Capannori

L’Italia divisa tra Rifiuti Zero e inceneritori

07_(Fonte articolo, I Mille, clicca qui) I rifiuti e la loro gestione sono uno degli enormi problemi con i quali si confronta lo sviluppo, ormai da decenni. Nelle aree dove per prime il consumo di beni è cresciuto in maniera esponenziale, lo smaltimento degli scarti, di produzione e soprattutto del consumo è un problema di vecchia data. Le soluzioni prospettate si sono evolute nel corso degli anni, con la progressiva e lenta presa di coscienza che l’inquinamento ambientale conduce ad un avvelenamento del territorio tale da comprometterne gli equilibri naturali e da porre gravi rischi per la salute umana: gli abbandoni di rifiuti e i roghi incontrollati sono stati sostituiti dalle discariche, poi dai sistemi di incenerimento, infine da pratiche di differenziazione degli scarti per tipologia di materiale, ai fini del loro recupero e reimmissione nei cicli produttivi. Anche in Italia, pur con molte difficoltà e con ritardo, si è sviluppata una certa sensibilità ambientale che ha permesso negli ultimi anni di compiere alcuni passi in avanti, complice la crisi e la necessità di razionalizzare le risorse. Eppure, non si è trattato di un processo lineare, né territorialmente omogeneo: in merito alla gestione dei rifiuti, esistono nel nostro paese delle realtà enormemente varie, alcune così avanzate da essere considerate all’avanguardia in Europa, altre così disastrose che non hanno uguali nel mondo occidentale, ma sono paragonabili ai metodi di smaltimento in uso nei paesi in via di sviluppo. Secondo uno studio appena pubblicato del National Center for Atmospheric Research, un centro di ricerca statunitense, nel mondo il 40% dei rifiuti prodotti viene smaltito attraverso roghi incontrollati: enormi quantità di materie di ogni genere, ma prevalentemente plastiche e derivati e componenti elettronici, vengono bruciati all’aperto, nelle bidonville indiane come nelle periferie delle città africane, nelle campagne turche come in milioni e milioni di abitazioni rurali in Asia. Si tratta di un’emergenza ambientale e sanitaria di dimensioni gigantesche, causata dall’espandersi di abitudini di consumo non accompagnate né dalla creazione di adeguate strutture di raccolta e trattamento dei rifiuti da parte degli Stati, né dalla nascita di una sensibilità ambientale che, in contesti che vivono spesso problemi di stabilità sociale, povertà e violenza, stenta ad essere percepita come priorità. Tuttavia, anche in paesi non particolarmente poveri come il Marocco, che non figura, nello studio, fra i Paesi in cui maggiormente si verificano fenomeni di combustioni spontanee o roghi incontrollati di rifiuti, è la regola osservare nei pressi di ogni agglomerato urbano, piccolo o grande che sia, colonne di fumo nero levarsi dai cumuli di immondizie, e si avverte spesso l’odore di plastica bruciata, perfino nelle zone rurali; le case, nelle campagne, hanno la loro discarica, uno spiazzo qualsiasi dove si vedono anche i bambini provvedere alla combustione dei rifiuti domestici. Chiazze nere di plastica fusa, sono quello che rimane: la diossina si disperde nell’aria con il fumo, e i tumori e le malattie compaiono dopo anni e anni. Ecco, in che cosa è diversa la nostra maledetta Terra dei Fuochi, come è stata soprannominata quella striscia di terra campana dove la camorra controlla interamente il traffico di rifiuti, e le notti sono illuminate dai roghi delle combustioni illegali a cielo aperto, rifiuti di ogni genere bruciati sui letti di vecchi copertoni? In che cosa sono diversi gli interramenti di rifiuti ospedalieri nei letti dei fiumi o nei campi coltivati, gli occultamenti di bidoni radioattivi nelle cave dismesse, l’affondamento di un numero imprecisato di navi cariche di rifiuti tossici nel Mediterraneo, ad opera della ‘ndrangheta? In che cosa sono diversi gli smaltimenti abusivi in discarica di rifiuti speciali e pericolosi, di fanghi contaminati, di prodotti chimici, di amianto, operato da gruppi criminali con la complicità più o meno consapevole di interi distretti industriali italiani, di settori delle istituzioni, di tanti amministratori che hanno chiuso entrambi gli occhi? A prima vista, verrebbe da concludere che non esiste differenza. Invece ne esiste una, fondamentale: l’Italia è un paese dove i livelli di consumo dei beni sono cresciuti esponenzialmente ormai da molti decenni, che ha vissuto un periodo eccezionale di crescita economica, portatore di stili di vita nuovi improntati sul consumo di massa, che è nei libri di storia. Conosciamo da generazioni i danni dell’inquinamento ambientale, i rischi per la salute, i comportamenti da adottare e le soluzioni tecnologiche: noi, davvero, non abbiamo alcuna attenuante.
Eppure, l’Italia è anche il Paese dove, in alcune zone, ha inaspettatamente preso piede una certa cultura ambientale, una consapevolezza che la tutela e la salubrità del territorio non sono scelte opzionali, ma necessità non negoziabili: una visione che ha il merito di mettere in dubbio l’idea classica dello sviluppo come pura crescita dei consumi, sostituendola con il concetto complesso di qualità della vita. La gestione dei rifiuti è un ottimo indicatore di come una società consideri lo sviluppo: una gestione lineare, in cui il rifiuto è l’ultima tappa di un bene che ha terminato la sua vita utile, presuppone un’idea di sviluppo non condizionato dalle risorse, per cui automaticamente non sensibile al tema della riduzione dei rifiuti. Una gestione circolare, in cui lo scarto è considerato potenziale nuova risorsa, si preoccupa della sostenibilità nel lungo periodo di un sistema produttivo, inserito in un ambiente che ha determinate soglie di tolleranza. Proprio la promozione di un sistema di gestione circolare dei rifiuti è l’obiettivo della strategia Rifiuti Zero, il cui maggior teorico al livello internazionale è Paul Connett, docente della St. Lawrence University, che ha conosciuto un particolare impulso in Italia grazie al lavoro tenace e decennale di Rossano Ercolini, premiato da Obama (si, il Presidente statunitense) con il Goldman Environmental Prize 2013, l’equivalente del premio Nobel per l’ambiente. La storia di Rossano Ercolini è esemplare per comprendere come, nel nostro Paese, l’assenza di un chiaro indirizzo politico e di una strategia coerente al livello nazionale può essere compensata, dal basso, dall’impegno di pochi tenaci attivisti, e di buoni amministratori locali. Ercolini è un maestro elementare, che si è mobilitato a metà degli anni ’90 contro il progetto di costruzione di un inceneritore a Capannori, in Toscana, iniziando a sensibilizzare i concittadini sull’opportunità di sostituire l’incenerimento dei rifiuti con la separazione e il recupero delle materie prime. Il risultato di quella battaglia, oggi, è che l’inceneritore non venne mai costruito e Capannori è diventata un modello perfino all’estero, per il sistema di gestione dei rifiuti fondato sul riciclaggio spinto. I livelli di raccolta differenziata, basati sul porta a porta perché -sottolinea Ercolini- è dalle mani dei consumatori che passano tutti i rifiuti, sono superiori all’83%, a fronte di una media italiana, nel 2013, del 38,7% (dati ISPRA). E’ stato introdotto un sistema di tariffazione puntuale dei rifiuti indifferenziati prodotti basato su sacchi dotati di chip, cosicché i cittadini pagano in proporzione, e i costi del sistema di raccolta porta a porta sono compensati dalla vendita delle materie prime raccolte, in modo tale che le tasse sui rifiuti sono, oggi, fra le più basse della regione.
La strategia Rifiuti Zero prende il nome dall’obiettivo, nel medio-lungo periodo, di superare e rendere residuale sia il conferimento in discarica che l’incenerimento attraverso l’abbattimento del rifiuto, sostituito dal concetto di risorsa: significa non solo avere piena coscienza del fatto che le materie prime sono risorse e come tali vanno raccolte e reimmesse nel ciclo produttivo, ma anche ripensare la progettazione e produzione dei beni di consumo in funzione di questo obiettivo. Nonostante che tutto questo sia parso per anni fantascienza e nonostante l’inerzia delle istituzioni nazionali, la rete dei Comuni che hanno adottato la strategia Rifiuti Zero e che si stanno muovendo sulle orme di Capannori comprende ad oggi centinaia di amministrazioni locali. Questa rete rappresenta oggi una di quelle belle esperienze che ci dice che si, anche l’Italia può cambiare ed essere un esempio per altri, ma ci dice anche che sono le piccole realtà locali, i comitati, i movimenti di cittadini, a rappresentare l’avanguardia. E che, spesso, nulla si devono aspettare dalle istituzioni maggiori, Regioni e Governo, che continuano a sostenere, quando ne hanno, strategie obsolete e superate da decenni. Ultimo caso, proprio in questi giorni: il tanto strombazzato decreto “Sblocca Italia” stabilisce la necessità di un sistema integrato di impianti di “termotrattamento»(inceneritori) ritenuti di importanza strategica nazionale, la cui costruzione potrà pertanto essere imposta dal Governo alle istituzioni locali. All’art. 35, comma 1: “gli impianti di recupero di energia e di smaltimento dei rifiuti urbani e speciali […] concorrono allo sviluppo della raccolta differenziata e al riciclaggio mentre deprimono il fabbisogno di discariche. Tali impianti di termotrattamento costituiscono infrastrutture e insediamenti strategici di preminente interesse nazionale ai fini della tutela della salute e dell’ambiente“. Insomma, mentre gli Stati Uniti riconoscono l’esperienza di Rossano Ercolini e della rete Rifiuti Zero come esemplare, mentre l’Europa sottolinea che la soluzione del problema rifiuti e il futuro dei sistemi produttivi è nel ripensamento del prodotto in funzione del suo fine vita, il che rende obsoleto il concetto stesso di smaltimento, il nostro Governo punta al superamento delle discariche attraverso il potenziamento degli inceneritori, abbelliti dalla definizione di impianti di termotrattamento strategici per la sicurezza nazionale, la tutela della salute e dell’ambiente. Un ottimo esempio di distorsione dei significati operata dal linguaggio. E un esempio di come il “preminente interesse nazionale”, nel caso specifico individuato nella necessità di reagire alle procedure di infrazione UE contro l’Italia, aperte proprio per la pessima gestione dei rifiuti, sia usato a pretesto per riversare altri soldi pubblici nelle mani dei grandi consorzi gestori degli impianti, che sono 44 in totale in Italia secondo i dati ISPRA e bruciano quasi il 20% dei rifiuti prodotti. A quando la promozione delle nostre eccellenze, quella strategia Rifiuti Zero che fa della Capannori di Rossano Ercolini una meta di pellegrinaggio di amministratori stranieri?

Annunci

A Cisterna di Latina i “riciclatori incentivanti” di plastica e alluminio

07_(Fonte articolo, News Republic, clicca qui) Differenziare fa bene all’ambiente e al portafoglio. A Cisterna di Latina sono stati installati quattro “riciclatori incentivanti”, per raccolta e compattazione di plastica e alluminio. I cittadini che faranno raccolta differenziata riceveranno in cambio un bonus di 2 centesimi di euro per ogni pezzo conferito, mentre le attività commerciali che avvieranno la convenzione, accettando i bonus, avranno uno sgravio sulla tassa sui rifiuti. Plastica e alluminio, in fase di raccolta differenziata, sono considerati una coppia perfetta: hanno il massimo di compatibilità trattandosi di imballaggi leggeri. Per questo, la loro raccolta congiunta viene spesso consigliata. Tuttavia, se da un lato le percentuali di raccolta dei due materiali fanno registrare livelli sempre più elevati (768.000 tonnellate di plastica nel 2013, con un aumento dell’11% rispetto al 2012 secondo i dati Corepla), dall’altro le performance dei due materiali differiscono molto in termini di riciclo. All’aumento delle quantità raccolte, infatti, non sempre corrisponde un aumento della qualità del materiale, se non viene selezionato adeguatamente. Le parole d’ordine per una buona raccolta differenziata sono quindi selettività e qualità. I riciclatori, ideati e prodotti dalla veneta Eurven, sono stati scelti da Cisterna Ambiente, in collaborazione con l’amministrazione comunale di Cisterna di Latina ed Ecorinnova. I riciclatori sono sistemi per la raccolta differenziata e la compattazione di materiali facilmente riciclabili che offrono diversi vantaggi: sono predisposti per riconoscere la tipologia di rifiuto e differenziarlo anche automaticamente, possono pesare il materiale conferito ed avvisare, via email o per sms, quando il sistema è pieno. Si tratta di sistemi incentivanti in quanto invogliano a conferire i rifiuti: i riciclatori avvicinano i cittadini alle buone pratiche di raccolta differenziata premiandoli con un ecobonus, che può essere utilizzato nelle attività convenzionate. Inoltre, il circolo virtuoso che viene innescato porta ad un grande vantaggio per l’ambiente: il materiale raccolto in modo selettivo viene direttamente inviato alla fase di riciclo, permettendo un consistente abbattimento delle emissioni di Co2 derivanti dalla movimentazione dei rifiuti.


Raccolta differenziata della plastica in aumento nel 2013, registrato +11%

07_Cliccare qui per tutti i prossimi appuntamenti cittadini inerenti la questione inceneritore e discarica Castelli Romani. Clicca qui.

_(Fonte articolo, News Republic, clicca qui) Quella del riciclo della plastica è un’industria in crescita che sfida la crisi. Lo rileva il bilancio 2013 di Corepla, il Consorzio nazionale senza scopo di lucro per la raccolta, il riciclo e il recupero degli imballaggi in plastica, secondo il quale aumentano la raccolta e il riciclo malgrado la diminuzione dell’immesso al consumo e l’andamento recessivo dell’economia italiana. È aumentata la raccolta differenziata. Nonostante la contrazione del quantitativo di imballaggi immessi al consumo, nel 2013 sono state raccolte oltre 768.000 tonnellate di imballaggi in plastica (+11% rispetto al 2012). Un primato notevole sia per il comparto che per i 7.325 Comuni che hanno avviato il servizio di raccolta, da attribuirsi soprattutto a due fattori: il decollo della raccolta in zone storicamente difficili come il Mezzogiorno e l’ulteriore aumento anche tra ”i primi della classe” (ad esempio, il Veneto è passato da 18 a 20 kg circa per abitante). Il dato medio nazionale di raccolta pro capite passa da 11,6 a 12,9 kg annui per abitante. Nel Nordest si registra la raccolta più alta di tutta Italia (in testa il Veneto con 20,1 kg l’anno per abitante); seguono il Nord-ovest (Piemonte e Lombardia tra i 16 e i 16,3 kg) e il Centro (Marche 16,3 kg) e poi Sud e Isole, guidate dalla Campania con 14 kg annui per abitante. Fanalini di coda Calabria e Sicilia. È sempre più capillare il servizio di raccolta. Sono 7.325 i Comuni serviti e oltre 57 milioni i cittadini coinvolti, pari al 96% del totale. Nel 2013 sono stati 197 milioni di euro riconosciuti dal Consorzio ai Comuni o ai loro operatori delegati, a copertura dei maggiori oneri sostenuti per l’effettuazione dei servizi di raccolta differenziata degli imballaggi in plastica. L’immesso al consumo 2013 degli imballaggi in plastica è risultato pari a 2.043 Kt (51% imballaggi rigidi, 41% imballaggi flessibili e 8% imballaggi di protezione/accessori). Tra i polimeri più utilizzati: il polietilene (Pe), il Pet, il polipropilene (Pp). Cresce il riciclo. Sono 430.000 le tonnellate di rifiuti di imballaggio in plastica provenienti dalla raccolta differenziata riciclate nel 2013. A questa cifra vanno aggiunti i quantitativi di imballaggi in plastica riciclati da operatori industriali indipendenti provenienti dalle attività commerciali e industriali pari a 360.000 tonnellate, per un riciclo complessivo di circa 790.000 tonnellate. Una crescita per l’intero settore dunque, che vede coinvolte 300 imprese ed oltre 2.000 lavoratori. Sono stati recuperati anche quegli imballaggi che ancora faticano a trovare sbocchi industriali verso il riciclo meccanico e il mercato delle plastiche riciclate. Circa 322.000 tonnellate sono state utilizzate come materie prime energetiche al posto di combustibili fossili. Migliora l’efficienza complessiva di riciclo e recupero nel 2013. Solo il 2% del materiale raccolto è stato avviato a discarica. Grazie a Corepla, infatti, è stato possibile evitare l’immissione in discarica di 22 milioni di metri cubi di rifiuti. È importante anche il contributo al bilancio energetico del Paese: grazie al riciclo degli imballaggi in plastica provenienti dalle raccolte differenziate, nel 2013 sono stati risparmiati oltre 7 miliardi di chilowattora di energia. Corepla ha collaborato alla creazione di nuove imprese e nuova occupazione che, secondo un recente studio Althesys commissionato dal Consorzio, ha prodotto un beneficio per la collettività stimabile in 2,1 miliardi in dieci anni, pari al fatturato annuo dell’intera industria di intermediazione immobiliare o della produzione cinematografica, video e Tv. ”Desideriamo migliorarci ancora, innalzando gli obiettivi di raccolta, esplorando nuove opportunità di riciclo e recupero, individuando nuove applicazioni e nuovi sbocchi di mercato per il materiale riciclato e infine, ottimizzando i costi del sistema – dichiara il presidente Corepla, Giorgio Quagliuolo – Mi piace aggiungere che nel solo 2013 abbiamo evitato emissioni di Co2 per 800.000 ton (+4,5% rispetto al 2012) equivalenti alle emissioni di circa 505.000 automobili, abbiamo evitato costi di smaltimento per 38,4 milioni di euro (+3,5 rispetto al 2012) e infine abbiamo generato 105,7 milioni di euro di materie prime seconde”.


Recuperato il 70% degli imballaggi in alluminio nel 2013, pari a 47.500 t

07_Cliccare qui per tutti i prossimi appuntamenti cittadini inerenti la questione discarica ed inceneritore. Clicca qui.

_(Fonte articolo, News Republic, clicca qui) Nel 2013 sono state recuperate 47.500 tonnellate di imballaggi in alluminio, pari al 70,3% dell’immesso sul mercato (67.500 tonnelate), segnando un + 6% rispetto all’anno precedente. I dati sulla raccolta e il riciclo degli imballaggi in alluminio sono stati diffusi durante l’assemblea annuale delle imprese consorziate a Cial (Consorzio nazionale per il recupero e il riciclo degli imballaggi in alluminio). Un risultato reso possibile grazie alla collaborazione dei cittadini e agli accordi stipulati fra Cial e gli enti locali di riferimento. Sono infatti 5.400 i Comuni italiani che lavorano con il Consorzio (quasi il 70% del totale) con il coinvolgimento di oltre 46 milioni di abitanti (il 78% della popolazione italiana). Sono 192 le imprese consorziate a Cial. Sono state inoltre riciclate 43.900 tonnellate di imballaggi in alluminio, pari al 65,0% del mercato. In questo modo sono state evitate emissioni serra pari a 370mila tonnellate di Co2; risparmiata energia per oltre 160mila tonnellate equivalenti petrolio. La totalità dell’alluminio prodotto in Italia proviene dal riciclo. I trend confermano l’Italia al primo posto in Europa con oltre 878mila tonnellate di rottami riciclati (considerando non soltanto gli imballaggi).


Supera la soglia del 70% il tasso di riciclo del vetro nell’Unione Europea

Gerbido_(Fonte articolo, News Republic, clicca qui) Supera la soglia del 70% il tasso di riciclo del vetro nell’Unione Europea con la Germania che si piazza al primo posto della classifica. Bene anche l’Italia che conquista il quarto posto. Sono questi gli ultimi dati di riciclo del vetro della Federazione Europea dei Contenitori in vetro (Feve) relativi all’anno 2011 durante il quale sono stati raccolti oltre 11 milioni di tonnellate di vetro per essere riciclati in tutta l’Unione Europea. Questo risultato è frutto degli enormi sforzi fatti negli ultimi anni in tutti gli Stati Membri Europei, per raggiungere il target europeo di riciclo del vetro del 60%, un livello che è stato conseguito da tutti i più importanti Paesi dell’Unione, già nel 2008 o prima. L’Italia si conferma ai vertici di questa speciale classifica europea, trovandosi (in valore assoluto) al quarto posto, dopo Germania, Francia e Inghilterra. Tuttavia, se la quantità e, soprattutto, la qualità della raccolta differenziata del nostro Paese migliorassero, raggiungendo la media dello standard europeo, si potrebbero incrementare ulteriormente i risultati ottenuti, soddisfacendo appieno, senza il ricorso all’importazione di rottame, la grande capacità di riciclo del settore vetrario italiano, capacità che supera i 2 milioni di tonnellate all’anno. Costituito da minerali abbondanti in natura (sabbia, carbonato di sodio e carbonato di calcio) il vetro è un materiale riciclabile al 100%, all’infinito, nell’ambito del medesimo processo industriale. Attraverso il riciclo del vetro (dati europei 2011) si ottiene: un risparmio di oltre 12 milioni di tonnellate di materie prime (sabbia, carbonato di sodio, carbonato di calcio); una riduzione di oltre 7 milioni di tonnellate di Co2, equivalenti a muovere 4 milioni di macchine su strada; un risparmio del 2,5% di energia per ogni 10% di vetro riciclato nel forno.


Da Comieco le regole per differenziare bene anche durante le feste

1328112580comieco_A tutta la cittadinanza, Buon Natale e felice 2014!

_ARTICOLO 32 COSTITUZIONE DELLA REPUBBLICA ITALIANA (STRALCIO): “LA REPUBBLICA TUTELA LA SALUTE COME FONDAMENTALE DIRITTO DELL’INDIVIDUO E INTERESSE DELLA COLLETTIVITA’…

_(Fonte articolo, News Republic, clicca qui) Il Natale è alle porte e Comieco, il Consorzio Nazionale per il Recupero e Riciclo degli Imballaggi a Base Cellulosica, ricorda di non dimenticare le buone norme di raccolta e prestare particolare attenzione alla differenziazione di carta e cartone. Ecco quindi, in vista delle feste, alcune indicazioni utili fornite da Comieco per differenziare correttamente i rifiuti derivanti da grandi pranzi o cene, frequenti in questo periodo. Innanzitutto, occorre tenere a mente che tutti i tovaglioli usati e in generale qualsiasi tipologia di carta o cartone che contenga residui di cibo o che sia ormai sporca va gettata nell’indifferenziata. Scorrendo le diverse pietanze tipiche del menu di Natale e/o Capodanno, partiamo dagli antipasti, tra cui affettati e formaggi, la cui confezione cartacea va gettata nell’indifferenziata, perchè si tratta di carta sporca, a meno non sia formata da parti separabili, come carta e plastica; in tal caso i materiali possono essere riposti separatamente nella raccolta differenziata. Passiamo poi ai primi piatti: la carta da forno, utilizzata ad esempio per le lasagne, è anch’essa destinata all’indifferenziata. Giunti al secondo, è d’obbligo menzionare uno dei simboli del cenone di capodanno: il cotechino o lo zampone. In questo caso, è necessario separare la confezione di cartone dall’involucro che contiene la carne. Infine il dolce: anche in questo caso, occorre ricordarsi di separare la confezione in cartone dal cellophane che avvolge il dolce. A pasto concluso, una volta giunti al conto, nell’eventualità in cui si sia scelto di festeggiare fuori casa, è importante rammentare che gli scontrini non devono andare nel raccoglitore della carta, ma, trattandosi di carta chimica, dovrebbero essere gettati nell’indifferenziata. Comieco ricorda che se ogni italiano differenziasse correttamente dal resto dei rifiuti una confezione di panettone, una di pandoro, una di torrone, due scatole di pasta, due giornali, due riviste, due sacchetti e la scatola di un giocattolo si raccoglierebbero circa 120.000 tonnellate di carta e cartone, sufficienti ad evitare la costruzione di un’intera discarica di medie dimensioni.


Sale il riciclo dell’industria del vetro, +2% nel 2012 e +1,4% nel 2013-2015

vetro1_ARTICOLO 32 COSTITUZIONE DELLA REPUBBLICA ITALIANA (STRALCIO): “LA REPUBBLICA TUTELA LA SALUTE COME FONDAMENTALE DIRITTO DELL’INDIVIDUO E INTERESSE DELLA COLLETTIVITA’…”

_(Fonte articolo, News Republic, clicca qui) In un’Italia che nel 2012 ha ridotto complessivamente i consumi, l’industria del riciclo del vetro continua a funzionare tanto che a fronte ad una diminuzione dell’immesso al consumo pari al -2,4%, ben il 71% degli imballaggi di vetro, come bottiglie, barattoli o flaconi, sono stati avviati al riciclo, registrando un incremento di 2 punti percentuali rispetto al 2011. Inoltre per il triennio 2013-2015 si prevede un incremento dell’immesso al consumo degli imballaggi di vetro pari all’1,4%. I dati arrivano dal Rapporto 2013 “L’Italia del Riciclo” realizzato dalla Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile e da Fise Unire, l’Associazione di Confindustria che rappresenta le aziende del recupero rifiuti, che sarà presentato il 5 dicembre prossimo a Roma. Il Rapporto, che come ogni anno fornisce una visione completa e dettagliata sull’andamento del settore del riciclo e del recupero dei rifiuti in Italia, contiene approfondimenti e aggiornamenti settoriali dedicati alle 15 filiere del riciclo e del recupero. Quest’anno, inoltre, vi è un focus specifico sulla normativa europea End of Waste. Riguardo al vetro, una delle 15 filiere prese in esame dal Rapporto, nel 2012 ne sono stati riciclate 2,02 Mln ton, di cui gli imballaggi costituiscono il 78%. La quantità di imballaggi di vetro complessivamente raccolti nel 2012 sono stati pari a 1,7 Mln di tonnellate. Il vetro riciclato, spiega il Rapporto, è prevalentemente impiegato nella produzione vetraria di nuovi imballaggi. Ed a questa forma di riciclo si sommano le quantità di sabbia di vetro che arrivano dal trattamento secondario degli scarti avviati a riciclo nell’industria delle ceramiche e in altri settori vetrari, come ad esempio le fibre. In questi anni, sottolinea il Rapporto, “i trattatori e le aziende vetrarie stanno continuando a garantire la completa valorizzazione del vetro raccolto dai Comuni in modo differenziato e, con le importazioni e il vetro non imballaggio, vanno a coprire fabbisogni che altrimenti resterebbero insoddisfatti”. La contrazione del 2,4%, rispetto al 2011, della produzione di vetro è da ascrivere, spiega il Rapporto di Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile e Fise Unire, all’andamento in calo registrato dai consumi nazionali, in primis il vino. E nell’immesso al consumo di imballaggi in vetro compare anche una quota di materiali destinati al riutilizzo industriale dopo le operazioni di ricondizionamento dei contenitori vuoti che, quindi, vengono riutilizzati per un certo numero di rotazioni come imballaggi pieni. Questi circuiti riguardano principalmente i segmenti dell’acqua e della birra, il cui parco circolante 2012 è stimato in circa 230.000 ton. Tanto che per il triennio 2013-2015 si prevede un incremento dell’immesso al consumo degli imballaggi di vetro pari all’1,4%, arrivando nel 2015 a 2.272.000 tonnellate di nuovi imballaggi immessi sul mercato. Per lo stesso triennio le previsioni di riciclo degli imballaggi rilevano un tasso medio di crescita annuo pari al 2%. Nel 2015 si stima di raggiungere così 1.630.000 tonnellate. “Il rottame pronto al forno di colore misto -spiega il Rapporto- è costituito da una miscela di vetri provenienti, prevalentemente, dal circuito post-consumo degli imballaggi, che viene utilizzata soprattutto per la produzione di vetro cavo colorato secondo proporzioni variabili che, in alcuni casi, possono superare il 90% in peso sul totale della composizione vetrificabile. Da molti anni il rottame costituisce il componente principale dell’input dei forni del comparto del vetro cavo meccanico”. “Per questa ragione si rende sempre più necessario -conclude il Rapporto- tenere sotto controllo tutti quei parametri che possono condizionare l’andamento del processo produttivo e la qualità del prodotto finito. Il controllo qualitativo del rottame è assicurato dai trattatori che hanno il compito di garantire i livelli qualitativi previsti dal Regolamento End of Waste e dai capitolati di accettazione delle vetrerie”.