Corrado Clini

Processo rifiuti Lazio, si parte col “botto”, valanga di richieste di parti civili – rassegna stampa completa

_Rassegna stampa completa su quanto accaduto ieri 5 giugno 2014 a Roma circa il processo riguardante lo scandalo rifiuti Lazio. La rassegna stampa sarà aggiornata nei prossimi giorni con eventuali sviluppi e nuovi articoli. “Buona” lettura.

  • Comunicato stampa “Coordinamento contro l’inceneritore di Albano” inizio processo rifiuti Lazio. 5 giugno aperto il processo a Cerroni & soci. Clicca qui.
  • Processo Cerroni. Il Comune di Genzano di Roma parte civile. Dal 2006 al 2012, chiede 10 milioni di Euro più gli interessi. Clicca qui.
  • I complici del “Supremo” contro il dirigente della Asl. Clicca qui.
  • Il mistero della discarica, iniziano le misurazioni. Clicca qui.
  • Cerroni libero di tornare a Roma. Clicca qui.
  • Rifiuti. Minacce e pressioni ad Albano Laziale. Processo a Cerroni. Clicca qui.
  • La carica delle 150 parti offese contro il “Supremo” dei rifiuti. Clicca qui.
  • Cerroni, 7 sindaci chiedono i danni. Clicca qui.
  • Rifiuti. Minacce al dirigente della Asl. Clicca qui.
  • Parte processo Cerronopoli. Cittadini dei Castelli Romani e Latina chiedono i danni. Clicca qui.
  • Processo sullo scandalo rifiuti. 17 cittadini di Borgo Bainsizza si costituiscono parte civile. Clicca qui.
  • Processo rifiuti d’oro: 150 parti offese contro il “Supremo” delle discariche. Clicca qui.
  • Processo Cerroni. Il Comune di Rocca di Papa parte civile. Clicca qui.
  • Processo rifiuti. Cittadini di Montello e Bainsizza parte civile nel processo. Clicca qui.
  • Processo scandalo rifiuti Lazio. Il Comune di Ciampino parte civile. Danni d’immagine dai rifiuti. Clicca qui.
  • Processo Cerroni & Co. Valanga di parti civili. Clicca qui.
  • Prima udienza del “Processo Cerroni”, in tanti si costituiscono parti civili. Ma prima dov’erano? Clicca qui.
  • Processo Cerroni. Tutti parte civile. I comuni vanno all’arrembaggio. Clicca qui.
  • Processo Cerroni. I comuni, noi parti lese. Clicca qui.
  • Processo a Cerroni. Decine di richieste di costituzione parte civile. Clicca qui.
  • Si avvicina il processo. Manlio Cerroni: “E’ la battaglia della mia vita”. Clicca qui.
  • Processo a Cerroni. 150 richieste di costituzione parte civile. Clicca qui.
  • Donato Robilotta, basta demonizzare Cerroni. Clicca qui.
  • Rifiuti. Roma caput immundi. Clicca qui.
  • Processo a Cerroni dopo Albano Laziale anche Genzano di Roma si costituisce parte civile. Clicca qui.
  • Cerroni, sarà processo show. Ogni mercoledi ci sarà udienza. Clicca qui.
  • Iniziato oggi il processo al signore delle discariche Manlio Cerroni. Clicca qui.
  • Manlio Cerroni, iniziato il processo: tutti contro l’ex ras della monnezza (di Maria Lanciotti). Clicca qui.
  • Processo Cerroni, molte le costituzioni di parte civile. Clicca qui.
  • Sistema Cerroni, parte il processo, assente la politica pontina. Clicca qui.

0111_(Fonte articolo, Il Caffè, clicca qui) Al via lo “storico” processo al Gruppo Cerroni. Nessuno degli imputati presente in aula. Cittadini e Comuni di Anzio, Albano, Genzano, Ariccia e Rocca di Papa chiedono i danni come parte civile. Sotto la lente d’ingrandimento l’Inceneritore di Albano e il 7° invaso di Roncigliano Stamattina, alle nove in punto, nella palazzina A del Tribunale penale di piazzale Clodio, a Roma, ha preso avvio lo “storico” processo al patron dell’immondizia Manlio Cerroni. Alla sbarra, insieme a lui, dopo ben sette anni di indagini, sono finiti anche suoi uoni di fiducia. A cominciare dal suo braccio destro, Bruno Landi, presidente socialista della Regione Lazio a fine anni ’80, poi deputato con il Psi (travolto dallo scandalo della Tangentopoli regionale, reati prescritti), poi passato a fare il manager di Cerroni (amministratore delegato di Ecoambiente Srl, società controllata dal Comune di Latina, che gestisce una delle due discariche di Borgo Montello, Latina, al confine con Nettuno ed Aprilia sud). Landi l’anno scorso è stato nominato amministratore delegato della Latina Ambiente, municipalizzata del capoluogo, ruolo dal quale è stato sospeso a seguito del suo arresto lo scorso 9 gennaio. Sotto processo, poi, anche il direttore tecnico della discarica di Roncigliano, a Cecchina (tra Albano, Ardea e Pomezia), Giuseppe Sicignano; l’ex amministratore della società Pontina Ambiente del Gruppo Cerroni, proprietaria del sito di Roncigliano, Francesco Rando; e, soprattutto, i due ex dirigenti della Regione Lazio, Luca Fegatelli e Raniero De Filippis. Nessuno di loro, però, si è presentato in aula. Pesanti come macigni, per tutti, i capi di imputazione: associazione a delinquere, truffa aggravata, frode, traffico di rifiuti, interramento non autorizzato di rifiuti, sovrafatturazione, falso ideologico, eccetera eccetera. Viceversa, “presidiavano” l’ingresso del Tribunale, già dalle prime ore del mattino, i 40 residenti di Albano ed Ardea che vivono a poche centinaia di metri dalla discarica di Roncigliano, ad Albano Laziale, che si sono anche costituti parte civile, insieme alle 3 storiche Associazioni territoriali note col nome di “Comitato No Inc”. In sostanza, si presentano come “vittime” della presunta associazione a delinquere, chiedendo la condanna degli imputati ed il risarcimento dei danni. Chiedono che gli imputati risarciscano alle associazioni, ai residenti ed ai Comuni clienti di Cerroni i danni patrimoniali causati dalle presunte fatture gonfiate per l’interramento e trattamento dei rifiuti. Inoltre, chiedono i danni igienico-sanitari ed ambientali. Sono gli stessi cittadini che hanno presentato, nel lontano 2008, la prima denuncia penale al Tribunale di Velletri il cui numero di protocollo dà il nome all’intero processo (R.G. 7449/2008). Accanto a loro, in aula e nel procedimento giudiziario, almeno una ventina di cittadini-residenti nei pressi della discarica di Borgo Montello, a Latina. Anch’essi hanno depositato la richiesta di costituzione di parte civile. E poi, per finire, anche alcune amministrazioni comunali, a vario titolo interessate al procedimento penale. In particolare, i Comuni di Albano, Genzano, Ariccia, Rocca di Papa ed Anzio, che hanno annunciato la loro costituzione di parte civile.
È il primo passo di un processo quasi interamente dedicato alle note vicende dell’inceneritore di Albano e del 7° invaso della discarica di Roncigliano (4 su 6 capi d’imputazione), che si annuncia lungo e complesso, ma che cittadini, associazioni e comitati promettono che porteranno avanti, passo dopo passo, con forza e determinazione. Nella speranza di ottenere la condanna degli imputati, il risarcimento dei danni subiti e, soprattutto, l’avvio d’un ciclo dei rifiuti rispettoso della salute umana e dell’ambiente. Prossimo appuntamento per l’udienza di lunedì 23 giugno ore 14.


Arrestato Corrado Clini, ex ministro dell’ambiente: “Fondi ripuliti e consulenze d’oro per la compagna”

corrado_clini _Corrado Clini e l’affare sfumato per la discarica di Nairobi. L’Espresso, clicca qui.

_L’indagine su Corrado Clini. Il Post, clicca qui.

_Corrado Clini, ex ministro aveva conto cifrato in Svizzera. Il Fatto Quotidiano, clicca qui.

_Clini, un quarto di secolo di strapotere del ras dell’ambiente. La Stampa, clicca qui.

_Corrado Clini indagato per corruzione anche a Ferrara. La Repubblica, clicca qui.

_Ai domiciliari l’ex ministro dell’ambiente, Corrado Clini. TM News, clicca qui.

_Corrado Clini indagato anche a Roma, associazione a delinquere per corruzione. La Repubblica, clicca qui

_Corrado Clini: “Peculato io? Accusa mi spezza il cuore”. Blitz Quotidiano, clicca qui.

_(Fonte articolo, Il Gazzettino, clicca qui) Lo scudo fiscale, le fiduciarie, gli spalloni e le polizze per reinvestire il denaro. Così, per il nucleo tributario della Finanza di Ferrara, l’ex ministro Corrado Clini e Augusto Pretner Calore, ingegnere padovano socio dello studio di ingegneria Galli, (entrambi ai domiciliari) avrebbero impiegato il denaro che dal progetto “New Eden”, per la riqualificazione del territorio iracheno, sarebbe finito sui loro conti. E mentre Clini si difende, rivendicando i suoi 30 anni di onorata carriera, emergono altri elementi sulle indagini romane. Per l’ex ministro, sospeso dall’incarico di dg dell’Ambiente, come annunciato dal ministro Galletti, e la compagna Martina Hauser, a Roma, si ipotizza l’associazione a delinquere finalizzata alla corruzione. I pm hanno acquisito la documentazione di tutti i progetti con la firma di Clini. “Donazioni” vere e proprie agli Stati esteri, nelle quali lo studio padovano Galli, come la Hauser, già consulente del ministero, avrebbe avuto sempre un ruolo. Clini si è avvalso della facoltà di non rispondere, ma ha consegnato al gip una lettera dichiarando che i soldi erano il compenso per consulenze. Le autorità elvetiche, a gennaio dopo avere sequestrato i conti di Pretner Calore hanno chiesto all’Italia di bloccare i fondi scudati dall’ingegnere nel 2009, confluiti su una fiduciaria a Milano e volati poi “puliti” in Lussemburgo. Clini invece ha ricevuto bonifici per 653mila euro sul suo conto Unicredit. Spiegano i militari: «Per Pretner Calore: rapporto fiduciario del gennaio 2010 tra Ubs fiduciaria spa e Gvm consulting sa di Lugano, relativo alla gestione patrimoniale della polizza assicurativa della Zurich life società di diritto lussemburghese, per un totale di 906mila euro. La polizza è relativa al rimpatrio giuridico di capitali (il cosiddetto scudo fiscale) effettuato da Pretner Calore». La Hauser, da ieri assessore dimissionario del comune di Cosenza, per i pm di Roma avrebbe incassato centinaia di migliaia di euro per il rilevamento di “ecological footprinting”, tracce di inquinamento. Un ruolo ancora più importante, però, lo avrebbe svolto lo studio Galli, componente del consorzio “Nature Iraq”, che ha aperto sedi in mezzo mondo e parte attiva anche nel progetto in Montenegro, già sotto accusa. Il pm Alberto Galanti sospetta che ci fosse un “sistema” e ha acquisito la documentazione relativa a tutti i finanziamenti: Sud America, Africa e Asia.


Ancora aria irrespirabile dalla discarica di Albano Laziale. Cittadini in strada per una protesta spontanea

Eco 16_”No Inc”, Albano e Ardea ancora invase dalla puzza della discarica di Roncigliano. Clicca qui.

_Nuova notte di tensioni alla discarica, la puzza di monnezza si propaga nei “Castelli”. Clicca qui.

_Albano di nuovo invasa dalla puzza della discarica, la gente si sente ancora male. Clicca qui.

_Ancora miasmi dalla discarica, sit in notturno. Clicca qui.

_I Castelli invasi di nuovo dalla puzza del TMB e del VII invaso di Roncigliano. Clicca qui.

_La discarica torna purtroppo di attualità. Clicca qui.

_Albano e Ardea invase di nuovo dalla puzza proveniente dall’impianto TMB di Roncigliano. Clicca qui.

_Albano, la discarica torna a puzzare. Clicca qui.

_IN EVIDENZA ANCHE:

  • Discariche, soldi e assunzioni, trema la politica. Clicca qui.
  • Hermanin in Procura per il “Sistema Cerroni”, ho chiarito tutto. Clicca qui.

_(Fonte articolo, Eco 16, redazione, clicca qui per l’articolo originale) Ieri sera un odore nauseabondo ha iniziato a sprigionarsi dalla discarica di Roncigliano rendendo l’aria irrespirabile. In pochi minuti il tam tam dei cittadini ha portato molte persone davanti i cancelli dell’impianto per una protesta spontanea. È stato chiamato anche il sindaco Marini, che si è presentato. Ma ora ci vogliono risposte, fatti concreti, soluzioni. Saprà rispondere l’amministrazione a quest’emergenza che dura ormai dall’estate con punte di criticità sempre più gravi? Occorrono fatti. Le persone sono stanche e hanno il diritto di respirare aria pulita. Occorre una risposta forte! Subito. “Albano ed Ardea invase di nuovo dalla puzza proveniente dall’impianto TMB e dal VII invaso della discarica. “ “Il tanfo, in questi giorni, raggiunge i centri storici dei Comuni dei Castelli Romani.” La discarica di Albano è tornata di nuovo a puzzare in modo violento, in particolare negli ultimi giorni, probabilmente da quando nel cimitero dei rifiuti dei Castelli Romani arriva anche la “monnezza” di Civitavecchia e Monterotondo (11 febbraio). E’ per questo che ieri sera martedì 25 febbraio, intorno alle 21,00, circa 100 persone si sono radunate spontaneamente fuori i cancelli d’ingresso del sito, lungo la via Ardeatina al km 24,650. Ad arrivare per primi, subito dopo la chiamata di alcuni cittadini, la Polizia ed i Carabinieri di Albano. Dopo mezz’ora, sono giunti sul posto anche due ispettori del Dipartimento di Prevenzione, Servizio Igiene e Sanità Pubblica, della Asl Rm-H, dott.ssa Rita Abbatini e dott. Enzo Abbatini, che hanno potuto apprezzare l’olezzo insopportabile proveniente dall’impianto TMB e dal VII invaso della discarica. Nella giornata odierna stenderanno un verbale di intervento in cui, molto probabilmente, come già avvenuto nel recente passato, chiederanno all’Arpa Lazio (Agenzia Regionale di protezione ambientale), alla Provincia di Roma ed al Comune di Albano di intervenire prontamente per eseguire i controlli prescritti dalla legge. A quell’ora, tra l’altro, era in pieno corso di svolgimento ad Albano, nell’aula consiliare di Palazzo Savelli, un consiglio comunale. Appena chiusa la seduta, intorno a mezzanotte, il sindaco Nicola Marini, il vice-sindaco e Assessore ai lavori pubblici Maurizio Sementilli, il delegato ai rifiuti Luca Andreassi ed i consiglieri Tedone ed Oroccini, dopo essere stati avvertiti telefonicamente da alcuni cittadini, e dopo l’accorato intervento in aula del consigliere Nabil Cassabgi, si sono recati sul posto. Certo che la discarica di Roncigliano dall’11 febbraio scorso, oltre alle 300 tonnellate di rifiuti indifferenziati al giorno prodotte dai 10 comuni dei Castelli Romani (Albano, Ariccia, Marino, Rocca di Papa, Pomezia, Ardea, Castel Gandolfo, Genzano, Lanuvio e Nemi.) riceve anche circa “200 tonnellate” al giorno da Civitavecchia e Monterotondo, come dichiarato ieri sera dal delegato ai rifiuti Luca Andreassi. Per un totale di circa 500 tonnellate al giorno. Dopo questa ennesima emergenza igienico-sanitaria, ancora in corso di svolgimento, restano tante le competenze amministrative a carico dell’Amministrazione di Albano, guidata dal sindaco Nicola Marini, che sono e restano da tempo totalmente inevase. E’ necessario difatti, prima di tutto, portare avanti la cosiddetta Caratterizzazione Esterna ed Interna della discarica. Si tratta di analisi molto approfondite dei terreni tutto intorno e delle falde acquifere sottostanti il sito di Roncigliano. Per conoscere il livello reale d’inquinamento dell’intera area ed eseguire, subito dopo, come previsto dalla legge, una bonifica adeguata. La Giunta comunale, tra l’altro, il 7 dicembre 2012, sottoscrisse con l’Ente di Ricerca CNR una convenzione, che è costata al Comune di Albano 30 mila euro, per eseguire in soli 4 mesi, quindi entro Aprile 2013, la caratterizzazione esterna della discarica che, però, ad oggi ancora non è stata portata a termine. E’ importante, in secondo luogo, capire se l’impianto TMB della discarica di Albano – dove tutta la spazzatura in arrivo viene trattata e suddivisa in “frazioni” minori – funzioni correttamente, con un’apposita ispezione della durata di almeno due settimane, visto e considerato, non bastasse la puzza che sprigiona dall’impianto TMB e dalla vicina discarica, che il Nucleo Operativo Ecologico dei Carabinieri, N.O.E., ha sollevato nella recente inchiesta sui rifiuti forti perplessità in merito. Ma serve anche, infine, procedere ad una “mappatura” volumetrica del VII invaso, per capire se al suo interno siano stati interrati – come ipotizzato dagli inquirenti delle Procure di Roma e Velletri – anche rifiuti non autorizzati. Per prevenire fenomeni di puzza violenta, come quelli che si stanno verificando in questi ultimi giorni, che creano danni alla salute umana ed all’ambiente ma, soprattutto, per evitare che con l’esaurimento precoce del VII invaso – che avrebbe dovuto durare almeno 8 anni ed è invece quasi esaurito in appena 2 e mezzo – si arrivi, presto, alla costruzione dell’VIII invaso, a distanze dalle case ancora inferiori agli attuali 175 metri. Nella speranza che, presto, tutte le dieci Amministrazioni Comunali riescano a far partire e consolidare l’unica vera alternativa al business mortale delle discariche e degli inceneritori: la Raccolta Differenziata Porta A Porta.


Blob, Rai Tre, “Il grande rifiuto”

_NOTA BENE: La battaglia per la non costruzione dell’inceneritore dei Castelli Romani e per la chiusura e la bonifica della discarica di Albano Laziale è prima di tutto una questione di civiltà. Interrare e bruciare rifiuti nel 2013 significa abbandonarsi ancora a logiche sostanzialmente preistoriche o spesso speculative nel trattamento dei rifiuti solidi urbani. I cittadini dei Castelli Romani si battono da anni a 360° in modo assolutamente civile (come è giusto e doveroso che sia) per far avviare nel loro comprensorio un ciclo virtuoso dei rifiuti basato su raccolta differenziata porta a porta e riciclo a freddo con recupero di materia. Cose assolutamente possibili ed economicamente convenienti per molti, in primis per amministratori e cittadini. Una battaglia durissima e spinosa condotta per la legalità, per la salute pubblica e, soprattutto, nel vero ed unico interesse della comunità. Ogni vita umana ha un valore estremo e alta dignità, va pertanto protetta la sua salute e va protetto, quindi, l’ambiente nel quale essa vive. Sviluppo si, quello vero però!

_Prossimi appuntamenti inerenti la questione discarica ed inceneritore Albano, per ogni ulteriore informazione clicca qui.

  • Sabato 19 ottobre, presidio cittadino di fronte la discarica di Roncigliano, dalle ore 9:00, via Ardeatina km 24,500.
  • Sabato 26 ottobre, corteo cittadino per la raccolta differenziata porta a porta e per metodiche di riciclo e recupero di materia e contro lo smaltimento dei rifiuti in discarica o per mezzo di sistemi a caldo (inceneritori). Ore 15:00, Piazza Giuseppe Mazzini, Albano Laziale.


Da cementifici a inceneritori: arriva il sì del Senato della Repubblica

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_NOTA BENE: La battaglia per la non costruzione dell’inceneritore dei Castelli Romani e per la chiusura e la bonifica della discarica di Albano Laziale è prima di tutto una questione di civiltà. Interrare e bruciare rifiuti nel 2013 significa abbandonarsi ancora a logiche sostanzialmente preistoriche o spesso speculative nel trattamento dei rifiuti solidi urbani. I cittadini dei Castelli Romani si battono da anni a 360° in modo assolutamente civile (come è giusto e doveroso che sia) per far avviare nel loro comprensorio un ciclo virtuoso dei rifiuti basato su raccolta differenziata porta a porta e riciclo a freddo con recupero di materia. Cose assolutamente possibili ed economicamente convenienti per molti, in primis per amministratori e cittadini. Una battaglia durissima e spinosa condotta per la legalità, per la salute pubblica e, soprattutto, nel vero ed unico interesse della comunità. Ogni vita umana ha un valore estremo e alta dignità, va pertanto protetta la sua salute e va protetto, quindi, l’ambiente nel quale essa vive. Sviluppo si, quello vero però!

_(Fonte articolo, Ambiente Bio, clicca qui) Tempo fa avevamo accennato alla presenza di un possibile decreto, portato avanti dall’allora Ministro Clini, che avrebbe consentito di bruciare più rifiuti negli inceneritori, usando anche cementifici e altre industrie dotate di altoforno. A tal proposito, era prevista la possibilità di sostituire parzialmente i combustibili fossili, di solito utilizzati nei cementifici, con il cosiddetto combustibile solido secondario (CSS), ricavato dalla frazione secca dei rifiuti con l’aggiunta di altre componenti. Questa, secondo Clini, era una possibile soluzione per attenuare il problema dello smaltimento dei rifiuti solidi urbani, diminuendone il costo e strappandoli al circuito della malavita. Era l’aprile del 2012. All’epoca dei fatti, avevamo già espresso la nostra diffidenza sulla questione. Da allora, molte cose sono cambiate, ci sono state le elezioni, si è formato il nuovo governo e, ieri, è arrivato il parere definitivo del Senato. Ma procediamo con ordine. Quando Corrado Clini aveva sottoposto la sua proposta alle commissioni di Camera e Senato si stava attraversando l’ultimissima fase della legislatura. Dopo il primo via libera della commissione ambiente del Senato, lo scorso 11 febbraio, l’omonima commissione della Camera aveva espresso parere contrario alla proposta di Clini per un provvedimento che “avrebbe arrecato gravi danni ambientali”. Da febbraio a ieri, però, il ministero non si è arreso ed ha lavorato per tornare alla carica con una proposta che, alla fine, durante la discussione di ieri al senato, è stata accettata. Il Senato, si legge sulle agenzie stampa, “ha approvato la mozione di maggioranza sulla combustione di rifiuti nei cementifici che impegna il Governo ad “approfondire le condizioni tecnologiche e operative attraverso cui avviene l’impiego del Css (Combustibile solido secondario) in altri Paesi europei” e “ad avviare approfondimenti tecnici per verificare se e a quali condizioni l’utilizzo del Css nei cementifici non determina rischi per la salute e per l’ambiente”. La mozione è stata approvata con i voti di Pdl, Pd e Scelta Civica. Si sono opposti solo Sel e M5S. In particolare, il M5S aveva presentato una mozione contraria alla proposta dell’allora ministro Clini, adducendo alcune tesi a sfavore dell’utilizzo dei cementifici per l’incenerimento dei CSS. Nella mozione, pubblicata il 6 agosto 2013 e respinta ieri al Senato, si evidenziava in diversi punti l’inaccettabilità della proposta, in termini di pericolosità per l’ambiente e per la salute dei cittadini. Ecco brevemente gli argomenti a sfavore della legge, ripresi dalla mozione del M5S:

  • i cementifici sono impianti industriali altamente inquinanti (con o senza l’uso dei rifiuti come combustibile);
  • un cementificio produce di solito almeno il triplo di anidride carbonica rispetto ad un inceneritore classico;
  • la combustione di rifiuti nei cementifici comporta una variazione della tipologia emissiva di questi impianti, in particolare in merito all’emissione di diossine e composti organici clorurati;
  • la combustione di CSS nei cementifici causa un significativo incremento delle emissioni di metalli pesanti, in particolare mercurio;
  • l’utilizzo del CSS nei cementifici prevede l’inglobamento delle ceneri tossiche prodotte dalla combustione dei rifiuti nel clinker prodotto, e quindi nel cemento;
  • nel nostro Paese mancherebbe un serio ed efficace sistema nazionale di controlli ambientali;
  • utilizzare i combustibili solidi secondari è dannoso per la salute e soprattutto non è etico in quanto il riciclo è un preciso dovere;
  • non si rispettano le disposizioni europee sul recupero della materia che è prioritario nella gerarchia d’intervento.

Nonostante le evidenze presentate nella mozione esposta dal M5S, è passata la linea del governo. Una cosa che non è stata accolta positivamente soprattutto dai politici presenti nelle zone a più alto rischio colpite già da una drammatica situazione ambientale. Come Vincenzo D’Anna (Pdl), vicepresidente della commissione Politiche Ue che, in totale contraddizione con le scelte del suo partito, ha affermato: “Mi sono opposto e farò di tutto, insieme con i sindaci e le popolazioni interessate, per impedire che la mozione proposta dal Governo, ed approvata dal Senato, con la quale si prevede la possibilità di smaltire ecoballe negli altiforni dei cementifici, sia applicata in provincia di Caserta”. Ma perché preoccuparsi, visto che chi è a favore continua ad affermare che il co-incenerimento dei CSS nelle cementerie non presenta alcun rischio per la salute dei lavoratori e dei cittadini e in più è economicamente vantaggioso?


Scendiamo in piazza contro tutte le devastazioni del territorio

07_Attenzione, prossimi appuntamenti vertenza inceneritore e discarica Castelli Romani:

  • VENERDI 13 SETTEMBRE ORE 18.00 PAVONA. CIRCOSCRIZIONE VIA DEL MARE – ASSEMBLEA PUBBLICA.
  • SABATO 14 SETTEMBRE ORE 18.00 ALBANO PIAZZA CARDUCCI ASSEMBLEA PUBBLICA
  • DOMENICA 15 SETTEMBRE ORE 10,30 S.M. MOLE MARINO P.ZZA SCIOTTI ASSEMBLEA PUBBLICA
  • SABATO 21 SETTEMBRE MANIFESTAZIONE A ROMA

_NOTA BENE: La battaglia per la non costruzione dell’inceneritore dei Castelli Romani e per la chiusura e la bonifica della discarica di Albano Laziale è prima di tutto una questione di civiltà. Interrare e bruciare rifiuti nel 2013 significa abbandonarsi ancora a logiche sostanzialmente preistoriche o spesso speculative nel trattamento dei rifiuti solidi urbani. I cittadini dei Castelli Romani si battono da anni a 360° in modo assolutamente civile (come è giusto e doveroso che sia) per far avviare nel loro comprensorio un ciclo virtuoso dei rifiuti basato su raccolta differenziata porta a porta e riciclo a freddo con recupero di materia. Cose assolutamente possibili ed economicamente convenienti per molti, in primis per amministratori e cittadini. Una battaglia durissima e spinosa condotta per la legalità, per la salute pubblica e, soprattutto, nel vero ed unico interesse della comunità. Ogni vita umana ha un valore estremo e alta dignità, va pertanto protetta la sua salute e va protetto, quindi, l’ambiente nel quale essa vive. Sviluppo si, quello vero però!

_(Fonte articolo, sito Coordinamento contro l’inceneritore di Albano, clicca qui) Il 21 Settembre scendiamo in piazza per prendere una posizione nettamente critica nei confronti di un sistema socio-economico fondato esclusivamente sul profitto, variabile che fa sentire tutto il suo peso anche nei processi decisionali delle pubbliche amministrazioni locali e centrali. Il 21 Settembre dimostriamo perché l’incapacità e la spregiudicatezza di decisori pubblici, spesso collusi con i grandi gruppi economici, non garantisce più la tutela dei Beni pubblici locali e universali, continuamente attentati da milioni di tonnellate di rifiuti di ogni genere che viaggiano per il mondo senza più sapere dove collocarli, dalla continua cementificazione che distrugge il territorio, gli spazi verdi, le campagne,spegnendo gli ecosistemi e le aree di vivibilità sociale. Il 21 settembre manifestiamo a tutela dell’aria, delle risorse idriche, e l’acqua potabile in particolare ponendo un argine contro subdoli tentativi di un loro “esproprio” dal dominio pubblicistico a vantaggio di regimi privati oligopolistici. Il 21 settembre dimostriamo per le strade di Roma perché il modello di sviluppo dominante nella visione politica, economica e industriale è fondato esclusivamente sull’aumento dei consumi e dei margini di profitto. Le grandi realtà economiche controllano di fatto la gestione dei beni pubblici piegandoli ad una logica che conosce il prezzo di tutto e il valore di niente. La profonda crisi economica in corso conferma le debolezze di un sistema ispirato alla logica della crescita continua: non esiste futuro, non esiste sviluppo senza sostenibilità. Il 21 settembre puntiamo il dito contro una amministrazione pubblica sempre più funzionale all’interesse di pochi; contro un’amministrazione che, al riparo nello stato di diritto, usa il termine “emergenza” come esimente per legittimare l’esercizio di un potere prevaricatore. NOI rifiutiamo il concetto di emergenza quale unica giustificazione in materia ambientale e quale strumento per violare la volontà popolare. NOI VOGLIAMO che i decisori mettano fine all’emergenza rifiuti del Lazio, promuovendo istanze e modelli propositivi fondati su schemi cooperativi ad incentivi compatibili. NOI PRETENDIAMO l’apertura di un tavolo vertenziale che risolva le questioni pendenti e che ristabilisca quel giusto equilibrio decisionale – totalmente sbilanciato – sulle tematiche ambientali.

NOI RIVENDICHIAMO

  • La cancellazione del sito di Falcognana come sostitutivo di Malagrotta
  • La chiusura e bonifica di tutti i siti di Malagrotta;
  • La cancellazione dell’AIA 2009 per l’inceneritore di Albano e per il 7° invaso della discarica di Roncigliano;
  • Avendo preso atto dell’esaurimento della discarica dell’Inviolata, la chiusura del sito, il blocco dell’impianto di TMB.
  • La revisione dei processi autorizzativi di tutte le centrali a biomasse/biogas perché escludono i/le cittadini/e dalla valutazione;
  • La moratoria immediata dei progetti in corso di autorizzazione;
  • La separazione di tutto quello che c’è da separare, di non produrre all’origine quello che è già rifiuto, di recuperare materia, di imporre ad ogni comune o municipio urbano di gestire in proprio l’umido prodotto, con il metodo aerobico.
  • Il blocco dei piani di cementificazione dei territori di Roma e provincia;

NOI, Donne e Uomini del 21 settembre. MANIFESTIAMO per impedire la devastante deriva alla quale ci stanno conducendo e verso la quale sembrano rassegnate le coscienze. NOI, Donne e Uomini del 21 settembre, LOTTIAMO e sempre lotteremo per costruire le fondamenta di un mondo diverso in cui la qualità della vita sia migliore e la biodiversità garantita. NOI il 21 settembre SIAMO IN PIAZZA PER RIDESTARE LE COSCIENZE

Presidio No Discarica Divino Amore/Coordinamento Contro l’Inceneritore di Albano/Comitato Riciclo-Occupazione Cerveteri/Assemblea Valle Galeria/Comitato Rifiuti Zero Fiumicino/Comitato Risanamento Ambientale Guidonia/Assemblea Contro la Cementificazione Marino/CSOA La Strada/Associazione “A SUD”


Countdown per la nuova discarica di Roma: si va sull’Ardeatina tra Divino Amore e Castelli Romani

08_NOTA BENE: La battaglia per la non costruzione dell’inceneritore dei Castelli Romani e per la chiusura e la bonifica della discarica di Albano Laziale è prima di tutto una questione di civiltà. Interrare e bruciare rifiuti nel 2013 significa abbandonarsi ancora a logiche sostanzialmente preistoriche o spesso speculative nel trattamento dei rifiuti solidi urbani. I cittadini dei Castelli Romani si battono da anni a 360° in modo assolutamente civile (come è giusto e doveroso che sia) per far avviare nel loro comprensorio un ciclo virtuoso dei rifiuti basato su raccolta differenziata porta a porta e riciclo a freddo con recupero di materia. Cose assolutamente possibili ed economicamente convenienti per molti, in primis per amministratori e cittadini. Una battaglia durissima e spinosa condotta per la legalità, per la salute pubblica e, soprattutto, nel vero ed unico interesse della comunità. Ogni vita umana ha un valore estremo e alta dignità, va pertanto protetta la sua salute e va protetto, quindi, l’ambiente nel quale essa vive. Sviluppo si, quello vero però! Fuori inceneritori e discariche dai Castelli Romani.

_(Fonte articolo, Cinque Giorni, clicca qui) Ancora fino a ieri sera intorno alle 20 mancava l’annuncio ufficiale sulla scelta del sito destinato a sostituire Malagrotta. Ma è ormai chiaro che si converge sull’area di Falcognana in via Ardeatina, a poche centinaia di metri dal santuario del Divino Amore e in uno stabilimento dove insiste già un impianto per lo smaltimento di rifiuti speciali (fluff). Le uniche rassicurazioni non hanno smentito quella che rimane di fatto l’unica ipotesi percorribile. Scartata così l’area Laurentina-Santa Palomba (che accomuna tutti i siti menzionati). Oltre il cosiddetto vincolo Bondi che tutela l’ambito meridionale dell’agro romano qui c’è soprattutto il nodo legato alla falda acquifera che, secondo alcuni dati arrivati dalla Regione Lazio, tende a crescere nel corso dell’anno. In più per quanto riguarda la cava di pozzolana di Tor Tignosa (Santa Palomba) e il sito della Solforatella, come già emerso nei mesi passati, c’è anche la problematica relativa alla presenza di zolfo sotto il terreno. Insomma, solfatare sotterranee che se mai si manifestassero in superficie “sparerebbero” l’immondizia verso l’alto a mo’ di geyser. Problemi che non esisterebbero invece a Falcognana dove una discarica esiste già. Oggi l’area appare quasi come una zona militare, ben recintata e con cartelli di divieti. Già nel 2009 il sito fu autorizzato a trattare altre varianti di rifiuti speciali provenienti dalle industrie regionali ma nel limite delle 150mila tonnellate all’anno. Oggi però c’è la resistenza dei proprietari della Ecofer Ambiente srl, che smentiscono «ogni interesse a tale paventato impiego – si legge in una nota – che è antitetico agli obiettivi aziendali e sarebbe di grave nocumento al regolare svolgimento della gestione industrale». Anche nel 2004 ci fu la sollevazione dell’intero quartiere, comprese istitu ioni, ma la discarica passò lo stesso. Poi c’è la questione viabilità delle due consolari, perennemente intasate e con l’asfalto disatrato, che a detta dei comitati non potrebbe soppotare il traffico pesante, peraltro inibito sull’Ardeatina. Altre criticità emerse nelle assemblee dei giorni scorsi riguardano i rischi per l’inquinamento delle falde acquifere (le zone sono attraversate da numerosi corsi d’acqua quali il torrente Rio Petroso-Vallerano) e per le aziende agricole, alcune di gran pregio quali “Il Gotto d’Oro” che esporta vino in tutto il mondo e “Agricoltura Nuova”, specializzata nel biologico. Infine ma non per ultima la vicinanza del santuario del Divino Amore caro ai romani. «I luoghi di culto vanno rispettati – scrive in una nota il coordinatore nazionale di Cantiere democratico, Stefano Pedica – e non è neanche lontanamente pensabile l’idea di realizzare la discarica per il post Malagrotta nella stessa area in cui sorge il santuario del Divino Amore. Sarebbe un affronto non solo per i residenti dell’Ardeatina ma anche per le migliaia di credenti che ogni giorno si recano in pellegrinaggio al santuario». Questioni che saranno ribadite oggi nel corso del corteo cittadino contro la discarica (vedi pagina a fianco) al quale parteciperannno oltre ai comitati anche i rappresentanti del Municipio IX e dei Comuni limitrofi della provincia. «Sarò al fianco dei miei concittadini semplicemente perchè sostengo la loro battaglia – dichiara il presidente del Municipio IX, Andrea Santoro. E’ davvero sconcertante il fatto di non essere mai stati chiamati in causa per un parere sulla vicenda». Mobilitazione anche in provincia. Ieri sono giunti anche segnali da Marino dopo il coro di no di Pomezia. «Mi opporrò con tutti i mezzi e in tutte le sedi affinchè l’area ipotizzata tra Fioranello e via Castel di Leva non sia neanche annoverata tra le possibilità di ospitare la discarica – scriveva ieri in una nota l’ex sindaco di Marino Adriano Palozzi, oggi consigliere regionale – Ricordo al commissario che quest’area, limitrofa al Comune di Marino, ricade praticamente intorno all’aeroporto di Ciampino e del Santuario del Divino Amore ed è destinata in un futuro ormai prossimo a insediamenti residenziali e produttivi che valorizzeranno l’intero quadrante sud della capitale. È ora di finirla con questo terrorismo psicologico ai danni dei cittadini della provincia e di Roma e di affrontare l’emergenza rifiuti con coscienza, attraverso soluzioni definitive e non provvisorie».