Gianni Alemanno

Ex ministri, governatori e sindaci. Processo Cerroni, tutti a deporre

07_5 giugno, aperto il processo a Cerroni & soci. Comunicato “Coordinamento contro l’inceneritore di Albano”, clicca qui.

_Manlio Cerroni sbarca sul web (sito). “Non sono capace di stare fermo”. Roma Today, clicca qui.

_(Fonte articolo, Affaritaliani, clicca qui) Al processo a “trent’anni di monnezza romana” sfileranno gli ex ministri Matteoli, Ronchi, Pecoraro, Clini, Fioroni e Ornaghi; i parlamentari Milana e Pecorella. I presidenti della Regione Lazio dagli Anni ’80 sino ad oggi Proietti, Pasetto, Marrazzo, Storace, Montino e Polverini. E poi i sindaci di Roma Rutelli, Veltroni e Alemanno con gli assessori comunali De Petris, De Lillo e Visconti gli ex assessori regionali Pietro di Paolo, Saraceni Verzaschi, Zaratti e Delle Fratte, inseme a Carlo Ripa di Meana. Ma anche i due prefetti Pecoraro e Sottile, in veste di commissari straordinari per l’emergenza rifiuti. Infine, a sorpresa, potrebbe entrare in aula anche Stavios Dimas, il Commissario Europeo che nel 2008 aprì la procedura d’infrazione comunitaria per lo smaltimento dei rifiuti senza trattamento all’interno della discarica di Malagrotta.
La lista dei testimoni è un elenco incredibile di cariche pubbliche e manager che, a diverso titolo, hanno avuto contatti con Manlio Cerroni e i suoi manager, accusati di associazione a delinquere finalizzata alla frode in forniture pubbliche. Gli accusati, Cerroni, Giovi, Sicignano Landi e Rando per il gruppo di imprese private e i tecnici regionali De Filippis e Fegatelli, tramite i loro avvocati nei giorni scorsi hanno depositato la lista testi e consulenti presso la Prima Sezione del Tribunale di Roma. Stesso atto da parte dell’accusa che ha chiamato ovviamente come primi testimoni i carabinieri del Nucleo Tutela Ambientale, guidati dal tenente colonnello, Sergio Di Caprio (il capitano Ultimo) che hanno eseguito le indagini e gli arresti del gennaio scorso. Due generazioni di politici saranno chiamati a diverso titolo a salire sul banco dei testi per spiegare relazioni e rapporti, ma anche decisioni comuni per la gestione corrente e le diverse emergenze “commissariali” con il Gruppo Cerroni impegnato sin dagli Anni ’60 nella gestione dello smaltimento dei rifiuti e con loro anche i manager di Ama e Acea, tra cui il direttore dell’azienda dei rifiuti Giovanni Fiscon, l’ex presidente Biagio Eramo e l’attuale presidente Daniele Fortini, mentre per la società di energia e acqua andranno a testimoniare l’ex presidente Giancarlo Cremonesi e l’ex Dg Paolo Gallo. Un processo show la cui durata, indipendentemente dalla volontà della Procura e del Tribunale di arrivare a conclusione in certi tempi, sarà certamente condizionata dalla sfilata di testi. Perché oltre ai politici, l’elenco si allunga a dismisura con i tecnici regionali di settore e poi i periti, alcuni dei quali veri esperti internazionali del settore provenienti dalle diverse Università italiane. Tra accusa e difesa, si preannuncia una prima battaglia già da lunedì prossimo 23 giugno, in occasione della seconda udienza, durante la quale verrà discussa l’ammissibilità delle parti civili, oltre alla possibilità che altri soggetti a diverso titolo, presentino last minute la richiesta di ammissione. La prima udienza già in 150 hanno inoltrato istanza di ammissione, generando così una platea enorme di soggetti che a vario titolo avrebbero subito danni dalla “cupola che per trent’anni circa avrebbe governato il sistema”.
Dunque, un vero processo alla storia e alla città che per decenni si è affidata a Malagrotta. Ora che la “buca più grande d’Europa” è stata chiusa, Roma è piombata in uno stato di emergenza continua. Non c’è settimana in cui gli impianti di trattamento non dimostrino la loro fragilità, mentre la collettività sta pagando un prezzo altissimo per trasportare i rifiuti trattati nelle discariche di altre regioni. E all’orizzonte si preannuncia una nuova organizzazione con l’Acea chiamata dal sindaco Ignazio Marino a dare una soluzione alla monnezza. L’interrogativo però è d’obbligo: se si voleva smantellare un monopolio, come agli atti del processo dichiarato dalla presidente Polverini, perché si passa da un privato ad un’azienda mista pubblico-privato e non si dà tutto all’Ama, controllata al 100 per cento dal Comune di Roma?

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Roma, iniziato il processo, tutti contro l’ex ras della monnezza

07_(Fonte articolo, Osservatore Laziale e Castelli Notizie, clicca qui e qui).  ATTENZIONE, RASSEGNA STAMPA COMPLETA DI IERI 5 GIUGNO 2014 A QUESTO LINK. BUONA LETTURA. Il Comune di Genzano ha chiesto la restituzione integrale delle somme versate nel periodo 2006-2012 alla soc. Pontina Ambiente, per un totale di circa 10 milioni di euro più interessi. Si apre un altro capitolo di una storia dal cupo rimbombo kafkiano, che si auspica non resti incompiuta. Giovedì 5 luglio, prima udienza del processo a Manlio Cerroni patron di Malagrotta e ad altri cinque suoi fidi impegnati nella gestione dei rifiuti, e Bruno Landi ex presidente della Regione Lazio. In questa prima fase sono state raccolte dai giudici della prima sezione penale del Tribunale di Roma – presieduta da Piero De Crescenzo – una valanga di richieste di costituzione civile, presentate da istituzioni, comuni, associazioni e semplici cittadini, mentre pare non sia stata fatta analoga richiesta da parte della Provincia di Roma, ma si sia costituito per essa Paolo Izzo, patrocinato dall’avvocato Rossodivita. I difensori hanno chiesto per i loro assistiti la revoca delle misure cautelari, così che gli imputati non si trovino costretti al soggiorno obbligato o a doversi recare a firmare il registro dei sorvegliati. Il processo riprenderà il 23 giugno, per la valutazione delle richieste di costituzione di parte civile e l’ammissione delle prove, poi ci sarà l’interruzione per le vacanze e si riprenderà a settembre, e di udienza in udienza si arriverà a Natale e a Capodanno e per l’anno nuovo Dio provvede. Riferito il più o meno risaputo, riportiamo quanto ci è stato rilasciato da un cittadino facente parte del Coordinamento No Inc, presente alla prima udienza: «Giovedì 5 giugno 2014 alle ore nove alla prima sezione del tribunale di Roma c’è stata la prima udienza contro Cerroni ed i suoi “fedelissimi” e Fegatelli e De Filippis per la parte pubblica, in quanto ex dirigenti della Regione Lazio, coinvolta nell’ “affare monnezza”. C’ è stata la costituzione di parte civile come parte lesa di un nutrito gruppo di cittadini residenti nelle immediate vicinanze della discarica di Roncigliano e che sono coloro che direttamente da oltre 30 anni subiscono gli effetti mortiferi della stessa. Si sono costituiti alcuni comuni, in particolare Ariccia, Genzano, Albano insieme a Castel Gandolfo, poi sono iniziate le sorprese: si sono costituiti altri comuni come Marino, Ciampino, Nemi, Velletri, Rocca di Papa, e associazioni come Legambiente e il WWF, la Regione Lazio (!), il Comune di Roma, un singolo cittadino come rappresentante della Provincia di Roma e una miriade di altri, motivo per cui il Pm del procedimento ha chiesto un rinvio per lo studio delle carte processuali. Ma dov’era tutta questa gente, queste Amministrazioni ed Enti, questi ecologisti di professione che da sempre pescano nel torbido, mentre Cerroni e la sua banda da 30 anni a questa parte facevano il bello e il cattivo tempo sullo smaltimento dei rifiuti, devastando ed inquinando territori e falde acquifere, facendo pagare prezzi salatissimi in termini di salute e di condizioni igenico-sanitarie e di tariffe applicate ai comuni e di conseguenza ai cittadini, visto che i comuni stessi (Albano Laziale ne è l’esempio eclatante) hanno pagato o si sono indebitati zitti e buoni, rifacendosi sulle tariffe applicate ai cittadini, in ossequio al patron Cerroni? Noi la maggior parte di tutti questi non li abbiamo mai visti nei tanti anni di lotta e di battaglia anche legale che ci hanno visto protagonisti, con decine di manifestazioni, centinaia di assemblee, presidi e iniziative di vario genere, decine di azioni legali compiute tutte a nostre spese. Oggi spuntano come funghi a reclamare un risarcimento e una visibilità che non gli appartiene. Per ritornare all’udienza gli imputati, attraverso i loro avvocati, hanno chiesto che venga chiuso il procedimento a loro carico perché, sintetizzando, dicono che vista l’età avanzata della maggior parte di loro, ciò impedirebbe a priori la reiterazione del reato! Ma hanno proprio una bella faccia tosta! Quello che hanno messo su è un vero e proprio impero di tipo dinastico che ha mille tentacoli e mille addentellati con la compiacenza trasversale di troppa fetta di politici ed amministratori ed ora tentano di buttarla sul patetico! Per concludere, la prossima udienza è convocata per il 23 giugno (poi è stato fatto un calendario da settembre a gennaio) e il giudice ha detto che vista la quantità di persone interessate presto tenterà laddove possibile, di farsi concedere l’aula Occorsio per le prossime udienze». Si riporta inoltre qui di seguito anche il comunicato del Comune di Genzano di Roma, costituitosi parte civile:
Nel corso della prima udienza del procedimento penale nei confronti di Manlio Cerroni, il Comune di Genzano di Roma ha depositato questa mattina presso il Tribunale penale di Roma l’atto di Costituzione di parte civile al fine di difendere i diritti lesi dei cittadini e di ottenere un risarcimento sia per i danni patrimoniali subiti dall’Amministrazione comunale che per i danni non patrimoniali. Il Comune di Genzano ha chiesto infatti la restituzione integrale delle somme versate nel periodo 2006-2012 alla soc. Pontina Ambiente, per un totale di circa 10 milioni di euro più interessi. Agli imputati viene infatti contestato il reato di frode nelle pubbliche forniture in quanto nell’esecuzione dell’appalto per lo smaltimento dei rifiuti, avviando a termo valorizzazione un quantitativo annuo di CDR inferiore a quello dichiarato ed incrementando unilateralmente la tariffa per la termo distruzione anche sul quantitativo di CDR mai prodotto o comunque mai combusto, avrebbero commesso frode nell’esecuzione dell’appalto, conseguendo nel periodo 2006-2012 una indebita percezione di oltre 10 milioni di euro. «A questo – spiega il Sindaco Flavio Gabbarini – vanno poi aggiunti i danni non patrimoniali subiti dalla città e dai cittadini di Genzano, quantificati in circa un milione di euro: parliamo di danni di carattere ambientale, danni igienico-sanitari accertati dalla Asl e dal rapporto ‘Epidemiologia, rifiuti, ambiente, salute nel Lazio – Eras Lazio’ nel raggio di 5 km dall’impianto di Roncigliano, senza contare il gravissimo danno all’immagine della città e delle istituzioni».


Marino riapre (per tre mesi) impianti di Cerroni sotto inchiesta per evitare emergenza

Marino_Basta rifiuti da Cerroni, scoppia l’emergenza. (Il Tempo, Erica Dellapasqua, fonte articolo, clicca qui)

_(Fonte articolo, Il Messaggero, clicca qui) Un’ordinanza, firmata dal sindaco Ignazio Marino, per sventare l’emergenza sanitaria. Non c’era altra strada per evitare che il 70 per cento dei rifiuti indifferenziati prodotti a Roma, circa 2.000 tonnellate al giorno, restasse per strada. Nel provvedimento, firmato ieri sera alle 19.45, si dice ad Ama di continuare a portare i rifiuti nei due impianti di trattamento di Malagrotta e nel tritovagliatore di Rocca Cencia, tutti di Cerroni, «per il tempo strettamente necessario alla individuazione di una differente soluzione»: tre mesi. L’ordinanza viene definita «urgente». Resta l’ipotesi che si vada a un commissariamento degli impianti. Ma prima sarà necessario che il nuovo governo nomini un commissario per l’emergenza rifiuti a Roma. La grande emergenza è cominciata il giorno in cui la procura della Repubblica, nel corso di un’inchiesta sulla gestione dei rifiuti, ha arrestato Manlio Cerroni e i vertici della Colari. Dopo decenni di dipendenza dal Supremo, i nodi sono venuti al pettine. Il 13 febbraio il prefetto di Roma, Giuseppe Pecoraro, scrive una lettera all’Ama: in base al codice antimafia del 2011 una società pubblica non può avere rapporti con la Colari. Ama risponde spiegando: ma se non portiamo 2.000 tonnellate di rifiuti al giorno nei due impianti di trattamento meccanico biologico di Malagrotta e nel tritovagliatore di Rocca Cencia – tutti di proprietà di Colari dunque di Cerroni – sarà emergenza, resterà la spazzatura per strada, commetteremo un altro reato, interruzione di pubblico servizio. Da allora c’è uno stallo nella comunicazione tra prefettura e Ama. «Giovedì a mezzo stampa – dice Daniele Fortini, presidente di Ama – siamo venuti a conoscenza delle valutazioni del prefetto. Abbiamo informato il Campidoglio». Roma si scopre con le spalle al muro. Per una serie di motivi: quelle 2.000 tonnellate sono rifiuti tal quali, non possono essere trasportati nel nord Italia. Telefonate alla Regione, magari si può ricorrere all’aiuto dei tmb di altre province del Lazio. Doppio problema: serve il provvedimento di un commissario, che non c’è da quando Sottile ha terminato il mandato. Bisognerà attendere che il nuovo ministro dell’Ambiente, Galletti, ne nomini un altro. Non solo: i tmb di Viterbo e Latina fanno capo a società legate a Cerroni. L’ordinanza è una soluzione che va bene anche a Pecoraro, ed è stata firmata ieri alle 19.45 per evitare che la Capitale precipitasse in un’emergenza sanitaria, ambientale e di immagine. È stata anche convocata una conferenza di servizi. Daniele Fortini, che ha lavorato a Napoli e dunque conosce bene questo tipo di problematica, dice: «Per ora stiamo tenendo, ma diciamocelo chiaramente: il sistema di Roma è molto fragile, gli impianti sono sotto stress e sono appena sufficienti. Basta che si guasti un nastro trasportatore, meccanismo assai delicato, perché, come avvenuto la settimana scorsa nel quadrante est, andiamo in sofferenza». E i rifiuti restano per strada. Giusto additare ritardi e inefficienze di Ama, ma la fragilità del sistema ha radici lontane e la sacrosanta chiusura della discarica di Malagrotta (che risolveva tutti i problemi, a caro prezzo anche per la salute dei cittadini di Valle Galeria) ora sta presentando il conto. Come dire: i patti con il diavolo prima o poi si pagano. Colari intanto ha fatto ricorso al Tar contro l’interdittiva. Ma Roma – che la prossima settimana assegnerà l’appalto per il trasporto dei rifiuti già trattati in altre regioni – quando uscirà dal labirinto, dalla dipendenza di pochi impianti? Fortini: «La percentuale della raccolta differenziata sta attorno al 40 per cento. Entro fine anno dobbiamo portarla al 50, solo così eviteremo di essere ogni giorno a rischio. Prima dell’estate la differenziata spinta partirà in due nuovi municipi».


Inceneritore Albano, i sindaci firmeranno il “no”? (+ videoecoballa 4 luglio 2013)

Il Caffè dei Castelli inceneritore Albano_ATTENZIONE, PROSSIMI APPUNTAMENTI IN PROGRAMMA E INVITI PER TUTTA LA CITTADINANZA DEI CASTELLI ROMANI:

  • 4 LUGLIO ORE 18:00 ASSEMBLEA CITTADINA AGGIORNAMENTO VERTENZA INCENERITORE E DISCARICA PRESSO LA SEDE CIRCOSCRIZIONE DI CECCHINA IN VIA ROCCA DI PAPA
  • 10 LUGLIO ORE 18:00 ASSEMBLEA CITTADINA AGGIORNAMENTO VERTENZA INCENERITORE E DISCARICA PRESSO VIA S.BERARDI MARSI 32 MONTAGNANO DI ARDEA
  • 12 LUGLIO ORE 9:00 ALLE ORE 12:00 PRESIDIO CITTADINO SOTTO AL MINISTERO DELLO SVILUPPO ECONOMICO/INDUSTRIA A ROMA, VIA MOLISE 2, IL TUTTO PER NON FAR AVERE ALL’INCENERITORE DEI CASTELLI ROMANI I SOLDI PUBBLICI (DELLA CITTADINANZA)

_Ecoballa 4 luglio 2013, videorubrica a cura di Daniele Castri referente legale del Coordinamento contro l’inceneritore di Albano. Buona visione, clicca qui.

_(Fonte articolo, Il Caffè dei Castelli, clicca qui) “I NO INC propongono di inviare una lettera al Ministro Zanonato per fermare i sussidi pubblici all’inceneritore e investirli invece nel porta a porta.” “Inceneritore, i dieci Sindaci firmeranno per il “NO”?” Correva il 20 luglio del 2007. Quel giorno i dieci primi cittadini dei Castelli Romani, firmarlo una lettera per richiedere al commissario per l’emergenza rifiuti presidente della Regione Lazio, Piero Marrazzo, un Inceneritore da destinare al bacino di Roma-Sud. Si trattava del sindaco di Albano Marco Mattei, di Ardea Carlo Eufemi, di Castel Gandolfo Maurizio Colacchi, di Genzano Enzo Ercolani, si Rocca di Papa Pasquale Boccia, di Ariccia Emilio Cianfanelli, di Lanuvio Umberto leoni, di Marino Adriano Palozzi e di Nemi Alessandro Biaggi. Ora, pero, come sappiamo, il via-libera ala costruzione dell’inceneritore dei Castelli Romani e bloccato da alcune settimane sul tavolo del Ministro dello sviluppo economico, Flavio Zanonato. Che presto dovrà decidere se concedere una vera e propria valanga di sussidi pubblici a favore del consorzio Co.E.Ma., che vuole realizzare l’impianto a Cecchina. Certo è che il cantiere andava aperto entro il 31 dicembre 2008 e ultimato e messo in esercizio entro febbraio 2011. Spirati questi termini il Consorzio guidato da Manlio Cerroni, ha perso il diritto ai corposi sussidi pubblici. Ma il Ministro per lo Sviluppo Economico Falvio Zanonato, potrebbe in ogni caso decidere di concederli. Proprio per questo motivo, il comitato NO INC ha chiesto agli attuali sindaci di bacino di firmare una lettera di senso opposto quella del 2007, in cui chiedere esplicitamente e pubblicamente, questa volta proprio al ministro dello Sviluppo Economico Flavio Zanonato, di annullare definitivamente e senza appello la concessione di tutti soldi pubblici per la costruzione e gestione dell’Inceneritore di Albano e di destinare tutti quei fondi alla diffusione della raccolta differenziata porta a porta, dei sistemi di riciclo, riduzione e riuso dei rifiuti urbani. I nuovi sindaci dei Castelli Romani firmeranno la lettera proposta dai cittadini? Si tratta di Nicola Marini, Albano; Pasquale Boccia, Rocca di Papa; Emilio Cianfanelli, Ariccia; Flavio Gabbarini, Genzano; Fabio Fucci, Pomezia; Luca Di Fiori, Ardea; Alberto Bertucci, Nenni; Milvia Monachesi, Castel Gandolfo; Luigi Galieti, Lanuvio e Fabrizio De Santis per Marino. Intanto per il 12 luglio, dalle 9 alle 12, i cittadini hanno indetto un sit- in sotto la sito del Ministero dello Sviluppo Economico a Roma in via Molise numero 2. Tutta la cittadinanza è invitata a partecipare. (Dal Caffè dei Castelli, di Giulio Pezzato)


Inceneritore Albano, i termini per costruire l’impianto a spese dell’erario pubblico sono scaduti

194829032-63c88718-4aaa-4b20-9262-a3f836b298bc_ATTENZIONE, INVITO ALLA PARTECIPAZIONE PER TUTTA LA CITTADINANZA CASTELLANA: 12 LUGLIO DALLE ORE 9:00 ALLE ORE 12:00 MINISTERO DELLO SVILUPPO ECONOMICO/INDUSTRIA, VIA MOLISE N.2 ROMA, PRESIDIO CITTADINO CONTRO LA COSTRUZIONE DELL’INCENERITORE DEI CASTELLI ROMANI – ALBANO. I CITTADINI CON LA LORO PRESENZA CHIEDERANNO AL MINISTRO DELLO SVILUPPO ECONOMICO FLAVIO ZANONATO DI NEGARE I SOLDI PUBBLICI (DEI CITTADINI) PER LA COSTRUZIONE DELL’INCENERITORE DI ALBANO LAZIALE.

_Questa la proposta di lettera che il “No Inc” ha presentato questa mattina ai dieci sindaci di bacino. Clicca qui.

_(Fonte articolo, Osservatore Laziale, clicca qui) Il Comitato No Inc ha chiesto al sindaco di Albano di convocare una nuova conferenza dei sindaci e scrivere al Ministro Zanonato, al tempo stesso il “NO INC” ha organizzato un Sit-In per venerdì mattina 12 luglio 2013, dalle ore 09,00 alle ore 12,00, sotto la sede del Ministero per lo Sviluppo Economico, a Roma, in Via Molise n. 2. In vista del prossimo SIT-IN in programma sotto la sede del Ministero per lo Sviluppo Economico per venerdì 12 luglio, il comitato No Inc, rappresentato legalmente da Daniele Castri, ha richiesto stamattina al sindaco di Albano, Nicola Marini, di farsi promotore, con urgenza, della convocazione d’una nuova conferenza dei sindaci di bacino – pubblica, da tenersi presso l’aula consiliare di Palazzo Savelli – in cui tutti e dieci gli attuali amministratori di bacino sottoscrivano una lettera al Ministro Flavio Zanonato per rimarcare ciò che è, da tempo, sotto gli occhi di tutti i cittadini. Ovvero che i termini per costruire l’Inceneritore dei Castelli Romani a spese dell’erario pubblico sono ampiamente scaduti. Mostrando una precisa volontà politica non così lontana dalla società civile. Il comitato No Inc ha anche messo a disposizione dei dieci sindaci di bacino una proposta/bozza di lettera allegata all’articolo. Sarebbe un modo, questo, per sanare un grave errore politico che rischia, ancora oggi, di costare caro all’intera comunità dei Castelli Romani. Ovvero quello d’aver firmato, nel lontano luglio 2007, un documento in cui gli allora “primi cittadini” richiedevano al Commissario Marrazzo di dare il via-libera alla costruzione dell’Inceneritore di Albano. In questo modo, i sindaci di bacino potrebbero chiedere al Ministro Zanonato, ufficialmente e collegialmente, di non concedere, nel pieno rispetto della normativa europea e nazionale, ed in continuità con le sentenze n. 36740 del 15.12.2010 del Tar del Lazio e n. 1640 del 22.03.2012 del Consiglio di Stato, i fondi pubblici per costruire e poi gestire l’Inceneritore i Albano. Un modo per auspicare che tutti questi fondi invece vengano dirottati verso la diffusione ed il radicamento dei processi di raccolta differenziata porta a porta, riduzione, riciclo “a freddo” e riuso dei rifiuti urbani. Certo che lo stato della vertenza in fieri contro l’Inceneritore dei Castelli Romani mostra ora, senza alcun dubbio, che la “battaglia civile” contro il folle progetto s’è spostata, almeno per il momento, dalle aule dei Tribunali amministrativi al “campo politico”. Non è un caso, difatti, se le “pressioni” del consorzio Co.E.Ma. per ottenere dal governo, ancora oggi, i soldi pubblici e costruire il contestatissimo forno brucia-rifiuti, continuano senza sosta. E sono dirette ora, attraverso alti dirigenti del G.S.E., niente meno che nei confronti del Ministro per lo Sviluppo Economico, Flavio Zanonato e della direttrice generale per le energie rinnovabili per conto del Ministero, Dott. ssa Rosaria Fausta Romano. Proprio a proposito dell’Inceneritore dei Castelli Romani, difatti, alti dirigenti del G.S.E., hanno recentemente inviato al Ministro per lo Sviluppo Economico Flavio Zanonato, una lettera (doc. n. 3) con richiesta tanto chiara quanto esplicita: “… il consorzio Co.E.Ma. ha richiesto al G.S.E., più volte, l’aggiornamento della convenzione preliminare Co.E.Ma. – GSE di giugno 2009 … in relazione a quanto successo sino ad ora (ndr, circa l’Inceneritore di Albano), si richiede a codesto Ministero se considerare ancora operativa o meno, con riferimento alla Convenzione stessa, la deroga di cui al combinato disposto di legge … (ndr, relativa sia ai termini di avvio del cantiere entro e non oltre il 31 dicembre 2008 sia alla prospettata conclusione del cantiere e avvio dell’impianto entro e non oltre il mese di febbraio 2011) … visto in particolare l’ulteriore procrastinarsi del termine di conclusione dei lavori. E se, conseguentemente, il GSE possa procedere o meno all’aggiornamento della Convenzione Preliminare così come richiesto dal consorzio CO.E.Ma.” Il Ministro Flavio Zanonato, però, ancora non ha risposto ai dirigenti del G.S.E. né, tantomeno, alla richiesta d’incontro dei cittadini dei Castelli Romani, formalizzata con raccomandata A/R ben due settimane fa. Proprio per questo stamattina Federica Daga, responsabile ambiente per il 5-Stelle presso la Camera dei Deputati, ha depositato un’interrogazione urgente (e una domanda diretta nello spazio “question time”), a risposta orale (ndr, direttamente in aula) e scritta, indirizzata al Ministro per lo Sviluppo Economico Flavio Zanonato. L’Interrogazione riguarda, in modo particolare, la ormai ben nota vicenda dei fondi pubblici CIP-6 e Certificati Verdi per la costruzione e gestione del’Inceneritore di Albano. I termini per accedere a questa pioggia di contributi statali, come noto, erano legati a due vincoli: 1) l’avvio delle attività di cantierizzazione del sito entro e non oltre il termine del 31 dicembre 2008; 2) l’ultimazione del cantiere ed il collaudo/messa in esercizio dell’impianto entro e non oltre il mese di febbraio 2011. Entrambi questi termini, come verbalizzato e certificato da ben due verbali della Polizia Municipale di Albano, sono venuti meno, facendo sfumare la possibilità per il Co.E.Ma. di accedere, legittimamente, agli aiuti di Stato. In ogni caso, il comitato NO INC ha organizzato un Sit-In per venerdì mattina 12 luglio 2013, dalle ore 09,00 alle ore 12,00, sotto la sede del Ministero per lo Sviluppo Economico, a Roma, in Via Molise n. 2. Tutta la cittadinanza è invitata a partecipare.


Ancora Malagrotta, i cittadini denunciano: “Rifiuti non trattati sversati in discarica”

malagrotta (6)_(Fonte artic0lo, clicca qui) “Nella discarica di Malagrotta vengono versati ancora rifiuti non trattati”. È questo quanto denunciano i cittadini dei comitati e delle associazioni  della Valle Galeria che, macchine fotografiche alla mano, hanno raccolto tutta una serie di immagini volte a dimostrare che nella discarica di Roma ci finiscono ancora materiali non trattati. Parte delle immagini raccolte, come ha scritto anche il quotidiano Il Tempo in un articolo del 12 giugno, è già oggetto di un esposto in Procura e la denuncia dei cittadini è già finita anche sul tavolo della commissione Petizioni del Parlamento Europeo. Ma non è tutto. I cittadini, sulla base di ulteriori prove documentali, stanno lavorando a un altro esposto che dovrebbe essere presentato nei prossimi giorni. La notizia non è di poco conto. Dal giugno del 2011 l’Italia è oggetto di una procedura d’infrazione da parte dell’Unione europea proprio per lo sversamento di rifiuti non trattati, il cosiddetto tal quale. Dall’11 aprile infatti, proprio sulla spinta delle imposizioni dell’Unione Europea, nella discarica di Malagrotta non possono più essere versati materiali non trattati. Motivo per cui, di fronte all’impossibilità di trattare tutto il pattume prodotto dalla discarica negli impianti romani, la regione Lazio si era attivata per portarli in Abruzzo e Toscana mentre una parte vengono lavorati nell’impianto ciociaro di Colfelice. Malagrotta, i cittadini denunciano la presenza di rifiuti non trattati. I cittadini sono pronti a dimostrare il contrario. “In diverse immagini che abbiamo raccolto si vedono sacchetti di immondizia ancora integri, colorati, in altre materiali ingombranti e grossolani come un pezzo di materasso” spiega uno dei cittadini commentando le immagini pubblicate anche da Romatoday. A insospettire i cittadini che chiedono approfondimenti anche i gabbiani “che vanno in cerca della frazione organica versata dai camion dell’immondizia. Ci chiediamo qual’è il trattamento cui vengono sottoposti questi materiali”.


Discarica di Malagrotta, si versa ancora illegalmente

monnezza3_(Fonte articolo, La Notizia Giornale, clicca qui) L’Italia beffa l’Europa. Nella discarica di Malagrotta, a Roma, si continuano a gettare tonnellate di spazzatura non trattate, nonostante Bruxelles lo abbia categoricamente vietato. Passano i mesi, gli anni, i governi, i sindaci e anche i governatori ma la discarica più grande d’Europa, continua a rimanere una certezza per tutti coloro che non riescono a elaborare un piano funzionale della gestione dei rifiuti nella Capitale. E per tutti quei cittadini che se ne fregano della raccolta differenziata. Ad urlare la rabbia per l’ennesima presa in giro, alcuni residenti di Valle Galeria che da anni combattono contro il degrado della zona, e che hanno voluto immortalare l’ennesimo inganno. Immagini, certificate con ora e data, che dimostrano inequivocabilmente lo scarico dell’indifferenziato a Malagrotta. Un’ulteriore conferma arriva anche dalla presenza dei gabbiani che volano come avvoltoi tra le sostanze organiche. Così come il modello dei camion compattatori che indica proprio un trasporto di spazzatura indifferenziata. C’è da giurarci che queste foto arriveranno alla Procura della Repubblica e sul tavolo della Commissione Europea. La stessa che lo scorso 21 marzo ha deferito il nostro Paese alla Corte dei giudici comunitari perché la discarica di Malagrotta a Roma e altre discariche nella regione Lazio sono riempite con rifiuti che non hanno subito il trattamento prescritto dalla legislazione Ue. L’eventuale sentenza di condanna della Corte di monnezza3Giustizia nei confronti dell’Italia non comporterebbe sanzioni pecuniarie a carico del nostro Paese. Tali multe infatti sono possibili solo quando uno Stato viene condannato per una seconda volta. Ciò non toglie che una eventuale condanna, anche se non pecuniaria, sarebbe una vergogna nazionale. Lì mai più spazzatura indifferenziata, era stato promesso l’11 aprile dall’allora ministro dell’ambiente Corrado Clini. La discarica di Manlio Cerroni avrebbe dovuto accogliere per un periodo breve, fino al mese di ottobre al massimo, solo rifiuti pretrattati negli impianti di Tmb (trattamento meccanico-biologico), una tecnologia di trattamento a freddo dei rifiuti indifferenziati. Impianti che però, nel Lazio, non riescono a lavorare tutta l’immondizia. Stiamo parlando di circa 3 mila tonnellate al giorno di spazzatura che non è stata separata. Avere, però, il quadro della situazione, è impresa impossibile. In ogni caso un’ampia letteratura è concorde nel dire che la città di Roma produce complessivamente tra le 4 e le 5 mila tonnellate al giorno di rifiuti. Di queste solo mille sono differenziate. Arrotondando per difetto, le altre 3.500 devono essere lavorate da specifici impianti: Malagrotta 1, Malagrotta 2, Rocca Cencia e Via Salaria. Se fossero a regime queste 4 strutture dovrebbero consentire un trattamento di 3.000 tonnellate di rifiuti. Anche se nessuno conosce la capacità esatta. Ma pure se fosse così, rimarrebbe fuori almeno un 30 per cento di scarto che dovrebbe trovare posto in discarica. Novecento tonnellate di indifferenziato che molto probabilmente tornano a bomba, guarda caso a Malagrotta.