ACEA

13 agosto 2009 – 13 agosto 2014. “No Inc” e cittadini a cena per la non costruzione dell’inceneritore

5_Inceneritore Castelli Romani, Cerroni ci riprova. Articolo tratto dal sito del “Coordinamento contro l’inceneritore di Albano”, clicca qui.

_(Fonte articolo, Telecountry News Genzano di Roma, clicca qui) Mercoledì 13 agosto ore 20,00, il comitato No Inc festeggerà con una cena i 5 anni trascorsi dal giorno in cui venne sottoscritta l’AIA n. B.3694 del 13 agosto 2009 che autorizzava la costruzione dell’inceneritore di Albano, senza che il cantiere sia mai partito. Tutta la cittadinanza è invitata a partecipare.” Domani sera alle ore 20,00 in punto il popolo No Inc festeggerà con una cena i 5 anni trascorsi dal giorno in cui venne sottoscritta l’Autorizzazione Integrata Ambientale, AIA n. B.3694 del 13 agosto 2009, con la quale l’ex Presidente della Regione Lazio e Commissario straordinario dell’emergenza rifiuti, Piero Marrazzo, autorizzava la costruzione dell’alto-forno brucia rifiuti più grande d’Europa da realizzare nel Comune di Albano, all’interno della discarica di Roncigliano. L’iniziativa si svolgerà in una bellissima vigna del quartiere di Villaggio Ardeatino, ad Ardea (ingresso da via Ardeatina km 24,650), proprio davanti al VII invaso della discarica dei Castelli Romani, situata in località Cecchina di Albano. Difatti, a dispetto dei clamorosi arresti del 9 gennaio scorso e dell’avvio dello storico “processo Cerroni”, il progetto di costruzione dell’Inceneritore di Albano non può essere considerato purtroppo ancora scongiurato. Come stabilito dall’ordinanza n. 3390 del 21 luglio del Tar del Lazio, l’impianto potrebbe essere costruito, ancora oggi, con mezzo miliardo di euro di soldi pubblici CIP/6 destinati, in realtà, ad impianti di produzione di energia elettrica davvero verdi: solari, eolici e idroelettrici. Inoltre, l’Autorizzazione Integrata Ambientale n. B.3694 del 13 agosto 2009 – il documento che potrebbe permettere in qualunque momento l’avvio del cantiere – è ancora valida ed efficace a causa della determina n.266 del 29 gennaio 2013 sottoscritta dall’ex Presidente della Regione Lazio Renata Polverini che proroga la scadenza dell’autorizzazione amministrativa originale fino alla data del 22 novembre 2015. Si tratta di un progetto inutile, perché potrebbe bruciare solo materie prime riciclabili come carta, plastica e legno, il cosiddetto CDR. Di un progetto costoso, per un totale di mezzo miliardo di euro di soldi pubblici che verrebbero sottratti direttamente dalle tasche dei cittadini (CIP 6, il 7×100 della bolletta elettrica). Di un progetto dannoso, perché l’incenerimento della spazzatura provoca nano-particella nocive per la salute umana e l’ambiente. Eppure, il Presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti, l’Assessore regionale all’ambiente Michele Civita ed il Sindaco di Albano Nicola Marini, ancora non hanno revocato, come richiesto più volte dai cittadini, l’Autorizzazione Ambientale (AIA) B. 3694 del 13 agosto 2009. Cena a sottoscrizione di 10 euro. Previsto menù vegetariano, vegano e celiaco. Per info e prenotazioni: Amadio: 3283548628. Tutta la cittadinanza è invitata a partecipare.

Annunci

Dramma ad Aprilia, muoiono due persone all’impianto Kyklos per la frazione umida dei rifiuti

07_(Fonte articolo, Il Fatto Quotidiano, clicca qui) Due operai sono morti in un impianto di compostaggio ad Aprilia, in provincia di Latina. Stavano lavorando sopra un’autocisterna nello stabilimento Kyklos, viene trattata la frazione organica dei rifiuti provenienti da gran parte delle discariche del Lazio. Da una prima ricostruzione, sembra che i due operai abbiano aperto un boccaporto della cisterna e siano stati investiti dalle esalazioni di perclorato, una sostanza tossica. Uno dei due è poi precipitato all’interno dell’autocisterna. Non è ancora chiaro che tipo di sostanza fosse contenuta nella vasca. I cadaveri sono stati recuperati dai vigili del fuoco. Le vittime, di 44 e 42 anni, erano due autotrasportatori dipendenti di una ditta esterna che lavora per l’Acea, società che gestisce l’impianto Kyklos di Aprilia, hanno accusato immediatamente un malore. I due avevano appena consegnato un carico e avrebbero accusato il malore mentre versavano la sostanza dall’autocisterna. Uno dei due, che si trovava sull’autocisterna, ha perso i sensi ed è caduto da un’altezza di circa due metri, mentre l’altro è morto all’interno del camion. La dinamica esatta di quanto accaduto nell’impianto di via le Ferriere, al confine tra Aprilia e Nettuno, è ancora al vaglio dei carabinieri e della Procura. Secondo i primi accertamenti svolti sul luogo dell’incidente, le esalazioni letali provenivano dall’autocisterna e non dall’impianto. Dai sopralluoghi sarebbe dunque emerso che l’impianto è sicuro, e per questo per ora l’area di pericolo è stata circoscritta all’autocisterna sulla quale lavoravano i due operai e non all’intera area dell’impianto di compostaggio. Al momento, secondo le prime informazioni, non ci sarebbero danni ambientali.

_(Fonte articolo, Il Caffè, clicca qui) “Un evento imprevedibile. Il percolato è un rifiuto speciale non pericoloso”. A dichiararlo è l’avvocato Angelo Di Silvio, legale della ditta di autotrasporti per cui lavoravano Fabio Lisei e Roberto Papini, gli operai morti ieri nella tragedia di Aprilia. Quella di Papini e Lisei era una manovra di routine. Il loro incarico consisteva nel recuperare il percolato prodotto dai rifiuti e trasportarlo altrove per le successive operazioni di smaltimento o trasformazione. Le due vittime, Fabio Lisei e Roberto Papini, erano due operai di esperienza, dipendenti della “Mira”, la ditta di Orvieto che ha avuto il lavoro in subappalto dalla EcoSpazio 2000, titolare del contratto. «Quando la EcoSpazio non ce la fa con le consegne — spiegano dall’Acea — sappiamo che l’azienda si appoggia alla Mira, ma con un subappalto da noi controllato». Ieri mattina Fabio e Roberto hanno attaccato il tubo del percolato al primo autocarro: non avevano le mascherine di protezione, perché maneggiano materiale in teoria non tossico (prevalentemente scarti di rifiuti organici), quindi non è obbligatorio indossarle. Le regole di sicurezza di Kyklos, però, vietano di arrampicarsi sul tetto dei mezzi. Esattamente quello che hanno fatto i due uomini, stando a quanto hanno potuto ricostruire i carabinieri, l’Asl locale e i vigili del fuoco. Pare volessero aprire la valvola sopra la cisterna, per dare fiato e caricare più velocemente. L’Arpa ha prelevato campioni da analizzare in laboratorio. Mentre per avere un’idea precisa delle cause della morte e del tipo di sostanza respirata dagli operai, bisognerà aspettare l’autopsia. L’ipotesi che le esalazioni provenissero dalla cisterna vengono escluse dall’avvocato dell’azienda: “Gli operai avevano utilizzato gli stessi camion anche venerdì – spiega Di Silvio -. In più, dai primi rilievi, sembrerebbe che l’incidente non sia avvenuto subito, all’apertura della cisterna, ma quando hanno iniziato a riempirla di percolato. Chiaramente, gli accertamenti sono ancora in corso”. “L’impresa ha un suo documento di rischi, un piano operativo di sicurezza e i lavoratori sono dotati di un apposito kit con i dispositivi di protezione individuale. Anche i mezzi di trasporto risultano a norma. Non possiamo che attendere gli esiti dell’indagine. Nel frattempo, l’azienda è vicina alle famiglie degli operai”. Il pm di Latina Luigia Spinelli ha aperto un fascicolo attualmente contro ignoti.

_(Fonte articolo, Agenzia Dire, clicca qui) Incidente sul lavoro questa mattina ad Aprilia, dove due operai dell’impianto di compostaggio Kyklos sono morti mentre si trovavano al lavoro. I corpi sono stati recuperati in una vasca dai Vigili del fuoco. Al momento non e’ ancora chiaro cosa abbia causato il decesso dei due uomini. Da una prima ricostruzione gli operai potrebbero aver respirato le esalazioni provenienti da una cisterna, trovata con il boccaporto aperto. Il corpo di una delle due vittime, infatti, e’ stato proprio recuperato all’interno di una vasca, dove forse e’ caduto a seguito delle inalazioni. In corso gli accertamenti da parte delle forze dell’ordine e dei Vigii del fuoco.Erano entrambi di Viterbo e avevano 42 e 44 anni i due operai morti questa mattina ad Aprilia all’interno dell’impianto di compostaggio Kyklos. Le salme sono a disposizione dell’autorita’ giudiziaria per l’esame autoptico. Sulla vicenda indagano i Carabinieri.


Albano Laziale/Castelli Romani, torna l’incubo inceneritore

Immagine_(Fonte articolo, Il Mamilio, clicca qui) Il Tar sblocca i 500 milioni di euro pubblici per realizzare l’impianto. I No Inc si mobilitano. Non si tratta di una boutade ma di un rischio reale e concreto che riguarda almeno un milione di abitanti residenti tra i Castelli Romani, il Litorale Laziale e l’area nord-Pontina: il consorzio Co.E.Ma. costituito dal magnate dei rifiuti Manlio Cerroni, dall’Acea e dall’Ama potrebbe utilizzare ancora oggi 500 milioni di euro di soldi pubblici CIP-6 (7×100 della bolletta elettrica) per costruire l’Inceneritore di Albano. Infatti, questo è quanto stabilito dall’ordinanza n. 3390 del 21 luglio firmata dal Presidente della sezione Terza-Ter del Tar del Lazio dott. Giuseppe Daniele, dal consigliere estensore Maria Grazia Vivarelli e dal giudice referendario Claudio Villorani. Il Tribunale Amministrativo Regionale del Lazio, in buona sostanza, ha accolto “temporaneamente” la richiesta del consorzio Coema di annullare il recente provvedimento del GSE (Gestore del Servizio Energetico) con cui era stata finalmente bocciata la convenzione preliminare Coema–GSE di giugno 2009 relativa ai CIP-6 per la costruzione dell’Inceneritore di Albano. Si tratta “solo” di un provvedimento giudiziario per così dire “preliminare” e la sentenza definitiva non arriverà prima di giovedì 28 maggio 2015, ma l’ordinanza costituisce comunque una decisione molto pericolosa perché potrebbe spingere il Co.E.Ma ad avviare quanto prima il cantiere per la costruzione del contestatissimo mega forno brucia-rifiuti. Nei prossimi 8 mesi e fino al 28 maggio 2015, sarà necessario quindi mantenere la massima attenzione attorno al sito della discarica di Roncigliano, dentro cui i monopolisti dei rifiuti vorrebbero costruire ancora oggi l’Inceneritore più grande d’Europa. Appena pochi giorni fa, il comitato No-Inc e circa 40 residenti di Albano ed Ardea che vivono in prossimità del VII invaso di Roncigliano, avevano lanciato l’allarme e si sono costituiti “ad opponendum” contro il ricorso amministrativo del consorzio Coema. Quanto prima, però, dovranno costituirsi al Tar anche tutte e dieci le Amministrazione comunali dei Castelli Romani e del Litorale Laziale che sversano i propri rifiuti indifferenziati nel VII invaso e che al momento, invece, risultano ancora del tutto “latitanti”: Albano, Castel Gandolfo, Ariccia, Genzano, Castel Gandolfo, Rocca di Papa, Lanuvio, Nemi, Ardea e Pomezia. Occorre, infatti, che tutti insieme “ricordiamo” ai giudici amministrativi il “grande imbroglio” che si cela dietro la cantierizzazione fittizia del 29 dicembre 2008 (nella realtà dei fatti ancora mai avvenuta!), ma utile a rientrare nei termini U.E. del 31 dicembre 2008 per accaparrarsi, costi quel che costi, la contribuzione pubblica. Come anche l’ordinanza n.Z-0009 del 22 ottobre 2008 che l’ex Presidente della Regione Lazio Piero Marrazzo scrisse “sotto dettatura” (secondo le Procure di Velletri e Roma) del Gruppo Cerroni per permettere al ras della monnezza di “ottenere un ingiusto ed illecito vantaggio patrimoniale”. Nella speranza, così, di scongiurare il rischio che parta il cantiere per la costruzione dell’Inceneritore di Albano e che l’impianto venga finanziato con 500 milioni di euro di soldi pubblici CIP-6 destinati, in realtà, a fonti di energia realmente verdi. Prossimi appuntamenti del comitato No Inc: 13 agosto, 5° anniversario dell’AIA n.B3694 del 13 agosto 2009 che autorizzò la costruzione dell’Inceneritore di Albano, cena con sottoscrizione a Villaggio Ardeatino, via ardeatina km 24,650. Tutta la cittadinanza è invitata a partecipare.


Al camping dei “No Inc” la mente va ancora al sistema Cerroni e ai suoi tentacoli taglienti

07_(Fonte articolo, Castelli Notizie). Articolo tratto da Castelli Notizie, autrice Maria Lanciotti. Riflessioni sulla situazione discarica ed inceneritore ai Castelli Romani e sullo svolgimento del V Discamping “No Inc” proprio di fronte al VII invaso della discarica intercomunale dei Castelli Romani – Albano. Cliccare qui per leggere l’articolo. Buona lettura.


Rifiuti Roma, via al piano anti-Cerroni: «Si va ad Aprilia»

07_(Fonte articolo, Il Messaggero, clicca qui) Anche la giunta comunale conferma: va avanti il piano per portare parte dei rifiuti indifferenziati ad Aprilia (Latina), nell’impianto di trattamento della Rida. Anche se Ama aggiunge: ma non è la sola ipotesi fuori dalla provincia sul tappeto. Ieri, al termine di una riunione politica della giunta, è stato spiegato: «L’ipotesi dello smaltimento di una piccola parte dei rifiuti della Capitale nell’impianto di Aprilia è emersa durante la relazione dell’assessore all’Ambiente Estella Marino ma la giunta per ora non si è ancora espressa nel merito». In realtà l’esecutivo non sarà chiamato a esprimersi su questa decisione, si tratta di una scelta autonoma di Ama che deve trovare alternative ai quattro impianti di trattamento di Roma (due sono di proprietà, gli altri sono della Colari), appena sufficienti per i quantitativi di rifiuti indifferenziati prodotti. Ieri Ama tra l’altro ha aggiunto: cerchiamo impianti non solo ad Aprilia, ma in tutto il Lazio. «Partirà nei prossimi giorni un attento monitoraggio di tutti i Tmb del Lazio per verificare la disponibilità ad accogliere i rifiuti prodotti a Roma in modo da garantire alla Capitale la possibilità di trattare i propri rifiuti indifferenziati anche nel caso in cui gli impianti attualmente utilizzati debbano fermarsi per guasti e manutenzioni ordinarie e straordinarie e, dunque, garantire di non ritrovarsi in situazioni come quella dei giorni scorsi. Solo a valle di tale ricognizione, Ama vaglierà le eventuali proposte ed offerte pervenute». Il comunicato non lo dice – solo in presenza di un accordo tra le due regioni – c’è la possibilità di portare un piccolo quantitativo di rifiuti indifferenziati in Abruzzo per il trattamento. Oltre al tritovagliatore dell’Hera che sarà allestito a Rocca Cencia per lavorare 200 tonnellate giornaliere di rifiuti, resta sul tavolo l’ipotesi dell’accordo con la Rida, che può trattare circa 300 tonnellate di rifiuti romani, probabilmente a partire da settembre. Se una parte dei rifiuti andrà nell’impianto in provincia di Latina, quali Tmb lavoreranno meno, quelli di Ama o quelli di Cerroni? Dal punto di vista economico appare evidente che è più conveniente ridurre la fetta di Cerroni piuttosto che fare lavorare di meno gli impianti che Ama non paga, visto che sono i suoi. Ci sono però alcuni ostacoli da superare per siglare l’intesa con la Rida, che fa capo all’imprenditore Fabio Altissimi che denunciò il monopolio di Cerroni. In provincia di Latina le istituzioni locali si stanno già mobilitando. Fabrizio Cirilli, assessore all’ambiente del Comune di Latina, ad esempio chiede polemicamente che fine faranno gli scarti di lavorazione. Più prudente il sindaco di Aprilia, Antonio Terra: «Far arrivare o meno i rifiuti da Roma non rientra nella nostra potestà, ma abbiamo sollevato problemi relativi agli odori e alla viabilità, all’inquinamento causato dai mezzi». Intanto, ieri l’assessore all’Ambiente del Comune di Roma, Estella Marino, ha incontrato i presidenti Municipi e illustrato il piano industriale dell’Ama 2014-2017: «I maggiori punti di convergenza sono su una costante presenza di Ama con un ufficio per ogni Municipio».


Ex ministri, governatori e sindaci. Processo Cerroni, tutti a deporre

07_5 giugno, aperto il processo a Cerroni & soci. Comunicato “Coordinamento contro l’inceneritore di Albano”, clicca qui.

_Manlio Cerroni sbarca sul web (sito). “Non sono capace di stare fermo”. Roma Today, clicca qui.

_(Fonte articolo, Affaritaliani, clicca qui) Al processo a “trent’anni di monnezza romana” sfileranno gli ex ministri Matteoli, Ronchi, Pecoraro, Clini, Fioroni e Ornaghi; i parlamentari Milana e Pecorella. I presidenti della Regione Lazio dagli Anni ’80 sino ad oggi Proietti, Pasetto, Marrazzo, Storace, Montino e Polverini. E poi i sindaci di Roma Rutelli, Veltroni e Alemanno con gli assessori comunali De Petris, De Lillo e Visconti gli ex assessori regionali Pietro di Paolo, Saraceni Verzaschi, Zaratti e Delle Fratte, inseme a Carlo Ripa di Meana. Ma anche i due prefetti Pecoraro e Sottile, in veste di commissari straordinari per l’emergenza rifiuti. Infine, a sorpresa, potrebbe entrare in aula anche Stavios Dimas, il Commissario Europeo che nel 2008 aprì la procedura d’infrazione comunitaria per lo smaltimento dei rifiuti senza trattamento all’interno della discarica di Malagrotta.
La lista dei testimoni è un elenco incredibile di cariche pubbliche e manager che, a diverso titolo, hanno avuto contatti con Manlio Cerroni e i suoi manager, accusati di associazione a delinquere finalizzata alla frode in forniture pubbliche. Gli accusati, Cerroni, Giovi, Sicignano Landi e Rando per il gruppo di imprese private e i tecnici regionali De Filippis e Fegatelli, tramite i loro avvocati nei giorni scorsi hanno depositato la lista testi e consulenti presso la Prima Sezione del Tribunale di Roma. Stesso atto da parte dell’accusa che ha chiamato ovviamente come primi testimoni i carabinieri del Nucleo Tutela Ambientale, guidati dal tenente colonnello, Sergio Di Caprio (il capitano Ultimo) che hanno eseguito le indagini e gli arresti del gennaio scorso. Due generazioni di politici saranno chiamati a diverso titolo a salire sul banco dei testi per spiegare relazioni e rapporti, ma anche decisioni comuni per la gestione corrente e le diverse emergenze “commissariali” con il Gruppo Cerroni impegnato sin dagli Anni ’60 nella gestione dello smaltimento dei rifiuti e con loro anche i manager di Ama e Acea, tra cui il direttore dell’azienda dei rifiuti Giovanni Fiscon, l’ex presidente Biagio Eramo e l’attuale presidente Daniele Fortini, mentre per la società di energia e acqua andranno a testimoniare l’ex presidente Giancarlo Cremonesi e l’ex Dg Paolo Gallo. Un processo show la cui durata, indipendentemente dalla volontà della Procura e del Tribunale di arrivare a conclusione in certi tempi, sarà certamente condizionata dalla sfilata di testi. Perché oltre ai politici, l’elenco si allunga a dismisura con i tecnici regionali di settore e poi i periti, alcuni dei quali veri esperti internazionali del settore provenienti dalle diverse Università italiane. Tra accusa e difesa, si preannuncia una prima battaglia già da lunedì prossimo 23 giugno, in occasione della seconda udienza, durante la quale verrà discussa l’ammissibilità delle parti civili, oltre alla possibilità che altri soggetti a diverso titolo, presentino last minute la richiesta di ammissione. La prima udienza già in 150 hanno inoltrato istanza di ammissione, generando così una platea enorme di soggetti che a vario titolo avrebbero subito danni dalla “cupola che per trent’anni circa avrebbe governato il sistema”.
Dunque, un vero processo alla storia e alla città che per decenni si è affidata a Malagrotta. Ora che la “buca più grande d’Europa” è stata chiusa, Roma è piombata in uno stato di emergenza continua. Non c’è settimana in cui gli impianti di trattamento non dimostrino la loro fragilità, mentre la collettività sta pagando un prezzo altissimo per trasportare i rifiuti trattati nelle discariche di altre regioni. E all’orizzonte si preannuncia una nuova organizzazione con l’Acea chiamata dal sindaco Ignazio Marino a dare una soluzione alla monnezza. L’interrogativo però è d’obbligo: se si voleva smantellare un monopolio, come agli atti del processo dichiarato dalla presidente Polverini, perché si passa da un privato ad un’azienda mista pubblico-privato e non si dà tutto all’Ama, controllata al 100 per cento dal Comune di Roma?


Roma, iniziato il processo, tutti contro l’ex ras della monnezza

07_(Fonte articolo, Osservatore Laziale e Castelli Notizie, clicca qui e qui).  ATTENZIONE, RASSEGNA STAMPA COMPLETA DI IERI 5 GIUGNO 2014 A QUESTO LINK. BUONA LETTURA. Il Comune di Genzano ha chiesto la restituzione integrale delle somme versate nel periodo 2006-2012 alla soc. Pontina Ambiente, per un totale di circa 10 milioni di euro più interessi. Si apre un altro capitolo di una storia dal cupo rimbombo kafkiano, che si auspica non resti incompiuta. Giovedì 5 luglio, prima udienza del processo a Manlio Cerroni patron di Malagrotta e ad altri cinque suoi fidi impegnati nella gestione dei rifiuti, e Bruno Landi ex presidente della Regione Lazio. In questa prima fase sono state raccolte dai giudici della prima sezione penale del Tribunale di Roma – presieduta da Piero De Crescenzo – una valanga di richieste di costituzione civile, presentate da istituzioni, comuni, associazioni e semplici cittadini, mentre pare non sia stata fatta analoga richiesta da parte della Provincia di Roma, ma si sia costituito per essa Paolo Izzo, patrocinato dall’avvocato Rossodivita. I difensori hanno chiesto per i loro assistiti la revoca delle misure cautelari, così che gli imputati non si trovino costretti al soggiorno obbligato o a doversi recare a firmare il registro dei sorvegliati. Il processo riprenderà il 23 giugno, per la valutazione delle richieste di costituzione di parte civile e l’ammissione delle prove, poi ci sarà l’interruzione per le vacanze e si riprenderà a settembre, e di udienza in udienza si arriverà a Natale e a Capodanno e per l’anno nuovo Dio provvede. Riferito il più o meno risaputo, riportiamo quanto ci è stato rilasciato da un cittadino facente parte del Coordinamento No Inc, presente alla prima udienza: «Giovedì 5 giugno 2014 alle ore nove alla prima sezione del tribunale di Roma c’è stata la prima udienza contro Cerroni ed i suoi “fedelissimi” e Fegatelli e De Filippis per la parte pubblica, in quanto ex dirigenti della Regione Lazio, coinvolta nell’ “affare monnezza”. C’ è stata la costituzione di parte civile come parte lesa di un nutrito gruppo di cittadini residenti nelle immediate vicinanze della discarica di Roncigliano e che sono coloro che direttamente da oltre 30 anni subiscono gli effetti mortiferi della stessa. Si sono costituiti alcuni comuni, in particolare Ariccia, Genzano, Albano insieme a Castel Gandolfo, poi sono iniziate le sorprese: si sono costituiti altri comuni come Marino, Ciampino, Nemi, Velletri, Rocca di Papa, e associazioni come Legambiente e il WWF, la Regione Lazio (!), il Comune di Roma, un singolo cittadino come rappresentante della Provincia di Roma e una miriade di altri, motivo per cui il Pm del procedimento ha chiesto un rinvio per lo studio delle carte processuali. Ma dov’era tutta questa gente, queste Amministrazioni ed Enti, questi ecologisti di professione che da sempre pescano nel torbido, mentre Cerroni e la sua banda da 30 anni a questa parte facevano il bello e il cattivo tempo sullo smaltimento dei rifiuti, devastando ed inquinando territori e falde acquifere, facendo pagare prezzi salatissimi in termini di salute e di condizioni igenico-sanitarie e di tariffe applicate ai comuni e di conseguenza ai cittadini, visto che i comuni stessi (Albano Laziale ne è l’esempio eclatante) hanno pagato o si sono indebitati zitti e buoni, rifacendosi sulle tariffe applicate ai cittadini, in ossequio al patron Cerroni? Noi la maggior parte di tutti questi non li abbiamo mai visti nei tanti anni di lotta e di battaglia anche legale che ci hanno visto protagonisti, con decine di manifestazioni, centinaia di assemblee, presidi e iniziative di vario genere, decine di azioni legali compiute tutte a nostre spese. Oggi spuntano come funghi a reclamare un risarcimento e una visibilità che non gli appartiene. Per ritornare all’udienza gli imputati, attraverso i loro avvocati, hanno chiesto che venga chiuso il procedimento a loro carico perché, sintetizzando, dicono che vista l’età avanzata della maggior parte di loro, ciò impedirebbe a priori la reiterazione del reato! Ma hanno proprio una bella faccia tosta! Quello che hanno messo su è un vero e proprio impero di tipo dinastico che ha mille tentacoli e mille addentellati con la compiacenza trasversale di troppa fetta di politici ed amministratori ed ora tentano di buttarla sul patetico! Per concludere, la prossima udienza è convocata per il 23 giugno (poi è stato fatto un calendario da settembre a gennaio) e il giudice ha detto che vista la quantità di persone interessate presto tenterà laddove possibile, di farsi concedere l’aula Occorsio per le prossime udienze». Si riporta inoltre qui di seguito anche il comunicato del Comune di Genzano di Roma, costituitosi parte civile:
Nel corso della prima udienza del procedimento penale nei confronti di Manlio Cerroni, il Comune di Genzano di Roma ha depositato questa mattina presso il Tribunale penale di Roma l’atto di Costituzione di parte civile al fine di difendere i diritti lesi dei cittadini e di ottenere un risarcimento sia per i danni patrimoniali subiti dall’Amministrazione comunale che per i danni non patrimoniali. Il Comune di Genzano ha chiesto infatti la restituzione integrale delle somme versate nel periodo 2006-2012 alla soc. Pontina Ambiente, per un totale di circa 10 milioni di euro più interessi. Agli imputati viene infatti contestato il reato di frode nelle pubbliche forniture in quanto nell’esecuzione dell’appalto per lo smaltimento dei rifiuti, avviando a termo valorizzazione un quantitativo annuo di CDR inferiore a quello dichiarato ed incrementando unilateralmente la tariffa per la termo distruzione anche sul quantitativo di CDR mai prodotto o comunque mai combusto, avrebbero commesso frode nell’esecuzione dell’appalto, conseguendo nel periodo 2006-2012 una indebita percezione di oltre 10 milioni di euro. «A questo – spiega il Sindaco Flavio Gabbarini – vanno poi aggiunti i danni non patrimoniali subiti dalla città e dai cittadini di Genzano, quantificati in circa un milione di euro: parliamo di danni di carattere ambientale, danni igienico-sanitari accertati dalla Asl e dal rapporto ‘Epidemiologia, rifiuti, ambiente, salute nel Lazio – Eras Lazio’ nel raggio di 5 km dall’impianto di Roncigliano, senza contare il gravissimo danno all’immagine della città e delle istituzioni».