Ezio Orzes

Da Comieco le regole per differenziare bene anche durante le feste

1328112580comieco_A tutta la cittadinanza, Buon Natale e felice 2014!

_ARTICOLO 32 COSTITUZIONE DELLA REPUBBLICA ITALIANA (STRALCIO): “LA REPUBBLICA TUTELA LA SALUTE COME FONDAMENTALE DIRITTO DELL’INDIVIDUO E INTERESSE DELLA COLLETTIVITA’…

_(Fonte articolo, News Republic, clicca qui) Il Natale è alle porte e Comieco, il Consorzio Nazionale per il Recupero e Riciclo degli Imballaggi a Base Cellulosica, ricorda di non dimenticare le buone norme di raccolta e prestare particolare attenzione alla differenziazione di carta e cartone. Ecco quindi, in vista delle feste, alcune indicazioni utili fornite da Comieco per differenziare correttamente i rifiuti derivanti da grandi pranzi o cene, frequenti in questo periodo. Innanzitutto, occorre tenere a mente che tutti i tovaglioli usati e in generale qualsiasi tipologia di carta o cartone che contenga residui di cibo o che sia ormai sporca va gettata nell’indifferenziata. Scorrendo le diverse pietanze tipiche del menu di Natale e/o Capodanno, partiamo dagli antipasti, tra cui affettati e formaggi, la cui confezione cartacea va gettata nell’indifferenziata, perchè si tratta di carta sporca, a meno non sia formata da parti separabili, come carta e plastica; in tal caso i materiali possono essere riposti separatamente nella raccolta differenziata. Passiamo poi ai primi piatti: la carta da forno, utilizzata ad esempio per le lasagne, è anch’essa destinata all’indifferenziata. Giunti al secondo, è d’obbligo menzionare uno dei simboli del cenone di capodanno: il cotechino o lo zampone. In questo caso, è necessario separare la confezione di cartone dall’involucro che contiene la carne. Infine il dolce: anche in questo caso, occorre ricordarsi di separare la confezione in cartone dal cellophane che avvolge il dolce. A pasto concluso, una volta giunti al conto, nell’eventualità in cui si sia scelto di festeggiare fuori casa, è importante rammentare che gli scontrini non devono andare nel raccoglitore della carta, ma, trattandosi di carta chimica, dovrebbero essere gettati nell’indifferenziata. Comieco ricorda che se ogni italiano differenziasse correttamente dal resto dei rifiuti una confezione di panettone, una di pandoro, una di torrone, due scatole di pasta, due giornali, due riviste, due sacchetti e la scatola di un giocattolo si raccoglierebbero circa 120.000 tonnellate di carta e cartone, sufficienti ad evitare la costruzione di un’intera discarica di medie dimensioni.


In Lombardia al via il riciclaggio di pannolini da raccolta differenziata

07_NOTA BENE: La battaglia per la non costruzione dell’inceneritore dei Castelli Romani e per la chiusura e la bonifica della discarica di Albano Laziale è prima di tutto una questione di civiltà. Interrare e bruciare rifiuti nel 2013 significa abbandonarsi ancora a logiche sostanzialmente preistoriche o spesso speculative nel trattamento dei rifiuti solidi urbani. I cittadini dei Castelli Romani si battono da anni a 360° in modo assolutamente civile (come è giusto e doveroso che sia) per far avviare nel loro comprensorio un ciclo virtuoso dei rifiuti basato su raccolta differenziata porta a porta e riciclo a freddo con recupero di materia. Cose assolutamente possibili ed economicamente convenienti per molti, in primis per amministratori e cittadini. Una battaglia durissima e spinosa condotta per la legalità, per la salute pubblica e, soprattutto, nel vero ed unico interesse della comunità. Ogni vita umana ha un valore estremo e alta dignità, va pertanto protetta la sua salute e va protetto, quindi, l’ambiente nel quale essa vive. Sviluppo si, quello vero però!

_(Fonte articolo, News Republic, clicca qui) In gergo tecnico si chiamano Psa, prodotti sanitari assorbenti, comunemente pannolini e pannoloni, 150mila tonnellate quelli consumati e buttati via ogni anno nella sola Lombardia, un quantitativo di rifiuti sufficiente ad alimentare ininterrottamente un inceneritore di taglia medio-grande. A questo tipo di rifiuti è dedicato un nuovo processo che, a Milano, a partire dalla raccolta differenziata di Psa, permette di recuperare in modo pressoché integrale i materiali che li compongono e di rimetterli in circolo, sottraendoli a discariche e inceneritori. I componenti dei Psa sono materie prime suscettibili di ottima ricollocazione sul mercato, se raccolti, lavati, sterilizzati e separati nelle loro frazioni: si tratta infatti di cellulosa pura e di materie plastiche. La Fater Spa, produttore italiano di Psa, ha sviluppato un processo per il riciclaggio di pannolini provenienti da raccolta differenziata, illustrato oggi ad un convegno organizzato da Ambiente Italia Spa e promosso da Legambiente Lombardia e da Regione Lombardia, che proprio in questi giorni ha sottoposto alla consultazione del pubblico il proprio programma regionale rifiuti. Se promossa ed estesa a tutti i comuni lombardi, la raccolta differenziata dei Psa sottrarrebbe infatti allo smaltimento una quota di rifiuti che rappresenta fino al 6% del Rifiuto Urbano Residuo, a valle delle raccolte separate, riportando nel mercato materiali valorizzabili da diversi processi produttivi. Oltre a ciò, le verifiche condotte da Ambiente Italia Spa evidenziano che, al netto dei costi energetici di raccolta e trasporto, il riciclaggio dei Psa ‘alleggerirebbe’ le emissioni atmosferiche della Lombardia per oltre 50 milioni di kg di Co2. ”La Lombardia, che in molti suoi comuni ha già raggiunto livelli elevatissimi di raccolta differenziata, deve affrontare la sfida di proseguire nella strada della riduzione degli scarti prima che questi diventino rifiuti da smaltire – dichiarano gli organizzatori dell’iniziativa, a cui ha preso parte anche l’assessore regionale all’ambiente Claudia Terzi – se fino ad oggi sono i cittadini che hanno dato prova di grande responsabilità e senso civico, permettendo alla raccolta differenziata di diventare la via preferenziale per la gestione dei rifiuti, ora è la volta delle imprese, che sempre più sono chiamate a farsi carico di innovazioni di processo atte a prevenire la produzione di rifiuti e a renderne riutilizzabili le componenti e i materiali”. Dall’insieme dei prodotti sanitari assorbenti (pannolini, pannoloni, tamponi, assorbenti femminili etc) derivano ogni anno poco meno di 1 milione di tonnellate di rifiuti, finora destinate a discariche o inceneritori. Da oggi, con il nuovo sistema, si possono riciclare quasi per il 100%., con un tasso di impiego effettivo nel riciclo (dedotti gli scarti) pari all’84%. Il costo atteso del servizio è equivalente o inferiore al costo medio di smaltimento. Il primo impianto italiano è in costruzione in Veneto. Il consumo di Psa per bambini (pannolini) e incontinenti (pannoloni) riguarda 2,3 milioni di individui, composti da 1,3 milioni di bambini di età compresa tra gli 0-3 anni e poco meno di 1 milione di incontinenti medi e gravi. Il 9% delle famiglie è interessata dalla produzione di rifiuti di pannolini o pannoloni. La produzione annua in Italia è stimata complessivamente pari a circa 800mila tonnellate, una quantità superiore a quella delle bottiglie di plastica e pari a circa il 3% dei rifiuti urbani, ma che arriva anche a superare il 10% della quota di rifiuto indifferenziato, quella destinata ad alimentare gli inceneritori e le discariche. La gran parte dei pannolini sono raccolti come rifiuti indifferenziati. Ma esiste anche, già oggi, una raccolta differenziata di pannolini e pannoloni, fatta come servizio aggiuntivo per le famiglie in molte aree di raccolta porta a porta, anche se finora non è destinata a riciclo. Il totale della popolazione interessata da Rd di pannolini e pannoloni in Italia è già pari a 5,3 milioni di abitanti residenti in 394 comuni soprattutto di Toscana, Veneto, Marche e Lombardia (80 comuni coinvolti in Lombardia).


2010, 2011, 2012 e 2013. Ponte nelle Alpi re della raccolta differenziata!

06_ATTENZIONE, PROSSIMI APPUNTAMENTI IN PROGRAMMA E INVITI PER TUTTA LA CITTADINANZA DEI CASTELLI ROMANI:

  • 10 LUGLIO ORE 18:00 ASSEMBLEA CITTADINA AGGIORNAMENTO VERTENZA INCENERITORE E DISCARICA PRESSO VIA S.BERARDI MARSI 32 MONTAGNANO DI ARDEA
  • 12 LUGLIO ORE 9:00 ALLE ORE 12:00 PRESIDIO CITTADINO SOTTO AL MINISTERO DELLO SVILUPPO ECONOMICO/INDUSTRIA A ROMA, VIA MOLISE 2, IL TUTTO PER NON FAR AVERE ALL’INCENERITORE DEI CASTELLI ROMANI I SOLDI PUBBLICI (DELLA CITTADINANZA)

_(Fonte articolo, Il Sostenibile, clicca qui) Per il quarto anno consecutico il Comune di Ponte nelle Alpi è il vincitore della XX edizione di Comuni Ricicloni. Belluno invece miglior capoluogo del Nord e al Sud trionfa Salerno. 1293 comuni (quasi 8 milioni di italiani) hanno raggiunto l’eccellenza superando il 65% di raccolta differenziata dei rifiuti ma le grandi città stanno a guardare. Sono 330 le realtà che producono meno di 75 chilogrammi per abitante di rifiuto secco indifferenziato. I premi della XX edizione di Comuni Ricicloni sono stati consegnati a Roma: sono 1.293 i campioni nella raccolta differenziata dei rifiuti, il 16 per cento dei comuni d’Italia per un totale di 7,8 milioni di cittadini che hanno detto addio al cassonetto, pari al 13 per cento della popolazione nazionale che oggi ricicla e differenzia i rifiuti alimentando l’industria del riciclo e quindi la Green Economy. Comune vincitore assoluto è Ponte nelle Alpi, 8.508 abitanti in provincia di Belluno, che per il quarto anno consecutivo raggiunge livelli di eccellenza; tra i capoluoghi del Nord vince proprio Belluno mentre per il Sud primeggia Salerno. Tra i comuni sopra i 10 mila abitanti si distinguono per il Nord, Zero Branco (TV), al Centro Serravalle Pistoiese (PT) e al Sud il Comune di Monte di Procida (NA) e per quelli con meno di 10 mila abitanti vincono Sant’Orsola Terme (TV) per il Nord, Montelupone (MC) per il centro e per il Sud Casal Velino (SA). “Questa volta non si può dire che i buoni risultati ambientali raggiunti siano l’effetto della crisi economica che riduce i consumi, perché ci troviamo di fronte a scelte strutturali ormai stabilizzate – ha dichiarato il presidente nazionale di Legambiente, Vittorio Cogliati Dezza -. La gestione virtuosa del ciclo dei rifiuti migliora la qualità ambientale, apre nuove strade a vere e proprie filiere industriali e potrebbe migliorare anche i bilanci delle famiglie italiane, se la nuova tassa sui rifiuti, come stiamo proponendo in un appello lanciato proprio in questi giorni, fosse modulata per premiare chi fa buona raccolta differenziata. Con altrettanta chiarezza emergono oggi i punti dolenti su cui occorre concentrarsi: le grandi città e quelle zone del paese, non tutte al Sud, dove ancora il peso delle discariche e i volumi della raccolta indifferenziata tengono l’Italia fuori dall’Europa. È cambiata l’era – ha continuato Cogliati Dezza -. Oggi possiamo dire stop a nuovi termovalorizzatori e cominciare a far chiudere i più vecchi, costruire nuovi impianti di riciclaggio, a partire da quelli per l’organico come i digestori anaerobici, e diffondere tutte quelle politiche organizzative articolate e flessibili che danno al settore capacità di sviluppo e di adeguamento rapido e indolore alle nuove tecniche e a nuovi stili di vita”. Le Regioni. Veneto, Friuli Venezia Giulia e Trentino Alto Adige sono le Regioni con la più alta concentrazione di Comuni Ricicloni. Seguono Marche, Lombardia e Piemonte e la Campania all’ottavo posto, prima Regione del Sud. Dopo i Ricicloni i Comuni rifiuti free. Dal dossier Comuni Ricicloni 2013 emerge la novità di questa XX edizione: in Italia esistono realtà che vanno oltre l’eccellente risultato del 65% di raccolta differenziata e riciclata, arrivando quasi ad essere ‘rifiuti free’, ovvero comuni dove si è riusciti a ridurre dell’90% circa la quantità di rifiuti da smaltire. Sono 330 in totale e in media ognuno ha prodotto meno di 75 chilogrammi a testa di rifiuto secco indifferenziato in un anno. Un caso su tutti, il comune di Empoli che nonostante i suoi 48 mila abitanti è un comune “rifiuti free”. Come si raggiunge questo risultato? Le ricette sono diverse, ma con alcune caratteristiche comuni: la raccolta “porta a porta”, la modalità di tariffazione del servizio (197 sono a tariffa puntuale, 29 normalizzata e 104 a tassa), la responsabilizzazione dei cittadini attraverso una comunicazione efficace e con politiche fiscali che applichino il principio del ‘chi inquina paga’ e premino il cittadino virtuoso con una riduzione della tassa sui rifiuti se separa bene i materiali da ciò che non si può riciclare; e ancora, incentivando la pratica del compostaggio domestico, promuovendo il consumo dell’acqua del Sindaco riducendo le bottiglie di plastica, bandendo le stoviglie in plastica in favore di quelle riutilizzabili. Ed è di questi giorni il lancio da parte di Legambiente della raccolta firme per la petizione popolare “Chi inquina paga, chi produce meno rifiuti deve risparmiare” nell’ambito della sua campagna “Italia rifiuti free” affinché la tassazione a carico di famiglie e aziende sia equa e premii comportamenti virtuosi. Le grandi città stanno a guardare? Solo sei città capoluogo di provincia sono Riciclone (oltre il 65%), due al sud e quattro al nord. Appena il 5% del totale. Nessuna oltre i 200 mila abitanti. E gli altri 17,5 milioni di cittadini che risiedono negli altri 100 capoluoghi d’Italia? La spaccatura non è più tra un’Italia virtuosa nel Nord e una in ritardo nel Centro-Sud, ma tra comuni piccoli e virtuosissimi e località immobili, a partire da tutte le maggiori città. Nei quartieri di Torino e di Milano con una moderna raccolta differenziata porta a porta, frazione umida compresa, siamo già oggi al 50 – 65% di differenziata. Roma non sa ancora scegliere tra raccolta porta/porta spinta e avvio a riciclo o l’ennesimo grande impianto di smaltimento. Milano ci fa di nuovo sperare: un nuovo piano per la re-introduzione della raccolta dello scarto umido è in atto su metà della città e sta andando bene, oltre i pronostici di Comune e Amsa: l’obiettivo del 50% di raccolta differenziata è a portata di mano.
A Torino si era partiti col piede giusto, i risultati erano arrivati, ma il piano che prevedeva la progressiva estensione del sistema secco-umido fino a completare l’intero territorio è fermo e in forte ritardo. Davvero un peccato per il capoluogo piemontese che, con il 42,5%, vanta ancora la percentuale di raccolta differenziata più alta tra le grandi città. E’ di questi giorni la notizia di una sperimentazione appena inaugurata a Genova che prevede la collocazione di “cassonetti intelligenti” con chiave personalizzata per le famiglie. In questo modo, secondo Amiu, si eviterà il conferimento dei rifiuti ingombranti nei cassonetti.
A Napoli dopo l’avvio sperimentale della raccolta in alcuni quartieri, non ci sono stati ulteriori progetti di sviluppo del porta a porta, mentre continuano i viaggi via mare dei rifiuti partenopei verso gli inceneritori del Nord Europa. A Palermo, nessuna buona nuova, con ripetute emergenze rifiuti per strada.

_(Fonte, Green City, clicca qui) Consegnati a Roma i premi della XX edizione di Comuni Ricicloni: sono 1.293 i campioni nella raccolta differenziata dei rifiuti, il 16 per cento dei comuni d’Italia per un totale di 7,8 milioni di cittadini che hanno detto addio al cassonetto, pari al 13 per cento della popolazione nazionale che oggi ricicla e differenzia i rifiuti alimentando l’industria del riciclo e quindi la Green Economy.
Comune vincitore assoluto è Ponte nelle Alpi, 8.508 abitanti in provincia di Belluno, che per il quarto anno consecutivo raggiunge livelli di eccellenza; tra i capoluoghi del Nord vince proprio Belluno mentre per il Sud primeggia Salerno.
Tra i comuni sopra i 10 mila abitanti si distinguono per il Nord, Zero Branco (TV), al Centro Serravalle Pistoiese (PT) e al Sud il Comune di Monte di Procida (NA) e per quelli con meno di 10 mila abitanti vincono Sant’Orsola Terme (TV) per il Nord, Montelupone (MC) per il centro e per il Sud Casal Velino (SA). “Questa volta non si può dire che i buoni risultati ambientali raggiunti siano l’effetto della crisi economica che riduce i consumi, perché ci troviamo di fronte a scelte strutturali ormai stabilizzate – ha dichiarato il presidente nazionale di Legambiente, Vittorio Cogliati Dezza -. La gestione virtuosa del ciclo dei rifiuti migliora la qualità ambientale, apre nuove strade a vere e proprie filiere industriali e potrebbe migliorare anche i bilanci delle famiglie italiane, se la nuova tassa sui rifiuti, come stiamo proponendo in un appello lanciato proprio in questi giorni, fosse modulata per premiare chi fa buona raccolta differenziata. Con altrettanta chiarezza emergono oggi i punti dolenti su cui occorre concentrarsi: le grandi città e quelle zone del paese, non tutte al Sud, dove ancora il peso delle discariche e i volumi della raccolta indifferenziata tengono l’Italia fuori dall’Europa. È cambiata l’era – ha continuato Cogliati Dezza -. Oggi possiamo dire stop a nuovi termovalorizzatori e cominciare a far chiudere i più vecchi, costruire nuovi impianti di riciclaggio, a partire da quelli per l’organico come i digestori anaerobici, e diffondere tutte quelle politiche organizzative articolate e flessibili che danno al settore capacità di sviluppo e di adeguamento rapido e indolore alle nuove tecniche e a nuovi stili di vita”.
Veneto, Friuli Venezia Giulia e Trentino Alto Adige sono le Regioni con la più alta concentrazione di Comuni Ricicloni. Seguono Marche, Lombardia e Piemonte e la Campania all’ottavo posto, prima Regione del Sud.
Solo sei città capoluogo di provincia sono Riciclone (oltre il 65%), due al sud e quattro al nord. Appena il 5% del totale. Nessuna oltre i 200 mila abitanti.
Comuni Ricicloni 2013 è stato realizzato da Legambiente con il patrocinio del Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare. In collaborazione con Associazione nazionale Comuni Italiani, Assobioplastiche, Conai, FederAmbiente, Fise Assoambiente e Fise Unire, CiAl, Comieco, CoRePla, CoReVe, Ricrea, Rilegno, Centro di Coordinamento RAEE, Consorzio Italiano Compostatori e la rivista Rifiuti Oggi. Il dossier completo è disponibile su www.ricicloni.it.


Carta e plastica, il giallo del riciclo ecco perché in Italia non conviene

logo conai 0031_ATTENZIONE, INVITO ALLA PARTECIPAZIONE PER TUTTA LA CITTADINANZA CASTELLANA: 12 LUGLIO ORE 10,30 MINISTERO DELLO SVILUPPO ECONOMICO/INDUSTRIA, VIA MOLISE ROMA, PRESIDIO CITTADINO CONTRO LA COSTRUZIONE DELL’INCENERITORE DEI CASTELLI ROMANI – ALBANO. I CITTADINI CON LA LORO PRESENZA CHIEDERANNO AL MINISTRO DELLO SVILUPPO ECONOMICO FLAVIO ZANONATO DI NEGARE I SOLDI PUBBLICI PER LA COSTRUZIONE DELL’INCENERITORE DI ALBANO LAZIALE.

_(Fonte articolo, Diritti Globali, clicca qui) Poco conveniente per chi si affanna a recuperare buste di plastica e bottiglie dalla spazzatura, troppo per chi quegli imballaggi li produce e li immette sul mercato. Un dossier di Esper realizzato per conto dell’Associazione comuni virtuosi mette in discussione l’intero sistema italiano della raccolta e del riciclo dei contenitori. Non solo barattoli di vetro e plastica, ma anche brik di cartone, lattine di alluminio, scatole in legno e acciaio. Sistema che ha il suo baricentro nel consorzio nazionale Conai, ente privato senza scopo di lucro nato con il decreto Ronchi del 1997. Analogo a quelli esistenti in Francia e Spagna, ma molto meno vantaggioso per le nostre amministrazioni locali. Esper ha spulciato le relazioni di bilancio consuntivo 2012 del Conai e dei 6 consorzi di filiera che vi aderiscono. Viene fuori che su 813 milioni di euro di ricavo complessivo nel 2011, solo 298 milioni sono stati riconosciuti ai comuni. «È appena il 37 per cento — si lamenta Ezio Orzes, uno dei curatori della ricerca e assessore all’ambiente di Ponte alle Alpi dove la raccolta differenziata è al 90 per cento — quando in Francia la stessa quota supera il 92, contribuendo così a migliorare il servizio offerto dagli enti locali ai cittadini. Perché così poco in Italia? E dove va a finire il resto?».
Stando alle cifre riportate, un comune italiano che consegna ai centri Conai una tonnellata di carta ottiene un assegno da 42 euro, contro i 179 della Francia, i 108 del Belgio, i 135 del Portogallo. Stessa disparità per la plastica: 291 euro a tonnellata in Italia, 596 in Francia, addirittura 782 in Portogallo. Idem per l’alluminio: 443 euro da noi, 605 in Belgio. Va meglio con il vetro: 39 euro a tonnellata, 38 euro in Francia (ma 47 in Portogallo). Dunque un sindaco italiano che investe risorse pubbliche nell’organizzazione della raccolta differenziata vede rientrare meno soldi che il collega francese, portoghese o belga.
Conviene spiegare i meccanismi del sistema consortile Conai, riconosciuto a livello internazionale come uno dei più efficaci: l’anno scorso su 11 milioni di tonnellate di imballaggi finiti nel cestino ne sono stati riciclati 7,1 milioni, il 63,9 per cento. Le filiere del riciclo di carta, vetro, acciaio, legno, alluminio e plastica si alimentano economicamente con la vendita all’asta di una parte dei materiali (nel 2011 il ricavo è stato di 221 milioni di euro) e
con i contributi ambientali, i cosiddetti Cac, che ogni produttore o importatore di merce imballata deve versare per legge al Conai (592 milioni di euro nel 2011). «I contributi dovrebbero servire per disincentivare la produzione di contenitori inquinanti — spiega ancora Orzes — invece quelli in vigore in Italia sono i più bassi d’Europa, quattro volte inferiori rispetto alla media».
Il confronto con l’estero, ancora una volta, ci vede in difetto. In Francia per una tonnellata di carta e cartone prodotta si versano 160 euro, in Italia appena 6. Per l’alluminio il contributo medio nella Ue è di 174 euro a tonnellata, da noi 45 euro.
E che ci sia qualche rotella che non gira come dovrebbe negli ingranaggi Conai lo dimostra anche il fatto che nel 2012 diversi comuni hanno scelto di non rinnovare la convenzione e di gestire direttamente il riciclo degli imballaggi, soprattutto quelli di legno e carta che hanno un grande valore sul mercato delle materie prime. Non solo: 225mila “utilizzatori” (aziende, punti vendita, enti) sono usciti dal consorzio, a fronte di 20 mila nuove adesioni. «Ora che l’Anci dovrà rinegoziare l’accordo quadriennale con Conai — dice Gianluca FIoretti, presidente dell’Associazione comuni virtuosi — noi facciamo una proposta: triplicare i contributi Cac riducendo al contempo i costi operativi del sistema Conai. Solo così impegnarsi nella raccolta differenziata diventerà davvero conveniente».


Nella città a rifiuti zero “Qui l’immondizia è oro”

RifiutiZero_logo_(Fonte articolo clicca qui ) Tutto merito di un “mago”. Solo nel paese delle meraviglie infatti si possono vedere scene come questa: alla stessa ora tutti i cittadini escono di casa e portano fuori quella che in troppa parte d’Italia si chiama “spazzatura” e che qui invece è stata ribattezzata “risorsa”. Lia ed Elisa escono dal loro cancello in via Casalino, posano il sacchetto e si guardano intorno: tutti hanno fatto il loro dovere, non c’è uscio senza il sacchetto marrone dell’organico. Domani toccherà al “multimateriale leggero”, poi al “non riciclabile”, arriverà il giorno della carta… Meglio tenere il calendario in bella vista, per non sbagliare. Se dimentichi la consegna, non puoi buttare tutto nel cassonetto, magari di notte. I cassonetti, a Capannori, non ci sono più. Meglio essere puntuali con i ragazzi e le ragazze che arrivano davanti a casa, con un’Ape car a metano, a “prendere la consegna”.
Si mette a ridere, Rossano Ercolini, maestro elementare. “Sì, i miei alunni mi chiamavano mago. È successo nel 1995, quando c’era una lotta in tutto il paese contro la proposta di un inceneritore. Io compresi che non bastava dire no, bisognava offrire soluzioni. E così andai nella mia classe con un sacco nero di spazzatura e la rovesciai sulla cattedra. Ecco – dissi – plastica e bucce di banana, torsoli di mela, carta, insalata, legno, pasta avanzata… Tutta assieme, questa è spazzatura. Se invece facciamo una cernita e cominciamo a dividere – bucce con torsoli, plastica con vetro… – diventa una risorsa. La spazzatura non c’è più”. “Sei un mago”, esclamarono i bambini.
Tanti di loro adesso hanno messo su famiglia e quando preparano il sacco per l’Ape car ricordano che tutto cominciò allora. Il loro maestro-mago è diventato famoso. In aprile ha ricevuto negli Stati Uniti il Goldman Environmental Prize, definito il “Nobel per l’ambiente”. Centocinquantamila dollari subito impegnati nell’associazione Zero rifiuti e nel relativo centro studi. “Il nostro lavoro – dice Rossano Ercolini – non è stato facile. Come comitato del no all’inceneritore facemmo assemblee in città e in tutte le quaranta frazioni. Se eliminiamo gran parte dei rifiuti – questo fu il nostro slogan – non ci sarà bisogno dell’inceneritore. La strada è stata avviata: solo dal 2005 ad oggi il peso dei rifiuti è diminuito del 37,7 per cento”.
In un’Italia dove contro discariche e inceneritori ci sono state tante barricate e pochissime proposte, la storia di Capannori dovrebbe essere studiata a scuola. “Io penso che nel mio Comune – racconta il sindaco Giorgio Del Ghingaro – ci sia stata una rivoluzione culturale. Si doveva risolvere un problema e un territorio si è trovato unito: adesso 47 mila cittadini fanno cose mai fatte prima. C’è una forte partecipazione civica per fare il bene del proprio Comune. E questa per me è la politica”.
Capannori nel 2007 è stato il primo Comune ad iscriversi all’associazione Zero Waste, rifiuti zero. La raccolta differenziata con raccolta porta a porta arriva oggi all’82 per cento, con punte del 90. “Arriveremo a zero – dice il sindaco – nel 2020. Da sei mesi abbiamo iniziato anche con la “tariffa puntuale”: ogni sacco per l’indifferenziata consegnato ai cittadini ha un chip con il codice dell’utente. Meno rifiuti consegni, meno paghi. Ci dicevano che avremmo speso troppo, con questo progetto. E invece le nostre tariffe sono fra le più basse della Toscana – per un appartamento di 100 mq con tre persone la tassa è di 150 euro all’anno – e siamo riusciti ad assumere i sessanta giovani che fanno il porta a porta”.
I rifiuti qui sono una miniera. Puoi portare ciò che non serve più in un centro raccolta e già all’ingresso c’è una cernita. Da una parte ciò che è davvero da buttare (e va smontato per recuperare il rame delle lavatrici, il metallo, il legno…), dall’altra tutte le cose che possono servire agli altri. Ci sono abiti, mobili, libri, frigoriferi, giocattoli che, tramite la Caritas, vanno gratuitamente a chi ha bisogno. Il progetto Zero Waste coinvolge già anche i privati. C’è un negozio, Effecorta, che non usa imballaggi non riciclabili. Olio, vino, olio vengono imbottigliati sul posto. Se vuoi il miele, ti porti il vaso. Anche detersivi e shampoo sono sfusi.
Ora i Comuni italiani Zero Waste sono 134 e fra loro c’è anche Napoli. “Si sono impegnati nella differenziata – dice Rossano Ercolini – Per ora interessa 250 mila cittadini su un milione. Il sindaco Luigi De Magistris ha detto che sarà allargata ad altri 200 mila entro la fine di giugno. Gli impegni vanno mantenuti”. L’ultima battaglia è contro le cialde per il caffè. “Se ne consumano un miliardo all’anno, nove tonnellate solo qui a Capannori. Ogni capsula contiene dodici grammi di polvere che sarebbero utilissimi in agricoltura. In California giovani imprenditori ci hanno fatto i soldi coltivando funghi. Abbiamo chiesto alle aziende di fare capsule diverse, perché ciò che non è riciclabile o riusabile è un errore del produttore”. Le risposte stanno arrivando. A chiedere la “rivoluzione” ora non c’è più solo quel “mago” che ancora oggi insegna alle elementari.

Ecco cosa fanno a Roma coloro i quali dicono che il “Porta a Porta” non funziona

1343283996_ama_(2)_(Fonte articolo clicca qui) La telefonata della Spazzina Indignata arriva attorno alle 8 di mattina, quando la raccolta differenziata dovrebbe essere già a buon punto (il turno inizia alle 6.30) e invece, da Campo de’ Fiori ai Coronari, da largo Argentina a Trinità dei monti, i sacchetti di «monnezza» svolazzano allegramente tutti insieme. Per i non addetti ai lavori – tutti noi, a cominciare dai cittadini-utenti del centro storico perennemente alle prese con le buste multicolori, le piazzole a orario e l’odore di marcio fetente negli androni – la segnalazione è una sorta di messaggio in codice. Un rebus difficile da decrittare. Ma, per capire fino in fondo misteri e disfunzioni organizzative del servizio, è proprio da qui che bisogna partire: dal duro lavoro degli addetti Ama e dal viaggio spesso impazzito dei rifiuti. «Stamattina – dice tutto d’un fiato l’operatrice dei compattatori – siamo nel caos più totale. Non siamo in condizione di fare quel che i cittadini si aspettano! Mancano i camion dell’umido, quelli che caricano le buste rosa, e a Campo Boario non c’è neanche il mezzo dedicato, detto bilico. Abbiamo a disposizione solo quello del “nero”, l’indifferenziata…». D’accordo, e cosa significa in concreto? «Vuol dire che oggi quintali di scarti che i cittadini hanno pazientemente selezionato, gli avanzi di cibo, il pane, i fiori, i tovaglioli sporchi, finiscono assieme a tutto il resto: la gente fa la differenziata e noi la disfiamo! Tutto lavoro sprecato, una presa in giro!». Detta così, fa cadere le braccia. Il guaio è che, fotografie alla mano, esattamente questo succede: basta seguire con attenzione i passaggi. Martedì mattina il viaggio dell’immondizia «differenziata» (le virgolette a questo punto diventano d’obbligo) nelle zone 1D e 1G del centro storico ha registrato il primo intoppo nella postazione di lungotevere Arnaldo da Brescia, nello slargo vicino al ponte del metrò A.

E’ qui che ogni giorno gli autisti dei furgoncini incaricati di raccogliere i sacchetti nei vicoli fanno a più riprese la spola per scaricare i rifiuti in un mezzo più capiente, il «Csl» (Compattatore Side Loaded), che a sua volta quand’è pieno va a svuotare il contenuto nel centro di smistamento a Testaccio (Campo Boario). Ieri però («e non è la prima volta!», esclama la Spazzina Indignata), fors’anche in seguito ai problemi legati alla recente chiusura della discarica di Malagrotta, di mezzi a disposizione ce n’erano meno dell’occorrente: sul lungotevere (foto 1) era arrivato solo il «Csl» destinato ai rifiuti indifferenziati (buste nere, per intenderci), e pure a Campo Boario mancava il compattatore a terra per l’organico (buste rosa prelevate dagli androni). Il risultato è facile da intuire. Su indicazione dei loro superiori, gli operai buttavano negli Apecar, indistintamente, sacchetti rosa, neri, blu della plastica e beige della carta trovati davanti ai portoni, da lì li trasferivano nel camion sul lungotevere, il quale a sua volta riversava il tutto nel bilico dell’indifferenziata al Campo Boario (foto 2). Dove, peraltro, e questo è forse un indizio in più, il nervosismo era lampante: è bastata una fotografia dall’esterno per far scattare l’allerta dei responsabili dell’impianto e la conseguente (insolita) annotazione della targa dell’auto del reporter. Riserbo e privacy aziendali, però, non bastano ad eludere almeno tre quesiti. Primo: i dati diffusi con soddisfazione dal Campidoglio, secondo i quali la raccolta differenziata in città è arrivata al 30,2% e si appresta a crescere fino al 40, tengono conto di disfunzioni come quella di ieri? Secondo: come si giustifica la carenza di camion? Probabilmente con il fatto che molti mezzi, non sapendo dove scaricare la «monnezza», restano pieni più del dovuto. In base a ricostruzioni interne all’azienda, d’altra parte, l’emergenza si protrarrà almeno fino a quando non entrerà in funzione il tritovagliatore di Rocca Cencia messo a disposizione dall’avvocato Cerroni (padrone di Malagrotta). E infine eccola, la terza domanda che inquieta: nelle prossime ore in centro e negli altri quartieri dove è attiva la differenziata bisogna dunque attendersi un boom di sacchetti abbandonati per terra, come quelli che ieri (foto 3) «adornavano» via dei Coronari?


“Progetto Riciclo” incontro con Alessio Ciacci – Comunicato stampa

Alessio Ciacci 008_I movimenti dei cittadini chiamano a raccolta tutta la cittadinanza dei Castelli Romani per la difesa della propria salute e del proprio territorio. No al trattamento dei rifiuti di Roma nell’impianto TMB di Albano Laziale e nella relativa discarica di Roncigliano. Per questo convochiamo tutta la cittadinanza attenta e vigile al sit in – assemblea di sabato 26 gennaio di fronte l’ingresso della discarica intercomunale di Albano Laziale, di proprietà della Pontina Ambiente S.r.l.

_(Fonte comunicato stampa, clicca qui) “Non è impossibile, non è un’utopia, adottare la strategia rifiuti zero; è impossibile il contrario”. Utopia, per Alessio Ciacci, è pensare di continuare a produrre rifiuti e conferirli in discarica; è non pensare ad un ciclo continuo della materia, al suo riutilizzo; utopia, è continuare a pensare alla morte della materia dopo il suo utilizzo senza riflettere, invece, sul fatto che le materie prime siano un bene finito. Così Alessio Ciacci, Assessore all’ambiente del Comune di Capannori, nominato proprio in questi giorni “personaggio ambiente 2012”, ha iniziato il suo intervento nell’aula consiliare del Comune di Genzano sabato 19 gennaio nell’ultimo degli incontri del Progetto riciclo, organizzato in collaborazione con l’Associazione Differenzia-ti. “Ringrazio l’Associazione per aver organizzato questo ciclo di incontri che ci ha permesso di conoscere da più vicino alcune importanti realtà del territorio italiano. Capannori – ha detto il Sindaco Flavio Gabbarini – è un esempio da seguire. A breve partirà anche qui a Genzano il porta a porta, in quanto l’ultima seduta di gara per l’assegnazione del servizio si è svolta proprio questa settimana, e a breve vorremmo fare visita proprio a Capannori per comprendere anche le altre attività che vengono svolte nell’ottica della strategia rifiuti zero”. Già, perché se il porta a porta è il primo passo verso rifiuti zero, per centrare l’obiettivo è necessario mettere in piedi una serie di altri accorgimenti e attività, quali il compostaggio, il riciclaggio, la riduzione dei rifiuti, il riuso e la riparazione, l’introduzione della tariffazione puntuale, l’istituzione di un centro di ricerca per studiare il materiale indifferenziato che finisce in discarica e l’attivazione di un dialogo con le aziende per avviarli alla produzione di imballaggi totalmente riciclabili. Tutte attività che Capannori, e altri 120 Comuni che hanno aderito alla strategia rifiuti zero, ha già messo in pratica arrivando all’80% di raccolta differenziata con picchi di 90% nelle zone con Tia puntuale, un sistema di tariffazione che premia il comportamento virtuoso dei cittadini, facendo pagare sulla base della produzione effettiva di rifiuti non riciclabili da raccogliere. C’è poi, alle spalle di tutto ciò, un grosso lavoro di sensibilizzazione dei cittadini. “Abbiamo iniziato con questo ciclo di incontri – ha commentato il Sindaco Gabbarini a seguito della conferenza – per il quale voglio ringraziare Differenzia-ti, i tanti cittadini che hanno partecipato, i movimenti e tutti coloro che ci hanno supportato. Continueremo a mantenere alta l’attenzione su questo tema anche dopo l’avvio del porta a porta perché è nostro dovere di amministratori perseguire politiche virtuose di gestione dei rifiuti, nel rispetto dell’ambiente e della salute di tutti i cittadini”.​