Discarica di Malagrotta

Percolato a Malagrotta, pm chiede la condanna del socio di Cerroni

07_(Fonte articolo, Il Corriere della Sera, clicca qui) La procura chiede sei mesi di carcere per il 76enne Francesco Rando, responsabile della «Giovi» e socio di Manlio Cerroni, a processo per l’inquinamento da percolato a Malagrotta come per l’associazione a delinquere ricostruita più recentemente. L’accusa parla di «violazione del principio di precauzione, caposaldo della normativa comunitaria che impone verifiche preventive in modo da evitare danni all’uomo o all’ambiente durante le attività di smaltimento. Nel caso di Rando/Cerroni sarebbe avvenuto l’opposto e le esigenze di tutela e sicurezza ambientale sarebbero state subordinate a quelle del profitto. La richiesta di condanna (severa: il massimo è 2 anni ma Rando ne ha 76) congela la soddisfazione in casa Co.La.Ri per la sentenza del Tar che aveva respinto l’interdizione per mafia varata dalla prefettura. Dall’inchiesta sul percolato era emerso che la «Giovi» smaltiva rifiuti organici e speciali (terra, calce, solventi, metalli) tutti assieme indistintamente nel grande buco di Malagrotta, senza analisi preventive sul prodotto e sul suo grado di tossicità. La consulenza di Giuseppe Genon, Mariachiara Zanetti e Rajandrea Sethi aveva riscontrato un’alta concentrazione di metalli nei terreni agricoli circostanti. Nel corso del processo la difesa dell’imputato, avvocato Franco Giampietro, ha sostenuto che la mancata valutazione del grado di nocività del rifiuto dipendesse dalla raccolta. Nella quale mancava una caratterizzazione del prodotto inquinante. In sostanza un problema ribaltabile sui vari utenti di Malagrotta. A questo proposito il pubblico ministero Alberto Galanti ha ricordato che se l’utente ha una responsabilità nella classificazione del rifiuto (vedi la responsabilità civile di effettuare la differenziata) la tossicità dei resti speciali dipende dal grado di concentrazione di una sostanza piuttosto che un’altra. E quindi può essere stabilito solo attraverso analisi specifiche effettuate presso l’impianto di smaltimento. Quanto agli altri due imputati per i residui gettai nel Rio Galeria, il pm ha chiesto l’assoluzione. Essendo ampiamente «maturato il periodo della prescrizione e non essendo stata raggiunta la piena prova della provenienza di detti scarichi da Malagrotta». Su Francesco Rando come su Andrea Lolli, responsabile della «Impianti Mobil service» e Giuseppe Torti, manager della «E.P.Sistemi» (recupero rifiuti di Colleferro) il giudice deciderà il 10 ottobre prossimo.


Roma, iniziato il processo, tutti contro l’ex ras della monnezza

07_(Fonte articolo, Osservatore Laziale e Castelli Notizie, clicca qui e qui).  ATTENZIONE, RASSEGNA STAMPA COMPLETA DI IERI 5 GIUGNO 2014 A QUESTO LINK. BUONA LETTURA. Il Comune di Genzano ha chiesto la restituzione integrale delle somme versate nel periodo 2006-2012 alla soc. Pontina Ambiente, per un totale di circa 10 milioni di euro più interessi. Si apre un altro capitolo di una storia dal cupo rimbombo kafkiano, che si auspica non resti incompiuta. Giovedì 5 luglio, prima udienza del processo a Manlio Cerroni patron di Malagrotta e ad altri cinque suoi fidi impegnati nella gestione dei rifiuti, e Bruno Landi ex presidente della Regione Lazio. In questa prima fase sono state raccolte dai giudici della prima sezione penale del Tribunale di Roma – presieduta da Piero De Crescenzo – una valanga di richieste di costituzione civile, presentate da istituzioni, comuni, associazioni e semplici cittadini, mentre pare non sia stata fatta analoga richiesta da parte della Provincia di Roma, ma si sia costituito per essa Paolo Izzo, patrocinato dall’avvocato Rossodivita. I difensori hanno chiesto per i loro assistiti la revoca delle misure cautelari, così che gli imputati non si trovino costretti al soggiorno obbligato o a doversi recare a firmare il registro dei sorvegliati. Il processo riprenderà il 23 giugno, per la valutazione delle richieste di costituzione di parte civile e l’ammissione delle prove, poi ci sarà l’interruzione per le vacanze e si riprenderà a settembre, e di udienza in udienza si arriverà a Natale e a Capodanno e per l’anno nuovo Dio provvede. Riferito il più o meno risaputo, riportiamo quanto ci è stato rilasciato da un cittadino facente parte del Coordinamento No Inc, presente alla prima udienza: «Giovedì 5 giugno 2014 alle ore nove alla prima sezione del tribunale di Roma c’è stata la prima udienza contro Cerroni ed i suoi “fedelissimi” e Fegatelli e De Filippis per la parte pubblica, in quanto ex dirigenti della Regione Lazio, coinvolta nell’ “affare monnezza”. C’ è stata la costituzione di parte civile come parte lesa di un nutrito gruppo di cittadini residenti nelle immediate vicinanze della discarica di Roncigliano e che sono coloro che direttamente da oltre 30 anni subiscono gli effetti mortiferi della stessa. Si sono costituiti alcuni comuni, in particolare Ariccia, Genzano, Albano insieme a Castel Gandolfo, poi sono iniziate le sorprese: si sono costituiti altri comuni come Marino, Ciampino, Nemi, Velletri, Rocca di Papa, e associazioni come Legambiente e il WWF, la Regione Lazio (!), il Comune di Roma, un singolo cittadino come rappresentante della Provincia di Roma e una miriade di altri, motivo per cui il Pm del procedimento ha chiesto un rinvio per lo studio delle carte processuali. Ma dov’era tutta questa gente, queste Amministrazioni ed Enti, questi ecologisti di professione che da sempre pescano nel torbido, mentre Cerroni e la sua banda da 30 anni a questa parte facevano il bello e il cattivo tempo sullo smaltimento dei rifiuti, devastando ed inquinando territori e falde acquifere, facendo pagare prezzi salatissimi in termini di salute e di condizioni igenico-sanitarie e di tariffe applicate ai comuni e di conseguenza ai cittadini, visto che i comuni stessi (Albano Laziale ne è l’esempio eclatante) hanno pagato o si sono indebitati zitti e buoni, rifacendosi sulle tariffe applicate ai cittadini, in ossequio al patron Cerroni? Noi la maggior parte di tutti questi non li abbiamo mai visti nei tanti anni di lotta e di battaglia anche legale che ci hanno visto protagonisti, con decine di manifestazioni, centinaia di assemblee, presidi e iniziative di vario genere, decine di azioni legali compiute tutte a nostre spese. Oggi spuntano come funghi a reclamare un risarcimento e una visibilità che non gli appartiene. Per ritornare all’udienza gli imputati, attraverso i loro avvocati, hanno chiesto che venga chiuso il procedimento a loro carico perché, sintetizzando, dicono che vista l’età avanzata della maggior parte di loro, ciò impedirebbe a priori la reiterazione del reato! Ma hanno proprio una bella faccia tosta! Quello che hanno messo su è un vero e proprio impero di tipo dinastico che ha mille tentacoli e mille addentellati con la compiacenza trasversale di troppa fetta di politici ed amministratori ed ora tentano di buttarla sul patetico! Per concludere, la prossima udienza è convocata per il 23 giugno (poi è stato fatto un calendario da settembre a gennaio) e il giudice ha detto che vista la quantità di persone interessate presto tenterà laddove possibile, di farsi concedere l’aula Occorsio per le prossime udienze». Si riporta inoltre qui di seguito anche il comunicato del Comune di Genzano di Roma, costituitosi parte civile:
Nel corso della prima udienza del procedimento penale nei confronti di Manlio Cerroni, il Comune di Genzano di Roma ha depositato questa mattina presso il Tribunale penale di Roma l’atto di Costituzione di parte civile al fine di difendere i diritti lesi dei cittadini e di ottenere un risarcimento sia per i danni patrimoniali subiti dall’Amministrazione comunale che per i danni non patrimoniali. Il Comune di Genzano ha chiesto infatti la restituzione integrale delle somme versate nel periodo 2006-2012 alla soc. Pontina Ambiente, per un totale di circa 10 milioni di euro più interessi. Agli imputati viene infatti contestato il reato di frode nelle pubbliche forniture in quanto nell’esecuzione dell’appalto per lo smaltimento dei rifiuti, avviando a termo valorizzazione un quantitativo annuo di CDR inferiore a quello dichiarato ed incrementando unilateralmente la tariffa per la termo distruzione anche sul quantitativo di CDR mai prodotto o comunque mai combusto, avrebbero commesso frode nell’esecuzione dell’appalto, conseguendo nel periodo 2006-2012 una indebita percezione di oltre 10 milioni di euro. «A questo – spiega il Sindaco Flavio Gabbarini – vanno poi aggiunti i danni non patrimoniali subiti dalla città e dai cittadini di Genzano, quantificati in circa un milione di euro: parliamo di danni di carattere ambientale, danni igienico-sanitari accertati dalla Asl e dal rapporto ‘Epidemiologia, rifiuti, ambiente, salute nel Lazio – Eras Lazio’ nel raggio di 5 km dall’impianto di Roncigliano, senza contare il gravissimo danno all’immagine della città e delle istituzioni».


Processo rifiuti Lazio, si parte col “botto”, valanga di richieste di parti civili – rassegna stampa completa

_Rassegna stampa completa su quanto accaduto ieri 5 giugno 2014 a Roma circa il processo riguardante lo scandalo rifiuti Lazio. La rassegna stampa sarà aggiornata nei prossimi giorni con eventuali sviluppi e nuovi articoli. “Buona” lettura.

  • Comunicato stampa “Coordinamento contro l’inceneritore di Albano” inizio processo rifiuti Lazio. 5 giugno aperto il processo a Cerroni & soci. Clicca qui.
  • Processo Cerroni. Il Comune di Genzano di Roma parte civile. Dal 2006 al 2012, chiede 10 milioni di Euro più gli interessi. Clicca qui.
  • I complici del “Supremo” contro il dirigente della Asl. Clicca qui.
  • Il mistero della discarica, iniziano le misurazioni. Clicca qui.
  • Cerroni libero di tornare a Roma. Clicca qui.
  • Rifiuti. Minacce e pressioni ad Albano Laziale. Processo a Cerroni. Clicca qui.
  • La carica delle 150 parti offese contro il “Supremo” dei rifiuti. Clicca qui.
  • Cerroni, 7 sindaci chiedono i danni. Clicca qui.
  • Rifiuti. Minacce al dirigente della Asl. Clicca qui.
  • Parte processo Cerronopoli. Cittadini dei Castelli Romani e Latina chiedono i danni. Clicca qui.
  • Processo sullo scandalo rifiuti. 17 cittadini di Borgo Bainsizza si costituiscono parte civile. Clicca qui.
  • Processo rifiuti d’oro: 150 parti offese contro il “Supremo” delle discariche. Clicca qui.
  • Processo Cerroni. Il Comune di Rocca di Papa parte civile. Clicca qui.
  • Processo rifiuti. Cittadini di Montello e Bainsizza parte civile nel processo. Clicca qui.
  • Processo scandalo rifiuti Lazio. Il Comune di Ciampino parte civile. Danni d’immagine dai rifiuti. Clicca qui.
  • Processo Cerroni & Co. Valanga di parti civili. Clicca qui.
  • Prima udienza del “Processo Cerroni”, in tanti si costituiscono parti civili. Ma prima dov’erano? Clicca qui.
  • Processo Cerroni. Tutti parte civile. I comuni vanno all’arrembaggio. Clicca qui.
  • Processo Cerroni. I comuni, noi parti lese. Clicca qui.
  • Processo a Cerroni. Decine di richieste di costituzione parte civile. Clicca qui.
  • Si avvicina il processo. Manlio Cerroni: “E’ la battaglia della mia vita”. Clicca qui.
  • Processo a Cerroni. 150 richieste di costituzione parte civile. Clicca qui.
  • Donato Robilotta, basta demonizzare Cerroni. Clicca qui.
  • Rifiuti. Roma caput immundi. Clicca qui.
  • Processo a Cerroni dopo Albano Laziale anche Genzano di Roma si costituisce parte civile. Clicca qui.
  • Cerroni, sarà processo show. Ogni mercoledi ci sarà udienza. Clicca qui.
  • Iniziato oggi il processo al signore delle discariche Manlio Cerroni. Clicca qui.
  • Manlio Cerroni, iniziato il processo: tutti contro l’ex ras della monnezza (di Maria Lanciotti). Clicca qui.
  • Processo Cerroni, molte le costituzioni di parte civile. Clicca qui.
  • Sistema Cerroni, parte il processo, assente la politica pontina. Clicca qui.

0111_(Fonte articolo, Il Caffè, clicca qui) Al via lo “storico” processo al Gruppo Cerroni. Nessuno degli imputati presente in aula. Cittadini e Comuni di Anzio, Albano, Genzano, Ariccia e Rocca di Papa chiedono i danni come parte civile. Sotto la lente d’ingrandimento l’Inceneritore di Albano e il 7° invaso di Roncigliano Stamattina, alle nove in punto, nella palazzina A del Tribunale penale di piazzale Clodio, a Roma, ha preso avvio lo “storico” processo al patron dell’immondizia Manlio Cerroni. Alla sbarra, insieme a lui, dopo ben sette anni di indagini, sono finiti anche suoi uoni di fiducia. A cominciare dal suo braccio destro, Bruno Landi, presidente socialista della Regione Lazio a fine anni ’80, poi deputato con il Psi (travolto dallo scandalo della Tangentopoli regionale, reati prescritti), poi passato a fare il manager di Cerroni (amministratore delegato di Ecoambiente Srl, società controllata dal Comune di Latina, che gestisce una delle due discariche di Borgo Montello, Latina, al confine con Nettuno ed Aprilia sud). Landi l’anno scorso è stato nominato amministratore delegato della Latina Ambiente, municipalizzata del capoluogo, ruolo dal quale è stato sospeso a seguito del suo arresto lo scorso 9 gennaio. Sotto processo, poi, anche il direttore tecnico della discarica di Roncigliano, a Cecchina (tra Albano, Ardea e Pomezia), Giuseppe Sicignano; l’ex amministratore della società Pontina Ambiente del Gruppo Cerroni, proprietaria del sito di Roncigliano, Francesco Rando; e, soprattutto, i due ex dirigenti della Regione Lazio, Luca Fegatelli e Raniero De Filippis. Nessuno di loro, però, si è presentato in aula. Pesanti come macigni, per tutti, i capi di imputazione: associazione a delinquere, truffa aggravata, frode, traffico di rifiuti, interramento non autorizzato di rifiuti, sovrafatturazione, falso ideologico, eccetera eccetera. Viceversa, “presidiavano” l’ingresso del Tribunale, già dalle prime ore del mattino, i 40 residenti di Albano ed Ardea che vivono a poche centinaia di metri dalla discarica di Roncigliano, ad Albano Laziale, che si sono anche costituti parte civile, insieme alle 3 storiche Associazioni territoriali note col nome di “Comitato No Inc”. In sostanza, si presentano come “vittime” della presunta associazione a delinquere, chiedendo la condanna degli imputati ed il risarcimento dei danni. Chiedono che gli imputati risarciscano alle associazioni, ai residenti ed ai Comuni clienti di Cerroni i danni patrimoniali causati dalle presunte fatture gonfiate per l’interramento e trattamento dei rifiuti. Inoltre, chiedono i danni igienico-sanitari ed ambientali. Sono gli stessi cittadini che hanno presentato, nel lontano 2008, la prima denuncia penale al Tribunale di Velletri il cui numero di protocollo dà il nome all’intero processo (R.G. 7449/2008). Accanto a loro, in aula e nel procedimento giudiziario, almeno una ventina di cittadini-residenti nei pressi della discarica di Borgo Montello, a Latina. Anch’essi hanno depositato la richiesta di costituzione di parte civile. E poi, per finire, anche alcune amministrazioni comunali, a vario titolo interessate al procedimento penale. In particolare, i Comuni di Albano, Genzano, Ariccia, Rocca di Papa ed Anzio, che hanno annunciato la loro costituzione di parte civile.
È il primo passo di un processo quasi interamente dedicato alle note vicende dell’inceneritore di Albano e del 7° invaso della discarica di Roncigliano (4 su 6 capi d’imputazione), che si annuncia lungo e complesso, ma che cittadini, associazioni e comitati promettono che porteranno avanti, passo dopo passo, con forza e determinazione. Nella speranza di ottenere la condanna degli imputati, il risarcimento dei danni subiti e, soprattutto, l’avvio d’un ciclo dei rifiuti rispettoso della salute umana e dell’ambiente. Prossimo appuntamento per l’udienza di lunedì 23 giugno ore 14.


Inchiesta e scandalo rifiuti Lazio, si va verso il giudizio immediato

01_(Fonte articolo, La Repubblica, clicca qui) Giudizio immediato per Manlio Cerroni, il “patron” di Malagrotta, e le altre sei persone finite ai domiciliari il 9 gennaio nell’ambito dell’inchiesta sulla gestione dei rifiuti solidi urbani a Roma e nel Lazio. Il processo, che inizierà il 5 giugno davanti alla I sezione penale, vedrà sul banco degli imputati anche Francesco Rando, amministratore unico di molte imprese riconducibili a Cerroni, l’altro socio Piero Giovi, l’ex presidente della Regione Bruno Landi, Giuseppe Sicignano, supervisore delle attività operative del gruppo ad Albano Laziale presso la Pontina Ambiente, Luca Fegatelli, già capo Dipartimento della Regione Lazio, e Raniero De Filippis, fino al 2010 responsabile del Dipartimento del Territorio. Associazione per delinquere, traffico di rifiuti, frode in pubbliche forniture, truffa ai danni di enti pubblici e falsità ideologica sono i reati contestati, a seconda delle posizioni. Secondo l’ipotesi formulata dal pm Alberto Galanti, per anni sono stati commessi reati di ogni tipo “per consentire il mantenimento o l’ampliamento della posizione di sostanziale monopolio di Manlio Cerroni e delle sue aziende nel settore della gestione dei rifiuti solidi urbani prodotti dai comuni della Regione Lazio”. L’inchiesta riguarda, oltre al termovalorizzatore, anche la gestione dell’impianto di raccolta e trattamento rifiuti di Albano Laziale, nonchè la realizzazione di un invaso per un discarica a Monti dell’Ortaccio, le tariffe e le ordinanze regionali per lo smaltimento dei rifiuti nei Comuni di Anzio e Nettuno.


Bracciano, i cittadini in piazza contro la nuova Malagrotta

hghhhhhhhhhhhhhdf--400x300_(Fonte articolo, Dazebao, clicca qui) “No alla riapertura della discarica di Cupinoro, No al polo industriale dei rifiuti”. E’ questo lo slogan del  Comitato Bracciano Stop Discarica che sabato 29 marzo ha organizzato una fiaccolata a Bracciano che partirà alle ore 18 da piazza delle Magnolie. I cittadini vogliono far sentire la loro voce, ovvero accendere le fiaccole contro il piano del Comune di Bracciano e della Regione Lazio. “Per chi ci governa – scrivono in una nota –  la soluzione dell’emergenza rifiuti del Lazio è riaprire Cupinoro e ridurre il nostro territorio a un’immensa pattumiera. Purtroppo l’emergenza non nasce con la chiusura della discarica e non si risolverà con la sua riapertura. Questa semplicemente non è la soluzione. La discarica doveva essere chiusa già da anni, – prosegue il Comitato – ma con mille proroghe ha continuato a inquinare la nostra terra, l’acqua e l’aria. Finalmente lo scorso 30 gennaio è stata chiusa, subito dopo che il Ministero dei Beni Culturali e del Turismo si è espresso contro ulteriori ampliamenti. Nonostante questo, c’è chi sta facendo di tutto per realizzare a Cupinoro un polo industriale regionale dei rifiuti”. “La riapertura della discarica – puntualizza il Comitato –  metterebbe ancora più a rischio la salute del territorio e delle persone che vi abitano e distruggerebbe componenti fondamentali delle economie locali come il turismo e l’agricoltura! A chi giova tutto questo? Cupinoro è una bomba a orologeria. Perché in tutti questi anni chi ci governa non ha pianificato un’alternativa sostenibile? E dove sono finiti i soldi per la messa in sicurezza e la bonifica?  La soluzione esiste: una gestione virtuosa che punti sulla riduzione e il riciclo dei rifiuti, potenziando la raccolta differenziata porta a porta e il compostaggio aerobico per il trattamento dell’umido. Altri comuni lo stanno già facendo, i nostri amministratori cosa aspettano?”


Emergenza rifiuti Roma: il Sindaco Ignazio Marino riapre Malagrotta (o meglio, i suoi Tmb)

07_(Fonte articolo, O6 Blog, autore Cut Tv’s, articolo originale a questo link) La puzza della monnezza è dura a morire, e a quanto pare non è bastata l’inchiesta della Procura di Roma e l’arresto del re dei rifiuti con la corte di corrotti, con relativa interdizione del prefetto di Roma, Giuseppe Pecoraro, degli impianti della Colari, e tutta la melma (niente affatto metaforica) venuta fuori dalla città discarica di Malagrotta, per lasciarla chiusa. Dopo l’anagrafe dei rifiuti, e il braccio di ferro tra Ama e il prefetto Pecoraro, ad arginare l’emergenza rifiuti, e quella sanitaria dei rifiuti speciali fuoriusciti dall’inceneritore durante l’alluvione, arriva l’ordinanza firmata dal sindaco Marino (ma può farlo senza un commissario?), che autorizza Ama a servirsi dei due impianti Tmb di Malagrotta, denominati “Malagrotta 1” e “Malagrotta 2”, e dell’impianto di Tritovagliatura di Rocca Cencia, tutti riconducibili al Co.La.Ri. e sui quali pende un’interdizione, per il conferimento dei rifiuti urbani raccolti nella città di Roma. Un’ordinanza firmata per per evitare che il 70 per cento dei rifiuti indifferenziati prodotti a Roma, circa 2.000 tonnellate al giorno, restasse per strada, tonnellate di rifiuti tal quali che non possono essere trasportati nel nord Italia. Un provvedimento dettato dall’«urgenza» che parte per limitarsi al tempo strettamente necessario all’individuazione delle soluzioni più opportune e “comunque per un periodo non superiore a tre mesi”, che di fatto riapre Malagrotta, la stessa che si è faticato a chiudere dopo mille proroghe. Un’emergenza iniziata con l’arrestato del padron di Malagrotta Manlio Cerroni e i vertici della Colari, proseguita con la lettera invita ad Ama dal prefetto Pecoraro che precisa come ‘in base al codice antimafia del 2011 una società pubblica non può avere rapporti con la Colari’, e la risposta di Ama che tiene a precisare come non utilizzando i tre impianti Colarti, lasciando tonnellate di rifiuti in strada commetterebbe il reato di interruzione di pubblico servizio. Ricorrere all’aiuto dei tmb di altre province del Lazio, non appare una soluzione valida al momento, visto che i tmb di Viterbo e Latina fanno capo a società comunque legate a Cerroni, e in ogni caso la cosa richiederebbe il provvedimento di un commissario, che è vacante dalla fine del mandato di Sottile. Resta l’ipotesi che si vada a un commissariamento degli impianti. Ma prima sarà necessario che il nuovo governo nomini un commissario per l’emergenza rifiuti a Roma.


Rifiuti ospedalieri a Malagrotta: inchiesta della Procura di Roma

Adn Kronos_AVVISI/APPUNTAMENTI PER LA CITTADINANZA INERENTI LA VERTENZA INCENERITORE E DISCARICA ALBANO LAZIALE – CASTELLI ROMANI.

  • Sabato 22 febbraio dalle ore 8:00 presidio cittadino di fronte ai cancelli della discarica di Albano Laziale.

Uniti si può! Il momento è particolare, la cittadinanza è invitata alla partecipazione serena e numerosa!

_(Fonte articolo, Adn Kronos, clicca qui) La Procura della Repubblica di Roma ha ipotizzato il reato di getto pericoloso di cose, al momento contro ignoti, con riferimento ai rifiuti speciali ospedalieri che a causa del recente maltempo hanno inquinato la zona di Malagrotta. A denunciare la presenza dei rifiuti pericolosi era stato all’inizio di febbraio il deputato di M5S Stefano Vignaroli anche a nome dei residenti della zona. Alla denuncia sono state anche allegate fotografie di sacche di sangue, siringhe ed altri rifiuti ospedalieri affiorati a seguito delle piogge. L’indagine è affidata al pm Alberto Galanti che è anche titolare dell’inchiesta che ha portato agli arresti domiciliari dell’imprenditore Manlio Cerroni e di altre 6 persone. Ai carabinieri del Nas che collaborano agli accertamenti il pubblico ministero ha chiesto di identificare eventuali responsabilità. Le indagini inoltre riguardano anche come richiesto con la denuncia del deputato M5S fatti accaduti sempre in seguito al maltempo alla raffineria di Roma e nell’inceneritori per rifiuti ospedalieri dell’Ama.