Discarica Riano

Inchiesta e scandalo rifiuti Lazio, si va verso il giudizio immediato

01_(Fonte articolo, La Repubblica, clicca qui) Giudizio immediato per Manlio Cerroni, il “patron” di Malagrotta, e le altre sei persone finite ai domiciliari il 9 gennaio nell’ambito dell’inchiesta sulla gestione dei rifiuti solidi urbani a Roma e nel Lazio. Il processo, che inizierà il 5 giugno davanti alla I sezione penale, vedrà sul banco degli imputati anche Francesco Rando, amministratore unico di molte imprese riconducibili a Cerroni, l’altro socio Piero Giovi, l’ex presidente della Regione Bruno Landi, Giuseppe Sicignano, supervisore delle attività operative del gruppo ad Albano Laziale presso la Pontina Ambiente, Luca Fegatelli, già capo Dipartimento della Regione Lazio, e Raniero De Filippis, fino al 2010 responsabile del Dipartimento del Territorio. Associazione per delinquere, traffico di rifiuti, frode in pubbliche forniture, truffa ai danni di enti pubblici e falsità ideologica sono i reati contestati, a seconda delle posizioni. Secondo l’ipotesi formulata dal pm Alberto Galanti, per anni sono stati commessi reati di ogni tipo “per consentire il mantenimento o l’ampliamento della posizione di sostanziale monopolio di Manlio Cerroni e delle sue aziende nel settore della gestione dei rifiuti solidi urbani prodotti dai comuni della Regione Lazio”. L’inchiesta riguarda, oltre al termovalorizzatore, anche la gestione dell’impianto di raccolta e trattamento rifiuti di Albano Laziale, nonchè la realizzazione di un invaso per un discarica a Monti dell’Ortaccio, le tariffe e le ordinanze regionali per lo smaltimento dei rifiuti nei Comuni di Anzio e Nettuno.

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Bracciano, i cittadini in piazza contro la nuova Malagrotta

hghhhhhhhhhhhhhdf--400x300_(Fonte articolo, Dazebao, clicca qui) “No alla riapertura della discarica di Cupinoro, No al polo industriale dei rifiuti”. E’ questo lo slogan del  Comitato Bracciano Stop Discarica che sabato 29 marzo ha organizzato una fiaccolata a Bracciano che partirà alle ore 18 da piazza delle Magnolie. I cittadini vogliono far sentire la loro voce, ovvero accendere le fiaccole contro il piano del Comune di Bracciano e della Regione Lazio. “Per chi ci governa – scrivono in una nota –  la soluzione dell’emergenza rifiuti del Lazio è riaprire Cupinoro e ridurre il nostro territorio a un’immensa pattumiera. Purtroppo l’emergenza non nasce con la chiusura della discarica e non si risolverà con la sua riapertura. Questa semplicemente non è la soluzione. La discarica doveva essere chiusa già da anni, – prosegue il Comitato – ma con mille proroghe ha continuato a inquinare la nostra terra, l’acqua e l’aria. Finalmente lo scorso 30 gennaio è stata chiusa, subito dopo che il Ministero dei Beni Culturali e del Turismo si è espresso contro ulteriori ampliamenti. Nonostante questo, c’è chi sta facendo di tutto per realizzare a Cupinoro un polo industriale regionale dei rifiuti”. “La riapertura della discarica – puntualizza il Comitato –  metterebbe ancora più a rischio la salute del territorio e delle persone che vi abitano e distruggerebbe componenti fondamentali delle economie locali come il turismo e l’agricoltura! A chi giova tutto questo? Cupinoro è una bomba a orologeria. Perché in tutti questi anni chi ci governa non ha pianificato un’alternativa sostenibile? E dove sono finiti i soldi per la messa in sicurezza e la bonifica?  La soluzione esiste: una gestione virtuosa che punti sulla riduzione e il riciclo dei rifiuti, potenziando la raccolta differenziata porta a porta e il compostaggio aerobico per il trattamento dell’umido. Altri comuni lo stanno già facendo, i nostri amministratori cosa aspettano?”


Malagrotta, Codici: “L’inquinamento deriva dalla discarica”

News Republic_AVVISI/APPUNTAMENTI PER LA CITTADINANZA INERENTI LA VERTENZA INCENERITORE E DISCARICA ALBANO LAZIALE – CASTELLI ROMANI.

  • Giovedi 13 febbraio ore 21:00, assemblea pubblica alla Rosa Scarlatta, Villaggio Ardeatino.
  • Sabato 22 febbraio dalle ore 8:00 presidio cittadino di fronte ai cancelli della discarica di Albano Laziale.

Uniti si può! Il momento è particolare, la cittadinanza è invitata alla partecipazione serena e numerosa!

_(Fonte articolo, News Republic, redazione, clicca qui) Diverse le fonti di cronaca che ultimamente puntano i riflettori sull’inquinamento di Valle Galeria, dove la famosissima discarica di Malagrotta ha tenuto in ostaggio, per così dire, la salute dei cittadini che nella zona vivono e lavorano. È risaputo ormai che l’inquinamento della zona registra livelli elevatissimi, gli abitanti di Valle Galeria hanno infatti ripetutamente segnalato la presenza di malattie e morti anomale. Tutto ciò purtroppo non sorprende, se si prendono in considerazione i risultati della valutazione epidemiologica del Servizio Sanitario Regionale della Regione Lazio, secondo la quale esiste una associazione tra mortalità e livelli di esposizione a H2S, idrogeno solforato. Si tratta di un gas incolore dall’odore caratteristico di uova marce in questo caso selezionato come tracciante della discarica. L’analisi in oggetto evidenzia un aumento della frequenza di casi di mortalità per tumore della laringe, della vescica all’aumentare dell’esposizione all’H2S. Mentre per quanto riguarda i ricoveri, l’analisi rileva una correlazione tra l’H2S e malattie dell’apparato circolatorio nelle donne. Nella zona circostante Ponte Galeria, inoltre – si legge nel documento – sono aumentate negli uomini, negli ultimi anni, le patologie dell’apparato respiratorio e gli aumenti di ricoveri per patologie alla tiroide, mentre per le donne si registra un eccesso di tumore della mammella. Secondo la sintesi del monitoraggio effettuato dall’Arpa Lazio sull’impatto della discarica di Malagrotta sulle acque superficiali e sotterranee è emerso uno stato di contaminazione diffuso delle acque sotterranee. In particolare è risultata la presenza, con valori superiori ai limiti di legge delle seguenti sostanze: solfati, ferro, manganese, arsenico, cromo totale, nichel, alluminio, piombo benzene, p-xilene, clorulo di vinile, diclorobenzene, tetracloroetilene e infine il burtibenzenesolfinammide, sostanza indicata come possibile marker di contaminazione da discarica rifiuti RSU. Le cose stanno così, la situazione è chiara. Allora perché mai, nell’ultimo periodo sembra emergere una sorta di mistificazione delle reali motivazioni dell’inquinamento? Sembra che l’ultima moda sia quella di parlare delle “altre” cause di inquinamento della Valle Galeria, cercando in qualche modo di perorare la causa di ulteriori fonti di inquinamento ambientale. Codici sostiene che, seppur vero che nell’area di Malagrotta insistono strutture che possono avere un impatto ambientale, come la raffineria e il gassificatore, la causa principale della mancanza di salubrità ambientale di Valle Galeria sia riferibile alla discarica di Malagrotta. Il pericolo, in ragionamenti come questi, che sembrano cercare altri colpevoli, è quello di sdoganare l’idea di una ripartizione equa delle responsabilità dell’inquinamento, cercando di salvare in tutti i modo Manlio Cerroni, che invece, in tutti questi anni ha costruito il suo impero sulla raccolta e il trattamento di rifiuti, la cui legalità sarà accertata o sconfessata dalle indagini in corso. È importante ricordare che la discarica più grande d’Europa ha inquinato pesantemente la zona della Valle Galeria, nella quale numerosi cittadini sono morti o si sono ammalati di patologie tumorali. Codici rilancia l’Azione Collettiva Popolare contro le morti sospette per l’inquinamento a Valle Galeria. All’azione collettiva possono ancora aderire tutti i cittadini che in questi anni si sono ammalati di patologie che ipotizzano correlate a fattori di inquinamento ambientale, oltre ai familiari delle vittime decedute.


Discarica di Cupinoro, cittadini contro l’amministrazione

100_4165_A tutta la cittadinanza dei Castelli Romani buone feste e felice anno nuovo!

_ARTICOLO 32 COSTITUZIONE DELLA REPUBBLICA ITALIANA (STRALCIO): “LA REPUBBLICA TUTELA LA SALUTE COME FONDAMENTALE DIRITTO DELL’INDIVIDUO E INTERESSE DELLA COLLETTIVITA’…”

_(Fonte articolo, Agenzia Parlamentare, clicca qui) I cittadini dell’associazione Bracciano in movimento, hanno inviato  alcune precisazioni alle autorità preposte in merito a numerose, varie e diffuse situazioni di degrado ambientale e paesaggistico nel territorio di Bracciano Cupinoro in via Sette Vene Palo 6500, a seguito della presenza di una discarica, alla luce di quanto sancito dal D.Lgs. 42/2004 e smi, in particolare dall’art. 142, c. i, lett. h, della stessa norma,”siamo in un momento di gravissimo pericolo per il nostro territorio, sicuramente peggiore di tutti i precedenti, Pizzo del Prete e la Centrale a biogas di Pian della Carlotta. L’intervento del Commissario all’emergenza rifiuti di Roma, Goffredo Sottile, apre la strada ad uno scenario già visto: la nuova discarica di Roma, la nuova Malagrotta a Cupinoro. Ci parlano di emergenza, di provvisorietà; ricordiamo che anche Malagrotta, la discarica più grande d’Europa, è nata come soluzione provvisoria e che finora le amministrazioni di Roma e Lazio non hanno e non stanno proponendo alcuna soluzione alternativa allo scempio delle discariche. Nel piano pluriennale della Bracciano Ambiente, la Società del Comune di Bracciano che gestisce Cupinoro, vengono proposti un impianto di TMB (Trattamento Meccanico Biologico) e una centrale a biogas di capacità enormi, tutti elementi che prefigurano un vantaggio per le lobbie finanziarie, una devastazione del territorio che di fatto sono incompatibili con una politica di smaltimento dei rifiuti attraverso la raccolta differenziata spinta porta a porta”. Ecco inoltre le ulteriori precisazioni: “Art. 142 codice beni culturali e ambientali – DLGS 42/2004 -Alcune terre di demanio collettivo dell’Università Agraria di Bracciano, in località Cupinoro-Sbrigliavacche, erano state utilizzate per realizzare una discarica intercomunale già nel 1999, per circa 9 ettari (alcune particelle del Fg. catastale n. 62 di quella località). Per questi terreni fu seguita l’ordinaria procedura di mutamento di destinazione d’uso, come previsto per le zone di uso civico (Giunta Reg. Del. 691 del 23/02/1999). I 9 ettari tolti al demanio collettivo furono sostituiti con altri 9 ettari destinati a categoria A della legge sugli usi civici (permuta di terre civiche).Nel 1999 l’UA di Bracciano chiese di poter utilizzare altri 6 ettari circa (Fg. 61, part. 24/parte) di demanio collettivo “per la realizzazione di un impianto di preselezione di R.S.U. e R.S.A.U” e la Regione ne autorizzò il mutamento di destinazione (Det. 51/2000 del Dip. Sviluppo Agricolo e Mondo Rurale) sul presupposto che “la sottrazione al demanio civico della superficie di Ha. 6.00.00 non pregiudica l’esercizio dei diritti della popolazione utente, considerato anche che l’opera viene realizzata su un terreno già utilizzato per attività estrattiva debitamente autorizzato” (si trattava di una cava dismessa).Nel 2005 la UA di Bracciano concesse alla Bracciano Ambiente Spa (Società di cui è azionista il Comune di Bracciano ed è subentrata nella gestione della discarica nel 2004) altre terre del Fg. 61; fino al 2008, successive determine regionali di autorizzazione al mutamento di destinazione d’uso portavano ad ettari 23 circa l’area interessata dalla discarica di Cupinoro.Arriviamo così al periodo 2008-2010 quando, esaurita l’attività di cava da parte della VAIRA s.a.s. in una zona adiacente alla discarica (sempre in località Sbrigliavacche), con una serie di deliberazioni della Deputazione Agraria dell’UA di Bracciano (concessioni di tre mesi più volte prorogate), anche quella zona veniva concessa – seppur a titolo temporaneo – alla Bracciano Ambiente Spa per il deposito della terra di risulta derivante dai lavori di ampliamento della discarica di Cupinoro.Nel 2009 è stato autorizzato il mutamento di destinazione (per uso temporaneo) per ulteriori 29 ettari circa, concessi anch’essi alla Bracciano Ambiente Spa, venendosi così a determinare una superficie complessiva di 52 ettari circa di terre della locale UA concesse per attività connesse con la discarica di Cupinoro.Ci troviamo di fronte, dunque, ad un’area complessiva che è stata concessa alla Bracciano Ambiente Spa per le attività della discarica in fasi successive e con diversi titoli: per gli inziali 23 ettari è avvenuta una permuta di terre civiche ai sensi della legge generale sugli usi civici; per i successivi 29 ettari è avvenuta un’autorizzazione al mutamento di destinazione per un uso temporaneo.Il contratto di concessione di tutta l’area dei 52 ettari è stato stipulato fra l’UA di Bracciano e la Bracciano Ambiente Spa il 21 aprile 2010. Tale contratto ha una durata ‘temporanea’, nel senso che la concessione avrà efficacia fino al “permanere in capo alla Bracciano Ambiente spa delle autorizzazioni” (anche se rilasciate successivamente alla stipulazione del contratto) “alla gestione della discarica, al ciclo di lavorazione dei rifiuti e a tutti gli impianti ad essa annessi e connessi” (dal testo del contratto). L’U.A. ottiene come canone corrispettivo € 5.450,00 annui per ogni ettaro (rivalutabili ogni biennio).Ci troviamo di fronte, per una parte dell’area di Cupinoro (esclusi gli ettari originari permutati con altri ridestinati a pascolo), a terre di uso civico concesse dalla locale UA per l’uso temporaneo di attività di smaltimento di rifiuti. Questa situazione è possibile, perché tutte le terre di uso civico della Regione Lazio sono attualmente disciplinate dalla legge generale del 1927, che attribuisce un forte taglio pubblicistico a tali comprensori. Se la Regione Lazio attuasse l’art. 3 della L. 97/1994 (3a Legge sulle zone montane), noi riteniamo che, almeno per le proprietà collettive in senso stretto, gestite dalle Università Agrarie del Lazio, un simile uso delle terre non sarebbe possibile: questa legge nazionale stabilisce che le Università Agrarie divengano persone giuridiche di diritto privato chiamate a gestire il loro patrimonio a soli fini agro-silvo-pastorali e di conservazione. Il mutamento di destinazione può avvenire, secondo tale legge, solo con permuta.Che cosa è successo in questi giorni? Una parte dei rifiuti di Roma, Fiumicino e Città del Vaticano verranno portate a Bracciano, perché il Commissario ai rifiuti Goffredo Sottile ha utilizzato un Bando della Bracciano Ambiente Spa, con cui quest’ultima ha messo a disposizione spazi di conferimento di rifiuti per 20.000 tonnellate fino al 31 dicembre 2013.Quindi, per il momento si tratta di una misura temporanea. Allo stato degli atti, non si può ancora dire che Cupinoro sia divenuta la discarica di Roma.In ogni caso, l’uso del demanio collettivo per l’attività di smaltimento di rifiuti, ancorché autorizzato con provvedimenti regionali, lascia perplessi, se non da un punto di vista tecnico-giuridico, certamente dal punto di vista della congruenza di tale uso con la vocazione ‘naturale’ delle proprietà collettive: agricoltura e conservazione dell’ambiente. Pensiamo al fatto che il Codice dei Beni Culturali e Ambientali (D.lg. 42/2004, art. 142) sottopone a vincolo paesaggistico le terre assegnate alle Università Agrarie; pensiamo alla 3a Legge sulla montagna e ai recenti indirizzi giurisprudenziali in materia di tutela dell’ambiente.


Falcognana: il Parlamento Europeo valuta un sopralluogo a Roma

image1_ARTICOLO 32 COSTITUZIONE DELLA REPUBBLICA ITALIANA (STRALCIO): “LA REPUBBLICA TUTELA LA SALUTE COME FONDAMENTALE DIRITTO DELL’INDIVIDUO E INTERESSE DELLA COLLETTIVITA’…”.

_NOTA BENE: La battaglia per la non costruzione dell’inceneritore dei Castelli Romani e per la chiusura e la bonifica della discarica di Albano Laziale è prima di tutto una questione di civiltà. Interrare e bruciare rifiuti nel 2013 significa abbandonarsi ancora a logiche sostanzialmente preistoriche o spesso speculative nel trattamento dei rifiuti solidi urbani. I cittadini dei Castelli Romani si battono da anni a 360° in modo assolutamente civile (come è giusto e doveroso che sia) per far avviare nel loro comprensorio un ciclo virtuoso dei rifiuti basato su raccolta differenziata porta a porta e riciclo a freddo con recupero di materia. Cose assolutamente possibili ed economicamente convenienti per molti, in primis per amministratori e cittadini. Una battaglia durissima e spinosa condotta per la legalità, per la salute pubblica e, soprattutto, nel vero ed unico interesse della comunità. Ogni vita umana ha un valore estremo e alta dignità, va pertanto protetta la sua salute e va protetto, quindi, l’ambiente nel quale essa vive. Sviluppo si, quello vero però!

_(Fonte articolo, Roma Today, clicca qui) Lo avevano promesso e lo hanno fatto. I comitati e le sigle che da tempo si stanno opponendo alle discariche di Falcognana e Cupinoro, hanno portato a Bruxelles le proprie istanze. E lo hanno fatto, andando ad ascoltare la discussione che in mattinata si è tenuta presso la Commissione Petizioni EU, sul mancato rispetto delle normative relative all’individuazione dei due siti per le discariche. Nella delegazione, hanno partecipato tra gli altri Pasquale Calzetta, co-presidente dell’Associazione Sportello del Cittadino assieme a De Juliis; Laura Pasetti per l’Associazione Laurentes e Carla Canale, avvocato del  Coordinamento No Discariche no inceneritori Municipio IX e Pomezia. In rappresentanza della petizione promossa da Cupinoro, c’era invece il signor Luigino Bucchi. “Tutti gli interventi hanno evidenziato la violazione delle direttive europee vigenti in materia di rifiuti e lo stato di emergenza determinato proprio dalle suddette violazioni perpetrate dall`Amministrazione Regionale, dal Comune di Roma e dal Commissario Straordinario Sottile” ci fa sapere Pasquale Calzetta. “La Presidente della Commissione Petizioni On. Erminia Mazzoni ha recepito per la prima volta le istanze dei cittadini, lasciando aperte le suddette petizioni e sollecitando il Commissario all`Ambiente della Commissione Europea Potocnik ad una preventivo e fattivo intervento sulle problematiche evidenziate – c’informa l’ex Presidente del Municipio XII (ora IX) – inoltre è stata sollecitata la stessa commissione ad effettuare nel più breve tempo possibile un sopralluogo a Roma e nel Lazio e nelle realtà menzionate”.  “Visto l`immobilismo delle Amministrazioni regionali e comunali  – ha poi concluso Calzetta – che stanno provocando una sorta di procurata emergenza al fine di avallare qualsiasi tipo di decisione che potrà prendere il Commissario Sottile sulla pelle dei cittadini, accogliamo con favore la disponibilità ad un sopralluogo che ponga finalmente chiarezza nella vicenda della gestione dei rifiuti a Roma e nel Lazio”. “Speriamo quanto prima in un intervento della Commissione a tutela della salute dei cittadini e dell’ambiente” hanno aggiunto, in una nota,  Laura Pasetti e l’avvocato Canale, presenti come Calzetta all’odierna discussione a Bruxelles.


L’Isola di San Biagio da discarica a perla naturale della Laguna di Venezia

index_ARTICOLO 32 COSTITUZIONE DELLA REPUBBLICA ITALIANA (STRALCIO): “LA REPUBBLICA TUTELA LA SALUTE COME FONDAMENTALE DIRITTO DELL’INDIVIDUO E INTERESSE DELLA COLLETTIVITA’…”.

_NOTA BENE: La battaglia per la non costruzione dell’inceneritore dei Castelli Romani e per la chiusura e la bonifica della discarica di Albano Laziale è prima di tutto una questione di civiltà. Interrare e bruciare rifiuti nel 2013 significa abbandonarsi ancora a logiche sostanzialmente preistoriche o spesso speculative nel trattamento dei rifiuti solidi urbani. I cittadini dei Castelli Romani si battono da anni a 360° in modo assolutamente civile (come è giusto e doveroso che sia) per far avviare nel loro comprensorio un ciclo virtuoso dei rifiuti basato su raccolta differenziata porta a porta e riciclo a freddo con recupero di materia. Cose assolutamente possibili ed economicamente convenienti per molti, in primis per amministratori e cittadini. Una battaglia durissima e spinosa condotta per la legalità, per la salute pubblica e, soprattutto, nel vero ed unico interesse della comunità. Ogni vita umana ha un valore estremo e alta dignità, va pertanto protetta la sua salute e va protetto, quindi, l’ambiente nel quale essa vive. Sviluppo si, quello vero però!

_(Fonte articolo, News Republic, clicca qui) Un’isola costruita dall’uomo che per anni è stata adibita a discarica, un’azienda che ha convertito la centrale nucleare di Kalkar in un parco per famiglie, il sapere scientifico dell’università affacciata sul Canal Grande, sono i protagonisti di un ampio progetto volto a creare un Polo dedicato a cultura, recupero di storia e antiche tradizioni lagunari, svago e tempo libero nel cuore della laguna veneta. Zamperla, azienda leader nella realizzazione di aree polifunzionali, nota per i progetti realizzati in tutto il mondo (Coney Island, Kalkar, Russia etc.), in collaborazione con Fondazione Università Ca’ Foscari che con Zamperla collabora da oltre un anno attraverso attività di ricerca, presenta il progetto di riqualificazione dell’Isola San Biagio: dall’ex inceneritore alle nuove prospettive di tutela dell’habitat naturale e valorizzazione del patrimonio storico di Venezia e della laguna. Il progetto prevede una prima fase di indagine e preparazione dell’area, con i relativi interventi di risanamento dai danni provocati dalla precedente destinazione d’uso e una seconda fase dedicata alla costruzione di un Polo polifunzionale che grazie alle più recenti tecnologie, tratte dal mondo dell’entertainment, si proporrà come strumento di conoscenza dell’antica storia di Venezia e della laguna veneta. Realtà aumentata (innovazione tecnologica anelata dai musei di tutto il mondo) per residenti, turisti e scolaresche per ripercorrere il passato con un approccio emozionale ed esperienziale, aree didattiche interattive per supportare le scuole nella sperimentazione ludica delle fonti energetiche ecosostenibili, un teatro che si integrerà alle proposte e agli eventi di Venezia e del suo Carnevale, un tributo a una città famosa in tutto il mondo ma le cui origini sono poco conosciute, spesso anche agli specialisti. E poi un racconto che riporta alle origini delle barene e al loro ruolo fondamentale nell’ecosistema lagunare che non trascura la loro fragilità. Il nuovo Polo di Isola San Biagio sarà qualcosa di molto vicino al concetto architettonico e strutturale dei Giardini di Tivoli, a Copenhagen, area immersa nel cuore della città che rispetta e si integra perfettamente nell’ecosistema del giardino circostante, caratterizzandosi però per una connotazione culturale volta a recuperare anche la storia passata per residenti e turisti. Tanti progetti hanno tentato di affascinare Venezia, patrimonio del mondo, dei veneti e dei veneziani, ma troppi sono gli elementi che spesso frenano il cambiamento perché i fragili equilibri di questa città vanno mantenuti e rispettati. La garanzia di questo nuovo progetto deriva dai protagonisti stessi, Fondazione Università Ca’ Foscari e i docenti dell’ateneo per quanto riguarda la parte storica, culturale, di biologia marina e conformazione lagunare, Zamperla attraverso Team Project rispetto a tutte le fasi di progettazione, costruzione e realizzazione. Il progetto Isola San Biagio tra le tante opportunità e i vantaggi porterà alcune certezze: il risanamento di un’area che alla pubblica amministrazione costerebbe diversi milioni di euro e almeno 500 nuovi posti di lavoro, tutto il resto è in più. Alberto Zamperla ha così commentato la presentazione a Venezia: ”Abbiamo realizzato ovunque nel mondo progetti importanti garantendo sempre innovazione, sostenibilità ambientale, esperienza, competenza, collaudi meticolosi, massima affidabilità e sicurezza di tutte le nostre architetture, a Venezia non sarà diverso”, e ha poi concluso con le parole di Mark Twain ”Avrei voluto scriverle io- ha detto -ma non avendolo fatto dovrò usarle in prestito per dirvi che tra vent’anni non sarete delusi dalle cose che avrete fatto ma da quelle che non avrete fatto”. Il Magnifico Rettore di Ca’ Foscari Carlo Carraro: ha spiegato ”Abbiamo messo a disposizione di Zamperla, le competenze specialistiche di due docenti del nostro ateneo che da anni si occupano delle origini di Venezia e della vita della sua laguna. E’ l’esempio di cosa concretamente un ateneo può fare guardando al di fuori di sé e di come il mondo produttivo possa trovare nell’Università un partner capace di dare valore aggiunto a progetti imprenditoriali. In questo caso credo che ci siano due aspetti che meritano di essere evidenziati sugli altri: l’attenzione scientifica prestata nell’analizzare la storia delle origini veneziane e nello studiare l’habitat lagunare per una sua ricostruzione fedele. L’altro è il recupero ambientale di una fetta di città che da discarica diventa luogo ripulito, bonificato e restituito ai veneziani e a chi a Venezia arriva”. Patrizia Torricelli, biologa marina dell’Università Ca’ Foscari Venezia, ha fornito la propria competenza scientifica rispetto all’habitat della laguna e la sua biodiversità: ”Negli ultimi 200 anni, la superficie complessiva delle barene è diminuita di oltre il 60% – spiega – La progressiva riduzione della superficie barenicola determina la scomparsa di un habitat essenziale per molte specie sia animali che vegetali, oltre ad un’alterazione dei processi geo-morfologici tipici degli ambienti lagunari. Erroneamente si ritiene che le acque della laguna siano poco abitate, se non inospitali. In realtà, sotto il pelo dell’acqua, si nasconde un mondo ricco di vita animale e vegetale, con un susseguirsi di specie diverse man mano si passa dalle zone più confinate vicino alla terraferma fino alle bocche di porto, passando per i canali che attraversano la città”. Sauro Gelichi, archeologo di Ca’ Foscari e fine conoscitore della storia di Venezia, ha dato il proprio contributo sul piano degli studi storici e culturali: ”Poiché il Polo ha la specificità di rappresentare una serie di tematismi connessi con la storia di Venezia,siamo stati di supporto a tecnici, ingegneri e creativi nel ricostruire, nella maniera più fedele possibile, gli spazi (dalle architetture fino agli oggetti della vita quotidiana) all’interno dei quali i visitatori si muovono. Lo scopo è stato, ed è, quello di evitare il pericolo di ricostruzioni di ‘genere’, che restituiscano un immaginario fin troppo diffuso ed abusato. Inoltre è allo studio la possibilità di creare un’area specifica che tenti di raccontare, in forma sintetica, le tappe principali della storia di Venezia mantenendo l’aderenza storica”.


Ciao Dalia. Noi non dimentichiamo.

images_ARTICOLO 32 COSTITUZIONE DELLA REPUBBLICA ITALIANA (STRALCIO): “LA REPUBBLICA TUTELA LA SALUTE COME FONDAMENTALE DIRITTO DELL’INDIVIDUO E INTERESSE DELLA COLLETTIVITA’…”.

_NOTA BENE: La battaglia per la non costruzione dell’inceneritore dei Castelli Romani e per la chiusura e la bonifica della discarica di Albano Laziale è prima di tutto una questione di civiltà. Interrare e bruciare rifiuti nel 2013 significa abbandonarsi ancora a logiche sostanzialmente preistoriche o spesso speculative nel trattamento dei rifiuti solidi urbani. I cittadini dei Castelli Romani si battono da anni a 360° in modo assolutamente civile (come è giusto e doveroso che sia) per far avviare nel loro comprensorio un ciclo virtuoso dei rifiuti basato su raccolta differenziata porta a porta e riciclo a freddo con recupero di materia. Cose assolutamente possibili ed economicamente convenienti per molti, in primis per amministratori e cittadini. Una battaglia durissima e spinosa condotta per la legalità, per la salute pubblica e, soprattutto, nel vero ed unico interesse della comunità. Ogni vita umana ha un valore estremo e alta dignità, va pertanto protetta la sua salute e va protetto, quindi, l’ambiente nel quale essa vive. Sviluppo si, quello vero però!

_(Fonte articolo, Rifiuti Zero Torino, clicca qui) Giovedì sarà passato un anno. Un anno da quando Concetta Zaccaria, giovane mamma che vive nella «terra dei roghi», ha dovuto dire addio alla sua piccola Dalia. «La mia bimba – dice – aveva solo undici anni, non meritava di soffrire così. Ha lottato, non ha mai perso il sorriso, ma alla fine non ce l’ha fatta». Sua figlia è morta per un linfoma, perché crede che ci sia una connessione con la questione dei rifiuti? «Quando si è ammalata i medici mi hanno detto che questa neoplasia è legata all’inquinamento. lo abito a Casalnuovo (comune nell’hinterland di Napoli, ndr) e l’inquinamento lo vedo tutti i giorni. Sento il fetore acre della plastica che brucia, vedo l’amianto sversato nelle campagne e nelle strade secondarie. E quello che riusciamo a vedere è solo la punta dell’iceberg. Come tutte le mamme davo a mia figlia verdure e frutta in quantità, solo ora ci parlano di metalli pesanti negli ortaggi. Del cadmio, del piombo e chissà quali altri veleni. Basta, non ci possono più a parlare di stili di vita e di abitudini alimentari sbagliate». Come ha scoperto della malattia di Dalia? «Eravamo in vacanza e lei era caduta dall’altalena. Aveva un dolore al fianco, così decidemmo di farle fare una radiografia. Naturalmente in pronto soccorso per una sciocchezza simile ci assegnarono il codice verde. Poi arrivarono le lastre e vidi la faccia del medico diventare improvvisamente seria». Cosa le disse? «Che mia figlia aveva un linfoma del mediastino, una massa di quattordici centimetri per nove. “Un pallone”. Sì, fu proprio questa l’espressione del medico. In quel momento ebbi l’impressione di morire. In pochi minuti le misero un drenaggio al polmone per consentirle di respirare. Non le poterono fare neanche l’anestesia». Da quel momento ebbe inizio il vostro calvario. «Calvario è la parola giusta. Dalia entrò in ospedale di mercoledì, venerdì ci fu l’esame istologico e il giovedì successivo eravamo già al Gaslini di Genova». Ed è lì che ha iniziato la chemio? «Sì, un protocollo molto duro e doloroso. Ma le cure sembravano avere effetto. Eravamo ottimisti, tanto che ad ottobre tornammo a casa, a Casalnuovo. A luglio facemmo l’ultima tac, la malattia risultava in remissione totale». Poi cosa è successo? «In due mesi la massa tumorale tornò alle stesse dimensioni di quando l’avevamo scoperta. Mia figlia è morta in soli sessanta giorni». Dopo Genova, le cure di mantenimento le avete fatte a Napoli? «Sì, all’ospedale di oncologia pediatrica. E lì ho avuto la conferma che il tumore di mia figlia è stato causato dai rifiuti tossici». In che senso? «Quell’ospedale è pieno di mamme come me, mamme della provincia che arrivano da Afragola, Acerra, Casalnuovo, Caivano e così via. Anche senza un registro tumori basta entrare in quei reparti per capire cosa stia realmente accadendo in Campania». Come mamme della “terra del roghi” avete cercato di ottenere dati attendibili? «Abbiamo consegnato a tutti i medici e ai primari una lettera, gli abbiamo chiesto di scendere in campo al nostro fianco e di rendere pubblici i dati in loro possesso. Siamo molto fiduciosi, e per ora restiamo in attesa di una risposta». Ha mal pensato di scappare? «Se scappassi da qui tradirei la memoria di mia figlia. Certo sono preoccupata per l’altro mio ragazzo, ma non me ne andrb. Molta gente del Nord ci accusa di aver consentito questo scempio, ma non è così. Noi mamme, noi genitori, siamo pronti a lottare. Non scapperemo dalla Campania, ci batteremo perché altre madri e altri padri non debbano seppellire i proprio figli». Giovedì sarà passato un anno dalla morte di Dalia, farete dire una messa? «Sì, ci sarà una messa ma non giovedì, la funzione si terrà domenica. In quell’occasione ci sarà anche una raccolta fondi per consentire ad un bambino ammalato di provare delle cure sperimentali. Non so se riusciremo a raggiungere la somma necessaria, ma ce la metteremo tutta». Ha un sogno per il suo futuro? «Sì, poter vivere qui, dove sono nata e non aver paura per la mia salute e per quella dei miei figli».