Discamping 2013

V “Discamping” contro l’inceneritore e la discarica dei Castelli Romani, 11, 12 e 13 luglio

07_(Fonte comunicato, Coordinamento Contro l’inceneritore di Albano Laziale – Castelli Romani, clicca qui) Malgrado tutto continuano a riempire il VII invaso e la discarica di Roncigliano continua ad avvelenare popolazioni e territorio. Il comune di Albano, la regione Lazio, l’Arpa, la Provincia, la Pontina Ambiente, dopo sette sedute hanno abbandonato la conferenza dei servizi che è rimasta sospesa e nel frattempo le falde hanno subito ben 164 sforamenti di inquinanti. I verbali del dipartimento prevenzione della ASL, i verbali dei vigili urbani di Albano e la delibera di giunta, che ufficializzano odori acri e insopportabili e richiedono controlli del tmb e della stabilizzazione dell’umido, sono rimasti lettera morta. Addirittura la banale misurazione delle volumetrie residue rimane incognita anche dopo la diffusione al mondo delle immagini dell’invaso messe a disposizione dal coordinamento contro l’inceneritore. LA LEGGE AMBIENTALE, la famosa 152/06, rimane allegramente inapplicata, confermando l’opinione popolare per cui le leggi sono un po’ come la pelle dei santissimi, elastiche ed adattabili a tutte le stagioni e le congregazioni.
DOBBIAMO QUINDI ANCORA CHIUDERE LA DISCARICA E MAGARI EVITARE CHE A QUALCHE BUONTEMPONE VENGA L’IDEA DI SCAVARE ANCHE L’OTTAVA BUCA. In fondo gli 8 ettari liberati dall’inceneritore rimangono da “valorizzare”… Tanto più che Cerroni non demorde e presenta ricorsi a raffica al TAR: ora contro l’interdittiva antimafia del Prefetto, ora contro il Ministero dello Sviluppo Economico che ha finalmente respinto la ulteriore richiesta di incentivi per il fu inceneritore. Così il 18 luglio bisognerà seguire sia la terza udienza del processo, dove siamo parte civile, sia l’udienza TAR a via Flaminia dove siamo costituiti ad adiuvandum con il ministero contro Cerroni. Siccome è doveroso arrivare alla CHIUSURA DEL SITO PRIMA DELLA FINE DEI PROCESSI, dobbiamo DARE CONTINUITA’ ALLA NOSTRA VERTENZA per la sanità delle popolazioni contro le nocività dei padroni e per far crescere l’autogoverno dei cittadini. IL DISCAMPING AL VILLAGGIO ARDEATINO DALL’11 AL 13 LUGLIO SERVIRA’ A FARE IL PUNTO SULLE NOSTRE LOTTE A RAFFORZARE LA NOSTRA SOCIALITA’ E SE SARA’ POSSIBILE A METTERE INSIEME QUALCHE EURO PER LE SPESE LEGALI E LA PROPAGANDA FUTURA. CHIUDERE IL SITO DI RONCIGLIANO FAR CRESCERE L’AUTORGANIZZAZIONE POPOLARE.


Bracciano, i cittadini in piazza contro la nuova Malagrotta

hghhhhhhhhhhhhhdf--400x300_(Fonte articolo, Dazebao, clicca qui) “No alla riapertura della discarica di Cupinoro, No al polo industriale dei rifiuti”. E’ questo lo slogan del  Comitato Bracciano Stop Discarica che sabato 29 marzo ha organizzato una fiaccolata a Bracciano che partirà alle ore 18 da piazza delle Magnolie. I cittadini vogliono far sentire la loro voce, ovvero accendere le fiaccole contro il piano del Comune di Bracciano e della Regione Lazio. “Per chi ci governa – scrivono in una nota –  la soluzione dell’emergenza rifiuti del Lazio è riaprire Cupinoro e ridurre il nostro territorio a un’immensa pattumiera. Purtroppo l’emergenza non nasce con la chiusura della discarica e non si risolverà con la sua riapertura. Questa semplicemente non è la soluzione. La discarica doveva essere chiusa già da anni, – prosegue il Comitato – ma con mille proroghe ha continuato a inquinare la nostra terra, l’acqua e l’aria. Finalmente lo scorso 30 gennaio è stata chiusa, subito dopo che il Ministero dei Beni Culturali e del Turismo si è espresso contro ulteriori ampliamenti. Nonostante questo, c’è chi sta facendo di tutto per realizzare a Cupinoro un polo industriale regionale dei rifiuti”. “La riapertura della discarica – puntualizza il Comitato –  metterebbe ancora più a rischio la salute del territorio e delle persone che vi abitano e distruggerebbe componenti fondamentali delle economie locali come il turismo e l’agricoltura! A chi giova tutto questo? Cupinoro è una bomba a orologeria. Perché in tutti questi anni chi ci governa non ha pianificato un’alternativa sostenibile? E dove sono finiti i soldi per la messa in sicurezza e la bonifica?  La soluzione esiste: una gestione virtuosa che punti sulla riduzione e il riciclo dei rifiuti, potenziando la raccolta differenziata porta a porta e il compostaggio aerobico per il trattamento dell’umido. Altri comuni lo stanno già facendo, i nostri amministratori cosa aspettano?”


Emergenza discarica di Roncigliano, 21 casi al pronto soccorso di Albano Laziale

07_(Fonte articolo, Osservatore Laziale, clicca qui)  Venerdì sera 7 marzo, 21 persone residenti tra Albano e Ardea sono dovute ricorrere alle cure dei medici del vicino ospedale San Giuseppe di Albano per aver inalato le esalazioni odorigene proveniente dal VII invaso della discarica per rifiuti indifferenziati di Roncigliano. Il nuovo episodio segue, di appena pochi giorni, il caso analogo avvenuto tra martedì sera 25 e mercoledì mattina 26 febbraio che ha comportato, tra l’altro, l’intervento degli ispettori del Dipartimento Igiene e Salute Pubblica della Asl Rm-H, della Polizia, Carabinieri e Polizia Municipale di Albano, come accertato dai tre verbali al momento disponibili. Dallo scorso 11 febbraio, difatti, nel “cimitero” dei rifiuti dei Castelli Romani arriva anche la spazzatura proveniente dai Comuni di Civitavecchia e Monterotondo, per un totale di circa 150 tonnellate al giorno, che si aggiungono alle circa 300 tonnellate provenienti dal solo bacino dei Castelli Romani (Albano, Ardea, Pomezia, Ariccia, Castel Gandolfo, Genzano, Marino, Lanuvio e Nemi), per un totale di 450 tonnellate al giorno di “monnezze”. Ed il fetore violento che sprigiona dalla discarica, difatti, soprattutto dopo il tramonto e fino alle prime luci dell’alba, continua ad essere insopportabile. Proprio a cavallo del week end, la puzza è arrivata, di nuovo, fino nei centri storici di alcuni Comuni dei Castelli Romani e del vicino Litorale Laziale. Si tratta d’un vero e proprio disastro igienico-sanitario ed ambientale in pieno corso di svolgimento che nessuno ha il coraggio di affrontare e, soprattutto, risolvere. Non è un caso, certo, se centinaia e centinaia di gabbiani sostano, per buona parte della giornata, nei pressi e sopra il VII invaso della discarica. Sono stati filmati e fotografati più volte dai residenti. Animali in cerca di approvvigionamento, intenti a scendere in buca per procacciarsi da mangiare e bere e poi risalire, in un vortice continuo. Controprova di un trattamento non adeguato della spazzatura. Proprio per questo motivo, il comitato No Inc richiede, da tempo, che venga compiuta quanto prima, dalle autorità competenti, un’approfondita campagna di monitoraggio e controllo sulle modalità di funzionamento del VII invaso e annesso impianto di TMB della discarica di Roncigliano, per verificare che il trattamento della spazzatura indifferenziata in arrivo avvenga nei limiti di legge, nel rispetto della salute umana e dell’ambiente. E per verificare, soprattutto, che la spazzatura sia opportunamente selezionata, con l’estrazione e stabilizzazione di tutto l’umido presente, che è la frazione della spazzatura che puzza e attira animali. Ma il comitato No Inc alla luce dei gravissimi problemi emersi in questi ultimi mesi, chiede anche che venga avviata, sul VII invaso, una campagna di analisi delle volumetrie residue e di quelle esaurite, per verificare che non vi siano stati, negli anni passati, interramenti non autorizzati, come ipotizzato dalle recenti indagini delle Procure di Velletri e Roma. Oltre alla caratterizzazione geologica ed idrogeologica della discarica, richiesta dall’Arpa Lazio nel lontano novembre 2011 e ancora mai portata avanti. Si tratta della analisi approfondite dei terreni tutto intorno e delle falde acquifere sottostanti la discarica di Roncigliano, più volte annunciate ma mai realizzate.


Emilia Romagna, discarica, arrivano i rifiuti di Roma

Rifiuti_(Fonte articolo, Romagna noi, clicca qui) I rifiuti della Capitale arrivano a Sogliano al Rubicone. L’ex municipalizzata di Roma, Ama, ha infatti assegnato la gara ordinaria (dopo quella ‘ponte’ del settembre scorso) per il “trasferimento” degli scarti e della fos dei suoi due tmb, e Roma tira un sospiro di sollievo. Parlare di ‘esportazione fuori regione’ non è del tutto corretto, perché tra i vincitori di uno dei due lotti c’è anche una societè di Fiumicino (Roma), la Paoletti Ecologia srl. Andando con ordine, ad aggiudicarsi il primo lotto, costituito dagli scarti prodotti dagli impianti di trattamento, è stato un raggruppamento temporaneo di impresa con la società Sogliano Ambiente di Sogliano sul Rubicone come mandataria, la stessa che si aggiudicò una parte della ‘gara ponte’ bandita a settembre, proprio in attesa dell’esito di questa. Ama pagherà per questa parte circa 17,964 milioni di euro (più Iva), contro i 20,894 milioni della base d’asta, per un prezzo a tonnellata di 115,90 euro (contro i 134,80 euro di partenza). Il secondo lotto, quello riguardante la frazione organica stabilizzata, è andato a un rti che ha come mandataria Paoletti Ecologia srl, società di Fiumicino. In questo caso il prezzo finale che la municipalizzata capitolina dell’ambiente pagherà è di 7,622 milioni di euro circa (più Iva), rispetto a una base d’asta di 9,975 mln circa. Spadoni (Udc) interroga l’assessore all’Ambiente: “La Provincia, titolare delle competenze in materia, ha dovuto accettare le decisioni regionali non potendo dare un parere”Nel dettaglio, si tratta di 103 euro a tonnellata, contro i 134,80 di partenza. In totale ad Ama questi ‘viaggi’ costeranno 25.586.500 euro (un risparmio del 17,5% considerando la base d’asta di 30.869.200 euro). Ecco la cifra che la parte pubblica dovrà sborsare a causa dell’assenza di una discarica nella Capitale. Questi rifiuti finiranno negli impianti di Emilia-Romagna, Lombardia, Toscana, Puglia e anche del Lazio. Gli invii dureranno un anno, a decorrere (con buona approssimazione) dalla prima decade di aprile, ma Ama potrà esercitare un’opzione per un altro anno ancora. Alle ditte partecipanti è stato comunicato l’esito del bando che, tuttavia, sarà aggiudicato definitivamente solo tra un mese. La Regione manda i rifiuti di San Marino all’inceneritore di Ravenna senza aver prima interpellato la Provincia, “titolare delle più ampie competenze in materia ambientale”. Questo implica che si debba accettare “supinamente le decisioni della Regione senza potere intervenire sulla delicata questione”. A commentare la notizia è il consigliere provinciale dell’Udc Gianfranco Spadoni. “La regione Emilia Romagna – spiega – ha disposto di accogliere l’emergenza rifiuti della Repubblica di San Marino, assegnando il compito alla città di Ravenna. Il blocco del conferimento dei rifiuti del vicino Stato alla discarica di Sogliano, impone l’accoglimento nell’inceneritore ravennate per i restanti mesi del 2013, senza che la Provincia, titolare delle più ampie competenze in materia ambientale, abbia espresso valutazioni di merito al riguardo. In questo modo, come spesso accade, la Provincia ha accettato supinamente le decisioni, che non si discutono, della Regione, senza potere intervenire sulla delicata questione”. “Non si tratta solo di un problema di solidarietà fra territori – sottolinea Spadoni – ma il principio che vede Ravenna sempre aperta ad ogni emergenza per importare rifiuti da trattare nei propri impianti utilizzati per lo smaltimento deve avere dei confini e dei limiti oltre i quali non è possibile andare. Oltretutto i rappresentanti dei cittadini eletti nelle istituzioni, come sempre, sono all’oscuro di queste strane operazioni e non possono influire in alcun modo nelle scelte che, come in questo caso, sono rigorosamente calate dall’alto. Si chiedono, dunque all’assessorato competente, chiarimenti al riguardo”.


Albano, No Inc: “Si allontana l’ipotesi inceneritore ma l’inquinamento rimane”

07_(Fonte articolo, Il Mamilio, redazione, clicca qui) “L’ipotesi di costruzione dell’inceneritore si allontana ma i problemi legati ai rifiuti, ai Castelli Romani, sono tutt’altro che risolti: inquinamento delle falde acquifere e dell’aria, sovrafatturazioni, traffico illecito di rifiuti e, soprattutto, mancanza del porta a porta. Per non parlare, poi, della monnezza di Civitavecchia e Monterotondo …” Da martedì 11 febbraio, nella discarica di Albano (Roncigliano) arrivano anche i camion che trasportano la “monnezza” indifferenziata di Civitavecchia e Monterotondo.
Cessato l’arrivo dei rifiuti indifferenziati di Roma, Fiumicino, Ciampino e Città del Vaticano, andato avanti dal 23 gennaio 2013 al 16 gennaio 2014, un nuovo e grave rischio igienico sanitario colpisce tutto il territorio di Albano e comuni limitrofi. Proprio in questi giorni, tra l’altro, il Tribunale del Riesame di Roma ha convalidando gli arresti domiciliari per il “patron” di Malagrotta, Manlio Cerroni, ed altri sei personaggi del mondo dei rifiuti, tra cui i due dirigenti regionali che hanno approvato il VII invaso e l’Inceneritore, Luca Fegatelli e Raniero de Filippis, il direttore di Roncigliano, Giuseppe Sicignano, l’amministratore “storico” della società Pontina Ambiente proprietaria della discarica di Albano, Francesco Rando, ed altri.
Inoltre, all’indomani della retata che ha portato all’arresto di quello che gli inquirenti considerano un vero e proprio “sodalizio criminale”, l’Arpa Lazio (Agenzia Regionale di protezione ambientale) ha reso note le analisi delle falde acquifere sottostanti Roncigliano, sostenendo che negli ultimi 4 anni le concentrazioni di veleni pericolosi per la salute umana e per l’ambiente hanno superato per ben 162 volte i limiti massimi ammessi dalla legge: benzene, cloroformio, arsenico, ferro, manganese, piombo, alluminio, nitriti, floruri. Riscontrando valori inquinanti superiori fino a 305 volte i limiti massimi ammessi dalla legge senza che nessun Ente pubblico: Comune di Albano, Provincia di Roma e Regione Lazio, siano intervenuti adeguatamente per diffidare la società di Cerroni e per imporre la successiva bonifica.
Negli stessi giorni, l’Eras Lazio – l’accreditato studio epidemiologico della Regione Lazio, del Sistema Sanitario Nazionale – ha confermato quello che pare un vero e proprio bollettino di guerra, pubblicando dei dati relativi alla qualità della vita ai Castelli Romani – disponibili anche su internet – da cui si desume nei dieci comuni limitrofi alla discarica di Roncigliano si muore, ci si ricovera e ci si ammala di tumore di più che altrove.
Per questo, l’immobilismo dell’Amministrazione comunale di Albano, guidata dal sindaco Nicola Marini, diventa ancora più evidente.
Per evitare che con l’esaurimento precoce del VII invaso (che avrebbe dovuto durare almeno 8 anni ed è invece quasi esaurito in appena 2 e mezzo) si arrivi, presto, alla costruzione dell’VIII invaso, a distanze dalle case ancora inferiori”.


Malagrotta, Codici: “L’inquinamento deriva dalla discarica”

News Republic_AVVISI/APPUNTAMENTI PER LA CITTADINANZA INERENTI LA VERTENZA INCENERITORE E DISCARICA ALBANO LAZIALE – CASTELLI ROMANI.

  • Giovedi 13 febbraio ore 21:00, assemblea pubblica alla Rosa Scarlatta, Villaggio Ardeatino.
  • Sabato 22 febbraio dalle ore 8:00 presidio cittadino di fronte ai cancelli della discarica di Albano Laziale.

Uniti si può! Il momento è particolare, la cittadinanza è invitata alla partecipazione serena e numerosa!

_(Fonte articolo, News Republic, redazione, clicca qui) Diverse le fonti di cronaca che ultimamente puntano i riflettori sull’inquinamento di Valle Galeria, dove la famosissima discarica di Malagrotta ha tenuto in ostaggio, per così dire, la salute dei cittadini che nella zona vivono e lavorano. È risaputo ormai che l’inquinamento della zona registra livelli elevatissimi, gli abitanti di Valle Galeria hanno infatti ripetutamente segnalato la presenza di malattie e morti anomale. Tutto ciò purtroppo non sorprende, se si prendono in considerazione i risultati della valutazione epidemiologica del Servizio Sanitario Regionale della Regione Lazio, secondo la quale esiste una associazione tra mortalità e livelli di esposizione a H2S, idrogeno solforato. Si tratta di un gas incolore dall’odore caratteristico di uova marce in questo caso selezionato come tracciante della discarica. L’analisi in oggetto evidenzia un aumento della frequenza di casi di mortalità per tumore della laringe, della vescica all’aumentare dell’esposizione all’H2S. Mentre per quanto riguarda i ricoveri, l’analisi rileva una correlazione tra l’H2S e malattie dell’apparato circolatorio nelle donne. Nella zona circostante Ponte Galeria, inoltre – si legge nel documento – sono aumentate negli uomini, negli ultimi anni, le patologie dell’apparato respiratorio e gli aumenti di ricoveri per patologie alla tiroide, mentre per le donne si registra un eccesso di tumore della mammella. Secondo la sintesi del monitoraggio effettuato dall’Arpa Lazio sull’impatto della discarica di Malagrotta sulle acque superficiali e sotterranee è emerso uno stato di contaminazione diffuso delle acque sotterranee. In particolare è risultata la presenza, con valori superiori ai limiti di legge delle seguenti sostanze: solfati, ferro, manganese, arsenico, cromo totale, nichel, alluminio, piombo benzene, p-xilene, clorulo di vinile, diclorobenzene, tetracloroetilene e infine il burtibenzenesolfinammide, sostanza indicata come possibile marker di contaminazione da discarica rifiuti RSU. Le cose stanno così, la situazione è chiara. Allora perché mai, nell’ultimo periodo sembra emergere una sorta di mistificazione delle reali motivazioni dell’inquinamento? Sembra che l’ultima moda sia quella di parlare delle “altre” cause di inquinamento della Valle Galeria, cercando in qualche modo di perorare la causa di ulteriori fonti di inquinamento ambientale. Codici sostiene che, seppur vero che nell’area di Malagrotta insistono strutture che possono avere un impatto ambientale, come la raffineria e il gassificatore, la causa principale della mancanza di salubrità ambientale di Valle Galeria sia riferibile alla discarica di Malagrotta. Il pericolo, in ragionamenti come questi, che sembrano cercare altri colpevoli, è quello di sdoganare l’idea di una ripartizione equa delle responsabilità dell’inquinamento, cercando di salvare in tutti i modo Manlio Cerroni, che invece, in tutti questi anni ha costruito il suo impero sulla raccolta e il trattamento di rifiuti, la cui legalità sarà accertata o sconfessata dalle indagini in corso. È importante ricordare che la discarica più grande d’Europa ha inquinato pesantemente la zona della Valle Galeria, nella quale numerosi cittadini sono morti o si sono ammalati di patologie tumorali. Codici rilancia l’Azione Collettiva Popolare contro le morti sospette per l’inquinamento a Valle Galeria. All’azione collettiva possono ancora aderire tutti i cittadini che in questi anni si sono ammalati di patologie che ipotizzano correlate a fattori di inquinamento ambientale, oltre ai familiari delle vittime decedute.


Discarica di Cupinoro, cittadini contro l’amministrazione

100_4165_A tutta la cittadinanza dei Castelli Romani buone feste e felice anno nuovo!

_ARTICOLO 32 COSTITUZIONE DELLA REPUBBLICA ITALIANA (STRALCIO): “LA REPUBBLICA TUTELA LA SALUTE COME FONDAMENTALE DIRITTO DELL’INDIVIDUO E INTERESSE DELLA COLLETTIVITA’…”

_(Fonte articolo, Agenzia Parlamentare, clicca qui) I cittadini dell’associazione Bracciano in movimento, hanno inviato  alcune precisazioni alle autorità preposte in merito a numerose, varie e diffuse situazioni di degrado ambientale e paesaggistico nel territorio di Bracciano Cupinoro in via Sette Vene Palo 6500, a seguito della presenza di una discarica, alla luce di quanto sancito dal D.Lgs. 42/2004 e smi, in particolare dall’art. 142, c. i, lett. h, della stessa norma,”siamo in un momento di gravissimo pericolo per il nostro territorio, sicuramente peggiore di tutti i precedenti, Pizzo del Prete e la Centrale a biogas di Pian della Carlotta. L’intervento del Commissario all’emergenza rifiuti di Roma, Goffredo Sottile, apre la strada ad uno scenario già visto: la nuova discarica di Roma, la nuova Malagrotta a Cupinoro. Ci parlano di emergenza, di provvisorietà; ricordiamo che anche Malagrotta, la discarica più grande d’Europa, è nata come soluzione provvisoria e che finora le amministrazioni di Roma e Lazio non hanno e non stanno proponendo alcuna soluzione alternativa allo scempio delle discariche. Nel piano pluriennale della Bracciano Ambiente, la Società del Comune di Bracciano che gestisce Cupinoro, vengono proposti un impianto di TMB (Trattamento Meccanico Biologico) e una centrale a biogas di capacità enormi, tutti elementi che prefigurano un vantaggio per le lobbie finanziarie, una devastazione del territorio che di fatto sono incompatibili con una politica di smaltimento dei rifiuti attraverso la raccolta differenziata spinta porta a porta”. Ecco inoltre le ulteriori precisazioni: “Art. 142 codice beni culturali e ambientali – DLGS 42/2004 -Alcune terre di demanio collettivo dell’Università Agraria di Bracciano, in località Cupinoro-Sbrigliavacche, erano state utilizzate per realizzare una discarica intercomunale già nel 1999, per circa 9 ettari (alcune particelle del Fg. catastale n. 62 di quella località). Per questi terreni fu seguita l’ordinaria procedura di mutamento di destinazione d’uso, come previsto per le zone di uso civico (Giunta Reg. Del. 691 del 23/02/1999). I 9 ettari tolti al demanio collettivo furono sostituiti con altri 9 ettari destinati a categoria A della legge sugli usi civici (permuta di terre civiche).Nel 1999 l’UA di Bracciano chiese di poter utilizzare altri 6 ettari circa (Fg. 61, part. 24/parte) di demanio collettivo “per la realizzazione di un impianto di preselezione di R.S.U. e R.S.A.U” e la Regione ne autorizzò il mutamento di destinazione (Det. 51/2000 del Dip. Sviluppo Agricolo e Mondo Rurale) sul presupposto che “la sottrazione al demanio civico della superficie di Ha. 6.00.00 non pregiudica l’esercizio dei diritti della popolazione utente, considerato anche che l’opera viene realizzata su un terreno già utilizzato per attività estrattiva debitamente autorizzato” (si trattava di una cava dismessa).Nel 2005 la UA di Bracciano concesse alla Bracciano Ambiente Spa (Società di cui è azionista il Comune di Bracciano ed è subentrata nella gestione della discarica nel 2004) altre terre del Fg. 61; fino al 2008, successive determine regionali di autorizzazione al mutamento di destinazione d’uso portavano ad ettari 23 circa l’area interessata dalla discarica di Cupinoro.Arriviamo così al periodo 2008-2010 quando, esaurita l’attività di cava da parte della VAIRA s.a.s. in una zona adiacente alla discarica (sempre in località Sbrigliavacche), con una serie di deliberazioni della Deputazione Agraria dell’UA di Bracciano (concessioni di tre mesi più volte prorogate), anche quella zona veniva concessa – seppur a titolo temporaneo – alla Bracciano Ambiente Spa per il deposito della terra di risulta derivante dai lavori di ampliamento della discarica di Cupinoro.Nel 2009 è stato autorizzato il mutamento di destinazione (per uso temporaneo) per ulteriori 29 ettari circa, concessi anch’essi alla Bracciano Ambiente Spa, venendosi così a determinare una superficie complessiva di 52 ettari circa di terre della locale UA concesse per attività connesse con la discarica di Cupinoro.Ci troviamo di fronte, dunque, ad un’area complessiva che è stata concessa alla Bracciano Ambiente Spa per le attività della discarica in fasi successive e con diversi titoli: per gli inziali 23 ettari è avvenuta una permuta di terre civiche ai sensi della legge generale sugli usi civici; per i successivi 29 ettari è avvenuta un’autorizzazione al mutamento di destinazione per un uso temporaneo.Il contratto di concessione di tutta l’area dei 52 ettari è stato stipulato fra l’UA di Bracciano e la Bracciano Ambiente Spa il 21 aprile 2010. Tale contratto ha una durata ‘temporanea’, nel senso che la concessione avrà efficacia fino al “permanere in capo alla Bracciano Ambiente spa delle autorizzazioni” (anche se rilasciate successivamente alla stipulazione del contratto) “alla gestione della discarica, al ciclo di lavorazione dei rifiuti e a tutti gli impianti ad essa annessi e connessi” (dal testo del contratto). L’U.A. ottiene come canone corrispettivo € 5.450,00 annui per ogni ettaro (rivalutabili ogni biennio).Ci troviamo di fronte, per una parte dell’area di Cupinoro (esclusi gli ettari originari permutati con altri ridestinati a pascolo), a terre di uso civico concesse dalla locale UA per l’uso temporaneo di attività di smaltimento di rifiuti. Questa situazione è possibile, perché tutte le terre di uso civico della Regione Lazio sono attualmente disciplinate dalla legge generale del 1927, che attribuisce un forte taglio pubblicistico a tali comprensori. Se la Regione Lazio attuasse l’art. 3 della L. 97/1994 (3a Legge sulle zone montane), noi riteniamo che, almeno per le proprietà collettive in senso stretto, gestite dalle Università Agrarie del Lazio, un simile uso delle terre non sarebbe possibile: questa legge nazionale stabilisce che le Università Agrarie divengano persone giuridiche di diritto privato chiamate a gestire il loro patrimonio a soli fini agro-silvo-pastorali e di conservazione. Il mutamento di destinazione può avvenire, secondo tale legge, solo con permuta.Che cosa è successo in questi giorni? Una parte dei rifiuti di Roma, Fiumicino e Città del Vaticano verranno portate a Bracciano, perché il Commissario ai rifiuti Goffredo Sottile ha utilizzato un Bando della Bracciano Ambiente Spa, con cui quest’ultima ha messo a disposizione spazi di conferimento di rifiuti per 20.000 tonnellate fino al 31 dicembre 2013.Quindi, per il momento si tratta di una misura temporanea. Allo stato degli atti, non si può ancora dire che Cupinoro sia divenuta la discarica di Roma.In ogni caso, l’uso del demanio collettivo per l’attività di smaltimento di rifiuti, ancorché autorizzato con provvedimenti regionali, lascia perplessi, se non da un punto di vista tecnico-giuridico, certamente dal punto di vista della congruenza di tale uso con la vocazione ‘naturale’ delle proprietà collettive: agricoltura e conservazione dell’ambiente. Pensiamo al fatto che il Codice dei Beni Culturali e Ambientali (D.lg. 42/2004, art. 142) sottopone a vincolo paesaggistico le terre assegnate alle Università Agrarie; pensiamo alla 3a Legge sulla montagna e ai recenti indirizzi giurisprudenziali in materia di tutela dell’ambiente.