Lazio. Il Comune di Ciampino parte civile. Danni d’immagine dai rifiuti. Clicca qui.
  • Processo Cerroni & Co. Valanga di parti civili. Clicca qui.
  • Prima udienza del “Processo Cerroni”, in tanti si costituiscono parti civili. Ma prima dov’erano? Clicca qui.
  • Processo Cerroni. Tutti parte civile. I comuni vanno all’arrembaggio. Clicca qui.
  • Processo Cerroni. I comuni, noi parti lese. Clicca qui.
  • Processo a Cerroni. Decine di richieste di costituzione parte civile. Clicca qui.
  • Si avvicina il processo. Manlio Cerroni: “E’ la battaglia della mia vita”. Clicca qui.
  • Processo a Cerroni. 150 richieste di costituzione parte civile. Clicca qui.
  • Donato Robilotta, basta demonizzare Cerroni. Clicca qui.
  • Rifiuti. Roma caput immundi. Clicca qui.
  • Processo a Cerroni dopo Albano Laziale anche Genzano di Roma si costituisce parte civile. Clicca qui.
  • Cerroni, sarà processo show. Ogni mercoledi ci sarà udienza. Clicca qui.
  • Iniziato oggi il processo al signore delle discariche Manlio Cerroni. Clicca qui.
  • Manlio Cerroni, iniziato il processo: tutti contro l’ex ras della monnezza (di Maria Lanciotti). Clicca qui.
  • Processo Cerroni, molte le costituzioni di parte civile. Clicca qui.
  • Sistema Cerroni, parte il processo, assente la politica pontina. Clicca qui.

0111_(Fonte articolo, Il Caffè, clicca qui) Al via lo “storico” processo al Gruppo Cerroni. Nessuno degli imputati presente in aula. Cittadini e Comuni di Anzio, Albano, Genzano, Ariccia e Rocca di Papa chiedono i danni come parte civile. Sotto la lente d’ingrandimento l’Inceneritore di Albano e il 7° invaso di Roncigliano Stamattina, alle nove in punto, nella palazzina A del Tribunale penale di piazzale Clodio, a Roma, ha preso avvio lo “storico” processo al patron dell’immondizia Manlio Cerroni. Alla sbarra, insieme a lui, dopo ben sette anni di indagini, sono finiti anche suoi uoni di fiducia. A cominciare dal suo braccio destro, Bruno Landi, presidente socialista della Regione Lazio a fine anni ’80, poi deputato con il Psi (travolto dallo scandalo della Tangentopoli regionale, reati prescritti), poi passato a fare il manager di Cerroni (amministratore delegato di Ecoambiente Srl, società controllata dal Comune di Latina, che gestisce una delle due discariche di Borgo Montello, Latina, al confine con Nettuno ed Aprilia sud). Landi l’anno scorso è stato nominato amministratore delegato della Latina Ambiente, municipalizzata del capoluogo, ruolo dal quale è stato sospeso a seguito del suo arresto lo scorso 9 gennaio. Sotto processo, poi, anche il direttore tecnico della discarica di Roncigliano, a Cecchina (tra Albano, Ardea e Pomezia), Giuseppe Sicignano; l’ex amministratore della società Pontina Ambiente del Gruppo Cerroni, proprietaria del sito di Roncigliano, Francesco Rando; e, soprattutto, i due ex dirigenti della Regione Lazio, Luca Fegatelli e Raniero De Filippis. Nessuno di loro, però, si è presentato in aula. Pesanti come macigni, per tutti, i capi di imputazione: associazione a delinquere, truffa aggravata, frode, traffico di rifiuti, interramento non autorizzato di rifiuti, sovrafatturazione, falso ideologico, eccetera eccetera. Viceversa, “presidiavano” l’ingresso del Tribunale, già dalle prime ore del mattino, i 40 residenti di Albano ed Ardea che vivono a poche centinaia di metri dalla discarica di Roncigliano, ad Albano Laziale, che si sono anche costituti parte civile, insieme alle 3 storiche Associazioni territoriali note col nome di “Comitato No Inc”. In sostanza, si presentano come “vittime” della presunta associazione a delinquere, chiedendo la condanna degli imputati ed il risarcimento dei danni. Chiedono che gli imputati risarciscano alle associazioni, ai residenti ed ai Comuni clienti di Cerroni i danni patrimoniali causati dalle presunte fatture gonfiate per l’interramento e trattamento dei rifiuti. Inoltre, chiedono i danni igienico-sanitari ed ambientali. Sono gli stessi cittadini che hanno presentato, nel lontano 2008, la prima denuncia penale al Tribunale di Velletri il cui numero di protocollo dà il nome all’intero processo (R.G. 7449/2008). Accanto a loro, in aula e nel procedimento giudiziario, almeno una ventina di cittadini-residenti nei pressi della discarica di Borgo Montello, a Latina. Anch’essi hanno depositato la richiesta di costituzione di parte civile. E poi, per finire, anche alcune amministrazioni comunali, a vario titolo interessate al procedimento penale. In particolare, i Comuni di Albano, Genzano, Ariccia, Rocca di Papa ed Anzio, che hanno annunciato la loro costituzione di parte civile.
È il primo passo di un processo quasi interamente dedicato alle note vicende dell’inceneritore di Albano e del 7° invaso della discarica di Roncigliano (4 su 6 capi d’imputazione), che si annuncia lungo e complesso, ma che cittadini, associazioni e comitati promettono che porteranno avanti, passo dopo passo, con forza e determinazione. Nella speranza di ottenere la condanna degli imputati, il risarcimento dei danni subiti e, soprattutto, l’avvio d’un ciclo dei rifiuti rispettoso della salute umana e dell’ambiente. Prossimo appuntamento per l’udienza di lunedì 23 giugno ore 14.


L’ex commissario Sottile sotto inchiesta «falsi test a Pian dell’Olmo per favorire il consorzio della Colari»

110117902-111c12cd-a291-4e90-b395-508b2e52dee4_(Fonte articolo, Il Messaggero, clicca qui) Scatole e scatole di documenti sequestrati giovedi scorso sono ora all’attenzione dei pm Alberto Galanti e Maria Cristina Palaia oltre che dei carabinieri del Noe. Atti decisivi per dare il via alla seconda parte delle indagini sulle discariche del Lazio e in particolare all’approvazione, sventata all’ultimo dalla procura di Roma con un sequestro, dell’Autorizzazione di impatto ambientale per Monti dell’Ortaccio. La zona a pochi metri da Malagrotta che secondo i piani del Ras delle discariche Manlio Cerroni avrebbe dovuto diventare la nuova discarica “transitoria” di Roma, sebbene gli scavi avviati senza autorizzazione avessero fatto emergere un vero e proprio lago all’interno dell’invaso, a dimostrazione del contatto diretto con la falda acquifera e del rischio mostruoso che l’intera città avrebbe corso se in quell’acqua fossero state buttate tonnellate di rifiuti. Per consentirgli di spiegare le sue ragioni, nei prossimi giorni l’ex commissario ai rifiuti Goffredo Sottile potrebbe finire nel registro degli indagati. Perchè è sua la firma sull’atto, al momento considerato illegittimo, che avrebbe dato il via alla nuova discarica. «Non so se esisteva questa rete di Cerroni, ma sicuramente io ne ero fuori. Non ho nulla di cui pentirmi, né motivi per dubitare del mio comportamento», ha dichiarato ieri Sottile: «Questa sorpresa penale – ha affermato parlando dell’inchiesta – mi ha lasciato molto amaro in bocca». A suo carico, però, stando alle carte dell’indagine, ci sono almeno due elementi. Da un lato le telefonate con Cerroni immediatamente dopo la sua nomina, avvenuta il 25 maggio 2012. Il 9 giugno, Sottile chiamava Cerroni per accordarsi sui rilievi da fare a Pian dell’Olmo, un’altra delle località gestite dal ras delle discariche, anche se non di sua proprietà, lasciando che fosse Cerroni a suggerirgli come consulente per i controlli ambientali, in teoria dunque come “controllore” tecnico, il suo ingegnere di fiducia. Il 12 i due si incontrano “informalmente” e il giorno dopo Francesco Rando, principale socio in affari di Cerroni chiama un collega per raccontargli. Rando: «Il Prefetto era reduce da…non so se lo sapevi? Io no!.Naturalmente a Malagrotta»; Zagaroli: «Beh era uscito sui giornali che avrebbe visto…»; Rando: «Vabbè, però, detto ciò, lui ha apprezzato, ha detto Siete bravi e gli ha illustrato quella sua proposta…Vabbè diciamo che tra Natale e Pasqua, lui s’è impegnato che se nel giro di qualche giorno gli danno il via, fra Natale e Pasqua, lui salva la Patria, nel senso che mette in atto….». Nell’arco di venti giorni, la notizia che la discarica sarà a Monti dell’Ortaccio diventa ufficiale e nota negli ambienti politici. Da verificare è anche il comportamento dell’attuale assessore all’ambiente della giunta Zingaretti, Michele Civita. Quando era assessore allla provincia, sempre con Zingaretti, stava per rilasciare una autorizzazione “retroattiva” per rendere “legale” l’impianto di trattamento rifiuti di Rocca Cencia. Le intercettazioni di quei giorni, siamo nel 2011, parlano di pressioni dirette di Cerroni su Civita con una «neppure troppo velata minaccia di creare un problema igienico-sanitario simile a quello vissuto dalla città di Napoli». Pressioni su cui ora gli inquirenti potrebbero volere ulteriori chiarimenti. Intanto, ieri il governatore della Regione Nicola Zingaretti ha deciso di costituirsi parte civile nell’indagine.


Scandalo rifiuti a Roma e nel Lazio, creata emergenza per aprire “Monti dell’Ortaccio”

110117902-111c12cd-a291-4e90-b395-508b2e52dee4_(Fonte articolo, Roma Today, clicca qui) C’è anche il sito di Monti dell’Ortaccio, non molto distante dallo storico invaso di Malagrotta, tra i filoni di indagine dell’inchiesta che ha portato all’arresto di Manlio Cerroni. Secondo quanto si apprende dall’ordinanza, il gruppo Cerroni nel sito di sua proprietà ha realizzato un invaso finalizzato ad accogliere una futura discarica, circa 3 milioni di metri cubi, attuando un’incisiva trasformazione urbanistica. Nel mirino anche lo smaltimento delle rocce e delle terre di scavo, da considerarsi rifiuti, derivate da tale attività. Secondo gli inquirenti questi materiali sono stati smaltiti nella discarica di Malagrotta “simulando l’esistenza di titoli autorizzativi di fatto inesistenti”. Questa operazione ha generato un profitto per le casse della E. Giovi, impresa riconducibile al gruppo Cerroni, stimato in non meno di 8 milioni di euro. Non solo. “Gli scavi sono stati condotti al punto di abbassare la quota di fondo di scavo della cava Monti del Lumacaro, area adiacente a Monti dell’Ortaccio, parimenti oggetto di richiesta di autorizzazione per la discarica, al di sotto dei limiti consentiti, determinando così la illecita deviazione della falda acquifera sotterranea, appartenente al demanio idrico, e la creazione di un laghetto artificiale”. Scrive il Gip nell’ordinanza: “Nella richiesta di autorizzazione per la realizzazione della discarica, il Co.la.ri, Consorzio laziale rifiuti, anch’esso riconducibile a Cerroni, il proponente operava un’alterazione delle fotografie allegate alla richiesta, cancellando l’esistenza del laghetto al fine di non far risaltare il danno idrogeologico cagionato”. Ecco, secondo gli inquirenti, il piano: una proroga-ponte di Malagrotta in attesa di ottenere l’autorizzazione di Monti dell’Ortaccio, oppure far chiudere Malagrotta sulla base di ragioni pretestuose, determinare una “emergenza rifiuti” e attivare in via di emergenza la nuova discarica”. Questo l’obiettivo del sodalizio guidato dall’ imprenditore dei rifiuti Manlio Cerroni, si legge nell’ordinanza d’arresto del patron di Malagrotta. “Il tempo darà ragione a questa seconda ipotesi, anche se non ci sarà bisogno di alcuna ordinanza per motivi di sicurezza e sanità, prosegue il documento giudiziario, perché nel frattempo sarà stata dichiarata l’emergenza ambientale e verrà nuovamente istituito un Commissario Straordinario con potere di agire in deroga, grazie al quale proprio a Monti dell’Ortaccio verrà localizzata la nuova discarica”. Fin dal 2008 il gruppo aveva deciso che Monti dell’Ortaccio sarebbe diventato il luogo del nuovo sito di smaltimento, come emerge in particolare dalle intercettazioni telefoniche dell’allora assessore di centrosinista Mario Di Carlo, morto nel 2011. Quest’ultimo viene definito “delfino” di Cerroni e “responsabile delle sue trame politiche”. Determinato a non prorogare Malagrotta e ad aprire la nuova discarica. La sua morte lasciò campo libero, secondo gli investigatori, a Luca Fegatelli, fino al 2010 capo della Direzione energia della Regione Lazio, ma molto influente anche in seguito. Il sito di Monti dell’Ortaccio alla fine del 2012 era stato autorizzato con un Autorizzazione integrata ambientale dall’allora commissario all’emergenza rifiuti, Goffredo Sottile, decaduto dal suo incarico il 7 gennaio scorso. Attualmente l’autorizzazione è oggetto di un ricorso al Tar da parte dell’associazione ambientalista Raggio Verde. Un primo studio idrogeologico effettuato sul sito dava parere negativo prevedendo un possibile rischio idrogeologico bloccando così un eventuale stoccaggio di rifiuti. Il Tribunale valuterà nei prossimi mesi un secondo studio commissionato dal Colari.


Scandalo rifiuti, Il Gip descrive scenari apocalittici per Albano Laziale e Monti dell’Ortaccio

110117902-111c12cd-a291-4e90-b395-508b2e52dee4_(Fonte articolo, Affari Italiani, clicca qui) “Fatti di inaudita gravità anche per le dirette implicazioni sulla politica di gestione dei rifiuti e per le ricadute negative sulla collettività”. Così il gip definisce in un passaggio del provvedimento cautelare, emesso nell’ambito dell’inchiesta sulla gestione dei rifiuti, l’organizzazione messa in piede degli indagati. La struttura in questione avrebbe operato almeno dal 2008: una stabile struttura organizzativa “informale” sovrapposta a quella formale delle società relative al gruppo imprenditoriale guidato da Manlio Cerroni (dagli stessi sodali chiamato con l’appellativo di “Supremo”) avente un indeterminato programma criminoso e un assetto variabile secondo le attività svolte, le vicende della vita o i cambiamenti all’interno dell’apparato politico-amministrativo. Accanto alla presenza di un nocciolo duro costituito dalla stesse persone vi è la presenza di altri soggetti che si associano con riferimento a vicende specifiche. Subito sotto il Cerroni, nella piramide organizzativa, si trovava Landi quale organizzatore, in grado di condizionare l’attività dei vari enti pubblici coinvolti nella gestione del ciclo dei rifiuti nel al fine di consentire al gruppo imprenditoriale riconducibile a Cerroni di realizzare e mantenere un sostanziale monopolio nella gestione dei rifiuti solidi urbani prodotti dai comuni delle varie aree territoriali ottimali. L’esistenza e il funzionamento di tale sodalizio criminale costituito da soggetti privati, pubblici funzionari e politici è stata nel tempo monitorata e ricostruita grazie all’utilizzo massiccio di intercettazioni telefoniche, all’assunzione di sommarie informazioni testimoniali, a corpose acquisizioni documentali, ad accurate consulenze tecniche. L’indagine si è di fatto dipanata lungo quattro direttrici principali. La prima riguarda la gestione dell’impianto di raccolta e trattamento rifiuti di Albano Laziale. La tariffa che viene corrisposta al gestore di un impianto di trattamento meccanico biologico dei rifiuti è composta di varie parti, una delle quali è costituita dal costo di termovalorizzazione del CDR, rifiuto speciale derivante dal trattamento della c.d. “frazione secca” dei rifiuti. Per quanto concerne l’impianto gestito in Albano Laziale dalla Pontina Ambiente, società riconducibile al Cerroni, la ricostruzione operata circa la gestione del CDR negli anni oggetto di indagine, ha permesso di accertare che le percentuali di CDR effettivamente avviato a valorizzazione non si avvicinavano agli standard prestazionali di progetto (43%), alle soglie indicate nel piano regionale di gestione dei rifiuti (35%), alla soglia di produttività del 29% sopra indicata o alla soglia minima del 25% indicata nel decreto commissariale n. 15/2005 come “tasso di recupero minimo”. Ed infatti, la percentuale di C.D.R. effettivamente avviata al recupero energetico (presso l’impianto di termovalorizzazione di Colleferro), si attestava attorno al 15%, mentre la restante parte veniva avviata in discarica come scarto di lavorazione. Tale parte, tuttavia, era pagata al gestore come se fosse stata avviata a termovalorizzazione, così realizzandosi un ingiusto profitto per l’impresa, profitto derivante dalla differenza tra l’importo tariffario percepito (per il trattamento dei rifiuti) e quanto effettivamente speso, e stimato in circa 11 milioni di euro dal 2006 al 2012. In tal modo, inoltre, si provocava anche il prematuro superamento delle volumetrie disponibili in discarica. La seconda direttrice riguarda il termovalorizzatore di Albano Laziale. In tale vicenda, per chi indaga finalità perseguita dal Cerroni era quella di creare una contiguità spaziale con il TMB della Pontina Ambiente, di ridurre così le spese di gestione stante la vicinanza delle strutture (con l’ulteriore effetto di poter mantenere una tariffa di accesso all’impianto di TMB contenuta rispetto a eventuali concorrenti) e, soprattutto, di realizzare l’opera attraverso incentivi pubblici. Non solo, localizzazione e progetto sarebbero stati caratterizzati da vizi formali e falsi documentali. Il terzo aspetto riguarda la realizzazione di un invaso per un discarica in località Monti dell’Ortaccio. Il gruppo Cerroni realizzava, in località Monti dell’Ortaccio, l’invaso di una futura discarica (circa 3 milioni di metri cubi), ponendo così in essere una incisiva trasformazione urbanistica, smaltendo poi le rocce e terre da scavo (da qualificarsi come rifiuti) all’interno della discarica di Malagrotta, simulando l’esistenza di titoli autorizzativi di fatto inesistenti. Questa operazione ha generato un profitto per le casse della E. Giovi (impresa riconducibile al gruppo Cerroni) stimato in non meno di 8 milioni di euro. Inoltre, gli scavi venivano condotti al punto di abbassare la quota di fondo di scavo della cava Monti del Lumacaro (area adiacente a Monti dell’Ortaccio, parimenti oggetto di richiesta di autorizzazione per la discarica) al di sotto dei limiti consentiti, determinando così la illecita deviazione della falda acquifera sotterranea, appartenente al demanio idrico, e la creazione di un laghetto artificiale. L’ultimo aspetto riguarda le tariffe per lo smaltimento dei rifiuti ed alle ordinanze regionali sullo smaltimento dei rifiuti nei Comuni di Anzio e Nettuno. Ciò impedendo ad una società concorrente di entrare nel mercato e procurando alle società Pontina Ambiente ed Ecombiente un ingiusto profitto patrimoniale consistente nella possibilità di gestire senza concorrenti i rifiuti provenienti dai comuni della zona.


Inquinamento Inviolata, arrivano i dati dell’Arpa: sono state rilevate presenze anomale di tallio, cobalto e manganese

Immagine_(Fonte articolo, La Voce del Nord Est Romano, clicca qui) Ora il “piano di caratterizzazione della discarica dell’Inviolata” c’è. L’Arpa, l’agenzia regionale di protezione ambientale, lo ha consegnato al Comune. E i risultati, annuncia una nota di Palazzo Guidoni, “danno indicazioni tutt’altro che rassicuranti” visto che “nelle varie fasi di verifica, è stato accertato, attraverso i carotaggi eseguiti in 18 punti individuati lungo il perimetro, che la presenza di inquinanti e contaminanti in alcuni casi è a livelli di allarme. I tecnici dell’agenzia regionale hanno rilevato, in quantità assai consistenti, elementi estranei al rifiuto domestico come il tallio e il cobalto, circostanza che lascerebbe presupporre come in anni passati, probabilmente lontani, si siano verificati casi di smaltimento di rifiuti speciali e ospedalieri. La discarica dell’Inviolata, per la sua stessa conformazione paga oggi forse la impossibilità di bonificare la parte più antica del sito, cioè quella priva purtroppo di ogni diaframma a protezione del terreno sottostante, sia nella sua superficie che negli strati più profondi”. Intanto per l’8 gennaio è programmata una Conferenza dei servizi in Regione “per procedere al riesame dell’autorizzazione integrata ambientale chiesto da Colari relativamente ad una discarica di servizio a disposizione dell’impianto di Tmb pari a 500mila metri cubi, oltre ad una ulteriore richiesta di abbancamento nella vecchia discarica capace di accogliere una eccedenza pari a 87mila tonnellate di tal quale proveniente dai comuni fuorilegge che ancora sversano all’Inviolata”. Il sindaco ha annunciato di voler chiedere lo stop a questa conferenza fintanto che non sia valutato il livello di compromissione ambientale del sito. Le associazioni riunite nel “Comitato di risanamento ambientale di Guidonia” hanno convocato una conferenza stampa per domani alle ore 17 nell’aula del Consiglio comunale. “Il Cra – anticipa un comunicato – parteciperà alla Confeneza dei servizi dell’8 gennaio e ha predisposto delle osservazioni all’ulteriore scempio che si vuol realizzare su un territorio il cui degrado e inquinamento è paragonabile solo alla Terra dei Fuochi. Tali osservazioni partono dalle rilevazioni fatte dall’Arpa Lazio sulle acque di falda, dai rilievi mossi dal Mi.Bac., dagli atti illeciti compiuti per la realizzazione di opere a pesante impatto ambientale e dalle rivendicazioni che i cittadini di questo martoriato territorio avanzano con sempre più determinazione”. (6 gennaio 2014 – http://www.lavocedelnordestromano.it) Red