AMA Roma

Genzano di Roma: raggiunto il 63,3% di differenziata, dal 19 novembre l’estensione

0111_A tutta la cittadinanza, si consiglia fortemente la lettura di questi (di seguito) articoli inerenti le prossime iniziative e la situazione molto difficile della discarica di Albano Laziale – Castelli Romani. Qui e qui.

_(Fonte articolo, Il Caffè dei Castelli, clicca qui) Dal 19 novembre tutta la città di Genzano verrà raggiunta dal servizio porta a porta della raccolta differenziata. È in corso la consegna del kit ai condomini e alle abitazioni con le istruzioni per differenziare i rifiuti nella parte alta di Genzano. Nel corso di una conferenza stampa, poi, il sindaco di Genzano, Flavio Gabbarini, ha illustrato i risultati ottenuti finora: “Con un pizzico di orgoglio annunciamo che la percentuale di conferimento è arrivata al 63,3%. Si tratta di un dato molto alto, anche se non ci facciamo illusioni e dobbiamo continuare così”. Demetrio De Stefano, amministratore delegato di Ambi.en.te., ribadisce l’ottimo risultato raggiunto nel I step e precisa alcuni dati: “Con la percentuale raggiunta, ci sono stati 26 chili di indefferenziato in meno e l’umido è al 29%”. Alla conferenza ha partecipato anche Enzo Vergalito, della società Vivagroup che si occupa della comunicazione e che sta effettuando la distribuzione dei kit alle utenze della seconda partenza. Oltre a confermare i dati sulla raccolta, Vergalito ha ribadito come si noti una maggiore sensibilità nei cittadini di Genzano nei confronti della differenziata. “Il III step – ha concluso il primo cittadino – sarà quello di migliorare la raccolta e puntare alla qualità nella differenziazione dei rifiuti”. Nel I step sono state raggunte 5.700 utenze, mentre per questo secondo step se ne raggiungeranno altre 5mila. Inoltre, il dizionario dei rifiuti (utilizzabile dal sito comunale oppure scaricabile come App per lo smartphone) ha registrato finora 15mila utilizzi. Ieri si è intanto svolta la prima riunione con gli amministratori di condominio, durante la quale c’è stato un confronto con l’amministrazione che ha portato all’elaborazione di una strategia comune per individuare la soluzione ad alcune criticità emerse durante l’incontro, oltre a quelle già censite.


«I rifiuti di Roma diventeranno combustibile per cementifici»

07_(Fonte articolo, Il Corriere della Sera, clicca qui) I rifiuti della Capitale ? Finiranno bruciati in cementifici e centrali termo-elettriche. Lo rivela il direttore pianificazione strategica di Ama, Leopoldo D’Amico: si tratta, per la precisione di rifiuti già trattati negli impianti della Capitale e trasformati in «frazione combustibile». Nell’ecodistretto di Rocca Cencia, ha spiegato D’Amico durante un’audizione alla Commissione capitolina Garanzia e Trasparenza, «è prevista anche una linea di valorizzazione della parte residuale indifferenziata dei rifiuti che può essere ricondotta in un ciclo di lavorazione e ci permette di produrre la frazione combustibile». Tra i prodotti in uscita dagli ecodistretti ci sarà dunque « anche il combustibile solido secondario, l’evoluzione dell’attuale combustibile derivato dal rifiuto bruciato negli inceneritori e prodotto dai Tmb», ha precisato D’Amico, «solo che il primo – a differenza del secondo – è un prodotto e non un rifiuto». Da mesi si sta definendo «a livello europeo la direttiva sull’end of waste del css, cioè sulla frazione secca a valle del processo di trattamento dei rifiuti fortemente arricchita da materiali che ne nobilitano il potere calorifico: un combustibile per centrale termoelettriche esistenti o cementifici, che hanno la stessa fisica e potere calorifico del polverino di carbone». «Nella nostra ipotesi su Rocca Cencia – aggiunge D’Amico- stiamo avviando un unità di progettazione particolareggiata, con una visione di assieme che ci permette di dire che ognuna di queste filiere di rifiuti saranno all’interno di edifici ben immaginati, ognuno per ogni tipologia: carta, vetro plastica, metalli, ingombranti ed elettrodomestici in cui c’è tutta la lavorazione».


13 agosto 2009 – 13 agosto 2014. “No Inc” e cittadini a cena per la non costruzione dell’inceneritore

5_Inceneritore Castelli Romani, Cerroni ci riprova. Articolo tratto dal sito del “Coordinamento contro l’inceneritore di Albano”, clicca qui.

_(Fonte articolo, Telecountry News Genzano di Roma, clicca qui) Mercoledì 13 agosto ore 20,00, il comitato No Inc festeggerà con una cena i 5 anni trascorsi dal giorno in cui venne sottoscritta l’AIA n. B.3694 del 13 agosto 2009 che autorizzava la costruzione dell’inceneritore di Albano, senza che il cantiere sia mai partito. Tutta la cittadinanza è invitata a partecipare.” Domani sera alle ore 20,00 in punto il popolo No Inc festeggerà con una cena i 5 anni trascorsi dal giorno in cui venne sottoscritta l’Autorizzazione Integrata Ambientale, AIA n. B.3694 del 13 agosto 2009, con la quale l’ex Presidente della Regione Lazio e Commissario straordinario dell’emergenza rifiuti, Piero Marrazzo, autorizzava la costruzione dell’alto-forno brucia rifiuti più grande d’Europa da realizzare nel Comune di Albano, all’interno della discarica di Roncigliano. L’iniziativa si svolgerà in una bellissima vigna del quartiere di Villaggio Ardeatino, ad Ardea (ingresso da via Ardeatina km 24,650), proprio davanti al VII invaso della discarica dei Castelli Romani, situata in località Cecchina di Albano. Difatti, a dispetto dei clamorosi arresti del 9 gennaio scorso e dell’avvio dello storico “processo Cerroni”, il progetto di costruzione dell’Inceneritore di Albano non può essere considerato purtroppo ancora scongiurato. Come stabilito dall’ordinanza n. 3390 del 21 luglio del Tar del Lazio, l’impianto potrebbe essere costruito, ancora oggi, con mezzo miliardo di euro di soldi pubblici CIP/6 destinati, in realtà, ad impianti di produzione di energia elettrica davvero verdi: solari, eolici e idroelettrici. Inoltre, l’Autorizzazione Integrata Ambientale n. B.3694 del 13 agosto 2009 – il documento che potrebbe permettere in qualunque momento l’avvio del cantiere – è ancora valida ed efficace a causa della determina n.266 del 29 gennaio 2013 sottoscritta dall’ex Presidente della Regione Lazio Renata Polverini che proroga la scadenza dell’autorizzazione amministrativa originale fino alla data del 22 novembre 2015. Si tratta di un progetto inutile, perché potrebbe bruciare solo materie prime riciclabili come carta, plastica e legno, il cosiddetto CDR. Di un progetto costoso, per un totale di mezzo miliardo di euro di soldi pubblici che verrebbero sottratti direttamente dalle tasche dei cittadini (CIP 6, il 7×100 della bolletta elettrica). Di un progetto dannoso, perché l’incenerimento della spazzatura provoca nano-particella nocive per la salute umana e l’ambiente. Eppure, il Presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti, l’Assessore regionale all’ambiente Michele Civita ed il Sindaco di Albano Nicola Marini, ancora non hanno revocato, come richiesto più volte dai cittadini, l’Autorizzazione Ambientale (AIA) B. 3694 del 13 agosto 2009. Cena a sottoscrizione di 10 euro. Previsto menù vegetariano, vegano e celiaco. Per info e prenotazioni: Amadio: 3283548628. Tutta la cittadinanza è invitata a partecipare.


Albano Laziale/Castelli Romani, torna l’incubo inceneritore

Immagine_(Fonte articolo, Il Mamilio, clicca qui) Il Tar sblocca i 500 milioni di euro pubblici per realizzare l’impianto. I No Inc si mobilitano. Non si tratta di una boutade ma di un rischio reale e concreto che riguarda almeno un milione di abitanti residenti tra i Castelli Romani, il Litorale Laziale e l’area nord-Pontina: il consorzio Co.E.Ma. costituito dal magnate dei rifiuti Manlio Cerroni, dall’Acea e dall’Ama potrebbe utilizzare ancora oggi 500 milioni di euro di soldi pubblici CIP-6 (7×100 della bolletta elettrica) per costruire l’Inceneritore di Albano. Infatti, questo è quanto stabilito dall’ordinanza n. 3390 del 21 luglio firmata dal Presidente della sezione Terza-Ter del Tar del Lazio dott. Giuseppe Daniele, dal consigliere estensore Maria Grazia Vivarelli e dal giudice referendario Claudio Villorani. Il Tribunale Amministrativo Regionale del Lazio, in buona sostanza, ha accolto “temporaneamente” la richiesta del consorzio Coema di annullare il recente provvedimento del GSE (Gestore del Servizio Energetico) con cui era stata finalmente bocciata la convenzione preliminare Coema–GSE di giugno 2009 relativa ai CIP-6 per la costruzione dell’Inceneritore di Albano. Si tratta “solo” di un provvedimento giudiziario per così dire “preliminare” e la sentenza definitiva non arriverà prima di giovedì 28 maggio 2015, ma l’ordinanza costituisce comunque una decisione molto pericolosa perché potrebbe spingere il Co.E.Ma ad avviare quanto prima il cantiere per la costruzione del contestatissimo mega forno brucia-rifiuti. Nei prossimi 8 mesi e fino al 28 maggio 2015, sarà necessario quindi mantenere la massima attenzione attorno al sito della discarica di Roncigliano, dentro cui i monopolisti dei rifiuti vorrebbero costruire ancora oggi l’Inceneritore più grande d’Europa. Appena pochi giorni fa, il comitato No-Inc e circa 40 residenti di Albano ed Ardea che vivono in prossimità del VII invaso di Roncigliano, avevano lanciato l’allarme e si sono costituiti “ad opponendum” contro il ricorso amministrativo del consorzio Coema. Quanto prima, però, dovranno costituirsi al Tar anche tutte e dieci le Amministrazione comunali dei Castelli Romani e del Litorale Laziale che sversano i propri rifiuti indifferenziati nel VII invaso e che al momento, invece, risultano ancora del tutto “latitanti”: Albano, Castel Gandolfo, Ariccia, Genzano, Castel Gandolfo, Rocca di Papa, Lanuvio, Nemi, Ardea e Pomezia. Occorre, infatti, che tutti insieme “ricordiamo” ai giudici amministrativi il “grande imbroglio” che si cela dietro la cantierizzazione fittizia del 29 dicembre 2008 (nella realtà dei fatti ancora mai avvenuta!), ma utile a rientrare nei termini U.E. del 31 dicembre 2008 per accaparrarsi, costi quel che costi, la contribuzione pubblica. Come anche l’ordinanza n.Z-0009 del 22 ottobre 2008 che l’ex Presidente della Regione Lazio Piero Marrazzo scrisse “sotto dettatura” (secondo le Procure di Velletri e Roma) del Gruppo Cerroni per permettere al ras della monnezza di “ottenere un ingiusto ed illecito vantaggio patrimoniale”. Nella speranza, così, di scongiurare il rischio che parta il cantiere per la costruzione dell’Inceneritore di Albano e che l’impianto venga finanziato con 500 milioni di euro di soldi pubblici CIP-6 destinati, in realtà, a fonti di energia realmente verdi. Prossimi appuntamenti del comitato No Inc: 13 agosto, 5° anniversario dell’AIA n.B3694 del 13 agosto 2009 che autorizzò la costruzione dell’Inceneritore di Albano, cena con sottoscrizione a Villaggio Ardeatino, via ardeatina km 24,650. Tutta la cittadinanza è invitata a partecipare.


Discarica, assessore Marino: serve impianto di servizio, valutiamo anche siti fuori Roma

07_(Fonte articolo, Il Messaggero, clicca qui) Nell’immediato serve un paracadute extralarge da almeno mille tonnellate di rifiuti al giorno. Entro due anni invece bisognerà realizzare una piccola discarica di servizio, per non dipendere solo dai «viaggi della speranza» fuori regione dei rifiuti romani. E l’impianto potrebbe essere trovato anche in provincia. Ecco, in sintesi, la linea dell’assessore all’Ambiente, Estella Marino. Cosa significa paracadute extralarge? Significa evitare di avere i rifiuti per strada, in coincidenza con ogni imprevisto che possa riguardare gli impianti di trattamento di Roma. Poiché i nostri Tmb riescono a malapena a lavorare le 3.300 tonnellate dei rifiuti prodotti, servono alternative e servono in fretta. Ieri l’Ama ha montato a Rocca Cencia il tritovagliatore. Non appena la Regione rilascerà l’autorizzazione, lavorerà circa 200 tonnellate al giorno. Ma in una conversazione con l’agenzia Dire, Estella Marino, ha anche confermato gli scenari anticipati in questi giorni dal Messaggero: possibile accordo con la Rida, la società che gestisce il Tmb di Aprilia (Roma), possibile ricerca di impianti nel resto della regione, possibile accordo con Tmb di regioni vicine, come Abruzzo e Toscana. In tutti questi casi serve la collaborazione della giunta Zingaretti ed Estella Marino ha spiegato: «Abbiamo ridiscusso con la Regione le necessità di Roma Capitale e le azioni necessarie arriveranno in tempi brevissimi. Il sindaco ha chiesto interventi urgenti di tipo strutturale, seppur temporanei, per evitare di trovarci nei prossimi mesi in difficoltà. Il dialogo con l’assessore regionale ai Rifiuti c’è ed è costante».
Fin qui siamo a ciò che deve succedere entro la fine dell’anno. Poi però c’è il lungo termine, vale a dire cosa fare nei prossimi due anni per chiudere il ciclo dei rifiuti. E si guarda ai progetti, già illustrati, dell’apertura di quattro eco distretti, vale a dire poli industriali in cui si lavora il rifiuto differenziato, con un impatto ambientale molto limitato. Due ipotesi sono già emerse (Ponte Malnome e Rocca Cencia, entrambe nel territorio del Comune di Roma). Per gli altri due si guarda anche nel resto della provincia, tenendo conto che con la nascita della Città metropolitana, il sindaco di Roma avrà poteri ampliati. E qui si arriva all’ultimo tassello: la discarica di servizio. Secondo il presidente dell’Ama, Daniele Fortini, potrebbe non servire; Estella Marino è più prudente, ma anche per la discarica di servizio sostiene che si può guardare oltre ai confini del territorio di Roma, in vista – appunto – della nascita della Città metropolitana. Dove si potrebbe andare? Sono da escludere tutti i terreni, che in un modo o nell’altro, fanno capo a Manlio Cerroni, visto che il Campidoglio è stato chiaro sulla necessità di non continuare con la dipendenza dal Supremo (che ieri, tra l’altro, ha incassato la sospensiva del Tar rispetto allo stop dei finanziamenti per l’inceneritore di Albano): questo sembra far escludere Monti dell’Ortaccio (di proprietà di Cerroni) e due terreni su cui aveva un’opzione, Pian dell’Olmo e Quadro Alto, nei pressi di Riano. Appare difficile che si ritorni a Falcognana, dopo che il sindaco aveva cancellato questa ipotesi. Ci sono due anni per decidere.


Giuseppe Pecoraro: «Il Comune vuole ancora Cerroni? Faccia pure. Io vado fino in fondo»

07_(Fonte articolo, Il Tempo, clicca qui) «Noi faremo ricorso al Consiglio di Stato, se nel frattempo il Comune di Roma, che ricordo si è costituito parte civile, ritiene di poter stipulare un contratto con chi – qualora venissero accertate le accuse – potrebbe averlo truffato diventa una questione politica, non più di mia competenza». Il prefetto di Roma Giuseppe Pecoraro, ex commissario straordinario all’emergenza rifiuti, non si aspettava la pronuncia del Tar che, l’altro giorno, ha annullato «per difetto di istruttoria e motivazione» le sue intedittive antimafia che avrebbero potuto condurre, in tempi molto stretti, alla requisizione degli impianti del Colari di Manlio Cerroni, finito agli arresti il 9 gennaio scorso nell’ambito dell’inchiesta sul ciclo dei rifiuti coordinata dal procuratore capo Giuseppe Pignatone. Signor Prefetto, come valuta la decisione dei giudici che hanno accolto in pieno le motivazioni del Colari? «Sono sorpreso». Sorpreso non in positivo, immagino. «Tenuto conto che le motivazioni alla base delle due interdittive si fondano proprio sulle tipologie di reati per cui si prevede l’interdittiva, il fatto assurdo sarebbe stato aver peccato di omissione. Io ero tenuto a firmare quei provvedimenti». I giudici della sezione prima ter del Tar del Lazio hanno invece eccepito anche sui contenuti, scrivendo tra gli altri punti che «non può disporsi l’interdittiva sulla base di sole congetture» e smontando così le ipotesi di infiltrazioni mafiose. Come se lo spiega? «Noi abbiamo lavorato partendo dai reati contestati dall’autorità giudiziaria in seguito agli accertamenti delle forze dell’ordine, nulla nasce da una presunzione». Dunque avete intenzione di proporre ricorso al Consiglio di Stato? «Certamente, proponiamo ricorso perché considero fondati i contenuti delle interdittive e anche per rispetto dell’operato delle forze di polizia e dell’autorità giudiziaria». Non è la prima volta che il Consiglio di Stato è chiamato a pronunciarsi tra le «sue» ragioni e quelle di Cerroni. Lei ha dichiarato di essersi reso conto del potere dell’imprenditore nel 2011, quando i giudici di fatto «sospesero» il suo incarico di commissario straordinario dichiarando che a Roma non c’era nessuna emergenza rifiuti. Conferma? «Ho grande rispetto per il lavoro dei giudici, fui sorpreso allora come lo sono oggi. In quel caso il Governo confermò comunque il mio ruolo con provvedimento di urgenza, e poi anche il Consiglio di Stato nel merito fece altre valutazioni». Cerroni da tempo ormai parla di complotto ai suoi danni, dice di averle chiesto cosa avrebbe dovuto fare per evitare l’emergenza e che la risposta è arrivata, indirettamente, il giorno dell’arresto. «Ma quale complotto, quando l’ho incontrato la prima volta non lo conoscevo nemmeno, gli ho detto che al pari di tutti gli altri avrebbe potuto partecipare alla gara pubblica. Io ero stato incaricato di trovare una discarica in modo chiaro e trasparente, avrei provveduto ad un esproprio e poi a una gara che non escludeva nessuno, non c’era alcun pregiudizio». Dunque non ci sarebbe nessuna sorta di «contesa» irrisolta tra voi? «Se dovessimo andare a ricercare tutte le accuse contro di me, si potrebbe dire che ho fatto una guerra. A me sembra di continuare solamente a svolgere il mio dovere puntando alla legalità». Successivamente, però, ha ammesso di aver tentato di spezzare un monopolio. «A causa di tutto quello che si è instaurato nei miei confronti e dei miei collaboratori dopo, si diceva che volevo mettere i rifiuti dentro Villa Adriana, che avrei voluto portare a Roma persone di comodo, una serie di segnali che suggerivano che tutto si voleva fare tranne che una gara pubblica, ciò che ha trovato conferma nella gestione successiva». Sempre l’avvocato, dalle pagine de Il Tempo, scrive di aspettarsi almeno le scuse da parte sua alla luce di questa decisione del Tar. Cosa risponde? «I reati di cui è accusato non sono decaduti, sarà poi la magistratura a giudicare». Ha commentato gli ultimi sviluppi col sindaco di Roma Marino? «No, ci siamo sentiti ma abbiamo parlato di altro». L’intenzione dell’amministrazione, in ogni caso, sembra quella di ripristinare i rapporti con Cerroni per la gestione dei suoi impianti, lei da ex commissario cosa avrebbe suggerito? «Ci sono tanti imprenditori, a Roma e fuori Roma, che possono presentare un piano industriale e progetti alternativi validi, come li incontrai io nell’intenzione di fare una gara, lo stesso potrebbe avvenire oggi». Il Comune dovrebbe tagliare i ponti con Colari? «Il problema è politico, non di mia pertinenza, se l’amministrazione ritiene di poter instaurare un contratto con un’impresa che, qualora fossero verificate le accuse, potrebbe averla truffata, che nel processo la vede come parte civile, sono opinioni. Io continuo ad operare sulla strada della legge, con serenità».


Al camping dei “No Inc” la mente va ancora al sistema Cerroni e ai suoi tentacoli taglienti

07_(Fonte articolo, Castelli Notizie). Articolo tratto da Castelli Notizie, autrice Maria Lanciotti. Riflessioni sulla situazione discarica ed inceneritore ai Castelli Romani e sullo svolgimento del V Discamping “No Inc” proprio di fronte al VII invaso della discarica intercomunale dei Castelli Romani – Albano. Cliccare qui per leggere l’articolo. Buona lettura.