La monnezza (ad Albano Laziale) arriverà col treno.

Siamo nel pieno della campagna elettorale per le regionali nel Lazio e per le comunali ad Albano.
Tutti si dicono contrari all’inceneritore di Albano, targato Cerroni-AMA-ACEA, ma tutti hanno lasciato le loro firme su documenti molto compromettenti con il preciso obiettivo di costruire l’inceneritore di Albano (documenti che abbiamo già pubblicato e che sono disponibili su Internet).
I sindaci dei Castelli Romani (Mattei e Cianfanelli in testa) si dicono contrati all’inceneritore di Albano, ma hanno firmato il 16 luglio 2007 la richiesta di un inceneritore.
Gli Assessori Regionali Nieri e Zaratti si dicono contrari all’inceneritore di Albano, ma hanno firmato la delibera della Giunta Regionale del Lazio per ridurre a 200 metri la distanza delle discariche dalle abitazioni (deliberazione n. 965 del 22 dicembre 2008 della Giunta Regionale) e hanno dato incarico alla ASL RM-E di Roma di smentire il parere negativo dato dalla ASL RM-H di Albano in merito all’inceneritore di Albano (deliberazione n. 929 del 22 dicembre 2008 della Giunta Regionale).
Ha proprio ragione il Consigliere Regionale Robilotta: “Mattei di notte dice di si e di giorno dice di no”. La cosa chiaramente vale anche per gli altri attori di questa squallida vicenda.
Ma cosa starebbero combinando i nostri eroi di notte?
I rifiuti per l’inceneritore di Albano arriveranno tramite la linea ferroviaria.
Questo non è un mistero.
Il signor Cerroni ha avuto nei mesi scorsi importanti trattative per l’acquisto di terreni adiacenti alla linea ferroviaria Roma-Napoli, trattative che sono state interrotte proprio dal signor Cerroni.
Purtroppo la linea ferroviaria Roma-Napoli sarebbe troppo intasata a livello di traffico ferroviario.
La novità è rappresentata dal cambio di percorso ferroviario per portare i rifiuti al futuro inceneritore di Albano.
La nuova linea ferroviaria scelta è la Roma-Velletri, la più importante linea ferroviaria dei pendolari dei Castelli Romani, e a tal fine RFI e il Comune di Ariccia stanno progettando una stazione merci proprio a Cancelliera (Via Quarto Negroni), a pochi metri dalla discarica di Roncigliano e dal futuro inceneritore.
La stazione sarebbe stata richiesta da “misteriosi” privati (forse gli stessi “misteriosi” privati cui Alemanno e il Comune di Roma stanno regalando l’ACEA, che ha aumentato il proprio valore di 133 milioni di euro grazie alle autorizzazioni che Marrazzo e la sua Giunta hanno dato a Cerroni-AMA-ACEA per la costruzione dell’inceneritore di Albano … altro che vendita dell’acqua pubblica).
Da Roma (e con molta probabilità da tutto il Centro-Sud) arriveranno sui carri ferroviari i rifiuti all’inceneritore di Albano.
L’AMA si sta già attrezzando. Alla stazione di Roma Ostiense è già pronto una piattaforma che consente il trasporto su rotaia di circa 300 tonnellate/giorno di rifiuti urbani e a regime permetterà il conferimento di circa 1.260 tonnellate/giorno di rifiuti grazie alla costruzione di altri due nodi di scambio presso le stazioni di Salario e Salone. È inoltre in progetto la realizzazione di un raccordo ferroviario della lunghezza di 3 Km tra la stazione di Ponte Galeria e lo stabilimento AMA di Ponte Malnome.
La mondezza, che arriverà sui carri ferroviari da Roma (e da tutto il Centro-Sud), passerà per le stazioni ed i centri abitati dei Castelli Romani.
La mondezza passerà per Ciampino (dove abita e viene eletto l’On. Rugghia), Casabianca, Santa Maria delle Mole, Pavona, Cancelliera.

Cancelliera e i Castelli Romani diventeranno lo scalo merci dei rifiuti più importante del Centro-Sud Italia.

(fonte: http://sotto-terra-il-treno.blogspot.com/ )

Repetita Juvant?

4 febbraio 2010 differenziati 1 commento

COMUNICATO STAMPA | 06

Oggetto: dichiarazioni Donato Robilotta su centrali elettronucleari.

“Di tutto ciò di cui non si può parlare si deve tacere” (Ludwig Wittgenstein, Tractatus logico-philosophicus, 1918): Consigliere Robilotta, la vogliamo piantare di parlare a caso di argomenti strettamente scientifici e tecnici sui quali non si possiede competenza tecnica e scientifica veruna che autorizzi a parlarne con simili accenti?Lei sostiene: “Nei prossimi giorni costituirò alla Pisana un comitato pro-nucleare e chiamerò a raccolta quanti pensano di dare un sostegno pubblico e alla luce del sole alla costruzione di nuove centrali nucleari in Italia”; squillante, altisonante programma che, ahiLei, richiama quanto diceva Flaiano degli italiani:”Sempre pronti a correre in soccorso del vincitore”. Infatti Le sfugge forse che tale comitato pro-nucleare si è già costituito da tempo, e si chiama Governo della Repubblica Italiana; il quale, da mesi e scavalcando a pie’ pari la volontà espressa dai cittadini italiani con un referendum dal chiarissimo esito antinucleare, ha deciso autoritariamente di fare quello che gli pare progettando un allegro spargimento di centrali, un po’ qua e un po’ là,  tra un paese e una città . D’altronde Lei stesso, inavvertitamente, lo riconosce, quando soggiunge: “bisogna metterci la faccia nella battaglia per il nucleare e per evitare di dipendere da una minoranza agguerrita bisogna sostenere in tutti i modi il lavoro che Berlusconi, il ministro Scajola e tutto il governo stanno facendo”.Un Davide che lotti contro un Golia può essere un eroe della Storia; un Davide che corre in soccorso del Golia di turno ricorda invece, maggiormente, un eroe del circo, segnatamente quello che porta il nome di Nano Bagonghi. Ma andiamo oltre. “Sbaglia chi pensa di gestire la questione del nucleare non aprendo e affrontando un grande dibattito pubblico e facendo calare le scelte dall’alto quasi come una imposizione”, questa un’altra Sua, successiva, affermazione che ci trova assolutamente e totalmente d’accordo: infatti è proprio questo che il Governo Berlusconi, da Lei così strenuamente, commoventemente difeso, ha fatto: ha imposto le proprie scelte non solo senza aprire alcun dibattito, ma anzi negandolo e soffocandolo sul nascere e, ribadiamo, infrangendo la netta volontà popolare espressa in un referendum  popolare. Ancora una volta, consigliere, Lei erra fortemente nella mira, e la spara (grossa) nella direzione opposta a quella giusta. Concludiamo con un ultimo estratto delle Sue dichiarazioni: “Per questo sarebbe opportuno che tutte le Regioni governate attualmente dal Pdl facessero sentire la loro voce a fianco del Governo e che tutti i candidati a Presidenti delle Regioni del Pdl in questa campagna elettorale inseriscano nel proprio programma elettorale il SI al nucleare”. Peccato solo che le amministrazioni locali, dalle Regioni alle semplici circoscrizioni, comprese quelle governate dal centro-destra, non mostrino affatto di gradire la presenza di centrali nucleari. Chissà perchè?! Consigliere Robilotta, ancora una volta, quindi, l’Associazione “Differenzia-ti”, come già mesi fa a proposito dell’ipotizzato inceneritore di Albano, La invita a scendere dal piedistallo dei vuoti proclami fondati su articoli di fede non suffragati da esami oggettivamente scientifici, e a volersi confrontare in occasioni pubbliche e in un reale dibattito sull’opportunità o inopportunità di certe scelte in tema di energia, riciclaggio, recupero, tutela dell’ambiente e della salute; cercando insieme non la prevaricazione dei propri credo aprioristici, bensì la soluzione migliore e meno dannosa che la Scienza e la Tecnica ci possono oggi offrire. Tutto il resto sono chiacchiere. Vuote chiacchiere elettorali.



Renata Polverini: “Ripensare il piano rifiuti del Lazio”

Solo poche doverose precisazioni di natura tecnica per il resto non volendo fare campagna elettorale a nessun candidato preferiamo non commentare i contenuti dell’articolo sotto riportato. Non si può parlare di riduzione  dei rifiuti e di aumento (concreto) della raccolta differenziata se si parla -sin da ora-  di installare due “nuovi” impianti di termodistruzione dei rifiuti e allertando, addirittura, Civitavecchia. Ogni impianto ha una capacità data, fissa, e come tale va alimentato con un preciso e costante quantitativo di rifiuti, il che rende inconciliabile l’innalzamento della raccolta differenziata a livelli degni di attenzione. I “termovalorizzatori” infatti dovrebbero bruciare Cdr, cioè carta, plastica e legno; materiali nobili per il riciclo e sottratti quindi alla raccolta differenziata. Per la stessa ragione non possono essere ridotti i rifiuti (principio cardine suggerito dall’UE in materia di disciplina rifiuti) a patto che non si accetti lo smantellamento degli stessi impianti che, di fatto, più “bruciano” più guadagnano. Oppure, il Lazio ridurrebbe i rifiuti ma dati gli impianti in essere la stessa regione rischierebbe di importare immondizia da altre regioni (la Campania in fin dei conti è più vicina di quanto si possa pensare). Il “gassificatore “di Albano Laziale, quarto impianto di trattamento termico dei rifiuti nel Lazio, andrebbe a “termodistruggere” circa 160.000 tonnellate di rifiuti… i dati  quindi non sembrano tornare. I lavori per il “gassificatore” dei Castelli Romani non sono iniziati, vedere lettera del vicepresidente Esterino Montino al Co.E.Ma e ci sono più ricorsi pendenti ed esperiti dalle comunità locali proprio verso il Co.E.Ma.  L’approccio culturale mal si concilia con una regione che rischia di intraprendere per i prossimi trenta anni (al lordo dei nuovi impianti ipotizzati: Albano, Civitavecchia e quinto impianto di “termovalorizzazione”) la strada del produrre e bruciare i rifiuti. La mediazione è importante, se però si parla di mediazione e poi si dice che gli impianti sono quelli e servono, tale parola è solo fumo elettorale. Anteponiamo di nostra iniziativa che la salute delle comunità dei Castelli Romani, non nimby ma informate al contrario di  molte altre comunità sul problema della “gassificazione” dei rifiuti, metodica evitabile e obsoleta, non vale “sconti” di natura economica o di altro genere come palliativo di una servitù cancerogena installata nel cuore del proprio territorio. Questa è una considerazione che facciamo autonomamente e che non mettiamo in bocca a nessuno, ma che e indirizziamo a tutti i politici di qualsivoglia schieramento come nostro punto programmatico. I diritti vanno tutelati. Questa è l’unica mediazione che un cittadino dovrebbe udire. Anche in campagna elettorale.

Ripensare il Piano regionale Rifiuti a partire dall’approccio culturale nei confronti dei cittadini, puntando a una diminuzione della produzione di immondizia ma anche all’aumento della raccolta differenziata. E’ poi necessario concertare con le comunità locali ogni decisione su discariche e impianti, fermo restando che “un termovalorizzatore di ultima generazione serve”. Su queste direttrici si muove il programma della candidata di centrodestra alla presidenza della Regione Lazio, Renata Polverini, intervistata in esclusiva dall’agenzia Dire sul tema dei rifiuti.

“C’è questa idea che il Lazio possa diventare la Campania- ha spiegato Polverini- Ho già detto che metterò in campo tutte le mie forze per evitare che questo accada. Bisogna rinnovare il processo generale dell’intero ciclo di smaltimento, che può trovare sfoghi anche verso la produzione di energia”.

“C’è bisogno di un termovalorizzatore di ultima generazione e bisogna individuare il sito, fermo restando che laddove ci sono opere infrastrutturali, io non intendo fare nulla contro le comunità locali”. Così Polverini in merito alla realizzazione di un quinto impianto di termovalorizzazione che il Comune di Roma vorrebbe costruire ad Allumiere. “Anche per questo stiamo per dar vita ad una sede istituzionale- ha annunciato- dove ci sarà una co-decisione tra le istituzioni e le comunità territoriali che devono poter apprezzare o contrastare la grande opera”.

Per quanto riguarda l’impianto in costruzione ad Albano, Polverini ha detto: “So che c’è stata una decisione della Regione Lazio per costruire il quarto impianto ad Albano e so che le comunità locali sono contrarie. Noi possiamo cercare di mediare, ma è evidente che bisogna trovare un sito perchè senza quell’impianto il Lazio avrà un deficit di almeno 500 mila tonnellate di rifiuti annui”.

Sulla raccolta indifferenziata, “la Regione Lazio ha fissato dei parametri assolutamente irraggiungibili sulla raccolta differenziata”. Il piano della Regione prevede il raggiungimento del 50% di raccolta nel 2011 (40% nel 2010), parametri fissati anche dalle leggi europee. “Ma in Europa sono partiti molto tempo prima- ha puntualizzato Polverini- la Regione Lazio in cinque anni che ha fatto? Solo fissare parametri eccessivi. Stiamo partendo adesso con una fase sperimentale nel centro di Roma e io ho intenzione di incrementare la raccolta nei grandi centri urbani. Però- ha concluso Polverini- bisogna stabilire parametri e tempi di realizzazione raggiungibili”.

Infine, sulla possibilità che venga bruciato del combustibile da rifiuti nella Centrale a carbone di Civitavecchia e nel cementificio di Guidonia, “sto parlando con questi operatori che stanno mettendo a disposizione della Regione queste opportunità. Sono questioni che valuteremo”, ha chiuso la Polverini.

Acerra, fine della luna di miele tra Impregilo e governo (?)

Neanche un anno fa, nella grande sala del termovalorizzatore, Massimo Ponzellini, gran patron della Impregilo, fu insignito della qualifica di “eroe”, elargita da Berlusconi a lui e a tutti coloro che sui rifiuti – spiegò il premier – si sono impegnati e sono sopravvissuti alle indagini dei giudici. Giorno felice, verso la fine di marzo, con l´imprenditoria meneghina schierata ad Acerra per l´apertura dell´impianto. Per Impregilo un vero e proprio riscatto, dopo anni di contestazioni sul contratto e la contesa su 750 milioni sequestrati dalla Procura di Napoli. Ora però il feeling col governo subisce uno stop. La società che ha costruito l´impianto di Acerra, la Fisia (gruppo Impregilo), non ha gradito molto il dettato del decreto con il quale a fine anno è stata sancita la fine dell´emergenza, ed ha opposto un ricorso sulla base dell´articolo 700 del codice civile. Due i punti di disaccordo. Il primo riguarda i crediti che Fisia ritiene ancora di vantare nei confronti del governo. Sarebbero oltre 300 milioni, di cui 80 derivanti dalla fase in cui era ancora in vigore il vecchio contratto, 200 relativi al pagamento degli stabilimenti, ex Cdr compresi, e altri 50 dai rimborsi spese, sempre sostenuti da Fisia, nella fase post-contrattuale. Crediti che vengono di fatto congelati. Il decreto prevede infatti che la neonata unità stralcio accerti tutti i debiti e crediti maturati nella gestione commissariale entro il 31 gennaio 2011. Fino a quella data però nessuno potrà intraprendere azioni giudiziarie verso il commissariato. Inoltre i crediti eventualmente maturati comunque non produrranno interessi né saranno soggetti a rivalutazione monetaria. La seconda opposizione riguarda invece specificamente la cessione dell´impianto di Acerra. Il decreto prevede che debba esserne ceduta la proprietà entro il 31 dicembre 2011. Destinatari ipotizzati dal decreto sono la Regione Campania, oppure altri enti pubblici, la Protezione civile o anche privati. Il prezzo è quello che risulterà dai parametri di uno studio dell´Enea, e l´Enea stesso lo deve stabilire entro la fine di gennaio. Punto delicato. Nei giorni precedenti la stesura del decreto era circolata l´ipotesi che il prezzo fosse già oggi definito in quell´atto, da parte del governo. Si parlava di una cifra fra 350 e 400 milioni. Ma insorse il presidente della Regione Antonio Bassolino, che reclamò l´anomalia di una simile prassi. Obiezione accolta: la versione definitiva del decreto demanda la cosa all´Enea. Ma Fisia ora si oppone a questa sorta di vendita forzata. Tanto più che è accompagnata da altri particolari. Fra questi l´obbligo anche di un suo affitto alla Protezione civile di Guido Bertolaso, per 15 anni, al prezzo di 30 milioni l´anno. Inoltre il prezzo dell´affitto deve essere defalcato dal prezzo finale di vendita e per questo è la stessa Fisia a dover presentare un fideiussione per quelle somme.  La società non ci vede chiaro, anzi intravede una serie di legacci che ledono i suoi interessi di impresa privata: e infatti l´iniziativa intrapresa prevede anche la richiesta di adire la Corte di Giustizia europea per il contrasto fra il decreto e la normativa unitaria sul diritto di impresa. Inoltre si chiede l´inibizione del decreto, cioè la non applicabilità delle norme contestate. Ricorso presentato al tribunale di Genova, dove ha sede legale la Fisia, con una prima udienza già fissata il 26 gennaio. (Fonte articolo, La Repubblica)

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Pistoia – inceneritore, diossina nel latte materno

Diossine sono state scoperte in campioni di latte materno di donne abitanti a Montale, localita’ vicino a Pistoia dove e’ presente un impianto di incenerimento dei rifiuti. Lo rende noto il Comitato contro l’inceneritore di Montale che, spiega una nota, ”dopo aver ripetutamente sollecitato senza successo amministrazioni e organi competenti ad eseguire controlli biologici e sanitari sulle persone da sempre residenti nelle vicinanze dell’inceneritore, ha provveduto a proprie spese ad eseguire in un laboratorio accreditato la ricerca di inquinanti ambientali”. Gli esami sono stati fatti su campioni di latte materno di mamme che abitano in case situate nell’area di ricaduta dell’impianto. Secondo il Comitato ”di particolare interesse e’ stato il riscontro di Pcb che in entrambi i campioni di latte materno hanno infatti impronte digitali (profili emissivi) del tutto sovrapponibili a quelle riscontrate dalle indagini dell’Asl nelle carni di pollo e a quelle riscontrate nelle emissioni dell’inceneritore da Arpat e dallo stesso gestore, a dimostrazione di quella che e’ la causa preponderante dell’inquinamento esistente nella zona”. Il Comitato contro l’inceneritore ha anche evidenziato che ”le inopportune affermazioni date a suo tempo dalle istituzioni circa la totale assenza di Pcb nelle emissioni dell’inceneritore trovano ora ulteriore smentita sulla base di indagini che i cittadini, di tasca loro, hanno provveduto ad eseguire”. (Fonte ANSA, qui)

Le indagini, coordinate dal sostituto procuratore Lucia Rugani, sono partite a seguito di una verifica condotta dall’Arpat, l’Agenzia regionale per la protezione ambientale, sulle apparecchiature in funzione nell’impianto per il controllo delle emissioni di diossina e di altre sostanze. L’Arpat avrebbe ravvisato alcune inadeguatezze sui metodi di rilevazione. E la Procura vuole adesso appurare se il sistema di monitoraggio risponda agli standard previsti dalla normativa di legge. Almeno due persone sarebbero sotto inchiesta. Al momento, comunque, sia all’Arpat che alla Procura non risulterebbero sforamenti nei parametri di emissione di alcuna sostanza. Una circostanza confermata anche dal direttore di Severa, Antonio Bunazza, che ricorda come la stessa Arpat parli di livelli di emissione considerevolmente piu’ bassi dei limiti indicati dalla normativa. Bunazza sottolinea inoltre come i funzionari della Severa siano gia’ stati ascoltati dalla Procura e come l’azienda rimanga a disposizione delle autorita’ per ogni ulteriore chiarimento. (Fonte articolo, qui)

Al sindaco Natale Carvello, il quale, in una lettera aperta in merito alla realizzazione di un termovalorizzatore nel territorio di Casabona tra l’altro sostiene che “un prezzo bisogna pure pagarlo in quanto lo sviluppo presenta sempre un conto: il punto sta nell’esserne consapevoli e guidarlo, limitandone al minimo gli effetti collaterali”, replica, stupito e amareggiato, Nicodemo Librandi, titolare dell’omonima casa vinicola che, proprio nel comune di Casabona, possiede un’azienda agricola riconosciuta all’avanguardia sia per il sistema di coltivazione delle viti, sia come centro avanzato di ricerca.
“Non avrei mai pensato che il sindaco Carvello proponesse Casabona come sito idoneo alla costruzione del termovalorizzatore ancora da costruire in Calabria. – dichiara Librandi -. Se si è creduto per anni di conoscere Carvello, si stenta a credere che proprio lui abbia inoltrato questa proposta in quanto da anni impegnato nella tutela e valorizzazione del biologico; lui che, come presidente del Gal, si è sempre occupato di sviluppo ecosostenibile, impegnandosi in prima persona, con un allevamento a Casabona, per la rivalutazione del maiale nero di Calabria e dei salumi risultanti oltre che del pecorino locale. Leggere la lettera aperta inoltrata a il Crotonese provoca un senso di tristezza indescrivibile”. L’imprenditore vinicolo pone un interrogativo: “In che modo può la costruzione di un termovalorizzatore frenare il flusso di migrazione dei giovani? Quale giovane, con le valigie pronte in partenza per Roma o Milano, si ferma e torna indietro perché arriva il termovalorizzatore? Quale economia può generare un termovalorizzatore se non a danno di quelle turistica e agroalimentare, seppure ancora da sviluppare e valorizzare ulteriormente?”. (Fonte articolo, qui)

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Come “sbuffa” Malagrotta

La risposta a tecnici e politici “convinti” della termocombustione del CDR è nelle immagini che ogni volta decine di cittadini, da Malagrotta a Colleferro, da Acerra a Scarlino passando per Terni, segnalano alla comunità civile. E’ chiaro come si tratti di innocente “vapore acqueo”, è chiaro come gli organi sanitari abbiano urgenze più impellenti rispetto al controllare simili emissioni e garantire uno straccio di diritto alla salute nei confronti dei cittadini. A coloro i quali non si ritenessero ancora interessati da tale problema ricordiamo,  a malincuore, che le emissioni di nanopolveri (e non solo) non sono affatto confinabili, anzi. Il richiamo nel comprensorio castellano, realtà ormai da oltre 450.000 persone, è forte ed univoco: lavoriamo tutti insieme affinchè i Castelli Romani, Tuscolani e Prenestini, affinchè tutto il litorale non vedano questo “panorama” sul proprio reciproco sfondo per poi constatarne gli effetti sanitari nel medio e lungo termine. Se Malagrotta “fuma” così, oggi, non osiamo pensare quando l’impianto sarà nel pieno della sua potenza di carico. E Albano? Impianto gemello con un’ aggravante in più, il raffreddamento ad aria? Inquietante immaginazione che lasciamo a tutti voi. Chi persevera nell’indifferenza o nell’avallare ciò è perchè non si rende conto o ha altro genere di interessi.

6 dicembre 2009 – Ieri alle 15,30 circa una grande fumata nera e densa si è innalzata dalla ciminiera posta sul Gassificatore di Malagrotta, ha invaso tutta la Valle Galeria, con molta probabilità sono i collaudi in corso ma, mi domando, sono controllati ???? Vorrei ricordare che nella gassificazione ci sono delle emissioni nocive come la diossina che potrebbe essere prodotta e immessa in atmosfera proprio durante le fasi di accensione e spegnimento dei gassificatori o nel passaggio da una linea all’altra e ciò è dovuto al transito da basse ad alte temperature in queste fasi appunto potrebbe essere prodotta e liberata diossina ( al di sotto degli 800 C°) ma non solo ci sono tanti altri inquinanti che potrebbero fuoriuscire. Da tempo i comitati di Malagrotta Pisana64 e Bravetta si battono per la chiusura definitiva della discarica di Malagrotta e per i controlli che purtroppo non ci sono, le denuncie si susseguono in continuazione ma ancora non si fa chiarezza su questa zona maledetta. Presto ci sarà un audizione presso una sede comunale o provinciale purtroppo, sono anni che ci si adagia su una situazione divenuta ormai insostenibile e vorrei dire anche drammatica. (Dott. Salvatore Damante, ricerca ambientale. Fonte articolo e immagini, clicca qui)

Nel documento in uso alle amministrazioni comunali sull’impatto ambientale e sanitario degli inceneritori, solo bugie e falsificazioni. E’ quanto afferma la dottoressa Patrizia Gentilini, faentina di nascita, laureata in medicina e chirurgia a Bologna nel 1975, specializzata in Oncologia a Genova nel 1980 e poi in Ematologia a Ferrara nel 1988. Fa parte dell’ Associazione contro Leucemie, Linfomi, Mieloma (AIL) sezione Forlì-Cesena e dell’Associazione medici per l’ambiente (ISDE Italia). Nel video pubblicato su youtube, visionabile anche su romagnanoi.it, la dottoressa analizza il Quaderno numero 45 di ingegneria ambientale, un documento firmato da Umberto Veronesi, Michele Giugliano, Mario Grosso e Vito Foa, in uso alle amministrazioni comunali, riguardante l’impatto ambientale e sanitario degli inceneritori. L’accusa parte dal fatto che tale approfondimento falsifichi e citi approssimativamente i dati di altri 4 studi sul tema, sorvolando colpevolmente sull’incofutabile relazione tra l’aumento di incidenza dei tumori, in prossimità degli inceneritori. In questo video viene portato come esempio il caso degli inceneritori di Coriano in provincia di Rimini. Nel paragrafo del Quaderno 45 firmato da Vito Foa sull’impatto dei fumi degli inceneritori sulla salute dei residenti, la dottoressa evidenzia una grave falsificazione, sottolineando come il rapporto riferisca solo una frase delle conclusioni finali degli studi presi in esame, evitando di considerare che, benché non sia dimostrato in generale un aumento dell’incidenza di tumori nelle vicinanze degli inceneritori, è altresì innegabile la relazione tra l’aumento di casi di tumore in base all’esposizione ai fumi degli inceneritori di rifiuti circa il sesso femminile. La dimostrazione dell’assunto della dottoressa Gentilini viene dallo studio effettuato proprio a Coriano, analizzando l’area di massima ricaduta delle polveri pesanti nei pressi dell’inceneritore. Qui come afferma l’oncologo: “C’è una coerenza innegabile tra l’aumento del rischio e l’aumento del livello dell’esposizione”. Aumenti rilevanti, relativi al cancro alla mammella, al colon, al retto e allo stomaco. Variazioni che in taluni casi raggiungono il 54%. (Fonte articolo, clicca qui)

Nieri: “Albano è un progetto senza futuro”

Le parole di Nieri non fanno che confermare quanto i cittadini dei Castelli Romani ribadiscono da anni. L’ente Regione Lazio deve intraprendere concretamente la fase dei fatti a tutela dei cittadini, abbandonando la strada della campagna elettorale sterile, cosa per niente gradita da qualsiasi sponda arrivi e che ormai non paga più perchè trattasi di uno strumento fin troppo inflazionato. E’ appurato che le comunità dei Castelli Romani non sono state tutelate dagli enti politici preposti per ciò che concerne la gestione della vicenda gassificatore Albano, altrimenti di questo obsoleto impianto non si dovrebbe più parlare da tempo, e invece non è così. La prossima governatrice della Regione Lazio faccia immediata chiarezza sul caso Albano ripristinando il diritto, la tutela del territorio e delle reali necessità regionali in materia rifiuti, che dovranno passare per altri metodi di smaltimento, d’avanguardia e a freddo. Ribadiamo: la campagna elettorale risulta davvero poco apprezzata e non serve ad una realtà territoriale che ormai conta oltre 450.000 abitanti. La foto qui riportata testimonia un impianto molto conosciuto e da poco in esercizio le cui emissioni non ci paiono tendenti al vapore acqueo che i fautori tecnici e politici di questi impianti continuano a sostenere. L’ancestralità degli impianti laziali testimoniata anche dalla mancanza totale del camino di emissione. Sicuramente gli enti sanitari preposti, a partire dall’Arpa per finire con le altre tremila sigle, avranno faccende più importanti da sbrigare rispetto ad un controllo rigoroso di tali emissioni non proprio celestiali. L’incenerimento dei rifiuti resta un’enorme balla speculativa economicamente a carico del contribuente e folle dal punto di vista sanitario. L’impianto di Albano deve essere bocciato o come dice l’assessore Nieri, deve rimanere senza futuro.

Nieri: Albano è un progetto senza futuro”. “Sul gassificatore di Albano ho da sempre espresso la mia netta contrarieta’. La ritengo, ancora oggi, un’opera inutile e dannosa, percepita dai cittadini di quel territorio come una minaccia”. Lo dichiara l’assessore al Bilancio della Regione Lazio Luigi Nieri. “Quello con il quale il vicepresidente Montino chiede la sospensione dei lavori e’ un atto dovuto, da noi piu’ volte sollecitato – aggiunge – Sarebbe profondamente sbagliato e scorretto proseguire nella realizzazione di un’opera senza attendere il pronunciamento del Tar sulle richieste di annullamento dell’iter di approvazione del termovalorizzatore, presentate dalle associazioni e dai movimenti locali. Ad ogni modo credo si tratti di un progetto senza futuro – conclude Nieri – contrario alle comunita’ locali e figlio di un’ idea di gestione dei rifiuti ampiamente superata”. (Fonte: Adn Kronos)

Zaratti: “Bene Montino su Albano, ora riaprire dialogo con le comunità locali”. ”L’iniziativa del vicepresidente Montino sulla vicenda del gassificatore di Albano accoglie finalmente le numerosissime sollecitazioni dei comitati, movimenti e degli amministratori dei comuni castellani che da tempo chiedono la sospensione della realizzazione di questo impianto. Ora si riprenda il dialogo con le comunita’ locali”. Lo afferma Filiberto Zaratti, Assessore all’Ambiente della Regione Lazio.”Rimane tuttavia la convinzione – aggiunge Zaratti – che un atto di sospensiva in autotutela e’ quanto mai necessario, considerando che nella stessa richiesta inviata ad Ama, Acea e Colari si ipotizza, come prevedibile, un pronunciamento del Tar a favore del ricorso intentato sulle procedure autorizzative”. ”Per quanto mi riguarda – conclude Zaratti – continuo ad essere convinto che il gassificatore di Albano sia opera inutile e dannosa per i cittadini e per l’ambiente”. (Fonte: Adn Kronos)

Robilotta: “Gravissima la richiesta di Montino sulla sospensione di Albano”. “La lettera che Montino ha inviato alla compagine societaria che sta costruendo l’impianto di gassificazione ad Albano, nella quale si chiede di sospendere i lavori fino al pronunciamento del Tar, rappresenta un atto gravissimo da parte di una giunta sempre piu’ allo sbando”. Lo dichiara il consigliere della Regione Lazio Donato Robilotta (Pdl). “Montino, invece di difendere un atto legittimo della sua amministrazione, attacca la sua stessa giunta solo per non compromettere i delicati equilibri della sua maggioranza in campagna elettorale – prosegue Robilotta – Infatti, molti esponenti del partito di Montino, il Pd, si sono apertamente schierati con quanti sul territorio dei Castelli sono contrari all’impianto di gassificazione. Questa maggioranza, che ha raggiunto livelli di irresponsabilita’ indescrivibili, prima sottopone al sottosegretario Bertolaso un piano dove l’impianto di Albano e’ indispensabile per scongiurare l’emergenza e poi allo stesso tempo attacca l’impianto che loro stessi hanno autorizzato. Se il comportamento del reggente Montino non fosse maledettamente pericoloso mi verrebbe da dire che siamo alle comiche”. (Fonte: Adn Kronos)

Bonino, prime grane dagli alleati. “E’ in programma questa settimana l’incontro con la Federazione della Sinistra e, immagino, anche con l’Idv”. Dietro a questa sibillina chiusura, dietro all“immagino, Emma Bonino cela un timore che non è più solo suo: Italia dei Valori sta pensando ad una sua lista autonoma, e le migliaia di manifesti che propongono il volto e il nome di Stefano Pedica, sui muri di Roma, la dicono già lunga sull’uomo che Di Pietro metterebbe in campo. A chi le chiede conto di questa ipotesi Emma Bonino risponde con una scrollata di spalle. ”So che l’Idv avrà un congresso agli inizi di febbraio“. E’ però ancora buio sul programma della candidata radicale. Il consigliere regionale del Pdl, Donato Robilotta punta sulla concretezza delle scelte da intraprendere: ”Sulla vicenda del gassificatore ad Albano la candidata del centro-sinistra alla guida della Regione Lazio dichiari al più presto la sua posizione“. La questione non è da poco, con un problema rifiuti crescente alle porte della capitale. ”Emma Bonino – prosegue Robilotta -, da sempre al centro di battaglie per la modernizzazione del paese, come farà a condividere un programma di governo con quella parte della sinistra più estrema fortemente caratterizzata dalla politica dei no?“, si chiede e le chiede l’esponente socialista del Pdl. Per ora più che sulle idee, la comunicazione elettorale del centrosinistra punta sull’estro. La trovata di Emmatar fa parlare, nel bene e nel male. A trovarla particolarmente inquietante è Barbara Saltamartini, del coordinamento nazionale Pdl: ”Aborto, depenalizzazione delle droghe leggere, messaggi offensivi sul Santo Padre: definire angosciante ’Emmatar’, lo spot promozionale di pessimo gusto della candidata della sinistra, è dire poco. Il problema è che è solo un assaggio del film ben più inquietante che i cittadini laziali potrebbero vedere in caso di vittoria di Emma Bonino“. Piovono ancora critiche sull’atteggiamento della Bonino che incassa nel Lazio il sostegno del Pd ma gli va contro in Lombardia, sottraendo voti per il candidato Penati a favore di Marco Cappato. (Fonte articolo, qui)